11 Giugno 2008
VERSANTE LIGURE
Il mio momento nero
indomito contrasto:
il malumor rigiro
a attese faccio posto:
do lievito al futuro
mercé l’autorimpasto.

"..e infine un pizzico di Dalla Chiesa. Quindi, rimescolare bene.."
Enzo Costa
email: enzo@enzocosta.net; http://www.enzocosta.net
Illustrazione di Aglaja
email: aglaja@fastwebnet.it; http://aglajage.splinder.com
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Cornigliano - Una partita cominciata male può finire bene?
Ilva, acciaierie, riunione del Collegio di vigilanza dell’Accordo di programma. Su Secolo XIX, Corriere Mercantile e Repubblica Lavoro del 4 giugno 2008 la cronaca: scoraggiante, avvilente.
Seicento lavoratori nell’incertezza più assoluta. Chi se ne dovrà occupare? Gli enti locali, Riva o chi altro?
Riva - dice la cronaca - ha individuato nei ritardi delle operazioni di bonifica da parte di Sviluppo Italia insieme ad altre inadempienze di Comune ed Autorità Portuale le ragioni per le quali i 600 non potranno rientrare in azienda. Denuncia “oneri di urbanizzazione troppo alti”, “inadempienze degli enti pubblici”, “complicazioni della burocrazia” che avrebbero ostacolato in modo irreversibile lo sviluppo del suo piano industriale. La crisi della banda stagnata con relative modifiche del piano industriale - messa in campo dal gruppo siderurgico nei mesi passati - è ora un dettaglio insignificante che non merita più di qualche parola.
E gli enti locali? Secondo la cronaca hanno chiesto a Riva “una verifica” insieme al “ritiro della denuncia contro le RSU e le segreterie di Fim, Fiom e Uilm per gli scioperi di Cornigliano e la revoca della cassa integrazione per altri 36 lavoratori.”
Le cronache della riunione finiscono riferendo le parole di Claudio Burlando a fine riunione: “E’ cominciata male ma si è chiusa bene. Il clima è diventato positivo. A questo punto diventa fondamentale l’incontro dell’11 in Regione. Poi se tutto passa si torna a Roma per la firma finale”.
Esistono buone ragioni tali da rassicurare gli animi di chi è fuori dal ciclo produttivo da così tanto tempo?
Sono stati persi già 500 posti di lavoro: 2700 persone nel 2005, 2200 circa oggi a libro paga. In azienda timbrano in 1600. E in molti confermano che la società, a piano industriale concluso – a proposito, quale? – avrebbe già in forza tutto il personale necessario.
Per i 600, nella migliore delle ipotesi, un altro periodo di cassa integrazione in carico agli enti locali, nell’attesa della prossima mano, nel 2009, su un altro tavolo, dove i responsabili giocheranno l’ennesima partita, procrastinando ancora.
Ormai il ridicolo – dichiarazioni, bulloni, riunioni - è stato ampiamente superato. Quella che si annuncia sembra piuttosto una tragedia. L'accordo del 2005 attribuiva ai politici il compito della vigilanza: il compito minimo per definirsi tali e non ridursi a semplici comparse. Comparse.
(Giulia Parodi)
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Ilva - A Taranto e a Genova Riva fa come vuole
Tamburi di Taranto è il quartiere più inquinato d’Italia, ma come scrive l’edizione locale di Bari di Repubblica il 4 giugno, altri veleni stanno inquinando il clima istituzionale pugliese. “Il difficile rapporto tra enti locali e aziende” si manifesta, in particolare, con quella “più invasiva di tutte in tutti i sensi: l’Ilva”. La lunga storia di conflitti con l’Ilva (anche sul fronte della sicurezza: due operai morti nell’ultimo anno, Domenico Occhinegro e Gjoni Arjan) ha recentemente subito una brusca accelerazione.
Un ricorso presentato al Tar di Lecce da "Taranto futura” (coordinamento di associazioni ambientaliste) per annullare l’accordo anti-inquinamento firmato l’11 aprile scorso tra ministero dell’Ambiente, Regione Puglia, Provincia e Comune di Taranto e tutte le grande aziende operanti nell’area (Ilva inclusa) è stato all’origine dell’ultimo scontro tra Regione e Ilva.
Il 28 maggio, “alla vigilia della scadenza fissata dall’accordo entro la quale le aziende dovevano consegnare il piano di interventi per ridurre le proprie emissioni”, l’Ilva manda una lettera al ministero dell’Ambiente e all'assessorato all’Ecologia della Regione Puglia annunciando unilateralmente l’autosospensione (“momentanea”) dell’invio del programma di interventi in attesa della delibera del Tar. L’autosospensione è stata subito da tutti interpretata come un ricatto. «Se non ci diranno quando e come verranno ridotte le emissioni di diossina, daremo parere negativo all´Autorizzazione integrata ambientale (Aia), necessaria per proseguire l’attività» attacca l’assessore regionale all’Ecologia, Michele Losappio. Interviene anche il presidente della Puglia Nichi Vendola con una dura lettera inviata a Riva: “In questi mesi la Regione ha provato a camminare, insieme al sistema d’impresa, costruendo equilibri difficili ma indispensabili fra ambiente e sviluppo, fra occupaz ione e salute. Ma per far questo […] occorre che l’Ilva non giochi su tavoli diversi e capisca che non c’è più tempo da perdere”.
La storia palese dello scontro finisce il 5 giugno, quando il Tar di Lecce respinge la richiesta di sospensiva dell’associazione "Taranto Futura". Restano gli strascichi. Per Losappio l’autosospensione dell’Ilva rimane “inspiegabile”, ma fa aleggiare il sospetto di un pretesto, di un segnale, che Riva da Taranto, per la serie “qui comando solo io”, ha voluto inviare ai nuovi interlocutori a livello nazionale.
A Genova, al momento della verifica dell’Accordo di programma e del Piano industriale dell’Ilva, Riva ha chiesto la proroga della cassa integrazione per 600 lavoratori, ha licenziato sette apprendisti (poi riassunti), ha denunciato 27 sindacalisti per i recenti scioperi e ha accusato gli enti locali di ritardi e contenziosi pretestuosi, inviando un segnale simile e altrettanto eloquente di quello di Taranto. Qualche settimana fa (La Stampa 26 aprile), il segretario della Fiom genovese commentava, evidentemente a nome di tutta la controparte, “Ai suoi metodi siamo abituati”. Il fatto è che, abituati o no, Riva continua a fare il bello e il cattivo tempo.
(Oscar Itzcovich)
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Giornali - Quando l'informazione fa il suo mestiere
E' Repubblica Lavoro che il primo maggio scorso lancia la notizia "Fondazione Carige. Le elargizioni di Vinai". Vinai, Opus Dei e legami nella segreteria di stato vaticana, è il giovane vicepresidente della Fondazione Carige; fiduciario, localmente, della Curia e di Scajola. Nelle scorse elezioni è lui, più del coordinatore ligure del Pdl Scandroglio, il referente dei berlusconiani. Secondo Repubblica Vinai usa del suo ruolo di vicepresidente della Fondazione per finanziare associazioni di cui fino a poco prima è stato presidente o dirigente e la cui sede fa tutt'uno col suo studio professionale. Associazioni le cui finalità sono limpide solo sulla carta e per giunta sono espressione di attività di partito, berlusconiano ovviamente. Lui, Vinai, si difende: "Non c'è nulla di vietato, soldi anche agli amici Ds". A Repubblica insistono (3 maggio): "La Fondazione che piace all'Opus Dei" dove oltre a Vinai si parla di un altro giovane membro del consiglio della Fondazione, il trentenne Simeon, che Capitalia ha nominato ambasciatore di Mediobanca in Vaticano. A Genova oltre che nel Cda del Galliera è priore del Magistrato di Misericordia, ente religioso presieduto da Bagnasco, che amministra i lasciti alla chiesa (immensi!) delle famiglie genovesi. Una carriera portentosa e una sola buccia di banana: la condanna per corruzione di un suo collaboratore; robetta di questi tempi.
Repubblica non molla (6 maggio): "Colpo doppio di Vinai. Oltre ai soldi per lo sport, 180 mila euro a un altro ente con sede in casa sua". Ancora (Repubblica 7 maggio): "Fondazione, un lavoro per gli amici. A casa Vinai i corsi per i giovani, soldi anche al neodeputato Scandroglio". Nuove conferme dei finanziamenti elargiti a onlus e cooperative sociali targate Forza Italia.
Ha voglia Vinai a minimizzare; l'inchiesta di Repubblica ha fatto centro: Carige e Fondazione sono nervosi e accusano Repubblica d'essere "tendenziosa". Repubblica insiste e dà notizia (9 maggio) di "Nuove carte sui finanziamenti alla Parzival" una delle cooperative sociali benedetta da Vinai.
L'imbarazzo cresce anche perché i quotidiani del 13 escono con la notizia che il presidente di Carige, Berneschi, rischia l'incriminazione per la vicenda Fiorani scalata BNL.
In Regione il Pd presenta una interpellanza urgente (15 maggio): anche se Burlando ha regalato alla curia il rappresentante della regione nel consiglio della Fondazione, almeno informateci di cosa sta succedendo. Burlando chiamato in causa promette che scriverà una lettera al presidente della Fondazione. La notizia è del 21 maggio. Il 20 maggio, appena finita la visita del papa, i quotidiani sparano Mensopoli con gli arresti in Comune. Di Vinai e degli allegri finanziamenti della Fondazione non si parla più. Salvo che per un esposto in Procura (Repubblica 29 maggio) di un piccolo azionista Carige che chiede "Indagate su quei finanziamenti".
C'entrano i furbetti di Mensopoli con le storie della Fondazione raccontate da Repubblica? La risposta l'ha data lo stesso Vinai, sin dal primo giorno dell'inchiesta. Perché scandalizzarsi - aveva detto pressappoco - in fondo si tratta di uno scambio.
Grazie allora a Repubblica Lavoro che a maggio '08 ha fatto capire qualcosa di più di quale scambio si tratti.
(Manlio Calegari)
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Mensopoli - Un millantatore in Vaticano
Per il Vocabolario della lingua italiana, Zingarelli 2008, la "millanteria" è una "vanteria senza fondamento". Tra i millantatori, secondo il cardinale Bagnasco, va collocato Alessio, l'imprenditore a caccia d'appalti di mense, che appunto avrebbe millantato i suoi rapporti con la curia. "Bisogna stare attenti alle parole che si dicono, ha precisato Bagnasco (Repubblica 31 maggio), perchè si può fare molto male ad altre persone". E ha aggiunto che "Bisogna stare attenti anche alle cose che si scrivono perché anche con quelle si può fare male alle persone". Dopo queste cristiane raccomandazioni il cardinale ha concluso che quello del millantato credito era appunto "il quadro ermeneutico" (ndr, il quadro interpretativo) in cui andava collocata l'intera vicenda. E di rinforzo l'indomani aveva sentenziato (Repubblica 1 giugno) "E tutto superato serenamente, con buona coscienza e l'evidenza dei fatti".
I fatti, appunto. Tra i quali bisognerebbe mettere che Alessio non è in Curia quel che si dice uno sconosciuto e in Vaticano ha solidissime frequentazioni. Lo ricorda L'Espresso (30 maggio 2008, "Tempesta sulla giunta Vincenzi"): Alessio, che oggi tutti accusano d'essere un millantatore, è in realtà un intimo del segretario di stato cardinale Bertone al punto da organizzare in Vaticano la festa per il suo 73esimo compleanno. E Bertone vuol dire Profiti che indicato da Bertone, nel 2004, a vicepresidente del Galliera, è chiamato nel 2008 ancora da Bertone a dirigere a Roma il Bambin Gesù (l'equivalente in Vaticano del Ministro della sanità!).
Alessio millantatore? Non esageriamo, per favore.
(Manlio Calegari)
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Immigrazione - Dissezione di un volantino tra diritti e privilegi
Il volantino della Lega Nord che promuove la raccolta di firme contro la legge regionale sulla immigrazione merita una dissezione.
Partiamo dal titolo: “Firma il referendum contro la legge regionale che concede agli stranieri tutti i privilegi a danno dei nostri cittadini”.
Dunque, qualunque prestazione è qualificabile come “diritto” se ci si riferisce agli italiani, e come “privilegio” se si tratta di immigrati. Di più: un privilegio che comporta, specularmene, un “danno” ai “nostri” cittadini.
Chi sono i cittadini di questa città? Sarebbe interessante definirli. Gli stessi estensori del volantino qualche problema in proposito devono averlo avuto, se hanno sentito la necessità di inserire quel “nostri”. Ma siamo sicuri che il perimetro sia stato ben tracciato? Ad esempio “A” che di italiano ha solo una zia, per di più di origine marocchina, temo che resti fuori da cerchio. Non credo che basti, una zia.
Ma la cosa più bella è che legge della Regione Liguria si limita, nella sostanza, a confermare quel che già prevede la legislazione nazionale: abrogare la legge regionale non servirebbe quindi a nulla.
Prendiamo la prima voce del volantino: “Pensioni: danno agli extracomunitari 381 euro”: si tratta della pensione sociale. Ma cosa c’entra la legge regionale? E’ il Testo Unico sulla immigrazione, art. 41, che garantisce tale diritto agli immigrati residenti che hanno compiuto i 65 anni d’età, che non hanno altre fonti di reddito e che siano in possesso di regolare permesso di soggiorno, equiparandoli così ai cittadini italiani. Anzi, dal 2000, per effetto di un intervento in sede di Legge Finanziaria, questo diritto (pardon, privilegio) è stato limitato a chi possiede la “carta” di soggiorno, cioè a chi è regolarmente soggiornante da almeno cinque anni, e che, in aggiunta, ha un reddito sufficiente e un alloggio adeguato per se e per i familiari. In pratica quindi ben pochi immigrati possono avervi accesso.
Il volantino prosegue: “Casa: l’accesso agli alloggi di edilizia pubblica residenziale”. Il dissenso qui deve essere talmente forte e scontato che gli estensori non lo esplicitano nemmeno. Ma, anche qui, cosa c’entra la legge regionale? A Genova l’accesso degli immigrati regolarmente soggiornanti alle graduatorie della edilizia popolare fu deciso dal Comune di Genova nell’ormai lontano 1996, in anticipo sulla legge nazionale: fu uno dei frutti della interazione tra Forum Antirazzista ed amministrazione comunale. Ma ora questo diritto è sancito per tutta Italia dal Testo Unico sulla Immigrazione, art. 40, c. 6: “… Gli stranieri titolari di carta di soggiorno e gli stranieri regolarmente soggiornanti in possesso di permesso di soggiorno almeno biennale … hanno diritto di accedere, in condizioni di parità con i cittadini italiani, agli alloggi di edilizia residenziale pubblica …”
Tra i documenti - in corso di riordino - del Forum Antirazzista spunta la pagina di un giornale del 1996 con annunci immobiliari: “Centrantico … libero alloggio di 45 mq, completamente distrutto, affittabile ad extracomunitari. Ottimo investimento”. Ecco, finalmente, una buona idea!
(Saleh Zaghloul e Paola Pierantoni)
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Infortuni - Parlare coi lavoratori per non arrivare tardi
140.000: questo, secondo i dati Inail, è il numero complessivo dei morti per lavoro in Italia dal dopoguerra ad oggi.
Giorno per giorno, all’anno, in 60 anni: tutti i diversi modi di presentare le cifre di questi morti restituiscono una realtà inaccettabile.
Nel convegno Cgil “Per un lavoro più sicuro” (5 giugno 2006) Claudio Calabresi dell’Inail dice che le morti sul lavoro sono “sempre più alla attenzione del paese”, ed anche dei mezzi di informazione, “non perché aumentano gli eventi, ma perché si sta abbassando la “soglia del dolore”, cresce la coscienza collettiva sulla loro inaccettabilità”
Infatti gli infortuni diminuiscono. Negli ultimi 40 anni gli assicurati all’Inail sono aumentati da dieci a diciannove milioni, gli infortuni denunciati ogni anno sono invece diminuiti da 1.500.000 a 950.000, gli infortuni mortali sono passati da circa 4000 all’anno agli attuali 1250.
Anche in Liguria l’incidenza infortunistica (infortuni ogni 1000 addetti) scende da 80,4 (1999) a 67,3 (2005)
Calabresi però avverte che “Gli andamenti ed i numeri derivano da fenomeni vari e complessi, alcuni nascosti e non del tutto noti: sottodenunce, lavoro sommerso, ecc…”
Aggiungerei: è cambiato – soprattutto - il lavoro. Il lavoro industriale ha lasciato ampiamente il campo al terziario, ai servizi. In questo panorama moderno popolato di computers, di lavoro immateriale, il danno fisico, la morte appaiono sempre più ingiustificabili, incongrui. E in effetti li lasciamo sempre più ai nuovi venuti, agli immigrati, che sembrano più adeguati ad interpretarli.
Di certo queste linee che scendono, queste statistiche che migliorano, lo fanno molto debolmente, mentre rimane nascosto tutto il continente delle malattie da lavoro: non vengono denunciate, non vengono riconosciute, vengono da lontano nel tempo, e quando si manifestano il loro rapporto col lavoro che le ha causate è diventato invisibile.
Eppure, se ci si spinge a parlare con i lavoratori, si vede che bene non stanno, solo che a parlare con i lavoratori ci si va sempre di meno. Lo dice Diego Alhaique, della Cgil nazionale: “Da venti anni li abbiamo abbandonati. Anche alla Thyssen siamo arrivati dopo”
Nel pomeriggio, al convegno, è previsto che la parola passi ai lavoratori medesimi, ai “rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza”. Per l’occasione i dirigenti sindacali che alla mattina erano presenti in platea se ne sono andati. Cuccu, storico RLS delle riparazioni navali interviene, si guarda intorno, e dice: “Mi ritrovo solo, dove è andata la Fiom? Parla del suo settore: 97 diverse aziende, 1466 lavoratori ufficiali, ma fino a 5000 realmente all’opera. Dice ancora: parliamo sempre di formazione e formazione, ma a chi la facciamo, la formazione, se nemmeno sappiamo chi ci lavora da noi? Noi della Fiom aggiunge, non dobbiamo solo parlare, ma “azionare sul campo”: quello che è in gioco è “la dignità del lavoratore nella sua salute, il suo poter tornare a casa…”
Intanto lo “sportello sicurezza” fornisce ogni anno a 1000 delegati, lavoratori, sindacalisti, informazioni di qualità, senza chiedere né tessere né appartenenze. Una forma di eroismo politico.
(Paola Pierantoni)
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Marketing - Tutti belli come in tv
Inferno dei precari, girone della Grande Distribuzione Organizzata. Faccio la promoter in un megastore tecnologico, per il lavoro più continuativo e sicuro degli ultimi tempi: trattasi di nientepopodimeno, di sei giorni di fila, uno dietro l'altro, stesso orario stesso posto, un filo di perle di fiume in questi tempi barocchi. Quando tutta la tua esperienza di lavoro in un posto si concentra in una settimana scarsa, inevitabile bruciare le tappe: al primo giorno a malapena sai dov'è l'ingresso, al secondo ti proponi con disinvoltura come la massima esperta di testine pivotanti per il contropelo, al quarto rischi il burn out e, se solo avessi la mutua, ti abbandoneresti languida ad un esaurimento nervoso.
La posizione è comunque ottima per un breve ed intenso laboratorio di osservazione antropologica, specie se si è stanziati nel reparto bellezza. Vi siete mai domandati come mai andando per strada si abbia la sensazione di vedere sempre la stessa faccia, che si ripete su variazioni d'età e statura? Sempre la stessa faccia patinata e polita, ovunque.
La questione è che la gente, quando va a comprare uno strumento per la cura della propria persona, non ha in mente un oggetto. Ha in testa un sogno, e dietro quel sogno c'è sempre un gingle. Alla domanda “In che posso aiutarla”, ti risponde, senza esitazione “Vorrei quel tagliaunghie della TV, quello che fa DU- DU-DIDI-DADA'”. Io, che non accendo un televisore da almeno cinque anni, sorrido impavida e allungo con sguardo sapiente un tagliaunghie a caso, ed il signore se ne va via contento.
Ma le adolescenti sono spietate. Se si tratta di aggeggi per capelli, non si può bluffare: “ma quello della TV ha la giada e la tormalina i cristalli di Saturno e le proteine del caucciù! E questo no...Lasci stare, faccio da sola”, ti gelano.
Poi, arriva una signora, molto curata, a chiedere una piastra. La vuole professionale, full optional, che faccia i ricci, i boccoli, le onde, che idrati i capelli e tenga la piega per almeno una settimana, insomma, quella della TV. La prendo e gliela mostro, e la signora sorride sufficiente. “No, non è per me! Io ce l'ho già”. “Tesoro mio, ti piace?” chiede ad una bimbetta sui cinque anni scarsi, che tiene per mano “E' proprio quella della TV, vedi...”. La matura e la baby-vestale della bellezza vanno via soddisfatte.
(Daphne)
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