14 Maggio 2008

VERSANTE LIGURE

GAUDIO PER CLAUDIO

Chi fa un lavor perfetto
nella carriera vola.
Successi con il botto
dan vento ad ogni vela:
perciò, grazie al G8,
riecco a noi Scajola.


Mal comune (Genova) mezzo Claudio

  Enzo Costa  
  email: enzo@enzocosta.net;  http://www.enzocosta.net
  Illustrazione di Aglaja  
  email: aglaja@fastwebnet.it;  http://aglajage.splinder.com

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Conferenza strategica/1 - Alla ricerca della ricerca scientifica

Alla Conferenza strategica Genova 2015 dedicata al rapporto tra industria e ricerca scientifica a Genova organizzata dal Comune il 7 maggio 2008, è presente l’industria (cantieristica, aero navale, meccanica, informatica, elettronica, energia, biomedicale), ma non l’Università. E’ invece presente il Politecnico - che appare sempre più concretamente come la seconda università di Genova - nella persona di Gianni Vernazza, preside dell’attuale Facoltà di Ingegneria. Il Politecnico è il vero protagonista della giornata. Gran parte delle relazioni vi fanno riferimento. L’intervento breve e puntuale del prof. Vernazza presenta le ragioni della proposta, i problemi da affrontare, i passi che finora si sono fatti. Fra i diversi spunti segnala la necessità di rispondere alla forte domanda di più ingegneri e quella di migliorare ancora la loro preparazione. Auspica una forte collaborazione con i politecnici di Milano e di Torino, ma non nasconde la possibilità di conflitti di sovrapposizione di competenze. Quindi ne deriverebbe una certa ma non esclusiva specializzazione (energia, nucleare, nautica) e una stretta collaborazione con altre facoltà e dipartimenti dell’Ateneo (Economia, Lettere e Filosofia, logistica, multimedialità). La progettazione del futuro Politecnico è affidata a otto gruppi di lavoro; preoccupazione fondamentale è assicurare una efficace e trasparente governance.

Ora è ampiamente noto che l’Università di Genova è attraversata da gravi problemi di varia natura. Ci si può nascondere dietro un dito, ma è indubbio che il distacco di Ingegneria, di una tra le più rilevanti componenti dell’Ateneo, rappresenterà per quel che resta dell’Università un vero e proprio impoverimento in termini non solo materiali (strutture, personale, bilancio), ma anche di conoscenze, di rapporti e di esperienze, anche gestionali, maturate in questi anni. La Conferenza strategica già lo dimostra lasciando fuori molti settori importanti dell’attuale Università (salute, chimica, nanoscienze, nuovi materiali, ambiente, scienze socioeconomiche per citare solo alcuni) che, peraltro, sono previsti, e con cospicui finanziamenti, nel settimo programma quadro di ricerca e sviluppo tecnologico dell'Unione Europea, 2007-2013 (http://cordis.europa.eu/fp7/cooperation/home_en.html).
Il Comune di Genova sembra aver scelto un percorso diverso da quello segnalato dall’Unione europea. “Non si può da una parte volere una Università più radicata e dall'altra non invitarla neanche alle conferenze strategiche, a meno che tali conferenze non siano già indirizzate ai risultati precostituiti” commenta amaramente Rinaldo Marazza (professore di Chimica Generale ed Inorganica) in un email inoltrato il 5 maggio sulla posta interna dell’Ateneo.
(Oscar Itzcovich)

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Conferenza strategica/2 - L’urbanistica secondo Genova High Tech

A un certo punto della Conferenza strategica va di scena il progetto Leonardo, il villaggio tecnologico degli Erzelli. A sorpresa Carlo Castellano, presidente di Esaote e di Genova High Tech spa, che guida il progetto in cui confluiscono aziende, banche e immobiliaristi, chiede nuovi interventi pubblici di sostegno. Pretende che il Comune cambi la destinazione d’uso dell’area del distretto tecnologico di Sestri, “in maniera da permetterci la più opportuna e favorevole valorizzazione dell’area di proprietà”. Insomma, commenta Repubblica-Lavoro del 8 maggio, via il vincolo ad area industriale, visto che questa si trasferirà in collina, e lì lasciateci costruire commerci e residenze, necessari, a questo punto, per pagare il trasferimento.

Bisogna ricordare che nel 2005 Renzo Piano aveva abbandonato il progetto in polemica con quello sostanzialmente diverso voluto da Castellano e soci. Dalle cinque alte torri arretrate e non visibili dalla costa “tutto circondato da un grande prato che guardava il mare e la città” immaginate da Renzo Piano si passava a più di venti torri e a innumerabili villette vista-mare. La quota di area residenziale passava dal 5 al 25% (ma una clausola poteva farla aumentare al 35%). Castellano difese la trasformazione ricordando che “il progetto Erzelli è un investimento privato e come tale deve trovare la sua redditività (Secolo XIX, 15 febbraio 2008).
Alla Conferenza, scrive sempre Repubblica-Lavoro, Castellano ha inoltre detto di aver “dato incarico ad un team di esperti di studiare un progetto di riutilizzo dell’area che presenteremo quanto prima al Comune”. Margini, assessore ai lavori pubblici, avrebbe storto un po’ il naso, qualcuno ha sussurrato “sembra un ricatto”.
In breve, pressioni improprie e un messaggio chiaro: Castellano intende sostituirsi all’Urban Lab, la struttura tecnica del Comune che studia la trasformazione urbanistica della città nell'interesse di tutti i cittadini, Erzelli e territorio circondante incluso. E’ l’apertura di un nuovo scontro con Renzo Piano, advisor dell’Urban Lab?
(Oscar Itzcovich)

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Nuovo governo - Se le carceri scoppiano riapriamo i Cpt

Il Ministero dell'Interno lavora alacremente al ddl sull'immigrazione. Stabilisce tempi e modi, chiarendo subito che si tratta, prima di tutto, di “un messaggio che va dato” (parole di Ghedini, consigliere del premier in materia giuridica - Repubblica, 12 Maggio 2008).
Tra le innovazioni, la trasformazione dell'immigrazione clandestina in reato punibile da 6 mesi a quattro anni e la chiusura delle frontiere verso rom e romeni.
Il disegno di legge definisce la strategia ed il nemico, il lavoro di questi ultimi mesi di campagna elettorale è riuscito alla perfezione, ora l'equazione tra clandestino e criminale viene coronata da una proposta che prospetta di aprire la stagione di caccia.
La selvaggina non manca, come emerge dalle domande pervenute al Ministero Interni in occasione dell'ultimo decreto flussi, i clandestini in Italia sono almeno 700 mila, ce ne sarà per colmare qualsiasi crasso appetito di “tolleranza zero”.

Il dibattito su immigrazione e sicurezza si risolve in un atto dimostrativo, che dovrà in qualche modo stare insieme al recente allarme lanciato dall'Osaap (sindacato di polizia penitenziaria) sul sovraffollamento delle carceri in tutta la penisola. Inascoltata la richiesta di misure che alleviassero la condizione di chi è detenuto e di chi vi lavora (http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/cronaca/rep_cronaca_n_3087717.html), se non per la prospettiva di riaprire i Centri di Permanenza Temporanea (Cpt) chiusi dal governo precedente, col fine di adibirli a carceri.
L'altro pilastro del ddl, la chiusura delle frontiere per i cittadini comunitari romeni, ha suscitato la protesta degli imprenditori italiani: in Romania sono presenti 20 mila aziende italiane, lo scambio economico ammonta a circa 12 miliardi e la revoca del trattato di Schengen avrebbe esiti disastrosi. Ma il ministro, se parla di Romania, si rifà ad altri modelli: il riferimento al tentato rapimento di un bambino ad opera di una rom sostituisce, in sincrono nell'immaginario collettivo e nell'ufficialità delle dichiarazioni, qualsiasi possibile contradditorio (http://www.borsaitaliana.reuters.it/news/newsArticle.aspx?type=topNews&storyID=2008-05-12T150906Z_01_CON242898_RTRIDST_0_OITTP-SICUREZZA-MARONI-PRONTO-PUNTO.XML). La settimana prossima il ddl sarà discusso alle camere.
(Eleana Marullo)

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Incontri - Il porto riparte dallo Zenzero

Tirare le fila. Cogliere i dettagli. Capire. Fare sintesi. Immaginare lo scenario successivo. E forse - dopo - sperare di aver colto il quadro. Quanto meno di esserci entrati.
Parlare di porto è come vedere un film straniero senza sottotitoli.
Circolo Zenzero. Mercoledì 7 maggio incontro con Paolo Pissarello.
Il primo pensiero inespresso è individuare il momento storico in cui la politica si è fatta economia. Le due cose sembrano così distanti. E se proprio devono stare insieme, qual è la modalità? Chi delle due avrà il controllo?

Comunque vada questo è lo scenario, e di porto parlerà il vice sindaco per due ore, a programma in una serie di incontri in cui dominano sincerità e schiettezza che assumono talvolta vene polemiche, fasi aspre con riflessioni amare per quando si torna a casa.
I presenti allo Zenzero sembrano atomi di universi distinti, ognuno di loro – per la sua storia – ha critiche, appunti, errori da far rilevare.
Paolo Pissarello crede nel lavoro messo in “porto” dall’amministrazione comunale. Ne percepisce il respiro e, nel suo ruolo, vuole trasmetterne gli obbiettivi. Se non fosse che – allo Zenzero – il ruolo può sfumare e a lui, lontano stampa e incontri istituzionali, si chiede quello che davvero non può: raccontarla tutta.
Nessun pericolo: il porto è salvo. Salvi i poteri, chiamati con nomi collettivi, a non offendere nessuno. Salvi i progetti, dei quali Paolo Pissarello parla entusiasta. E le parole, spiegate per i non addetti.
Ecco il “porto lungo” nato “dalla valutazione che oggi non abbiamo spazio per i container” e quindi sono indispensabili piattaforme logistiche in Piemonte, ad Alessandria, Novi o Rivalta. L’area, un milione di metri quadrati, consentirà di movimentare più merci e far arrivare più navi a Genova, senza l’attesa in rada per scaricare.
Qui alcuni presenti scricchiolano: ma dov’è il lavoro per la città? Le merci da lavorare? Saremo solo zona di transito? Chi dice che le aree mancano? Chiedile a Riva!
Ma, per Pissarello, è in Piemonte che si allarga il porto con spazi impensabili a Genova. Sulle banchine attracco, scarico, movimentazione aumenteranno, con più lavoro per tutti. Nel progetto il “bruco”, un tunnel di 20 chilometri che da Voltri sbucherà in Piemonte, un nastro trasportatore per i container. Questo è un piano in cui hanno creduto FS, Regione Piemonte e Liguria, Cosco, Autorità Portuale di Savona e Genova, grazie a persone come Merlo “che sta lavorando e con modalità interessanti” e promuovendo temi cari al Comune di Genova.
Si spazia a parlar di porto allo Zenzero: affiora la Compagnia Unica, con le sue duemila famiglie con un futuro davvero incerto, ed appaiono terminalisti e conservatori che vorrebbero il porto così com’è. Il vice sindaco ammette che il porto è una realtà sclerotizzata dove ognuno difende il suo metro quadrato. Si riflette sugli errori del passato, come il fallimento Derna e sulla magistratura a vigilare sugli errori recenti. C’è chi chiede un’authority per il bene comune. Pissarello insiste: è il porto la vera fabbrica per Genova.
Due giorni dopo su Repubblica-Lavoro la parola passa all’Arcivescovo Bagnasco “il porto” dichiara, “non è soltanto il “polmone” della città ma la sua “vocazione”. Una banalità. Ma detto da tal pulpito sembra rivoluzionaria.
(Giulia Parodi)

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Grandi opere - Costi e benefici restano segreti

Meglio il terzo valico o il “bruco” (un collegamento diretto su binari per trasportare i container tra le banchine di Voltri e il retroterra)? Dopo tre anni di proclami - per il bruco solo uno - i lettori dei quotidiani hanno avuto in cambio della loro pazienza solo scenari teatrali. Diversi - a volte opposti - a seconda della fazione degli interessati. Così anche per la Tav, il ponte di Messina e altre infrastrutture di rilievo.
Si è detto che alcune di queste infrastrutture hanno un valore simbolico così alto che sarebbe miope fermarsi a ragionare di costi e benefici.

Sarà ma, come nessun imprenditore decide di investire quattrini senza fare un calcolo di questo genere, perché i cittadini italiani e con loro i liguri non dovrebbero avere diritto di conoscere i risultati dell'analisi costi e benefici ad esempio per il terzo valico o per il bruco di cui sopra? Perché, trattandosi di soldi pubblici, questa analisi o non ci sono o, quando ci sono, assomigliano piuttosto a documenti di propaganda politica?
Nel suo editoriale ("Sei domande sulle nuove infrastrutture pubbliche") su Il Sole 24 Ore di domenica 27 aprile 2008, R. Perotti ricorda come lo studio più citato a proposito della Torino Lione si basa su previsioni incongrue rispetto a tendenze in atto da anni (scambi commerciali ecc). Così anche per il ponte di Messina dove lo studio più citato ignora del tutto i costi sull'economia locale. Come neppure ci si chiede se, in presenza di aumenti dei costi di opere ancora da iniziare (per l'Alta Velocità: tre volte) gli investimenti previsti si possano considerare ancora vantaggiosi.
Come è possibile portare via a una famiglia tipo di 4 persone 4000 euro per l'Alta Velocità senza alcun dibattito quando per altre tasse molto più modeste ci si scanna per mesi?
E perché - è la domanda di Perotti che di mestiere fa il professore alla Bocconi e non ha aderito al V2 di Grillo - "grandi imprese, media e politici di tutti gli schieramenti hanno collaborato per anni a stendere un muro di omertà su questi argomenti? Se i vantaggi sono così ovvi, perchè tanta paura di una analisi costi e benefici seria, affidata ad un ente indipendente?"
La conclusione? Nessun imprenditore farebbe eseguire un piano di investimento colossale da un management che ha generato perdite per 20 anni di fila. Eppure agli italiani viene chiesto di affidare sulla fiducia un giocattolo da 70 miliardi di euro a una organizzazione, le Ferrovie dello Stato, che è riuscita ad aumentare i tempi di percorrenza sulla Milano Treviglio nonostante il quadruplicamento della tratta e sulla Milano Reggio Calabria nonostante la direttissima Firenze Roma.
Della Milano Genova l'editoriale di Perotti non dice ma i genovesi sanno già tutto.
(Manlio Calegari)

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Centrali nucleari - Ma vale la pena costruirle?

Leggere “Preghiera per Cernobyl’” di Svetlana Aleksievic lascia sbigottiti (ISBN 88-7641-586-6). E’ l’atroce storia del dramma nucleare consumato nel 1986, con le vere testimonianze di chi ancora vive in quella zona. Mai prima nella storia dell’Umanità ci si era trovati di fronte a conseguenze dell’attività umana che hanno prodotto e produrranno ancora per tanti anni problemi a livello planetario. Della radioattività residua non si parla più, ma specialmente in quelle zone i casi di tumore sono moltiplicati rispetto al passato. Oggi si parla di una copertura di nuovo tipo che dal 2010 proteggerà il reattore per 100 anni ancora: costo 2 miliardi di dollari.
E’ un libro da leggere pronti a sentirsi colpiti nel profondo di fronte alla sofferenza di chi vive ancora in quelle zone e non sa dove andare o semplicemente non accetta che la propria terra sia diventata inagibile, in più dimenticati da tutti.

Una per tutte è la storia di Ljudmila che inizia il libro, allora poco più che ventenne e che vede il proprio compagno, vigile del fuoco, trasformato in una sorgente radioattiva che nemmeno le infermiere vogliono anche solo avvicinare: era stato tra i primi 20 o 30 intervenuti a spegnere l’incendio. Questa ragazza, con un amore suicida, accudisce il suo uomo per 14 giorni fino a che egli muore di malattia da radiazioni, pienamente nella media statistica. Lei stessa incinta perde il figlio e assiste al dramma del prelievo di midollo osseo da una ragazza molto giovane, parente del marito, effettuato nel vano tentativo di salvarlo. Ma non basta riassumere, bisogna leggerlo.
Andrebbe diffuso adesso questo libro, adesso che si parla di nuovo di nucleare. Si parla di centrali sicure, di tecnologia all’avanguardia. La stessa solida certezza ingegneristica che non ha saputo prevedere che un robot si sarebbe rotto quando fosse stato esposto a quei livelli di radiazione, per cui le persone sono state usate coscientemente per il lavoro mortale che andavano a compiere nel sotterrare il reattore e salvare milioni di vite in tutto il mondo. Uomini-robot. Si parla di 10.000 morti immediati e centinaia di migliaia ammalati.
Per fortuna il buon Rubbia è ancora vivo e con la forza della propria competenza scientifica, quella vera, ha già cominciato a spiegare che non vale proprio la pena di costruire le centrali. Aggiungo, tanto meno in un paese come questo dove la serietà è stata sacrificata alla tarantella quando si parla di opere pubbliche e investimenti decennali e che costringe un Premio Nobel come lui a migrare in Spagna in cerca di fondi per fare il motore che ci porterà ai limiti del sistema solare.
“Ecoballe” ed “Ecofrottole” che girano per la penisola e carichi radioattivi per l’APAT (l’organo tecnico del Ministero per l’Ambiente!) che attraversano l’Italia in un camioncino inadatto. Ma non ci sono stati morti, quindi a parte il solito spunto per il racconto da bar, nessuna testa è saltata: qualcuno ancora crede che saremmo veramente in grado di gestire una cosa così complessa come le centrali nucleari? (http://www.bur.it/sezioni/Foglietto_numero_0801.pdf, pagina 2).
(Stefano De Pietro)

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Area di servizio - Il Servizio sanitario e il carcere

E' uscito un nuovo numero del giornale edito all'interno del Carcere di Genova Marassi “Area di Servizio-Carcere e territorio”. Il tema affrontato parte dalla sanità: a seguito del passaggio della medicina penitenziaria al Servizio Sanitario Nazionale, e quindi alle singole Regioni, i detenuti della redazione cercano di fare il punto su carenze e punti di forza dei servizi sanitari offerti, cercando di capire se sia veramente possibile una “uguaglianza di trattamento”, richiamata dalla stessa Costituzione, per il cittadino libero e il recluso, e confrontandosi con la Regione Liguria su come verrà affrontato questo passaggio. I detenuti della redazione inoltre, stanchi di apparire sui giornali in occasione della solita rivolta o del ciclico allarme “sovraffollamento” stanno poi cercando di instaurare un dialogo con i propri lettori e con i cittadini genovesi interessati, attraverso un reciproco scambio di domande e risposte: può essere una buona occasione per capire un po' meglio come funzioni la vita dentro le mura di un carcere, e porre liberamente le proprie domande. Chi fosse interessato a riceverne una copia può richiederla alla mail: areadiservizio_2008@libero.it
(Maria Cecilia Averrame)

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Rassegna cinematografica: I diritti di tutti

Quest’anno non ricorrono soltanto i quarant’anni della rivoluzione studentesca o della primavera di Praga. Sono infatti 60 tondi gli anni di vita della Costituzione della Repubblica italiana. L’1 gennaio 1948 diventava legge quel grande patto laico, tra cattolici, liberali, socialisti, nato dalle ceneri della guerra e garante da allora d’un sufficiente grado di concordia e di benessere.
Pochi mesi dopo, il 10 dicembre, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite adottava la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, prima pietra di quel sistema di leggi internazionali che ha assicurato, almeno ai paesi dell’Occidente, un periodo senza guerre che non ha precedenti nella storia dell’umanità.
L’Associazione Nazionale Magistrati ed il Comitato per lo Stato di diritto dedicano perciò a questi eventi la settima rassegna di film “I diritti di tutti”.

La novità di quest’anno è data dall’abbinamento della rassegna cinematografica con la mostra “Vignette dal mondo per i diritti umani”, messa a disposizione dal Comitato per i Diritti e le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri da metà ottobre a metà novembre. Si tratta dell’esposizione di sessanta vignette dei più celebri autori internazionali (da Altan a Kroll, da Giannelli a Plantu, da Danzinger a Staino) che hanno voluto celebrare la Dichiarazione Universale, raccogliendo un’idea dell’ex segretario generale dell’ONU, Kofi Annan.
Si tratta, per Genova, di un evento prestigioso, un altro tentativo di approfondire fatti anche drammatici e dolorosi, con la levità, però, di mezzi comunicativi che arrivino alla ragione toccando le corde del sentimento e dell’emozione. Teatro della rassegna è il cinema Olimpia, rinnovato e pronto ad ospitare, nella sua storica sede del palazzo della Borsa, appuntamenti importanti per la città. Il giorno fissato per le proiezioni è, come sempre, il giovedì.

15 maggio 2008
, Libertà di manifestazione del pensiero e esigenza di sicurezza, “Hair”
22 maggio 2008, Maternità, tutela della donna e del nascituro, “4 mesi 3 settimane 2 giorni”
29 maggio 2008, Lavoro sicuro per un’esistenza dignitosa, “Paul, Mike e gli altri”
5 giugno 2008, Resistenza, antifascismo, Costituzione, “Il processo di Savona”
16 ottobre 2008, Genocidi, razzismo e tolleranza, “Monsieur Batignole” (*)
13 novembre 2008, Giustizia e pena, “The life of David Gale” (*)
Programma: 20.30 presentazione film, 20.45 inizio proiezione. Segue dibattito (Cinema Olimpia, Palazzo della Nuova Borsa, Via XX Settembre, Genova, tel. 010 - 58 14 15)
L’ingresso è gratuito.

(*) Le proiezioni del 16 ottobre e del 13 novembre avverranno in contemporanea con la mostra “Vignette dal Mondo per i diritti umani”, in programma dal 15 ottobre al 15 novembre 2008 per gentile concessione del Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

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