1 Ottobre 2008
VERSANTE LIGURE
Un freno alla carriera
fu per quel poliziotto
la grave macchia nera
per cui pagò lo scotto:
non c’era quella sera
a far danni al G8.
Macchia rossa
Enzo Costa
email: enzo@enzocosta.net; http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
Illustrazione di Aglaja
email: aglaja@fastwebnet.it; http://proveaglaja.blogspot.com
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Il tempo delle vacanze è finito
"Siete ancora in vacanza o avete chiuso bottega?". E' più o meno quello che ci hanno scritto - diciamolo: una attenzione che ci ha lusingato - alcuni dei destinatari della nostra newsletter. Newsletter che ha tardato a riprendere le pubblicazioni non perché facciamo vacanze lunghe - tra i collaboratori c'è chi neppure le fa - ma perchè pensavamo di aver pronti per la ripresa alcuni miglioramenti. Le cose poi sono risultate più complicate del previsto: le nostre forze sono scarse anche se se le richieste di entrare nel nostro indirizzario continuano a crescere. E poi - diciamo la verità - non solo di forze si tratta. E' che da tempo, con una accelerazione negli ultimi mesi, abbiamo qualche dubbio sulla NL così come a suo tempo l'abbiamo pensata.
Con la politica ridotta sempre più a eventi, a semplice comunicazione, e l'informazione sempre più appiattita sulla politica -a volte ridotta a pura cassa di risonanza di questo o quel gruppo politico o lobby- proporre una NL come luogo critico della stampa quotidiana rischia di diventare tempo perso. E' la ragione per cui nel corso del tempo la nostra NL ha cercato - in ambiti contenuti, si capisce - di informare su fatti ignorati o poco considerati dalla cronaca ufficiale. O, per la stessa ragione, ha spesso imboccato la strada del "completamento" delle notizie: intrecciandole con altre provenienti da altri quotidiani, archivi e banche dati. Così abbiamo scoperto a nostre spese le difficoltà enormi, spesso insormontabili, per venire a conoscenza di cose che ogni cittadino avrebbe diritto a conoscere. Lo stato, l'amministrazione pubblica, gli amministratori, collaboratori, consulenti, progetti tutto resta un mistero. Altro che stanza di vetro: piuttosto una torre munitissima e chiusissima dove solo a volte si riesce a sbirciare dentro.
C'è un morto in un cantiere in Albaro? E' il dipendente di una impresa che dipende da un'altra e poi un'altra che vengono da città, regioni diverse. Tutte al servizio di una capocommessa, magari con un bel nome locale, che a sua volta è fatta di società di cui si sa e non si sa...
Avete visto una mostra interessante? Volete sapere quanto è costata? Come sono stati spesi i soldi (chi li ha presi)? Chi l'ha assicurata? O volete sapere non solo i nomi dei consiglieri delle Società partecipate di Comune, Provincia e Regione, ma anche quelli dei sindaci e i loro titoli e conoscere i loro emolumenti, il bilancio della società, le collaborazioni, le consulenze a chi e quante... Ma scherziamo?
Per entrare nella torre munitissima serve - servirebbe - una campagna politica incessante finalizzata alla trasparenza. Ma ad oggi non si son visti partiti o gruppi politici decisi a battere questa strada. Solo qualche sporadico impegno pronunciato a mezza bocca.
Per cambiare ci vorrebbe che i cittadini, quelli che fuori della torre vogliono sapere e quelli che delle torri conoscono i varchi magari perchè ci lavorano, si unissero. Forse, col tempo...
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Genova - "Se avete fame guardate lontano..."
E' pressappoco quello che ha detto la sindaco Vincenzi al momento della sua investitura. I mali di Genova - aveva detto - nascono dal suo provincialismo, dal credere di poter vivere di rendite di posizione. Ma le rendite di posizione sono frutto di egoismo e cecità perché il mondo che cambia le riduce ogni giorno. Perciò, alla Genova che l'ha eletta, Vincenzi ha promesso che avrebbe rotto gli egoismi privati, i veti incrociati che da anni paralizzano la città.
Un progetto impegnativo anche perché, per eliminare lobby e centri di potere politico, economico e finanziario che ad oggi hanno usato questa città a loro piacimento, si deve operare sul presente dove tali interessi sono fortemente incardinati.
E il presente, o almeno una sua parte che oggi prevale, è fatto di mattone, costruzioni, posteggi, porticcioli e di riflesso di imprese, banca, uffici pubblici, professionisti che attorno a quel business hanno cementato - è il termine - un sodalizio formidabile.
Su Repubblica del 20 settembre scorso nella rubrica "Lettere & commenti" (forse perché giudicato troppo personale o impegnativo per la testata?) Marco Preve ha scritto un pezzo bellissimo - "Cazzuola o rastrello il dilemma del sindaco" - rimasto a tutt'oggi senza risposta da parte degli amministratori della città. Il senso dell'articolo, tutto da leggere (insieme al successivo dello stesso autore di domenica 28 settembre "Tursi-Repetto (Fondazione Carige), il ballo del mattone", è che una serie di vicende recenti - palazzi, box e parcheggi di Pegli, Sant'Ilario, Acquasola, Albaro, Quarto tanto per fare qualche nome - confermano come la pianificazione del territorio urbano sia solidamente nelle mani di potenti e aggressivi gruppi finanziari. Gli stessi che, forse non a caso, controllano i canali che alimentano fondazioni, teatri, progetti pubblici ed eventi a cui il comune affida la sua immagine oltre che buona parte della sua operatività.
Mettere le mani nella loro greppia vuol dire iniziare una guerra dura e dagli esiti incerti. Da qui le esitazioni che sino ad oggi hanno prevalso ma che non potranno durare a lungo pena il discredito politico di questa giunta. Ma -osserviamo- se guerra sarà, l'amministrazione Vincenzi dovrà organizzare le sue forze e scegliere i suoi alleati, magari cominciando dai "comitati" considerati fino ad oggi dei noiosi perturbatori dell'ordine. Insomma se guerra dovrà essere non basterà dire ai genovesi -come nella famosa canzone alpina - di guardare lontano.
(Manlio Calegari)
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Nucleare - I poteri di Scajola e quelli del Sindaco
C'era anche la sindaco di Genova, Marta Vincenzi, alla tavola rotonda “Energia in Italia” organizzata il 25 settembre dalla Società italiana di fisica in occasione del suo 94° congresso nazionale. Non c'era invece Claudio Scajola, principale invitato, che però, col suo intervento inviato per scritto, ha dettato le nuove regole del “rinascimento del nucleare” in Italia. Ha indicato Genova come la “capitale del nucleare in Italia” e ha annunciato l’imminente istituzione di un organismo preposto alla sicurezza in campo nucleare”. Scajola però non ha detto che per l’attuazione del suo programma ha chiesto carta bianca.
Se l’ampio pacchetto di emendamenti al “disegno di legge sullo sviluppo 1441 ter” in discussione alla Camera presentato alcuni giorni prima da Scajola verrà approvato, sarà sovvertito il sistema di bilanciamento dei poteri di sorveglianza e l’attuale Autorità indipendente per l’Energia diventerà un ente nominato direttamente dall’Esecutivo sul quale il Parlamento non avrà più potere (il Messaggero, 20 settembre). Non solo, come scrive Italia Oggi del 23 settembre, la prevista istituzione dell’Agenzia per l’ energia nucleare attribuirà a Scajola pieni poteri in materia: “Se prima, infatti, Scajola doveva limitarsi ad indicare i criteri per la localizzazione delle future centrali nucleari, adesso chiede di stabilire negli stessi decreti tutto: la localizzazione delle centrali, i sistemi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi, la definizione delle misure compensative da corrispondere alle popolazioni interessate, le procedure autorizzative e i requisiti soggetti vi per lo svolgimento delle attività di costruzione, di esercizio e di disattivazione di tutti gli impianti in questione. ... Se ci saranno contestazioni locali, nessun problema: il governo avrà il potere di sostituirsi agli enti locali o alle regioni per le autorizzazioni di competenza....Per la realizzazione delle centrali nucleari è prevista un’autorizzazione unica «a seguito di un procedimento unico». Nel medesimo provvedimento devono esserci, insomma, gli espropri e tutti i nulla osta. Scajola ha chiesto a tal proposito, visto che si tratterebbe di «preminente interesse statale», di limitare anche la possibilità di bloccare le opere tramite i soliti ricorsi ai Tar (Tribunali amministrativi regionali). Il vertice [dell'Agenzia] sarà costituito da un presidente e quattro componenti. Due dei quattro componenti saranno designati dal ministro dello sviluppo economico, lo stesso Scajola. Ma alla nomina formale del presidente e dei quattro componenti si provvederà con decreto del minis tro dell`Ambiente, Stefania Prestigiacomo…Insomma, su tutto garantisce l`Agenzia per la sicurezza nucleare, cioè Scajola”, conclude Italia Oggi. Con buona pace del federalismo (come osserva greenreport.it) e del principio di trasparenza nei processi decisionali, soprattutto quando attiene a questioni così sensibili e strategiche per le popolazioni.
Con queste preoccupanti premesse sfuggono le ragioni dell'entusiasmo con cui Marta Vincenzi ha approfittato dell’occasione offerta dalla tavola rotonda per proporre Genova come sede della futura Agenzia per la sicurezza nucleare.
(Oscar Itzcovich)
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Carceri - Pontedecimo: andiamoci in vacanza
Su Il Secolo XIX di domenica 21 settembre un articolo -seconda puntata di una inchiesta sullo stato delle carceri liguri- ci presenta la situazione della Casa circondariale di Genova Pontedecimo, il carcere “con le docce in cella”, dove le detenute non passano mai il tempo con le mani in mano, tutti lavorano e frequentano attività ricreative.
L'autore, Renzo Parodi, riporta affermazioni del deputato del Pdl Roberto Cassinelli, impegnato nel tour degli istituti di pena della Regione, e commenti e dichiarazioni del dott. Giuseppe Comparone, direttore dell'Istituto di Reclusione.
Il confronto fra l'articolo e la situazione presentata da chi a Pontedecimo ci lavora quotidianamente pare evidenziare due realtà se non diametralmente opposte, difficilmente convergenti.
Alcune divergenze nella rappresentazione possono essere racchiuse nelle stesse definizioni generiche del testo. Ad esempio: se a breve ci saranno le docce nelle celle, vuol dire che attualmente non ci sono, e in quali condizioni si lavano ora le detenute? Le celle poi hanno i “servizi in camera”: mica come in ostelli o alberghi di bassa categoria, dove si è costretti a dividere la stessa toilette con altre persone. Che fortuna! Glissiamo sul fatto che, essendo le detenute “recluse”, per ampia parte del tempo sono obbligate a stare in cella, che le celle sono chiuse, sono molte, e sarebbe quanto meno problematico per le stesse agenti gestire il traffico di settanta detenute che chiedono di andare al gabinetto, dovendo ogni volta aprire, chiudere, accompagnare, sorvegliare e richiudere.
E poi: all'interno del carcere è presente un nido per i bambini al di sotto dei tre anni, ma quali caratteristiche deve avere un luogo per essere definito “nido”? Vi è forse del personale specializzato? Può bastare la definizione per uno spazio utilizzato per "contenere" bambini e madri, e così definito da agenti e detenute semplicemente perché ospita i piccoli ignari reclusi, ingentilito da un tappeto morbido e da qualche gioco regalato da associazioni benefiche?
L'articolo poi ci rassicura sul tempo trascorso in attività dalle detenute: “mai con le mani in mano”. Ma è possibile indicare in quanti lavorano sul totale dei reclusi, per quanto tempo e a quale stipendio? E le attività riabilitative, (scuola a parte, garantita dall'ordinamento penitenziario e gestita dai normali istituti di istruzione esterni) quante sono, quali spazi occupano e per quanto tempo, e quanti reclusi? Simpatica poi la definizione di “celle singole” che ospitano due detenuti ciascuna. Spero non la adotti il prossimo albergo in cui prenoterò le ferie.
Il risultato è che, a qualche giorno di distanza dalla pubblicazione dell'articolo, la versione on-line presente sul sito del Secolo offre 19 commenti di cittadini genovesi giustamente innervositi dal fatto che chi ha commesso un reato possa avere una stanza con servizi e docce, pasti e pulizie gratuiti, teatro e corsi di ceramica albissolese e altre attività a costo zero, “Sky gratis in tutte le celle” e per di più un lavoro assicurato e retribuito, mentre fuori siamo costretti ad accettare tirocini a termine a 300/400 euro al mese per sopravvivere.
Sarebbe bello che Renzo Parodi andasse a visitare Pontedecimo e fornisse ai lettori numeri e descrizioni della realtà che si trova davanti, passeggiasse per “gli ampi corridoi”, visitasse i locali “relativamente confortevoli, soleggiati come abitazioni”, e offrisse ai suoi lettori una imparziale descrizione della vita in carcere.
Tanto per capire se vale veramente la pena andarci a passare una vacanza.
(Maria Cecilia Averame)
Posted by Admin at 16:05 | Comments (0)
Centro storico - Un intervento delle forze dell’ordine
Sulla stampa cittadina nessun cenno ad un episodio allarmante e singolare: venerdì 1 agosto, poco dopo mezzanotte, tra vico del Campo e piazzetta dei Fregoso si verifica una vera battaglia, con trenta persone divise in due bande avversarie, una di nord africani, l’altra di latinoamericani, che si affrontano con spranghe, corpo a corpo, lanci - che arrivano a primi piani delle case - di bottiglie di vetro, pezzi di sedie, frammenti di oggetti raccattati dal deposito di spazzatura e residui di ogni tipo che forma una permanente montagnola nella piazzetta dietro via del Campo.
Molta la gente alle finestre: le risse, in zona, non sono rare, ma questa volta c’è un salto che rompe l’assuefazione, e in diversi tentano di chiamare il 112. Appena presa la linea, però, ogni volta la chiamata si interrompe. Quando, in un caso, risponde una voce, è solo per dire di chiamare il 113. I sei o sette carabinieri che arrivano dopo quasi mezz’ora sono insufficienti a b loccare le vie di fuga, e le persone impegnate nella battaglia hanno tutto il tempo di allontanarsi tranquillamente. Un abitante affacciato alla finestra protesta: “Fate pure con calma! I vostri colleghi ci buttano il telefono sulla faccia!” Da sotto i carabinieri rispondono che non è possibile, e lo scambio tra la protesta del cittadino e la replica dei carabinieri si ripete più volte, fino a che uno degli agenti urla “l’uccello tienitelo in gabbia!” e lancia un “se hai da dire qualcosa scendi giù!” che, saggiamente, non viene raccolto.
Rassegna dei commenti che sono seguiti: la convinzione di essere privi di difesa e impotenti in una situazione di degrado, il sentimento di offesa per il rifiuto di una collaborazione che era stata offerta col tentativo di segnalare tempestivamente un episodio insolito di particolare gravità, la rabbia per la volgarità delle parole usate da uno degli agenti, la tentazione di abbandonare una zona della città in cui pure si era scelto di abitare. Un episodio, al dunque, perfetto per alimentare intolleranza e sfiducia. Incuria, inefficienza, intenzione?
(Paola Pierantoni)
Posted by Admin at 16:02 | Comments (0)
Italia - Se è divertente, la legge lo proibisce
Il giornale inglese The Independent ha pubblicato, il 19 agosto, un articolo del suo corrispondente in Italia Peter Popham, ripreso il 31 agosto dal Sunday Tribune, con il titolo: “Attenti, turisti: se è divertente, l'Italia ha una legge che lo proibisce” nel quale si denuncia la "tempesta di nuove regole e regolamenti, che rischiano di trasformare il Belpaese nel più grande Stato-babysitter" e soprattutto si avvertono i turisti delle possibili sanzioni: "Gli stranieri inconsapevoli rischiano pesanti multe se fanno cose che sono perfettamente legali da qualsiasi altra parte del mondo, eccetto in quella città o paese dove si trovano - scrive il giornale - a Genova, per esempio, è ora illegale camminare per strada con una bottiglia di vino o una lattina di birra.”
Inizia proprio dalla nostra città l’elenco dei divieti riportate dal giornale, con corrispettive multe che variano da 20, 50 a 500, 1000 e 1500 euro, e prosegue così: A Roma, è vietato riposarsi sotto un albero o sulle scale di piazza di Spagna per bere una bibita, o semplicemente per mangiare un sandwich. E’ vietato fumare su una spiaggia di Olbia, mentre a livello nazionale, il ministro del welfare ha imposto il divieto dei massaggi sulla spiaggia. A Eraclea, vicino a Venezia, sono vietati i castelli di sabbia perché “ostacolano il passaggio” lungo la battigia. A Novara è vietato sedersi su una panchina di un parco ad un gruppo di persone superiore a due dopo le 11 di sera. A Viareggio è vietato appoggiare i piedi sulle panchine. A Lucca è vietato somministrare cibo ai piccioni. “L’accattonaggio è vietato persino ad Assisi, la città di S. Francesco che proprio qui iniziò la sua vita religiosa come mendicante”. A Verona è prevista la confisca dei guadagni dei mendicanti .
Altri divieti non riportate da The Independent: a Genova somministrare cibo ai piccioni, a Vicenza (dove, questa estate, è stato multato un ragazzo che leggeva un libro sdraiato sull’erba del parco) è vietato mettere i piedi sulle panchine o dormirci la notte, non lasciare il posto sulle panchine agli anziani. Alassio, Diano Marina, Venezia, Riccione, Forte dei Marmi, Taormina, Ravello è vietato camminare per strada a torso nudo o in bikini. A Positano è vietato camminare con gli zoccoli, a Forte dei Marmi è vietato il commercio ambulante sulle spiagge anche con possesso di licenza, a Bologna è vietato ai minorenni operare qualunque trattamento su parti anatomiche (tranne che per il piercing al lobo dell’orecchio) la cui funzionalità può essere compromessa o la sua cicatrizzazione sia particolarmente difficoltosa senza il consenso informato dei genitori.
Peter Popham conclude così: “Il governo di Silvio Berlusconi potrebbe essere il primo al mondo ad avere introdotto un “Ministro della semplificazione” con il compito di identificare ed abolire le leggi superflue, ma nell’interesse di una maggiore democrazia e sicurezza a livello locale il suo Ministro degli interni, Roberto Maroni, ha permesso lo sbocciare di migliaia di leggi.”
(Saleh Zaghloul)
Per leggere l’articolo di Peter Popham, clicca qui: (inglese) / (italiano)
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Operatori telefonici - Te la do io la carta di credito
Quando la signora decide di cambiare il proprio operatore telefonico per passare ad Infostrada, rifiuta la contestuale offerta di dotarsi anche di una carta di credito “Barclays”: di carte di credito ne ha già due e pensa che bastino ed avanzino. Nessun problema, dice l’intermediario, il contratto Infostrada verrà firmato senza questa opzione. Ma pochi giorni dopo arriva la prima telefonata di un call center che “si complimenta della scelta fatta” e rassicura che la carta Barclays arriverà prestissimo. La cliente avverte che c’è un errore: lei non vuole la carta Barclays. Risposta conciliante della operatrice: va bene, avvertirò.
Ma nei giorni successivi la cosa torna a ripetersi finché, un bel giorno la carta arriva, fisicamente, per posta e arriva anche la comunicazione della banca che chiede di essere autorizzata a caricare automaticamente i costi della carta sul conto corrente. Immediato precipitarsi allo sportello per scrivere un chiaro no, e successiva chiamata al “numero verde” indicato sulla indesiderata scheda di plastica. Qui inizia la schermaglia con l’operatrice all’altro capo della linea: la tesi è che, se la signora non vuole la carta di credito, allora deve procedere a “disattivarla”. La contro tesi è che non si disattiva una cosa che non è mai stata attivata: disattivarla, anzi, sostiene l’involontaria cliente, finirebbe per essere una pericolosa forma di accettazione indiretta. Qualche parola di reciproca comprensione viene spesa dalle due donne, con prudenza però: la telefonata, dice un annuncio, potrebbe essere registrata a fini di “controllo della qualità”. A questo punto si passa di grado, la telefonata viene dirottata ad una operatrice più esperta ed assertiva che dice che, comunque, i trenta euro della attivazione toccherà pagarli. Proteste all’altro capo del filo: io non pagherò mai per una cosa che non voglio e che non ho mai chiesto. Replica della operatrice: lei, firmando il contratto Infostr ada, ha sicuramente firmato anche la richiesta della carta di credito. Del resto, altrimenti, come faremmo ad avere tutti i suoi dati, incluse le sue coordinate bancarie? Già. Incertezza, senso di colpa per l’eventuale dabbenaggine, ed immediato controllo del contratto dove, da nessuna parte, compaiono le parole “carta di credito Barclays”. Nuova telefonata al numero verde, per chiarire alla operatrice del momento che – a controllo effettuato – nessuna firma compare sotto una qualsiasi forma di richiesta di questa indesiderata carta di credito.
I dati bancari sono evidentemente stati scorrettamente forniti da Infostrada, senza alcuna autorizzazione. Replica minatoria della operatrice che puntualizza che se non si “disattiva” la carta, questi trenta euro saranno dovuti ogni anno che passa, e che se non si pagano si sarà ritenuti debitori e…
Nei mesi successivi nella cassetta delle lettere iniziano ad accumularsi richieste di pagamento dal tono sempre meno conciliante… “ti invitiamo a contattare urgentemente il numero verde 800 914 637 … ti informiamo che il mancato pagamento potrà essere segnalato alla CRF (Centrale Rischi Finanziari)”. Il “tu” è perentorio. Servirà un avvocato?
(Paola Pierantoni)
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Milena Agus - Quando la fantasia sconfina nella realtà
Milena Agus sale sul palco timidamente e si siede accanto a Flavio Soriga, suo conterraneo. Scrittore come lei. Dondola le gambe come farebbe una bambina, in attesa della prima domanda, e guarda attenta il pubblico che è venuto nell’atrio di Palazzo Tursi la sera dell’8 settembre per sentirla parlare.
Tra le molte ricette per stare al mondo, la sua ha la leggerezza della fantasia e la scrittura come riparo. Il suo raccontarsi è di una sincerità disarmante. Parte da lontano la Agus, raccontando, di quando bambina e figlia unica, si era inventata il fratellino Marco. Personaggio talmente reale che la maestra, preoccupata per la lontananza del bambino in collegio, aveva invitato la madre ad occuparsene, riprendendolo a casa. “Avevo due famiglie fin da bambina”, ammette la scrittrice “una vera e una finta” ed aggiunge “ho sempre vissuto in un altro mondo. Adesso ho meno voglia di scappare. Sono più affezionata a questo mondo.” Se la fantasia sconfina nella realtà possono succedere cose strane come essere convinti che il brodo, trasparente e perfetto della mamma, si possa fare semplicemente mettendo l’acqua a bollire sul fuoco: “ho aspettato per ore che si trasformasse…”, “e quanti anni avevi quando ti è successo?”, “sedici anni”.
Nel suo passato le estati a Genova che “ha quello che io trovo sia la bellezza, un antico che è vecchio, una bellezza schiva che non si mette in mostra. E’ potente”, quindi il bisogno di leggere ogni tanto “Genova” di Caproni. “La conoscete?”, chiede entusiasta rivolta alla platea, accennando alcuni versi, “Genova è bellissima! Assomiglia a Cagliari!”, la sua città.
La scrittura è creare un mondo dove si va volentieri con “il gusto di far vedere tutta la durezza della vita, ma mettere uno spiraglio”. Del personaggio femminile di “Ali di babbo”, il suo ultimo romanzo, dice “mi ha dato una soddisfazione pazzesca che qualcuno si innamorasse di lei…Lo potevo far succedere solo io…”
Il pubblico ride quando la Agus - oltre che autrice, insegnante di liceo - spiega l’imbarazzo profondo dato dalla consapevolezza che i suoi libri possono essere letti dai suoi studenti. E si avverte che questo suo mondo non può essere compreso da tutti, anzi per alcuni è meglio tenersi distanti. Quindi quei libri sarebbe bello farli sparire subito.
E poi ammette: “I libri letti in questo periodo non sono quello che vorrei leggere, allora se non lo trovo, me lo faccio!”. Il prossimo romanzo è ancora un “imparaticcio…sapete come nei ricami quando si fanno le prove…”
(Giovanna Profumo)
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