28 Maggio 2008
VERSANTE LIGURE
La Russa in mimetica
Gasparri che sghignazza
e Plinio che farnetica:
a me ciò terrorizza
per cui do in rima e metrica
l’allarme sicurezza.

Procurata sicurezza
Enzo Costa
email: enzo@enzocosta.net; http://www.enzocosta.net
Illustrazione di Aglaja
email: aglaja@fastwebnet.it; http://aglajage.splinder.com
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Lanternopoli/1 - Ricambio generazionale, ma quali giovani?
A coronamento di un anno di indagini, ripreso da una microspia piazzata nel suo ufficio, sorpreso in flagrante mentre intascava una mazzetta, il presidente di un ente pubblico viene arrestato dai carabinieri. Così comincia, con l’arresto di Mario Chiesa, la storia pubblica di Tangentopoli e di Mani pulite. Sbigottiti, i cittadini da lì a poco si familiarizzeranno con nuovi e vecchi nomi di brasseur d'affaires, di imprenditori e con giri vertiginosi di bustarelle e di affari dell’ordine di decine di milioni di euro. La nota vicenda di 16 anni fa è stata evocata dai giornali locali a proposito di quella che si pensa essere la sua riedizione genovese. Craxi parlava di “mariuoli”, Marta Vincenzi di “cattivi guaglioni”, ma per importanza del giro di affari e uomini (imprenditori, amministratori pubblici, politici) finora coinvolti nella corruzione, Lanternopoli non è Tangentopoli.
A Genova, due anni di indagini e migliaia di intercettazioni telefoniche e ambientali (decine di microspie disseminate in molti ristoranti della città) hanno portato a un’ordinanza cautelare di 600 pagine corredata di altre 1000 pagine di allegati. Nella rete, un imprenditore, il portavoce del sindaco, due assessori e due ex consiglieri comunali, il presidente dell’ospedale”Bambin Gesù” di Roma, ex direttore generale della Regione.
Alla pletora forse inevitabile di notizie sui quotidiani locali, ha corrisposto un’attenzione relativamente modesta da parte di quelli nazionali. Scontata la reazione del centrodestra che chiede le dimissioni della giunta di Marta Vincenzi e quella del centrosinistra che esprime fiducia nella magistratura, riesce difficile sottrarsi all’impressione di una sproporzione tra il notevole impiego di risorse investigative e i risultati raggiunti da un’inchiesta che forse, a causa di una fuga di notizie (indiscrezioni riportate da Panorama a gennaio), ha dovuto anticipare i tempi. A meno che ulteriori sviluppi dell’inchiesta (che sembra puntare molto più in alto), non finiscano invece per smentire questa impressione.
Resta la protesta della Federazione esercizi pubblici genovesi, che parla di danni di immagine e di gogna mediatica per aver reso pubblico il nome dei ristoranti dove sono state piazzate le cimici (Corriere Mercantile, 24 maggio 2008), ma nessuno sembra preoccuparsi di come effettivamente è stata tutelata, in questo contesto, la vita privata dei cittadini, la loro privacy. Resta la solidarietà di Burlando (“Le sono molto vicino”) e quella ovvia del Pd (ma con margheriti defilati), mentre la Vincenzi, chiaramente indebolita, chiede scuse alla città e prepara il rilancio della giunta. Resta, come lei dice, l’amarezza per il tradimento dei suoi giovani collaboratori, per la perdita delle speranze riposte in un “ricambio generazionale”. E resta purtroppo senza risposta la questione avanzata qualche anno fa dallo stesso Massimiliano Morettini: “Allora, il dibattito sugli under 40 – posto anche con una lettera ai vertici dei Ds pochi mesi fa – pone a tutta la classe diri gente, giovani inclusi, un grande interrogativo: come partecipa questa generazione alle scelte strategica della comunità?” (Repubblica, 25 settembre 2005).
(Oscar Itzcovich)
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Lanternopoli/2 - Dietro di loro il nulla
L'inchiesta su mensopoli a Genova e il finimondo da essa suscitato sarà probabilmente destinato ad esaurirsi per stanchezza o archiviazioni, come talvolta accade in queste cose che per il loro riflesso politico generano tanta confusione. Ma a leggere le intercettazioni sui giornali cittadini c'è da chiedersi chi davvero siano questi personaggi che riempiono le loro conversazioni a telefono di se, di ma, di cioè, di punti sospensivi, di beh, di cazzo, come accadeva ai neofiti sessantottini ascoltandoli sui bus o nei cosiddetti "collettivi" o "attivi" che fossero. Eppure alla loro spalle, se hanno fatto tanta strada, un po' di scuola di partito, un pezzo di laurea, la lettura di qualche libro e la conoscenza della grammatica dovrebbero esserci.
Fierissimi dubbi suscita anche il concetto della loro laicità, magari usata come bandiera quando gli faceva comodo, se qualcuno di loro non esita ad appellarsi alle aderenze ecclesiastiche per vincere questa o quella gara, per avere questo o quel favore. Chi li ha scelti non si è accorto del nulla che gli stava dietro?
(Giovanni Meriana)
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Immigrazione - PD tra inseguimenti ed assenze
Immigrati e stranieri in primo piano. Il governo ne fa il centro di una ricerca di consenso che, a quanto pare, viene generosamente accordato dalla opinione pubblica. Oggi Guido Bolaffi, a “Prima Pagina”, parla di una fase in cui finalmente emerge la realtà. Quella che sta emergendo, credo, è soprattutto la realtà culturale profonda del paese, che ora si sente legittimata ad esprimersi senza remore. Corrado Augias (Repubblica del 15 maggio) - rispondendo ad una lettrice incredula di fronte al suo vecchio zio socialista che confessa di aver votato Lega - cita Bauman: nei momenti in cui le prospettive si fanno incerte, i timori per il futuro si trasformano, al di là della realtà concreta, in timori per la propria immediata incolumità, “per la propria casa violata, per i bambini rapiti dagli zingari come in una antica fiaba terr ificante”. Quando le cose stanno così, aggiunge Augias, è inutile parlare di risanamento del debito pubblico: “Se non si capisce questo perfino il vecchio fabbro romagnolo che sembra uscito da un edificante racconto di fine ottocento va a votare per la Lega”.
Purtroppo pare proprio che sia il precedente governo, sia l’attuale opposizione, questa cosa non l’abbiano affatto capita, e qui siamo. Augias dice che nella perenne ricerca del “giusto mezzo” la sinistra è finita per cadere per terra. Ed ancora oggi il PD si limita ad inseguire (a distanza) le posizioni del governo, insegue le briciole di consenso che cadono per terra, sottolinea le similarità, circoscrive il dissenso. Di fatto non si riesce a capire quale sia e dove si formi la sua cultura di fondo. La presentazione del libro “Il caso zingari” di Marco Impagliazzo (22 maggio, Teatro della Gioventù) offre una occasione di riflessione. L’iniziativa è della Comunità di S. Egidio e del Centro Primo Levi, intervengono Borzani, Petruzzelli, Mons Marchetto, Ariel Dello Strologo. Fatti storici, informazioni, storie di vita, analisi della attualità su cui vengono pronunciate parole di allarme: si sta tornando alle generalizzazioni, alle colpevolizzazioni di massa, questo fu il terreno della Shoah, ci sono persone che hanno di nuovo impugnato i bastoni, per contrastare tutto ciò non basta che la cultura lo racconti a se stessa, serve una responsabilità della politica, una compattezza sociale, sentirsi di nuovo portatori dei valori profondi che la nostra civiltà ha elaborato in centinaia di anni, e che ora stiamo dimenticando…
Il teatro è strapieno, gente in piedi, molti giovani. Ma la platea rappresenta in modo evidente la separazione con la parte politica che dovrebbe rappresentarla, e che non c’è: assenti politici, rappresentanti delle istituzioni, sindacalisti, tranne una solitaria eccezione. Quanto ai “media”, solo un articolo sul Corriere Mercantile ed un servizio del TGR nella solita versione “melassa” confezionata appositamente per non lasciare traccia.
Nessuno a raccogliere e trasmettere le storie che sono state raccontate, le parole che sono state dette. Impossibile, in queste condizioni, che arrivi alle persone una parola pubblica che le aiuti a capire il mondo che le circonda e, soprattutto, se stesse.
(Paola Pierantoni)
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Sicurezza per tutti - Studiare l’esperienza genovese
Nella esagerata e demagogica campagna politico mediatica sulla sicurezza, contraddetta dalle molte analisi che indicano l’Italia come il paese più sicuro in Europa e nel mondo, gli immigrati ed i Rom appaiano tutti e sempre colpevoli e mai vittime a cui pure occorrerebbe garantire tutela. Che la studentessa stuprata a Roma, alla vigilia delle elezioni, fosse africana e che sempre a Roma, sia stata stuprata una donna rumena, sono notizie che non hanno la stessa evidenza delle altre.
Genova è stata la prima città italiana ad essere investita dal problema sicurezza, le prime ronde in Italia sono nate proprio nel nostro centro storico nel luglio 1993, erano ronde armate di catene e bastoni. La nostra città ha saputo affrontare il problema ed uscirne bene, prima di Milano, Roma, Napoli ecc. Il modello genovese si basava sulla cooperazione tra istituzioni, associazioni ed abitanti, puntava su meno espulsione, repressione, rimpatrio assistito e più su regolarizzazione, prevenzione, integrazione, lotta alla povertà, recupero edilizio, qualificazione urbana, cultura, scuola. Dialogo con tutti e sicurezza per tutti compresi i cittadini immigrati. E’ stato un lavoro faticoso. Gli attori principali sono stati le associazioni laiche e religiose del Forum Antirazzista di Genova e le due amministrazioni comunali Sansa e Pericu, dal 1995 al 2001. Un lavoro che ha richiesto molta pazienza ed energie, ma che ha dato ottimi risultati visto che malgrado non vada più av anti dal 2001, continuiamo a viverne la rendita in una delle città più sicure e vivibili d’Italia. Fino a quando però si può vivere di rendita?
Potrebbe Marta Vincenzi, “studiare” l’esperienza genovese, per riproporla, aggiornandola, nella stessa città in cui era nata? Aiuterebbe così il centro sinistra e tutto il paese a trovare finalmente una sua politica sulla sicurezza, alternativa a quella della destra, capace di dare risposta anche a situazioni come quelle che si sono verificate a Borgoratti, dove bambini stranieri sono stati minacciati, come ha riportato Roberto Scarcella nei suoi articoli “Baby-nazisti terrorizzano il quartiere” e “Basta a bulli e svastiche” pubblicati sul Secolo XIX del 9 maggio.
(Saleh Zaghloul)
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Buroidiozie - Prosegue il calvario dei sans papier
Prosegue la storia di Irina (vedi OLI 129) che è tornata in Ucraina e poi rientrata in Italia col visto per la famosa farsa dell’assunzione all’estero. Dopo 10 mesi siamo alla fase “faccio venire qui mio figlio”.
La normativa in vigore parla chiaramente di avere “la disponibilità di un reddito minimo annuo derivante da fonti lecite non inferiore all'importo annuo dell'assegno sociale (5.061,60 euro) se si chiede il ricongiungimento di un solo familiare”. Mi lascia un pò perplesso il “lecite” messo vicino a “fonti”, mi piacerebbe conoscere quali sono le fonti illecite ai fini del reddito.
Su http://www.aduc.it/dyn/immigrazione/noti.php?id=202883 si scopre che per il Senato della Repubblica quelle illecite sono “traffico di stupefacenti e prostituzione, o altro”! Meno male, Irina non fuma nemmeno... Anzi gioca al gratta e vinci contribuendo al Pil e vince! Rientrerà nel reddito lecito? Comunque non mi risulta che la prostituzione sia illecita in Italia, semmai lo è lo sfruttamento.
E’ arrivata in Italia il 21 luglio 2007, ha trascorso il mese di agosto a casa mia per ferie (ma non le sue, quelle dei vari uffici e del datore di lavoro...) e ha iniziato a lavorare a settembre. Quindi il suo reddito lecito è stato accumulato in 4 mesi facendo diversi lavori, in tutto 3.500 euro circa più il “nero” di chi non ha voluto assumerla. Rapportato ad un anno, sarebbero più dei 5.000 richiesti per portare qui suo figlio. Sembrerebbe logico, no? 3.500/4x12=10.500, il doppio. Quindi quando ha chiesto il ricongiungimento, è rimasta stupita che le abbiano detto che non raggiunge il reddito minimo, nonostante un buon stipendio e l’assunzione a tempo indeterminato.
La procedura non tiene conto del periodo di accumulo del reddito, solo della cifra. Così chi avesse potuto lavorare da Gennaio per arrivare a Dicembre con, che so, 5.062 euro di reddito, potrebbe portare qui suo figlio con meno di 500 euro al mese di stipendio, ma lei che ne guadagna di più, no. E’ evidente il fatto che nella redazione della norma non è stato tenuto conto che mentre un italiano ai fini fiscali esiste da gennaio a dicembre, un immigrato potrebbe, come Irina, iniziare i suoi conteggi a metà anno.
Tra l’altro l’anno di reddito non viene nemmeno conteggiato rispetto all’inizio della sua attività in Italia, ma sull’anno fiscale, quindi in pratica le rubiamo d’ufficio 5 mesi di lavoro in più ai fini del ricongiungimento. In più, un arrivo ad inizio 2009 comporterà per suo figlio un cambio di lingua e di abitudini proprio in mezzo all’anno scolastico, senza nemmeno uno o due mesi di tempo per annusare la nuova aria.
E’ una persona mite, mi ha detto: “bisogna avere pazienza”. Mi sono scusato con lei per come la stanno trattando le nostre istituzioni. Spera adesso di non avere altre sorprese per le ferie in Ucraina, tra visti, permessi in rinnovo e amenità burocratiche varie.
(Stefano De Pietro)
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Città - L’urbanistica ai tempi dell’Urban Lab
“Sono giornate difficili”. Paolo Pissarello guarda serio le persone davanti a lui e con una frase giustifica l’assenza della sindaco Marta Vincenzi a programma nell’incontro del circolo Zenzero. I presenti annuiscono amareggiati e comprensivi.
Mercoledì 21 maggio si discute di Urban Lab ed in sala soprattutto architetti e funzionari delle Belle Arti che si scontrano quotidianamente con un’idea di urbanistica dai contorni oscuri, grondante di interessi, che genera rancore per scelte fatte. Molti di loro portano perplessità ed un certo scetticismo per questo Urban Lab contenitore di eventi e temi urbanistici i cui confini sfumano fino a mescolarsi.
Ma accanto al vicesindaco c’è Anna Corsi, responsabile di questo ufficio fortemente voluto da Marta Vincenzi al quale collabora Renzo Piano. Si volerà alto anche in questo appuntamento virando su Erzelli, Waterfront, aree di Cornigliano, Carmagnani, Multedo con il bisogno che l’amministrazione esprima “un’idea politica di città”.
Urban Lab - originariamente Ufficio Piano della città – come tale ha appena nove mesi ed una sede al Museo Galata. Nato con 4 persone a sostenerlo, oggi conta sul contributo di venti. Tra loro stagisti universitari provenienti da Praga, Mosca, Dublino, “persone competenti e preparate” spiega Anna Corsi, che si alterneranno ad altre in arrivo dal Giappone. Finalità del laboratorio lavorare alla luce della modifica del piano regolatore che il Comune farà nel 2010. Quindi “prima di intraprendere questo cammino” precisa la responsabile “e seguendo le leggi che pretendono elaborati, farsi un’idea su quello che vogliamo ci sia nella città”.
In agenda di Urban Lab riunioni a scadenza mensile con Renzo Piano, Marta Vincenzi ed eventuali esperti in infrastrutture con i quali affrontare, tematica per tematica, strategie e progetti. Dunque obbiettivi, criteri, analisi di cartografie sono materiale quotidiano di lavoro.
Ci sono anche le linee - una verde ed una blu - confini ideali che indicano la prima lo spazio oltre il quale la città non deve più espandersi, la seconda il rapporto con il mare, “recuperando ambiti territoriali” che privilegino questo incontro. Tra le finalità anche “ricostruire il costruito” nel tentativo di migliorare lo spazio urbano con viali, piazze, aree verdi. Poi, ancora, le reti dei grandi progetti per i quali individuare nodi di sviluppo che privilegino la qualità della vita. E allora linee di indirizzo da sottoporre ad imprenditori ed operatori che capiscano le strategie dell’amministrazione. Si piange su Fiumara dove al posto di scienza, conoscenza e impianti, adesso regna il nulla. E si sollecita un rapporto con l’università, per avere un’area in cui far circolare i cervelli, perché spiega Paolo Pissarello le grandi industrie vogliono “tre cose: spazi, servizi di tecnologia avanzata, ricerca.”
Appare il progetto della torre sulle aree di Boero: “ma forse l’intera valle non ha bisogno di un fungo da 50 metri. Forse, prima, è meglio capire come l’intera valle evolve...”. Ed emerge tra i presenti la necessità di collegare il piano regolatore urbanistico al piano sociale per aree come il centro storico.
Sta accadendo qualcosa in quel laboratorio. Ma chi interviene sottolinea la distanza tra il “noi” e il “voi”. E vorrebbe vedere. Srotolare le carte. Toccare con mano. Infine partecipare per intervenire. O prevenire, mettendo a disposizione uno scetticismo professionale che può volgere in partecipazione.
L’idea politica di città e quello che se ne vuole fare di chi è? E quanta fatica costa?
(Giulia Parodi)
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Prè - La “Coscienza di Zena” nella piazza dei truogoli
A Prè sabato 24 maggio c’è stata una novità.
L’associazione “La coscienza di Zena” aveva organizzato un evento “multiculturale” nella piazza dei Truogoli di santa Brigida: dibattito, musica di vario tipo, sfilata di moda etnica, ballo finale. Beh, quale è la novità? Cose già viste in varie salse da molti anni in qua… salvo due cose importanti rese possibili da come è stato organizzato l'evento: gli interventi degli immigrati (soprattutto donne) e il pubblico.
Chi prende in mano il microfono ora è italiano, parla l’italiano perfettamente, non ha più la timidezza e l’incertezza dei primi anni quando lo stato d’animo era di chi era appena entrato in casa d’altri. La nazione d’origine può essere l’Eritrea, il Marocco, la Nigeria o il Perù, ma lo sguardo e il giudizio è di chi qui ci vive da cittadino, e misura le discriminazioni che subiscono quelli che ora percorrono la strada che lui stesso ha fatto, o che hanno fatto il padre e la madre. Gli immigrati al microfono dicono le cose come stanno, avvertono: qui si stanno prendendo decisioni che porteranno sofferenza, molta sofferenza a molta gente. Si lasciano alle spalle il quadretto sterilizzato che prima di loro avevano tracciato la consigliera di parità e la dirigente della provincia che non avevano fatto alcun riferimento a quel che sta avvenendo in Italia in questi giorni. Hanno uno sguardo disincantato, hanno cultura, conoscono la realtà della nostra città, conoscono la polit ica.
Tra gli italiani di origine italiana l’unico che coglie nel segno è Marco Buemi, che parla di evoluzione etno-urbana e della necessità che la progettazione urbanistica della città guardi alle trasformazioni sociali che si svolgono al suo interno, preveda soluzioni che rendano possibile la comunicazione; avverte che gli spazi pubblici (piazze, strade, autobus) sono sempre più abbandonati dagli italiani, e che a loro volta gli stranieri li popolano secondo suddivisioni etniche…
La seconda vera novità della serata è stata proprio questa: la platea dell’evento era davvero mista. Se ne sono viste tante di iniziative per animare il centro storico e ogni volta il pubblico era quello strettamente di riferimento: etnico se si trattava di valorizzare le culture immigrate, italiano se si trattava di cantautori o di tradizioni genovesi. L’altra sera la sensazione è stata invece che ci fosse lì proprio un pezzo di quartiere, con quelli che ci abitano. Mista la gente che ha ascoltato il dibattito, mista quella che ha ascoltato la musica che andava da De Andrè alla Grecia, dal rock alla meravigliosa banda dei bambini della scuola Daneo, misto il pubblico della sfilata di abiti. Assenti, salvo chi doveva parlare, i rappresentanti delle istituzioni.
Il 21 maggio allo Zenzero, il confronto con Paolo Pissarello ed Anna Corsi su “Urban Lab” aveva solo sfiorato, a seguito di una domanda, il rapporto tra progettazione urbanistica della città e realtà sociale. Un buon tema per l’Urban Lab.
(Paola Pierantoni)
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Stipendi - 5mila euro l'anno in meno
Il titolo "Il declino degli stipendi" (Repubblica 3 maggio 2008) è già di quelli che fanno tristezza. Non si è invogliati a leggere quello che sappiamo già. Peccato, perché c'è sempre qualcosa da imparare. Ad esempio che in Italia e negli altri paesi industrializzati, durante gli ultimi 25 anni, la quota dei profitti sulla ricchezza nazionale è salita molto; al contrario di quella dei salari che invece è scesa non poco. Volete sapere di quanto? Lo dicono due economiste che hanno condotto uno studio per conto della Banca dei Regolamenti internazionali che opera nell'ambito del Fondo monetario internazionale (Fmi). Nel 2005 la quota di ricchezza nazionale destinata ai lavoratori era il 68%; 20 anni prima era del 75%. L'opposto di quello che è successo alla quota destinata ai profitti: nel 2005 era oltre 31% quando nel 1983 era il 23%. In sostanza la quota riservata ai lavoratori ha perso 8 punti in 20 anni, l'equivalente sul Pil di oggi di 120 mi liardi di euro. Per essere più chiari: se il rapporto percentuale fosse rimasto quello di 20 anni fa ai lavoratori italiani (professionisti, artigiani e commercianti compresi) sarebbero toccati oltre 5000 euro in più all'anno; 7000 euro se si considerano solo i lavoratori dipendenti.
Le cause del fenomeno vanno ricercate secondo la maggioranza degli economisti non tanto nella globalizzazione ma nella fase più recente del progresso tecnologico. Il ricambio di macchinari, tecniche e organizzazione ha scavalcato rapidamente i lavoratori e le loro competenze riducendone la forza contrattuale.
In Italia, ma anche in altri paesi europei, il fenomeno ha coinciso con il proliferare di rapporti di lavoro atipici e la creazione di un esercito di precari in ogni settore.
Di fronte a fenomeni di questa portata qual'è stata la sensibilità, la capacità di analisi e di reazione dei sindacati italiani? Sulla questione - più volte posta dal gruppo di economisti che fanno capo a Boeri (www.lavoce.info) - è uscito di recente il libro "L'altra casta" (Bompiani 2008) di S. Livadiotti. Turani su Repubblica del 20 aprile 2008 lo ha definito "bellissimo". Forse bisognerebbe aggiungere che è tristissimo. Infatti spiega come nel corso degli anni è nata una burocrazia sindacale, onnipotente, costosa (ordine di riferimento sono i miliardi di euro), poco sensibile alla democrazia interna e alla trasparenza, capace di influenzare e ricattare governi e istituzioni ma molto poco attenta a dove stavano rotolando i redditi dei lavoratori durante gli ultimi 20 anni.
(Manlio Calegari)
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Incontri - L'Acquasola nella storia di Genova
“Il significato civile e culturale del giardino dell’Acquasola nella storia di Genova” è il tema dell’incontro promosso dalla facoltà di Scienze della formazione, oggi mercoledì, 28 maggio 2008 alle ore 11.00 presso l’ Aula magna di corso Podestà 2. Il tema sarà presentato da Ennio Poleggi, storico della città di Genova. Sono previsti interventi di Stefano Podestà, presidente Club Speleologico Ribaldone CSU, di Maria Grazia Montaldo, storica dell’arte (Scienze della formazione), di Franca Guelfi, rappresentante di Italia Nostra, di Giorgio Matricardi, educatore ambientale, e la partecipazione di Andrea Agostini, circolo Nuova Ecologia di Lega Ambiente, di Guido Amoretti, vicepreside della facoltà di Scienze della formazione, di Roberto Faure, comitato per l'Acquasola, di Luca Guzzetti, della facoltà di Scienze della Formazione, di Vincenzo Lagomarsino, capogruppo dei Verdi al Munici pio 1 (Centro-est) e dell arch. Giovanni Spalla, della facoltà di Ingegneria.
L’incontro sarà presieduto da Pino Boero, preside della facoltà di Scienze della formazione; moderatore, Giuliano Galletta del Secolo XIX.
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