11 Febbraio 2009

VERSANTE LIGURE


DOVERE DI CURA

Ovunque li si curi
pena un’epidemia:
gratuiti ambulatori
apriamo in ogni via
a insani portatori
della xenofobia.




  Enzo Costa  
  email: enzo@enzocosta.net;  http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
  Illustrazione di Aglaja  
  email: aglaja@fastwebnet.it;  http://proveaglaja.blogspot.com

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Politica - Presidi con cautela

Piove da una settimana a Genova. Una pioggia piccina a tratti scrosciante, da stare a casa. Il richiamo del PD arriva con un sms venerdì 6 gennaio: Domani in piazza, per Napolitano e in difesa della costituzione. Le ragioni, difficili alla prima lettura, vengono illuminate da internet con le parole tabù mancanti nel testo: Eluana, decreto legge, china fascista.
Sabato 7 gennaio quindi, a Genova, due presidi in un sol giorno: uno davanti alla prefettura alle 10.30, l’altro in via Napoli – dai giardini, angolo via Vesuvio alle 15.30. Englaro e moschea, i nomi da trattenere nella mente. Tanto basta.

Davanti alla Prefettura persone intirizzite dall’umidità guardano il cielo in attesa di una tregua. Facce rodate, di quella mezza età che negli ultimi vent’anni non ha più limite. Hanno lo spavento negli occhi e nessuna voglia di scherzare nonostante le battute che certo non mancano mai. In ballo la democrazia e un corpo inerme da 17 anni. Da segnalare la presenza di una sola e desolante bandiera del PD - che questa manifestazione ha fortemente voluto – portata in piazza da un nostalgico del circolo San Gottardo. Bandiera eclissata dalle molte del Uaar, associazione nota alla cronaca genovese per la campagna atea sui bus. La questione, posta nella sua dimensione pratica a due giovani consiglieri comunali - “Ma come, il PD non si fa riconoscere alle proprie iniziative!” - non pare stia particolarmente a cuore agli interessati che - “qualcuno avrà pur deciso! E’ una manifestazione trasversale! Avevamo poco tempo! Ma hai sentito delle voci in merito?” - hanno preferito la linea d’ombra o meglio l’understatement che di questi tempi politicamente fa molto chic, ma non pare porti voti all’opposizione, soprattutto in vista delle europee.
Ai giardini di Via Napoli, il Comitato a favore della moschea, capeggiato dal mitico Andrea Agostini – vedi Acquasola, parchi e Legambiente – è in procinto di iniziare la futura battaglia in difesa del diritto di culto. La bandiera, in questo caso, è solo quella della pace, con la quale Agostini ha avvolto le spalle, e se vogliamo il velo che copre il capo di due giovani donne marocchine – “desideriamo solo un posto dove poter pregare, non portiamo violenza”. Hanno giovani facce aperte, mentre sorridono incerte davanti alla telecamera. E una timidezza che proviene da lontano.
Presidiare l’evidenza e sentirsi solo una goccia di questa pioggia. Una sola.
(Giovanna Profumo)

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Stoppani - Picconate sul mostro, siluramento del commissario

Repubblica dell’uno e tre febbraio 2009 (“Stoppani, blitz del governo: il commissario deve lasciare”). Il commissario è, anzi era, l’avvocato Viglione scelto dal governo Prodi per guidare la bonifica della ex Stoppani dopo che al giallo del cromo e derivati che hanno impestato e impesteranno per decenni un’area di almeno 250 mila metri quadri si stava pericolosamente aggiungendo il nero del malaffare, della truffa allo stato, delle discariche abusive e quanto oggi si semplifica con la parola Gomorra.

Perché mandare a casa Viglione? Perché il suo incarico è scaduto e, anche se a dicembre (Repubblica 2 dicembre “Stoppani picconate sul mostro”) tutti i partiti, compreso l’ex assessore regionale all’ambiente di Forza Italia oggi deputato PdL, avevano avuto per lui solo elogi, si preferisce sostituirlo. Con chi? Vedremo. Temporaneamente l’incarico passa al prefetto in modo da oscurare il probabile cambio di rotta.
Perché così importante il commissario alla ex Stoppani? Per la salute, l’inquinamento…?
Se rispondete “per soldi”, non sbagliate. Per cominciare i 30 milioni di euro stanziati per bonificare l’area, di cui 18 ancora da spendere. A questi se ne aggiungeranno altri – si dice 900 - ma non è tutto. La torta più grossa è quella che verrà dopo, quando si deciderà cosa fare dell’area. Siccome in Liguria gli affari sono affari immobiliari è certo che la guerra per accaparrarsi l’area sia cominciata da tempo.
I primi a muoversi in questa direzione sono stati gli storici proprietari avvelenatori dell’area: la Stoppani spa che trasformata nel 1992 in Immobiliare (potenza dei nomi!) Val Lerone, assumeva l’impegno di bonificare durante il decennio successivo l’area che aveva scempiato nei quasi 100 anni precedenti. Invece passano 14 anni (sì!14) a far niente fino al 2 novembre 2006 quando il Corriere mercantile annuncia “Ex Stoppani, arriva il compratore”. A rilevare la spa” è l’immobiliare Feal controllata al 100% da Ecoge, azienda di Rivarolo guidata da Gino Mamone, specializzata in demolizioni e bonifiche. Tutti contenti in Regione; anche il sindacato esprime il suo apprezzamento.
Peccato che a rompere le uova nel paniere arrivino proprio a novembre notizie imbarazzanti: il compratore della Stoppani Val Lerone, l’accreditatissima EcoGe di Mamone, società plurinquisita per reati ambientali, discariche abusive e simili.
Bisognava metterci una pezza. Ci voleva un commissario, uno come Viglione. Il seguito nelle sue parole (Repubblica 3 febbraio 2009 “Stoppani silurato il commissario”) “Due anni fa, quando arrivai decisi con tre ordinanze di procedere alla sostituzione della Immobiliare Val Lerone la società che non aveva ottemperato agli interventi di bonifica richiesti dal ministro dell’Ambiente e che aveva firmato un concordato preventivo con la società EcoGe per un futuro utilizzo dell’area. Ordinanze che vennero impugnate dall’EcoGE attraverso un legale del calibro dell’ex sindaco Pericu ma che trovarono conferma dal TAR e dal Consiglio di stato”.
Il rischio che oggi incombe, ha detto Viglione, è la speculazione immobiliare, “un’altra ferita al territorio e ai suoi abitanti” che infatti la giudicano insopportabile (www.nostop.info; e-mail: info@nostop.info)
(Manlio Calegari)

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Ratzinger - Aborto, eutanasia, pena di morte

Nel fare un parallelo tra Ratzinger e Obama, Hans Kung (La Repubblica 7/2/09) sostiene che “questo papa rivolge gli occhi al passato, si ispira agli ideali della Chiesa medioevale, vede la riforma con scetticismo e mantiene un atteggiamento ambiguo nei confronti dei diritti e delle libertà moderne”. Il commovente e appassionato appello di Kung ai teologi, ai pastori, alle donne perchè reagiscano è la prova del suo perdurante attaccamento alla chiesa cattolica.
Messo peraltro a dura prova dalle continue interferenze del Vaticano nella politica italiana nel tentativo, troppo spesso coronato dal successo, di imporre per legge o decreto i principi più o meno morali che propugna. Uno per tutti il caso Englaro ed il coro di vescovi e cardinali che Kung definisce i “Yesman” scelti appositamente dall’attuale papa per portare avanti la sua linea.

Non va dimenticato che quale prefetto della congregazione della dottrina della fede il cardinal Ratzinger, in una lettera inviata nel 2004 ai vertici ecclesiastici statunitensi, precisava che “può tuttavia essere consentito (…) fare ricorso alla pena di morte (…) non però in alcun modo riguardo all’aborto ed eutanasia”. Forse perché la prima è comminata da una istituzione americana e le seconde sono decise da individui cui Dio dovrebbe aver concesso la libertà di arbitrio ma il Vaticano no, almeno per quanto concerne gli italiani. Il presidente della CEI, già ordinario militare, si allinea con un parere sintetizzato nel titolo di un articolo di La Repubblica datata 8 febbraio, “Questo è un omicidio”. Ma la rassegna delle dichiarazioni provenienti da “Oltre Tevere” è ben più lunga e dovrebbe essere oggetto di una vibrata protesta diplomatica da parte della Farnesina, se non ci fosse un presidente del consiglio, osannato da una parte della curia romana anche quando, “persi i freni inibitori e in un delirio di onnipotenza dichiara alla televisione, rivolgendosi al padre di Eluana: non c’è altro che la volontà di togliersi di mezzo una scomodità” (Concita De Gregorio su La Unità del 8 febbraio).
Quando, molti anni fa, frequentavo la chiesa sentivo spesso parlare di “misericordia”, di “amore”, di “condivisione”, di “perdono”. Credo siano ricordi di gioventù, concetti che anche la chiesa di Roma ha archiviato.
(Vittorio Flick)

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Impianti sportivi - Gli atleti invisibili di Villa Gentile

"Giù le mani da Villa Gentile" impazza in questi giorni sui giornali locali e Facebook, dopo che sul Secolo XIX è apparso uno pseudo progetto di Riqualificazione dello Stadio, l'unico in città, con la Sciorba, per chi non pratica calcio, ma atletica, lo sport degli invisibili. Un esercito di persone giovani e meno giovani che ogni giorno, ogni sera si trova per correre, per esercitarsi in libertà. Non solo. Ragazzini con nonni e genitori vanno lì per giocare nell'unico spazio verde del quartiere. A ridosso della pista ci sono scuola materna, elementari, scuola media e succursale di un liceo per un totale di circa mille alunni, che fanno magari educazione fisica all'aperto e manifestazioni sportive.

E l'idea perfetta dell'Amministrazione è quella di tirar via tutto per metterci l'autorimessa degli autobus e l’immancabile palazzotto con box in tempi biblici per ripristinare un campo-scuola dove bambini, ragazzi, persone di ogni età si rifugiano per giocare, praticare gli sport che non invadono pagine e trasmissioni televisive. Idea salubre.
Tutto pare nasca, così si afferma in Comune, dal fatto che la società Sportingenova, gestore di tutti gli impianti sportivi della città, ha chiuso con 4 milioni di euro di passivo. Così alla vigilia di Capodanno in tutta fretta si approvano projet financing per rilanciare un piano industriale. Per sostituire l'autorimessa di Boccadasse si pensava un tempo allo stadio Carlini ora dismesso, già costruito con un progetto sbagliato per dimensioni e materiali: un'operazione studio Canepa da trenta milioni di euro, che avrebbe dato alla città un grandioso impianto polisportivo, a costo zero per il Comune, finanziariamente sostenuto con trent'anni di affitto per l'autorimessa dei bus alla Spa del nordest protagonista, con ripristino del ponte che scavalca corso Europa per accedere ai tre piani di 400 box di via Tagliamento ( Repubblica, 22/04/08). Tutto sfumato? Il passivo però corre e non certo per i costi di manutenzione o di ripristino di qualche corsia di Villa Gentile.
Poco si evidenzia che Genoa e Sampdoria non pagano l'affitto di Marassi, ed è questo il vero problema, non il fatto che tante società dilettantistiche occupano per pochi soldi spazi pubblici, come sostiene l'ex atleta, capogruppo del PD del Comune. O come asserisce l'assessore allo sport che a causa dei mancati introiti dell'ICI, il Comune è costretto a disporre diversamente le proprie risorse.
Ben vengano gruppi amatoriali sportivi, anche di calcio, che svolgono una funzione sociale per grandi e piccoli. Spazi di aggregazione di qualunque sport dovrebbero essere favoriti, con i timori per questa nostra fragile società e per i più suoi giovani componenti. Tecnici ed allenatori svolgono il loro compito quasi sempre gratuitamente, dedicando tempo e risorse ad un'attività non certo remunerativa. Soltanto per passione. Così per gli utenti di Villa Gentile, dove i tecnici e ed atleti si pagano gare e trasferte: al massimo ricevono tuta e borsone, nulla di più. Una parola però ai Presidenti di grandi squadroni, che incassano introiti a gogò dall'oro nero e giocattoli: che faccia di bronzo a non pagare l'affitto!
(Bianca Vergati)

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Nucleare - Chi ne parla e chi no

Il film neozelandese "The Nuclear Comeback" (53 minuti, 2008) ha vinto il Concorso documentari internazionali dell'undicesima edizione di Cinemambiente (Torino, 16-21 ottobre 2008). Il regista, Justin Pemberton, che ha girato molti paesi per raccogliere documenti e testimonianze, spiega: “Negli ultimi anni mi sono accorto che le società che producono energia, i politici, gli scienziati e gli ambientalisti hanno unito le loro voci per dirci che il mondo deve tornare al nucleare”.

Nel film si succedono luoghi e interviste che illustrano il processo di produzione di energia da nucleare e lo stato attuale del problema. Così sfilano la miniere di uranio Ranger in Australia (la maggiore miniera a cielo aperto del mondo); il reattore in attività di Torness (Scozia); quello in smantellamento di Calder Hall (Sellafield, GB); gli interni di Cernobyl tenuto dai tecnici permanentemente sotto controllo e la vicina città abbandonata di Pripyat (Ucraina) che, prima del disastro contava con quasi 50 mila abitanti; il deposito di scorie a bassa e media attività di radiazione di Forsmark (Svezia) fatto da gallerie costruite a 80 metri sotto il livello del mar Baltico, a circa un chilometro dalla costa; gli attuali scavi per depositare scorie ad alta attività nei dintorni di Uppsala (Svezia).
E mentre le immagini scorrono svelando con rara efficacia lo sconosciuto mondo dell’energia nucleare, si ascoltano descrizioni e opinioni di esperti favorevoli e contrari al nucleare (tra i primi, ci sono anche ambientalisti perché “sarebbe l’unica fonte di energia pulita”).
Le dichiarazioni di un ingegnere nucleare svedese, favorevole al nucleare, ma non incondizionatamente, fanno riflettere: anche gli incidenti più terribili, la stessa guerra, quando accadono, sono nel passato; quelli dell'energia nucleare, no.
Terrorismo, proliferazione nucleare, contaminazione, smaltimento dei rifiuti, sono esaminati dai diversi punti di vista e il film diventa una preziosa fonte di informazione e di documentazione. Il film ha girato poco. Oltre che a Torino, si è visto a Torre Pellice, Collegno, Cremona, Perugia. Non molto per un film importante, che tutti, specialmente nelle scuole e nell’università, dovrebbero vedere. Del possibile ritorno al nucleare oggi si discute molto in molti paesi tranne che in Italia, dove lo si vuole imporre in modo accelerato e prepotente. A favorire questo disegno è la quasi totale mancanza di dibattito. Anche a Genova, che si candida a capitale del nucleare.
(Oscar Itzcovich)

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Infortuni - Speriamo che serva e non solo per me

M. è arrivato in Italia che aveva dodici anni, per raggiungere una madre lontana da tempo, emigrata per lasciarsi alle spalle un matrimonio combinato quando lei di anni ne aveva quindici. Arrivando M. non ritrova solo la madre, ma anche un patrigno ed una sorellina. Licenza media, un diploma professionale, qualche primo lavoro precario e un monte di difficoltà di rapporto col patrigno che rende la sua adolescenza particolarmente difficile. Poi arriva la possibilità di un imbarco, un lavoro infinitamente desiderato perché la nave l’avrebbe allontanato da una situazione familiare densa di conflitti. Ma pochi giorni dopo l’assunzione arriva il fulmine della scoperta di una grave patologia. Perdita del lavoro, cure, e in eredità una invalidità del 50 %.

Il ragazzo si rimette in pista: frequenta un corso di formazione professionale indirizzato agli invalidi del collocamento obbligatorio, e al termine viene assunto come apprendista. Ma al termine del quarto anno l’azienda lo lascia a casa: un nuovo apprendista costa meno di un operaio. Il nostro si rimette in gioco, e va prendersi un nuovo diploma, questa volta di saldatore: su quindici allievi, mi dice, gli italiani sono solo tre o quattro. A diploma acquisito, il canale del collocamento obbligatorio lo porta a un nuovo lavoro, più professionale. Il suo inserimento viene accompagnato da chiare prescrizioni che specificano quel che può e quel che non può fare, date le caratteristiche della sua invalidità, ma la natura del contratto è sempre precaria.
Gli inizi sono promettenti: racconti di chi scopre il valore del lavoro operaio, della professionalità, dell’incontro con operai anziani che insegnano il mestiere. Dice che, finalmente, nella nuova azienda si bada alla sicurezza: tutti gli stanno attenti. Gli uffici della Provincia per qualche tempo fanno ispezioni a sorpresa e trovano tutto a posto. Poi le cose cambiano. Le ispezioni cessano, e lui vede che le condizioni di lavoro peggiorano sempre più: lavoro notturno, lavori in quota, pericolosi vista la sua invalidità. Inutili i tentativi di convincerlo a rifiutare queste condizioni, a rivolgersi al sindacato o nuovamente alla Provincia: per lui il lavoro non è solo questione di soldi, ma di identità. La sua vicenda gli ha fatto mettere nel lavoro tutte le sue possibilità di riscatto. Aspetta che il contratto da precario diventi stabile per sentirsi nella condizione di rivendicare dei diritti. Dirgli che se perde la vita perde tutto non serve a nulla: per lui la perdita d el lavoro è già la perdita di tutto.
Poi ecco l’infortunio, l’infortunio grave; se la cava per un pelo. Ingresso in ospedale col codice rosso, panico e agitazione dei datori di lavoro, dei colleghi. Due mesi di prognosi, ma nulla di irreparabile. Per telefono dice: “E’ andata bene, è quello che ci voleva: io me la sono scampata, e loro si sono presi paura. Speriamo che serva. Non solo per me, ma per tutti”.
(Paola Pierantoni)

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Chi controlla il rapporto Comune – AMT?

Mi occupo in maniera assolutamente apartitica di alcuni problemi della città. In questi giorni ho appreso che AMT ed il nostro Comune hanno sancito un accordo grazie al quale AMT verrà retribuita a corsa, e per gli autobus circolari, quali ad esempio il 32 ed il 36 la retribuzione è doppia. Io mi chiedo: noi utenti siamo controllati dal personale AMT preposto, ma chi controlla la correttezza del rapporto Comune - AMT? Visto il finto scorporo di personale da AMT in AMI, Società costituita decurtando la liquidazione del vecchio personale UITE, visto il riaccorpamento fra le due Società, considerando che a questo gioco delle tre tavolette ha partecipato anche la Genova Parcheggi, ho come la certezza che il vecchio dossier "Officina Guglielmetti" sia un lifting e stia vivendo, ahimé, una seconda giovinezza...
(Giuliana Li Vigni)

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