18 Giugno 2008

VERSANTE LIGURE

L'OASI

Di etnie lieta Babele
mix di culture e look
un clima solidale
che quasi ne hai uno choc
ma non nello Stivale:
del Porto Antico al Suq.


I have a dream.. anche Calderoli al Suq!

  Enzo Costa  
  email: enzo@enzocosta.net;  http://www.enzocosta.net
  Illustrazione di Aglaja  
  email: aglaja@fastwebnet.it;  http://aglajage.splinder.com

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Intercettazioni - Le priorità di B. e quelle del Pd

“Berlusconi è intenzionato a dimostrare che per governare la crisi italiana -come vuole che noi l’immaginiamo- è costretto per necessità a separare lo stato dal diritto…”. Così D’Avanzo su Repubblica di sabato 14. Forzatura? Lo stesso B. aveva appena dichiarato “La gente nelle piazze ci ha chiesto di mettere un freno allo strapotere dei magistrati. Vuole un limite alle intercettazioni e noi l’abbiamo fatto”. La gente, il popolo, l’investitura, il mandato imperativo: finiscono così, in un attimo, le dichiarazioni del dopo elezioni: grandi riforme, accordi bipartisan, emergenza sociale. Pappetta buona solo a prendere tempo e preparare l’attacco contro l’unico potere che ha permesso agli italiani di conoscere da dentro il paese in cui vivono.

Per agire B. ha scelto il ministro della giustizia, un giovane avvocato dai toni accattivanti. A lui ha dato da fare il lavoro sporco, la montatura. La notizia sui quotidiani del 9 giugno: nell’audizione di fronte alla Commissione giustizia della Camera il ministro dolente ha dichiarato che l’Italia vive al limite dell’emergenza poliziesca perché "secondo un suo calcolo empirico e non scientifico… è probabilmente intercettata una grandissima parte del nostro Paese”. Almeno 125mila intercettazioni all’anno, costi iperbolici, privacy allo sfascio. Vedete, conferma il premier, ve l’avevo detto che la situazione è insostenibile. Dobbiamo provvedere subito, magari un decreto legge. Dal Quirinale fanno sapere che il problema esiste ma non può essere risolto con un decreto legge; bisogna andare davanti al parlamento con un disegno di legge. Certo, risponde B., era proprio quello che pensavo; ma lì per lì m’è scappato decreto!
Scappati anche i numeri su cui è stato montato lo scandalo: sono falsi, falsissimi. Lo hanno dimostrato Ferrarella (Corriere della Sera) e Bonini (Repubblica) il 10 giugno. Altro sono le intercettazioni altro gli intercettati che sono infinitamente meno e comunque meno che in altri civilissimi paesi; e la spesa non è in aumento ma in calo e sarebbe ancora meno se lo stato non fosse costretto a subire da gestori tariffe fuori mercato. Quanto all’attentato allo stato di diritto, il sistema messo in opera dalla giustizia italiana è sicuramente tra i più garantisti di quelli esistenti.
Dimissioni o almeno scuse del ministro sbugiardato? Se fosse un vero ministro e non una comparsa si sarebbe nascosto per sempre in un buco, ha scritto pressappoco Travaglio su l’Unità dell’11 giugno. Invece succede il contrario: i numeri (falsi) rimbalzano da un giornale all’altro, da una tv all’altra. Come se fossero veri.
E’ la prova che questi fanno sul serio. Da venerdì 13 giugno si cominciano a sentire le prime voci preoccupate: il presidente del sindacato dei giornalisti, il presidente degli editori, personalità. Siamo di fronte a una vera emergenza, dicono.
Si aspetta che entri in campo l’opposizione, il governo ombra del Pd. Veltroni mette le mani avanti: “Sulle intercettazioni voteremo contro; la nostra posizione è quella scritta nel programma. Ma non è una priorità. E’ davvero questa l’urgenza del paese? La vera priorità è combattere l’impoverimento…”.
Chiaro! Peccato che le priorità sia B. a dettarle.
(Manlio Calegari)

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Emergenza nucleare - La bomba a orologeria continua a ticchettare

La strada tracciata è in linea con gli altri provvedimenti annunciati dal governo Berlusconi: governare nel segno dell’emergenza continua. Quindi, anche sul nucleare il governo accelera. “Archivio Nucleare” (http://www.archivionucleare.com) riporta un dispaccio di Adnkronos/Ign del 14 giugno secondo il quale al Consiglio dei Ministri di mercoledì 18 giugno, insieme al pacchetto che anticipa la Finanziaria, saranno presentate anche norme ad hoc per rendere concreta e rapida la svolta dell'Italia sull'atomo. Tra le norme per rilanciare il nucleare in Italia ci saranno incentivi economici per quei territori che accettano di ospitare impianti nucleari e il varo di una procedura semplificata per la materia.

Dopo l’exploit in Confindustria del 23 maggio (“Via al nucleare”), il ministro per lo Sviluppo economico Scajola blandisce con il suo inconfondibile stile: «Chi subirà il disturbo psicologico (perché solo di questo si tratta) di ospitare una centrale va premiato» (Corriere della Sera, 29 maggio). Difficile immaginare invece quali possano essere le procedure semplificate. Con quali criteri scegliere i cinque o sei siti di cui si parla? I siti dove in passato con difficoltà immani sono sorti i reattori (Montalto di Castro, Trino, Caorso, Latina e Garigliano) sono ancora tutti o in parte da bonificare. Dove stoccare le scorie nucleari? Scanzano Jonico, il sito che doveva servire come «deposito unico nazionale» dei rifiuti radioattivi, non è disponibile (*). Ma, come scrive il Corriere Economia del 19 maggio 2008, per disinnescare la “bomba sparsa sul territorio in circa 150 depositi, grandi e piccoli, in condizioni di sicurezza precarie", una "bomba a orologer ia che ticchetta da oltre vent' anni”, un sito dovrà comunque essere trovato.
Come andrà a finire? Nel clima di “emergenza continua” che il governo Berlusconi cerca di alimentare, l’ipotesi di un Commissario straordinario con ampi poteri per la gestione dell’”emergenza energetica” non è inverosimile. Soprattutto in assenza o quasi di opposizione, come si evidenzia dai quotidiani e dai dispacci di agenzia del 23 maggio. Rispetto al nucleare, Claudio Burlando dice che “in linea di principio non sono contrario, perché noi consumiamo quell’energia, pagandola molto più di altri paesi e condividendone, in parte, i rischi visto che in Francia ci sono centrali nucleari” (Secolo XIX). Il ministro ombra dell’Ambiente del Pd, Ermete Realacci, che considera la ministro (effettiva) per l’ambiente Stefania Prestigiacomo, tra i migliori nomi possibili “visto la sensibilità che ha dimostrato per i temi ambientali” boccia, secondo La Stampa, la linea Scajola: «Se il governo continuerà sulla strada indicata dal ministro non ci sarà alcuna collaborazio ne da parte dell’opposizione». Walter Veltroni, capo del governo ombra, dichiara che bisogna capire meglio quello di cui parla Scajola: “E' stato detto che entro cinque anni si metterà la prima pietra, ma non si capisce la prima pietra di cosa e non si specifica quale sia il rapporto tra questo annuncio e il complesso dei problemi che sono legati alla capacità del nostro Paese e delle società occidentali di affrontare la grande questione energetica" (Ansa). Prudenza: discreta opposizione, ma anche discreta apertura. Il Pd non ha (ancora?) una posizione rispetto al nucleare, ma neppure ne discute.
(Oscar Itzcovich)

(*) Nel novembre del 2003 il comune di Scanzano Jonico (Basilicata) è stato scelto, con un decreto del Consiglio dei Ministri del governo Berlusconi, come posto unico nazionale per la raccolta di scorie nucleari. La decisione provocò forti proteste che sboccarono nei “giorni di Scanzano” (13 - 27 novembre 2003) e si conclusero con il ritiro del decreto stesso (più informazioni su http://www.noalnucleareinbasilicata.com/).

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Immigrazione/1 - I nuovi provvedimenti governativi

In base alla normativa oggi in vigore i ricongiungimenti familiari, sono possibili, con estrema difficoltà (vedi la storia di Irina, OLI 129 e 189), solo con i figli minori e coniuge. Sono, inoltre, previsti con i genitori, ma le condizioni posti dalla normativa rendono il ricongiungimento con i genitori quasi impossibile: devono essere a carico del figlio residente in Italia e non devono disporre di un adeguato sostegno familiare nel Paese di origine o di provenienza.
Il decreto legislativo trasmesso il 27 maggio 2008 dal nuovo governo alla presidenza della Camera per acquisire il parere del parlamento rende tali ricongiungimenti ancora più impossibili: i genitori non devono avere altri figli nel paese d’origine oppure devono essere ultra sessantacinquenni e gli altri figli impossibilitati al loro sostentamento per documentati gravi motivi di salute. Ciò significa che potrà ricongiungersi con i genitori sempre con difficoltà soltanto chi è figlio unico.

Nel disegno di legge sulla sicurezza, oltre al reato d’ingresso illegale (pena di reclusione da sei mesi a quattro anni), sono previste tra l’altro le seguenti modifiche: innalzamento da sei mesi a due anni il periodo post matrimoniale dopo il quale il coniuge straniero di un cittadino italiano può chiedere la cittadinanza italiana; l'obbligo, per chi gestisce servizi di trasferimento di denaro, di richiedere allo straniero l'esibizione del permesso di soggiorno e di conservarne copia; il condizionamento dell’iscrizione anagrafica alla verifica delle condizioni igienico - sanitarie dell'immobile dove si intende stabilire il domicilio; la detenzione nei centri per gli espellendi può durare fino a 18 mesi. Sergio Briguglio, gestore dell’archivio immigrazione ed asilo su www.stranieriinitalia.it, così commenta alcune di queste misure: “Sull'ingresso clandestino: la Convenzione di Ginevra impone di non penalizzare il rifugiato che faccia ingresso clandestinamente. Ogni potenziale destinatario di una condanna per ingresso clandestino potrà agevolmente bloccare il procedimento penale richiedendo asilo. Su matrimonio e cittadinanza: non capisco in che modo il ritardare l'acquisto della cittadinanza per matrimonio accresca la sicurezza dei cittadini italiani. L'irregolare che voglia trasferire denaro dovrà semplicemente chiedere ad un amico italiano o regolare di accompagnarlo alla Western Union”. Aggiungerei che chi non ha amici disponibili sarà costretto a pagare tale servizio. Inoltre, quello sull’iscrizione anagrafica è il tipico provvedimento che avrà conseguenze contrarie a quelle sperate: avremo persone presenti nel nostro paese ma le forze dell’ordine non hanno una loro resid enza o indirizzo.
(Saleh Zaghloul)

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Immigrazione/2 - A settanta anni dalle leggi razziali

Venerdì scorso all’Università di Genova si è svolta una conferenza sulle nuove leggi del governo Berlusconi IV su immigrazione e sicurezza pubblica organizzata dal Centro delle Culture di Genova. Presenti nell’aula M, affrescata in modo libero e gradevole, circa sessanta persone di ogni etnia. Dopo una brevissima introduzione della coordinatrice Patrizia Sassarelli, l’avvocato Alessandra Ballerini ha illustrato la “Bossi-Fini” e il Decreto Legge n.92/2008 pubblicato in Gazzetta Ufficiale a tempi di record il 26 maggio 2008, appena due giorni dopo l’approvazione, avvallato anche dal Presidente Napolitano. Ha letto inoltre alcune parti del Manifesto della Razza del 1938 per introdurre il nuovo decreto 92, che si rischia di veder rapidamente convertito in legge.

Il decreto contiene discriminazioni basate sulla condizione della persona e non sul reato commesso, essendo previsto per i clandestini un inasprimento della pena di un terzo rispetto ad un cittadino comunitario o regolare. Decade quindi il Diritto di fronte al colore della pelle: speriamo di non dover cambiare le targhe nei tribunali: “La legge è uguale per tutti gli italiani”. Aggiunto anche il “reato di immigrazione clandestina”, anche se come già è stato dimostrato non sarà di fatto perseguibile in quanto basterà dichiarare di essere in Italia da prima del maggio 2008 ma con il rischio di non poterlo dimostrare.
Il tutto condito con processi per direttissima che ingolferanno la già ingente mole di lavoro dei tribunali, tenuto conto che poi il periodo di detenzione nei CPT (oggi CIE - Centri di Identificazione ed Espulsione) è stato aumentato da tre mesi ad un anno, che al costo di 75 euro a persona per giorno dà una idea di quello che ci si aspetta di dover sostenere con le nostre tasse.
Insomma è una mera ricerca di capri espiatori dei malumori della nostra economia, ma soprattutto di braccia a basso costo da usare quando servono, relegandole poi a fine impiego nei nuovi CIE. Ci sarà tanto lavoro da fare in ambito di assistenza legale ai lavoratori stranieri in Italia.
Sono previste anche pene molto pesanti, che vanno dall’arresto alla confisca dell’appartamento, per chi concede una locazione a persone senza permesso, causando il problema che con permessi della durata di un solo anno e invece contratti di affitto della durata di 3 o 5 anni di fatto si bloccherà il mercato immobiliare in questo settore, dove già è difficile trovare casa da semplici stranieri, anche comunitari.
Un altro decreto del Presidente del Consiglio istituisce per alcune regioni la figura del “commissario anti nomadi” e dà carta bianca a Sindaci e Prefetti per la gestione del problema migranti. Nella ricerca su Internet dei riferimenti citati, mi sono imbattuto in altre leggi e circolari, sentenze del Consiglio di Stato che smentiscono i TAR ed una serie di precisazioni che fanno capire che sì, forse è di nuovo “tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti” (art. 7 del Manifesto della Razza, 1938).
(Stefano De Pietro)

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Fondazioni - Tra sinergia e scambio

"Chiesa e Stato abbraccio tra le ombre" è il titolo di un servizio di Repubblica (primo giugno '08) dedicato all'inaugurazione a Sampierdarena di un nuovo Centro servizi realizzato dalla "Associazione centro di solidarietà della Compagnia delle opere Liguria onlus": 4 milioni di euro, fondi europei e contributi della Regione, Comune, Compagnia di san Paolo, Fondazione Carige e altri. C'è una foto: Marta al microfono, Burlando che la guarda pensoso e tra i due, un po' defilato, il cardinale Bagnasco, più sornione che compunto. E' una uscita pubblica importante per tutti e tre: nei giorni precedenti è esplosa "mensopoli" e nell'armadio di ognuno c'è più di un cadavere.

Il Centro servizi, spiega la sindaco, è un fatto importante anche perché è il risultato di una collaborazione preziosa, una "sinergia" a cui non si può sfuggire. La politica non ha soldi ma solo bilanci in rosso. Di soldi invece ne hanno, e tanti, la Fondazione Carige, la Compagnia di san Paolo, la Compagnia delle opere... Per fare amministrazione, per produrre servizi e cultura - dicono i politici - abbiamo bisogno dei vostri soldi. Anzi, per essere ancora più sinceri - ma questo, si capisce, non lo dicono a voce alta - vorremmo essere noi a decidere come spenderli; noi sapremmo come usarli...
Da parte loro Fondazione, Compagnia e altri simili enti erogatori sono ben attenti a fare trincea attorno ai loro sostanziosi depositi di euro. Che poi sono loro fino a un certo punto ma comunque son loro che si sono riservati la prerogativa di gestirli. A chi obietta rispondono che è meglio così perché la politica con i soldi non ci sa tanto fare; infatti il Comune impiega il 90% del suo bilancio per la sopravvivenza delle sue sole strutture (sulla cui efficienza ci sarebbe parecchio da dire). Meglio allora - dicono - che i soldi siamo noi a destinarli e ad amministrarli. Insomma: contentatevi di quello che vi diamo e non rompete le scatole.
Sì perché - è chiaro, no? - non è che vi diamo i soldi per niente. Ve li diamo a patto che ci lasciate prendere le nostre decisioni in santa pace e che i vostri rappresentanti si mostrino comprensivi e se fosse possibile addirittura contenti. Insomma che non facciano scandalo se - ad esempio per dire della Fondazione Carige - il consiglio di amministrazione decide di limitare le "erogazioni" nell'interesse superiore della Liguria, cioè della Carige stessa e in particolare dei suoi principali azionisti, compiaciuti che la Fondazione abbia sostenuto la banca nell'acquisto di nuovi sportelli investendo proprio in azioni Carige.
Proteste? Dopo quella storica di don Balletto nel 2004, e quella di un mix Ds e Margherita a gennaio del 2006 subito rientrata, è caduto il silenzio.
Morale: forse il silenzio non è d'oro ma qualche soldino lo libera sempre...
(Manlio Calegari)

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Lavoro di genere - Donne e impresa in due ore

C'erano molte donne e anche qualche uomo giovedì 12 giugno nel salone di rappresentanza di Palazzo Tursi all'incontro ”L’impresa al femminile. Un bando per Genova” promosso da Michela Tassistro, presidente della commissione pari opportunità del Comune di Genova.

Nomi e personaggi dai volti noti nelle prime tre file (le relatrici, qualche funzionaria del Comune, membri di associazioni politico-culturali in vivace fermento) e poi via via a scendere verso il fondo della sala le variegate rappresentanti del mondo del lavoro femminile: giovani e meno giovani, madri con bambini a seguito, padri improvvisatisi babysitter, italiane e straniere. Secondo quanto riportato da Cristina Battaglia, presidente di Sviluppo Italia e una delle relatrici dell'incontro, rispecchiano pienamente l'utenza che richiede finanziamenti e informazioni, ovvero una tipica categoria di lavoratrici che stenta a inserirsi nel mondo del lavoro e cerca di utilizzare la creazione di una nuova impresa come alternativa alla disoccupazione. E che si scontra con i problemi dell'essere donna in un mondo dove la presenza maschile è ancora preponderante: minore credibilità davanti al cliente, minori possibilità di accesso a prestiti di banche e istituti di credito ecc.
Un incontro che si presentava operativo - è stato presentato il bando per le agevolazioni all'imprenditoria femminile attraverso la L. 266/1997 - ma che ha rappresentato anche la possibilità di offrire un quadro sulla partecipazione delle donne nelle imprese italiane pubbliche e private: Daniela Canepa, responsabile del settore Sviluppo economico della Camera di Commercio, ha sottolineato l'aumento costante della presenza femminile non solo nei settori tipici quali il commercio o i servizi di assistenza, ma anche nei trasporti e nell'industria, settori storicamente maschili, mentre restano sporadiche le iniziative a partecipazione femminili nei settori ad alta innovazione. Cristina Battaglia, fra le altre cose, evidenzia come a livello nazionale le donne dirigenti delle grandi aziende private italiane siano circa il 3%, e molte di queste abbiano legami di parentela con presidenti o amministratori delegati delle stesse, Fabiola Mascardi, responsabile dell'Unità relazioni e sterne dell'Ansaldo accenna al ruolo delle donne nell'Unione Europea. Si aggiungono un intervento sulla responsabilità sociale di Isabella Cristina e infine la breve presentazione del bando da parte di Paola Bertoncelli, dirigente del Comune di Genova. A seguire due interviste a donne imprenditrici genovesi sulle difficoltà di fare impresa.
Che dire? Molta carne al fuoco, condensata in poco più di due ore che hanno compreso anche saluti della Sindaco Marta Vincenzi, presentazione dell'assessore Mario Margini e introduzione della promotrice Michela Tassistro.
Resta da capire se il taglio prevalentemente teorico dato al convegno abbia aiutato le future aspiranti imprenditrici presenti in sala, e quanto il quadro sociologico possa invece aver sofferto di un tempo così limitato: molti spunti di riflessione, poco tempo per approfondire. Ma si sa, le donne si accontentano anche di un breve accenno.
(Maria Cecilia Averame)

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Ambiente - Taranto raccontata dai bambini

I bambini. Finalmente. Loro l’autorevolezza del gesto. Lasciare la traccia di quello che i grandi sussurrano, magari in cucina, ascoltati da figli che sembrano distratti, presi da altre cose.
Finisce nelle inchieste di Repubblica – mercoledì 11 giugno – la Taranto avvelenata dei bambini che con loro i disegni la raccontano diretti come cerbottane.

Certo, questa volta, l’impegno politico è stato parecchio: un libro di centinaia di pagine, Nichi Vendola – presidente della regione Puglia – che ci si è speso, e molte scuole. Però sono i bambini, con gasometri, ciminiere e nuvole grigie, a raccontare l’Ilva. E i suoi veleni. Che sono morti in amianto, tumori in crescita con “una comunità ostaggio del terrore”.
Poi, sempre a Taranto, c’è Alessandro Langiu (www.alessandrolangiu.it) scrittore, autore di testi teatrali ed attore. Un vulcano di impegno ed idee che racconta le morti bianche e la sua città partendo dal dettaglio delle molte voci che la subiscono.
Langiu è stato a Genova il 22 maggio in occasione del Festival delle Energie “Collasso Energetico”. Ha messo in scena “Venticinquemila granelli di sabbia”. In sala un pubblico troppo esiguo per uno spettacolo – l’attore autore solo in scena – commovente ed ironico. Aspro da ricordare.
Con lui si entra nel "quartiere Italia" (rione Tamburi) e si tocca la sabbia rossa che lo stabilimento siderurgico produce ogni giorno, avvolgendo, a seconda del vento, palazzine tutte uguali – così uguali da non poterle distinguere – e cose. Una mamma passa ostinata l’aspirapolvere mattina e sera. E la malattia che tocca a caso, altri da sé. E poi i giochi a pallone. La sigaretta fumata di nascosto e un vecchio che porta i ragazzi in barca. Langiu è tutti loro. Muta voce e sguardo, veloce trascina. Senza dubbio sei lì.
Torna se stesso per dire al pubblico che ai suoi spettacoli raramente ha visto dipendenti Ilva. Solo un’eccezione: un operaio malato di cancro, furente di rabbia, stupito dall’omertà dell’azienda sui pericoli.
A distanza di settimane dallo spettacolo l’articolo di Repubblica è il tassello in più. Non speranza autentica, ma seme che si aggiunge. Poi viene in mente che bambino è rimasto un po’ anche Alessandro Langiu. Quando con “bambino” si intende integrità. E tutto torna.
(Giulia Parodi)

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