29 Ottobre 2008
VERSANTE LIGURE
Ma quali forze armate
a dare il de profundis!
La mia, rettificate,
era una lectio brevis:
“Riforme illuminate
mercé Bava Beccaris”.
"Mai parlato di sgombri:
io tratto solo pescicani"
email: enzo@enzocosta.net; http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
Illustrazione di Aglaja
email: aglaja@fastwebnet.it; http://proveaglaja.blogspot.com
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Albaro - Progettualità urbanistica e politica
Sorridente, spolverino grigio perla, nuance tutt'una con la capigliatura, arriva la Sindaco, puntualissima all'hotel Rex di Boccadasse, mercoledi 22 ottobre, nove di sera. Tanta gente, gruppi sparsi, fans del Pd, che l'incontro ha organizzato e gli infiltrati, quelli dei comitati. L'argomento è spinoso, si parla di Progettualità Urbanistica in Albaro e dalla Politica ci si aspetta di essere rassicurati sulla quotidianità proprio in momenti incerti come questi.
- Eredità, cemento in eredità -, sottolinea la Sindaco. E' un fatto però che l'offensiva del mattone ha ripreso le danze. Hai voglia di dire: progetti già decisi, qualcuno Le precisa che d'ora in poi ogni mattone avrà soltanto la Sua targa.
- Ne sono consapevole -, ribatte Lei, ma snocciola implacabile numeri pesanti per coloro che si vedranno erigere 91 appartamenti e 200 box al posto della rimessa AMT di Boccadasse.
- Il dibattito pubblico ci sarà naturalmente, come è stato per l'area Boero, in tempi ristretti -, definendo però un bel progetto - a titolo personale s'intende - quello presentato dall'architetto Botta, che invece ha fatto inorridire ed allarmare i residenti. Ma le cifre sono quelle: novemila mq. di appartamenti e due piani interrati di parcheggi, lasciando senza fiato gli abitanti del quartiere. Poco importa se fra il traffico, le scuole, le strade, le più battute a Levante, i locali del Borgo, sicuramente la qualità della vita non migliorerà. L'area è venduta e gli acquirenti hanno i loro diritti: e i diritti dei cittadini che ci abitano già?
E gli spostamenti di volumi? Meno male che c'è il Tar, si sospira a bassa voce, PD e non.
- Gli Indirizzi di Pianificazione sono un "Non-piano", linea verde e linea blu limiti imprescindibili- dice la Sindaco e glissa partendo da Urban Lab, passando dal porto, gli Erzelli, "un'opportunità per il Levante": ma non era un 'opportunità per il Ponente? Si libererà così l'area dell'Università. Eh già, la Villa Cambiaso s'è venduta e così la Villa Raggio, mentre ad Ovest le Ville si comprano. Per finire al Nuovo Lido: un' occasione per il Levante...che deve cambiare, cambiare funzione, integrarsi con la Città.
L'assessore Margini, presente anche lui, interloquisce: ok alla variante di salvaguardia, però in questa città si sta sempre fermi, non se ne faccia nulla e peggio per tutti.
Si sa, bisogna accettare i cambiamenti, incentivare la vocazione turistica. Aspettando i duemila croceristi che per ora, imprecando contro il traffico nostrano, stanno in coda e al massimo comprano panino. Che guadagno per Genova, mentre altro cemento arriverà fin sugli scogli. Ora però si chiama "riqualificazione" e i giovani aspettino pure a mettere su casa e famiglia con gli affitti che girano e le case di lusso in programma, tanto hanno da aspettare il lavoro.
(Bianca Vergati)
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Moschea - La Costituzione va rispettata
Bene ha fatto il Sindaco di Genova ad assicurare alla Comunità musulmana la destinazione di un luogo dove costruire la moschea, visto il flop di quella che si doveva erigere a Cornigliano su un edificio comprato dalla comunità islamica e una volta accertata la trasparenza dei mezzi per innalzarla. Garantito infine che la sua costruzione non gravi sulle tasche dei genovesi, sensibili a questi eventi. Ma troppi “se” e troppi “ma” si sono sentiti di fronte a un diritto su cui non si dovrebbe neanche discutere.
Perché, ad esempio, una moschea senza minareto? Come costruire una chiesa cattolica senza il campanile. Al diritto di culto non può associarsi anche quello ai propri simboli? Se si teme che il muezzin dall’alto del minareto possa turbare i sonni dei genovesi, basterà chiedergli di mettere il silenziatore alle sue grida, come si è fatto ripetutamente nei confronti delle campane, quando davano fastidio nottetempo a qualcuno un po’ debole di nervi. S ull’ipotesi dell’uso provvisorio della Commenda per la preghiera del venerdì, un’altra catena di riserve e di proposte per lo meno strane. Concessa non ai seguaci di Maometto, ma alle tre fedi monoteistiche perché possano confrontarsi, fraternizzare e pregare. Sarà vero che preghiamo tutti lo stesso Dio, ma lo facciamo in modi così diversi che mi sembra utopia riuscire a far convivere culture tanto specifiche nel momento della preghiera. I cattolici di chiese ne hanno fin che ne vogliono; devono solo tornare a riempirle. Gli ebrei non si radunano per i riti del Sabato nella storica Sinagoga di via Assarotti? I confronti ecumenici, poi, nascono solo se qualcuno li promuove e li costruisce con pazienza e intelligenza, come fa la Sant’Egidio, non come i funghi, tanto per dribblare i distinguo e i divieti incrociati. Se il Sindaco e il Consiglio Comunale ritengono che, in attesa della moschea, i seguaci di Maometto possano trovarsi a pregare il venerdì negli spazi della Commenda fino ra non utilizzati, non in quelli della restaurata antica chiesa di San Giovanni, non vedo quali ostacoli possano esserci. Non si sono radunati per la fine del Ramadan nella Loggia di Banchi, senza nessun problema per la città?
Sui tre moscardini in cerca di consenso elettorale che hanno lanciato la proposta referendaria, come se ciò che sancisce la Costituzione fosse materia opinabile, meglio tacer che dire. Francamente se fossi il Sindaco di Genova risponderei così: “Bene, una parte di Genovesi vi ringrazierà per aver sollevato il problema e vi premierà alle elezioni, se è questo che cercate, ma io vado diritto per la strada che ritengo giusta, col solo conforto del Consiglio e dei nostri elettori genovesi. So infatti che se aspetto ancora, il governo Berlusconi metterà di mezzo altri paletti, perché so dove l’odio e la paura del diverso, così ben coltivati dai leghisti e da quelli come loro, possono portare, ma la Costituzione va rispettata e tanto basta. Del resto pro-moschea si è persino espresso un berlusconiano doc come Gagliardi, che è tutto dire.
(Giovanni Meriana)
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Informazione - L’immigrazione e “la Repubblica”
L’assemblea sull’immigrazione organizzata giovedì scorso, presso l'aula magna del Polo Didattico dell'Università di Genova, era presieduta dal giornalista di Repubblica Massimo Calandri. Un intervento ha voluto ricordare il ruolo negativo dei giornali, oltre che della politica, negli ultimi gravi sviluppi a livello sociale (aumento degli episodi di aggressione contro immigrati ed italiani neri) e legislativo (decreto sicurezza).
Calandri ha risposto alle critiche dicendo è sbagliato generalizzare, non tutti i giornali criminalizzano gli immigrati, ci sono giornali che non lo fanno, ad esempio, Repubblica. La generalizzazione è certamente una componente fondamentale del razzismo. Quando un rom compie uno stupro non si può generalizzare dicendo che tutti i rom sono stupratori e allo stesso modo quando un vigile picchia un giovane immigrato a Parma non si può dire che tutti i vigili di Parma sono razzisti. Ha ragione, dunque, Calandri quando dice che non si può generalizzare e dire che tutti i giornali criminalizzano gli immigrati. Ma la Repubblica è uno di questi?
Sicuramente c’è una certa schizofrenia, da una parte la Repubblica fa uscire un inserto settimanale, Metropoli, che tratta la questione immigrazione in maniera molto positiva, dall’altra il giornale quotidianamente ha una linea completamente diversa, almeno dal 7 maggio 2007, quando ha pubblicato la famosa lettera: “Aiuto. Sono di sinistra ma sto diventando razzista” che aveva suscitato la condanna di moltissimi esponenti dell’antirazzismo del nostro paese, tra i quali Asgi ed Arci, che in un manifesto – appello, del 16 maggio 2007, l’hanno così descritta: “E' un'operazione politica e culturale che conosciamo bene. Da tempo le destre, per calcolo o vocazione, cavalcano in modo demagogico il tema della sicurezza sovrapponendolo a quello delle politiche migratorie. (..) Si tratta, in realtà, dell'avvio di una campagna (..) il cui fine sembra essere il sostegno alla cultura sicuritaria.”
La lettera, infatti, era un concentrato di accuse contro nomadi ed immigrati e di paura dello straniero. Parlava di “stupri che avvengono, troppo frequentemente, in varie città italiane”. “Non voglio lasciare più il monopolio della legalità alla destra e quindi non capisco, perché dare il voto locale agli immigrati, dopo 5 anni di permanenza nel nostro Paese”, aggiungeva ancora il suo autore-lettore, che concludeva “sto diventando un grandissimo razzista... centinaia di persone come me... sono stremate e ridotte, ormai, alla schizofrenia”.
Repubblica pubblicava la lettera in prima pagina con un commento di Corrado Augias che rassicurava il suo autore: “Non è di destra sostenere che l'immigrazione deve essere controllata", aggiungendo che non era possibile lasciare alla destra questi argomenti e ricordando come Sarkozy aveva conquistato l'Eliseo per aver “affrontato prima da ministro dell'Interno, poi durante la campagna elettorale il tema dell'immigrazione (..) con durezza ...”.
Vista la sconfitta elettorale del centro sinistra nelle elezioni politiche e nella capitale si dovrebbe concludere che l’iniziativa di Repubblica abbia ottenuto risultati opposti da quelli auspicati dalla sua redazione pubblicando la lettera.
(Saleh Zaghloul)
Posted by Admin at 17:18 | Comments (0)
Regione - "Grande coalizione" per i rimborsi spese
"Siamo il Consiglio regionale che in tutta Italia spende meno per queste cose" Se a dirlo - su Repubblica del 22 ottobre ’08 - è Ronzitti, persona ammodo e degna di fiducia che del Consiglio regionale è il presidente, bisogna crederci. Ma questo non esime da osservare che la notizia relativa ai rimborsi spese dei consiglieri regionali sia a dir poco imbarazzante. Specie di questi tempi e proprio il giorno in cui un rapporto de l'Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha indicato l'Italia come un paese "al top della disuguaglianza", dove il divario tra ricchi e poveri è aumentato e continua ad aumentare (Repubblica dello stesso giorno: "Il dossier").
Ma cosa c'entrano le classifiche dei "ricchi" e "poveri" dell'Ocse con i rimborsi dei nostri consiglieri regionali? C'entrano benissimo perchè leggendo l'articolo si scopre che il rapporto Ocse classifica "ricco" chi oggi guadagna meno, e non di poco, di quanto incassa un nostro consigliere regionale. Leggere per credere.
Dopo il "colpo di forbice" operato di recente, ha dichiarato con soddisfazione, Ronzitti, la situazione è migliorata e - ha aggiunto fiducioso - "qualcosa ancora si potrà fare". Nell'attesa i cittadini hanno preso atto che il rimborso forfettario mensile di ogni consigliere - circa 3500 euro - sommato al rimborso per i suoi trasferimenti da casa a Genova sede regionale - tra 4700 e 5800 circa al mese - porta a un totale annuale per consigliere di 70-105 mila euro a cui si devono aggiungere altre indennità (capo gruppo, presidente o vicepresidente di commissione, giunta, consiglio, presenza nelle varie commissioni ecc.).
Sui costi della politica è già stato scritto molto ed è probabile che quelli pagati per i consiglieri non siano i più onerosi. Resta il fatto che, in un paese che versa in una pesante crisi economica e dove il divario tra ricchi e poveri sta aumentando, scoprire che nella pattuglia dei ricchi vada compresa una parte consistente e autorevole della rappresentanza politica è imbarazzante. Di certo è una delle ragioni che aumenta lo scetticismo dei cittadini nei loro confronti.
(Manlio Calegari)
Posted by Admin at 17:09 | Comments (0)
Trasparenza - “Cosa sarebbe Cornigliano senza le associazioni?”
Molti sono ancora i problemi che preoccupano gli abitanti di Cornigliano: traffico, ospedale, depuratore, polo scolastico, inquinamento. Si tratta della riqualificazione del tessuto urbano in un contesto dove la presenza dell’Ilva, per quanto riconvertita al freddo, non è affatto rassicurante.
In una intervista su Repubblica-Lavoro del 6 ottobre l’assessore comunale ai lavori pubblici Mario Margini risponde all’attacco delle associazioni di Cornigliano che contestano al Comune un “eccesso di ottimismo” nel bilancio di quanto è stato fatto verso la riqualificazione urbana. Margini lo rivendica e insiste nella necessità di affrontare i problemi ancora esistenti insieme agli abitanti: “l’intero quartiere deve essere coinvolto nell’operazione di risanamento”, “l’apporto dei cittadini è fondamentale”.
L’apporto dei cittadini richiede una trasparenza da parte dall’Amministrazione che non deve essere all’ordine del giorno se l’associazione “Per Cornigliano” ha dovuto dare mandato a un avvocato di presentare “un’istanza di accesso alle amministrazioni locali per prendere visione e ottenere una copia degli atti relativi all’incontro dell’11 giugno scorso e di tutte le iniziative inerenti all’accordo di programma promosso tra le amministrazioni locali e le acciaierie del Gruppo Riva” (Corriere Mercantile, 10 ottobre). “Si sono determinati sviluppi che suscitano serie preoccupazioni” – dice Cristina Pozzi, presidente dell’associazione. Un esempio: “gli enormi capannoni al cui interno saranno collocati i nuovi impianti siderurgici, sono stati costruiti a poche decine di metri dell’abitato di Cornigliano e i limiti posti dagli accordi tra amministrazione Ilva alla potenza delle emissioni acustiche sono troppi alti”.
In una lettera pubblicata da Repubblica-Lavoro (28 ottobre), il presidente del circolo Arci-Uisp “Rizzolio” Riccardo Ottonelli torna sull'intervista di Margini: “Nessun attacco all’eccesso di ottimismo dell’assessore Margini, ma solo una giustificata diffidenza di tutti i Corniglianesi sopravvissuti che come me hanno subito un lento ed inesorabile degrado durato oltre sessant’anni e vivono oggi con la paura di vedersi sfuggire di mano questa unica irripetibile occasione. L’inquinamento ed il degrado hanno ucciso e tolto la voglia di rimanere a molte famiglie ed è grazie alle associazioni che sono rimaste nel quartiere rappresentando a tutt’oggi rifugi sicuri e surrogando spesso ruoli che dovevano essere di altri se qualcuno come me è rimasto. Cosa sarebbe Cornigliano senza le associazioni?”.
(Oscar Itzcovich)
Posted by Admin at 17:05 | Comments (0)
Traffico - Vigili in borghese e codice etico
Ma guardate in che tempi viviamo; che ci vuole un prefetto per dire che la repressione di chi viola il codice della strada deve seguire la strada della legalità (Repubblica 23 ottobre '08). E che per sanzionare i comportamenti illegali non c'è bisogno di vigili in borghese o mimetizzati. In altre parole che i verbali redatti stando alla finestra o osservando il traffico da un autobus - come pare che già succeda - non sono una cosa da paese civile.
Meno male: grazie al prefetto non rischieremo di vedere vigili appollaiati sugli alberi o sdraiati sui tetti. Una fortuna per tutti anche per i vigili che non correranno il rischio di cadere di sotto. Tra l'altro si tratta di una pratica assolutamente inutile: non c'è bisogno di travestirsi o di imboscarsi per prendere atto che una gran parte degli automobilisti telefona mentre si trova alla guida dell'auto; lo stesso per constatare il superamento della doppia riga, la velocità pericolosa, il passaggio col rosso, i marciapiedi posteggiati ecc. ecc. Basta solo mettersi lì, ai semafori, agli incroci, nei punti caldi che tutti conoscono.
La domanda che conviene farsi è però un'altra: perché la vigilanza urbana - malgrado le sollecitazioni ricevute negli ultimi tempi - è così restia o incapace ad affrontare un problema che interessa contemporaneamente la sicurezza dei cittadini a cominciare dai pedoni, la fluidità del traffico e in generale la possibilità di rendere la vita cittadina più decente?
Non è una questione secondaria. La diffusione dei sistemi automatici di controllo - ad esempio le telecamere a difesa del percorso dei bus - è accettabile solo se nello stesso tempo si accompagna ad un più generale controllo dei comportamenti sanzionabili. L'impressione è invece che la scelta degli automatismi elettronici faccia il paio con il progetto di mandare in giro vigili mimetizzati. Entrambi i provvedimenti sottolineano l'assenza fisica del corpo di vigilanza e polizia a cui i cittadini tramite l'amministrazione hanno consegnato la responsabilità del controllo del traffico urbano e lo scoraggiamento, grazie alla loro presenza, dei comportamenti pericolosi. Significa forse che il Comune è più interessato ad incassare il frutto delle sanzioni che a scoraggiare i reati?
(Manlio Calegari)
Posted by Admin at 16:58 | Comments (0)
Centro storico - Il linguaggio del quartiere e quello del Comune
“Ruolo progettuale e di connettivazione sociale”, “installazione di segni urbanistici”, “tavoli di lavoro multiattoriali”, piani che “attualizzano ed orientano l’operatività presente e futura”, “sedimentazioni del processo in atto”: questo è il linguaggio utilizzato dal Comune per presentare alla stampa il “Piano per lo sviluppo locale” finalizzato a rilanciare l’area della Maddalena e sostenuto da un consistente finanziamento: un milione di euro dati alle imprese in conto capitale o interessi per “mantenere, valorizzare e potenziale attività commerciali, artigiane, turistiche e di servizio”,
Dall’altra sponda il chiaro linguaggio di chi abita in zona e che ha organizzato assemblee e raccolto firme per esprimere la difficoltà “di convivere con lo spaccio e con la prostituzione a cielo aperto”, e per chiedere “azioni di cambiamento immediate atte a trasformare e migliorare radicalmente la vivibilità della zona”, per “interrompere questo connubio tra malavita organizzato - diciamo pure mafia - e soggetti istituzionali immobili o rimbalzanti”, per esprimere la critica ad un piano “carente nella lettura dei bisogni sociali, nelle soluzioni per l’integrazione etnica, e nella totale assenza di considerazione per le esigenze dei bambini del centro storico”
Per ora il confronto tra i “liberi cittadini del Sestriere della Maddalena” e il Comune è stato deludente: un incontro con l’assessore Scidone che si è dichiarato non a conoscenza del “piano”, e che si è rifugiato nella promessa di un incremento della video sorveglianza. Ma non è questo che vogliono gli abitanti della zona. Quello che chiedono è di poter partecipare: alla analisi della situazione, alla ricerca delle soluzioni, alla destinazione delle risorse.
Ora la possibilità di dialogo è affidata ad una richiesta di incontro indirizzata direttamente alla Sindaco.
Anche il linguaggio delle prostitute colpite dalla ordinanza sulla chiusura dei “bassi” è chiaro: “Non vogliamo essere espulse, vogliamo partecipare alla ristrutturazione e al riordino del centro storico, collaborando noi stesse al rilancio”, “apriamo un dibattito invece che nascondere sotto il tappeto la polvere e far sembrare pulita la città e le strade”, “come tutti i cittadini anche noi abbiamo diritto di vivere nei nostri luoghi”. Anche loro hanno chiesto un incontro alla Sindaco.
Ma non c’è nulla in mezzo tra Sindaco e cittadini?
(Paola Pierantoni)
Posted by Admin at 16:51 | Comments (0)
La parità a norma CE
Da sempre mi sono chiesto come mai nel mondo del lavoro esistesse tanto interesse ad affermare la parità tra uomo e donna, al punto che oggi anche un semplice complimento, diciamo “galante”, in ufficio è in odore di denuncia, mentre dall’altra parte nessuno protesta quando all’ingresso delle discoteche la differenza di trattamento economico sia considerata normale e, anzi, sacrosanta.
Torto o ragione che possano avere i buttafuori dal punto di vista puramente sociale e pratico nel caso di rimostranze in tal senso, dal 9 novembre 2007 questa ghettizzazione dei maschi a soggetti paganti rispetto alle donne da far entrare gratis è da considerarsi un reato, anche se davvero mal si adatta al sud dell’Europa.
Il D.Lgs n. 196/2007 che modifica ed estende il D.Lgs 198/2006 applica il concetto di parità tra i sessi all’intera sfera sociale delle persone. Il titolo parla già da solo: “Attuazione della direttiva 2004/113/CE che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l’accesso a beni e servizi e la loro fornitura” (sic!). Tre anni per digerirla nel nostro Ordinamento, meglio di altre volte.
L’art. 55 bis, comma 1, definisce il concetto di discriminazione diretta, quando una persona a causa del suo sesso è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un’altra persona in una analoga situazione. Insomma in discoteca, codice alla mano, da oggi anche i maschietti potranno entrare gratis o con lo sconto “lei”. Tra l’altro l’onere della prova contraria, ovvero di non aver operato una discriminazione, spetta al convenuto (art. 55-sexies), cioè alla discoteca denunciata. E stop anche alle assicurazioni che volevano applicare una differenza tariffaria anche in base al sesso.
La cosa si fa decisamente interessante pensando di applicare il decreto ai siti web di incontri, dove di solito l’uomo paga e la donna no. Per alcuni siti si parla di fatturati di non meno di 10 o 20 milioni di euro mensili, basati sul concetto molto pratico che un uomo pagante sia per lo meno un po’ filtrato, mentre una donna non pagherebbe mai per iscriversi e farsi rincorrere da un maschio: almeno questa è l’usanza dei paesi latini. Però la cultura, che in questo caso è decisamente sfavorevole ai maschi, cozza contro il diritto comunitario. Due anni fa posi il problema ad un sito di Roma: mi risposero che sapevano benissimo di essere ai margini della legalità (diciamo pure fuori), ma che volendo far funzionare le cose questo è l’unico sistema. E gli do ragione.
Insomma, se ci sono voluti tanti anni per far cambiare almeno un po’ la testa ai maschi, ce ne vorranno forse altrettanti per far digerire al gentil sesso che la parità deve essere reciproca. A meno che in un gesto di grande romanticismo la corte europea non sancisca che i rapporti uomo/donna (e i servizi commerciali ad essi dedicati, fatturati compresi) non fanno parte del “dare a Cesare quel che è di Cesare”, ma di un nuovo principio che potremmo definire “A Venere quel che è di Venere, ma a Marte senza sconto”.
(Stefano De Pietro)
Posted by Admin at 16:50 | Comments (0)