19 Novembre 2008
VERSANTE LIGURE
Sentenza sul G8
che assai La Russa allieta:
fra poco, ci scommetto,
dirà con frase ardita
che chi le ossa ha rotto
era anche lui un patriota.
L'O di G8
email: enzo@enzocosta.net; http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
Illustrazione di Aglaja
email: aglaja@fastwebnet.it; http://proveaglaja.blogspot.com
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Bolzaneto - Le regole della democrazia e quelle del rugby
Massimo Calandri, autore di “Bolzaneto. La mattanza della democrazia”(prefazione di G. D’Avanzo, Derive Approdi, Roma 2008, pp. 252, euro 15,00) è nato nel 1963. Da ragazzo sognava di fare il giornalista e ha cominciato a scrivere su Il Lavoro sin dal 1981 quando di anni ne aveva soltanto 18. Nel ’92 è stato assunto da la Repubblica dove, per le pagine genovesi, ha scritto e scrive di cronaca nera e giudiziaria. Un osservatorio privilegiato per una realtà che cambia rapidamente. Non c’è bisogno di scomodare Marx per sapere che la cronaca giudiziaria è la rappresentazione più efficace di una società. Se si cerca di scavare alla ricerca dei suoi riferimenti o dei suoi modelli, Calandri risponde sorridendo che per lui è stato importante il rugby, uno sport che ha praticato a lungo, a proposito del quale scrive su riviste specializzate, e che, nel tempo libero, ancora insegna ai bambini del Cus Genova, il club dove in passato giocava. Il rug by? Ma cosa c’entra con le storie del G8 e di Bolzaneto su cui ha scritto il libro o con la Diaz a cui ha dedicato su Repubblica tante delle sue cronache?
C’entra ma tocca al lettore scoprirlo.
“Bolzaneto” comincia dalla fine, dalla sera del 14 luglio 2008, quando nell’aula bunker viene data lettura della sentenza a proposito dei sequestri e delle torture avvenute nella caserma carcere di Bolzaneto tra venerdì 20 e lunedì 23 luglio 2001. Tre giorni in cui tutto è incerto o quasi: dal numero dei reclusi – più di 250 ma quanti di più? - ai presenti addetti alla loro mortificazione, ai ruoli di costoro: dirigenti, collaboratori, esecutori. Tre giorni che per essere ricostruiti hanno richiesto 7 anni di inchiesta di cui 4 spesi per 200 udienze. Perché un tempo così lungo? Perché quei tre giorni non erano frutto del caso, un “incidente” prodotto e aggravato dai fatti terribili che avevano segnato il G8. Al contrario: quei tre giorni, quando la caserma di Bolzaneto diventa un “non luogo”, un’area “posta fuori dell’ordinamento giuridico, al di fuori delle regole del diritto penale e del diritto carcerario”, erano stati preventivati proprio così; con menzogne e malizie messe in opera molto tempo prima dei fatti.
Calandri le individua una per una, da quelle più esplicite a quelle che paiono frutto di balordaggine ma che con le altre giocano a produrre uno stesso risultato: una zona franca dove mortificare, terrorizzare, torturare. Non conta se poi l’impianto accusatorio costruito contro i detenuti per giustificarne la detenzione crollerà nella maggior parte dei casi; del resto non era quello il suo scopo.
Calandri racconta i sette anni durante i quali, contro l’ostinazione delle parti civili e la pervicacia dei magistrati, si è alzato il muro quasi impenetrabile delle forze di polizia, della penitenziaria, dei carabinieri, gregari e superiori: lo stato o almeno una sua parte.
E il rugby? E’ uno sport duro, anche violento ma dove alla fine vincitori e sconfitti si stringono la mano. E’ il momento della verità, un modo per dichiarare la fedeltà alle regole. Necessario se si vuole continuare a giocare insieme.
Per favore leggetelo e troviamo luoghi dove parlarne.
(Manlio Calegari)
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Ilva/1 - 549 + 400 = 949 cassintegrati
Per quanto riguarda la partita Acciaierie di Cornigliano la metafora scivola dal pronostico calcistico, alla follia, per incagliarsi nel freddo dato matematico. Che nasconde – elemento di cui spesso ci si dimentica – volti di uomini e donne in carne ed ossa, con famiglia, mutuo e costi quali cibo, bollette, e quisquilie varie, relativi alla piramide di Maslow.
I numeri, per l’area del quartiere di Cornigliano, assegnata al gruppo Riva (leggere occupazione, sviluppo, impianti, industria pulita) offrono la seguente situazione: su 2052 addetti al novembre 2008, 549 sono in cassa integrazione straordinaria grazie al piano industriale partito nel 2005. Mentre altri 400 - a causa della crisi industriale - verranno collocati in cassa integrazione ordinaria in tempi brevi. Per tredici settimane. E poiché la matematica non è un’opinione, si evince che a breve gli occupati attivi saranno 1103. Quelli fuori dal ciclo produttivo 949.
In merito alla crisi industriale i bookmakers mostrano sconforto. Non è dato sapere quanto durerà. Ma alcuni di loro sono pronti a scommettere che si attarderà a lungo nelle imprese come la peste e il vaiolo, mietendo numerose vittime, lasciando il paese in uno stato di prostrazione profonda.
In relazione al Piano Industriale delle Acciaierie il clima politico cittadino sembra più lieve, quasi placato dal fatto che il rientro dei 549 abbia come scadenza finale l’agosto del 2009.
Il tempo, in questo caso, è un elemento da leggere con attenzione.
Per un medico il tempo è importante: permette di attivare le cure, prevenire il diffondersi nel corpo della malattia, “Sa, se ce ne fossimo accorti in tempo…”.
Nel nostro caso, invece, il tempo è diventato un alibi: dei 549 se ne parlerà, forse, tra nove mesi.
A coloro che pensano male, i garanti dell’Accordo di Programma dovranno dire chiaramente che non c’è nulla di cui preoccuparsi: 949 persone via dal lavoro sono soltanto il 50% dell’Ilva riconvertita.
La matematica non è un’opinione.
(Giovanna Profumo)
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Ilva/2 - Lo sfondo lontano della diossina di Taranto
Nella tarda serata di giovedì 6 novembre, alla trasmissione “Parla con me”, Giuseppe Serravezza, oncologo, traccia il quadro delle responsabilità dei Riva sulle disastrose condizioni ambientali e sanitarie nella città di Taranto, dove l’Ilva non produce solo una gran quantità di acciaio, ma anche il 92% della diossina italiana e l’8,8 % di quella europea, tanto che la presenza di diossina in quel territorio è ormai tripla rispetto a quella che si determinò a seguito del disastro ambientale di Seveso.
In dieci anni, viene detto, i tumori in Puglia sono aumentati del 30 per cento. Linfomi, leucemie, tumori a vescica e polmoni, tutti direttamente riconducibili a cause ambientali. In prima linea la diossina sprigionata dall' Ilva che il vento disperde nell' aria.
L’Ilva, beninteso, rientra negli attuali limiti di legge.
Solo che i limiti di emissione che vigono in Italia sono di molto superiori a quelli europei, che furono fissati in base ai criteri contenuti nel “protocollo di Aarhus”, approvato dal consiglio dell'UE nel 2004 e recepito da 16 paesi dell'Unione ma non dall'Italia.
Una sproporzione che permette ai Riva di affermare «Siamo in regola e abbiamo anche investito 450 milioni di euro per migliorare gli impianti», e alle associazioni ambientaliste di osservare che il limite italiano è «un vestito su misura per l'Ilva di Emilio Riva»
Il presidente della Regione Puglia nel settembre del 2007 aveva sollecitato l’allora ministro Ministro Pecoraro Scanio a risolvere questo “groviglio legislativo” e a giungere ad “una rapida definizione dei nuovi livelli autorizzativi a livello di Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale)”. Il rilancio industriale del più grande stabilimento siderurgico d’Europa, osserva Vendola, deve infatti passare attraverso un ammodernamento tecnologico e un radicale abbattimento delle emissioni inquinanti.
Ma il ministro per l'Ambiente Stefania Prestigiacomo rade al suolo la Commissione Aia, e ne estromette tutti i suoi 21 membri, adducendo a motivo la loro presunta “scarsa produttività”.
La mossa successiva è della Regione Puglia, che pochi giorni fa, l’11 di novembre, approva un disegno di legge che riduce il tetto per le emissioni di diossina, adottando gli standard europei.
Il ministro Prestigiacomo si dichiara ''esterefatta'' dall'iniziativa della giunta pugliese e afferma che, se approvato, il disegno di legge della Puglia “implicherebbe la chiusura dello stabilimento entro 4 mesi”.
In risposta l'assessore all'Ambiente della Puglia, Michele Losappio, sottolinea lo ''zelo confindustriale'' del ministro che reagisce “come se fosse il proprietario dell'Ilva”.
Va bene, ma tutto questo riguarda Taranto, che c’entra Genova, dove l’unica concentrazione che aumenta è quella dei cassintegrati? Che c’entra Genova col fatto che dal 1993 al 2007 gli incidenti mortali all’Ilva di Taranto sono stati 41, quarantun morti in una stessa fabbrica, con una media di 2,7 morti all’anno, salita a 3,5 nell’ultimo biennio? Ora che l’altoforno è chiuso, i gasometri abbattuti, e gli infortuni diminuiti (beh, vorrei vedere…) il dramma che continua a svolgersi qualche centinaio di chilometri più a Sud da Genova appare appena uno sfondo sbiadito.
(Paola Pierantoni)
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Lido - Tante parole, tanto sconcerto
Tante parole, tanto sconcerto , volumi, cemento sugli scogli… ed ecco il resoconto da sinistra", di un volenteroso giovane Consigliere del Municipio del Medio Levante sul progetto del Nuovo Lido in corso Italia ( Newsletter ufficiale, inv. 15/11)
O.d.G. della 24° seduta della 2° Commissione Consiliare del 13 ottobre 2008. Linee progetto Lido: saranno presenti i progettisti.
Seduta
Alla presenza di un nutrito team di progettisti e dell’imprenditore Mario Corica, è stato presentato nei dettagli tutto il progetto di rinaturalizzazione (1) dello stabilimento balneare Nuovo Lido.
Il progetto tende a ricucire tutta l’area alla Linea Blu (linea guida del disegno di UrbanLab e Renzo Piano), ma soprattutto a decementificare (2) il più possibile garantendo accessibilità (3), fruibilità (4) e visibilità (5) maggiori.
Quanto presentato è ancora in fase di masterplan esplicativo delle linee guida che muovono l’intervento. Saranno demolite tutte le cabine in cemento sopra il cono visivo passeggiata/mare; è prevista una quota di residenze nell’area a Levante, fra il Lido e Boccadasse, una quota (6) adibita a Hotel e SPA e una quota di commerciale, di settore turistico/ricettivo.
Affascinante (7) la nuova costruzione del centro velico (8) che porterebbe “la vela” in Albaro che, insieme al nuoto (Stadio d’Albaro) e al tennis, faranno del quartiere un punto di rilevante interesse per lo sport a livello locale e nazionale.
Il progetto, rispetto agli elaborati di massima presentati risulta molto interessante ed è stato accolto positivamente da tutta la Commissione. Il punto critico (9) sul quale il dibattito si è soffermato è la mancanza di posteggi (10) a rotazione: da parte della Commissioni ci sono state richieste precise al costruttore per fare in modo che un progetto di così ampio respiro non possa essere soffocato dalla carenza di posteggi a rotazione in grado di garantire la mobilità dei visitatori e dei residenti (sic!).
Glossario:
( 1)rinaturalizzazione. Vedi decementificare
( 2)decementificare: togliere la pavimentazione in cemento. Aggiungere 2500 mq di residenze, 2000 di hotel, 3100 mq di bar, negozi, ristorante. Si ha così la rinaturalizzazione.
( 3)accessibilità: camminare su passerelle in legno a zig zag della lunghezza ciascuna di circa 200m. E' un nuovo tipo di "struscio" ecologico perchè fatto in riva al mare su legno.
( 4)fruibilità: uso esclusivo de la mer per i proprietari dei 30 appartamenti pied dans l'eau e dei clienti dell'hotel rigorosamente in accappatoio bianco.
( 5)visibilità: sguardi gioiosi alla battigia e alla linea dell'orizzonte.
( 6)quota: quantità dall'aspetto immateriale, come le quote-latte Ue per i cittadini.
( 7)affascinante: chissà perchè si deve pensare solo a George Clooney.
( 8)centro velico: partenza da riva fra i bagnanti per barchine, laser, visto il fondale impervio e la carenza di pennello d'approdo.
( 9)punto critico: chi non ce l'ha? Basta farsene una ragione.
(10)mancanza di posteggi: argomento che provoca astinenza a destra e a sinistra. E allora? Costruiamone degli altri, sotto corso Italia, sotto i campi da tennis Campanella, sotto i giardini, arrivando in via Livorno dove anche D. Viziano ha un suo bel progettino di 120 box nella deliziosa verde valletta del Rio Parroco.
P.S: Sala Rossa Rossa, Tursi, mercoledì 12 novembre, audizione di associazioni come Legambiente, Italia Nostra, Ordine degli architetti sugli Indirizzi per il nuovo PUC.
Neppure un invito a contenere/eliminare lo spostamento dei volumi: continuerai a comprare in via dell'Acciaio e potrai costruire dalle suorine di via Zara. Va tutto bene.
(Bianca Vergati)
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Razzismo - “Non chiamarmi zingaro” nemmeno nella rete
Gruppi razzisti anche su Facebook, uno fra i più importanti social network del momento. E' la denuncia del Partito Socialista Europeo, che indica ben sette gruppi inneggianti all'odio razziale. Va sottolineato che tutti sono stati creati in Italia. Il 17 novembre scorso, la notizia che Facebook ha provveduto a espellerli. I nomi? Eccoli: "Odio gli zingari" (7383 membri), "Diamo un lavoro agli zingari: collaudatori di camere a gas" (681 membri), "Odio gli zingari al semaforo" (2813 membri), "Basta zingari a Vicenza" (1692 membri), "Rendiamo utili gli zingari...trasformiamoli in benzina verde!" (312 membri), "Quelli che disprezzano gli zingari" (228 membri), "Sbattiamo fuori dal nostro paese tutti questi rom, zingari!!!!!" (187 membri) (peace reporter).
Giovedì 13 novembre vado alla presentazione, nella Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale, di “Non chiamarmi zingaro”, ed. Chiarelettere, del regista ed attore Pino Petruzzelli, libro frutto di cinque anni di ricerca e di viaggi e frequentazioni nei campi nomadi genovesi, italiani e romeni. Una raccolta di storie, esperienze di vita quotidiana, di conoscenze e piccoli avvenimenti raccontati attraverso l'occhio ironico e curioso dell'autore che concede l'opportunità di conoscere singole persone andando al di là dell'appartenenza di gruppo. Verrebbe automatico cedere al vizio (vedi Ricolfi, “Perché siamo antipatici”) di sentirsi quasi parte di una società più colta e attenta al mondo in cui viviamo, contrapposta ad una becera, ignorante e razzista. Ci pensano due interventi in particolare a riportarmi in linea: il primo è quello di Luca Borzani, presidente della Fondazione della Cultura di Genova, che punta il dito contro una particolare opposizione: nell'attuale epo ca caratterizzata dall'individualismo continuiamo a considerare gli altri come gruppo e non come singoli. Dal gruppo allo stereotipo del gruppo, dallo stereotipo al pregiudizio verso il singolo il percorso è semplice, ed attuato attraverso una modificazione della sensibilità collettiva che sta coinvolgendo tutti noi, e che ci ha visto accettare quasi passivamente proposte chiaramente razziste, quali quella di prendere le impronte digitali ai bambini rom, o più recentemente quella di schedare i senza dimora o ancora di far pagare le prestazioni sanitarie agli immigrati. Chi è sceso in piazza a manifestare la propria contrarietà? La seconda considerazione parte da un racconto dello stesso Petruzzelli, che ricorda come nel paese di Opera, vicino a Milano, trecento persone fossero riuscite a organizzare e mantenere un presidio per tre mesi davanti al temporaneo campo rom allestito dalla protezione civile, con un punto di ristoro non autorizzato su cui troneggiava la scritta “Rom-pi bar”. Smontato il campo, tolto il presidio venne trovata una lettera di un giovane manifestante (la potete trovare integralmente nel libro) che ringraziava dell'esperienza che aveva unito più generazioni, creato amicizie e legami, formato rapporti che sarebbero durati ancora se il presidio avesse avuto l'opportunità di continuare a esistere.
Forse, suggerisce Petruzzelli, quello di cui abbiamo veramente bisogno è di rimpossessarci delle nostre città e delle nostre strade, di liberarci dalla paura dalla “insicurezza” della criminalità, di spegnere le televisioni e uscire di casa.
(Maria Cecilia Averame)
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Servizi sociali - Detenuti in uscita e casse comunali
In questo periodo in cui ci troviamo un po' tutti a dover stringere la cinghia, sentir dire che le casse sono vuote è ormai una consuetudine. Ma quando si parla di Comune e di servizi sociali, dietro ad un taglio c'è sempre un servizio che ha difficoltà ad essere erogato. Nel nuovo numero di Area di Servizio-Carcere e territorio, il giornale delle Carceri genovesi, viene presentato il resoconto di un incontro fatto con la redazione presente all'interno del Carcere di Genova Marassi con l'Assessore alle politiche Socio-sanitarie Roberta Papi. I detenuti di Marassi hanno colto l'iniziativa per presentare al Comune una serie di richieste, riguardanti alloggi post-detenzione, borse-lavoro e percorsi di formazione finalizzati all'inserimento lavorativo, consci del difficile stato delle case comunali. Ma il giornale del carcere offre anche una novità, a suo modo positiva: 'PonteXfiles': a cura delle donne del Carcere di Genova Pontedecimo, dove si affronta la realtà carceraria con un approccio tutto femminile. Per informazioni: areadiservizio_2008@libero.it.
(Maria Cecilia Averame)
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Immigranti: diventare regolari al tempo della destra
Grazie per le notizie che riguardano a noi immigrati.
Dire che la regolarizzazione divente cultura è una parola carina e grande, ma con la destra nel governo non per essere pessimista ma sarà difficile, un governo che ogni giorno non fa altro che applicare delle legge discriminante in confronto di chi non appartiene all'Unione Europea.
Come dire che aumentarà il costo del servizio del Permesso di soggiorno quando il ministerio dell'Interno e le questure danno un servizio che non soddisfa a noi immigrati, un servizio che per riavvere il permesso de soggiorno bisogna aspettare un anno: E’ nel momento che se deve retirare è scaduto, per cui diversi cittadini devono girare con un documento scaduto, rimettono la pratica tramite posta per il rinnovo e devono continuare a girare con questo documento scaduto, sembra che ci prendano gioco di noi, e così bloccano a questo cittadino come a viaggiare, estudiare, lavorare, etc perchè la ricevuta che da la posta non è del tutto valida secondo la legge.
Mi auguro che il Signore Presidente Fini logre convincere a la sua magioranza per la regolarizzazione/cultura di chi lavora già in Italia in nero, così di questa forma abbiano il diritto a una asistenza sanitaria e tante altre cose…
(Magdalena Burgos)
Posted by Admin at 15:19 | Comments (0)
I cani sporcano, le persone insultano
Sto per aprire il portone di casa dopo una domenica mattina passata al Festival della Scienza quando vedo un po’ più su, all’angolo del palazzo, il solito cane che alza la gamba per pisciare. La padrona è una signorile donnetta che ai miei rimbrotti reagisce venendomi incontro per chiedere spiegazioni. Ne nasce un imbroglio in cui sottolinea con disprezzo: che il suo è un cane (“cosa devo fare?”), che non sono democratico e quindi voto per il PD (“è antidemocratico, continui a votare pd!”), inoltre che sono nevrotico e parlo come mangio perché mi sono permesso di darle del Tu e ho detto metastruttura di tutte le chiacchiere sceme con cui ha infiocchettato il suo discorso.
Va bene! Magari ero nella fase del cittadino modello che va a prenotare gli appuntamenti di un affollatissimo festival (non so quanto frequentato dai genovesi), e proietta una immagine di se di persona giusta e responsabile oppure ero “nero” per tutta una serie di questioni personali e universali legate a quella domenica mattina. Comunque sia, questa linda sciura genovese, un po’ agèe - notaio o ex avvocato o matrona di casa di professionista affermato - con il suo cane nero, della stessa razza di quelli dei malavitosi, con la sua bella giacchetta che svolazza, libera, per via Assarotti e piazza Manin di domenica in tarda mattinata, non lo può portare nelle aiuole il cane? alle Mura dello Zerbino che sono lì dietro? così l’animale fa anche una piccola sgambata e non orina contro i palazzi storici del Barabino.
E invece lo stramaledetto stronzo maleducato sono io che ho dato del Tu a lei i cui pensieri devono essere così esclusivi da toccare il cielo.
Ah! nel frattempo – mi dimenticavo! - il cane era andato a pisciare nel medesimo posto, come le avevo detto, con rancore, che sarebbe successo; da ciò nuove discussioni.
Ma sì! avrà ragione lei! mi sono detto aprendo il portone di casa anche se avvertivo ancora alle mie spalle un refolo ingiurioso che mi arrivava indistinto.
Avrà ragione perché, a lei così nobile, non è mai successo di scendere a piedi per via Assarotti alle sei di mattina, prima che ci passino a pulire, sporca sino all’inverosimile, olezzante da far ribrezzo, dove insozzarsi è inevitabile.
Se non fossi paranoico penserei che insieme al “blocco universitario” e ad “azione universitaria”, agli infiltrati, al carcere per chi occupa e alle classi diverse per gli stranieri, adesso diventa legge e pratica comune reprimere ogni banale invito alla decenza, al senso di responsabilità, al decoro (per altro borghese). L’atteggiamento della signora di cui sopra mi ricorda in effetti il poco aristocratico “menefrego!” che anche Ber. ha contribuito a sdoganare.
Oppure nei fatti è già così e io me ne sono accorto soltanto domenica mattina.
(Elio Rosati)
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