25 Giugno 2008

VERSANTE LIGURE

AUTO DA FE’(SSI)

Silos da ambo i lati
(salmo “Parking macht frei”)
all’aria od interrati
noi invochiamo pii,
all’auto iperdevoti:
box populi box Dei.


Incubox!

  Enzo Costa  
  email: enzo@enzocosta.net;  http://www.enzocosta.net
  Illustrazione di Aglaja  
  email: aglaja@fastwebnet.it;  http://aglajage.splinder.com

Posted by Admin at 10:14 | Comments (0)

Colloqui - Selezione naturale, atto unico

Stanza modesta, arredo ikea. Uno scaffalino billy in secondo piano, con molti libri, ammonticchiati l'uno sull'altro, come se fossero usati tutti contemporaneamente, o giacessero nella medesima posizione da tempo. Un bastoncino d'incenso fa salire una sottile colonna di fumo, in primo piano, da una scrivania sovraccarica di fogli sparsi, quotidiani ed appunti. Squilla un cellulare.
Al quarto squillo si precipita in scena una giovane donna, in tuta e pantofole. Cerca affannosamente il telefono tra le scartoffie.

- Pronto? La WORKMYPROJECT!? Ah Buongiorno! No, non mi disturba affatto. Sono a casa. No, non sto lavorando adesso, sono ancora disoccupata.
Senza far rumore si fa strada tra una catasta di giornali, ne estrae uno tutto evidenziato di giallo, scorre col dito una pagina di annunci e…
- Sì, sì, mi ricordo. Vi ho mandato un curriculum qualche giorno fa. Certo, l'annuncio come impiegata...Bilingue, esperienze contabili, eccetera eccetera...Sono contenta che mi abbiate contattato! Il colloquio...Sì, aspetti un secondo che prendo carta e penna.
Un ampio sorriso le si apre in volto, afferra una matita e un'agenda e si siede su una sedia da ufficio, una di quelle girevoli.
- Mi dica pure il posto e l'ora... Ah...c'è qualche domanda preliminare, ho capito...Mi dica...No, non sapevo. Non era specificato che fosse una sostituzione maternità, mi rendo conto di che significa.
Pausa di qualche secondo.
- No, non sono sposata, no.
Annuisce col capo, inizia a muovere nervosamente una gamba, oscillando da una parte all'altra con la sedia-
- Fidanzata? Mhm, beh, no, cioè, voglio dire...Sì, capisco che avete bisogno della massima onestà, che per voi è stato un colpo, l'avevate appena assunta a tempo indeterminato e zac! lei ti rimane incinta. Non sono cose da farsi. No, ma io non sono fidanzata, glielo assicuro.
La voce si fa stridula.
- Cosa significa, scusi, che non mi sente sincera?
Pausa. Si accovaccia sulla sedia, tossisce.
- Mi sono lasciata col ragazzo cinque mesi fa. Sì, è una storia finita. Ci ho sofferto, sì, ma mi è passata, ora sto bene...No. Stia certa. Non ci si vede più, e comunque non era poi una cosa seria, mai pensato a farmici una famiglia, non era fatto per me.
Silenzio. Il volto si è fatto scuro.
- Sì, le dico tutto ora, lo prometto. In cinque mesi qualcuno ho visto, sono uscita qualche sera, ma mai nulla di rilevante. Sono stata attenta.
Altra pausa di silenzio, l'espressione della donna si corruga, come per concentrarsi. Dopo qualche istante si appiana, rasserenata
- Sì, ok, va bene. Tanto erano legami che volevo tagliare comunque, nella vita bisogna scegliere le priorità e per me è arrivata l'ora di farlo... grazie a voi... Addirittura un tempo determinato da 10 mesi? Mi rendo conto dell'opportunità che mi state dando...
Riconoscente, si asciuga una lacrima di commozione che vela gli occhi, riprende in mano il blocchetto e la penna momentaneamente abbandonati sulla scrivania.
- Via De Monti 30, dopodomani alle 10, quarto piano, grazie, grazie mille.
Click. Cala il sipario.
(Daphne)

Posted by Admin at 10:09 | Comments (0)

Fisco Amico - Il "buon servizio" dell’Agenzia delle entrate

Che pagare le tasse possa essere fonte di gioia, come qualcuno ha suggerito è impresa veramente ardua, anzi spesso è causa di ansie e preoccupazioni: conteggi da rifare, tabelle da consultare, studi di settore di cui tenere conto, spese che si detraggono in percentuale variabile di anno in anno e per tipologia.

Se, secondo i dati illustrati dalla Camera di Commercio e da Cristina Battaglia Presidente genovese di Sviluppo Italia nel convegno sull'imprenditoria femminile di giovedì 12 giugno, parte di coloro che scelgono l'iniziativa autonoma lo fa come alternativa alla disoccupazione in un mercato che offre poche opportunità, non è facile districarsi fra scadenze fiscali e gestione amministrativa, e non sempre la scelta di affidare tutto ad un commercialista è economicamente vantaggiosa. E' quindi doveroso segnalare un buon servizio che viene dalla pubblica amministrazione e precisamente dagli sportelli della Agenzia delle Entrate sul territorio geno vese, dove persone in carne ed ossa assistono gli utenti nella compilazione della Dichiarazione dei Redditi, segnalano opportunità, verificano conteggi e senza limitazioni di tempo provano a svelare almeno in parte gli arcani misteri del fisco agli inesperti contribuenti. Il tutto gratuitamente. Non so se tutto questo possa contribuire a far pagare le tasse “con gioia”, soprattutto quando districarsi fra i vari regimi (normale, agevolato, forfettario, dei minimi...) si mostri complesso anche per chi conosce il sistema, ed eventuali scelte errate si svelino chiaramente solo all'atto della compilazione della dichiarazione, ma per una volta la disponibilità degli operatori dell'Agenzia mi permetterà di pagare con riconoscenza.
(Maria Cecilia Averame)

Posted by Admin at 09:49 | Comments (0)

Genova - E se il "comitato d'affari" esistesse davvero?

Il "comitato d'affari" è un'ombra che prende consistenza ogni volta che in città scoppia uno scandalo che coinvolge gente importante: imprenditori, banchieri, politici, ministri del culto, funzionari di alto profilo.
E' la stessa cronaca a suggerirlo. Prendiamo la recente "Mensopoli". Protagonisti un imprenditore -chiacchierato finché si vuole ma finanziatore-animatore della riservatissima festa di compleanno del cardinale segretario di stato vaticano-, un ex dirigente regionale oggi numero uno della sanità vaticana, un intimo collaboratore del sindaco, una paio di "compagni" con pedigree familiare e politico di tutto rispetto, un po' di dirigenti della Azienda sanitaria che incerti sul da farsi non vanno a consigliarsi in Procura ma coi loro capibastone; e altri ancora che, in nome di solidarietà politiche, spiattellano gli affari della amministrazione a personaggi interessati... Troppo poco per un comitato d'affari?

Prendiamo allora la recente inchiesta di Repubblica a proposito della Fondazione Carige e della stessa Carige.
Un giovane rampantissimo vicepresidente della Fondazione che usa un po' dei soldi della stessa per favorire associazioni che hanno fatto o fanno capo a lui. Robetta con i tempi che corrono ma qui più che di cifre si tratta di scambi. Perché secondo Repubblica (19 giugno '08) anche il presidente della stessa Fondazione avrebbe qualcosa da farsi perdonare, sempre robetta si capisce. Qui però la girandola dei nomi si fa intensa: cooperative, onlus, enti morali, società ("di progettazione e sviluppo" ovviamente) intrecciano le loro attività in una ragnatela inquietante. Emergono relazioni e nomi che rinviano ad inchieste recenti: Levante Norditalia, il comparto assicurativo del gruppo Carige, Festival e, recentissima, la vendita all'università per 35 mld di lire di un edificio (ex Eridania) acquistato pochi mesi prima alla metà. Vicende che hanno visto indagati pezzi da novanta di Carige. Inchieste e nomi eccellenti di cui hanno riferito a suo tempo i quotidiani nazio nali (Corriere della Sera, 23 novembre 2006 Carige, "L'Isvap (Istituto di vigilanza sulle assicurazioni) e il consigliere (dell'Isvap) Scandroglio. Il coordinatore regionale di Forza Italia e quel filo con il capo delle assicurazioni del gruppo (F.Menconi)" (*).
Forse è eccessivo immaginare che esista una loggia di potenti affaristi e politici affamati che in una stanzina segreta si spartiscono la città: dal porto alle mense, alla vendita del patrimonio pubblico, ai mutui bancari... Forse quel comitato non esiste ma qualcosa che lo riguarda c'è e forse è anche peggio. E' la morale che apprezza i protagonisti dell'affarismo, ne tesse l'elogio e gli offre tribune televisive e giornalistiche permettendogli di fare dell'ironia sulle inchieste e gli scandali che li riguardano. La stessa morale che accetta che prevalgano i legami affaristici e mafiosi d'ogni tipo (massoni, Opus dei ma non solo) sugli interessi pubblici, che sono diversamente interpretabili ma esistono anche se non sono di moda.
Ogni tanto c'è, tra loro, chi mette il piede in fallo. Ha voluto troppo o troppo in fretta o ha agito senza avere predisposto le coperture adeguate. Subito chiama in soccorso gli amici che minimizzano, comprendono; o si scansano.
- Lo conosceva?
- Ma per carità; prendevamo lo stesso treno... E' un millantatore, le assicuro....
(Manlio Calegari)

(*) in http://liguria.indymedia.org/node/1345/420#comment-420 la lettera che l'Istituto di Vigilanza sulle assicurazioni ha inviato al (plurirecidivo) Ferdinando Menconi: “Alla Carige R.D. ASS.ni a Riass.ni S.p.A. alla cortese attenzione dl Presidente del Consiglio di Amministrazione (di Carige Assicurazioni) Dr. Ferdinando Menconi" (24 aprile '08)

Posted by Admin at 09:44 | Comments (0)

Lavoro/1 - Tra pubblico e privato

Il mito del lavoro nell’ente pubblico è diventato realtà nel 2005 per molti dipendenti delle Acciaierie di Cornigliano. Ceduti per tre anni a comune e provincia, 650 lavoratori dell’Ilva hanno affiancato dipendenti pubblici, di settori differenti, con risultati, a detta dei più, discordanti. “Sta al singolo”, hanno commentato alcuni, riferendosi all’alta o scarsa produttività dei lavoratori Ilva. “Di qua ne sono passati tre: uno è rientrato in stabilimento, due di loro davvero in gamba…”
Ognuno, a sentire i commenti, ha portato con sé nell’ente pubblico, livore o disponibilità, desiderio di rivalsa o di conoscenza, in sintesi se stesso. Con la dose di “scazzo” legittimata dalla condizione di cassintegrato socialmente utile. Inoltre ognuno ha portato una vastità di sguardo data dall’esperienza di lavoro precedente. Chi dieci, chi venti, chi trenta “anni di marche”, con una propensione all’analisi spiccia e un po’ spietata alla quale va aggiunta una buona dose d’invidia.

Hanno toccato con mano il mito del pubblico impiego e questo li ha marchiati. Perché hanno registrato le differenze tra il prima e il dopo e verificato di persona che in Italia non si lavora tutti con gli stessi parametri.
Non dispongono di un’etichetta per ciò che hanno visto, ma pare si tratti di qualcosa assimilabile alla “qualità della vita”. Inimmaginabile in stabilimento.
I meno indulgenti dichiarano che nell’ente pubblico “non si lavora” o che“se si lavora, si lavora male”, che “manca programmazione”, e che “se ci fosse Riva…”, però ammiccano, facendo intendere che in stabilimento è davvero altra storia. “Provare per credere!” pare dicano ai colleghi del pubblico, “una settimana là dentro ed esci sfatto!”. I commenti reciproci su stipendi, privilegi, produttività dell’una e dell’altra categoria si sprecano.
Ne esce un piccolo quadro di sguardi in cui ognuno filma la categoria opposta e filmando registra il divario tra lavoro pubblico e lavoro privato.
Tanti piccoli cortometraggi dell’Italia che lavora, conservati nella cineteca mentale di ognuno.
Alla sezione corti, va aggiunta, la categoria dei precari d.o.c, quelli senza privilegi sindacali, giovani e meno giovani che attendono da anni l’assunzione a tempo indeterminato che filmano se stessi e gli altri e gli altri ancora.
Pare, che dopo averlo provato, il pubblico impiego, sia osso duro da abbandonare. Pochi, infatti, vogliono mollarlo, cassintegrati inclusi. Perchè anche se “non paga” sotto diversi punti di vista, è obbiettivo finale o soluzione temporanea ai mali estremi di un lavoro privato che umano non è.
L’accordo Acciaierie ha sottovaluto le conseguenze dell’incontro tra due mondi: il difficile adattamento al rientro in fabbrica, l’aver fatto proprio un bisogno di misura tra due mondi estremi e la richiesta forte di un’etica del lavoro alla quale appellarsi finalmente. Tutti e sempre.
(Giulia Parodi)

Posted by Admin at 09:40 | Comments (0)

Lavoro/2 - Le “anime morte” della formazione

Forma.Temp è il Fondo per la formazione professionale dei lavoratori temporanei: una libera associazione senza fini di lucro tra le associazioni di rappresentanza delle agenzie per il lavoro, le organizzazioni sindacali dei lavoratori temporanei, e Cgil-Cisl-Uil.
Il fondo nasce a seguito della legge 196/1997 (poi diventata legge 30/2003) che aveva previsto l’istituzione di un fondo bilaterale per la formazione, alimentato dal 4% delle retribuzioni lorde corrisposte ai lavoratori interinali, e gestito congiuntamente dalle organizzazioni sindacali e dalle associazioni delle agenzie per il lavoro.

Sul sito del fondo, dopo l’incoraggiante affermazione “La formazione non ha scadenza”, vengono specificate le diverse tipologie di corsi: formazione di base, formazione professionale, formazione continua, formazione “on the job”.
Viene detto che il “Principio portante del sistema varato da Forma.Temp è la certificazione degli interventi formativi quale strumento volto a garantire ai lavoratori coinvolti l’acquisita formazione” e che al termine dei corsi viene rilasciato agli allievi un attestato di frequenza.
Capita però di parlare con una allieva, in possesso di un bell’attestato multicolore rilasciato dalla agenzia interinale che l’ha assunta. Vi si legge che ha seguito un corso di formazione on the job per “addetto al call center”: complessive 12 ore, svoltosi tra il 9 e l’11 gennaio 2006. Le materie sono diligentemente elencate. Modulo 1 (4 ore) - sicurezza sul lavoro: D.Lgs. 626/94, obblighi del datore di lavoro in materia di sicurezza, diritti ed obblighi dei lavoratori; rappresentante dei lavoratori per la sicurezza; Modulo 2 (8 ore) – aspetti tecnici e pratici specifici della mansione. Delle dodici ore, sei erano di teoria e sei di pratica.
Bello. Solo che tutto ciò non è mai successo. Il responsabile della agenzia interinale in questione (una delle più importanti di Genova) ha fatto firmare alla lavoratrice l’attestato di partecipazione ad un corso a cui non aveva mai partecipato. Lei lo fa presente, obietta sulla correttezza di quella firma, ma viene liquidata con un sorriso paterno che contiene l’implicita domanda: “Tu qui vuoi continuare a lavorarci, no?”
Comunque, firma o non firma è stata l’esperienza di una sola volta: quando l’agenzia le presenta un foglio pre-compilato con un bel “NO” per l’eventuale iscrizione al sindacato la ragazza non ci sta, trasforma il “NO” in un “SI” e … non viene più riconvocata.
Sul sito di Forma.Temp si legge che gli allievi dei corsi di formazione sono passati dai 76584 del 2001 ai 208117 del 2004 (mancano dato più recenti): chissà quante saranno, tra questi, le “anime morte”?
(Paola Pierantoni)

Posted by Admin at 09:35 | Comments (0)

Informazione - Dopo Novi: al macero anche il buon senso

Doveva in parte essere distribuito insieme al supplemento “Nord Ovest” del Sole 24 Ore del 11 febbraio, ma invece non se ne è fatto nulla e tutte le copie sono finite al macero. Si tratta della “Relazione de fine mandato del Presidente dell’Autorità portuale di Genova Giovanni Novi (2004-2008)”, Algraphy editore, febbraio 2008: un volume in formato A4 (21x29,7 cm ), 104 pagine, corredato da alcune fotografie a colori e stampato in 80.000 esemplari. Non sono disponibili altri dati biblioteconomici (tipo di carta, grammatura ecc.) perché il libretto è disponibile solo sul sito dell’autorità portuale (http://www.porto.genova.it/pdf/home/RELAZIONE_2004_2007.pdf). E con ragionevole certezza si può dire che è stato pubblicato sul web (ma cinque mesi dopo la stampa!) soltanto in forza di uno scoop di Ferruccio Repetti sul Giornale (4, 6 maggio e 12 giugno 2008).

Lo scoop non sembra sia stato ripreso da nessun quotidiano, forse in ossequio alla ferrea regola giornalistica di non evidenziare mai le notizie pubblicate dai giornali concorrenti (in gergo, “hanno preso un buco”). Peccato, perché la notizia era gustosa, se non altro come ennesima riprova che autorità impettite e/o funzionari compiacenti si annidano dappertutto, sempre pronti, all’occorrenza, a rivelarsi.
Il libretto è una vera e propria relazione di fine mandato. Novi presenta un riepilogo arricchito di statistiche dei quattro anni del suo mandato: opere completate e in programma, risultati finanziari, occupazione, problemi ambientali, waterfront ecc. Un lieve riferimento alla politica di verificare le concessioni e i canoni demaniali (ovvero di controllare chi occupava cosa in banchina e quanto pagava); nessun cenno all’inchiesta della magistratura, che Novi aveva sostenuto o addirittura sollecitato, sulle gravi irregolarità delle concessioni portuali (m.c., OLI 165).
Difficile immaginare le ragioni della distruzione del volume e dello spreco di 56mila euro di denaro pubblico e chi possa averli ordinati. Forse non sono piaciute le “poche e sintetiche osservazioni” condensate nell’editoriale del Presidente in cui, dopo aver enumerato i motivi di soddisfazione del lavoro svolto, indica tra le numerose e peraltro ben note “criticità” della macchina portuale “la diffusa e sempre presente litigiosità tra gli operatori ed appaltatori che si tramuta in lentezza operativa: la Bettolo ne è un esempio lampante. A questo riguardo devo esprimere la mia indignazione nei confronti delle due aziende che nonostante lavorino da decenni nel nostro porto non hanno avuto scrupolo di inoltrare al TAR ricorsi, risultati poi fasulli, che hanno arrecato un danno enorme al nostro porto”.
Censura o eccesso di zelo di fronte a un editoriale troppo chiaro? Finora si sa solo che la “Relazione” è finita al macero, insieme, come osserva Ferruccio Repetti, al buon senso.
(Oscar Itzcovich)

Posted by Admin at 09:27 | Comments (0)