21 Maggio 2008
VERSANTE LIGURE
Latinos, rom, islamici:
carne da propaganda
che, con strilli mediatici,
di voti fiumi gronda
per quanti intonan cinici
l’hit folk “Ronda su ronda”.

Hit parade padana
Enzo Costa
email: enzo@enzocosta.net; http://www.enzocosta.net
Illustrazione di Aglaja
email: aglaja@fastwebnet.it; http://aglajage.splinder.com
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Città - Genova tra inchieste e “vagheggiamenti”
“Il mondo politico genovese è scosso da un’inchiesta della Procura sugli appalti per le mense in scuole e ospedali” (Corriere della Sera, 17 maggio 2008), “La Superba piegata dagli scandali” (La Stampa, 17 maggio), “A scandire il tempo della città sono le inchieste giudiziarie” (Il Sole 24 Ore, 18 maggio) e cosi via. Sui principali quotidiani nazionali Genova spicca, oltre che per la visita del Papa, per la nuova inchiesta che si abbatte sulla città: turbativa d’asta, concussione, corruzione, truffa, associazione a delinquere sono alcuni dei reati ipotizzati. Indagati due assessori dell’attuale giunta comunale, due di quella precedente, il responsabile delle comunicazioni della sindaco Vincenzi e un ex alto funzionario della Regione Liguria, uomo di fiducia della curia e del Vaticano.
Dovrà passare del tempo prima che si arrivi a una valutazione dell’accusa. Non solo di questa inchiesta ma delle tante altre che hanno sconvolto la città e che sono ancora lontane dalla fine del loro iter giudiziario: la Regione e le nomine in base alla appartenenza politica di primari e di dirigenti della sanità, il porto e le lotte per spartirsi il controllo dei terminal portuali, il buco finanziario dell’università, le pensioni che sarebbero state concesse da parte di funzionari dell’Inail genovese a dipendenti dell’Ansaldo per falsa esposizione all’amianto (Repubblica, 10 aprile 2008), il presunto coinvolgimento della Carige nella tentata scalata di Fiorani alla Bnl (Repubblica, 13 maggio 2008).
Tra gli innumerevoli commenti che riempiono le cronache merita di essere segnalato quello di Carlo Castellano, presidente di Esaote, di Genova High Tech spa e promotore del villaggio tecnologico degli Erzelli (Il Sole 24 Ore, 8 maggio): “Difficile - dice –sottrarsi a una preoccupante sensazione di squallore, se verranno accertate responsabilità penali in quest’ultima vicenda relativa agli appalti per le mense scolastiche. A quale infimo livello di affari dovremo rassegnarci di fronte all’incalzare delle mazzette?”…”Dobbiamo smettere - spiega - di perdere tempo a pensare a traguardi irrealistici o troppo futuribili, come costruire un nuovo aeroporto sul mare o vagheggiare una rifondazione urbanistica della città”.
Analisi impietosa e ampiamente condivisibile se non fosse per la caduta, anche di stile, dell’allusione finale. Castellano infatti pare scagliarsi contro l’Urban Lab e l’amministrazione comunale, rei di non condividere la proposta, da lui avanzata alla conferenza strategica del Comune del 7 maggio, di cambiare la destinazione d’uso dell’area del distretto tecnologico di Sestri dove l’Esaote è attualmente insediata, “in maniera – ha motivato - da permetterci la più opportuna e favorevole valorizzazione dell’area di proprietà”. Ovvero, visto che l’Esaote si trasferirà in collina agli Erzelli, via il vincolo ad area industriale e lì lasciateci costruire commerci e residenze, necessari, a questo punto, per pagare il trasferimento (vedi Repubblica-Lavoro del 8 maggio e Oli 187).
Genova attraversa una fase critica. Ai "traguardi irrealistici" e ai "vagheggiamenti urbanistici", Castellano preferisce il fai-da-te.
(Oscar Itzcovich)
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Immigrazione - Scippatori ed ancelle
Il governo fa marcia indietro sull’ingestibile reato di ingresso clandestino e dichiara la sua disponibilità a “chiudere un occhio” sulle badanti. Minniti, ministro ombra dell’interno del PD, intervistato dal giornale radio 3 del 19 maggio dichiara di apprezzare l’abbandono, da parte del governo, delle posizioni “meno accettabili” e la “sostanziale differenza” rispetto all’orientamento precedente. Aggiunge, Minniti, che è stato positivo “distinguere tra la figura delle colf e delle badanti e quella di chi viene in Italia per fare degli scippi”.
Da non credersi: il mondo della immigrazione diviso, con perfetta sintonia bipartisan, tra la sua innocente parte femminile, sfruttabile senza troppi pericoli ed ansietà, e la sua parte maschile, gravida di minacce. Da una parte le ancelle, dall’altra una pericolosa schiera di scippatori, alias muratori, operai della metalmeccanica, della chimica, dell’agroalimentare, addetti alle pulizie, panettieri, ristoratori, lavapiatti … sui quali chiudere un occhio non si può. Sembra di essere tornati ai tempi in cui alle donne, in quanto esseri inferiori, veniva attribuita una minore responsabilità penale, corrispettivo della loro minorità civile. E’ troppo chiedere che l’opposizione pronunci una chiara parola di denuncia di queste aberrazione?
(Paola Pierantoni)
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Stipendi - Detassare lo straordinario. Le ragioni del no
Il ministro Tremonti conferma che la detassazione degli straordinari è tra i primi obiettivi del nuovo governo e che sarà portata al consiglio dei ministri che si terrà nella settimana che va dal 19 al 25 maggio (Repubblica 10 maggio 2008).
Un lavoratore immigrato edile, mi ha detto di essere favorevole: “Ho una moglie ed una figlia, con il mio salario non arriviamo neanche alla seconda settimana del mese. Sono già costretto a fare lo straordinario, se mi venisse detassato sarei più che felice”. La maggioranza dei lavoratori edili, a suo dire, la pensa così. In particolare, sono favorevoli, i lavoratori immigrati del settore, perchè non hanno la casa in proprietà, non hanno i nonni, genitori e parenti che aiutano, anzi, i familiari sono da aiutare nel paese di origine.
Riflettendo sulla questione mi sono ricordato di un film che ho visto qualche anno fa sulla Rai. Sarà stata sicuramente notte fonda, i “bei” film in tv non iniziano prima di mezza notte. Si tratta di “I compagni” di Mario Monicelli del 1963, con Marcello Mastroianni nel ruolo di un professore socialista, genovese (se non ricordo male), che arriva clandestinamente a Torino, nel 1899 (credo), per appoggiare la lotta degli operai di una fabbrica tessile per ridurre da 14 a 13 ore l’orario giornaliero di lavoro che talvolta arrivava anche a 16 ore. Lotte durissime dove scioperare significava non mangiare e dove la polizia prendeva direttamente gli ordini dal padrone della fabbrica.
Nel 1923 le lotte dei lavoratori italiani culminavano nella conquista delle 8 ore giornaliere e le 48 settimanali con la legge 692; successivamente la legge 196 del 1997 porterà la durata normale dell'orario di lavoro a 40 ore. Oggi, almeno per una parte degli operai edili, metalmeccanici ed agrari c’è il rischio di un ritorno a lavorare tante ore quante 100 anni fa, con la differenza che oggi sembra che i lavoratori siano d’accordo. C’è il rischio di una conflitto tra gli stessi lavoratori, quando la realtà si presenterà con tutta la sua crudeltà, poco tempo per sé e per i propri cari, poca salute, più fatica, più infortuni e morti sul lavoro, meno occupazione per gli altri lavoratori in particolare i giovani. C’è il rischio che aumenti il conflitto con i lavoratori immigrati, in questo caso i motivi saranno reali e non falsi come quelli della sicurezza: il “crumiro” nel film era un immigrato siciliano.
Ha ragione Guglielmo Epifani, segretario della Cgil, intervistato dalla Repubblica del 12 maggio, ad opporsi a questo provvedimento perché può far saltare gli accordi sulla flessibilità e penalizzare giovani e donne, anche se la sua posizione, almeno inizialmente, rischia di essere impopolare tra gli stessi lavoratori.
(Saleh Zaghloul)
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Infortuni nel tempo - Disattenzione o profitto?
Quando un infortunio sul lavoro, per circostanze o numero di persone coinvolte, è tale da scuoterci dall’assuefazione si accende per breve tempo l’attenzione dei media, poi cala il silenzio. Un dibattimento in corso a Palazzo di Giustizia offre un esempio di quanto sarebbe importante, invece, seguire fino in fondo l’iter giudiziario degli infortuni per capire davvero cosa sia avvenuto e perché, e trarne qualche utile considerazione.
Sotto esame un gravissimo infortunio avvenuto il 9 marzo del 2004: un lavoratore dipendente della Tis SpA. sistemava i faretti necessari ad illuminare la zona di lavoro di un cantiere notturno su un viadotto dell’autostrada A10. Procedendo a ritroso, si era spostato inavvertitamente al di fuori dell’area del cantiere, delimitata da coni segnaletici, e un camion l’aveva investito. Colpa del lavoratore, sostiene la difesa: si è mosso “malaccortamente”, ed era anche il capocantiere, e quindi “il principale responsabile delle misure di sicurezza”.
Ma la P.M. Paola Calleri offre una prospettiva del tutto diversa. il Piano di Sicurezza e Coordinamento (Psc) predisposto da Autostrade per l’Italia, osserva, dato l’orario notturno e la ristrettezza della carreggiata, stabiliva tassativamente che il lavoro fosse svolto in totale assenza di traffico. Invece al momento dell’infortunio (21.30 circa) c’era solo la riduzione di carreggiata. Come mai? Una libera iniziativa dei lavoratori, del preposto? No, al contrario: si è trattato di una decisione formalizzata in una modifica del Piano Operativo di Sicurezza (Pos) predisposto dalla Tis SpA, per aderire ad una richiesta di Autostrade per l’Italia che intendeva bloccare il traffico per il minor tempo possibile senza subire ritardi nella consegna. Ecco così la soluzione di compromesso: iniziare ad operare alle ore 21 con la semplice riduzione di carreggiata (ufficialmente solo per “allestire” il cantiere) e deviare il traffico solo dopo le 22. Ma, osserva la P.M., allestire u n cantiere è un lavoro tanto pericoloso quanto fare buchi per terra, anzi, di più, perché implica continui movimenti dei lavoratori. Il lavoratore, aggiunge, sarà anche stato malaccorto, ma questo non sposta il problema: le norme di sicurezza servono proprio a proteggere i lavoratori da loro stessi, dalla stanchezza, dalla disattenzione.
Quattro le figure chiamate in causa, per tutte chiesta la condanna a tre mesi: il Direttore di primo tronco di “Autostrade per l’Italia”: ha innescato la condizione capestro: chiudere il traffico solo dopo le 22 senza allungare i tempi di consegna; il responsabile dei lavori di “Autostrade per l’Italia”: ha redatto il Psc ma non ha verificato sulla sua puntuale applicazione; il coordinatore dei lavori (Spea SpA): non ha garantito la coerenza tra Pos (responsabilità della Tis) e Psc (responsabilità di Autostrade), e facendosi anzi tramite della “soluzione” di compromesso e, infine, il direttore dei lavori (Tis SpA): ha modificato il Pos, anziché a ttuarlo.
Una ricostruzione che mostra il conflitto permanente tra gli interessi in gioco e la tutela normativa, che pure esiste, sulla sicurezza di chi lavora.
Parola alla difesa nelle prossime udienze del 9 e del 18 giugno, data in cui si prevede la sentenza.
(Paola Pierantoni)
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Anniversari - Giù le mani dal '68
Basta, non se ne può più. Evidentemente 40 anni sono sembrati sufficienti per esorcizzare il 68 e farne un anniversario come gli altri. Metterci una bella cornicina intorno e dare il via ai festeggiamenti. Cioè fare tutte quelle cose che il vento del 68 aveva spazzato via. Invece no, eccoli qui, dopo 40 anni, tutti in fila tromboni, giornalisti, intellettuali, accademici, politici a parlare del 68. Quelli che non c’erano, quelli che se c’erano non se ne sono accorti, quelli che nessuno li aveva mai visti, quelli che sono saliti sul 68 le ultime due fermate in tempo per arrivare al capolinea sul tram dei vincitori, quelli che sul 68 hanno fatto carriera, quelli che avevano capito tutto prima, quelli che sono passati dall’eskimo alla cravatta nello spazio di un mattino, quelli che hanno cambiato bandiera, quelli che hanno dimenticato, quelli che non sanno nulla e parlano, parlano, parlano…Basta non se ne può più.
(Anna Pisani)
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Politica e religione - I fragili margini della laicità
L'assessore Margini ha recentemente invitato l'Arcivescovo di Genova, dopo la sua esternazione sul porto, a farsi carico di convincere il mondo imprenditoriale genovese a investire, farsi carico, in poche parole a scendere sul piano concreto per il porto e la città. Mi domando se l'assessore sia convinto o no che una sana concezione laica della politica e dell'amministrazione vorrebbe una netta distinzione dei ruoli, civile e religioso. E' un diritto dell'Arcivescovo esternare nella sua qualità di pastore e in questa ottica le sue parole non possono che essere bene accolte, ma chiedergli di svolgere la parte che spetta al laicato mi fa pensare a una "fusione e confusione" poco auspicabile. Mi fa anche venire in mente il tempo in cui al tempo di D'Alessandro presidente dell' Autorità portuale, nell'annosa (e ancora in piedi) controversia con la Culmv coinvolse all'Arcivescovo Siri con la parte del mediatore. Siri che amava ficcare il naso nelle facce nde imprenditoriali e si vantava talvolta di aver risolto questa e quest'altra controversia, che aveva inventato gli imprenditori, i maestri, gli artisti, "cattolici", connubio quanto mai ambiguo, si fece carico della mediazione e si presentò a palazzo Tursi in pompa magna, ma i risultati del confronto con Batini furono scarsini. E fa persino rima...
(Giovanni Meriana)
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Esposizioni - Perché rendere una scultura bidimensionale?
All’interno del Palazzo Reale a Milano è possibile ammirare una serie di statue di Canova che trovano il culmine nella famosissima Danzatrice, prestata dal museo di San Pietroburgo (http://www.scultura-italiana.com/Galleria/Canova%20Antonio/imagepages/image22.html). La statua è stata messa su una piattaforma girevole coniugando la necessità di tenerla vicina ad una parete con quella dei visitatori di ammirarla a tutto tondo. Penso sia questo il significato di una scultura, quello di uscire dalla bidimensionalità della tela dipinta o del muro affrescato offrendo una terza dimensione altrimenti solo immaginabile. Molti hanno cercato di trasportare questo concetto in pittura, dai quadri stereoscopici di Salvador Dalì alle più moderne opere dell’arte “da Biennale di Venezia”: così troviamo lattine ed altri oggetti incollati su tele dipinte per cercare in qual che modo di supplire alla mancanza di spazialità reale della pittura tradizionale.
Mentre guardavo questa bellissima mostra non ho potuto fare a meno di sentirmi fieramente genovese spiegando alla mia compagna di viaggio che a Genova si trova la “Maddalena pentita”, sempre di Canova, e che è una statua di rara bellezza non tanto per la precisione tecnica che forse è superiore in altre opere, ma e soprattutto per l’espressione di tutto il corpo, che si può godere da qualsiasi parte la si guardi, fino alle dita dei piedi, che sono così belle che viene voglia di massaggiarle come fossero vere: ed essendo una persona in posizione inginocchiata, le dita dei piedi si trovano dietro. Ecco, mi ritengo uno dei fortunati che potrà dire di aver visto le dita dei piedi della Maddalena di Canova, perché da oggi il nuovo allestimento l’ha chiusa in una nicchia ed è possibile vederla solo di fronte.
Infatti durante la “pochissimo” pubblicizzata Notte dei Musei 2008 scopro che la statua, che si trovava al Museo di Sant’Agostino, è stata spostata a Palazzo Bianco (o meglio nella sua dépendance a Tursi), al termine di un percorso espositivo esclusivamente pittorico con poche magnifiche esclusioni tra le quali la sala riservata ai tessuti e l’immancabile Cannone di Paganini. In effetti la collocazione al Museo di Sant’Agostino tendeva a tenere la bellissima opera al di fuori delle rotte commerciali dei turisti che affollano Genova in estate e quindi l’idea di base di spostarla in questa nuova collocazione è di per sé ottima. Non basta però l’intenzione, questa gaffe del curatore del museo non passerà inosservata a chi, spendendo il costo di un biglietto, si troverà di fronte una statua godibile solo per il 25% della sua bellezza: che ne dite di chiedere lo sconto del 75% all’ingresso?
(Stefano De Pietro)
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Mostre - Fino alla fine del mondo
Ci si arriva umidi e trafelati pensando che questa città, sull’orlo del tracollo, non abbia più niente da offrire. Niente di nuovo, s’intende, nel senso più ampio e profondo del termine, tranne qualche copia e incolla di bellezza, arte, cultura. Ed anche il titolo “Fino alla fine del mondo” sembra voler accompagnare il quadro di un cielo carico di pioggia. Sabato 17 maggio vernissage, recita il cartoncino. Interpreti una cinquantina di artisti, coordinati da Renata Soro.
In via San Luca 14, Galleria Ars Habitat (www.arshabitat.it), c’è un mondo di amici e pittori che si salutano e sulle scale aspettano che la folla defluisca per vedere con calma. “Fumo…c’è troppa gente”, “Caldo da morire…”.
Gli ombrelli si accatastano all’ingresso e dentro la sala i più annuiscono felici, come se avessero a che fare con qualcosa di bello e imprevedibile che può dar seguito ad altra bellezza. E in effetti siamo di fronte a qualcosa di speciale. Perché nei quadri, quelli che almeno si riescono a vedere tra un corpo e l’altro, c’è ricerca, attenzione, incanto. E sono tutti insieme un’infinità. Ad unirli, il film di Wim Wenders che ha titolato la mostra e che ha imposto agli artisti scelte precise. Nella pellicola due personaggi girano i cinque continenti in cerca di immagini per ridare la vista ad una madre cieca, ma anche per mettere a punto un sistema in grado di registrare i sogni. Dalle sequenze del film i quadri di questa mostra - allestite con cura da Renata Soro – in cui primi piani, immagini sfuocate e interni diventano di volta in volta soggetto. Il deserto si alterna al mare, Venezia a scorci urbani e a volti e corpi colti in intere sequenze dove c’è dolore, stupor e e attesa.
Siamo stati abituati ad un cinema che per rinnovarsi mette in scena romanzi. In questa mostra sono gli artisti a fissare il film per custodirne immagini e sensazioni.
Per farsi un’idea c’è tempo fino al 30 maggio.
(Giulia Parodi)
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Eventi - Di fabbrica si muore
Alessandro Langiu, co-autore del libro Di fabbrica si muore edito da Manni Editore, Lecce 2008, scritto insieme a Maurizio Portaluri, oncologo e radioterapista, nell’ambito dell’iniziativa Festival Collasso Energetico organizzata dal Teatro Cargo, sarà ad Arenzano giovedì 22 maggio 2008 alle ore 21,30 presso Muvita, e venerdì 23 maggio alle ore 21 presso la Sala Munizioniere di Palazzo Ducale.
Alessando Langiu è nato a Taranto nel 1973, autore e regista di teatro, si occupa di tematiche sociali e ambientali. Tra i suoi ultimi lavori, Di figlio padre, di figlia madre, Otto mesi in residence e Ventimila granelli di sabbia.
Lo spettacolo teatrale di Alessandro Langiu porta in scena, ad Arenzano e a Palazzo Ducale, la drammatica situazione del rione Tamburi di Taranto, uno dei quartieri operai a più alto tasso d'inquinamento d'Italia. Nel cortile del rione tre bambini giocano a calcio, correndo tra la polvere rossa, in mezzo a palazzine di periferia dentro le quali le loro madri, casalinghe, lottano quotidianamente contro la stessa polvere rossa che si deposita in ogni angolo delle case. E' la polvere prodotta dall'acciaieria lì vicina: Taranto produce il 70% di monossido di carbonio italiano e la diossina è a quote elevatissime. Il rione Tamburi, dov'è ambientato la storia raccontata nello spettacolo, nel 2001 è stato dichiarato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità una priorità mondiale per le neoplasie alle vie respiratorie, che qui hanno incidenza due volte e mezza più alta rispetto a quella nazionale.
“Il pregio degli spettacoli e della scrittura di Alessandro Langiu è la capacità di aggiungere ai fatti, di per sé toccanti, una pregnanza poetica e incisiva, che va al di là della cruda cronaca, grazie alla musicalità del ritmo, alla densità del dialetto, ai vuoti laceranti incastonati come chiodi tra un periodo ed un altro, tra un dialogo e un intramezzo musicale.
Infine, pur scrivendo, recitando e cantando storie simili (come la denuncia delle morti sul lavoro), non ripete mai lo stesso copione” (Giuliana Bottino, 2008)
Per saperne di più: http://www.alessandrolangiu.it/index.php
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