30 Aprile 2008
VERSANTE LIGURE
Indosso un antifurto
così fronteggio l'Unno
Rom? Il bazooka porto
così riduco il danno:
addio, per Roma parto
(con guida Alemanno).

Revisionismo cinefilo
Enzo Costa
email: enzo@enzocosta.net; http://www.enzocosta.net
Illustrazione di Aglaja
email: aglaja@fastwebnet.it; http://aglajage.splinder.com
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V2 Day - Contro l'informazione che disinforma
Davvero saranno stati 120 mila i presenti al V2 day di Grillo a Torino? O saranno stati 100 mila? O 80 mila? La cosa sicura è che quella di Grillo è stata la manifestazione che ha avuto più presenze e ricevuto più adesioni di qualsiasi altra tenuta quel giorno. Certo: non bisogna farsi impressionare dalla folla. Ma questa non era folla camellata, trasportata da treni o pulman generosamente offerti ma gente che per esserci aveva messo del suo: tempo, entusiasmo e denaro. E poi - vogliamo dirlo? - era una folla più variegata e più giovane di qualsiasi altra piazza di quel giorno. Una piazza che ha mandato una ovazione ai partigiani quando Grillo dal palco ha detto "Oggi è il 25 aprile 2008. La festa della Liberazione. I nostri padri, i nostri nonni non hanno finito il lavoro. Non per colpa loro. Se noi avessimo il loro cuore e il loro coraggio non saremmo finiti così. I partigiani hanno liberato l’Italia dal nazifascismo per ritrovarsi con l’occupazion e americana....". Eccessivo? Forse.
Politicamente e storicamente non corretto? E' probabile. Ma si può ignorare quella piazza gioiosa irridendo al suo vate o ironizzando i suoi eccessi di semplificazione politica? Invece lo hanno fatto tutti i principali quotidiani, dal Corriere a Repubblica, spendendo nell'opera le migliori firme. Così anche la TV: la sera del 25 aprile il TG2 batteva nei sottotitolini "americani" - quelli che passano in basso - "25 aprile, manifestazione di Grillo contro le altre manifestazioni e contro i giornalisti". Sui siti del Corrriere della Sera e di Repubblica comparivano le foto della manifestazione: gruppetti di sfigati che giocavano a carte e banchetti semivuoti. Se però uno apriva (contemporaneamente) EcoTV, un sito di TV online che trasmetteva la diretta di Torino, vedeva una marea di gente e pensava "allora ha ragione Grillo a dire che l'informazione è di regime".
Grillo ha dedicato il V2 Day alla raccolta di firme - ne ha raccolto in poche ore 450 mila! - a favore di tre referendum. Il primo per l'abolizione dell’ordine dei giornalisti; il secondo per l'abolizione del finanziamento pubblico all’editoria (un miliardo di euro all’anno); il terzo referendum per eliminare la legge Gasparri (che in due anni l'Unione di Prodi non è riuscita a sostituire con una legge decente) contraria alle attuali normative europee. L’Europa - come anche le sentenze del Consiglio di Stato e della Corte Costituzionale - ha inoltre ordinato all’Italia che le frequenze televisive pubbliche di Rete 4 (Berlusconi -Fede) siano assegnate a Europa 7; diversamente l'Italia dovrà pagare 300.00 euro al giorno dal primo gennaio 2006 (A fine 2008 circa 330 milioni di euro).
Grillo ha definito scandaloso uno stato in cui possa candidarsi a presidente del Consiglio uno che controlla metà dell’informazione.
Nel suo comizio Grillo ha usato parole sgradevoli, ingiuriose; forse politicamente scorrette. Ma anche i suoi detrattori hanno dovuto ammettere che attualmente la correttezza politica non ha casa.
(Giovanni Marsicano)
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25 Aprile - Ai laici rimangono soltanto fischi?
Pomeriggio 25 aprile 2008: il cardinale Bagnasco attraversa, scortato, il lembo della piazza (transennata) che lo porta al Ducale per la cerimonia solenne dedicata alla Liberazione. Parte un fischio, poi un "buu" poi un altro. Si sa come vanno certe cose che basta cominciarle che subito prendono piede. Lui, il cardinale presidente della CEI (Conferenza episcopale) non fa una grinza: saluta con la mano e sorride. L'episodio riferito dai quotidiani locali è stato ripreso da Repubblica del 27 aprile che ha riportato la testimonianza di una fischiante e di un "esperto", nel caso un professore di sociologia. Questi ha detto che i modi e i tempi delle contestazioni sono raramente quelli giusti ma ciò è dovuto al fatto che la gente protesta nelle occasioni che ha. E che i modi di tutti saranno più urbani quando le autorità, Chiesa compresa, apriranno finalmente l'ufficio reclami.
Pochi giorni prima lo stesso Bagnasco era andato in visita prima alla scuola elementare e poi alla media di Pieve Alta. Su Repubblica del 23 aprile 2008 la cronaca dell'avvenimento. Il cardinale che racconta in modo semplice e sorridente la sua vita di bambino, la famiglia povera, la vita nel Centro storico, le inquietudini della mamma, la vocazione "Ho visto una piccola luce da bambino e sono diventato sacerdote". Alla fine se n'è andato senza benedire ma solo facendo ciao ciao con la mano.
La visita del cardinale ha prodotto anche qualche guasto: ci sono famiglie che non hanno gradito che il consiglio di Istituto fosse messo di fronte a una decisione presa altrove e non hanno fatto partecipare i figli. L'impressione, ha detto un genitore, è che in Italia i rapporti tra stato e chiesa siano ormai ridotti ad una sorta di "fai da te" nell'ignoranza completa della Costituzione. Lo ha fatto notare in un comunicato (23 aprile 2008) anche Giancarlo Giovine, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche della Liguria e del Piemonte meridionale.
Il cardinal Bagnasco - ha scritto - svolge "in qualità di presidente della CEI un ruolo di apripista degli altri vescovi italiani nell'attacco alla laicità dello stato, con ritorno a prassi e a comportamenti tipici dell'episcopato italiano prima del Concilio Vaticano II. Se non stupisce la compiacenza strumentale che nei confronti di questa nuova linea hanno i politici in cerca di legittimazione, la stessa cosa non può dirsi della sudditanza manifestata nel corso di queste visite da molti dirigenti scolastici, che hanno aperto gli spazi pubblici e educativi della scuola a visite di carattere essenzialmente religioso (pastorali appunto) in contrasto con la loro funzione di garanti della laicità dell'istituzione che dirigono...".
Ai laici è rimasta solo la possibilità di fischiare?
(Manlio Calegari)
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Ilva - L'operaio si racconta a mezza voce
A pochi giorni dal 1° maggio Repubblica – Il Lavoro (24 aprile '08) sulle Acciaierie di Cornigliano: punto di vista dall’interno, testimonianza anonima.
“L’altro giorno alle tre e mezza del mattino un ragazzo stava guardando l’ora sul cellulare, in quel momento è passato Riva e l’operaio si è beccato un rapporto disciplinare. E attenzione che non ti cada l’elmetto antinfortunistico di mano, perché altrimenti sono guai. Ecco questo è il clima che si respira ormai all’Ilva di Cornigliano”. Dopo alcuni mesi di cassa integrazione “siamo rientrati il 20 gennaio e la situazione non è facile, nemmeno dal punto di vista degli impianti, dato che quelli della banda stagnata risalgono agli anni Quaranta, Cinquanta, ma il problema non è nemmeno tanto il lavoro vero e proprio, quello lo conosciamo, il problema è il clima di terrore che si è instaurato”.
"Clima di terrore": le storie raccontate da chi all’ILVA lavora hanno spesso questa patina pesante, cariche di un’aria densa nella quale sospetto e desiderio di controllo sono alimenti principe. “Ogni giorno regaliamo quasi un’ora al padrone” - aggiunge l’anonimo intervistato da Nadia Campini - “Qui è l’unico stabilimento dove abbiamo la doppia timbratura. All’Ansaldo, come in tutte le fabbriche che si rispettino, conta la timbratura d’entrata”, ai tornelli. A Cornigliano quella in reparto.
Ma cosa fa il dipendente in quel tragitto?
Aspetta l’autobus, va nello spogliatoio per cambiarsi, poi a piedi in reparto – se è vicino – altrimenti aspetta un altro autobus interno. Un tempo – secondo l’azienda – che dipende da lui e pertanto non va retribuito.
Per quale ragione? Per farlo correr? O perché non gli spetta? E poi chi decide se retribuirlo o meno? E perché in altre fabbriche quel tempo viene concesso?
Parlare di timbrature all’ILVA può apparire – oggi – questione di lana caprina. Ma è anche qui che si è generato il “clima di terrore”. Dall’idea che il dipendente – se può – ti frega. E lo fa a priori. Quindi va tenuto sotto.
“Vuoi sapere la verità? La verità è che stanno facendo il possibile per farci andare via tutti. Tirano la corda. E quando non ce la fai più, te ne vai. Anche con meno soldi. Perché non è più vita là dentro”, sussurra un altro anonimo.
Il 23 aprile Repubblica - Il Lavoro indica i numeri dell’esodo dalle Acciaierie di Cornigliano: “Quattordici licenziamenti dall’agosto 2005; 201 dimissioni volontarie, 58 contratti non confermati”.
Burlando quei numeri li ha letti in Regione ad una folta delegazione di cassintergrati e sindacalisti delle Acciaierie. “Quattordici licenziamenti? Cinquantotto contratti non confermati?” hanno ripetuto stupiti i presenti. Il Presidente della Regione ha annuito. Poi dicono che il suo sguardo si sia posato sui rappresentanti sindacali, come volesse chieder ragione di quei numeri passati sotto silenzio dal 2005 ad oggi. Ma è stato solo un istante. Forse non era cosa.
Buon 1° maggio.
(Giulia Parodi)
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Elezioni 2008 - Se "bisogno di protezione" diventa la parola magica
Abbiamo perso le elezioni, ha detto a Repubblica (18 aprile ’08) il segretario del Pd Veltroni, per due ragioni di fondo La prima riguarda la società italiana "fortemente attraversata da un sentimento di insicurezza per esempio rispetto all'immigrazione e di paura per un possibile peggioramento delle condizioni di vita. Il voto che ha premiato la Lega riflette questo bisogno di protezione".
Sulla stessa linea - sempre Repubblica 18 aprile in pagina nazionale - l'intervista di Marta Vincenzi, sindaco di Genova, che a proposito degli operai iscritti alla Fiom che hanno votato Lega ha detto che non è più possibile difendere il lavoro senza parlare di sicurezza. E ha aggiunto che oggi il Pd è chiamato a fronteggiare un cambiamento culturale che fa piazza pulita dello spirito pubblico e che per questo bisogna rispondere a quello che la gente chiede e cioè sicurezza, servizi sociali, politiche del lavoro e simili.
Gli stessi argomenti hanno spinto dieci sindaci (Parma, Verona, Padova, La Spezia, Alessandria, Cremona, Pavia, Belluno, Novara, Asti; 2Pdl, 2 Lega, 2 "civici", 4 Pd) a riunirsi a Parma (ancora Repubblica 18 aprile) per accordarsi sulle misure da prendere per la sicurezza dei cittadini in merito ai "reati contro la persona e il patrimonio, immigrazione clandestina, droga, prostituzione, degrado urbano". I sindaci chiedono più filtro contro i clandestini, più poteri sull'ordine pubblico e poteri di polizia sui reati minori. Un sindaco Pd che partecipa alla riunione ha dichiarato "Deciderà la commissione giustizia quali norme correggere. Quel che conta è rassicurare i cittadini che i processi si fanno e che i colpevoli pagano".
Ma come si fa a parlare di "certezza della pena" senza prendere atto che, ad oggi, nei palazzi di giustizia giacciono 4,5 milioni di processi civili e 5 milioni di penali, cioè quasi 10 milioni di processi per lo smaltimento di ognuno dei quali sono previsti almeno 10 anni?
L'aspetto drammatico della politica italiana, ha scritto Le Monde (19 aprile 2008), è che si fa a gara a promettere ai cittadini cose impossibili e non gli si spiega perché e come, col tempo, sono diventate impossibili. La giustizia, ad esempio.
(Manlio Calegari)
Posted by Admin at 14:29 | Comments (0)
Costi della politica e mercato delle vacche
Nell'editoriale del Secolo XIX di domenica 20 aprile, "Il suk della politica", si osserva come, ad oggi, le riflessioni sul voto non hanno neppure sfiorato il problema dei costi della politica. Che pure sono stati a lungo al centro della discussione e dell'azione del governo Prodi che in proposito ha elaborato e rielaborato più volte una proposta di legge (Lanzillotta) che non ha avuto mai il via libera dalla stessa maggioranza. Per dire che il costi della politica è uno dei terreni su cui l'Unione ha fallito e non dei meno importanti.
Una buona ragione - si legge nell'editoriale - perchè il nuovo governo si metta a fare sul serio tagliando così l'erba sotto i piedi agli epigoni dell'antipolitica. Come Beppe Grillo "un artista formidabile che da anni fustiga le cattive abitudini del sistema... Se a migliaia lo applaudono, non solo perchè sa far ridere, è giusto interrogarsi sulle ragioni di quegli applausi. E fra esse è facile incontrare l'indignazione legata agli smisurati costi voluttuari della politica".
Mostrare una concreta volontà di rinnovamento: tagliare i costi della Casta e disboscare le sovrastrutture istituzionali "madri sempre incinte di padrini, giannizzeri e famigli che dalla politica lucrano munifici stipendi" avrebbe anche l'effetto non secondario di contenere se non abolire il mercato - il suk - della politica. Il cambio di partito o di corrente, la crisi di vocazione politica sono stati ancora la volta (l'editoriale ricorda un bel po' di casi liguri!) la costante che preceduto e accompagnato la formazione delle liste. "Un inverecondo mercato delle vacche" di cui i cittadini hanno chiesto a gran voce la chiusura.
La parola ora torna alla politica e al futuro governo.
(Manlio Calegari)
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Elezioni - Se i greci ci guardano
I greci sono spesso molto socievoli, non è difficile scambiare due chiacchiere anche con persone del tutto sconosciute, e questo rende la cosa anche più imbarazzante, perché nel negozio di ferramenta, o lungo un sentiero, o con un conoscente che si incontra di nuovo, dopo le prime parole di benvenuto arriva fatalmente la frase: “Berlusconi eh? Per la terza volta, eh.”, accompagnata da uno sguardo educatamente interrogativo, appena colorato da un accenno di ironia. Non è che i greci siano messi bene, hanno un governo di destra che sta in piedi con una maggioranza risicata, ed hanno alle spalle il crollo del Pasok sotto il peso di scandali ed inefficienze, ma con tutto ciò possono permettersi di guardarci con perplessità. C’è chi ti dice che per loro sarebbe impensabile un politico che abbia il monopolio informativo che possiede Berlusconi, e chi ti informa che in Grecia le riforme elettorali prevedono una norma di garanzia per cui le prime elezioni d opo il cambiamento devono avvenire ancora secondo il precedente sistema elettorale: quello nuovo entrerà in vigore solo alla tornata successiva. Ecco che in queste conversazioni rimbalzano indietro due errori capitali del centro sinistra: non avere affrontato subito, appena ve ne era la possibilità, il conflitto di interessi, mettendo anche in conto di cadere su questo punto, ed avere avuto una reazione debolissima al momento del colpo di mano del centro destra sulla riforma elettorale. Ma in Italia la sinistra largamente intesa pare che agisca sostenuta da un ottimismo privo di fondamento, come se ci fosse sempre il tempo per aggiustare le cose
(Paola Pierantoni)
Posted by Admin at 14:04 | Comments (0)
Cultura politica - 1968, siamo entrati in tanti e ne siamo usciti soli
I quaranta anni dal 1968 ci tocca guardarli da questo 2008 dominato da un risultato elettorale che ha spazzato via la rappresentanza parlamentare della sinistra e che ha portato al governo la compagine più omogeneamente di destra dal dopoguerra ad oggi, Tambroni a parte. Occorre pensare davvero bene a come ciò sia potuto accadere, e a cosa si possa fare che non sia, semplicemente, una fuga.
Una occasione di pensiero l’hanno avuta le non moltissime persone (una cinquantina, quasi tutte d’epoca, tra loro cinque o sei giovani) che venerdì 18 aprile sono andate alla prima delle quattro tappe di “Autoritratto di gruppo, la memoria politica e la letteratura”. Si tratta di una rassegna organizzata dalla Fondazione per la Cultura con lo scopo di presentare alcuni libri “che mettono al centro il periodo che prende avvio alla metà degli anni ’60 e arriva al rapimento Moro, nel ‘78”.
Il libro presentato lo scorso venerdì è quello che ha dato il nome alla rassegna: “Autoritratto di gruppo”, appunto, di Luisa Passerini. Pubblicato nel 1988 è stato ora riedito da Giunti, e dovrebbe giungere nelle librerie questa settimana.
La discussione ha girato intorno alla difficoltà di costruire una memoria, alla difficoltà di trasmetterla, al senso, allo scopo, alla utilità di costruirla e di trasmetterla.
Una donna del pubblico offre una sintesi in cui i presenti, con un applauso, mostrano di riconoscersi: “in quel periodo siamo entrati in tanti, e ne siamo usciti soli. Dopo è seguita la nostra incapacità di stare insieme e la sostanziale solitudine in cui ci siamo immersi”
Luisa Passerini propone dei sentieri possibili. Misurare la distanza che separa il nostro oggi dal 1968, dice, può aiutarci a capire cosa ci sta succedendo: c’è stata una sconfitta, ma non è definitiva, quello che fu messo in moto allora agisce ancora sotto traccia, ha effetti a lungo termine, modifica la realtà anche senza che ne abbiamo la consapevolezza. Ascoltare i ricordi degli altri è importante, anche se ci si può chiedere a cosa mai possa servire, in un momento come questo in cui la critica alla politica pare non raggiungere mai la politica, che procede nel suo mondo separato. Ma questo è il nostro momento di oggi, se stiamo vivendo questa fase è inutile rimpiangerne altre, e qui dobbiamo trovare le “piccole cose” che vale la pena di fare: forse potremmo abbandonare il “disdegno” per la politica tradizionale. O forse potremmo dedicarci alla dimensione locale della politica. Di certo possiamo (dobbiamo) fare un lavoro culturale che porti conseguenze politiche a lungo termine. Ciò che era stato messo in relazione: pubblico, privato, arte, politica … è di nuovo separato. Ma si può unire di nuovo.
I prossimi appuntamenti saranno:
- Il lupo mercante di Clara Sereni - Martedì 6 maggio 17.30, Palazzo Ducale – Sala Camino
- D’amore e d’odio di Maria Rosa Cutrufelli - Martedì 13 maggio 17.30, Palazzo Ducale – Sala Camino
- La via del Che di Dario Fertilio - Martedì 20 maggio 17.30, Palazzo tursi, Salone di Rappresentanza
(Paola Pierantoni.)
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Il topino intrappolato
Chi ha fatto mancare i voti all'Arcobaleno? Tutte astensioni? O passati alla Lega o al Pdl? Sarà pentito Veltroni e il Pd d'aver scelto di correre da solo? Sarà vero che il Pd ha perso la Liguria perché aveva in lista troppi "foresti"? E Lega e Pdl a chi dovrebbero il loro successo? Ho 35 anni, una laurea e un dottorato di ricerca in materie scientifiche. Lavoro a Milano in una società che si occupa di formazione. Ho sempre votato "a sinistra". Una volta, parecchi anni fa, sono andato a una riunione di Rifondazione per iscrivermi ma sono scappato via: in tutta la sera non avevo sentito una parola che avesse qualche significato per un ventenne. Da allora però il voto l'ho dato a loro. Questa volta no: astenuto.
Avrei potuto darlo a Veltroni e ci ho pensato parecchio. Poi la storia del voto utile mi ha innervosito. Sarà anche utile mi son detto ma non è possibile che mi chiedano il voto solo per contrastare Berlusconi. Che a me fa schifo e ha portato nella vita politica cose che fanno schifo. Ma delle cose che fanno schifo la sinistra parla poco o niente: informazione, televisioni, corruzione, mafia, inefficienza, ingiustizia e vi lascio il resto. Ho il dubbio che è siano cose che fanno schifo solo ai cittadini (una parte, si capisce) ma non ai politici de l centrosinistra (di nuovo una parte). Sto leggendo un libro, "Il topino intrappolato" di Elio Veltri, uno che oggi ha 70 anni e ha sempre fatto politica nell'area della sinistra con responsabilità anche di rilievo. Il libro è stato pubblicato nel 2005, prima della crisi del governo Prodi, ed è stato riedito con aggiunte nel 2008. Forse quanti in questi giorni si agitano per cercare di dare un significato ai risultati elettorali dovrebbero leggere libri come questo. Servirebbe a capire che la recente sconfitta della sinistra è l'inevitabile punto di arrivo di comportamenti irresponsabili, vergognosi e politicamente colpevoli. "Le 103 poltrone di ministri e sottosegretari, l'indulto che ha evitato il carcere a pochi, potenti amici e sodali, l'arricchimento di molti politici, le commissioni tra politica e affari, i concorsi pubblici truccati e vinti dai soliti noti, l'immunità dei responsabili dei crac finanziari a causa della inesistenza della certezza della pena, la lottizzazioe spietata, anche dei medici degli ospedali, il dilagare della illegalità e della criminalità tra gruppi dirigenti, hanno prevalso nei sentimenti e nella determinazione dei cittadini, ai quali rimane solo l'arma della vendetta politica". C'è molto altro nel libro di Veltri ma, per riflettere sulle recenti elezioni, di questa fras e ce ne sarebbe già d'avanzo.
(Lettera firmata)
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