20 Febbraio 2008
VERSANTE LIGURE
Sconfitto, avea promesso
di opporsi a Tursi rosso
ma adesso ha un chiodo fisso:
"Se posso a Roma passo!".
Così, dà a Marta addosso
e implora Silvio, Musso.

IL COMMUSSO VIAGGIATORE
Enzo Costa
email: enzo@enzocosta.net; http://www.enzocosta.net
Illustrazione di Aglaja
email: aglaja@fastwebnet.it; http://aglajage.splinder.com
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194 - A difendere le donne ci pensa Ferrara
Qualche giorno fa a "Prima pagina" (rassegna stampa di Radio3) la segnalazione di una ascoltatrice: Giuliano Ferrara, intervistato al TG1, aveva affermato che negli ultimi trent'anni si è verificato un miliardo di aborti. Nessun riferimento al ambito geografico a cui si riferiva questo numero apocalittico.
La signora si chiedeva: che modo è questo di fare informazione? Da un lato c'è un giornalista (Ferrara) che usa strumentalmente un indimostrabile dato mondiale giocando sull'ambiguità del contesto, con l'evidente intento di spaventare ed influenzare irriflessive anime italiane, dall'altro, cosa almeno altrettanto grave, un altro giornalista (Gianni Riotta) che non ha sentito il dovere di una precisazione. Per fare informazione, aggiungeva l'ascoltatrice, non basta mettere un microfono in mano ad una persona famosa. Il conduttore di Prima Pagina del momento (Renzo Foa, direttore di Liberal) svicola e risponde di non poter esprimere giudizi sui propri colleghi. Ecco, nel breve arco di un minuto e mezzo, una bella sintesi della nostra informazione malata.
Intanto il giornalista Ferrara, mentre proclama di non voler modificare la legge 194, criminalizza oscenamente le donne. Osa dire (Repubblica del 17 febbraio) che "in Italia l'aborto è diventato una pratica eugenetica generalizzata", quando sa benissimo che il ricorso all'aborto con la legge 194 è diminuito del 60 % tra le donne italiane, e del 40 % in termini generali. Definisce la fecondazione assistita "un aborto in vitro", equipara di fatto l'aborto alla pena di morte: moratoria per l'una e moratoria per l'altro. Questo delirio non è tuttavia risibile perché per sabotare in modo grave la legge 194 non è indispensabile una modifica legislativa: è sufficiente creare un clima di stigma sociale e culturale, a cui le donne più fragili ed esposte, ad esempio le immigrate, faticheranno ad opporsi. A ben vedere c'è anche del razzismo in questo attacco alla 194 in un'epoca in cui le donne straniere vi ricorrono in proporzione sensibilmente superiore alle italiane.
Per fortuna mentre a Genova Giuliano Ferrara lanciava la minaccia "Le donne ora le difendo io", le donne genovesi lo hanno lasciato da solo in compagnia con l'Opus Dei, ed hanno dato appuntamento per sabato 23 febbraio alle 16.30 in Piazza De Ferrari, in difesa di una legge diventata simbolo.
(Paola Pierantoni)
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Cultura - Non c'è solamente la pittura del '600
E' probabile che al Lavoro si aspettassero di più dalla provocazione di Paolo Lingua su Repubblica del 13 gennaio '08. "A Genova la cultura va a morire".
Malgrado le produzioni culturali degli ultimi anni, ha scritto Lingua, Genova resta lontana dalle ambizioni del futuro spesso evocato: città tecnologica, Politecnico, Terzo valico ecc. Abbarbicata da sempre al medesimo progetto cucinato in tutte le salse: la pittura e l'arte a Genova tra la fine del XVI e il XVIII secolo. Cari genovesi, cari amministratori e specialmente cara sindaco, ha chiesto Lingua, perché non vi date una smossa?
Pochissimi hanno risposto. Universitari, manager, dirigenti del settore e delle istituzioni culturali della città si sono defilati. E ai margini sono rimasti anche dopo l'intervento (20 gennaio) di M. Marchesiello, magistrato e scrittore che ha ricordato a Lingua come "a Genova la cultura non è negletta a fronte di una città che invece ha imboccato spavaldamente la strada della crescita. Essa ne svela invece la miseria politica, economica e sociale.... Cultura non è solo spettacoli teatrali, mostre, festival prestigiosi e di grande richiamo ma è anche... industria, commercio, immaginazione, cosmopolitismo...". E ha indicato due esempi (positivi) nel Festival della Scienza,- da cui, scrive, la città oggi trae immeritato vanto essendo frutto di quattrini in larga parte non genovesi - e nel Suq, più celebre all'estero di quanto non lo sia a Genova.
E gli altri? I politici? Scripta manent, devono avere pensato, e hanno preferito farsi intervistare. Per primo Morchio, assessore alla cultura della Regione (Repubblica 29 gennaio). "Ci vuole una regia forte e una programmazione triennale". Basta contributi a pioggia. Per il 2009 prevista una mostra sulle cartoline promozionali delle APT firmate da grandi pittori... "E poi "rilanceremo Montale nelle scuole". Il 31 gennaio è toccata a Devoto, assessore alla cultura in Provincia. Anche lui favorevole a una "regia forte", non sopporta che per fare cultura di successo si punti solo sull'effimero.
E la risposta del Comune, della sindaco chiamata in causa personalmente da Lingua? Repubblica le ha dedicato ben tre pagine (2, 8 e 10 febbraio '08). La "Palazzo Ducale" si scioglie inghiottita nella nuova "Fondazione della cultura" che ne rileva i locali e il personale. La Fondazione, sarà l'anello di congiunzione dei luoghi fisici della cultura: palazzi, musei, castelli, gallerie, mostre: la tanto attesa cabina di regia. "Obiettivo fondamentale, programmare gli eventi almeno con una scadenza triennale". Ne diventerà presidente l'ex assessore Borzani che, in un intervento pubblicato da Repubblica il 13 febbraio - fascino delle date: un mese dopo la provocazione di Lingua - ha spiegato come a Genova ci sia scarsa attenzione per le sinergie, e la "capacità unitaria di promozione" risulti bassa. Inoltre alla "capacità di produzione di standard elevati corrispondono una debolezza di innovazione... (e) forti autoreferenzialità interne al sistema". La Fondazione dando vita ad un "tavolo di promozione della città" segnerà "l'avvio di un nuovo percorso".
Il dibattito sulla cultura aperto da Lingua sembrerebbe finito. Ora si tratta di attendere.
(Manlio Calegari)
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Enti pubblici/1 - Il conflitto d'interesse voluto dalla legge
La legge 84/94 ("Riordino della legislazione in materia portuale", governo Ciampi) che rimpiazzava il precedente modello organizzativo basato su porti interamente pubblici con un modello liberalizzato (che avrebbe dovuto garantire la concorrenza tra privati) fu ricevuta con entusiasmo da ampi settori politici ed economici. Ma l'euforia è durata poco perché presto si sono presentate distorsioni e conflitti tra i diversi soggetti che operavano nel settore (Authority, operatori pubblici e privati, enti pubblici, Regione, Comune) con una interminabile sequela di polemiche, dilatazioni smisurate dei tempi decisionali, ricorsi giudiziari, commissariamenti ecc.) tanto che gli stessi soggetti che avevano promosso la legge hanno cominciato a chiederne una profonda modifica.
L'inchiesta giudiziaria di questi giorni è stato un epilogo inevitabile. Una sintesi efficace della attuale situazione è scritta sul Sole 24 Ore del 17 febbraio: "La vicenda giudiziaria che ha, al centro, la spartizione del terminal Multipurpose di Genova e ha portato all'arresto del presidente del porto, è la logica conseguenza di vuoti legislativi (in questo caso, la mancanza all'interno della legge sui porti 84/94 di indicazioni precise sulle regole da seguire nell'affidamento delle concessioni)". Due governi nazionali che latitano: "uno durato cinque anni e l'altro quasi due, incapaci di approvare una riforma della 84/94. Infrastrutture viarie e ferroviarie che mancano…Processi di approvazione dei piani regolatori portuali caratterizzati da iter complicatissimi che bloccano le opere in banchina. Comitati portuali (*) deputati a governare gli scali che hanno al loro interno le stesse persone (terminalisti e operatori) di cui dovrebbero essere i controllori".
Ora, si moltiplicano le voci di coloro che reclamano la riforma della legge 84/94, ma curiosamente, nessuno o quasi, pone in discussione la composizione del Comitato portuale, anzi, come chiede Assologistica, un'associazione che raggruppa 250 imprese nel settore logistico-portuale: "un punto cruciale sarà rappresentato dal mantenimento nei Comitati Portuali di presenze che privilegino le rappresentanze degli imprenditori che investono nei porti. (Informare, 12 febbraio 2008).
(Oscar Itzcovich)
(*) I Comitati portuali sono composti di 21 persone rappresentanti di diversi enti: Regione, Provincia, Comune, Camera di commercio, Comando del porto, Dogane, Genio civile. Inoltre sei rappresentanti di armatori, industriali, imprenditori, spedizionieri, agenti marittimi e autotrasportatori, sei dei lavoratori e uno delle ferrovie operanti in porto. Difficile prendere decisioni in una simile assise (ndr).
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Enti pubblici/2 - Ingegneria finanziaria e politica notarile
Cosa immobilizza un'efficace amministrazione esponendola a possibili gravi errori?
Una risposta l'ha data l'ex sindaco Giuseppe Pericu nel libretto "Genova nuova. La città e il mutamento" (Donzelli editore, 2007, euro 15,00) scritto insieme ad Alberto Leiss. Sostiene che "il rispetto della legge rappresenta anche un obbligo morale ineludibile […] I grandi interventi in città fatti per il G8 e nel 2004, le operazioni di alienazione del patrimonio, i processi di riorganizzazione e le conseguente esternalizzazioni, si sono svolte senza conseguenze negative sotto il profilo del rispetto delle leggi vigenti. Rispettare la legge non significa tuttavia sviluppare le sole attività che la legge espressamente autorizza… Esistono spazi nell'ambito della più generale capacità di operare anche nella sfera del diritto privato, in cui l'attività si estrinseca certamente nel rispetto della legge, ma a volte anche in assenza di una specifica preventiva previsione n ormativa". Gli esempi concreti per l'azione del Comune di Genova, scrive l'ex sindaco, sono molti: "sicuramente di particolare significato è stata la gestione esternalizzata del patrimonio, oppure la stipula di accordi con altri soggetti pubblici e privati". L'amministratore che si limitasse ad operare solo dando concreta attuazione a quanto previsto dalle leggi - conclude Pericu - avrebbe ben limitati spazi di attività (p. 103) (Repubblica, 11 febbraio 2008).
Ma le operazioni compiute seguendo queste linee di azioni possono rivelarsi anche piene di insidie. A giudicare almeno dall'inchiesta della Finanza sulla scissione di Ami e di Amt. "Procedura per la quale oggi si sta valutando l'operato della giunta di Giuseppe Pericu, così come dei vertici di Amt e di Ami prima dell'ingresso dei francesi di Transdev. L'ipotesi degli inquirenti è che si sia trattato di un alleggerimento per scaricare i costi di Amt e renderla appetibile al socio privato". L'inchiesta "rischia di avere un effetto terremoto sulle sempre più frequenti creazioni di società private a controllo pubblico" (Repubblica, 2 febbraio 2008).
(Oscar Itzcovich)
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Costume - Dal body painting al tanga e al velo
Un amico straniero, architetto, è recentemente venuto in Italia per partecipare al "MADE Expo - Milano Architettura Design Edilizia", una esposizione che si è svolta a Milano tra il 5 e il 9 febbraio e che ha attirato moltissimi visitatori da tutto il mondo. Quel che racconta, però, attiene più alla sociologia e alla cultura che alla edilizia e all'architettura. In ogni stand - dice - ci sono come di consueto graziose ragazze che "fanno figura". Ma la novità che lo ha colpito è stata lo stile - abbigliamento e modo di porsi - che si è fatto sessualmente molto esplicito ed aggressivo.
Se questa è la linea generale di tutta l'esposizione, c'è chi va oltre: una ditta produttrice di colori esibisce in una gabbia di vetro una ragazza, vestita solo con un tanga, che viene via via dipinta con i colori da pubblicizzare, si presume e si spera in versione bio compatibile. Intorno frotte di visitatori tempestano la fanciulla di fotografie. L'amico architett o commenta: "Fatti uno stage di televisione serale per una settimana e troverai ben peggio da criticare. Se ti viene la tentazione di spegnerla subito, cerca di resistere e ti renderai conto della cultura media che gira oggi. Nella generazione dei 700 euro mensili, se una bella ragazza si fa pagare 2000 euro al giorno per 5 giorni nuda per farsi dipingere, si considera un buon affare..."
Nello stesso mondo che ospita le veline televisive e fieristiche, qui, oggi, in Via del Campo, si vedono comparire le prime donne completamente velate, mentre si moltiplica il numero di quelle che portano lo hijab.
Nonostante la distinzione che in molti potrebbero legittimamente fare tra un simbolo identitario e religioso e un abbigliamento che nasce dall'uso commerciale del corpo delle donne, il nesso tra il body painting dell'Expò di Milano e le donne velate del quartiere è più che chiaro e mi inspira una visione: migliaia di donne variamente vestite secondo il proprio estro, desiderio, piacere e comodità che con calma e determinazione riducono in coriandoli gli abiti e i non-abiti imposti dalla volontà di controllo e di sfruttamento degli uomini per poi spargerli, con un gesto di libertà, sulle oneste pietre di una Piazza De Ferrari finalmente liberata - anche lei - dalle sue ridicole fontanelle e praticelli e restituita a se stessa.
(Paola Pierantoni)
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"Mani sporche" - La gran voglia di pulizia
C'è voluto un tomo di novecento e più pagine ("Mani sporche" di Gianni Barbacetto, Peter Gomez e Marco Travaglio, edizioni Chiarelettere, euro 19,60), per raccontare come dal 2001 al 2007 la politica corrotta si è mangiata la seconda repubblica. Non è vero che si tratta di una storia nota: se il volume ha assunto le dimensioni che ha, è proprio perché i giornali (non parliamo poi dei tg) l'hanno raccontata solo parzialmente, quando non l'hanno glissata del tutto. Pongono rimedio gli autori con un sapiente lavoro di restauro della memoria, capace di restituirci nella sua eloquente sequenza il film dell'intreccio politica-affari e dell'indecente reazione del potere per fermare in tutti i modi le inchieste della magistratura.
Giustamente ci vengono ricordate le leggi della vergogna varate dal governo Berlusconi: Cirami, ex Cirielli, Castelli, falso in bilancio, Gasparri sulla tv, Frattini sul conflitto d'interessi, la stessa porcata come Calderoni ha definito la sua riforma elettorale; senza contare il pacchetto di misure - contro le rogatorie internazionali, le intercettazioni, ecc. - studiate dagli avvocati-parlamentari del cavaliere per ostacolare l'accertamento della verità. Solo che queste leggi-scandalo sono ancora in vigore, nonostante i due anni del governo Prodi che aveva promesso di abolirle. Mancavano i numeri o il coraggio di affrontarle, mettendo ciascun parlamentare di fronte alle sue responsabilità?
Col senno di poi si può dire che si è solo prolungata un'agonia, finché ci ha pensato Mastella a dare il colpo di grazia, col suo melodrammatico discorso: tra la politica e l'amore scelgo l'amore (ferito dall'arresto di sua moglie). Discorso che nella sostanza, come nota Travaglio, ricalca quello di un Craxi sotto accusa in Parlamento; con una differenza: che mentre le parole del leader del Psi furono accolte allora dal gelido silenzio della sinistra, per Mastella c'è stata un'ovazione bipartisan. Segni di una marcia indietro preoccupante, quanto e non meno le autorevoli adesioni (D'Alema compreso) a proposte per impedire che la stampa pubblichi i testi delle intercettazioni, dimenticando che senza quelle indiscrezioni il governatore della Banca d'Italia Fazio (quello baciato in fronte dal banchiere arrestato Fiorani) sarebbe ancora al suo posto.
Quanto siano ancora vivi, sentiti, gli interrogativi sulla "questione morale", lo ha dimostrato la sera di lunedì 18 la barriera umana che letteralmente impediva di avvicinarsi alla stipatissima sala interna della Feltrinelli di Genova, dove Travaglio ha presentato "Mani sporche". Dai microfoni che diffondevano negli altri piani della libreria le voci del dibattito non sono piovute solo espressioni negative: un primo segno di cambiamento c'è ed è l'impegno di Veltroni a non accogliere nelle liste del Pd candidati con condanne o pendenze giudiziarie. E' già qualcosa. E stavolta Berlusconi non potrà dire di essere stato copiato, visto che con gli stessi criteri di selezione lui stesso risulterebbe "impresentabile".
(Camillo Arcuri)
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