9 Aprile 2008

VERSANTE LIGURE

DC AL (DOPPIO) TAGLIO

Politica che puzza?
Modello gag di Crozza?
In cui il peggio sguazza?
Non ci si raccapezza?
Stai su, fatti una Pizza!
(anche se non in lizza).



Pizza alla vera bufala

  Enzo Costa  
  email: enzo@enzocosta.net;  http://www.enzocosta.net
  Illustrazione di Aglaja  
  email: aglaja@fastwebnet.it;  http://aglajage.splinder.com

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Elezioni - L'alfabeto della democrazia

In questi giorni pre elettorali i giornali ospitano le dichiarazioni di questo o di quella a proposito delle intenzioni di voto. Così apprendiamo che Patty Pravo non ha mai votato e che non andrà proprio a perdere il suo tempo così.
Apprendiamo anche che Beppe Grillo andrà a pescare. Anche a lui il tempo passato dietro alle sue privatissime occupazioni pare evidentemente troppo prezioso per disperderlo in un sofferto confronto con la realtà.
Nella galleria degli intervistati su Repubblica del 7 aprile c'è anche chi, pur soffrendo per la delusione e l'incertezza delle prospettive, non cessa per questo di pensare e di assumersi la propria specifica responsabilità. Nanni Moretti dichiara la sua antipatia per chi si trincera dietro al "tutti i partiti sono eguali e non ne vale la pena". Andrea Camilleri in un primo momento aveva pensato di astenersi, ma non aveva glorificato questa scelta, l'aveva definita "amara", non aveva voglia di parlarne. Poi ci ha ripensato: tentare di evitare la prospettiva "oscena" del ritorno al governo del paese di uno "che non conosce nemmeno l'alfabeto della democrazia" gli è sembrato un motivo abbastanza serio da indurlo a rinunciare alla tentazione.
(Paola Pierantoni)

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Tecnocity - La collina degli Erzelli tra pubblico e privato

Villaggio tecnologico degli Erzelli. Nel lungo dibattito che contrappone sostenitori (il futuro di Genova) e detrattori (un'operazione meramente speculativa) si è recentemente inserito un nuovo tema. Dimentico delle Grandi Opere del suo Cavaliere, Gianni Baget Bozzo scrive sul Secolo XIX del 13 febbraio che "la cultura diessina è gestione del territorio, tende a occupare spazi […] mettendo a frutto la rendita territoriale e non l'impresa". Forse nessuno avrebbe reagito se non avesse aggiunto che "la questione centrale è l'operazione degli Erzelli, un ampio intervento sul territorio per creare, con investimenti pubblici, una città tecnologica".

Investimenti pubblici? Immediata la risposta di Carlo Castellano, promotore del villaggio high tech: "Ma pensiamo proprio che lo stato e gli enti locali (così oberati di debiti) avrebbero potuto finanziar e un'iniziativa nell'ordine di un miliardo di euro?". Quella degli Erzelli - afferma Castellano - "è un'iniziativa coraggiosa della Genova dei nuovi imprenditori privati dell'high tech [che] ha deciso di rischiare da sola su un grande progetto innovativo" (Secolo XIX, 15 febbraio 2008).
Ma anche Castellano dimentica qualcosa. Il villaggio tecnologico "non sarebbe mai partito" senza i "fondamentali finanziamenti pubblici" che Stato e Regione hanno dato alla facoltà di Ingegneria: una dote di 120 milioni di euro perché si trasferisca agli Erzelli, secondo un'intesa firmata dal presidente della Regione Claudio Burlando, dal rettore Gaetano Bignardi, dal preside di Ingegneria Giovanni Vernazza e dallo stesso Castellano (Secolo XIX, 13 novembre 2005).
Oltre ai soldi e al know-how, Ingegneria portava una immagine che valorizzava progetto e area. A valorizzarli ancora di più dovrebbe servire la sua trasformazione in Politecnico, un'idea carezzata da una parte sempre più preponderante dei docenti di Ingegneria.
Anche Dixet (un raggruppamento di aziende genovesi dell'high tech, presidente Carlo Castellano) ha recentemente chiesto al governo (che presumibilmente dovrà sostenerne la spesa) l'istituzione del Politecnico "per garantire la contiguità anche fisica tra studenti, professori, ricercatori e tecnici delle aziende" (Corriere Mercantile, 1° aprile 2008). In proposito le istituzioni pubbliche (Regione, Comune, Università) da tempo si sono dichiarate favorevoli.
Ericsson, a lungo e notoriamente corteggiata perché si sposti agli Erzelli, ha ricevuto dalla Regione una commessa di 30 milioni di euro (per ridurre il "digital divide"). Infine, i container di Spinelli che coprivano la spianata degli Erzelli sono parcheggiati, si dice provvisoriamente, sulle aree ex Ilva di proprietà della Società (a capitale pubblico) per Cornigliano Spa; ancora la mano pubblica.
I rilevanti interventi finanziari della parte pubblica contrastano con il più assoluto riserbo tenuto finora dalla parte privata. Quello degli Erzelli - osservava Pierfranco Pellizzetti - è un progetto "che sancisce la certezza del migliaio di appartamenti da edificarsi e mantiene l'incertezza sulle imprese che dovrebbero insediarsi, creando nuova occupazione" (Secolo XIX, 9 marzo 2007). Scritto più di un anno fa ma ancora valido per una riflessione.
(Oscar Itzcovich)

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Alitalia - Non cordate, ma collette

C'è una sottile e divertente analogia tra la vicenda dell'Alitalia e quella dell'ormai famosa precaria di Berlusconi. L'Alitalia aveva un corteggiatore (l'Air France-KLM), la precaria (ipotizziamo) un fidanzato. Berlusconi è intervenuto con tutte e due, all'Alitalia promettendo una cordata italiana più onorevole e patriottica, alla precaria facendole balenare l'idea di un matrimonio con un Principe azzurro (e miliardario). Risultato: Alitalia e precaria sono rimaste per ora zitelle.

Ma c'è dell'altro. La cordata promessa da Berlusconi (prima con i figli, poi senza figli) non parla di grossi gruppi industriali o di grandi banche che si assumano - su un preciso piano industriale - il compito di sostituirsi all'Air France e salvare la compagnia di bandiere: in realtà, è un appello al maggior numero possibile di generosi e patriottici "ricchi" affinché tirino fuori almeno una "fiche" (parole sue) per costituire un gruzzoletto e strappare l'Alitalia all'aborrito invasore. Di piano industriale non si fa cenno: i "ricchi" di cui sopra dovrebbero insomma tirar fuori qualcosa a fondo perduto, che permetta all'Alitalia di tirare avanti per qualche mese. Dopo di che - sempre in assenza di progetto che riorganizzi e ristrutturi il tutto - occorreranno altre "fiches", sempre più generose e sempre più patriottiche. Perfino Bossi si è mostrato scettico in merito all'ipotesi che tanti industriali e industrialotti si imbarchino in un'impresa che può solo produrre perdite: non essendo questo - per quanto se ne sappia - il loro scopo.
Certo: Berlusconi avrà i suoi strumenti di persuasione. Se vuoi vendere i tuoi prodotti nei suoi supermercati, sgancia qui uno o due milioni di euro. Però… non parliamo di cordata! Questa - al massimo - è una colletta.
(Luigi Lunari)

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Mind the gap - Prostituzione domestica contro il caro-affitti

A volte per arrivare all'informazione si deve cercare altrove, non negli articoli o nei commenti, dove arriva ciò che in un modo o nell'altro è diventato già opinione comune . Una scorsa alla pagina degli annunci può portare là dove il quotidiano aspetta, amorfo, di essere macinato e digerito per divenire il bolo della notizia. Gli affitti sono un esempio. A Genova le camere, per studenti e trasferitisi o semplicemente per chi non può permettersi il lusso di un focolare, hanno prezzi che oscillano tra i 170 euro, per il posto letto, e i 400, per la camera singola, fino a 500-600 euro per una doppia uso singola. Un vero e proprio strozzinaggio autorizzato (OLI n. 177, 5 marzo 2008).

Si può essere tanto ingenui da credere che ad un caroaffitti del genere non corrisponda un imprevedibile impatto sociale? La risposta si trova, forse, continuando a scorrere gli annunci, specie quelli pubblicati su quella immensa zona franca che è internet: "Bellissima mamma single cerca prima casa in cambio di compagnia", "Singola luminosa arredata con tutti i comforts offresi a ragazza intraprendente e senza troppe inibizioni. Nessun affitto nessuna spesa", ma anche "Mi chiamo Andrea abito in via del Lagaccio, io posso dare la camera, uso cucina, internet , molti p.c, non voglio soldi anzi posso pagare; cosa ho bisogno? Ho un sito di chat live dunque tu potresti lavorare sul sito negli orari che vuoi".
E si potrebbe continuare, spesso dietro a numerosi annunci dall'aspetto innocente si nasconde la richiesta della stessa modalità di pagamento. Prestazioni sessuali in cambio dell'affitto: il caso, scoppiato a Parigi dopo l'inchiesta dei quotidiani francesi Liberation e Le Figaro, che avevano preso in esame giovani tra i 19 ed i 25 anni disposti a risolvere in questo modo i problemi di alloggio, è verificabile ormai da mesi anche sulle inserzioni italiane.
Tanto che il bolo di notizia è arrivato fino alla stampa italiana e Repubblica (26 marzo 2008) ha dedicato un'inchiesta sulla diffusione del fenomeno a Roma. Il reportage ("Casa gratis in cambio di sesso in rete il mercato degli affitti hard") affronta l'argomento con pruderie, etichettandolo come fenomeno generazionale e tratteggiando i personaggi ("l'ufficiale", "il quarantenne"), cinici strozzini in cerca di calore umano, ma perde l'occasione di fare un'analisi del disagio sociale alla base di ciò che accade, che rimane per ora confinato alla pagina degli annunci.
(Eleana Marullo)

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Giovani immigrati - Una bella notizia attesa 10 anni

Fino al 28 marzo scorso, quando i giovani immigrati compivano 18 anni e diventavano maggiorenni erano costretti a scegliere tra permesso di soggiorno per motivi di studio e permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Nel primo caso, una volta completati gli studi, non potevano più richiedere un permesso di soggiorno per lavoro, e impiegare così in Italia la professionalità appena conseguita, ma dovevano lasciare il Paese, e quando gli studi andavano male e non venivano raggiunti i requisiti previsti, le questure rifiutavano il rinnovo del documento, decretando la clandestinità di fatto dei giovani. Se invece avessero lasciato gli studi e avessero scelto il permesso per "motivi di lavoro" i giovani immigrati rischiavano la clandestinità quando perdevano il loro lavoro e non ne trovavano un altro entro sei mesi.

Ora la circolare del ministro dell'Interno del 28 marzo 2008 ammette finalmente la possibilità di rinnovare i permessi di soggiorno anche per motivi familiari al compimento del diciottesimo anno di età. Il rinnovo avrà la stessa durata di quello del genitore, purché quest'ultimo soddisfi le condizioni di reddito e di alloggio richieste per il ricongiungimento familiare.
E' una bella notizia per i giovani immigrati che vivevano in una situazione di grande incertezza, tale da impedire loro di pensare ad un progetto credibile per il futuro, ciò che moltiplicava i possibili percorsi di emarginazione.
Il Forum Antirazzista di Genova che tra il 1995 ed il 2001 costituiva il centro della attività politica e sociale sulla immigrazione nella nostra città, dedicava all'integrazione dei minori e dei giovani immigrati una parte importante della propria iniziativa ed aveva chiesto più volte alle istituzioni l'emanazione di tale circolare. Il ministro oggi usa le stesse argomentazioni che venivano allora esposte dal Forum Antirazzista. La normativa che disciplina il rinnovo dei permessi di soggiorno non è cambiata, è sempre la stessa del 1998, e la circolare, con l'interpretazione corretta, arriva con un ritardo di 10 anni. Meglio tardi che mai.
(Saleh Zaghloul)

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Assistenza - La difficile strada delle priorità

Circolo Zenzero, mercoledì 2 aprile. Quarto incontro con Paolo Pissarello, vicesindaco di Genova. All'ordine del giorno ancora bilancio e servizi alla persona.
Accanto a lui Roberta Papi - assessore alle Politiche sociosanitarie - in una sola parola, assessore agli ultimi.
La categoria include: anziani soli con redditi bassi, disabili, minori affidati al comune, tossicodipendenti e malati di aids, donne violentate, ragazze straniere da sottrarre alle strade, e individui senza fissa dimora. In tutto diciottomila persone accolte, tra le più sfortunate nel territorio.
Della fascia superiore - la città sembra sempre più divisa in caste - quelli che non arrivano a fine mese o con problemi economici la cui entità non è ancora catastrofica, il Comune non può farsi carico, per la semplice ragione che i soldi non ci sono.

"Non siamo in grado" precisa Roberta Papi con impotente onestà. E cerca, dopo quasi un anno di lavoro, di raccontare attività svolta e obiettivi. Parte da tre concetti: equità, adeguatezza, e qualità e spiega che - a conti fatti - è assolutamente necessaria "un'analisi dei bisogni che corrisponda a quanto stiamo dando" per verificare "la qualità del servizio".
Il target è soddisfatto? E noi del comune come stiamo spendendo i nostri soldi? Che possibilità di controllo abbiamo?
Sembra di avere a che fare con una grande famiglia alla quale sono stati sottratti, nel bilancio 2008, cinquanta milioni di euro. Con quel che resta deve finanziare le necessità primarie. E su quelle deve alzare la guardia perché nulla va sprecato. Contratti, fatture, sperperi sono passati al setaccio e l'elemento di verifica può riguardare anche il trasporto dei disabili - affidato a cooperative - che va monitorato con nuovi accordi. Inoltre il rapporto utile e indispensabile con la pluralità di soggetti che a Genova si occupano di Terzo Settore - tra cui Caritas, San Marcellino, Sant'Egidio - con i quali creare un tavolo di confronto. E ancora la gestione esterna di molti servizi, tra i quali le strutture residenziali, con il pagamento delle rette, oltre a quelli dati in carico con i quali l'amministrazione è in relazione.
Roberta Papi indica altre fasi necessarie: analisi dei problemi, delle priorità, e anagrafe delle risorse. Nella rete di relazioni del suo assessorato tantissimi nodi di congiunzione - tutti con un loro ruolo - con i quali parlare, accordarsi, fare sintesi. Poi la Lea, Livello essenziale di assistenza, riconosciuta per legge nella sanità ma negata ai servizi sociali, totalmente privi di livelli, sui quali ogni comune è libero di decidere.
Dagli abitanti domande stupite: ma per monitorare le spese ci voleva questo taglio al bilancio? E nel passato la verifica sull'adeguatezza dei servizi dov'era? E le esternalizzazioni sono state davvero opportune?
Roberta Papi risponde senza sbilanciarsi in giudizi sulla giunta precedente, ma consapevole che molte cose vanno migliorate.
Infine dai presenti qualche libera suggestione: piazzette restituite a quartiere, costi stratosferici dell'aster per il taglio dell'erba di un'area condominiale, banca del tempo. E l'iniziativa "adottiamo un giardino".
Qualcuno suggerisce: "Adottiamo un assessore!"
(Giulia Parodi)

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Quando gli sos disturbano più dei bolidi

Cara OLI, "Corse folli con bolidi truccati in piena notte". Repubblica del 25 marzo scorso gli ha dedicato una paginata. Poi più niente. Uno legge e si chiede: ci sono altri che come me sono stati colpiti dalla notizia? Mi rendo conto che alla vigilia delle elezioni a parlare di queste cose faccio la figura della cretina; è che una persona comune cos'altro ha per osservare il mondo se non piccole cose? Certo: sono le grandi cose a essere importanti ma su di esse non ho alcun controllo; solo speranze.

Invece le piccole sono lì a portata di mano; capita che qualcuno te ne parli; anche la cronaca locale fa la sua parte. E poi un po' di esperienza diretta l'abbiamo tutti, no?
Prendete il caso delle "corse". Era da settimane e forse più che in Corso Italia le facevano. E appena se n'è parlato è saltato fuori che ce ne sono altre, anche moto, in altri punti della città. Corse vuol dire gente che trucca motori, un'organizzazione - telefoni e cronometri - per rilevare i tempi, allibratori che raccolgono le puntate di quelli che giocano ("Pagano solo il vincente" mi ha detto mio nipote che è uno che di motorini se ne intende). E sembra che ci sia anche un giro di roba. Si capisce: andare al massimo non è roba facile neppure per dei giovani.
Fin qui è cronaca di fatti dei nostri tempi. Dove la cosa non quadra è quando leggo che quella dei residenti di piazza Rossetti non era la prima protesta ma l'ennesima. Che oltre alle lamentele c'erano già stati lettere ed esposti e che la sera fatidica avevano telefonato ai carabinieri facendogli sentire le registrazioni del rumore dei motori imballati e delle sgommate. Ai carabinieri perché - hanno detto - la polizia municipale aveva ignorato le precedenti sollecitazioni.
Voi di Oli non vi interessate di cronaca e fate bene ma qui il fatto grave è quello di cui nessuno parla. Non è che decine di irresponsabili e/o delinquenti facciano le gare su strade normali. E' invece che questo avvenga nella indifferenza di chi è preposto al controllo. Perché l'istituzione nella sua gestione normale non riceve e non risponde a meno che non ci sia l'emergenza, il morto, il pronto soccorso, il 112, lo scandalo. La morale? Le istituzioni non sono interessate alla collaborazione dei cittadini e di fronte alle richieste o alle osservazioni alzano gli occhi al cielo come dire "ma proprio a me doveva capitare questa?".
(Antonia Canepa)

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