28 Gennaio 2009
VERSANTE LIGURE
Per traffico più quick
la Gronda è magnifique?
Urge débat public
sia live o online con clic
(ho poche idee, ma è chic
quest’anglo-franco tic).

email: enzo@enzocosta.net; http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
Illustrazione di Aglaja
email: aglaja@fastwebnet.it; http://proveaglaja.blogspot.com
Posted by Admin at 11:38 | Comments (0)
Emergenza Gaza
Quest'anno l'emergenza Gaza ha convinto "Music for Peace" ad anticipare la raccolta di generi alimentari di medicinali e di materiale ospedaliero che ogni anno viene svolta dalla associazione.
Per riuscire a riempire tre o quattro container da portare verso metà febbraio si stanno mobilitando a Genova e Provincia molti volontari con lo scopo di pubblicizzare l'operazione e di costituire punti di raccolta. Il tutto in tempi strettissimi. E' un tentativo che viene fatto anche per cercare di sfruttare il corridoio umanitario verso Gaza che sarà aperto a breve per portare gli aiuti indispensabili.
La data della partenza della missione a sostegno dei civili di Gaza è imminente, l'emergenza raccolta è sempre più pressante.
Di seguito forniamo la lista di ciò che urge raccogliere nell'immediato:
Alimentari: Riso – Farina – Zucchero – Sale – Legumi – Pelati – Tonno e Carne in scatola – Biscotti – Miele - Marmellata
Medicinali: Antibiotici – Antinfiammatori – Antidolorifici – Pomate per ustioni – Pomate oftalmiche e disinfettanti – Cerotti – Materiali per sutura – Bende – Garze – Colliri – Pannolini
Attrezzatura ospedaliera: Seggiole a rotelle – Materiale ortopedico - Attrezzature in genere
I punti raccolta, sino ad ora, aperti sono:
MUSIC FOR PEACE: Ufficio (per il dettaglio): Via Borgoratti 51 R – Genova; Magazzino: Piazzale Daewoo c/o VTE – Porto di Voltri – Genova
FISIA ITALIMPIANTI: Via De Marini, 16 – Genova (Sampierdarena)
FERROVIA GENOVA – CASELLA: Via alla Stazione per Casella, 15 – Genova
CIRCOLO DATASIEL: Via Fieschi, 17 - Genova
ISTITUTO PRIVATO RAVASCO: Piazza Carignano, 1 – Genova
QUARTIERE IN PIAZZA e AMICI DELLA RIUNDA:
- Giardini Via Napoli (dal 2 al 7 Febbraio, h 11:00-12:00 /16:30 -18:30)
- Via P. della Cella, 27 (dal 2 al 6 Febbraio, h 10:00-12:00)
- Strade del quartiere (il 7 Febbraio, h 09:00-12:00)
Punti raccolta dislocati fuori Genova:
CIRCOLO G. MATTEOTTI PCL: Passo degli Orti, 20 Rapallo GE
SOCIETA' DI MUTUO SOCCORSO CIANTAGALLETTO: Via Ciantagalletto ,24 - Savona, referente: Ada Berta - 348 2332486;
CIRCOLO AMICI DEI GROPPI c/o ISIEL - Via Umberto I, 19 - 15060 Rocchetta Ligure (AL), referente: Sandra Vernocchi Tel. 0143.950.627 / 340-3096496 - grafica@isiel.it
Più informazione su http://www.olinews.it/mt/solidarbus.pdf e sul sito di "Music for Peace" (http://www.creatividellanottemusicforpeace.org).
Posted by Admin at 11:34 | Comments (0)
Ilva Nord - La salute va in prescrizione
Il 19 gennaio la Corte di Appello del Tribunale di Genova, presieduta dal dott. Odero, ha emesso la sentenza di secondo grado nei confronti di Emilio Riva e dei figli Claudio e Fabio Arturo, che in primo grado erano stati condannati per inquinamento ambientale a 1 anno e quattro mesi.
Il procedimento penale ha avuto origine da un esposto contro il Gruppo Riva presentato nel 2001 dall’Associazione Per Cornigliano con più di mille firme di cittadini. In seguito l’Associazione è stata ammessa come parte civile nel processo di primo e di secondo grado, in quanto “rappresentativa della tutela degli interessi degli abitanti”, in considerazione del suo ruolo storico, da molti anni in prima linea per il risanamento del quartiere.
Sulla base dell’esposto, un nutrito gruppo di cittadini di Cornigliano e la sottoscritta in qualità di presidente dell’Associazione siamo stati chiamati a testimoniare al processo di primo grado nel 2004.
Nel corso delle udienze del processo si sono succedute, oltre alle nostre, le testimonianze di medici, tecnici, esperti ambientali, che hanno esposto le indagini svolte nel corso di decenni di inquinamento industriale e i relativi terribili risultati. Su tutte, le indagini epidemiologiche compiute dall’IST sulla popolazione di Cornigliano: negli anni di attività degli impianti siderurgici a Cornigliano la mortalità è risultata aumentata del 23 per cento tra gli uomini e del 55 per cento per le donne rispetto ad altre zone di Genova…
Quale conseguenza diretta delle nostre testimonianze, il giudice aveva esteso il reato di inquinamento ambientale, comprendendo l’attività dell’altoforno (ancora in funzione) oltre a quella della cokeria.
Si inserisce qui, come una beffa, il “vizio di procedura” in base al quale la sentenza di appello del 19 gennaio scorso ha di fatto annullato il processo: l’ampliamento del capo d’imputazione non doveva essere fatto in udienza comunicandolo agli imputati, ma gli atti del processo avrebbero dovuto tornare in Procura per dare luogo ad un nuovo procedimento. Pertanto gli atti saranno
nuovamente trasmessi al Procuratore, per dare inizio ad un nuovo procedimento penale, che fatalmente incorrerà nella prescrizione ad inizio 2010.
Questa in breve la storia di un processo, durato sei anni, che ha visto l’impegno continuo e determinato dei cittadini, giovani e anziani, disposti con la massima dignità non solo a sottoscrivere denunce, ma a portare in tribunale sotto giuramento la testimonianza di una convivenza quotidiana con fumi, polveri, odori sgradevoli, malattie. In quelle aule c'è stato chi ha parlato di malattie respiratorie, di asma bronchiale e di tumore ai polmoni e chi per questo ha pianto in pubblico: in tribunale è sfilata in tutta la sua concretezza la tragedia di Cornigliano, un’intera popolazione asservita ai profitti di un imprenditore.
Non c’è bisogno di molte altre parole: parla la storia che ho raccontato.
Aggiungo solo che parteciperemo al nuovo processo, perchè i cittadini di Cornigliano aspettano ancora una sentenza che renda giustizia e dignità alle proprie famiglie.
(Cristina Pozzi, Presidente dell’Associazione “Per Cornigliano”)
Posted by Admin at 11:33 | Comments (0)
Ilva Sud - Avvelenamento da diossina, a Taranto depositata la perizia
Taranto - Vertice in Procura sul caso-diossina. Il procuratore capo Franco Sebastio, gli altri magistrati che si occupano dell’inchiesta e il pool di consulenti hanno fatto il punto delle indagini sulla presenza di diossina e pcb (policlorobifenili) negli organi, nei tessuti e nel latte prodotto da pecore e capre lasciate al libero pascolo in un'area adiacente la zona industriale del capoluogo. Animali allevati in otto aziende zootecniche, tutte sottoposte a vincolo sanitario. Gli accertamenti mirano a verificare anche se la diossina trovata nelle pecore è la stessa che fuoriesce da camini dell’Ilva.
L’11 dicembre scorso, su ordine della Regione Puglia, sono state abbattute nel macello di Conversano 1.122 pecore alla diossina. C'erano valori esageratamente alti, anche di 40 volte al di là dei limiti fissati dal regolamento europeo. E’ quanto è stato riscontrato soprattutto nei capi più anziani in alcuni dei quali i valori sono stati di 120/130 pg/g grasso (picogrammi per grammo di grasso). La norma europea definisce, infatti, i tenori massimi di 3,0 pg/g grasso nei ruminanti (bovini, ovini) e 1,0 pg/g grasso nelle carni suine nel caso di diossine e furani. Un fascicolo d’inchiesta fu a carico di ignoti con l’ipotesi di reato di disastro colposo, in relazione ai potenziali danni che diossina e pcb possono provocare all’organismo umano se ingerite in quantità eccessive.
Le analisi dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo avevano consentito di riscontrare una concentrazione di diossina e pcb nel campione di latte. Alcuni accertamenti disposti nei confronti di altre aziende di Crispiano e Massafra dettero invece esito negativo. Il latte prodotto nelle aziende poste sotto vincolo sanitario non era destinato al commercio, ma serviva all'alimentazione dello stesso bestiame allevato. Il vertice è servito ad esaminare una serie di questioni e stabilire dei percorsi operativi. Gli investigatori hanno effettuato una mappatura completa delle aree a ridosso dello stabilimento siderurgico dove alcuni allevatori hanno portato le pecore a pascolare. I campioni di latte prelevati sono stati analizzati anche dal Consorzio interuniversitario Inca di Lecce e dall’Istituto Zooprofilattico di Foggia. Le indagini prevedono anche analisi sulle carni.
Dopo l’abbattimento delle pecore alla diossina resta il quesito di quale sbocco lavorativo dare ad aziende zootecniche che insistono su un terreno inquinato e sul quale non sarà semplice o di breve durata qualsiasi intervento di bonifica, peraltro, senza rimozione delle cause stesse dell’inquinamento ambientale. Peraltro, l’area di monitoraggio su diossine e pcb potrebbe allargarsi. I controlli sono stati estesi a terreni distanti anche 20 chilometri dagli impianti industriali per verificare se altri capi di bestiame contaminati.
(Fonte: "Gazzetta del Mezzogiorno", 24/1/2009)
Posted by Admin at 11:30 | Comments (0)
Guido Rossa - Il ricordo, trent’anni dopo
La sua fabbrica venerdì 23 gennaio è un cumulo di macerie. Il cielo bianco la sovrasta come una coperta. C’è il freddo e il vento delle otto di un mattino d’inverno a Cornigliano. Se non fosse che con due pulmini puoi entrare dentro il nulla. Migliaia di metri quadri di alcunché. Nelle aree recintate per il quartiere – i containers di Spinelli sono disposti con graziosa armonia, colorati ma vuoti come la realtà che ti piomba addosso.
In un presente fatto di contrasti qualcosa suggerisce che non si è lì per afferrare la realtà ma per ritrovare il passato. Per raccogliere la memoria e distribuirla in generosa quantità a chi verrà dopo. Nel reparto di Guido Rossa – scampato alla distruzione – tutto forse è come allora. Tranne le facce di pochi operai giovani in attesa. Niente a che vedere con le commemorazioni affollate degli anni addietro. Gli altri colleghi non ci sono perché questa – ti dicono - è una cerimonia intima. Onestà, coerenza, lavoro, precisione, presenza sono gli aggettivi che tratteggiano l’uomo che con coraggio ha scelto la via della denuncia. Solo uno dei pochi che conosceva Guido Rossa osa raccontare il baratro del presente italiano con la consolazione che Guido, almeno, tutto questo se l’è risparmiato.
Vantaggi del contrappasso.
A Palazzo Ducale, la mattina successiva, la folla è numerosa. Maggior Consiglio pensoso. Sullo sfondo musiche di Bach e Mozart suonate dai professori del Teatro Carlo Felice. Nelle parole delle autorità c’è un affanno, la ricerca di un senso e di un luogo dove collocare Guido Rossa, dargli una ragione. C’è una sua lettera, scritta il 15 febbraio del 1970, all’amico Ottavio: basterebbe da sola a chiudere la cerimonia; testimonia l’uomo, la capacità di riconoscere il suo tempo, il desiderio di cambiare. Nella lettera, la passione “dell’andar per sassi”, raggiungere vette dove la realtà è altro. Passione, come colpa e limite, inadeguata alla sofferenza di un’altra parte di mondo. A Palazzo Ducale gli interventi cercano di collocarlo nel 2009.
Non erano in distribuzione copie della lettera di Rossa all’amico Ottavio. Purtroppo.
Nel pomeriggio, al Teatro Verdi di Sestri Ponente, la commemorazione è del PD ma è rivolta a tutti. Cofferati arriva con il suo bimbo in braccio. Poi il Partito genovese con Veltroni a chiudere la giornata. La maggioranza della platea ha già compiuto quarant’anni. Sabina Rossa è sincera e libera, scorge la necessità di comprendere sin dall’inizio le inquietudini e i conflitti sociali per saperli ascoltare prima che si trasformino in devianza. Il terrorismo con Sabina acquista una dimensione reale, un punto di partenza e di arrivo. Veltroni vuole ricostruire tutti gli anni di piombo. Un discorso patetico quando – descrivendo l’operaio Rossa – ne tratteggia i gesti mattutini. Così intimi che, gettati alla platea, paiono profanati. Alle 18 il sipario su Guido Rossa, si chiude.
(Giovanna Profumo)
Posted by Admin at 11:28 | Comments (0)
Genova - Il porto fuori da “Le Monde”
E' passato poco più di un anno dalla storica contesa fra i tre pretendenti all'Autorità Portuale, tra acide e neppure tanto velate baruffe nelle istituzioni. Si sentì parlare allora di porto lungo, porto largo, porto- porta dell'Europa, corridoio cinque. Nella nostra fantasia viaggiavano quei milioni di teu di traffico previsti, li immaginavamo come mattoncini lego, pronti per essere messi a posto. Portavano lustro e lavoro alla città, tanti erano e ancor più sarebbero arrivati e da qui discussioni a non finire per strade, accessi, infrastrutture.
Di tutto questo che cosa è rimasto? Gli ultimi dati dell'Autorità Portuale (La Stampa 4/12/08) ci dicono che il traffico industriale è diminuito del 7,3% fra ottobre 2007 e ottobre 2008. A gennaio 2009 i più pessimisti ipotizzano per il futuro un meno 20%. E' la crisi, è vero, non prevista da nessuno. Ma le società traslocate o che hanno ridotto prima della crisi, qualcuno le rammenta? L'ultimo atto, quello della Maersk che anni fa puntò su Voltri 2 e sappiamo come stanno le cose in questi giorni: anche uno sparuto gruppo di giovani stranieri se ne va, baluardo della capacità attrattiva della nostra città, noi che speriamo sempre in giovani che vengano da fuori e decidano di mettere su casa qui.
Ora assistiamo alla trattativa a puntate sulla gara d'appalto: sacrosanto salvaguardare i posti di lavoro. Con uno sguardo al futuro però.
Dopo nove mandati, dico nove, il proconsole è ancora lì, tutto è cambiato, ma lui no.
Grazie a un mondo imprenditoriale senza ambizioni e grazie anche a uno così stiamo diventando, se già non lo siamo, un porto di periferia, dove i tilt del sistema informatico sono costati 60 milioni di euro e ancor più del chip può far l' indomita tramontana. Repubblica di domenica scorsa ci informa che anche Le Monde ci depenna dai porti importanti, magari lo dicono con la volpe sotto la coda. Però, dispute, indagini, mancate liberalizzazioni, situazioni di monopolio del traffico, politica che non decide, associazioni di manodopera inamovibili, che difendono accanitamente soltanto il posto dei loro soci: tutto fa.
Perciò un pensiero agli anni che verranno, ma prima di ogni cosa a quei lavoratori che pure ci sono morti, non solo per mancanza di sicurezza ma anche per formazione inadeguata. E' proprio per loro, per la loro abnegazione che non possiamo accettare il declino del porto, facendo dettare l'agenda da soggetti d'altri tempi, dimenticando i tanti non portuali che perderanno il lavoro senza tanti complimenti e senza il supporto di una cassa integrazione. Per i precari di altri lavori dalla Regione forse un milione di euro, per i camalli circa tre milioni di euro, che non vogliono: no ai 500 euro d'integrazione in più al mese.
Ora dicono - Prima il lavoro. Davvero? Con l'aria che tira, quale lavoro e per chi?
(Bianca Vergati)
Posted by Admin at 11:26 | Comments (0)
Galata - Una “Merica” ingannevole
Una visita alla mostra “La Merica! Da Genova a Ellis Island” in corso al museo Galata mi lascia scontenta e irritata, ma scorrendo commenti e recensioni su internet mi accorgo di essere completamente isolata: ovunque si parla di una grande mostra, che fa vivere una esperienza “diversa”, un allestimento “straordinario” che restituisce emozioni e suggestioni…
Appunto. Diciamo che non ho nessun desiderio di essere “suggestionata” da una mostra. Desidero piuttosto ricevere una nuova conoscenza: l’emozione dipenderà dalle informazioni che mi vengono offerte, da quanto sono collegate tra loro secondo un senso, da quanto efficacemente sono sfruttate le molte possibilità comunicative di cui oggi disponiamo: pannelli informativi, documenti originali, fotografie, video e documentari, registrazioni audio, computers …
La suggestione ambientale ricreata in questa mostra mi pare, piuttosto, un inganno, probabilmente anche piuttosto costoso: “una sezione di piroscafo, ricostruita sui piani originali del Galata Museo del Mare, lunga 15 metri, larga 8, alta 6: due piani di ricostruzione dettagliata che comprendono camerate maschili e femminili, bagni, cabine, Refettorio, prigione… la virtualità - già efficacemente applicata nel Galata Museo del Mare - permetterà di avere la sensazione e anche la visione di un piroscafo in viaggio, con le varie condizioni del mare e del giorno” Tutto questo permette davvero al visitatore di vivere una esperienza che lo avvicina a quella degli emigranti? Ma non scherziamo. In questi anni sono state organizzate mostre basate non sul racconto, ma sulla sperimentazione di condizioni esistenziali. Una, in particolare, va ricordata: quella in cui si doveva affrontare un percorso al buio totale, guidati da una persona non vedente. Una breve esperienza della cecità da dove le persone uscivano emotivamente scosse. Ma nel caso di “La Merica” siamo al parco divertimenti, infatti i bambini, giustamente, si divertono. Un allestimento “accattivante” è il mezzo per attirare un pubblico che altrimenti non verrebbe? Bene, ma non ha senso ricostruire nel dettaglio la mensa o la camerata e poi dare solo notizie generiche e banali. Non c’è una mappa che faccia vedere da quali paesi, da quali zone d’Italia, provenissero gli emigranti. Nulla sui paesi del nostro entroterra più colpiti dalla emigrazione, nulla sulle cause, sulle conseguenze per il territorio abbandonato, sulle ricadute economiche delle rimesse. Nulla su quel che poi fecero in America: tutto quel che viene detto è che la gran parte si fermò a New York, dove “fece vivere Little Italy”, mentre gli altri andarono un po’ a sud, un po’ a est e un po’ a ovest soprattutto a lavorare nelle fabbriche.
Solo a fine percorso si trovano una ventina di schede che raccontano altrettante storie. Per il resto le vite personali vengono rese nelle postazioni “multimediali” attraverso racconti scritti ex novo che assumono inesorabilmente il tono fasullo della storiella. Ascoltarli seduti su una cuccetta finto disfatta non migliora la situazione.
Il confronto con la dettagliatissima e – questa sì – emozionante documentazione documentaria ed iconografica del museo di Ellis Island è addirittura impietoso.
(Paola Pierantoni)
Posted by Admin at 11:24 | Comments (0)
Genova città dell’Unesco e dei cancelli
Vi domando: si possono ancora chiamare fatti gli eventi di cui la stampa quotidiana o la televisione non parlano? Perché in città succedono fatti gravi o almeno importanti di cui nessuno sa e quindi nessuno parla, come se non esistessero. Fatti di cui a volte sono a conoscenza un po’ di persone che però non hanno il prestigio o i legami politici o la confidenza con le parole per farli conoscere fuori della loro cerchia. Fatti che tutti invece dovrebbero conoscere non per denigrare quel politico o per sollevare i soliti mugugni ma perché sono importanti per capire cosa sta succedendo in questa città, e come affrontare i suoi problemi.
Sabato 17 gennaio – tanto per fare un esempio – da Piazza Banchi è partito il “tour dei cancelli”. Su un volantino - privo di data e con una firma Coordinamento dei comitati genovesi purtroppo priva di recapito - le mete del tour: i cancelli di ferro che mese dopo mese si sono diffusi nel centro della città. Sprovvisti di citofono e apriporta – chissà se esiste una istituzione che si occupa dei rischi che corrono i cittadini chiusi nei recinti (ma anche quelli che abitano nelle zone limitrofe) in caso di urgenze mediche, incendio o altro? – i cancelli hanno attualmente raggiunto il numero di 25.
Come si arriva alla decisione di erigere un cancello? La risposta del volantino che convoca il tour, è semplice: abbandonando una zona. E lo dimostra offrendo una documentazione puntuale di ogni intervento: “Il vicolo viene lasciato al degrado, la strada non viene riparata per anni, il vicolo diventa sgradevole, a volte mal frequentato”. A questo punto i cittadini abitanti insorgono: non ne possiamo più, dicono. E la loro protesta ha le parole dei nostri tempi: sicurezza, sicurezza, sicurezza. La risposta del Comune sono i cancelli: dichiarati provvisori al momento in cui sono stati collocati sono diventati una soluzione stabile, l’unica offerta dall’amministrazione. Così stabile che hanno permesso il fiorire di microeconomie: a fianco dei parcheggi abusivi di moto era inevitabile che sorgesse un mercato di “posti moto”; per non dire della possibilità di procedere a ogni genere di commercio in condizioni “sicure”, protetti da solidi cancelli.
Com’è possibile, chiede il volantino, che un bene comune come uno spazio pubblico o una strada vengano sottratti alla comunità sia pure con la scusa della provvisorietà dell’intervento? Com’è possibile che l’unica risposta a una ragionevole richiesta di pulizia, di decenza, di bonifica sociale sia chiudere a chiave uno spazio? Possibile che qualcuno pensi di risolvere problemi di tale portata che con la creazione di decine di piccoli ghetti?
Non credo che sia facile rispondere a queste domande ma non è più colpevole ignorarle? Ieri, passando davanti al cancello di vico dell’Umiltà dalle parti di S. Matteo ho visto che qualcuno ci aveva appeso un cartello “Genova città dell’Unesco e… dei cancelli”. Mi sembrava un fatto importante e ho pensato di segnalarvelo.
(lettera firmata)
Posted by Admin at 11:21 | Comments (0)