5 Marzo 2008
VERSANTE LIGURE
Esterofilo al minimo
sii, se vuoi esser lieto
spezia di orgoglio indigeno
ogni esotico mito:
gli Usa avranno Guantanamo
però noi, Bolzaneto

Ai confini della realtà
Enzo Costa
email: enzo@enzocosta.net; http://www.enzocosta.net
Illustrazione di Aglaja
email: aglaja@fastwebnet.it; http://aglajage.splinder.com
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Sanremo - Giustizia, non omaggi ai caduti del lavoro
Eh sì! Sicuramente sarà più sollevato Fabrizio Cannonero, il portuale genovese morto cadendo da una nave giapponese senza balaustre nella notte tra giovedì e venerdì. La sua faccia (o quello che ne resta, visto che non hanno permesso ai congiunti di avvicinarsi alla banchina dove era cadavere) avrà lineamenti più distesi avendo saputo che il festival di Sanremo ha dedicato un "omaggio" ai morti sul lavoro. E certamente anche gli operai della Thyssen, che erano un bel gruppetto, proveranno più calore nello stare insieme nel luogo in cui si trovano, dopo che Pippo Baudo ha reso "omaggio" alle loro non più disponibili vite. Così dice il telegiornale nazionale e la giornalista del TG3 della Liguria. Adesso si dice "omaggio" per dire ricompensa o cosa?
Un "omaggio" da un palcoscenico si attribuisce a un vecchio attore, a un regista in fase declinante, a uno scrittore che da un po' è fuori moda, si fanno "omaggi" tristanzuoli alle belle signore e ai gentiluomini, alle regine ed ai re, ai campioni sportivi; ma di omaggi ai morti sul lavoro ancora non se ne sentiva davvero il bisogno. Certo, con la platea di Sanremo (quasi dieci milioni di spettatori), può sembrare giusto un commosso ricordo per sensibilizzare tutti quanti, ma non basta, per assolvere al compito di servizio pubblico, che la Rai Tv ricordi queste "disgrazie" a caldo. Non si può dimenticare a questo proposito che un po' d'anni fa, un gruppo di operai genovesi della siderurgia salirono sul palco del Festival per denunciare questioni che poi il silenzio ha inghiottito e non sono mai state chiuse.
Forse soltanto Volare di Modugno, le note e la poesia della più bella canzone italiana dal 1958 a oggi, avrebbero potuto accompagnare in musica il ricordo di chi ha lasciato la vita sul lavoro; ma forse no, perché non credo che questi morti di "omaggi" ne vogliano più da nessuno. Sono lì a chiedere qualcos'altro.
(Elio Rosati)
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Gravina in Puglia - Non soltanto i pedofili insidiano i bambini
I soliti (discutibili) applausi al feretro, lacrime, mazzi di fiori e tanti peluche con dediche di affetto, di tenerezza, sono gli aspetti visibili della commozione popolare che segue le più insopportabili tragedie sciorinate dalla cronaca quotidiana, ultima la fine atroce toccata ai due fratellini di Gravina in Puglia. Certo nessuno può dubitare, tanto meno sorridere, dei sentimenti espressi magari in modo ingenuo, un po' teatrale, da tante singole persone; ma allo stesso modo non si può tacere il rischio che il coro del pianto, amplificato dai media, possa cancellare lo scenario di degrado generalizzato e le responsabilità non solo morali che un simile sciagurato episodio mette in tutta evidenza.
Prendiamo per buona l'ipotesi meno disumana e ormai probabile che il papà di Ciccio e Tore non c'entri nulla, che siano infondati i sospetti per cui lo hanno arrestato, insomma che si sia trattato di una "disgrazia". Ma siamo proprio sicuri che, esclusa la presenza del padre snaturato o del pedofilo assassino, il "mostro" non sia una città, una comunità che non tiene in alcun conto la vita dei suoi figli? Quali e quanti trabocchetti mortali fossero predisposti nell'edificio disabitato del centro antico, usato come parco giochi dai ragazzi di Gravina, lo hanno documentato resoconti di giornali e riprese televisive: prova ne sia che a fare scoprire i cadaveri dei due fratellini nella cisterna, è stato il volo di un altro tredicenne inghiottito da una botola.
Soltanto "dopo" qualcuno ha provveduto a bloccare con catene e lucchetto l'accesso a quell'antro. E prima dov'erano i funzionari del comune addetti alla pubblica incolumità, per non parlare dei proprietari dei ruderi, mantenuti tali per decenni, magari in attesa di favorevoli sviluppi edilizi? Sapremo mai se qualcuno di loro pagherà con un giorno di galera? I riflettori sulla tragedia hanno aperto uno squarcio impietoso sul degrado civile ma anche familiare che lascia a se stessi tanti figli, veri "bambini randagi".
Un altro deprimente capitolo riguarda la professionalità degli investigatori: sembra assurdo che nessun magistrato, poliziotto o carabiniere abbia avuto la curiosità di dare un'occhiata (con relativa torcia) nei meandri del complesso abbandonato, distante solo 50 metri dal posto dove erano stati visti per l'ultima volta i due fratelli Pappalardi. Forse a ingannare anche i cosiddetti segugi è stata proprio la familiarità, quindi automaticamente l'innocuità del luogo, eletto ormai a spazio attrezzato per i ragazzi, per i loro giochi a nascondino, con la morte dietro l'angolo.
(Camillo Arcuri)
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Università/1 - Strozzini molti, servizi pochi
Dopo anni una inchiesta di Repubblica Lavoro (16 febbraio '08) sugli universitari fuori sede, italiani e stranieri (questi più del 5% del totale), a Genova: stanze mono o condivise, con e senza uso di cucina, con e senza aggiuntivi compiti domestici, alle condizioni più diverse. Unico punto in comune: tutto in nero. Nessuna titolare - e quindi famiglia di appartenenza - ha in mano uno straccio di ricevuta, un pezzo di carta con valore legale che documenti l'entità del pagamento. Quanti sono? Centinaia, migliaia? Non si sa. Come vivono? Non si sa. O meglio lo sanno gli interessati ma non la città che li accoglie. E neppure è interessata a saperlo l'università dove studiano, una delle prime aziende della città, che ha tremila dipendenti e che partecipa ad un ente, l'Agenzia regionale per i servizi scolastici e universitari (Arssu), che appunto di queste cose dovrebbe occuparsi. L'Arssu appunto che dopo anni di questo scandalo solo ora (Repubblica 19 febbraio '08) ha chiesto al Comune... uno sconto sull'ICI per gli affittuari di stanze e appartamenti per convincerli ad emergere dal nero. Come dire: se rispetti la legge ti diamo un premio. E un albo degli affittacamere con le caratteristiche di quelle offerte in affitto? Neppure se ne parla. Più che un omaggio al libero mercato sembra una autorizzazione allo strozzinaggio.
(Manlio Calegari)
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Università/2 - Genova: i numeri della decadenza
Repubblica 17 febbraio '08: a Genova, all'inaugurazione dell'Anno accademico, l'ospite di eccezione è il vicedirettore della Banca d'Italia. Parla con i numeri: la crescita economica dell'Italia è bassa, la produttività cresce poco, il reddito pro capite ristagna. In deperimento graduale anche il capitale umano: il 25% degli studenti ha competenze scientifiche insufficienti, la percentuale sale al 33% per quanto riguarda la matematica. Il 50% degli studenti non è in grado di comprendere e di restituire un testo di media difficoltà. Nessuna sorpresa: nelle graduatorie internazionali le università italiane appartengono alla seconda fila. Ma sanno anche come si sfugge al giudizio: concorsi addomesticati e molta autoreferenzialità circa i rendimenti didattici e la qualità della ricerca che vi si produce. In altre parole: da noi la corporazione universitaria fa finta che tutto vada bene.
Una conclusione già in qualche modo annunciata da "L'inchiesta" pubblicata da Repubblica il 6 febbraio '08: "Dopo anni di università alle spalle un dottore su cinque ha serie difficoltà ad usare la parola scritta".
Tra le conclusioni possibili per il lettore se ne affaccia una: l'università sembra attenta più a prendere che a quello che dà. E la città? Ha l'indotto e tanto basta.
(Manlio Calegari)
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Ricerca e sviluppo - Più università, meno laureati
Repubblica 14 febbraio '08: "I numeri dell'innovazione in Liguria". Il riferimento, relativamente alla Liguria, è all'inchiesta condotta da Eurostat sui vari settori manifatturieri, il trend dell'occupazione, la spesa pubblica in ricerca e sviluppo. "Il dato più preoccupante riguarda... le risorse umane. Da oltre 10 anni ormai il numero degli studenti iscritti all'Università di Genova è in caduta libera (dagli oltre 41 mila dell'anno accademico 1996-97 ai 35mila scarsi del 2006-'07: -15%)... ". Nel caso delle facoltà di Ingegneria e di Scienze matematiche, fisiche e naturali siamo di fronte a un crollo; rispettivamente (per lo stesso periodo) meno 29% e meno 33%. Ancora: negli ultimi tre anni il numero dei laureati sia a Ingegneria sia a Scienze è calato del 33%. Una conferma indiretta dall'indagine condotta dalla Dixet per conto di Confindustria Genova: le imprese faticano a trovare personale qualificato.
Miglioreranno le cose con l'incremento delle università locali. La risposta è già nota: No! Non miglioreranno. Lo ha scritto il Sole 24 Ore 20 gennaio '08 "Boom di università locali ma gli iscritti calano". Dai 60 atenei del 1990 siamo passati a 94, quasi uno per provincia, "una miriade d'istituzioni scadenti" sorte per lo più "per mere logiche di consenso politico". Un frazionamento accademico che neppure è servito a incentivare una maggiore formazione nelle materie scientifiche. "Un campanilismo che ammorba" è il commento del giornale di Confindustria.
(Manlio Calegari)
Posted by Admin at 10:01 | Comments (0)
Call center - Il gioco delle tre carte a spese di chi lavora
Lunedì 26 febbraio una bella puntata di Radio3 mondo sui call centers è stata occasione, per chi sia un po' addentro alla questione, di una notevole soddisfazione e di una arrabbiatura formidabile.
Motivo della soddisfazione è stato sentire Pietro Ichino affermare che "tra lavoro inbound (operatori che ricevono telefonate da parte degli utenti) ed outbound (operatori che fanno promozioni commerciali), non c'è alcuna differenza. La differenza è stata introdotta dalla circolare Damiano: in realtà si tratta in ogni caso di lavoro subordinato, e questi lavori sono comunque incompatibili col contratto "a progetto".
Ricordo che la circolare Damiano (14 giugno 2006), e l'avviso comune che l'ha confermata, sottoscritto da Cgil Cisl Uil (4 ottobre 2006), imponevano di stabilizzare con contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato tutti i lavoratori inbound, mentre per quelli outbound restava possibile anche la forma del contratto a progetto: si ipotizzava infatti una loro "autonomia" nel gestire il lavoro di promozione commerciale.
Una ulteriore delizia è stata ascoltare Lucio Apolloni Ghetti, amministratore delegato di Teleperformance Italia (azienda leader nel settore) che ha detto come sia stata proprio la citata circolare a creare un grandissimo problema: introducendo un doppio binario, infatti, ha posto in una situazione di difficoltà competitiva le aziende che hanno aderito ad una regolarizzazione degli operatori. "C'è un problema di regole - ha detto - e allora tutti devono rispettare le regole. Solo in una situazione tornata omogenea, il settore può ricominciare a fare margini. E' necessario che si regolarizzi anche il settore outbound e una circolare in tale senso sarebbe più che benvenuta". Musica per orecchie che in questi due anni hanno dovuto ascoltare - anche in sede sindacale - un profondersi in spiegazioni sulla necessità di una "gradualità", e sulla impossibilità del settore di "reggere" una regolarizzazione generalizzata.
L'arrabbiatura formidabile nasce da qui, e dal fatto che il 9 giugno 2006 (pochi giorni prima della circolare Damiano e quattro mesi prima dell'avviso comune) in un convegno della Cgil furono presentati proprio a Genova i risultati di una ricerca in corso da più di un anno (OLI 105 del 14 giugno 2006) in cui, sulla base di una precisa analisi delle modalità tecnico organizzative adottate dalle imprese, risultava evidente che gli operatori outbound non avevano nulla della autonomia, "nella definizione di tempi, orari e modalità di esecuzione della attività lavorativa", necessaria - per legge - a giustificare i contratti a progetto.
Ma una schizofrenia di difficile trattamento fa sì che le iniziative di indagine e approfondimento viaggino - anche nel sindacato - in un mondo parallelo e non comunicante con quello della azione, che poi è quello che ha dirette conseguenze sulla realtà.
(Paola Pierantoni)
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Stazioni - Se settanta video vi sembran pochi
Lettere ai giornali e sfoghi sui blog segnalano da diverso tempo il disagio di una parte dei viaggiatori alle prese con la video-invasione delle nostre stazioni. Chissà se questa sofferenza è percepita come tale dalla maggioranza, o se la maggioranza, invece, se ne accorge a stento, o addirittura gradisce, ben addestrata da anni di bombardamento sonoro nei bar, nei ristoranti, nei negozi, in automobile, ovunque.
Suggeriamo, a chi non ne avesse ancora fatta esperienza perché non viaggia in treno, o a chi in treno ci viaggia ma non vigila su ciò che lo circonda, un percorso "di attenzione consapevole" di stampo yoga attraverso la Stazione Brignole: dopo aver fatto il biglietto si percorre il sottopassaggio tra un'ala di mega schermi che sparano ininterrottamente annunci pubblicitari. Ce n'è uno ogni pochi metri, sia a destra che a sinistra. Giunti sul marciapiede stesso discorso: qui sono sistemati a doppie coppie una per il binario di destra e una per il binario di sinistra, e per ciascuna c'è un video che guarda a dritta, e l'altro a manca. Gli onnipresenti video sono circa settanta.
Il senso è che non deve esserci scelta. Ovunque tu ti metta devi avere la tua dose di immagini e di suono. Chi, in attesa del treno, volesse tentare di porsi in salvo, mettendo tra sé e l'invasione sonora delle musichette e delle promozioni abbastanza metri per riuscire a dare un'occhiata al giornale in pace e per pensare ai fatti suoi, potrebbe provare un barlume di speranza perchè, da distante, la zona intorno all'ultimo sottopassaggio sembrerebbe pulita. Ma appena si fosse appoggiato alla balaustra, ecco che la musichetta lo assale anche lì: viene dallo schermo, invisibile dal marciapiede, piazzato in alto sulle scale del sottopasso. Per trovare scampo bisogna spingersi all'estremo limite del marciapiede, mettendo in conto una corsa all'ultimo momento per prendere il treno.
Cerco su internet la definizione di "privacy" e trovo "sfera privata della vita di ogni individuo", oppure: " … privacy non è niente altro che l'italiano intimità".
Non si tratta quindi solo del diritto a non essere spiati, ma anche di quello a vedere protetto il proprio spazio interiore. La società che gestisce la Stazione Brignole ha illegittimamente svenduto questo diritto dei cittadini. Serve un garante che ci protegga.
(Paola Pierantoni)
Posted by Admin at 09:54 | Comments (0)
Mind the gap - Tra consumo e consumo
Ai mercati dei civ (comitato integrato di via) passa parecchia gente. Se la giornata è tersa ed il vento non imperversa troppo, si srotola un carosello di occhi, sguardi, voci "Mi dia una fetta di quella toma, ma la faccia sottile sottile, mi raccomando". Un signore anziano, abito scuro e occhio glauco, scruta i bagliori verdastri dell'olio extravergine da profumatissime olive liguri ponentine, nelle bottiglie schierate sul banco come una prima linea in battaglia "Eh, si che mi piacerebbe quell'olio, altro che discount, ma chi ce la fa, a comprare". Una donna, esile come un giunco, aspetta la bonaccia della pausa pranzo per visitare la parata dei banchetti e chiedere, con un filo di voce, che le regalino qualcosa da mangiare. E via via, tra bisogni elementari, ninnoli collanine e cotillons.
In cima alla via campeggia un grande cartello, grafica seventy, sfondo nero, esplosioni di colori acidi ed oggetti di qualunque tipo, una specie di paradiso del consumo, alletta il passante con tono entusiasta "Questo è shopping", per promuovere una gita a New York City; altri fanno eco poco distante "Questo è mangiare", "Questo è divertimento", oh, yeah, in NYC, not Sampierdarena.
L'unico ad interessarsi al messaggio, nel via vai, un botolo in vena di segnalazioni territoriali.
(Eleana Marullo)
Posted by Admin at 09:52 | Comments (0)
Moschea - Non scoraggiare l'islam pacifico
Su OLI 160 Paola Pierantoni parlava della frustrazione di migliaia di islamici costretti a praticare i propri riti in condizioni avvilenti mentre l'edificazione della moschea viene sempre rinviata, mettendo in difficoltà proprio coloro che tentano di diffondere nella propria comunità la volontà di una convivenza armoniosa con la città ospitante. Condivido questa opinione.
Sono convinto che non ci sia una religione superiore all'altra. Tutte le religioni hanno in uguale misura degli aspetti positivi e degli altri negativi. Conosco abbastanza bene le tre religioni monoteiste. Sono musulmano d'origine, sono nato in Palestina, a trenta chilometri da Betlemme, dove è nato Gesù e dove si sviluppò la religione ebraica.
Sono arrivato in Italia nel febbraio del 1979, non avevo ancora compiuto i 18 anni. Ho avuto la fortuna di lasciare il mondo arabo-islamico prima che venisse travolto dal fenomeno post moderno dell'integralismo politico religioso causato dalla vittoria di Komeini e dalla "rivoluzione iraniana". Il messaggio travolgente di Komeini era il seguente: "per uscire dall'oppressione e per avere libertà, giustizia e dignità, per vincere come in Iran, occorre ritornare alle radici religiose islamiche". Nel mondo universitario genovese ebbi inoltre la fortuna di incontrare i palestinesi di sinistra dell'Unione Generale degli Studenti Palestin esi, per i quali "la religione è l'oppio dei popoli". Ricordo ancora come ero affascinato dai loro discorsi sulla religione e sulla liberazione che non riguarda solo la terra della Palestina occupata da Israele ma che riguarda le persone ed in particolare le donne. Così mi salvai, da allora sono un laico convinto ed ho vinto la grande e facile tentazione di rispondere per le rime a chi considera la mia religione inferiore alla sua.
Altri miei connazionali non seppero resistere a questo messaggio e ai pregiudizi di una parte della società italiana nei confronti dell'Islam e dei musulmani. Ho assistito, sorpreso, alla conversione alle radici islamiche di persone che non avevano mai manifestato alcuna inclinazione religiosa nel paese d'origine. Molte persone per difendersi, e difendere l'Islam dai pregiudizi, approfondivano la conoscenza della propria religione e si avvicinavano ad essa. In alcuni casi nella maniera sbagliata.
La mia esperienza personale e molte letture mi convinsero che il pregiudizio e il razzismo in "occidente" nei confronti dell'Islam, ha avuto un ruolo fondamentale nella formazione dell'integralismo e l'estremismo politico religioso islamico. Il razzismo è vitale per il messaggio estremista: "vi odiano, odiano la vostra religione. O state con noi o state con loro".
Lo scontro di civiltà teorizzato dopo il crollo del muro di Berlino, e purtroppo realizzato con le guerre e con il terrorismo, a partire dalla prima guerra del Golfo nel 1991, ha reso la situazione ancora più difficile ingigantendo le paure ed aumentando pregiudizio e razzismo.
Perciò penso che occorra premiare la pazienza dei musulmani genovesi, la loro scelta di dialogo e convivenza, il loro comportamento civile e pacifico, facendoli sentire pienamente cittadini genovesi, conquistandoli e tutelandoli dai messaggi estremisti e da quelli razzisti. La moschea deve diventare una priorità perché il dialogo e la pace sono la priorità delle priorità.
(Saleh Zaghloul)
Posted by Admin at 09:50 | Comments (0)