16 Aprile 2008
VERSANTE LIGURE
Non sono un magistrato
ma ho accolto offeso e mesto
lo psico-test lanciato
da un Cavaliere frusto
che in più non ho votato:
ch'io al test sia sottoposto.

Enzo all'uscita del seggio
Enzo Costa
email: enzo@enzocosta.net; http://www.enzocosta.net
Illustrazione di Aglaja
email: aglaja@fastwebnet.it; http://aglajage.splinder.com
Posted by Admin at 10:02 | Comments (0)
Questa Newsletter
L'Osservatorio Ligure sull'Informazione - che produce settimanalmente questa newsletter - è nato il 9 aprile 2003. Il proposito era "contrastare l'omologazione del sistema informativo, la riduzione progressiva delle voci di dissenso, il conformismo degli operatori di giornali, radio e tv". Cinque anni di esperienza ci hanno fatto capire che si trattava di fenomeni che, esplosi durante il secondo governo Berlusconi, avevano però radici profonde. La politica, tutti i partiti, preferivano e continuano a preferire l'informazione addomesticata e spazi riservati. Una scelta che non a caso va di pari passo con una gestione della cosa pubblica poco trasparente. Solo nei tempi recenti la politica ha finalmente imboccato - spesso suo malgrado - la strada opposta e anche l'informazione se ne è avvantaggiata.
Ma i risultati delle elezioni dicono che si tratta di una strada in salita. Le recentissime dichiarazioni del futuro capo del governo che il problema del conflitto di interessi riguardi al massimo il 2% degli italiani è preoccupante. E la sua ulteriore battuta, "non leggerò i giornali perché intanto mi sono contro..", oltre ad essere singolare per essere pronunciata dal più grande proprietario di televisioni e di quotidiani di questo paese, rivela il conto in cui viene tenuta l'opinione pubblica.
Insomma: ci sono buoni motivi per continuare a darci da fare. All'informazione, quella con la "i" maiuscola toccherà l'impegno maggiore; noi cercheremo di fare la nostra piccola parte. Vorremmo più collaborazioni, allargare il campo del nostro Osservatorio, rinnovare la formula.
Ad esempio: il terzo valico si potrà fare o meno ma è necessario che i cittadini italiani siano messi nella condizione di sapere chi, come, con quali scambi e per quali attese si faccia; in altre parole: cosa davvero succede nel loro paese.
Nella fase di confronto che si sta aprendo tra i partiti che hanno perso le elezioni il posto di rilievo dovrebbe averlo la libertà di stampa.
Non è un caso se il governo di centro sinistra guidato da Prodi non è riuscito a varare una legge sulla riforma radiotelevisiva pur avendone elaborata una (Gentiloni) a parole sostenuta da tutta l'Unione. Egualmente è sotto gli occhi di tutti il rapporto che gli stessi partiti - chi più chi meno - hanno con i quotidiani: autoreferenziale quando non decisamente cinico. Un comportamento avvalorato da redazioni compiacenti se non servili.
Le decine di migliaia di collegamenti che ogni giorno privati cittadini stabiliscono col sito di Beppe Grillo dovrebbero essere sufficienti a capire quale sia la loro opinione sulla sincerità e la libertà degli attuali quotidiani e dell'informazione in genere.
Posted by Admin at 10:00 | Comments (0)
Ilva - Se sette apprendisti vi sembran pochi
Lo scontro covava già da tempo; un giorno o l'altro doveva scoppiare. A meno di due anni della sua firma, l'Accordo di programma mostrava già vistose crepe. Avrebbe dovuto porre la parola fine al lungo conflitto tra le acciaierie dell'Ilva e la città, tra bonifica ambientale e difesa dell'occupazione, ma la "crisi della banda stagnata" annunciata nel 2007 da Riva veniva a colpire uno dei settori chiavi del Piano industriale alla base dell'Accordo di programma e, pertanto, Riva chiedeva di mettere in cassa integrazione per alcune settimane altre quattrocento persone (650 erano già in cassa integrazione straordinaria).
L'ottimismo, coltivato in verità da pochi, faceva subito dell'Ilva "un sorvegliato speciale" (Repubblica, 6 luglio 2007). Oltre alla crisi, preoccupava il ritardo sugli investimenti previsti (Repubblica, 14 luglio 2007). Mario Margini dichiarava: "Noi abbiamo dato fiducia ad un piano industriale, ci sono stati impegni nostri e dell'imprenditore, ma se qualcosa cambia è l'accordo ad essere messo in discussione" (Repubblica, 24 luglio 2007).
Dopo pochi mesi, qualcosa infatti cambia, ma in peggio. Un'interrogazione di Marcello Danovaro (consigliere comunale Pd) denuncia che Riva viola l'intesa firmata: gli investimenti effettivamente attuati dall'Ilva sono meno del 20% di quelli stabiliti, mentre a Novi Ligure e a Taranto, l'Ilva ha continuato a potenziare e ad ammodernare gli impianti. Inoltre, la centrale elettrica (definito dallo stesso Riva, un elemento qualificante del Piano industriale) è in alto mare. "E' evidente - dice Danovaro - che senza le nuove attività industriali, i lavoratori non potranno rientrare in azienda" (Secolo XIX, 21 gennaio 2008).
Si riapre la vertenza. Un nuovo Piano industriale presentato recentemente dall'Ilva prevede "un quarto anno di cassa integrazione straordinaria per circa 500 unità, fino al termine del 2008, con una riduzione a circa 300 per il periodo rimanente [da gennaio ad agosto 2009] […] e un organico-obiettivo, a regime, di circa 2200 addetti", non 2700 come previsto dall'Accordo di programma. Vuol dire che, a meno di clausole segrete, Riva ha attuato - da solo - il blocco del turnover (circa 500 persone sono già, infatti, andate via per pensionamento o dimissione).
La vertenza diventa conflitto pubblico lunedì 7 aprile 2008. I lavoratori dell'Ilva proclamano uno sciopero: sette giovani assunti con contratto di apprendistato non sono stati confermati. E' troppo. Manifestazione, corteo, presidio davanti alla Prefettura. In un volantino scrivono che "dopo 3 anni [i giovani] hanno ampiamente dimostrato di essere seri, professionalmente validi e come tali utilizzati sino ad oggi". Per loro doveva valere quanto sancito dell'Accordo di programma firmato dopo il loro ingresso: per cui "l'Ilva spa si impegna per tutta la durata del proprio piano di ristrutturazione a non attivare alcuna procedura di licenziamento collettivo, né a disporre trasferimenti collettivi, non concordati con le organizzazioni sindacali, per motivi in qualunque modo connessi al detto piano" (articolo 23 dell'Accordo di programma, 8 ottobre 2005).
"Che errore radicalizzare lo scontro" (Corriere mercantile, 10 aprile 2008) è la reazione imbarazzate delle istituzioni che avevano firmato nel 2005 "il miglior degli accordi possibili". Nessun imbarazzo invece da parte di Riva: "E' vergognoso fare queste cose per sette lavoratori". Cosa sarà farle per duemilasettecento?
(Oscar Itzcovich)
Posted by Admin at 09:57 | Comments (0)
Morire sul lavoro - Leggi avanzate ma ignorate
Le testimonianze che ci arrivano da due piccole (ma non troppo) e consolidate aziende genovesi spiegano perfettamente come si possano verificare tanti infortuni mortali e tante gravi malattie professionali in un Paese (l'Italia) che può vantare una "tra le più avanzate legislazioni europee" in materia di sicurezza, come ha detto il ministro Cesare Damiano al momento dell'approvazione del Testo Unico sulla sicurezza lo scorso 1° aprile.
La prima testimonianza viene da un giovane uomo assunto come apprendista, e come invalido. La sua invalidità implica delle precise prescrizioni che sono state formalizzate all'azienda: il lavoratore non deve assolutamente svolgere lavori in quota perché non ha il necessario controllo sull'equilibrio. Tutto il resto lo può fare. Per i primi tempi tutto bene, poi il caporeparto inizia a mandarlo in alto: due metri, tre metri, dieci metri. Qualche timida obiezione viene tranciata brutalmente. Il lavoratore non osa andare oltre: il contratto di apprendistato è un contratto a termine, perdere quel lavoro sarebbe una tragedia per molti motivi. Quindi: alla larga da qualsiasi contatto con il rappresentante per la sicurezza e con il sindacato. Si sale in quota e si stringono i denti, sperando di riuscire a controllare il senso di vertigine, guardando a quella data in cui il contratto di apprendistato terminerà e (forse) si passerà operai, e si rientrerà (forse) nella platea semp re più ristretta di quelli che hanno dei diritti.
La seconda testimonianza viene dalla moglie di un uomo più maturo. Anche qui il lavoro è essenziale: lei ha solo lavori saltuari e ci sono due figlie piccole. Il marito torna a casa con la vernice fin dentro gli occhi, e sa che di certo nei polmoni sono finite cose che lo faranno ammalare. Ma anche qui il lavoro è precario e si accettano le condizioni di lavoro così come sono, come un dato di fatto contro cui nulla si può, pur sapendo che la salute ne viene compromessa giorno dopo giorno. Nel caso specifico si tratta di operazioni di verniciatura in un ambiente chiuso, senza aspirazioni, senza mezzi di protezione. Tutto quel che viene dato è una del tutto inutile mascherina bianca, i guanti sono inadeguati per tipologia e qualità e non proteggono dal contatto, nessuna protezione per il viso.
E' vero. Abbiamo un impianto legislativo tra i più avanzati al mondo. Ma a cosa serve se mancano le condizioni per farlo applicare?
(Paola Pierantoni)
Posted by Admin at 09:56 | Comments (0)
Sanità/1 - Le non notizie da conoscere
Fra gli ultimi provvedimenti che il Governo si è apprestato ad approvare prima delle elezioni vi è il Decreto attuativo -firmato il 2 aprile- di una legge che prevede il passaggio della Medicina penitenziaria dal ministero della Giustizia al Servizio sanitario nazionale. Questa legge è la 230 del 1999, ed è stata promulgata con l'intento di rispettare tanto la normativa europea quanto l'art. 32 della Costituzione Italiana che prevedono che ogni cittadino abbia diritto alle stesse cure qualsiasi sia il suo stato sociale ed economico. Dopo otto anni quindi la gestione degli interventi sanitari e del personale medico e infermieristico non dipenderà più dagli Istituti di detenzione e passerà al SSN, quindi alle Regioni. Potrebbe sembrare un'informazione destinata ad un pubblico ristretto, 'tecnico', a chi in carcere ci lavora o ha a che fare con esso; ma in realtà tocca ugualmente tutti i cittadini, visto che in seguito al decreto la regione Liguria si troverà a dover gestire un centinaio di dipendenti in più e assicurare lo stesso livello di assistenza dentro e fuori il carcere, e senza che per questa operazione siano stati assegnati fondi aggiuntivi. Si parla di posti di lavoro, di appalti dei servizi infermieristici, di soldi che la Regione potrebbe dover integrare per assicurare il servizio: cose che, ad oggi, non hanno ancora trovato posto sulla nostra stampa locale.
(Maria Cecilia Averame)
Posted by Admin at 09:54 | Comments (0)
Sanità/2 - 34 cents al giorno costo della vita
Quaranta euro è quello che costa in più una mammografia ottenuta privatamente nello spazio di due giorni, rispetto alla prima data disponibile presso una struttura pubblica: cioè quattro mesi di attesa se si accetta di rinunciare alle vacanze e fare l'esame nel pieno del mese di agosto. Altrimenti si dovrà aspettare a fine settembre, sei mesi.
Se c'è qualche motivo che spinge a non attendere troppo, chi può permettersi un investimento di quaranta euro aggiuntivi correrà dal privato.
Non ci correranno solo le persone tanto povere da non poter investire quaranta euro per un esame potenzialmente salvavita.
Quaranta euro per quattro mesi di attesa aggiuntiva equivalgono a 34 cents al giorno. C'è qualcosa che non va nel confronto tra servizio pubblico e privato.
(Paola Pierantoni)
Posted by Admin at 09:52 | Comments (0)
Internet - Le nuove frontiere del giornalismo
Dopo la rapidità dell'informazione trasmessa prima con la televisione e poi ancor di più tramite il web i mezzi di comunicazione stanno affrontando un altro storico avvenimento: il lettore del web-giornale che, attraverso i forum dei giornali, i blog collegati alle principali testate e i commenti alle notizie interagisce e risponde all'autore e alla redazione. Sul sito del Secolo XIX i commenti dei lettori sono in calce alle notizie, leggibili senza nemmeno dover cliccare sull'apposita finestra, presentati quasi con la stessa importanza dell'informazione contenuta nell'articolo. E' una sorta di ciarliero salotto telematico dove l'interesse del lettore premia l'articolo più significativo grazie ad un mero conteggio dei commenti. E così gli interessanti spazi di Maggiani, le 'Ventirighe' di Giuliano Galletta, la finestra politica di Giovanni Mari o l'angolo tutto femminile di Silvia Neonato e altri blog sono seguiti da qualche aficionado e premi ati da pochi commenti, mentre il grande pubblico affolla gli articoli di cronaca e i fattacci genovesi.
Chiacchiere da bar, probabilmente quelle che si sentono quotidianamente dalla sora Maria mentre fa la spesa sotto casa, pronta a commentare, all'indomani del tragico incidente familiare in cui un ragazzino perde la vita giocando con la pistola del padre, la presunta incapacità dei genitori che avrebbero lasciato solo un dodicenne, il torto della madre nel pulire il sangue del figlio, l'incapacità del padre a contare i proiettili dell'arma, e a fare congetture ed evidenziare responsabilità. C'è anche chi si lamenta con i giornalisti, rei di aver lasciato intendere un giallo dietro alla tragedia, e chiede censura. Ma questa volta non è il giornalista a dare risalto al macabro, al truculento, ma il lettore stesso che svela i suoi interessi ed i suoi pensieri, sentendosi in diritto di esprimere le proprie sentenze di pari valore a quelle dell'autore. E lo fa su uno spazio aperto a tutti, rivolto al pubblico ben più grande del baretto sotto casa, guadagnato dalla testata e dall'autore del pezzo. Ma senza mostrare la faccia, attraverso l'anonimato di internet, privo delle responsabilità che almeno il giornalista accetta firmando l'articolo.
(Maria Cecilia Averame)
Posted by Admin at 09:50 | Comments (0)
Elezioni - Spiegare la storia ai nostri nipoti
Che botta!
Tragedia! Grande tragedia!
Svegliarsi con questo governo!
No. Io proprio domani non mi sveglio. Mi giro dall'altra parte.
Sai che faccio? Da oggi non parlo più di politica: solo di cucina e figli…Ma davvero è andata così male? Quanto male?
Sono fuori di casa…Non ci posso credere…
Hai idea di quando nomineranno i ministri? Beh allora toccheremo il fondo!
Promettimi, davvero promettimi che non parleremo più di politica!
Ma il PD è andato bene…
E già. Ma abbiamo perso tutti
La dimensione della catastrofe si accende sulla mia linea telefonica. E' come una valanga. Una slavina di cui conosci entità e grandezza, della quale non puoi ancora quantificare le vittime, ma puoi prevederne l'impatto.
Si materializza la scuola: cosa faranno nella scuola? Nella sanità. Nell'assistenza. Nella magistratura. Nel precariato. E ancora per gli extracomunitari, e la politica estera. Come un maremoto annunciato per il quale non puoi fare nulla tranne che aspettare l'onda - anomala certo - che spazzerà via molto. Forse tutto. Sembra una catastrofe naturale. Ma su di noi solo una pagina di storia. Uno di quei capitoli nei quali si annuncia il tragico epilogo degli eventi, in cui allo studente accorto si spiegano le ragioni di ciò che è accaduto dopo. E se ne dimostra l'evidenza amara. E lo studente si impossessa della chiarezza. E in lui - ancora - l'impotenza delle conseguenze. Perché certo, se ci fosse stato, con un salto nel passato, avrebbe, lui da solo, camb iato gli eventi.
Venti righe di storia, su un libro di testo per i nostri allibiti nipoti. Quello che viene dopo è già scritto. La loro impotenza sarà la nostra di oggi.
Come la spiegheremo?
(Giulia Parodi)
Posted by Admin at 09:47 | Comments (0)
Fondazione: aspettando il suo programma
Ho letto con molto interesse gli interventi di Calegari su cultura-genova-fondazione ecc. Come sempre Manlio in poche righe introduce molti argomenti su cui riflettere e confrontarsi. Cosa che mi piacerebbe fare rispondendo anche agli interrogativi avanzati. Con una puntualizzazione che ritengo comunque opportuna. Forse alcuni "politici" hanno risposto alla davvero modesta discussione aperta da Il Lavoro con un intervista più o meno puntuale perchè "verba volant" ma il sottoscritto ha cercato di introdurre temi, forse non rilevanti, firmando e senza alcuna intenzione di chiudere il dibattito.
Ancora di più mi "dolgo" di non aver partecipato perchè votavo il bilancio del comune all'incontro della "Maona". Dispiaciuto perchè delle tesi presentate da Lingua e C. mi sento di non condividere nulla e ben volentieri avrei replicato portando anche qualche argomento che pur affrontato in tante città italiane si ferma come nostra tradizione all'Appennino . Per quanto riguarda la Fondazione vorrei solo sottolineare alcune cose: non è una nuova scatola, non è un operazione di esternalizzazione di servizi comunali, non andrà a pesare sul bilancio pubblico in termini superiori a quanto oggi investito. E' un operazione che ha come obiettivo il consolidamento del sistema civico affrontando alcuni temi: dalla programmazione alla comunicazione che sono stati spesso segnati da pesanti carenze. Spero per fine maggio di presentare il primo programma triennale e il quadro generale delle iniziative. Volentieri sono disponibile a proseguire la discussione.
Un abbraccio
(Luca Borzani)
Posted by Admin at 09:43 | Comments (0)