12 Marzo 2008

VERSANTE LIGURE

COLICHE ELETTORALI

Stizzirsi, digiunare
patire ansie acute
via mail deliri avere
far scene ahimè mai mute:
son le candidature
nocive alla salute.


Leggere le avvertenze prima delle elezioni

  Enzo Costa  
  email: enzo@enzocosta.net;  http://www.enzocosta.net
  Illustrazione di Aglaja  
  email: aglaja@fastwebnet.it;  http://aglajage.splinder.com

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Porto - Perché tanto livore verso la compagnia

"Paride, perché questi rivoli d'odio verso la Compagnia?". La domanda la rivolge Fausto Bertinotti, a Paride Batini, durante i funerali di Fabrizio Cannonero (5 marzo '08). Nell'occasione (Secolo XIX 6 marzo) il presidente della Camera "può piangere finalmente come tutti" perché "liberato dall'assenza di telecamere e fotografi". Che infatti, per accordi intercorsi, riprendono la scena del funerale dalla sponda opposta del Bisagno. Ma non abbastanza lontani per "la squadra di portuali picchiatori" che disinteressata ai funerali raggiunge gli operatori televisivi, li malmena danneggiando le loro telecamere per poi rientrare soddisfatta nel gruppo.

Ma chi ce l'ha con la compagnia? Dalla mattina seguita alla morte di Cannonero, tutti i gesti e le dichiarazioni della Compagnia sono state un atto di accusa verso le istituzioni, colpevoli di non proteggere il loro lavoro; contro i "signori del porto", controparte inafferrabile di una condizione di lavoro sempre più difficile; contro i cittadini accusati di insensibilità. Il blocco dei varchi portuali non limitato alle merci ma che ha impedito l'accesso delle vetture dei viaggiatori ai traghetti rappresenta bene il rapporto di insofferenza che i portuali hanno da tempo con la città. Una città che - dicono (Secolo XIX 7 marzo) - non li capisce e che si accorge di loro solo quando muoiono in banchina mentre assiste indifferente alla "campagna mediatica che cerca di massacrare la Culmv". Così dal primo giorno (Secolo XIX 1° marzo): "Sfila in silenzio la rabbia dei camalli" che "non vogliono essere fotografati né intervistati". Che si dichiarano "dimenticati e calpestati" e accusano "la politica che non fa le regole e quella che non le applica" e il sistema mediatico che "continua a dipingerci come privilegiati mentre siamo costretti a fare 30 turni al mese per pagare l'affitto".
A smentirli c'è però l'emozione della città, solidale e non da oggi con la popolazione del suo porto e gli articoli apparsi sui quotidiani a partire da sabato primo marzo: sensibili e impegnati a capire la sempre maggiore complessità dei modi di operare del porto e le difficoltà che incontrano gli organi preposti alla sicurezza.
Una ricerca di chiarezza a cui la Compagnia reagisce con insofferenza. Siamo le vittime eppure venite a fare le pulci a noi, dicono alla Compagnia. "Soffriamo il confronto, anche quello interno" ha detto un vecchio socio ormai in pensione. A marzo 2007, a San Benigno erano comparsi cartelli intimidatori ("infame", "okkio al kranio") indirizzati ad alcuni portuali che, intervistati, avevano criticato la attuale gestione della Compagnia. Più di recente due soci sono stati sospesi per la stessa ragione. Ora però la parola passa ai fatti. I quotidiani dell'8 marzo '08 hanno annunciato che il famoso protocollo sulla sicurezza, grazie alla laboriosa mediazione del prefetto, è stato definitivamente approvato. Difficoltà e inadempienze superate: gli otto avranno campo libero anche alle banchine private. I terminalisti si sono dichiarati d'accordo e hanno firmato. Ha messo la sua firma anche la Compagnia che, come aveva detto il nuovo presidente dell'Autorità portuale (quotidiani del 3 marzo '08) non l'aveva ancora sottoscritto.
(Manlio Calegari)

Posted by Admin at 17:09 | Comments (0)

Candidature - Contano doppio a Roma le buone relazioni

Viste da Genova le decisioni sulle candidature alle elezioni politiche appaiono come la longa manus colonizzatrice e brutale del centro, ma testimoniano anche o, meglio, riflettono le asfissie politiche locali.
In una lunga intervista al Corriere della Sera di sabato 1° marzo (Vada per carina, raccomandata no), Marianna Maddia, che Veltroni ha candidato come capofila del PD per il Lazio, si confessa e parla di se più lungamente di quanto si può fare in televisione.
Questa giovane economista di 27 anni rivendica il protagonismo di una generazione che può essere sedotta dalla politica e magari fare anche bene. Goffredo Bettini, il coordinatore nazionale del PD, ha detto che è bravissima (Mezz'ora con...Rai 3 Domenica 2 marzo) e gli crediamo.

Certo che come romana è parecchio fortunata: il padre, giornalista, è stato amico di Veltroni, lei è stata fidanzata con il figlio di Napolitano (quando non era ancora presidente degli Italiani, beninteso), ha lo stesso fisioterapista di Cossiga che la stima e l'ha invitata a casa per un tè. Per trovare lavoro è stato sufficiente transitare per una conferenza economica, esprimere entusiasmo per le idee di Enrico Letta e presentare un curriculum. E' naturalmente una ragazza diplomata e laureata con il massimo dei voti ed è pure carina anche se non vuole sentirselo dire. Tanto che Giovanni Minoli l'ha presa a Rai Educational per una trasmissione sulle questioni ambientali ed energetiche.
Sembra un bel modello di candidatura.
Penso che sarebbe bello che ce ne fossero anche a Genova o in Liguria. Qualcuna o qualcuno che, insieme ai bei voti e all'intelligenza, possa vantare un milieu di conoscenze importanti, di incontri fondamentali, di opportunità imperdibili. Che so! qualcuna o qualcuno che si è fatta notare sul campo di bocce di Garrone nella sua tenuta di campagna, che insegni magari a far di conto a Spinelli per i suoi straripanti container o che sia invitata in barca a vela dal presidente del Cap per spiegarle le spinose problematiche portuali. Ecco qualcuna o qualcuno che, con gli stessi crediti di Marianna Maddia, si possa far notare oppure possa vantare le amicizie fraterne, le collaborazioni e la stima di vecchia data, che so! di uno Scajola, di un Burlando, di un Biondi o di un Biasotti....Qualcuna o qualcuno che... ecco! mi accorgo che il mio sogno di candidatura sta per tramutarsi in una specie di incubo! Eh sì! E' proprio vero che Roma è caput mundi.
(Elio Rosati)

Posted by Admin at 16:58 | Comments (0)

8 marzo/1 - Se la festa delle donne è celebrata da Corona

Non occorre essere femministi della penultima ora per leggere come uno schiaffo alla maturità, diciamo pure dignità, dell'altra metà del cielo, la "festa della donna" organizzata per l'8 marzo all'hotel (con piscina) dei Castelli di Sestri Levante. Basti dire che l'ospite, il motivo di attrazione, era nientemeno che Fabrizio Corona, fotografo appena dimesso dalle patrie galere, dov'era stato rinchiuso, un'altra volta, per spaccio di banconote false: reato da bassa manovalanza, ma consumato a bordo di una lussuosa Bentley; noblesse oblige.

L'annuncio dell'incredibile serata, anzi nottata dal momento che il fotografo dei vip (ricattati) non si fa vedere mai prima delle due antelucane, aveva molti caratteri della "bufala", cioè di una specie di pesce d'aprile, un'esca per i gonzi. Invece no. Era del tutto rispondente alla più assurda realtà. I particolari ce li fornisce la successiva cronaca del Secolo XIX che non ci fa mancare neppure le filosofiche riflessioni del "personaggio" in questione: "Questo è un paese che non ha futuro", commenta sprofondato in poltrona, mentre riceve l'omaggio, ma anche qualche sberleffo, dal suo pubblico.
Poco importa quale sia il recondito significato delle sue parole: forse la mancanza di domani, di speranza è una cinica ammissione del non senso delle sue esibizioni in pubblico, un'autentica performance di sfrontatezza. Pagare tanto di biglietto d'ingresso (10 euro le squinzie, 15 i ragazzotti), per farsi immortalare accanto a lui, sembra davvero troppo. E se davvero Corona, innescando un cortocircuito logico, vuol dire che tutto questo è una beffa insopportabile, gli andrebbe riconosciuta, insieme alla solita arroganza irridente, anche una capacità critica e autocritica non di tutti.
Resta comunque intatto il cattivo gusto della provocazione da parte di chi - un certo conte Max - ha avuto l'idea di scegliere un simbolo del peggio corrente per festeggiare l'8 marzo in Riviera. Che cosa ha voluto realizzare, oltre un modesto mucchietto di euro, il presunto manager di spettacoli? Per chi credeva di fare un'operazione culturalmente controcorrente, mettendo sul palco un maschietto bello, tosto e disinvolto, come esemplare di ciò che vogliono realmente le donne, ossia il solito sciupafemmine, a dispetto di emancipazione e liberazione femminile, la miglior risposta è venuta poco prima che albeggiasse su Sestri Levante, quando al passaggio della Bentley è echeggiato un pernacchio.
(Camillo Arcuri)

Posted by Admin at 16:57 | Comments (0)

8 marzo/2 - Cent'anni di lotte e si ricomincia

Palazzo Ducale. Una "Direttrice" autoritaria e gelidamente sorridente conduce i visitatori attraverso le tappe di uno spettacolo negli spazi della mostra "Il rischio non è un mestiere". E' l'otto marzo, ed è di donne che si parla. La Direttrice scandisce: "Fate attenzione al nostro banchetto … aiuta anche tu una trentenne a pagare l'affitto, le bollette e le ricariche del cellulare. E firmate la petizione: Chiudiamo le università che sfornano solo disoccupati. Grazie". Poi inizia il suo percorso seguita da un drappello di circa sessanta persone.

Il balletto acrobatico tra l'operaia che invoca la mutua per una unghia spezzata e la precaria che si spezza la schiena in silenzio perché "domani mi scade il contratto" parla di un mondo del lavoro spezzato in due. A seguire, una donna racconta il suo primo viaggio, nel 1958, sui vagoni di legno di un treno: "… a casa mia ero buona per le oche e le galline e a far l'erba, qui invece potevo diventare operaia finita, alla Snia …" e, dopo, la sua storia di ragazza madre che deve guadagnarsi il pane in fabbrica, tutta la vita nel figlio, "il figlio illegittimo dell'operaia Marin della Snia che oggi xè diventà ragionier".
Spazio successivo: due donne, madre e figlia, entrambe trenta anni, sono fianco a fianco, ma non possono vedersi. Le separa un tempo quasi incalcolabile. La madre, operaia, parla di lavoro, cottimo, storia, orgoglio professionale, politica: difende dalla curiosità e dall'ironia del marito il suo vedersi con le altre donne della fabbrica, si oppone al capo che vorrebbe espellerla da quel reparto di lavori maschili: "…io da qua non me ne vado neanche con le bombe. Crolli il mondo, io da questa fabbrica non mi muovo", vuole salvare la memoria dell'esperienza che ha vissuto: "… domani devo portare un oggetto, qualcosa che rappresenti per me la fabbrica. Serve perché vogliamo fare come un mausoleo... no, aspetta… com'è che si dice… un archivio". La figlia siede a una postazione di call center e si dibatte tra avvilimento, nevrosi, disperazione, mentre le "frasi fatte" della retorica aziendale le si sgretolano tra le dita.
Poco oltre Simone Weil, con in mano il suo quaderno di appunti, richiama la necessità di un pensiero che interpreti e riscatti la realtà, che ci faccia essere moralmente autosufficienti, capaci di non sentirsi umiliati ai propri stessi occhi anche nelle condizioni più avvilenti. I soli due uomini della compagnia, un mite cantautore che intona la ninna nanna del lavoratore (precario) ed un giovane molto forzuto che si presta docilmente a farsi volteggiare sulle spalle una ragazza farfalla, accettano di buon grado un ruolo ancillare.
Al termine "Sfilata della moda precaria" della casa di moda "Scivolone Sociale". Applausi caldissimi degli spettatori itineranti all'intelligenza e all'ironia di queste ragazze.
(Lo spettacolo, promosso dalle donne del sindacato, è stato realizzato dalla Compagnia Coseacaso, con la partecipazione di Anna Turra e di Enzo Aino)
(Paola Pierantoni)

Posted by Admin at 16:53 | Comments (0)

Cornigliano - Non giocare a scacchi con Karpov-Riva

Ve l'immaginate una partita a scacchi tra un campione e un gruppo eterogeneo di amateur? La posta in gioco è rilevante e ogni parte deve fare un certo numero di mosse in un periodo di tempo stabilito. Il campione fa le mosse al tempo giusto, ma, se conviene, le ritarda per innervosire l'avversario. Il gruppo, invece, le discute, nel rispetto, si capisce, della sua struttura più o meno gerarchica e della sua composizione più o meno variabile. Secondo voi, chi vince?
La partita è il famoso "Accordo di programma" che, con relative modifiche, fu firmato nel 2005 e il campione è, inutile dirlo, Emilio Riva, nono produttore mondiale di acciaio, sesto in Europa, primo in Italia. Il 2010 doveva segnare la dismissione delle lavorazioni a caldo a Cornigliano e il potenziamento degli impianti a freddo (produzione di banda stagnata, zincata ecc.). Sarebbe stata "la rinascita della Genova siderurgica, pulita, ipertecnologica, del terzo millennio. Ma, a leggere Il Sole 24 Ore del 3 marzo 2008, il 2010 sembra ancora molto lontano: "Riva ammette le difficoltà per l'attuazione del piano di rilancio dell'acciaieria. La crisi della banda stagnata continua a mordere e fa accantonare l'investimento in una nuova linea; una centrale elettrica da 300 Mw ancora ferma al palo; 650 cassintegrati espulsi dal ciclo produttivo con la chiusura dell'area a caldo che dovranno rinviare il rientro in fabbrica".

Ora, dopo quasi tre anni, di fronte all'interminabile addensarsi di questi segnali di allarme si è riunito il "Collegio di vigilanza" (organo di controllo previsto dall'Accordo), ha discusso e ha deciso di chiedere al ministro Bersani, tramite il presidente del Collegio stesso, il prefetto Anna Maria Cancellieri, di convocare "al più presto", nella sede in cui l'accordo di programma era stata scritto nel 2005, cioè al Ministero dello Sviluppo Economico, un tavolo di confronto tra le Parti stipulanti (*) per entrare nel merito delle questioni (Repubblica, 16 febbraio 2008), per fare "una piena e approfondita verifica degli investimenti effettuati e dello stato dei lavori"(http://www.infosette.it/InfosetteLiguria/, 14 febbraio 2008). La posta in gioco è il destino di migliaia di persone e il possesso dell'"area più pregiate del Mediterraneo, 700 mila metri quadri serviti da porto, aeroporto, autostrada e ferrovi a, a un'ora di camion di Milano, crocevia della Regione più ricca e produttiva d'Europa" (Paolo Crecchi, Secolo XIX, 14 luglio 2007).
"Al più presto" quindi, ma, con le elezioni imminenti, si è entrati in fase di stallo. Solo dopo potrà riprendere la partita concreta. Ma per allora le amministrazioni locali e le organizzazioni sindacali dovranno aver elaborato le mosse (di cui al momento non c'è traccia) per uscire dall'angolo dove si trovano.
(Oscar Itzcovich)

(*) Parti stipulanti: Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero dell'Economia e delle Finanze, Ministero per le Infrastrutture e i Trasporti, Ministero del Lavoro, Ministero per le Attività Produttive, Ministero dell'Ambiente, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Prefettura di Genova, Agenzia del Demanio, Regione Liguria, Provincia di Genova, Comune di Genova, Società per Cornigliano, Autorità Portuale di Genova, Società Aeroporto di Genova., ANAS, ILVA, Associazione Industriali della Provincia di Genova, CGIL, CISL e UIL, provinciali e regionali, FIOM-CGIL, FIM-CISL e UILM-UIL, provinciali e regionali. FAILMS-CISAL provinciale.

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Mind the gap - Nella città anziana vietato invecchiare

Se ci lasciamo raccontare Genova dalle statistiche, scopriamo che possiede un indice di vecchiaia tra i più alti di Italia, pari a 242, ovvero vi sono 242 persone di 65 anni e oltre per ogni 100 giovani sotto i 15 anni; l'età media dei genovesi è di 47,0 anni, con un picco di 48,5 anni nella circoscrizione Medio levante (http://it.wikipedia.org/wiki/Genova). D'altronde è sufficiente una passeggiata per le strade per capire che la Superba è una signora di una certa età.
Ma le strategie di mercato o non hanno gli occhi o li hanno troppo lungimiranti, così un'azienda cosmetica ha fatto comparire il suo slogan "Vietato invecchiare!", nelle farmacie ed erboristerie, costellando da alcuni mesi la città con l'ordine perentorio.
Cosa significherà mai, "vietato invecchiare"? Forse, un invito all'imbalsamazione di malcelata violenza, ancora più subdolo perchè veicolato all'interno delle farmacie, il luogo autorevole che per statuto dovrebbe perseguire la salute ed il benessere, mentre, se è vietato invecchiare, è fatto parimenti divieto di vivere.
Con un sottile sentimento del contrario, nonostante tutto, Genova ed i suoi abitanti continuano ad invecchiare, mentre lo slogan imbelletta goffamente le vetrine e rinverdisce, ad uso marketing, la fontana dell'eterna giovinezza.
(Eleana Marullo)

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Il centro della vita secondo il Papa

Il Papa ha detto che la vita va difesa dall'embrione al coma.
Nuovo incoraggiamento per quelli che si affannano a rianimare feti di ventidue settimane che comunque soccomberanno con un supplemento di qualche ora o qualche giorno di sofferenza, mentre nei casi rarissimi in cui sopravvivano la sofferenza durerà una vita intera.
Incoraggiamento anche per quelli che negano tregua alle persone attaccate a macchine che prolungano insensate torture senza scopo né speranza. Siamo all'indomani del centesimo 8 marzo: speriamo che le donne possano avere la forza di continuare ostinatamente a difendere il centro e la gioia della vita.
(Paola Pierantoni)

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Addio Don Balletto separato in chiesa

La chiesa di San Siro era stracolma di gente venuta a salutare Don Balletto. Ma in questo ultimo giorno, per la prima volta, Don Balletto era lontano. La morte l'ha interamente riconsegnato alla Chiesa. Decine di sacerdoti vestiti con i paramenti sacri gli tributano un onore, ma insieme lo separano dalle centinaia e centinaia di persone che hanno parlato con lui in questi anni, come amici.
La presenza di Don Gallo seduto su una panca, in borghese, accentua questa distanza. Ad officiare è venuto il cardinale. La guardia del corpo, con la pistola che gli rigonfia la giacca, guarda in continuazione in giro, nervosa, sospettosa del popolo che affolla la chiesa. La distanza è veramente troppo grande.
(Paola Pierantoni)

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La cultura diffusa dell'insicurezza

Mentre leggo il giornale che riporta la notizia del portuale morto recentemente a Genova, mi trovo in taxi. C'è molto tumulto negli ambienti sindacali, c'è previsione di uno sciopero, anche i cartelloni del Comune sono usati per diffondere la notizia. E passando lentamente in taxi tra cantieri irregolari con rischio di caduta nelle fosse stradali, asfalti disconnessi che sono una trappola per le moto, sonnolenti multatori che appongono i loro fogliettini camminando in mezzo alla strada con l'immancabile spalla sollevata a sorreggere il telefonino in funzione, in mezzo a tutte quelle che non posso vedere dietro ai muri delle case, mi scappa lo sguardo al cruscotto del mio taxi, dove un grosso cartello plastificato campeggia proprio sopra l'air-bag lato passeggero, attaccato con il classico nastro adesivo. Lo so di essere anormale, ma penso a cosa potrebbe succedere ad un passeggero durante un urto, magari minimo ma frontale, ricevendo quel cartello in faccia spinto dall'air-bag.

"Dovrebbe spostare il cartello, lì è pericoloso se esplode l'airbag" dico al tassista, interessatissimo ai miei discorsi sulla sicurezza, ma il cartello resta lì insieme al pericolo che si porta dietro, si aspetta che succeda. In buona compagnia comunque: quanti di noi percepiscono il pericolo di camminare sotto la sopraelevata? Alcuni addirittura di doverci lavorare, sotto a una strada non protetta da griglie ed esposta alla follia (mica tanto improbabile) di un lancio di una bottiglia di birra vuota da un'auto in corsa. Però, come per la maggior parte degli infortuni e degli incidenti, l'importante è che il Magistrato di turno sia in grado di inviare senza troppo indagare i suoi avvisi di garanzia a Rspp (Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione) e Ad (Amministratore Delegato). Poi si scoprirà che nessuno aveva vigilato, che si lavorava così abitualmente, che non venivano usate le protezioni, insomma le solite cose. L'insensibilità ad un cartel lo sul cruscotto spinta ai massimi livelli aziendali: sarà proprio qualcuna delle persone coinvolte in quest'ultima morte sul lavoro a prendere quel taxi sedendosi davanti? Comunque invio la segnalazione alla Cooperativa Radiotaxi.
(Stefano De Pietro)

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