4 Febbraio 2009

VERSANTE LIGURE


DIO PO E’ GRANDE

Sì, sono un po’ fanatici
ma gli va dato spazio
han culti catto-celtici
che censurare è un vizio”:
non temono (gli islamici)
gli adepti di Borghezio.




  Enzo Costa  
  email: enzo@enzocosta.net;  http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
  Illustrazione di Aglaja  
  email: aglaja@fastwebnet.it;  http://proveaglaja.blogspot.com

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Sindacato - Le parole della crisi

“A mio avviso il movimento sindacale non è responsabile dei problemi dell’economia, ma semmai serve a risolverli. E non è possibile rafforzare la classe lavoratrice senza forti associazioni sindacali” (Barak Obama 30 gennaio 2009)

A Genova, il giorno precedente all’affermazione del presidente americano, le categorie di Cgil Fiom e Funzione Pubblica si incontrano per rispondere a quello che, con la firma del 23 gennaio, considerano un attacco di governo, Confindustria, Cisl e Uil.
Alla Scuola Edile di Borzoli più di duecento delegati della Liguria tentano di rispondere ad un immaginario che relega la Cgil “ottusamente in difesa di preistoriche difese sindacali”, e valutano nuove modalità di opporsi per spiegare ai lavoratori cosa è inaccettabile nella firma dell’accordo.

Molte le parole dette: crisi, industria ferma, accordo separato, governo, precari, referendum, legge sulla rappresentanza sindacale che, scritte alla rinfusa su un foglio bianco, compongono il tracciato di un contesto minaccioso. Alla scuola edile – fatto dolorosamente il punto su responsabilità anche proprie – si guarda avanti. Con la necessità di recuperare il più possibile il rapporto con iscritti . Si rileva che a fronte di governi che attuano programmi straordinari per arginare il crollo produttivo attraverso l’intervento pubblico, quello italiano risponde con “contrazione del salario e riduzione dei diritti”. Sulle labbra di chi interviene prende corpo l’entità della crisi: incidenza della cassa integrazione nell’industria metalmeccanica pari al 1000% in più rispetto all’anno precedente. Ferma la siderurgia, ferma l’auto, ferma la nautica da diporto, fermo il settore degli yacht e mega yacht. Congelato a breve l’indotto che, con aziende sotto i 15 dipendenti, non po trà ricorrere alla cassa integrazione. Su questa voce Grondona, Fiom, denuncia come falsa “la convinzione che la Cigo sia data dallo stato e dalla fiscalità. Non è così: ogni azienda e ogni lavoratore versa il 2,3% tutti i mesi al fondo Cigo” precisando che “i dati Inps 2004-2006, fra quanto erogato e ricevuto, rilevano un attivo di tredici miliardi di cui bisogna chiedere conto al governo”. Davanti ad un accordo che chiede per contratto meno dell’inflazione e che non tiene conto degli aumenti dell’energia, il segretario della Fiom domanda alla platea dove Veltroni trovi il riformismo. Ed aggiunge “se la Cgil tiene duro, quell’accordo è carta straccia” e ricorda “assaltare il fortino da soli è difficile, ma avvelenare i pozzi a quel fortino non è difficile”.
Lo sciopero unitario di Fiom e Funzione Pubblica fissato a Roma per il 13 febbraio sarà la prima forte risposta, in attesa di quella più grande nella quale sarà in piazza la Cgil con tutte le sue categorie.
I delegati portano ai presenti dell’attivo storie diverse nelle quali a pagare sono le cooperative sociali, “si tende a parlarle del terzo settore come una delle possibili soluzioni alla crisi dei lavoratori, ma come possiamo dare delle risposte quando siamo i primi a pagare?”, taglio dell’Ici e riduzione sul welfare le voci di costo. Renzo Miroglio, segretario Cgil Liguria, racconta dei precari licenziati, costretti a tornare alla famiglia d’origine e di un governo che non risponde.
Il lavoro, visto da qui, si trasforma in una Caporetto. Raggiungere gli iscritti uno ad uno con assemblee unitarie è la parola d’ordine.
Lettura consigliata: Emilio Lussu, “Un anno sull’altipiano”.
(Giovanna Profumo)

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Giardini in città - A Nervi Roseto in appalto

Su Repubblica di mercoledì 21 gennaio - pagina locale “Società” – campeggia il quesito “è giusto pagare un biglietto di ingresso al Roseto di Nervi?”. Per rispondere alla domanda si sono riuniti il lunedì precedente nella sede del Municipio del Levante l’assessore al verde, il “tecnico numero uno” del Comune e uno stuolo di esperti oltre, si capisce, cittadini e rappresentanti locali. Tutti per discutere il progetto per il “recupero” del Roseto, “commissionato dalla precedente amministrazione ed ereditato da questa”, opera di un gruppo autorevolissimo di architetti del paesaggio; tecnologie raffinate, destinazioni da fiaba, investimenti all’altezza: 4 (quattro) milioni di euro in tre anni.

Un progetto che non convince i presenti: perché dividere il Roseto dal parco di Nervi con cui fa tutt’uno? Perché spendere tanti quattrini per consegnare ai privati una struttura senza alcuna garanzia e con l’obbligo di dover pagare un pedaggio per poterla utilizzare – dopo aver pagato il restauro con i soldi dei cittadini? Perché non progettare invece una “onesta manutenzione e una attenta sorveglianza, cose semplici e poco costose, e assicurare alla città una risorsa che le appartiene?
Il seguito, come in altri simili casi, sarà una commissione Comune-Municipio con il compito di approfondire il problema. Ma c’è in questo modo di procedere un aspetto inquietante emerso anche a proposito del Park dell’Acquasola. Cosa significa presentarsi ad una assemblea pubblica con un progetto di tale portata dichiarando di averlo ereditato dall’amministrazione precedente? L’attuale giunta condivide o no il progetto? E che significa che l’assessore competente dichiari in riunione che non c’è nulla di deciso e che lo scopo dell’amministrazione è quello di costituire una commissione che esamini le diverse opzioni e poi scelga la migliore possibile? In tal caso qual’era la necessità di far iniziare la discussione da un progetto già confezionato a difesa del quale il Comune ha schierato il suo “primo tecnico” e i suoi “esperti”?
Anche accettando le dichiarazioni di buona fede degli amministratori, bisogna convenire che siamo di fronte a un modo di procedere autoritario, comunque lontano dalle esigenze dei tempi che richiederebbero un ripensamento dell’uso delle risorse pubbliche (che comprendono il cervello dei cittadini), per difenderle ed utilizzarle al meglio. E’ possibile fare qualcosa di sinistra, o di centro sinistra o almeno decentemente bipartisan per i giardini genovesi?
Legambiente ha scritto in proposito cose su cui sarebbe opportuno riflettere (vedi http://www.fainotizia.it/2009/01/19/genova-e-i-suoi-parchi-storici). Forse è venuto il momento di consegnare le indagini sullo stato di salute di parchi e giardini ai cittadini e alle commissioni locali che da anni ne conoscono vita, morte e miracoli; di piantarla di pagare consulenze onerosissime per poi venire a dire che, visto che ormai ci sono, non se ne può prescindere; di smettere di praticare l’abbandono scientifico dei parchi per poi constatare che sono preda del “degrado” e che per essere rimessi a posto devono essere messi a soqquadro da posteggi e affittati ad equivoci sponsor o, diversamente, dichiarati inagibili perché pericolanti.
(Manlio Calegari)

Posted by Admin at 10:28 | Comments (0)

Università - Il Giro “nucleare” d’Italia

Il “Giro d’Italia tra gli Atenei” finanziato da Scajola con la collaborazione della Fondazione Crui (Conferenza dei rettori delle università italiane) ha fatto tappa anche a Genova. Scopo dichiarato: conquistare al nucleare le leve dei giovani ingegneri. Alla Facoltà di Ingegneria il 26 gennaio scorso lo workshop “Il nucleare: quale futuro per l' Italia?” non è stato il “convegno”, come ha scritto Repubblica il giorno dopo, ma una iniziativa scopertamente promozionale a cui la Facoltà di Ingegneria e forse l’Università (previsto ma assente il Rettore Deferrari) ha dato senza troppi scrupoli il suo appoggio.

Tematiche in evidenza? Ovviamente quelle sulle quali insistono i favorevoli al nucleare: riduzione dell’utilizzo di combustibili fossili, presunto abbattimento delle emissioni di CO2, dipendenza dall’estero, diversificazione delle fonti di energia, potenziamento del know-how nucleare, sicurezza garantita dalle attuali tecnologie. Offuscati invece i temi scomodi: i rischi per la salute e per l’ambiente, l’insufficienza delle riserve mondiali di uranio e specialmente lo smaltimento delle scorie radioattive.
A tirare le fila è stato Roberto Adinolfi amministratore delegato dell’Ansaldo nucleare. Il rilancio del nucleare in Italia, ha detto, richiede “un processo autorizzativi chiaro, certo, semplice” in modo da ridurne drasticamente i tempi. Si impone la cosiddetta "one step licensing", una procedura che consenta all’azienda interessata di presentare in un’unica soluzione il progetto dell'impianto insieme all’individuazione del sito prescelto per la sua realizzazione. Arnaldo Vioto, responsabile dell' ufficio autorizzazioni della direzione energia del ministero dello sviluppo economico, l’ha immediatamente rassicurato: il governo Berlusconi, gli ha detto, sta già provvedendo. Controllo e autorizzazioni amministrative dipenderanno in futuro dalla nuova “Agenzia per la sicurezza nucleare”, di fatto alla dipendenza del presidente del Consiglio, secondo quanto previsto dal disegno di legge attualmente in esame al Senato (articoli 14 e 17 AS n. 1195). In pratica, una delega in bianco al governo centrale.
E in caso di contestazioni? Nessun problema: il governo avrà il potere di sostituirsi agli enti locali o alle regioni per le autorizzazioni di competenza. Non ci sarà più alcuna tutela giurisdizionale a livello locale perché l’art. 24 stabilisce che “tutte le controversie, anche in relazione alla fase cautelare e alle eventuali questioni risarcitorie... concernenti il settore dell’energia” diventeranno competenza esclusiva “del giudice amministrativo e del tribunale amministrativo regionale del Lazio, con sede in Roma”. Una concentrazione di poteri abnorme che non ha sfiorato la discussione dello workshop.
La Facoltà di Ingegneria e l’Università di Genova non hanno fatto capire se, passato il “Giro d’Italia” di Scajola, ritengano di approfondire ulteriormente la questione.
(Oscar Itzcovich)

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Centro storico - Un destino affidato al caso

Chiude un negozio in Via del Campo, con grande lutto tra gli abitanti perché era un esercizio "storico" e vendeva generi in via di estinzione: farine e legumi sfusi, da prendere nei sacchi e da pesare. Saracinesche calate per alcuni mesi e rassegnata attesa dell'ennesimo call center o kebab: il vecchio proprietario riferisce infatti che queste sono le idee di chi sta facendo avanti. Ma ecco che le saracinesche si alzano, e compaiono di nuovo i sacchi di fagioli, lenticchie, piselli secchi, farine... Dietro al bancone una ragazza col velo. Le dico "Ah, per fortuna avete mantenuto lo stesso genere di vendita..." "Si, in realtà volevamo aprire un Kebab, ma poi abbiamo chiesto un pò in giro, nella strada, e abbiamo capito che a tutti mancava il negozio di prima..."

Altra storia quella di Via Pre’, dove per molti anni un negozio di casalinghi e ferramenta si era fatto un punto di onore nell'aver ristrutturato gli spazi salvaguardandone e mettendone in evidenza la bella struttura architettonica medioevale. Qualche mese fa la chiusura, e poco dopo l'ingresso di un nuovo esercizio, questa volta un bar. Sul pavimento cala un linoleum giallo, i pilastri di pietra bianca e nera vengono dipinti a larghe strisce rosse e nere. Lungo la parete si allineano in buon numero le macchinette mangiasoldi.
Domanda: c'e' un'altra strada rispetto a quella di affidare alla buona o cattiva ventura gli avvicendamenti commerciali del nostro fragile centro storico?
(Paola Pierantoni)

Posted by Admin at 10:23 | Comments (0)

Autobus Pop

48 Prato 5', zona gialla.
Specialisti nell'abbigliamento usato griffato: Santoro e Marx…
Appartamento completo con solo 4990 euro: saldi saldi saldi saldi!
Depressione, ansia attacchi di panico, anoressia e bulimia:
la questione morale è il centro del problema italiano…La coop sei tu, sotto costo.
Prossima fermata: dalmazia 2/adriatico, dove c'e' gente!... Non nasconderti,
timbra il biglietto, c'e' un mutuo per te.
La tua pagella non ti sorride.. Esame della vista gratuito?
Uscita di emergenza in caso di necessità ruotare la maniglia e tirare la porta:
La buona notizia è che in Italia ci sono milioni di atei.
Quella ottima, è che credono nella libertà di espressione.

(Alisia Poggio)

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Magistratura democratica - Dibattito pubblico

Cosa succederebbe se:
- il pubblico ministero, e cioè l’ufficio cui competono le indagini e l’esercizio dell’azione penale, si trasformasse nell’“avvocato della polizia”, che può intervenire solo su sollecitazione di questa?
- il perseguire i reati e qualunque reato da chiunque commesso, non fosse più un dovere, ma venisse rimesso ad una scelta politica?
Succederebbe che l’assetto costituzionale del paese ne risulterebbe compromesso, perché di fatto verrebbe meno il principio della tripartizione dei poteri, l’uguaglianza davanti alla legge dei cittadini diventerebbe una formula vuota, sarebbe compromessa la tutela dei loro diritti e degli interessi diffusi, di cui è intessuta la vita i tutti noi.
Non si tratta di temi che riguardano solo gli “addetti ai lavori”.
Magistratura Democratica ha scelto di parlarne in un dibattito pubblico il prossimo lunedì 9 febbraio ore 15.30 a Palazzo Tursi (Salone di Rappresentanza).
I temi:
- obbligatorietà dell’azione penale
- direzione delle indagini
- indipendenza del Pubblico Ministero
Interverranno:
Carlo Brusco (consigliere Corte cassazione), Vito Monetti (sostituto PG della Corte di cassazione), Valeria Fazio (procuratore capo della Repubblica di Casale Monferrato), Andrea Beconi (procuratore aggiunto della Repubblica di Torino), avv. Stefano Salvi (presidente Consiglio Ordine degli avvocati di Genova), avv. Corrado Pagano (presidente Camera Penale ligure).

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Immigranti: appello contro la schedatura sanitaria

Medici Senza Frontiere (MSF), Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI), Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) e Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (OISG) lanciano un appello per chiedere ai Senatori di respingere l'emendamento che elimina il principio di non segnalazione alle autorità per gli immigrati irregolari che si rivolgono a una struttura sanitaria.
L'attuale Testo Unico sull'Immigrazione (Decreto Legislativo 286 del 1998) prevede che «l'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano».
Il rischio di essere segnalato creerebbe nell'immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche una reazione di paura e diffidenza, in grado di ostacolarne l'accesso alle strutture sanitarie. Ciò potrebbe creare condizioni di salute particolarmente gravi per gli stranieri - con aumenti dei costi legati alla necessità di interventi più complessi e prolungati - e ripercussioni sulla salute collettiva - con il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili.
La cancellazione del principio di non segnalazione vanificherebbe inoltre un'impostazione che nei 13 anni di applicazione (il principio è presente nell'ordinamento italiano già dal 1995) ha prodotto importanti successi nella tutela sanitaria degli stranieri: riduzione dei tassi di Aids, stabilizzazione di quelli relativi alla Tubercolosi, riduzione degli esiti sfavorevoli negli indicatori materno-infantili (basso peso alla nascita, mortalità perinatale e neonatale.).
MSF, SIMM, ASGI e OISG invitano la società civile a sottoscrivere l'appello ai Senatori, che ha già raccolto 660 adesioni. MSF, SIMM, ASGI e OISG collegandosi al sito http://www.divietodisegnalazione.medicisenzafrontiere.it/appello.asp

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