22 Ottobre 2008
VERSANTE LIGURE
Beffarde, le parole
che han similari suoni
ma insieme stanno male
tipo “genial Gelmini”
o “affondar” le scuole
mediante “Fondazioni”.
Ossimoro
email: enzo@enzocosta.net; http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
Illustrazione di Aglaja
email: aglaja@fastwebnet.it; http://proveaglaja.blogspot.com
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Web 2.0 - Quando è vero soltanto ciò che vince
Se avete un profilo su Facebook, se leggete ed interagite con la nostra newsletter, se comprate su e-bay o partecipate ad un forum di cucina regionale, se scrivete un blog invece del diario segreto, siete approdati anche voi, magari senza saperlo, allo Web 2.0.
Si tratta, secondo la definizione di Wikipedia, di “uno stato di evoluzione di internet”, ovvero “l'insieme di tutte quelle applicazioni online che permettono uno spiccato livello di interazione sito-utente”. L'utente si sposta al centro dei servizi e dei contenuti, li modifica a proprio piacimento, ne influenza l'evoluzione, insomma, crea un mondo virtuale che rispecchi fedelmente le proprie preferenze e convinzioni.
Paese delle meraviglie o agghiacciante buco della memoria delle idee minoritarie? La deriva dello Web 2.0, o “web sociale”, si legge in un articolo di Carlini, è appunto la mancanza un confronto: “I social network rischiano di relegare i partecipanti delle singole community e di isolarli dagli stimoli di realtà diverse. Il paradosso del web sociale è la sua mancanza di pluralismo e di contraddittorio”.
Un caso concreto. Vi sarà certamente capitati durante qualche ricerca, una pagina inconfondibile profilata di verde, avatar sorridente, una domanda e tante risposte: si chiama Yahoo Answers ed è un servizio di social searching di Yahoo, attivo dal 2006, che permette di porre domande e di rispondere a quelle degli altri utenti, sugli argomenti più disparati. Yahoo Answers è stato definito da PC World come “uno dei migliori esempi di partecipazione da parte della community presenti nella Rete”. In realtà, molti in rete ne parlano come del peggio di internet.
Un sistema di premiazione dei partecipanti, sorto con l'intenzione di incentivare gli interventi, prevede che per porre domande o risposte sia necessario spendere da 2 a 5 punti. Chi ha posto la domanda può scegliere la migliore risposta: il vincitore si accredita dieci punti da spendere ponendo nuove domande e rispondendo. Le conseguenze del sistema, così come l'uso che viene fatto dello strumento, sono quanto meno opinabili: Yahoo Answers viene usata come contenitore delle domande più idiote e delle risposte più incompetenti. L'assenza di un'autorità fa sì che spesso vengano premiate e divulgate false verità, o meglio, opinioni condivise che non hanno neppure la necessità di essere vere. Si propagano rapidamente e si alimentano di consenso, per quanto siano idiote, insensate ed illogiche. Qualche esempio? Una delle sezioni più roventi è quella relativa all'immigrazione. Il tenore delle domande è il seguente “Se fossi rom avrei potuto avere anche io casa e sussidio?” “P erchè il mio datore di lavoro si rifiuta di assumere persone straniere?” “Quanto ci vorrà perchè le bombe carta diventino bombe vere?” “Quale la razza più aggressiva tra gli immigranti?””Sarà l'ora di chiudere le frontiere, ce ne sono già abbastanza?”.
Ogni “migliore risposta”, come prevedibile, segue in scia il tono della domanda e diventa, fatalmente, opinione di massa: “Certo che è vero, l'ho letto su Yahoo Answers”.
(Eleana Marullo)
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Università - Il tempo di un progetto
Genova, Italia: 40 anni
La Facoltà di Ingegneria cerca una sistemazione definitiva. Da decenni è intollerabilmente sparsa tra varie sedi. Quella della Fiera del mare da 40 anni è una sede provvisoria.
Nel 2005, l’annuncio, “Ingegneria si riunifica e sale agli Erzelli con una dote di 120 milioni (Secolo XIX, 13 novembre). Centoventi milioni a carico dello Stato, della Regione e dell’Università che subito diventano 140. L’operazione di spostare un’intera facoltà divise in varie sedi a Ponente appare complessa. Nel 2008 si complica ulteriormente con la richiesta da parte di aziende private, Confindustria, Regione, Comune, di trasformare contestualmente Ingegneria in Politecnico. In pratica, una seconda università per la Liguria.
I cittadini, molti nello stesso mondo accademico, non capiscono l’essenza del progetto. Ingegneria predispone una “bozza preliminare” che sarebbe solo “una bozza di fattibilità” (Secolo XIX, 3 febbraio 2008). Ad aprile, nomina otto commissioni “che dovranno raccogliere tutti gli elementi per elaborare il piano di fattibilità del Politecnico” (Secolo XIX, 10 aprile). Si parla di portare gli attuali 4500-5000 studenti di Ingegneria ad almeno 8000, ma, paradossalmente, gli spazi riservati a Ingegneria sugli Erzelli si restringono perché, nel frattempo, i costi sono lievitati a più di 200 milioni (Repubblica, 3 maggio 2008). Sembra che Euromilano, l’impresa costruttrice, ritenga necessario aumentare gli spazi riservati a Ingegneria da 81.000 a 94.000 mq, una decisione a cui la facoltà si dichiara tuttavia estranea (ma chi, allora li aveva richiesti?). Una nuova bozza, restringe gli spazi riservati a Ingegneria a 65.000 mq (Repubblica, 7 ottobre). C he sia facoltà o che sia politecnico, non sembrano previste, contrattualmente, solide opzioni su future aree di espansione. La preside in pectore, Paola Girdinio, sdrammatizza: “Oggi, abbiamo 45.000 mq. Passare a 65.000 è un salto avanti” (Repubblica 2 ottobre). Rimangono tuttavia “aspetti problematici”, commenta il preside uscente Gianni Vernazza, tra questi “un posto principale ha quello legato alla logistica, con tutti i problemi di viabilità e di parcheggio”(Repubblica, 7 ottobre).
Sono problemi gravissimi: parlare di “aspetti problematici” è solo un eufemismo. Il 25% di Erzelli (ma può salire fino al 35%) sarà destinato a residenze, il resto ad aziende e alla ricerca. “Mille abitazioni a regime, quattromila persone stabili a viverci dentro, più altre dodicimila a lavorarci. Quindici-sedicimila in tutto. Un paese”, scrive M. Minella, su Repubblica (3 ottobre 2008). Regione, Comune e Ferrovie annunciano di avere appena firmato un protocollo d’intesa per valutare la fattibilità di nuove fermate metropolitane, tra le quali, Erzelli (City, 16 ottobre). I tempi previsti per questo studio non sono stati resi noti. Ma bisogna essere ottimisti.
Francia: 2 anni
Lettera da Parigi
Révolution all’università
In Francia è in atto una grandiosa mobilitazione di risorse finanziarie e umane per rilanciare dieci atenei di eccellenza. Un esempio da seguire.
È giunto a compimento in questi mesi in Francia un processo di rinnovamento delle Università che vede, da parte dello Stato, un investimento di 10 miliardi di euro in 5 anni al fine di adeguare 10 campus universitari (1 miliardo per ogni campus) alle sfide scientifiche del XXI secolo. Il progetto fu lanciato da Dominique de Villepin nel febbraio 2007 e, nonostante il cambio di Presidenza e il pessimo rapporto tra Villepin e il nuovo Presidente, lo Stato ha mostrato una efficace continuità, sì che l'11 luglio 2008, il Ministro alle Università e alla Ricerca del nuovo governo, Valérie Pécresse, ha potuto annunciare i dieci siti selezionati da un comitato internazionale di 8 personalità (in cui siedono un prefetto emerito, un fisico, un astrofisico, un economista, un rettore di università americana, un rettore di università canadese, il rettore emerito del Collège de France, il Direttore generale di Accor). In soli due anni il processo: le sedi si sono candidate con una impressionante mobilitazione di docenti, urbanisti, autorità regionali, municipali, prefetture; il Comitato ha vagliato la qualità dei progetti e l'integrazione con la ricerca di eccellenza esistente, da un lato, e dall'altro con parametri di sviluppo fissati con rigore: riqualificazione del patrimonio universitario e urbanistico, sviluppo della ricerca e della Regione, integrazione urbana della vita universitaria (alloggi per studenti, trasporti rapidi, attività culturale e sportiva). Le sedi scelte sono: Aix-Marseille, Strasburgo, Lyon, Bordeaux, Grenoble, Montpellier, Toulouse, Saclay, Paris-Aubervilliers, Paris intramuros. Come si vede, non c'è stata affatto "spalmatura" geopolitica : il sud-ovest ha visto premiare, per la qualità del progetto, tre campus (Montpellier, Toulouse, Bordeaux) il nord-ovest nessuno. Parigi ne esce smagrita e con un campus innovativo collocato – con un ardito progetto urbanistico e di ricerca – in una delle banlieues più povere e più vive di sperimentazione sociale: Aubervilliers. Piccola chiosa: la Commissione interagisce con Ministero, Regioni, Comuni interessati da ogni singolo campus, Atenei in questione, comunità locali: organismi decisionali sufficienti da noi per richiedere due anni per la sola prima convocazione plenaria….
Clicca qui per leggere l’intero articolo di Carlo Ossola pubblicato sul supplemento “Domenica” del "Sole 24 Ore", 19 ottobre 2008.
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Carceri - Un calore che non scalda
Pensiamo a un’ora. E inquadriamola nella nostra vita. In quello che facciamo. Se la buttiamo o la mettiamo a frutto.
E poi immaginiamo quest’ora come fosse la più preziosa della settimana, la sola ora disponibile per dare un senso alla relazione con i figli. Il solo tempo godibile. Nulla di più. Per vederli crescere, per incontrarli e coprirli di carezze.
E l’umore di entrambi sia il migliore possibile, perché, altrimenti, passeranno altri giorni prima che ci si riveda.
Ecco, dovremmo indossarli un po’ questi sessanta minuti, immaginandoli nel nostra vita. Ci accorgeremmo che la mente non riuscirà a metterli a fuoco, allontanandoli con fastidio, come molte cose che non stanno nelle nostra esistenza, che ci vengono raccontate, ma non fanno per noi.
Venerdì 17 ottobre al carcere di Chiavari non bisogna ricorrere alla fantasia. Quell’ora d’incontro prende corpo davanti alle istituzioni – Presidente della Provincia Repetto, assessore alle carceri Bertolotto, provveditore dell’amministrazione penitenziaria Salamone, e vescovo di Chiavari Monsignor Tanasini - raccontata da Giuseppe, in occasione dell’inaugurazione dell’area verde. “Non ci sono belle prigioni” dice Giuseppe e molti pensano che questa “sia una sciccheria che non meritiamo. La sala colloquio è un luogo angusto, ci si ritira profondamente addolorati per non essere riusciti a trasmettere l’affetto. La sala colloqui è invasiva. Ma questo non è un evento eccezionale e non è la prima area verde. Chiavari si è adeguata”. Parla di “una condizione umiliante” nell’ora di incontro con i figli. Davanti a Giuseppe molte persone, accanto a lui la direttrice Maria Milano, che della vita in carcere ha un’idea alla Brubaker che abbraccia rispetto per l’altro e possibilità che la pena venga scontata valorizzandone la missione rieducativa.
L’area verde è circondata da alte mura rosa. Odora di nuovo. Era lo spazio abbandonato della casa circondariale. Quadrati di terra scura, appena seminata, ornati da vasi di ciclamini bianchi, fiancheggiano il muro. Mura e prigione sono il confine di un breve percorso che sfocia in una piccola piazza. Cartelloni mostrano il prima e il dopo, come si fa con la storia di tanti luoghi, quando diventa umana. Sergio mi spiega: “Ci abbiamo lavorato soprattutto in due. E’ da febbraio che ci lavoriamo!” E’ orgoglioso e mostra le foto con i passaggi: pulizia arbusti, demolizioni, smaltimento materiali, semina dell’erba, mentre Giuseppe racconta: “nella sala colloqui i bambini devono stare composti, non c’è calore. E’ un calore che non scalda”. E indica l’area verde come luogo di cambiamento.
Su un cartellone hanno scritto: “Si fa notte, le luci della città diventano più intense, ma la tristezza è dimenticata. Oggi, malgrado la solita vicinanza, ho avuto la sensazione che l’aria non sia respirata da troppe persone.”
(Giovanna Profumo)
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Amianto - Il silenzio del TGR e l’ignoranza del dirigente
Nessun accenno sui TGR del 10 ed 11 ottobre a un episodio drammatico che ha occupato per più giorni e con grande rilievo le pagine di Secolo XIX, Repubblica, Corriere Mercantile e Corriere della Sera: il suicidio di un giovane ingegnere dell’Inail, indagato nell’ambito delle indagini sulle false pensioni dell’amianto.
Il direttore regionale dell’Inail Liguria, intervistato dalla stampa, ha affermato di non essere stato a conoscenza dell’avviso di garanzia ricevuto dal suo funzionario in quanto “da poco alla direzione ligure”. In realtà la delibera di “incarico di funzione dirigenziale di livello generale” del Dr. Emidio Silenzi risale a quasi un anno fa: 20 dicembre 2007; e l’inchiesta sulla concessione dei benefici pensionistici per l’amianto era partita solo due mesi prima della sua nomina, il 17 ottobre 2007.
Viene veramente voglia di non credere né alla disinformazione del dirigente, né alla distrazione del TGR, ed anzi di mettere in relazione tra loro queste singolari mancanze, irrispettose di chi è stato travolto da una vicenda di cui di certo non era il protagonista.
L’inchiesta sulle pensioni facilitate dell’amianto, infatti, sta mettendo in luce un intreccio di interessi. Come sintetizza il Secolo XIX dell’11 ottobre “la crisi della grande industria ha mandato in fumo migliaia di posti di lavoro; politici e sindacati si sono trovati a gestire il disastro e hanno chiuso gli occhi, se non proprio favorito, un utilizzo distorto di un bonus che non era stato ideato come ammortizzatore sociale”.
Ad oggi l’inchiesta ha prodotto: venti avvisi di garanzia, tra cui quello all’ex direttore provinciale dell’Inail Pietro Pastorino; 1000 lettere inviate ad altrettanti lavoratori ormai in pensione con l’avvertimento che, in attesa di accertamenti “… la pensione di cui è titolare è da considerarsi provvisoria”; dieci pensioni già sospese.
Questa inchiesta coinvolge nel profondo la città: ansia anche da parte di chi a contatto con l’amianto c’è stato davvero; colpe distribuite in ambienti imprenditoriali, pubblici, sindacali; ingiustizie: sempre il Secolo XIX ricorda l’esistenza di persone che stanno morendo di mesotelioma pleurico a cui i benefici pensionistici non sono stati riconosciuti.
In questa storia, purtroppo, c’è stata anche una vittima. Allontanarsene, far finta di non sapere nulla significa cancellare la tragedia.
(Paola Pierantoni)
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Handicap - Grifi d’oro tra celebrazione ed oblio
A Giacomo Piombo è stato assegnato il Grifo d’Oro “Un riconoscimento che il Comune conferisce alle persone che hanno contribuito a fare grande la nostra città”. I giornali non ne hanno quasi parlato. Tra la folla che aspettava l’evento, davanti a Palazzo Tursi, contentezza, commozione, incredulità: “c’è da non crederci che ci abbiano pensato!”
In realtà a pensarci sono state due associazioni per i diritti dei portatori di handicap, che hanno avanzato la proposta al Comune.
Giacomo Piombo ha un passato da operaio, studi poveri, una grande intelligenza e capacità di innovazione, e una dedizione ai diritti di chi ha un handicap che lo ha portato ad una totale autonomia di pensiero e di azione. Una fama che rasenta il mito tra le persone povere e angosciate dalla contiguità con l’invalidità fisica o mentale, l’invisibilità altrove.
Andandoci a parlare il giorno dopo di una giornata che lo ha reso felice, si ascolta una analisi impietosa dello stato dei servizi sociali della nostra città. “Rivedrei alla base tutta l’impostazione dei distretti sociali. Mancano di formazione. Non si integrano con quelli sanitari. L’unica risposta che sanno dare è: “non abbiamo una lira”. Che non ci siano soldi lo sappiamo, saremmo pazzi a non renderci conto dei problemi economici dei comuni, ma bisognerebbe almeno che i servizi analizzassero a fondo la situazione di chi va da loro, tentassero strade per dare qualche risposta anche parziale attivando quel che esiste sul territorio (associazioni, volontariato, reti). E poi, se non ci sono soldi, gli enti locali prima di imbarcarsi in nuovi investimenti devono pensare ai più deboli, ormai siamo a livelli che la gente non mangia più”.
Nel colloquio viene fuori anche la Regione: nel 2006, sotto la pressione dei sindacati dei pensionati, è stato introdotto il “Fondo per la non autosufficienza” (finanziamento di 43,5 milioni di euro in tre anni) che prevede un assegno mensile da 280 a 350 euro a nuclei familiari con un reddito non superiore a 20.000 euro. Finora 3759 beneficiari e 4629 in attesa.
Ma, dice Piombo, la monetizzazione è un grande errore. Questi soldi devono andare ai servizi per garantire assistenza qualificata a chi ha le necessità più gravi. Oltretutto ci sono casi di parenti che intascano i soldi senza nessun vantaggio per gli invalidi: non c’è controllo su questo.
Nello stesso pomeriggio, su Farheneit, un esponente della Fondazione Zancan, intervistato a proposito del rapporto Caritas sulla povertà in Italia dice le stesse cose: “il sistema dei “voucher” è sbagliato, per tutelare chi è più in difficoltà vanno sostenuti, estesi e qualificati i servizi”.
Noi vorremmo dare delle indicazioni, dice Piombo, perché chi amministra conosce poco i problemi, ma è difficile: non ci sono consultazioni preventive sulle scelte e sul bilancio.
Durante la cerimonia, nell’elencare i nomi di chi già ricevette il Grifo, Marta Vincenzi dimentica quello di Don Balletto. Stesso destino per Piombo?
(Paola Pierantoni)
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Curia - L’Arcivescovo a scuola dalla Gelmini
L’Arcivescovo di Genova nel suo intervento al meeting di CL a Rimini, ha detto che la “Chiesa deve tornare a fare politica” (cito a memoria), dichiarando più o meno negli stessi giorni che le Gerarchie guardavano con interesse al progetto del Federalismo. Che cosa intendeva esattamente il Presidente della Cei? Che la Chiesa ha il diritto di pronunciarsi sui valori sensibili ed etici quando ci sono in vista progetti di legge che vanno a configgere con essi e il dovere di vincolare i credenti alle direttive dei Vescovi? Salvo le frange più radicali della politica italiana nessuno che abbia un’idea chiara della laicità dello Stato mette in dubbio questa prerogativa. Ma Angelo Bagnasco voleva forse andare oltre e lo ha fatto entrando nel vivo di un problema, dimostrando di gradire l’idea del Federalismo.
Nessun scandalo neanche su questo fronte, ma un uomo di Chiesa, abituato a ragionare su valori assoluti, ha l’idea che la politica è invece l’arte del po ssibile e del compromesso, della mediazione, più spesso, purtroppo, dello sgambetto all’avversario, di arrivisti pronti a cambiare casacca allo scopo di far cassa di voti (anche a Genova ce ne sono stati - e vicini all’Episcopio-), dei veti incrociati, delle decisioni sofferte e quant’altro di complesso e di ambiguo la politica comporta? E che tutto ciò è meglio sia compito specifico dei laici, se mai affidabile, dalle Gerarchie ecclesiastiche, per loro tranquillità, a quei ciellini che darebbero alla Chiesa le più ampie garanzie di una politica più confessionale che laica? Non sono più i tempi - e siamo in tanti a rimpiangerli - dei La Pira e dei Dossetti. E proprio circa il Federalismo si renderà conto un uomo di Chiesa della complessità del problema, del rischio che l’obiettivo di Bossi sia principalmente quello di mettere al sicuro i quattrini del Nord Est dalla possibilità di spenderli anche per le regioni più disagiate, che i poteri dati dal Federalismo agli amministratori lo cali servano anche a alimentare la xenofobia dei leghisti, la discriminazione razziale, l’antipatia e la paura per tutto ciò che è “diverso”’. Le dichiarazioni di un leghista DOC, intollerante, xenofobo e volgare come Borghezio, che proprio a Genova è venuto inutilmente a tuonare contro il progetto del Comune per dare ai musulmani, nel rispetto della Costituzione, un luogo dove pregare e a proclamarsi dall’interno della Commenda “difensore della cristianità” (cito a memoria), mi sembrano segni abbastanza preoccupanti. Vengono ora le esternazioni dell’Arcivescovo sul progetto di riforma della scuola del ministro Gelmini, con quell’elogio del maestro unico e del grembiulino di deamicisiana memoria, che cancellerebbero con un colpo di spugna il tempo pieno, con quali disagi per le famiglie e specialmente per le donne, è facile immaginare. Si può pensare che oggi un maestro possa, da solo, far fronte a scolaresche sempre più agguerrite dai media e dal martellare del consumismo televisiv o berlusconiano, alla presenza tra gli alunni dei figli degli immigrati, con lingua e problematiche diverse e a tutte le altre difficoltà poste dal tempo in cui viviamo, lontano anni luce da quello in cui l’Arcivescovo frequentava le elementari? Meglio, per le sue prerogative, che si tenga lontana la Curia dalla politica, altro che immergercisi fino al collo…
(Giovanni Meriana)
Posted by Admin at 12:42 | Comments (0)
Gomorra - Letture esemplari
Cortile di Palazzo Ducale, giovedì 16 ottobre, all’ora del tè: un libro e molte facce in piedi raccolte attorno alle pagine. Fotografi e giornalisti riprendono pezzetti dell’anima del PD genovese, quella giovane di “generi e generazioni”. Ragazzi, e donne, e uomini di età diverse leggono stralci di storie, passandosi Gomorra come un testimone.
In prima fila una bimba delle elementari – cartella rosa con pupazzetti appesi alla cerniera – cerca lo sguardo di chi l’ha portata. E gli sorride. Rimane in piedi senza spazientirsi e ascolta. Ha un non so che di profondo negli occhi, una consapevolezza lucida, inadeguata all’età, alla cartella, alla fascia che le raccoglie i capelli. Qualcosa di molto diverso dallo sguardo avvilito dei presenti, lì per testimoniare la tragedia.
Ci si accorge che Gomorra è pezzo dei pezzi. Particolare agghiacciante di questo paese. Parola d’ordine per ciò che accade, striscione del manifestare pacato.
Michela Tassistro e Luca Romeo passano le pagine tra la gente: “chi vuole leggere?”. Le persone si mettono in fila. Microfono in una mano e fogli nell’altra. Un’ora piena di storie atroci. Niente da invidiare alla lettura della “bibbia giorno e notte”, proposta, una settima fa dalla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma. Gomorra – ripreso da Radio Rai Tre con Fahrenheit – è il testamento laico dei presenti e di coloro che in altre città italiane lo leggono nelle piazze.
“Sai, pensavo che un buon titolo per una grande manifestazione, potesse essere Saviano l’Italia!” dice Italo Porcile. Già, sembra perfetto. Chissà che ne è stato. O chi se lo prenderà.
(Giovanna Profumo)
Posted by Admin at 12:39 | Comments (0)
Mostre - “Vignette dal mondo per i diritti umani”
“Vignette dal mondo per i diritti umani” è il titolo di una mostra itinerante arrivata in questi giorni a Genova. Organizzata dalla sezione ligure dell'Anm e dal Comitato per lo Stato di diritto con il patrocinio della Provincia di Genova. La mostra è nata l’anno scorso da un progetto della Presidenza del Consiglio dei Ministri (dipartimento per le pari opportunità) in occasione del 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.
L'allestimento genovese, curato dall'architetto Bettina Bixio, presenta bellissime vignette provenienti da celebri autori di diversi paesi. Insieme ai lavori di ben noti vignettisti italiani (Altan, Ellekappa, Gianelli, Staino, Vauro) ci sono quelli di celebri autori di Palestina, Israele, Egitto, Stati Uniti, Algeria, Turchia, Kenya, Iran, Gran Bretagna, Belgio, Giappone, Francia, Nuova Zelanda.
Inaugurata il 16 ottobre al Teatro della Tosse (Genova, piazza Negri 6/2) resterà aperta tutti i giorni fino al 15 novembre, con orario 15-19 ed ingresso libero.
Sono previste visite guidate da parte delle scuole (per maggiori informazioni, email: perlostatodidiritto@yahoogroups.com)
Posted by Admin at 12:38 | Comments (0)