9 Luglio 2008
VERSANTE LIGURE
L’esercito in città?
Non dico che sia chic:
la trovo un’ovvietà
normale, non da shock.
Saluti da Abdullah,
da Baghdad, in Iraq.

Piazza Tienandeferrari
Enzo Costa
email: enzo@enzocosta.net; http://www.enzocosta.net
Illustrazione di Aglaja
email: aglaja@fastwebnet.it; http://aglajage.splinder.com
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Urban Lab - Aspettando il libro sul futuro della città
"Marta ora contano i fatti": parole di Bisagno, presidente della sezione genovese di Confindustria, riferite da Repubblica dell'11 giugno '08. Il mondo delle imprese, ha detto, non è più disponibile ad accettare deroghe agli impegni presi a suo tempo in campagna elettorale: inceneritore, infrastrutture e viabilità, waterfront. Ricordando che, proprio su questi temi, Confindustria aveva sottoposto alla neonata amministrazione Vincenzi "un corposo quaderno di lamentele" che dopo un anno ancora spetta risposte precise.
Puntigliosa la risposta della sindaco, sullo stesso giornale, tre giorni dopo (14 giugno '08). "Abbiamo approvato", "abbiamo avviato lo studio", "stiamo costituendo", "è stato sottoscritto", "abbiamo approfondito"... Le frasi tradiscono i tempi "oggettivi", biblici, della amministrazione pubblica ma tacciono sulle difficoltà prodotte dal contrasto con gli altri governi locali, tra le stesse parti politiche che sostengono la giunta e specialmente sulle difficoltà della macchina dell'ente locale a tenere il passo dei progetti di cambiamento.
La politica preferisce tacere su se stessa ma in questo modo non restituisce ai cittadini il senso delle sue difficoltà e in definitiva li esclude dal dibattito, dalla riflessione. Su cosa dovranno votare quando saranno chiamati a farlo? Boh!
Nella risposta a Bisagno, Vincenzi, ha richiamato l'attenzione sulla serietà e "autorevolezza" con cui il Comune ha impostato - in tema di infrastrutture - il suo rapporto con governo, ferrovie, Anas, Società autostrade e ha chiesto a Bisagno "un impegno straordinario a sostegno del nostro orgoglio di città ferita". Gli ha anche promesso di invitarlo alla presentazione del nuovo libro dei progetti, predisposti da Urban Lab, che danno corpo al waterfront in riferimento - oltre che all'Aeroporto, Tunnel sub portuale e altro - alle Riparazioni Navali, questione che a suo tempo aveva opposto duramente Bisagno a Novi.
"Le decisioni definitive - è drastica la sindaco - per quanto mi riguarda sono state prese". In proposito il sito di Urban Lab non lascia trapelare nulla. Tenuto a battesimo venerdì 29 febbraio 2008 "Urban Lab" ed è "il tavolo di promozione" di Comune, Provincia, Camera di commercio e Autorità portuale ideato da Renzo Piano per ripensare l'immagine della città e la sua diffusione nel resto d'Italia e all'estero. Nei mesi scorsi riunioni di approfondimento tra i tecnici della struttura e amministratori comunali sono servite per mettere a punto i progetti che compariranno sul libro destinato alla città, operatori economici, amministratori, cittadini. "Una esperienza intellettuale e politica straordinaria" ha dichiarato uno di quelli che hanno contribuito ai lavori.
Ma in attesa della importantissima (detto senza alcuna ironia) discussione sul libro - a proposito quando uscirà? - resta il dubbio se il voto che ha eletto, con una certa fatica, la sindaco, possa essere considerato una condivisa valutazione del presente. Genova è una città lacerata e le discussioni sul presente non sono quelle che si fanno in prefettura.
(Manlio Calegari)
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Dialogo tra due architetti sulla “nuova stagione”

Il giovane Leoncino e il maturo Riccio parlano di Urban Lab e di governo del territorio.
Testo e illustrazioni in http://www.olinews.it/mt/publish/riccio070708.pdf
(GUR)
Posted by Admin at 09:34 | Comments (0)
Cornigliano - Nuovi abitanti e vecchi appetiti (immobiliari)
La discussione sul futuro della città è in corso da mesi. I piani, dalla mobilità sostenibile alle infrastrutture alla vigilanza ai rifiuti vanno componendo un piano d'azione di cui al momento sfuggono i tempi. Alcuni interventi vogliono tempi lunghi - aggravati spesso dalla complessità burocratica - altri meno. Tutti sono subordinati ad una infinità di variabili di cui i cittadini non sono informati così che difficilmente possono immaginare cosa e quando li attenda. L'unica cosa certa è che la nostra è una città dove l'età media è poco inferiore ai 50 anni e che non a caso possiede il numero di anziani e di badanti più elevato d'Italia.
E' un fatto che contribuisce a determinare le attese dei cittadini e quindi il loro temutissimo voto. Ad esempio è molto probabile che in una città di anziani l'offerta di sicurezza abbia una presa maggiore rispetto a quella di cultura o di valorizzazione dell'università. Come è probabile che una città oltre che vecchia anche benestante sia poco interessata alla valorizzazione del trasporto pubblico e più, invece, alla costruzione di parcheggi privati. Come ancora è probabile che la stessa città sia ostile a vedere tagliate o limitate le rendite immobiliari da interventi che favoriscano nuovi insediamenti di persone giovani con reddito modesto.
Eppure tutti, almeno a parole, auspicano il ringiovanimento e ripopolamento della città - magari per disporre di mano d'opera a basso costo per il per il suo strabordante terziario - 77% di occupazione nei servizi, la Liguria è dopo il Lazio la regione più terziaria d'Italia.
Su come rendere appetibile una città a persone giovani (operai, ricercatori, tecnici) di fasce non abbienti o non protette - le proposte sono fumose. Invece è un problema di oggi non abbandonabile alla mercé dei singoli. I quali si ingegnano a cogliere le scarse occasioni del mercato urbano come prova, tra l'altro, il pezzo di Paolo Arvati su Repubblica dell'8 aprile scorso "La contravuelta di Cornigliano". A Cornigliano a partire dal 2000 la popolazione è cresciuta e ringiovanita. Si deve all'insediamento di popolazione straniera che ha così approfittato dell'abbattimento dei valori immobiliari dovuti al "degrado ambientale e all'abbandono della popolazione autoctona". Insomma a Cornigliano abitare costa meno e chi ha meno soldi l'ha scelta come nuova patria. E' la prova che condizioni di accoglienza favorevoli vengono immediatamente colte e valorizzate con ricaduta positiva sui contesti sociali ed economici circostanti.
Così fino a poche settimane fa quando a Cornigliano i prezzi, al contrario di quanto sta succedendo in altre zone della città, hanno cominciato a lievitare. Sembra sia l'effetto della bonifica territoriale in corso: da qui a non molto il patrimonio immobiliare esistente ne avrà un beneficio e si capisce come la speculazione già cominci ad affilare i coltelli.
Il caso di Cornigliano è un caso interessante. Dovrebbe essere approfondito da quanti si propongono di ringiovanire la città e di integrare al suo interno - senza respingerle verso periferie e trasporti improbabili - le nuove famiglie.
(Manlio Calegari)
Posted by Admin at 09:25 | Comments (0)
Ambiente - Il partito (trasversale) del cemento
Sono sempre gli stessi i nomi che si rincorrono, che senza sosta scompaiono e ricompaiono, anche in diverse vesti, in un limitato e ben definito spazio geografico. I nomi non sono José Arcadio né Aureliano Buendía. Lo spazio non è quello fantastico, senza tempo e con il destino segnato della Macondo di “Cent’anni di solitudine”. Per gli autori di “Il partito del cemento” (Marco Preve e Ferruccio Sansa, Chiarelettere editore, giugno 2008, euro 14,60) lo spazio è quello reale della Liguria di oggi e il destino della regione non è inevitabile, ma si gioca adesso. I nomi ricorrenti sono quelli dei politici, imprenditori e banchieri associati alla nuova speculazione edilizia che si è scatenata sulla regione.
La prima parte del volume (“Il potere”) presenta i personaggi, sempre gli stessi, in “un groviglio inestricabile in cui restano annodati partiti di destra e di sinistra, imprenditori e amici degli amici. Niente di illegale, sia chiaro, ma è altrettanto evidente come il potere, in Liguria, come ormai in tutta Italia, sia in mano a poche persone. E le iniziative economiche rischiano di essere concepite da imprenditori che poi siedono nel cda delle banche che le finanziano, magari insieme con rappresentanti dei partiti che poi devono approvarle” (p. 90).
La seconda parte (“I luoghi”) descrive lo spazio ligure destinato ad essere sepolto dal cemento. Preve e Sansa riportano dati Istat che indicano che la superficie libera dalle costruzioni in Liguria è diminuita dal 1990 al 2005 del 45% (media Italia, 17%). I luoghi preferiti della speculazione sono ovviamente quelli della costa e i porticcioli in primo luogo. “Oggi ormai c’è un posto barca ogni 47 abitanti. Oppure, se preferite, 300 chilometri di costa per oltre 140 di moli” (p 109). Si stima che il cemento associato (edilizia residenziale, turistica, commerciale) ammonta a tre milioni di metri cubi, per non parlare di posti auto, viabilità ecc. E poi aree dismesse cedute alla speculazione all’insegna della “riqualificazione”, ex alberghi destinati a residenze, un enorme patrimonio immobiliare “cartolarizzato” (svenduto) per far quadrare i conti degli enti locali e ancora torri e grattacieli di cemento e vetro firmate da famosi architetti che cambieranno per sempre il pae saggio ligure. Da Ventimiglia a Portovenere il tema è unico. Uno scempio definito dagli autori “seconda rapallizzazione”.
La terza e ultima parte (“Le battaglie”) è una rassegna di casi e di protagonisti (professionisti, studiosi, semplici cittadini, gruppi, movimenti) che hanno saputo dire di no e che resistono ogni giorno. Serve a ricordare che il destino della Liguria (ma anche dell’Italia), a differenza di quello di Macondo, non è scritto in una vecchia pergamena.
Infine, il libro di Preve e Sansa, corredato da un ampio indice di nomi, è anche una specie di ricco database cartaceo da utilizzare come manuale a difesa dell’ambiente. Ilvo Diamanti ha segnalato tra le tante cause della sconfitta del Pd dell’aprile 2008 “il disorientamento prodotto dal cambiamento sregolato del paesaggio”, uno smarrimento che può facilmente alimentare una maggiore sensazione di insicurezza. “Il partito del cemento” è quindi, nello stesso tempo, una denuncia e un prezioso strumento di riflessione che la politica non dovrebbe far finta di ignorare.
(Oscar Itzcovich)
Posted by Admin at 09:23 | Comments (0)
Moschee - Il miracolo del buon senso
Sulla prima pagina di Repubblica del 7 luglio l’articolo “Multe agli islamici che pregano per strada” racconta che il centro culturale islamico di viale Jenner a Milano è ormai troppo piccolo per ospitare i fedeli per la preghiera del venerdì. Le persone quindi stendono i tappeti anche sui marciapiedi per strada creando – dice l’articolo - problemi alla viabilità pedonale. La lega vuole tout court chiudere il centro islamico, il comune propone di andare a pregare allo stadio Vigorelli, gli abitanti della zona dello stadio Vigorelli protestano, la provincia propone di multare le persone in preghiera sul tappeto in base all'articolo 190 comma 4 del Codice della strada, il presidente del centro islamico accetterebbe un temporaneo spostamento del luogo di preghiera purché facilmente raggiungibile, il vicesindaco di Milano De Corato (AN) risponde, conciliante, che “Va bene la costruzione di una moschea, ma a patto che non venga realizzata né dentro i confini del Comune né nell'hinterland".
Anche qui a Genova la questione della moschea è appesa in aria: a fine settembre 2007 il progetto di costruirla nell’area di Cornigliano viene “congelato” da Marta Vincenzi che chiede al Ministero dell’interno di fornire informazioni sulla natura della società che ha acquisito la proprietà dell’area: non si tratta di una questione meramente urbanistica, dice, ma politica, quindi di moschea non si discute finché non arriveranno “indicazioni dal dibattito nazionale ed europeo in corso”.
Qualche mese dopo, a gennaio 2008, il Secolo XIX pubblica la notizia che il luogo di culto potrebbe essere collocato al posto dell’attuale dogana, una buona idea che garantirebbe una collocazione centrale ma senza potenziali conflitti con abitanti e quartieri. Ma il piano doveva rimanere segreto, Marta Vincenzi si irrita con i giornalisti, che a loro volta replicano che “continueranno a pubblicare tutte le notizie verificate anche se nessuno le ha preventivamente autorizzate”. Dopo più nulla. Ci saranno state le informazioni del Ministero dell’interno? Il “piano segreto” sta andando avanti?
Nel frattempo capita anche che la gente riesca ad usare il buon senso: nella zona di via del Campo dopo aver pregato per anni stendendo i loro tappeti all’aperto i musulmani hanno acquistato i fondi di un palazzo. Diffidenze iniziali, qualche opposizione, timori di una “svalutazione” dell’immobile. Poi una riunione di condominio a cui partecipano i rappresentanti della associazione islamica che gestisce il centro di preghiera permette di stabilire un contatto, vengono date rassicurazioni, presi impegni. C’è chi ammette apertamente di essere passato dalla diffidenza ed ostilità all’apprezzamento. Soprattutto, giorno dopo giorno, vale la constatazione che i problemi della zona non vengono certo dalla moschea.
(Paola Pierantoni)
Posted by Admin at 09:21 | Comments (0)
Genova - La città più sicura e più vivibile
Quando su OLI (n.189) ho scritto, a proposito di sicurezza e dell’esperienza positiva del Forum Antirazzista di Genova dal 1995 al 2002, che “continuiamo a viverne la rendita in una delle città più sicure e vivibili d’Italia” non erano ancora pubblicate due ricerche che confermavano più di quanto pensassi la mia percezione. La prima è del Sole 24 Ore, che in base ai dati del ministero dell’Interno, ha detto che la nostra città è quella più sicura in Italia, dove il trend criminale è in netta flessione.
La seconda è del mensile britannico Monocle: Genova risulta la città italiana in cui si vive meglio; è la 26° tra tutte le metropoli del mondo. Al primo posto c’è Tokyo, al secondo Zurigo, al 24° Lisbona e al 25° Portland (USA).
Qualche genovese certamente penserà che se Genova è la città più vivibile in Italia allora chi sa come vivono male gli abitanti delle altre città. In realtà le due ricerche non dicono che Genova è il paradiso terrestre, che non ci sono problemi. Purtroppo vivibilità e sicurezza non vanno d’accordo con i modelli di sviluppo e di cultura dominanti in Italia e nel mondo. Ma Genova dimostra che si può lavorare per rendere le città più vivibili e più sicure, certamente con metodi diversi da quelli dominanti, con metodi nuovi: cooperazione tra istituzioni, associazioni, regolarizzazione, prevenzione, integrazione, lotta alla povertà, recupero edilizio, qualificazione urbana, cultura, scuola, dialogo con gli immigrati (fondamentale) e sicurezza anche per loro. Metodi che forse richiedono più energie e più fatica ma sono certamente più efficaci.
Vi ricordate dell’immagine di Genova nei media italiani e stranieri nel luglio del 1993? Sembrava di essere nel Bronx. La cosa strana è che a darne allora questa falsa immagine non erano soltanto i soliti politici imprenditori del razzismo (oggi scatenati più che mai, ma per fortuna non a Genova) ma anche alcuni rappresentanti dei commercianti che accecati dal razzismo si mettevano contro i propri interessi.
Noi genovesi, ma credo non solo noi, non ci rendiamo conto della fortuna che abbiamo e finché non la perdiamo non siamo capaci di valorizzare le risorse della città dove viviamo.
(Saleh Zaghloul)
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Web 2.0 - Dove Youtube apre altri chiudono
E' di qualche mese la notizia che youtube italia aprirà una sezione dedicata al citizen journalism, (giornalismo collaborativo, qui potete vedere la versione inglese: http://it.youtube.com/citizennews) dove si potranno vedere video giornalistici girati da persone che giornalisti non sono, ma che sentono il desiderio di condividere notizie e informazioni ponendosi loro stessi come produttori di 'media', e non solo come consumatori passivi. Il concetto è sempre lo stesso tanto caro al nuovo web 2.0: chi produce e chi consuma sono sempre le stesse persone, in un meccanismo divoratore e generatore nello stesso tempo.
Condividi i tuoi video su youtube e intanto guarda quelli degli altri, condividi le tue foto su flikr, e commenta i lavori altrui, scrivi i tuoi blog-pensieri e intanto leggi e commenta quelli degli altri. Tu non sei solo perché compri, ma perché produci, e la tua produzione dà vita a collegamen ti, a feedback, a incontri. Tutto bello? Mica tanto. Dove youtube apre, altri siti di citizen journalism dedicati alla contro-informazione hanno già cominciato a chiudere. Bayosphere che tra i primi si era lanciato nell'iniziativa, nel 2006 ha gettato la spugna ammettendo che gli investimenti che si aspettava non si sono visti e che il giornalismo fatto dai dilettanti, beh qualche problema di continuità e di qualità ce l'ha. Ma il vero problema di questo web 2.0 è in fondo strutturale: in questa grande condivisione amichevole, in questo mutuo sfruttamento di risorse intellettuali, chi sono quelli che ci guadagnano? Non c'è il rischio che questi produttori di informazioni, di foto, di video, di parole, altro non siano che "servi" di grandi gruppi media-editoriali che li utilizzano per creare -a costo zero- traffico sulla propria rete? Il web 2.0 sta creando un nuovo tipo di consumatore, che non solo consuma prodotti che gli vengono offerti con più furbizia del passato, ma lavora anche a gratis per chi questi prodotti li vende. E si sente appagato. I risultati di questo "andazzo" sembrano coinvolgere, di rimbalzo, anche i professionisti che si adeguano ad un media che deve offrire notizie sempre più superficiali e brevi, e sempre meno controllate. Le grandi firme del giornalismo lasciano spazio alla "nessuna-firma" redazionale, innocua e generica, scritta da gente che una "grande firma" vorrebbe anche diventarla, ma forse in un altro modo. In maniera meno collaborativa e più retribuita. Magari in maniera più professionale. Ma fare cultura e informazione, è ancora una professione?
(M. Cecilia Averame e Fabrizio Venerandi)
Posted by Admin at 09:17 | Comments (0)
Manifesto antirazzista
Il 14 Luglio del 1938 un gruppo di cosiddetti scienziati fascisti pubblicò un Manifesto in difesa della razza.
Il 10 Luglio del 2008 a S.Rossore, dove la Regione toscana fa ogni anno una grande manifestazione culturale a tema, sarà presentato il contro-manifesto degli scienziati antirazzisti, i primi firmatari sono Marcello Buiatti, Rita Levi Montalcini, Guido Barbujani, Alberto Piazza, Massimo Livi Bacci, Elena Gagliasso Luoni, Agostino Pirella , Laura Dalla Ragione, Francesco Remotti, Flavia Zucco, Enrico Alleva, Filippo Tempia. Il manifesto é reperibile sul sito della Regione (cliccare qui) dove é possibile firmare per adesione con pochi passaggi.
E' una iniziativa particolarmente importante in questo momento: il manifesto risponde punto per punto ai dieci punti di quello fascista.
(Stefano Dall'Agata)
Posted by Admin at 09:11 | Comments (0)