27 Febbraio 2008
VERSANTE LIGURE
Mi appongo una postilla
che le certezze brucia
il mio credo traballa
l'antica idea s'inficia:
in me alberga un Lalla
che spesso si dissocia.

"Questo versante è fantastico!"
"Mai letto nulla di più orribile!"
Enzo Costa
email: enzo@enzocosta.net; http://www.enzocosta.net
Illustrazione di Aglaja
email: aglaja@fastwebnet.it; http://aglajage.splinder.com
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Prè - Politiche di risanamento in un vicolo cieco
Notizie da Prè. La strada è ancora chiusa, e la prima vittima dell'effetto broken window (vedi OLI 171) è il panificio che stava a ridosso del crollo del civ. 14. Adesso, sulle saracinesche abbassate, si legge il commiato dalla propria clientela e la denuncia dello stato di incuria che ha condotto la via, in risanamento da circa un ventennio, ad un degrado ingestibile.
Un passo indietro nella storia della via. Era il 1995 quando il Comune di Genova, in attuazione del Piano Organico d'Intervento (POI), procedeva all'acquisto degli immobili nell'ottica di avviarne il risanamento. In contemporanea, l'Ufficio Stranieri del Comune e l'Ufficio recupero centro storico convocavano le organizzazioni sindacali e le associazioni operanti nell'immigrazione, con la richiesta di fare da cuscinetto, nei confronti di immigrati irregolari durante le operazioni di sgombero.
La desolante realtà davanti alla quale si trovavano gli operatori convocati era l'assenza, nel Piano Regolatore Generale, di ogni considerazione del contesto sociale della via, accompagnata dalla richiesta puramente strumentale di far filtrare, tra gli immigrati irregolari, la notizia dello sgombero, in modo che, al momento opportuno, scomparissero per non farsi trovare. La situazione originò un coordinamento di associazioni e sindacati (sarebbe poi diventato il Forum Antirazzista) che si oppose agli sgomberi con presidi e azioni legali.
Un fatto che emerse quasi subito fu che le azioni di risanamento precedenti al 1995, intraprese e mai portate a termine, avevano creato situazioni per cui gli appartamenti venivano subaffittati da chi non ne aveva diritto, a canoni esorbitanti; d'altra parte, gli affittuari, potevano negare la disponibilità a fornire documenti che dimostrassero la regolarità del contratto d'affitto, generando quindi, per gli inquilini, il diritto all'assegnazione di un appartamento sostitutivo.
La lotta del Forum Antirazzista per garantire l'assegnazione di case a chi poteva arrivare a dimostrare un rapporto d'affitto regolare durò fino a giugno e si concluse con il successo per un caso soltanto, un cittadino senegalese che riuscì ad ottenere un alloggio in un altro quartiere. Gli sgomberi furono eseguiti ed il Comune, finalmente, attuò il risanamento di via Prè.
A guardarla a tredici anni di distanza, dalla prospettiva di una via chiusa, in massima parte di proprietà comunale ma in preda alle proprie fatiscenze, la cecità di una pianificazione ignara del sociale e per nulla lungimirante appare eclatante.
(Eleana Marullo)
(Le notizie relative agli sgomberi di via Prè sono tratte da documenti conservati nell'Archivio del Forum Antirazzista, attualmente in corso di riordino)
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Telecamere - Se disciplinare il traffico è una perdita di tempo
Repubblica 23 ottobre 2007: "Arrivano i tutor. Guai a chi corre... Telecamere intelligenti sulle principali arterie cittadine. Progetto della società Autostrade per il comune di Genova: 21 "macchine" per il controllo della velocità". Quattro sulla Sopraelevata e altre 17 sulle più importanti arterie cittadine. Il costo varia: più alto se verranno impiegate anche per l'analisi di rischio. Il tutor infatti individua, nei tratti monitorati, la velocità media delle vetture, rilevandone i numeri di targa. Rischi di contestazione? Impossibili. "Immagini ad alta definizione" ha scritto il Secolo XIX (28 ottobre '08).
Repubblica 2 dicembre 2007: "Multe sulle corsie gialle. Le telecamere battono i vigili. Da febbraio a novembre 45 mila multe provocate dagli occhi elettronici. Gli ausiliari fermi a 30 mila"; i vigili a 6000.
Repubblica 22 febbraio '08: Gli occhi del "grande fratello" sono diventati 3000! Verranno mappate tutte le telecamere per controllare le zone buie. "Non possiamo perdere tempo controllando palmo a palmo tutto il territorio, non ci resta che affidarci a un avviso pubblico: chi vuole aderire all'iniziativa dovrà semplicemente fornirci via, numero civico e tipo di telecamera. Successivamente il comune manderà un addetto per verificare il suo raggio d'azione".
"L'archivio - annuncia l'assessore alla sicurezza - permetterà alle forse dell'ordine di poter contare su un aiuto in più per prevenire e risolvere i reati soprattutto nelle zone sensibili...". La mappatura è uno dei quattro progetti che rientrano nel patto per la sicurezza discussi con il prefetto Cancellieri e che impegneranno un quarto dei due milioni di euro stanziati da comune, provincia e regione.
E' il futuro che si mette in moto. E il presente? Eccone uno scampolo visto dalla mia finestra. piazza Marsala: i blocchi messi a difesa della parte centrale sono stati divelti e spostati verso l'interno lasciando così spazio a posteggi abusivi con gravi rallentamenti del traffico. I quattro attraversamenti ai lati della piazza sono sistematicamente occupati da mezzi in posteggio che producono un pericoloso oscuramento della zona di passaggio. Vari motocicli sono quotidianamente posteggiati, durante tutta la giornata, sui marciapiedi che circondano la piazza. Ogni giorno centinaia di macchine che discendono da via Goito entrano in piazza percorrendo un senso vietato. Che altro? Il telefono, si capisce. Una indagine sul traffico nelle principali città italiane ha stabilito che almeno il 20% degli automobilisti usa il cellulare durante la guida. Ad osservare quelli che percorrono la piazza sembra una percentuale persino modesta che diventa irrilevante nella statistica dei v erbali genovesi.
Questo è il presente. Il futuro è l'occhio elettronico?
(Manlio Calegari)
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Ilva - La cassa finisce, l'attesa no
La cassa integrazione ed i lavori di pubblica utilità per 650 dipendenti dell'Ilva stanno per scadere. Ad agosto di quest'anno - in base all'accordo del 2005 - i lavoratori dovranno rientrare chi sugli impianti costruiti da Riva, chi negli uffici.
Ma tutti - enti locali, sindacati, azienda e quel che resta del governo - sanno che non potrà essere così. A nulla sono serviti i segnali - giunti in questi tre anni - che gli impianti procedevano con lentezza, che bisognava prendere atto di una crisi della banda stagnata che coinvolgeva l'Ilva, che l'accordo doveva - per tempo - essere ridiscusso o quanto meno interpretato alla luce dei fatti. Riva ha sempre ribadito che il piano industriale poteva essere attuato in cinque anni. Sulla carta ne mancano ancora due. Ad essere ottimisti.
Che ne sarà dei lavoratori? Quanti di loro potranno rientrare in azienda quest'estate? E a fare cosa? Ci saranno altri periodi di cassa? Verranno finanziati lavori di pubblica utilità? Quali tempi, quali scadenze per la costruzione degli impianti? Cosa verrà chiesto ancora ai dipendenti genovesi dell'Ilva?
Il migliore degli accordi possibili - ha ricordato il sindacato in una assemblea alla scuola edile di Borzoli giovedì 21 febbraio. Solo da quello si partirà, nelle sedi opportune, per affrontare la situazione.
Nell'attesa dei tempi burocratici, quindi, i lavoratori dovranno aspettare. In questo sono diventati veri professionisti e con loro le mogli, i figli, i parenti e chi all'Ilva è ancora in forza e gli abitanti di Cornigliano che adesso vedono le aree destinate al quartiere occupate da container colorati. La politica genovese è ancora in tempo per abbozzare una risposta credibile.
(Giulia Parodi)
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Indulto - Tra sostegno e ritardi
A diciotto mesi dall'applicazione dell'indulto un detenuto su tre è tornato in carcere, ed in alcune situazioni la percentuale è ben più alta. A sentire gli addetti ai lavori uno dei problemi principali è rappresentato da chi commette reati, inizialmente di minore entità e poi via via crescendo con il tempo, che si trova in una situazione di disagio sociale ed economico, privo di una rete di sostegno, di un lavoro, di una famiglia, in situazioni di tossicodipendenza o di clandestinità. Sul Secolo XIX di venerdì 22 febbraio una buona notizia: 27 detenuti sono stati inseriti presso 15 aziende nell'ambito del progetto "Lavoro nell'inclusione sociale dei detenuti beneficiari dell'indulto", promosso dai ministeri del Lavoro e Previdenza sociale e della Giustizia. Ne parla Milò Bertolotto, assessore provinciale con delega alle carceri, sottolineando alcune difficoltà, fra le quali spicca "che quando il provvedimento è stato emanato l'indulto già c'era stato, e chi era uscito non era al corrente dell'opportunità lavorativa". Nell'ultimo anno, dopo alcuni incontri per la stesura del curriculum e la ricerca del lavoro promossi dalla Provincia, si è arrivati all'inserimento lavorativo di 27 persone, che, in quanto detenuti, hanno poche opportunità di stabilizzazione professionale e molte di restare in quel giro di reiterazione del reato che ha riportato in carcere un detenuto indultato su tre. E' sicuramente una buona notizia, ma non esime dal chiedersi come mai sia stato approvato l'indulto e i finanziamenti per il reinserimento dei detenuti beneficiari dell'indulto siano arrivati mesi se non un anno dopo, costringendo gli operatori del carcere ad andare a cercare dopo molto tempo i detenuti indultati, e quando ormai un terzo di essi sta tornando dentro.
(Maria Cecilia Averame)
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Treni abbandonati nel deserto di Nervi
Il treno parte, in orario, da Principe. Poco dopo una sosta per dare la precedenza a un treno in direzione contraria. Normale amministrazione. Ma anche alla stazione di Nervi la sosta si prolunga: un altro treno da far passare? Il tempo scorre e scorre, e non passa nessun treno. Una signora inizia ad agitarsi, sospira ad alta voce, si guarda in giro cercando conforto e complicità. Tutti gli altri però se ne stanno tranquilli. Ma il tempo passa, treno fermo, nessun ferroviere all'orizzonte. Gli altoparlanti della stazione, nel frattempo, nulla dicono del destino del nostro convoglio, e - sinistramente inframmezzati da notizie di soppressione di (altri) treni - diffondono inviti che, data la situazione, assumono un sapore surreale: non attraversare i binari, attenti al gradino, allontanarsi dalla riga gialla….
La signora si agita sempre di più, ma ora anche altri iniziano a stropicciare il giornale, ad andare avanti e indietro nel corridoio. Molti scendono dal treno e cercano lumi sui video sul marciapiede. Inutile, sono fuori uso. Nessun ferroviere all'orizzonte. Qualcuno tenta: si potrebbe cercare qualche informazione in stazione… ma gli viene ricordato che la stazione è inanimata: zero personale, zero informazioni. Alcuni venditori senegalesi solidarizzano con gli altri viaggiatori: … treni sempre ritardo, sempre! I viaggiatori dimenticati si scambiano ricordi ed esperienze di quotidiani disastri ferroviari.
Chi può, alla fine, cambia programma, e si lascia alle spalle il treno e le persone che vanno avanti e indietro, incerte, lungo il marciapiede.
(Paola Pierantoni)
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Caserme e forti - Begato: un passato da chiarire
Caserme e forti, un futuro "civile": così titola il Secolo XIX del 22 febbraio l'accordo tra l'Agenzia del demanio e la Regione per la riconversione di 34 edifici dislocati nelle quattro province. Gli edifici, un tempo usati per scopi militari (caserme, forti, depositi ecc.) saranno destinati - di intesa con gli enti locali - ad uso pubblico oppure dati in concessione e in parte venduti a privati.
Per decidere, Demanio e Regione hanno affidato a un gruppo privato (Rti-Ati Scenari Immobiliari, composto da Studio Viziano, Studio Leone-Torrani e Words) uno "studio di fattibilità" che, tenuto anche conto delle indicazione dei comuni, dovrà contenere valutazioni e ipotesi per la valorizzazione di questi immobili pubblici. "Ad agosto - dice Burlando - verificheremo il risultato e vedremo cosa resterà agli enti pubblici e cosa sarà immesso sul mercato, con vendite o concessioni lunghe". Curiosamente, un gruppo privato è chiamato ad elaborare un progetto che dovrà orientare decisioni sulla destinazione pubblico-privato di un enorme patrimonio: 34 edifici sparsi su tutta la regione per una superficie complessiva di circa un milione e 300mila metri quadri. "Se saranno individuate altre strutture dismesse potranno essere inserite. Per Genova potrebbe trattarsi dei Forti: "Ma - dice Burlando - non accetteremo un secondo caso come il forte Begato in cui sono stati investiti mil iardi per poi lasciarlo al vandalismo""(Repubblica 22 febbraio).
Burlando si riferisce ai 12 milioni di euro della Comunità europea spesi, qualche anno fa - nell'ambito del programma "Genova, capitale della cultura 2004" - nel recupero della storica linea delle fortificazioni genovesi. Sentieri, percorsi pedonali e ciclabili, ostelli, attività culturali, musica, teatro, musei, bar, ristoranti, finiti nel nulla. Uno scandalo che si è concentrato intorno a Forte Begato, il "recupero" che ha assorbito la maggior parte delle risorse. Restauro ultimato nel 2004 ma inspiegabilmente abbandonato ai vandali. Mai utilizzato malgrado le diverse proposte (tra le quali, una del Teatro della Tosse). Chissà se l'Unione Europea ha mai chiesto conto dei soldi investiti. Certo è che ad oggi ai cittadini non è stato chiarito niente: come sia stato possibile, chi ne sia stato responsabile.
Comunque, bene fa Burlando a serbarne memoria perché finora l'unica traccia - ma molto diluita - di quel scandalo la si poteva solo trovare in "GenovaTurismo", il sito del Comune di Genova per la promozione turistica: "Forte Begato: è stato ristrutturato col contributo della Comunità Europea tra la fine del XX secolo e l'inizio del XXI secolo" (http://www.turismo.comune.genova.it/spip.php?article275). Come a dire, tanto tempo fa, la giunta scorsa.
(Oscar Itzcovich)
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Elezioni: immigrati, parliamone seriamente
Sembra certo che il 13 aprile in contemporanea alle elezioni politiche si svolgeranno, nelle regioni e nei comuni interessati, anche quelle amministrative. E' una buona decisione, che mi auguro definitiva anche per il futuro. Sono troppi i periodi in cui il nostro paese vive in campagna elettorale tra elezioni politiche, amministrative ed europee. Svolgere diverse elezioni in un solo giorno non è importante solo perché serve a risparmiare danaro pubblico, ma perché nei periodi elettorali prevalgono litigi, propaganda, ed interessi particolari e particolarissimi a scapito della ragione e degli interessi generali del Paese. Credo che le numerose elezioni che si sono susseguite senza tregua negli ultimi 18 anni, favorendo il pensare più all'oggi che al futuro e spingendo all'inseguimento delle voci più rumorose e meno razionali, abbiano dato una buona mano alla grave crisi politica, economica, sociale e culturale del paese. Di certo, in particolare, que sto affollamento non favorisce gli immigrati: nelle campagne elettorali si assiste ad una gara a chi è più bravo ad espellerli mettendo in "secondo piano" i diritti di cittadinanza e le politiche di "integrazione". Alla vigilia del voto si moltiplicano i politici che si erigono a paladini della sicurezza dei cittadini (che hanno il diritto al voto) e delle loro case popolari o degli asili minacciati dagli immigrati (che non votano); aumentano gli attacchi, le offese, le discriminazioni e diminuiscono coloro che difendono i loro diritti.
(Saleh Zaghloul)
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Colloqui: La Grande Madre e l'inquisitore
Cara Oli, vi scrivo, per raccontarvi un po' cosa succede in giro. Sono per colloqui, soliti pantaloni scuri con la riga, lupetto anonimo che non da troppo nell'occhio, nella sala d'attesa di una scuola di lingue che cerca promoter per i propri corsi. Tralascio la descrizione lombrosiana dell'ossuto esaminatore dagli occhi di ghiaccio, il naso rapace ed i folti capelli canuti.
Primo approccio, mi da paternalisticamente del tu. Passati i convenevoli e le constatazioni del caso "Laurea, master e non trovi lavoro??", si va sul nocciolo del colloquio "Mhm...abiti..nella via che hai indicato sul cv...Ma ci vivi con qualcuno?". Alla mia risposta "Con una coinquilina", la domanda si ripete, ma più diretta "No, intendevo chiedere se hai un compagno". Al mio sguardo perplesso, l'inquisitore continua, un po' insicuro e farfugliante "Serve sapere chi ci mettiamo in casa, no? Il commercialista deve sapere, certo, se ti assumiamo dobbiamo sapere a che cosa and iamo incontro, siamo una multinazionale...". Intanto incrocio i suoi occhi gelidi che palesemente soppesano la mia età da femmina in età fertile, il numero di ovuli che ancora dovrò produrre prima di approdare ad una serena pace riproduttiva.
Ultima domanda, prima di congedarmi, mentre già sono sulla soglia. Evidentemente, lui mi ricorda i padri inquisitori che arrostivano le streghe quanto io ricordo a lui le veneri cicladiche ed il sacro culto della Grande Madre. "Hai figli?" mi interpella, preoccupato. Alla mia risposta negativa, un sorriso gli si apre incontrollabile in volto, mette un "sì" sul dossier e mi congeda.
Il corpo delle donne è un terreno di guerra, sul quale ideologie e mercato combattono a braccetto. Ho ancora nelle orecchie le voci del corteo in difesa della 194, tante donne e tanti uomini presenti per difendere diritti e dignità rosicate, le rispolvero come un talismano per sopravvivere ai miasmi dell'inquisizione.
(Daphne)
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