2 Luglio 2008
VERSANTE LIGURE
A chi, spietatamente,
pianifica il disprezzo
per rom e ogni migrante
(ché il voto non ha puzzo),
si prendano le impronte
(campo “Chigi Palazzo”).

Chiromanzia
Enzo Costa
email: enzo@enzocosta.net; http://www.enzocosta.net
Illustrazione di Aglaja
email: aglaja@fastwebnet.it; http://aglajage.splinder.com
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Discriminazioni - Il bello della diretta
Eccoci ancora al volantino con cui la Lega Nord promuove la raccolta di firme per abrogare la Legge regionale sulla immigrazione. Nessun eco, almeno recente, sulla stampa, molto scarne anche le tracce sulla rete. E’ quindi possibile che la cosa muoia lì. Ma il punto è che questi volantini hanno girato, hanno avuto un loro percorso popolare, hanno fatto “opinione”. Normale dialettica democratica. Ma dove e come si fa contro – opinione allo stesso livello popolare? Chi va a raggiungere le stesse persone per suggerire un pensiero più complesso, più articolato, più responsabile? Con quali mezzi?
Qui non stiamo parlando di reti televisive, ma del più scontato e datato tra i mezzi di comunicazione politica, che la Lega Nord non disdegna affatto suggerendo ai passanti: noi siamo qui, in mezzo a voi, siamo persone popolari, semplici, alla vostra portata. Vi interpretiamo, vi rappresentiamo. Siamo la vostra anima.
Cosa contrapponiamo ai volantini della Lega? Mi vengono in mente volantinaggi e assemblee nei luoghi di lavoro, feroci e feconde discussioni ai cancelli, seminari di formazione e discussione stile “150 ore” sulle diversità, sulla identità, sulla disuguaglianza, sulla discriminazione, sulla paura… ma mi sento subito come il vecchio della canzone di Guccini.
Il volantino elenca inammissibili privilegi:
“Servizi sociali: libero accesso ai servizi sociali”. Leggi: è uno scandalo che un immigrato – non importa se bambino, anziano, donna incinta, con regolare lavoro e permesso, invalido, abusato, sfruttato… - possa avere accesso ai servizi sociali.
“Sanità: l’assistenza sanitaria e specialistica e non solo di pronto soccorso”. Come dire: ad essere generosi agli immigrati può essere concesso di non crepare per strada, ma l’assistenza sanitaria con tutti i punti e le virgole va riservata alla categoria superiore dei “non” immigrati.
“Istruzione: formazione del personale docente per l’educazione interculturale”. Le scuole della Liguria sono prese d’assalto da ragazzine e ragazzini di almeno un centinaio di nazionalità diverse? E’ già tanto che gli diamo un banco, figuriamoci se dobbiamo buttar via soldi per tener conto della loro cultura.
Tutto intorno a noi si stanno costruendo le condizioni culturali ed emotive della “accettazione”, quella che farà apparire almeno giustificabile l’assalto al campo Rom; considerare come nulla di grave – in fin dei conti quasi un gioco – la presa delle impronte dei bambini; ritenere in certi casi ammissibile la discriminazione (vedi il recente pronunciamento della Corte di Cassazione che ha giudicato ammissibile la campagna del sindaco di Verona per cacciare gli zingari “perché dove arrivano ci sono furti” ).
Non intendo parlare di stelle gialle sugli abiti e di campi di sterminio, ma penso a più domestiche vicende italiane: l’esclusione degli ebrei dalle scuole, dal lavoro, dai luoghi pubblici, le loro improvvise scomparse dai banchi di scuola, dalle università. La domanda su come sia stata possibile a suo tempo l’accettazione passiva di tutto questo tormenta molti di noi nati dopo la fine della guerra. Non vorrei che ora ci venisse data l’opportunità di osservare il fenomeno in diretta.
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Università - Se i problemi finanziari non scandalizzano
Seduta del 17 giugno 2008 del Consiglio di amministrazione dell’Università: un rinvio per far chiarezza, per evitare decisioni "irresponsabili". Sul trasferimento della Facoltà di Ingegneria agli Erzelli il cda “ritiene indispensabile ottenere certezza: a) quanto alla sostenibilità del quadro economico finanziario a carico dell’Ateneo; b) quanto alle infrastrutture di accesso e ai tempi della loro realizzazione; c) quanto agli effettivi spazi per la Facoltà di Ingegneria". Delibera ineccepibile ma sicuramente tardiva perché tutti gli elementi erano noti da vari mesi.
Ai problemi logistici da tempo denunciati da Ingegneria (infrastrutture, viabilità, tempi, spazi) si è aggiunto un altro non di poco conto: non ci sono soldi. O meglio, i soldi potrebbero esserci se Stato e Regione rendessero disponibili i finanziamenti promessi. Hanno spinto in direzione del trasferimento, ma ora sono oberati di debiti e non ci sono impegni precisi. “In pratica, contestano i consiglieri, l’ateneo dovrebbe indebitarsi per 140 milioni di euro senza avere la certezza di ottenere i finanziamenti di Stato e Regione. Peggio: in riferimento al contributo regionale (recepito nel bilancio di previsione 2008) un passaggio dell’accordo di programma sottoscritto dai tre enti riserva alla Regione la possibilità di non finanziare l’operazione qualora l’Università reperisca fondi in altro modo. Un passaggio, quest’ultimo, considerato troppo aleatorio, suscettibile di interpretazioni troppo ampie, per consentire al cda di assumere l’impegno di un mutuo (Secolo XIX, 24 giugno 2008). Non è tutto. I soldi promessi potrebbero non bastare. Repubblica del 3 maggio scriveva che i costi potrebbero lievitare a 200 milioni, perché non c’è ancora un progetto definitivo. Si consideri infine la voragine finanziaria in cui si trova l’Università (buco dell’Albergo dei Poveri) che oscillerebbe tra 15 e 40 (!) milioni di euro.
Ce n’è sarebbe abbastanza per scoraggiare i sinceri sostenitori dell’operazione Erzelli costretti, da un lato, a far quadrare i conti in un quadro di scarse risorse e di continui tagli dei finanziamenti pubblici all’università, e, dall’altro, a istituire una credibile politica di sostegno al reclutamento e allo sviluppo della ricerca. Da distinguerli comunque da quelli che sono favorevoli per ragioni confessabili solo a mezza voce (“un’occasione per farne il Politecnico e governare meglio quel che resta dell’università”).
Fuori dell’Università, esponenti di enti pubblici e di imprese private continuano invece a spingere con disinvolto ottimismo. Carlo Castellano, presidente di Esaote e promotore del progetto non ha dubbi: “Quando sento parlare di problemi finanziari mi scandalizzo […] Sbaglia chi nutre perplessità, le risorse finanziarie sono un problema relativo” (Secolo XIX, 24 giugno). Andrea Ranieri, neo assessore comunale allo Sviluppo dell’innovazione e dei saperi(!), serafico, sentenzia: “L’Università di Genova non può pensare di non indebitarsi per il trasferimento della Facoltà di Ingegneria agli Erzelli” (Secolo XIX, 26 giugno).
In questo sovrapporsi di interventi più o meni interessati contrasta la cautela della facoltà chiamata in causa che, per bocca del preside Gianni Vernazza, dichiara di essere “comunque disponibile ad esaminare progetti e trattare sugli insediamenti, senza problemi di alcun genere”
(Oscar Itzcovich)
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Lavoro - Dimissioni volontarie e incertezze temporali
Il Decreto Interministeriale del 21 gennaio 2008 concernente le dimissioni volontarie me lo aveva fatto conoscere Irina, quando a fine aprile ha dovuto presentare le dimissioni volontarie attraverso un servizio informatico fornito, tra gli altri, dal sindacato, una procedura che metteva termine alla tradizione delle lettere di dimissioni già firmate prima ancora di essere assunti. Comunque la notizia pubblicata sul sito del Ministero del Lavoro è già obsoleta, in quanto dal 25 giugno 2008 la procedura di dimissione volontaria è stata riportata al passato, facendo tornare operative le lettere in mano ai datori di lavoro.
Un po’ oscurato dai grandi temi della sicurezza pubblica, dei processi rimandati, dell’Italia che non ha passato il turno agli Europei, la notizia esce in poche righe sullo stesso sito (http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/News/20080626_DimissioniVolontarie.htm), un AVVISO IMPORTANTE, relativo al DL n. 112 del 25 giugno 2008 che cancella l’articolo relativo del precedente decreto di gennaio che chiamerei il Decreto Papa Giuliani, appena 4 mesi di vita, con costi per i siti web autorizzati a svolgere il servizio e serviti a nulla. Amen.
Veramente significativa la mossa del governo che pur promettendo di informatizzare qualsiasi cosa che riguardi la gestione della cosa pubblica si lascia invece scappare questa cosettina che interessa migliaia di italiani, facendola ripiombare nella carta più indegna. Siamo solo a giugno, di solito le grandi imprese legislative che cambiano l’Italia si svolgono ad agosto subito prima delle ferie in modo che le stesse siano offuscate dalle vacanze estive o nel canonico 31 dicembre (per evitare qualche mega multa comunitaria per i ritardi rispetto al resto dell’EU). Questa volta bisogna dare atto al governo che sta cambiando la tradizione con un fervore a colpi di DL, DM e ordinanze speciali, sistema sicuramente efficiente. Tanto visto quello che succederà presto con la censura dell’informazione e il divieto di indagine, che volete che sia essere licenziati senza preavviso quando il lavoro manco si trova se hai il fidanzato (vedi Daphne, Oli 193).
(Stefano De Pietro)
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Genova - Una occhiata al presente per disegnare il futuro
Una o due volte al mese, P. Arvati, manda a Repubblica alcune osservazioni frutto della sua attività di responsabile della statistica comunale. Lo fa con garbo e cercando di non sommergere di cifre il lettore. Per sapere chi siamo - osserva Arvati - e come in parte andranno le cose e come e su cosa intervenire, le statistiche comunali potrebbero aiutare. In altre parole: per compilare i libri dei desideri, è utile prima di ogni cosa, prendere atto della città com'è, di quali attrattive e di quali energie disponga.
Una città che nel 2007 è tornata a perdere abitanti dopo 4 anni che il suo saldo naturale era tornato positivo (Repubblica 15 maggio '08). Ma attenzione, fa notare Arvati, non si tratta di un ritorno al passato. Perché gli stranieri che pesano sulla popolazione residente per circa il 6% incidono con percentuali molto più significative sulla nuzialità (il 25% tra coppie miste e immigrate) e sulla natalità (di nuovo il 25 %). In altre parole il saldo negativo sottolinea piuttosto la decrescita della componente autoctona. Infatti, mentre la popolazione della città diminuisce, la percentuale delle nuove famiglie e dei nuovi nati riferibile agli immigrati è 4 volte più grande della quota che essi rappresentano nella popolazione residente.
L'incidenza straniera sulla popolazione da 0 a 18 anni (Repubblica 29 maggio '08) è salita dal 2% nel 1997 al 9% nel 2006 (ben superiore al 6% della presenza straniera in città). E' un fatto che tra l'altro ha permesso di contenere l'età media della città, di poco sotto i 50 anni, che diversamente sarebbe di gran lunga superata. E che sta cambiando la scuola dove gli studenti stranieri (2006-7) sono il 10% alle elementari, l'11% nella media inferiore e il 5% nella media superiore. Percentuali destinate a crescere molto rapidamente essendo la natalità meticcia il 25% del totale.
Costruire previsioni sulle serie statistiche non è facile: molte variabili intervengono a modificare i comportamenti demografici. Arvati ne ha ad esempio indicato uno (Repubblica 12 giugno '08) giudicato rilevante dagli statistici: si tratta della "attrattività". A fronte di un movimento migratorio all'interno dei confini nazionali tornato a crescere - ci si muove alla ricerca del "meglio" - Genova risulta poco appetita. Prevalgono gli stranieri che se ne vanno rispetto a quelli che arrivano. E' la conferma della condizione periferica di Genova e della Liguria al confronto di altre città grandi e piccole del Nord Est e del Nord Ovest.
Arvati non scrive della città - banche, assicurazioni, traffici - che hanno i forzieri pieni di soldi ma di quella che giornalmente si svolge sotto gli occhi di tutti. E suggerisce che per ragionare di cultura, ricerca, scuola e di altro ancora sarebbe opportuno prendere atto, e alla svelta, di quali e dove siano oggi parte delle energie interessate alla città di domani.
(Manlio Calegari)
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Infortuni nel tempo - E’ stato il lavoratore che si è fatto investire
Tutti condannati gli imputati (il Direttore di I° tronco di Autostrade per l’Italia SpA; il Coordinatore dei lavori di SPEA SpA; il Direttore dei lavori di T.I.S. SpA) al processo per l’infortunio avvenuto il 9 marzo 2004 su un viadotto della A10 (OLI 188). Concesse solo le attenuanti generiche che hanno ridotto la pena dai tre mesi richiesti dal P.M. a un mese e mezzo.
La difesa aveva messo in campo avvocati agguerriti: il giudizio sulle condizioni di sicurezza di quel cantiere, sulle responsabilità di quell’incidente, potrebbe infatti influire sul modo di lavorare in molti dei cantieri delle nostre autostrade.
La linea seguita è stata quella di scaricare tutta la responsabilità sullo stesso lavoratore infortunato che, in questo caso, si prestava particolarmente bene alla bisogna visto che era anche il “preposto”, colui che avrebbe dovuto essere “Il garante della sicurezza in loco”, mentre ha avuto un comportamento “incredibile e inopinato”.
Ricordiamo che il lavoratore, procedendo di notte a ritroso per sistemare le luci del cantiere, si era spostato inavvertitamente al di fuori della corsia delimitata dai soli coni segnaletici e un camion l’aveva investito. Data la ristrettezza delle corsie (3,28 metri), e il lavoro notturno, il Piano di Sicurezza e di Coordinamento aveva imposto la deviazione di carreggiata, ma durante la fase di allestimento del cantiere l’azienda aveva adottato come misura di sicurezza la sola restrizione di carreggiata.
Ad un certo punto l’avvocato rincara la dose e afferma testualmente: “Non è stato il veicolo ad avere investito il lavoratore. E’ stato il lavoratore che si è fatto investire”. Praticamente un (tentato) suicidio.
Ormai questa deve essere diventata la strada maestra: su Repubblica del 30 giugno in prima pagina il titolo “Morirono bruciati in fabbrica – chiesti i danni ai familiari” segnala il caso della Umbria Olii, dove si è varcato il confine dello scandalo: 35 milioni di euro di risarcimento chiesti ai familiari dei quattro operai che persero la vita nell’incidente di due anni fa.
Tornando alla T.I.S, attorno al caposaldo della colpa dell’infortunato, l’ultimo intervento della difesa percorre tutte le possibili strade, usa tutte le possibili argomentazioni: l’allestimento del cantiere non è assimilabile alla attività lavorativa vera e propria; l’esigenza della sicurezza va “contemperata” con quella di erogare un pubblico servizio: non possiamo chiudere le autostrade ogni volta che c’è un cantiere; oltre ai sistemi di protezione sono almeno altrettanto rilevanti i comportamenti dei lavoratori, e il preposto aveva il compito di vigilare su questi, a partire da se stesso; l’orientamento della giurisprudenza secondo cui i lavoratori vanno protetti anche da loro stessi è diseducativo: ci manca che venga esteso anche ai preposti…
Il giudice, però, deve aver trovato più convincente al ricostruzione fatta dal P.M. che aveva puntato il dito sulla fittizia distinzione tra allestimento del cantiere e attività di lavoro, e che aveva ricostruito il gioco di interessi che aveva portato a modificare le misure di sicurezza inizialmente previste. Gli avvocati romani, delusi, si scambiano brevi commenti a bassa voce. Ora si attende la pubblicazione delle motivazioni.
(Paola Pierantoni)
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Opinioni - PD: cercasi volontari per l’ultimo sacrificio
Se il maggiore partito della sinistra italiana ha moltiplicato le proprie correnti, se nel “tutti contro tutti” l’unico obbiettivo è “eliminare Walter, sostituirlo alla guida del Pd e poi toglierlo di mezzo dalla scena politica italiana definitivamente”, e se - all’interno del partito - un gruppo di giovani trentenni, tra cui Luca Sofri, ha programmato un meeting il cui titolo è “Superare il passato per liberare il futuro: la necessità di uccidere il padre”, per quali ragioni l’elettore del centro sinistra dovrebbe ancora sperare?
Nell’ultimo numero de L’Espresso, oltre alle intercettazioni RAI – déja vu nel quale affiora anche il nome di Piero Fassino – spicca l’articolo sul Pd “Congiura nel loft” di Marco Damilano.
Emerge una classe dirigente lacerata da conflitti, abitata dalla rivalsa, divisa in bande.
Associazioni e fondazioni che fanno capo chi all’uno, chi all’altro, nelle quali aderire corrisponde ad un atto di fede. Ecco quindi “Democratici in rete” di Goffredo Bettini e l’associazione Red di Massimo d’Alema e gli Ecodem di Ermete Realacci, e poi “quelli di Enrico Letta” e “gli amici di Rosy”, in un delirio di iscrizioni e appuntamenti. Ecco i futuri leader della nuova generazione Giovanni Cuperlo – di area dalemiana – e il veltroniano Zingaretti.
Proprio Cuperlo che accenna alla necessità di “una nuova leadership collettiva”, solleva la questione del candidato premier per il 2013 aggiungendo che “Veltroni e gli altri dirigenti devono far uscire allo scoperto idee, proposte, suggestioni, rigenerare le cellule di questo corpo che sta male perché ogni sconfitta è dolorosa, ma senza letture consolatorie”.
Il fatto che sia l’Italia a star male non viene nemmeno registrato, intenti come sembrano tutti a tessere reti per far prigionieri gli avversari. Dello stesso partito.
La lettura dell’articolo dà la sensazione che il cittadino di sinistra sia letteralmente affidato alla “corrente” di qualche sprovveduto senza alcun senso dello Stato e delle priorità.
A questo si aggiunga la distanza che un certo modo di agire politico moltiplica tra partito ed elettore devoto che ricorda i quattro milioni di voti per Prodi, i tre per Veltroni e la fatica dell’andare incontro ad un progetto ambizioso, ma nel quale quella classe dirigente diceva di credere.
Ma la devozione politica è slegata da dogmi e sacramenti. Lo spazio di libertà è ampio. Anche quello per sognare.
E se alcuni sognassero di prenderselo il Pd? Magari con persone disposte all’ultimo sacrificio: iscriversi al partito da tutte le parti d’Italia pur di avere un centro sinistra?
Il partito, proprio per com’è messo – senza confini, totalmente allo sbando – mai come oggi potrebbe diventare il non luogo da cui ripartire.
(Giulia Parodi)
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Appello - Salvare la Legge Gozzini per tutelare la sicurezza
Dalle pagine di 'Ristretti Orizzonti' (www.ristretti.it), sito di cultura e informazione dal Carcere con una redazione all'interno dell'Istituto Penitenziario 'Due Palazzi' di Padova si è levato un appello in favore della Legge Gozzini. Il Governo sta studiando un disegno di legge (Berselli, n, 623) che prevede la drastica riduzione delle misure alternative alla detenzione e di eventuali benefici penitenziari, per rispondere all'ondata di ansia e al crescente allarme sicurezza che dilaga nella cosidetta società civile. Ma limitare l'accesso alle misure alternative servirebbe a garantire più sicurezza all'esterno delle carceri? Sembra proprio di no. Leggendo qualche dato (li potete facilmente trovare sul sito in questione) fra coloro che terminano la propria pena la recidiva si aggira intorno al 69%, mentre fra chi usufruisce di misure alternative scende al 19%. Chi commette un reato godendo della semilibertà rappresenta lo 0,24% della popolazione penitenziaria, ma certamente fa più notizia del restante 99,76%. Per un cittadino comune tenere un criminale in carcere pare l'unica maniera per tutelare la propria sicurezza, ma gli addetti ai lavori ben sanno che uno dei principali motivi di reiterazione del reato è rappresentato proprio dal mancato reinserimento nella società, dalla scarsità di legami dopo anni di carcere, dalle difficoltà nel trovare un lavoro. E la legge Gozzini rappresenta un tentativo di risposta per queste difficoltà, nonché uno dei pochi passi fatti nella direzione di dare alla pena anche il valore riabilitativo e rieducativo che la Costituzione le attribuisce.
(Maria Cecilia Averame)
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La "sicurezza" che fa spettacolo
Sera di giovedì 26 giugno, le 23 passate da poco; la Spagna ha appena conquistato la semifinale. Via san Lorenzo si ripopola. La vettura dei vigili urbani avanza lenta, rassicurante nella direzione di Matteotti. Primo pensiero: san Lorenzo è la via più illuminata, tranquilla e pedonale della città, perché mai sarà la più frequentata dalle pattuglie? Secondo pensiero: prima di vigili non se ne vedeva proprio, si tratta di un inizio; ben venga e non facciamo i difficili. E poi chissà quante trattative e scambi ci saranno voluti per convincerli a tornare in strada (sia pure in macchina). La sindaco e poi l'assessore l'avevano promessi da subito e non per questioni di "sicurezza". Piuttosto per rispondere a compiti di ordinanza: circolazione selvaggia nei vicoli, gare notturne di macchine e moto e simili. Ma loro avevano risposto picche.
Dalla macchina che avanza, i 2 vigili osservano compresi il popolo appiedato che gli fa largo. D'improvviso si fermano. Addossato al muro della cattedrale hanno visto il colpevole. Un nordafricano alto, pensoso che con la chitarra esegue pezzi di jazz freddo. Cerca le note con occhi socchiusi e solo raramente li intreccia con chi concede l'obolo. A Genova è conosciuto: è il suo stile, singolare, discreto, come la sua musica.
- No, non si può, suonare qui è vietato. Lo sai che potrei sequestrarti la roba...
Lui lo sa ed è grato che non lo facciano. Sorride mentre comincia a raccattare le sue cose, la custodia della chitarra, il seggiolino...
Intanto alle spalle della prima pattuglia ferma in mezzo alla strada ecco arrivarne un'altra, sempre di vigili. Si fermano e si festeggiano tra loro; genere "ah, stasera ti è toccata" e simili. Sono contenti, la serata è dolce e loro possono parlarsi da una macchina all'altra senza neppure dover scendere e spegnere il motore.
Non è finita: il loro buon umore tocca il massimo quando una terza pattuglia di colleghi sopraggiunge questa volta proveniente da Matteotti. Qui una vigilessa fuma ostentamente sulla macchina d'ordinanza, infrazione veniale forse perchè i finestrini sono aperti. Nuove amenità e, a voce alta, apostrofi genere "qualcuno lavora eh".
Le tre macchine ormai fanno mucchio, un blocco animato che desta la curiosità dei passanti (ai lati). A rompere l'incanto è una macchina, questa volta di finanzieri che, sopraggiunta da Caricamento, attende che i colleghi del Comune le diano strada. Un ragazzo che come me ha osservato la scena commenta "Beh, bisogna ammetterlo, il Comune c'è".
(lettera firmata)
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