14 Gennaio 2009
VERSANTE LIGURE
DELLE PRECIPITAZIONI
Che ogni inviato corra!
C’è una notizia grave!
All news la tele sferra
su un fatto che commuove:
non di Gaza la guerra
ma l’emergenza neve.

email: enzo@enzocosta.net; http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
Illustrazione di Aglaja
email: aglaja@fastwebnet.it; http://proveaglaja.blogspot.com
Posted by Admin at 09:32 | Comments (0)
Web Marketing - Il Secolo XIX chiama, i professori non rispondono
Nel panorama di questa moderna web-informazione sempre più friendly e interattiva, dove al lettore è concesso di partecipare con i propri commenti al dibattito suscitato da questo o quell'articolo, in una spettacolarizzazione "partecipata" della notizia, il Secolo XIX porta a casa un punto che pochi avrebbero osato segnare, quello della sfacciataggine e dell'autoreferenzialità.
Il 9 gennaio nella home page del quotidiano ligure Marco Menduni pubblica l'ennesimo articolo-inchiesta sull'Università di Genova e sulla professionalità dei suoi docenti: “Università: se la rivolta dei professori è tutta qui”. “Tutta qui” nel senso che i professori non si sono ribellati troppo, non hanno difeso strenuamente i loro Istituti, non hanno risposto adeguatamente alle accuse ricevute dal giornale.
Ma dove i professori universitari avrebbero dovuto "ribellarsi" agli articoli dell'inchiesta del Secolo XIX?
E' ovvio: nei commenti del Secolo XIX stesso. Stavolta - è questa la notizia - i professori universitari sono rei di non aver creato traffico sulle pagine del Secolo XIX, di non aver utilizzato banda, di non aver inserito nome e cognome favorendo l'accesso tramite motori di ricerca.
Non via mail all'autore, non attraverso eventuali lettere ai giornali o comunicati stampa ufficiali, ma nei commenti del sito del Secolo stesso.
Nascono alcune domande: perché mai un professore universitario dovrebbe passare la serata a scrivere commenti nelle pagine del Secolo XIX? Per aumentare il traffico delle pagine stesse e incrementare il valore dei banner pubblicitari che infestano le pagine online del giornale? Una sorta di sindrome di Stoccolma versione web?
E ancora: non sanno gli autori del Secolo che nei loro commenti chiunque potrebbe firmarsi con il nome di altre persone o inventarsi una personalità ad hoc, svalutando ulteriormente la scarsa attendibilità del mezzo di comunicazione così tanto bene "partecipato"?
Gestire la propria identità in rete non è facile, come ben sanno i partecipanti di newsgroup, forum o blog, più abili a giocherellare con fake e morpher, e consapevoli di una informazione difficilmente verificabile.
Forse il Secolo XIX corre il rischio di misurare la qualità delle proprie inchieste in base alla quantità dei commenti ricevuti, da lettori o dagli stessi "inquisiti", in un luogo che altro non è che il proprio blog personale...
(Maria Cecilia Averame)
Posted by Admin at 09:29 | Comments (0)
Precari - La fatale caduta del piccolo Cesare
Se credete che soltanto la morte sia sinceramente democratica, peccate di grossolanità e di disinvoltura di giudizio. Anche Cesare ne era convinto, fino al giorno in cui, dopo un'estenuante attesa nella sala dell'agenzia interinale, si trovò di fronte una vecchia conoscenza: un suo ex dipendente, Rossi, un ragioniere di giovane età e scarse speranze che qualche anno prima aveva licenziato dalla sua azienda, senza troppi rimpianti né sensi di colpa.
Cesare nella vita non aveva fatto altro che l'imprenditore, lavorando a fianco del padre. Aveva iniziato molto presto ad assaporare il gusto del comando e a gestire il peso delle responsabilità, e tali fardelli, gravosi per un ventenne, avevano schiacciato e formato le sue strutture mentali allo stesso modo in cui nelle novelle di Verga le gerle cariche di carbone rattrappivano le ossa dei ragazzini di miniera.
Si ricordava ancora di come avesse appreso, da sorrisi e parole pronunciate a mezza voce, che non si andava a mangiar la pizza col figlio del capo, anche se aveva 20 o 30 anni come i dipendenti. Non si stringeva amicizia col vicepresidente nonostante fosse giovane ed alla mano. L'aveva appreso e messo da parte, imparando a non effettuare mai disdicevoli ed imbarazzanti commistioni di ruoli. Aveva imparato altresì ad agire coi sottoposti all'altezza della situazione, con benevolenza ma anche con fermezza, quando necessario.
Alla morte di suo padre, il presidente, lui si trovò quarantenne ed inerme, privo di nozioni indispensabili e scevro dell'aggressività che si conquista quando si impara a scendere nella giungla col coltello fra i denti per sopravvivere. Non restò che siglare con la propria firma la chiusura dell'azienda.
Il suo curriculum annoverava pagine e pagine, zeppe delle competenze maturate nella veste di vicepresidente e delle capacità frattali che aveva acquisito con un'intelligenza fervida ed incostante, saltabeccando da un interesse ed un altro, mentre veniva deprivato della possibilità di seguire le proprie reali aspirazioni dal ruolo che era stato deciso per lui.
Forse qualche anno prima, con altri chiari di luna, sarebbe riuscito a far valere quello che era e quello che sapeva tramite la rete di relazioni, senza scomodare strumenti generalistici ed appiattenti come le agenzie interinali. Ma la crisi aveva azzerato la richiesta di quadri, dirigenti, presidenti o vicepresidenti, costringendolo alla fila in quell'ufficio dozzinale, a fianco di postadolescenti aspiranti meccanici e commesse. Come un teorema si chiude all'enunciazione della sintesi, la costante sensazione di cui era consapevole ormai da mesi si trasformò in illuminazione quando gli occhi di Cesare incontrarono quelli di Rossi “Per che posizione si presenta? E' iscritto alle liste di collocamento?”. Le regole non scritte apprese negli anni trascorsi alla medesima scuola di vita, li indussero a dissimulare entrambi di conoscersi, ma uscendo Cesare credette di percepire lo sguardo compiaciuto dell'ex dipendente come un fendente alle spalle ed ebbe la visione lampante del la propria parabola. “Crisi democratica, quanto la morte”. Prese a camminare scuotendo il capo, col volto piantato profondamente nel bavero della giacca, mentre un sapore di fiele gli impastava il palato.
(Daphne)
Posted by Admin at 09:28 | Comments (1)
Genova - Numeri: virtuosi, imbarazzanti, sconosciuti
Perché i ragionamenti che fanno ricorso ai numeri appaiono più convincenti? Perché i numeri hanno bisogno di poco spazio per mostrare la loro natura. E’ vero: spesso si dice troppo poco di chi e come dia i numeri ma bisogna contentarsi. Prendete Repubblica del 9 gennaio scorso “Noi un porto per i grandi eventi”. Genova sarà il porto di “Torino 2011” – che festeggerà i 110 anni dell’Unità d’Italia (cioè un sacco di soldi) - e di “Milano Expo 2015”, altro sacco di soldi. Quanti? Tantissimi. Genova potrà metterci becco a una semplice condizione: che a percorrere in treno la tratta Genova Milano e Genova Torino non si superi l’ora. Torino è tra due anni. Un’ora tra due anni: saranno numeri fantastici?
Altri numeri – percentuali questa volta - su Repubblica dell’8 gennaio scorso. I Genovesi, si legge, sono consumatori virtuosi e il 78% di loro pensa che l’ambiente costituisca una priorità da rispettare. Virtuosi ma anche malfidenti: il 48% è convinto che la raccolta differenziata sia una bufala e che la rumenta finisca tutta assieme a Scarpino. Forse per questa ragione la “differenziata” in Liguria – malgrado il 78% di virtuosi – non raggiunge il 20%. Un neo che non oscura un altro numero virtuoso (Repubblica 6 gennaio): la Liguria ha poche auto! Soltanto – si fa per dire – una macchina ogni due persone. E virtuosa è anche perché solo il 32% (contro la media nazionale del 40%) si abbevera alle reti Mediaset (Repubblica 8 gennaio). Che però ha fatto sapere che non gliene frega niente perché i vecchi comprano meno, cioè non virtuosi ma rimbambiti.
Ancora numeri questa volta per l’economia. Su Repubblica del 21 dicembre: “Genova è più piccola ma la sua economia cresce”; del 6%. tra 2003 e 2005. La sua ricchezza viene per l’84% dal terziario in aumento del 25%. In difficoltà (“meno brillante”) invece il trasporto pubblico e addirittura male la sanità (ve ne eravate accorti?): meno 10% dei posti letto, meno 49% del personale ospedaliero. Intanto siamo arrivati al 2009: chissà cosa sarà successo nei tre anni successivi al 2005. Secondo Repubblica del 18 dicembre tra le cose successe c’era che i Liguri pagano più tasse che nelle altre regioni italiane. La notizia accolta dalla prevedibile ventata di vittimismo si spiega col possedere la Liguria il patrimonio immobiliare forse più importante in Italia. Alla faccia del fatto che la classifica nazionale della qualità della vita l’abbia vista retrocedere dal 56° posto dell’anno scorso al 77° di quest’anno (Repubblica 8 dicembre). E a proposito del patrimonio immobiliare i genovesi guidano la classifica di chi lo sa far rendere: “1600 euro per due stanze: la rivolta dei senegalesi” (Repubblica 22 dicembre scorso).
Alla prossima NL il numero dei contratti a termine in scadenza, degli scippi, della criminalità dei colletti bianchi (un record locale), dei km di strisce gialle che il Comune non ha ancora tracciato dopo essersi impegnato con AMT, delle manutenzioni mancate…
(Manlio Calegari)
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don Prospero - Moschea? Neppure nel presepe
Sulla moschea nel presepe di don Prospero si sono espresse in questi giorni le più disparate opinioni. Non sono mancati quelli che non comprendendo niente di quel gesto, del quale è già stato spiegato il senso dall’interessato, si sono affrettati a scrivere che l’anno della fuga di Maometto (Egira) è il 622 d.C e perciò di moschee al momento della nascita di Gesù non c’era neppure il seme. Un falso storico, dunque. Altri, quelli che hanno paura dei diversi e tentano di diffonderla in tutti i modi nel mondo in cui vivono, hanno minacciato il finimondo. Di fronte a questo fantaterrorismo che cosa ha fatto la Curia? Invece che difendere una scelta coraggiosa e “diversa”, ha consigliato il sacerdote di togliere la moschea dal presepe. Così a Genova, vista l’esultanza di leghisti, fascisti, intolleranti e integralisti cattolici, il gesto della Curia sarà frainteso e passerà più facilmente l’idea che una moschea è inopportuna non solo nel presepe, ma anche nella città. Si affretti Marta Vincenzi a promuoverla, altrimenti si troverà le mani legate da un referendum obbligatorio per legge che priverà per sempre i fratelli musulmani (questo intendeva don Prospero) di un luogo di preghiera, come Costituzione prevede.
(Giovanni Meriana)
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Taranto - “Il bello e il brutto” … e il cattivo
Taranto, 11 novembre 2008. La foto qui accanto, “Il cancro della mia città”, è la vincitrice di una delle due sezioni del concorso fotografico “Il Bello e il Brutto”. Eleonora Borsci, l’autrice, così la presenta: “Domenica 3 agosto 2008, verso le 19.30, un'immensa nube di fumo nero si è riversata nel cielo tarantino dall'Ilva. Complice la mancanza totale di vento, il fumo nero come la pece si è ben distribuito su tutta la città, dall'isola della città vecchia fino a S. Vito. Perchè dobbiamo subire uno scempio del genere? Quando raderanno al suolo questo mostro? Quando smetteranno di morire le persone dei Tamburi?”. Nessun premio, ma la soddisfazione di vedere scelta la propria foto tra oltre 400 scattate anche da turisti italiani e stranieri. Tutte pubblicate sul Portale del turismo pugliese, perché il concorso è stato promosso dall’assessorato al Turismo della Regione. Un piccolo ma apprezzabile contributo istituzionale alla costruzione di un’immagine non fittizia del territorio. Possibile anche perché ad essa concorre una ampia rete di iniziative politiche, culturali e artistiche veicolate spesso su internet (siti, blog, forum, youtube, facebook).
Esemplare il caso della diossina raccontato sul sito di "Taranto sociale": un membro dell’associazione, preoccupato da notizie circa greggi che pascolavano nelle aree vicine alla zona industriale di Taranto, fece analizzare un formaggio che si procurava direttamente da un produttore locale. I risultati dell’analisi mostrarono una presenza di diossine che superavano largamente i limiti di legge, quindi l’ovvia denuncia alla Procura della Repubblica. Il resto è cronaca delle ultime settimane: 1700 pecore abbattute, la rovina di varie masserie circondanti la zona industriale, la triste conferma che Taranto è la città più inquinata di Italia. “La diossina viene in buona parte dai camini dell'Ilva”, lo dice l’Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale. Il suo sito è al servizio del cittadino. Chi vi accede non rimpiange il modo in cui l’Arpa, svolgendo il suo lavoro istituzionale, spende i soldi pubblici.
Il 16 dicembre il consiglio regionale della Puglia ha approvato, con il voto di tre consiglieri del centrodestra, un disegno di legge che adotta il limite europeo per l’emissione di diossine fissato dal Protocollo di Aarhus. Un limite ampiamente superato dalle emissioni dell’Ilva (ben 27 volte!) che rientrano invece nei limiti consentiti dalla normativa nazionale vigente (vedi lettera del presidente di PeaceLink, Alessandro Marescotti, al Ministro dell’Ambiente). Qualcuno ha scritto “Cambia la storia d’Italia”. Più probabile che sia l’inizio di uno scontro istituzionale con il governo Berlusconi.
Di questo “laboratorio pugliese” già il 13 novembre 2008, La Gazzetta del Mezzogiorno anticipava alcuni risultati: “Dalle canzoni di Caparezza alle leggi di Nichi Vendola. La diossina dell’Ilva suscita clamore e mobilita artisti e politici”. E fa notare come a dare conto dei nefasti effetti della diossina abbia contribuito, oltre gli studi sull'ambiente, il testo di Caparezza «Vieni a ballare in Puglia». Una canzone appassionata e un omaggio alla verità: precisamente ciò di cui la politica ha bisogno (Vedi il video).
(Oscar Itzcovich)
Posted by Admin at 09:20 | Comments (0)
Unione europea - Italiani brava gente
Da Repubblica.it del primo gennaio, "Lui non è degno di essere salvato, lasciano morire invalido in agonia". L’articolo racconta una storia di ordinaria follia in una cittadina della profonda campagna inglese, dove traditi da un cellulare due paramedici hanno deciso di comune accordo di non assistere un invalido colpito da un infarto perché a loro avviso non meritava di vivere. In se stessa, la notizia non è che meriti un commento, semmai un po’ di pietà per il povero malcapitato e qualche interrogativo sul problema della scelta dei ruoli lavorativi delle persone nella nostra società, legata a fattori esclusivamente economici, politici o legali e ormai non più etici.
Invece merita la lunga lista di commenti (clicca qui), dei quali pubblico qui uno stralcio dei più significativi.
Le evidenziature sono la mia chiave di lettura.
- “Gli inglesi sono la rovina del mondo, hanno dato manforte al Piemonte per invadere il pacifico Regno delle Due Sicilie, sono peggio dei tedeschi, sono gente da evitare.”
- “Disgustoso! Solo l'ennesimo segnale dell'aberrazione di una società malata e deviata contro la quale sono disposto a combattere, se necessario, con l'uso della forza. Vergogna per tutti!”
- “Fosse successo in Italia i due non sarebbero mai stati nemmeno processati e probabilmente avrebbero continuato a fare il loro lavoro.”
- “Ho fatto il volontario del 118 per alcuni anni. Questa notizia mi ha fatto venire i brividi, e ci rammenta come ancora resista una cultura nazista sommersa.”
- “Per fortuna che gli Inglesi siano universalmente riconosciuti più civili di noi Italiani. Questo è un esempio eclatante. Non ci sono parole per esprimere lo sdegno.”
- “Alla faccia dei paramedici inglesi... ma questi, non solo dovevano fare i becchini, ma sono dei parac.... E la PROCURA DELLA CORONA di Sua Maestà cosa deve decidere a gennaio??? che tipo di corona fare a questo poveretto??? Scusatemi ma questo articolo è una barzelletta di fine anno???. se no per gente del genere ben venga la ghigliottina.”
- “E’ tipico di una società liberale e progressista, ma poco incline alla solidarietà verso i deboli”
- “C'è un imbarbarimento dei sentimenti e della coscienza che sgomenta. Una caduta a picco dei valori del rispetto della vita, della dignità umana, della pietas. In Inghilterra come in tante altre parti del mondo. Almeno noi italiani cerchiamo di invertire la tendenza, cerchiamo di rimanere italiani brava gente. Buon 2009 a tutti.”
- “Ovvero come volevasi dimostrare: l'eugenetica già attiva in Inghilterra da anni ora si pratica anche sui vivi. L'Inghilterra ha vinto l'ultima guerra mondiale sul piano militare, ma sta assorbendo il meglio della cultura del'ex nemico.”
(Stefano De Pietro)
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Ilva - Topi in attesa del pifferaio
Regione Liguria, 9° piano di via Fieschi, martedì 23 dicembre 2008. Gruppo sindacale in un interno. L’incontro doveva avere la leggerezza dell’accordo concluso. Assessore, funzionari e delegati avevano visionato i fogli relativi a un piccolo rimborso per i lavoratori Ilva al quarto anno di cassa integrazione straordinaria. Poi il discorrere pacato, la presa d’atto adulta e consapevole che di rientro al lavoro – quello vero – non c’era sentore. Uno scrollare di spalle, seguito alla resa davanti all’inesorabile che, in certe riunioni non trova mai una forma compiuta, ma è fatto di mezze parole, allusioni; attesa e inerzia.
“Ma voi avete valutato una soluzione politica per questa faccenda?” chiede lei.
“No!” Indispettito, l’assessore la guarda, roteando l’indice accanto alla tempia, circondato da funzionari e delegati che - in rispettosa attesa - attendono la battuta. “Lei è come un topino che gira nel cervello” dice.
Ufficio prestigioso quello dell’assessore. Tavolo ovale, divani neri, un angolo retto di vetrate spalancate su palazzi grigi e cielo. Un luogo dove non sta bene fare domande inopportune. Che chissà cosa è venuto in mente alla delegata sindacale delle acciaierie di non distinguere, di essere così diretta. Sfacciata o almeno insolente come un topino.
“Se io sono un topino, venga ad assistere ad una riunione sindacale delle nostre, vedrà quanti topi potrà incontrare...”
Perché lei, invece, ha nel cervello il contaminuti dei mesi – otto – che separano i cassintegrati dal rientro in una fabbrica dove oggi non si produce nulla, e la consapevolezza che il tempo per soluzioni occupazionali alternative sia davvero esiguo. Ha, nel cervello, le facce dei colleghi e l’idea che il sindacato debba essere luogo per domande scomode, dettate dall’urgenza.
Topino. La foto amicale dell’assessore accanto a Diliberto evoca l’immagine di una politica in grado di ascoltare, solidale, attenta. Topino. Ricorrere a cartoni animati e favole per trovare senso e metafora dell’essere lì, a farsi sbeffeggiare paternamente dall’assessore.
Come Minnie? No, troppo dolce. Tom e Jerry? Nemmeno. Geronimo Stilton? O il pifferaio di Hamelin? Certo! E’ quella la storia. Ma come riuscirà a incantare i topi dell’Ilva?
(Giovanna Profumo)
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Cambio della guardia al “Lavoro-Repubblica”
Ho casualmente appreso dal Tg regionale Rai di un nuovo cambio della guardia a capo della redazione di Repubblica Genova. Da fedele lettrice di quel quotidiano, vorrei cogliere l'occasione per rimarcare la mia soddisfazione riguardo la linea editoriale adottata dal giornale in quest'ultimo anno (in primis, una netta presa di distanza dalle politiche scajoliane, con conseguente epiteto di “tazebao” riservato dal ministro al Lavoro, il giornale di Pertini, mi piace ricordarlo!) e per auspicare quindi una continuità su questa strada, a mio avviso positiva. In tempi preoccupanti in cui l’informazione funge da voce del Padrone, è importante conservare invece una voce critica.
(Ada Bodrato)
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Befana caramellosa e anche smemorata
Ma che Befana caramellosa per Legambiente 2009!
Quest'anno ai nostri politici locali poco carbone e tanti dolcetti, da sottolineare fra i più significativi quelli alla Regione che, bontà sua, ha finalmente creato il Parco delle Alpi Liguri, al Comune per la raccolta differenziata porta a porta in amplissima area cittadina, Sestri Ponente, ma che ancora non ha spiegato dove poi finiranno i rifiuti. Bonbons anche alla Provincia che ha creato addirittura l'ufficio per i diritti degli animali, ma, ahimé. ha ricevuto carbone per aver autorizzato i PUC di Recco e Arenzano.
Befana smemorata. E gli indirizzi del nuovo PUC di Genova? Disquisizioni così dotte dall'architetto imperiese ambientalista per salutare i tanto attesi Orientamenti, critiche aspre ai 17 progetti di social housing, eppoi Befana che dimentica che nei nuovi Indirizzi manca la modifica al “trasferimento di volumi“. Colpita forse dai continui lamenti dell'Ance: non si lavora più, opere ferme, crisi nera del settore. E se si dirottassero a fare case accessibili anche ai giovani o alle coppie che vogliono mettere su famiglia, per esempio? Nel Levante della città incombono megaprogetti, da via Puggia, in discussione la prossima settimana in Municipio, alla rimessa Amt, all'uliveto di Quarto, il nuovo Lido, l'ex ospedale psichiatrico, via Liri: niente che non sia di lusso. Su cui ancor più degli ambientalisti protestano i cittadini. E non si tratta di essere aprioristicamente contro, come pensa il capogruppo del PD in Comune che definisce “ambientalisti immobilisti” tutti coloro che si oppongono alla supposta riqualificazione di residenze e della sosta.
Ben vengano i parcheggi tanto per dire: ma come mai solo a Levante? Scopriamo da un'indagine sulla mobilità sostenibile in Italia (Repubblica, 6 gennaio ‘09) che Genova è la città con la minor densità di auto per abitante. Saranno tutte a Levante, poiché si stanno progettando un migliaio di nuovi box fra Piscine, Lido e Boccadasse. Viste le macchine sui marciapiedi, gli innumerevoli box fatti qui serviranno per conservare il vino o l'Appia di famiglia.
Grande soddisfazione, ed unica pare, per l’esponente di Legambiente: il park dell'Acquasola. Loda il Comune che ha rinunciato a ricorrere contro la sentenza del Tar (ma qualcuno già si chiede che cosa riceveranno in cambio i committenti), tira le orecchie perchè non si migliorano le infrastrutture (però sostiene l'Opzione Zero per la Gronda).
Legambiente distribuisce ancora carbone alla Regione dove l' ex sindaco-assessore regionale, tifava per il banana-grattacielo di Fucksas, progetto respinto soprattutto per l'opposizione di molti savonesi: dopo un libro come “Il partito del cemento” meglio ricordarsi che si avvicinano le elezioni.
Legambiente critica il cemento eccessivo dei porticcioli ma non fa parola dell'ipotesi Lido con appartamenti sugli scogli. Forse dovremo aspettare il progetto, come per Boccadasse, a giochi fatti. Intanto il porto di Sanremo è stato ampliato, così Varazze, S.Lorenzo al Mare e ad Imperia sono in dirittura d'arrivo 2500 posti-barca. In progettazione altri porticcioli a Ventimiglia, Pietra Ligure… A Lerici poi solo una sollevazione popolare ha bloccato la trasformazione in residence di cabine da rotonda sul mare.
Per tutto questo dagli ambientalisti proteste tiepidine, come si dice, lontano dagli occhi, lontano dal cuore e... dai media. Meglio travestirsi da Befana, foto e titoli assicurati.
(Bianca Vergati)
Posted by Admin at 09:10 | Comments (0)