18 Febbraio 2009
VERSANTE LIGURE
“Per la Moschea un bel grazie
dalla popolazione”
“Gay Pride: solo letizie”
“La destra non si oppone”
(esplosive notizie
trovate alla stazione).

email: enzo@enzocosta.net; http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
Illustrazione di Aglaja
email: aglaja@fastwebnet.it; http://proveaglaja.blogspot.com
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Sciopero 13 febbraio - A Roma contro l’umiliazione
Due enormi striscioni bianchi percorrono in tutta la sua lunghezza un terrapieno davanti al Colosseo: “A TARANTO DI INQUINAMENTO E LAVORO SI MUORE”. Le grandi lettere compongono le parole in verticale. La firma è di un gruppo di giovani i Tarantini fuori sede, studenti universitari che, dalla capitale, tengono d’occhio la loro città. Il corteo sfila davanti a loro, indifferente al monito e agli insulti che i pochi ragazzi urlano verso Riva, presente solo in spirito tra i suoi operai in sciopero
Un freddo nordico a Roma venerdì 13 febbraio, e un sole allungato che, a tratti, riscalda la manifestazione. Tantissime bandiere rosse e pettorali gialli per difendere, oltre a tutto il resto, anche la costituzione.
Si sono in messi in treno e in pullman nel cuore della notte per raggiungere Roma. Da Genova una lanterna Cgil e molta musica di De André e striscioni Fiom e Pubblico Impiego, di tutta Italia, puntellano il corteo.
Bersani è il leader del futuro prossimo, bisbigliato da chi sa per quale partito votare. E la crisi di cui è impregnata la manifestazione che, per incanto, sparisce in un cantiere navale, scostata dall’ultima commessa: “noi lavoriamo tantissimo…ma siamo dietro ad una brutta barca, piena d’amianto”.
In piazza San Giovanni gli inviti dei sindacati sono rivolti alla Fiat che “si deve impegnare a ridistribuire gli utili fatti l’anno scorso” e al governo “che vuole far pagare la crisi ai lavoratori”. I saluti vanno ai compagni e alle compagne che hanno aderito alla manifestazione, dai “metalmeccanici internazionali” fino al sindacato dell’Ucraina che “da questa lotta prenderà esempio”. Un fronte che da solo abbraccia tutti i confini dell’Europa.
E poi la carta costituzionale, celebrata in una registrazione di Oscar Luigi Scalfaro, “come protezione” perché “il diritto al lavoro vuol dire che il cittadino è libero, ma se il lavoro non c’è, c’è solo umiliazione”.
Di “valore e dignità del lavoro, tutti i giorni vilipeso e ucciso” parla Podda, Funzione Pubblica, e “di una crisi che segna il limite di uno sviluppo che aveva come caratteristica l’assenza del limite”. Poi i 60.000 precari licenziati e un governo che mette “uomini contro donne, giovani contro vecchi, pubblici contro privati, nativi contro migranti” e che l’unica unità che persegue, secondo Podda, è quella dei lavoratori con i padroni. Ma lo sciopero deve essere proposta. Quindi la possibilità di investire parte del proprio reddito – con l’otto per mille – ad altri lavoratori, e il prolungamento dei contratti precari “che non vuol dire che vogliamo la stabilizzazione”, vista la crisi.
Rinaldini – Fiom - chiede un “intervento che costituisca una vera e propria rete di ammortizzatori sociali”, perché non pare possibile “che ci siano risorse solo per Alitalia e banche”. Inoltre ricorda la “cultura dell’odio” che toglie il diritto alla salute per gli stranieri e genera le cariche della polizia contro i lavoratori a Pomigliano e all’Innse di Milano.
Epifani evoca le richieste, inascoltate, fatte al governo in dicembre su pensioni, mezzogiorno, cassa integrazione, tasse, precari.
Riccardo Icona - “Senza lavoro”, Rai 3, domenica 15 febbraio – documenta la catastrofe (http://www.presadiretta.rai.it). La visione della puntata integrale è utile spunto per i giorni passati e quelli a venire.
(Giovanna Profumo)
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“Sicurezza” - Una firma contro gli impresari della paura
Firmare o no l’appello “Rompiamo il silenzio”, pubblicato da Libertà e Giustizia su Repubblica del 7 febbraio scorso, intitolato "La democrazia è in bilico"?
Qualche fatto, tanto per decidersi. Il 4 febbraio scorso il Senato ha approvato una serie di emendamenti al disegno di legge sulla sicurezza dei cittadini. I quotidiani ne hanno dato notizia il 5 successivo. Il 6 febbraio D’Avanzo su Repubblica (“La nuova civiltà dell’odio”) ha scritto “Lo stato di eccezione che la destra di Berlusconi e Bossi ha adottato fin dal primo giorno come paradigma di governo, diventa regola. Con un tratto di penna centinaia di migliaia di non cittadini – in attesa di permesso di soggiorno… perderanno ogni diritto protetto dalla Costituzione, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’uomo, dalle convenzioni internazionali (il diritto all’uguaglianza, alla salute, alla dignità della persona)… Così passo dopo passo, legge dopo legge, la nostra democrazia liberale cambia pelle per diventare democrazia autoritaria.”
Esagerato? Il giorno precedente il direttivo nazionale dell’Unione delle Camere penali - organo che riunisce giuristi ed avvocati di tutto il paese e che ha tradizioni moderate – emette in proposito un comunicato stampa del titolo “In nome della sicurezza si consuma la barbarie” che merita di essere letto. “Gli emendamenti al disegno di legge sulla sicurezza approvati in queste ultime ore danno la misura di una concezione aberrante dello strumento penale, ancora una volta concepito ed utilizzato, anche a costo di incorrere in palesi censure di incostituzionalità, quale strumento di propaganda e di captazione di facile consenso”(testo integrale).
Stessa lunghezza d’onda su Famiglia Cristiana (Repubblica 10 febbraio): “Il soffio ringhioso di una politica miope e xenofoba è stato sdoganato al Senato… Medici invitati a fare la spia e denunciare i clandestini, cittadini che si organizzano in associazioni paramilitari, registri per i barboni… permessi di soggiorno a punti e costosissimi”.
E a Genova, in città, cosa si dice? L’Associazione San Marcellino, presieduta da un gesuita, ha emesso un comunicato (più avanti, “San Marcellino per i senza dimora). Parole dolenti: “L’approvazione di ieri in Senato del cosiddetto pacchetto sicurezza (disegno di legge n.733) trova tutta la nostra disapprovazione, ci muove alla più forte indignazione e ci costringe a prendere la parola in vece di coloro che incontriamo quotidianamente e che si trovano nell’impossibilità di farlo… Ancora una volta registriamo provvedimenti che vanno nella direzione opposta alla tutela dei diritti e alla promozione della dignità umana”.
E gli altri? Gli altri niente. Nessun organo politico, partito o sindacato, nessuna assemblea elettiva ha sentito la necessità di esprimere la propria posizione sulla materia. Solo parole: “paura”, “sicurezza” e “braccialetto” - sponsorizzato Telecom che ha dato a Genova la palma dell’high-tech antitutto (Repubblica, 10 e 11 febbraio). Parole buone solo ad alimentare la campagna che ispira la politica del governo contro gli immigrati: il razzismo.
Senza volerlo, si capisce. Così come senza pensarci (forse) hanno taciuto sulla legge.
Avranno ragione quelli di Libertà e Giustizia a chiedere di sottoscrivere il loro appello “La democrazia è in bilico”? (clicca qui)
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Sicurezza - San Marcellino per i senza dimora
Comunicato stampa
L’approvazione di ieri in Senato del cosiddetto pacchetto sicurezza (disegno di legge n.733) trova tutta la nostra disapprovazione, ci muove alla più forte indignazione e ci costringe a prendere la parola in vece di coloro che incontriamo quotidianamente e che si trovano nell’impossibilità di farlo.
Per quanto riguarda, in particolare, gli articoli 36 e 44, si evince o l’assoluta mancanza di conoscenza del problema delle persone che vivono in condizione di senza dimora, e/o, forse peggio, il totale disinteresse all’impatto che provvedimenti tanto inutili e dannosi, quanto demagogici, hanno sulle persone, soprattutto su quelle più deboli, a favore di provvedimenti che paiono voler spostare l’interesse dei cittadini dai reali problemi del paese.
Troviamo poi più che discutibile la filosofia presente in numerosi altri articoli del Decreto, non ultimo, l’articolo 39, che prevede l’abolizione del comma 5 dell'articolo 35 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, che vieta la segnalazione alle autorità, da parte dei medici, dei pazienti stranieri non in regola: la quasi totalità degli stranieri sulla strada da noi seguiti inizieranno a vivere sotto questa ulteriore minaccia.
Entrando nello specifico:
L’articolo 36 lega il diritto alla residenza alla verifica, per conto degli uffici comunali, delle condizioni igienico sanitarie del luogo in cui si richiede la residenza. Questo rende, nella prassi, ancora più difficile per le persone senza dimora ottenere e mantenere la residenza anagrafica. Non ottenere la residenza, di fatto, implica l’esclusione dai diritti civili più importanti che la nostra Costituzione riconosce (Iscrizione Servizio Sanitario Nazionale, Accesso ai Servizi Sociali, ecc…). Inoltre data la scadente qualità media delle abitazioni (soprattutto nei centri storici, in alcuni quartieri popolari, nelle zone rurali) questa norma va a produrre un blocco di massa delle variazioni e iscrizioni anagrafiche con un conseguente alto numero di persone legalmente presenti nel nostro paese escluse dalla residenza.
L’articolo 44, con l’istituzione, presso il Ministero degli Interni, di un registro nazionale delle persone senza dimora, evidenzia più una volontà di controllo che di interesse a promuovere e sostenere percorsi di accompagnamento sociale, muove a inquietanti ricordi e separa l’iscrizione anagrafica dagli abituali luoghi di vita con ricadute imprevedibili sul reale accesso ai servizi delle persone in condizione di senza dimora. Ricordiamo che già fino ad ora il tema della residenza anagrafica e della sua variazione ha comportato non poche complicazioni a persone faticosamente agganciate ai servizi dopo un lavoro di anni. Chiediamo: una persona genovese in condizione di senza dimora, iscritta in tale geniale registro a quali servizi di competenza dovrebbe rivolgersi? Quelli Romani o quelli della sua città? La risposta è tutt’altro che scontata.
A Genova sono molte centinaia le persone senza dimora con una residenza anagrafica “legale” presso il nostro Centro di Ascolto, quello dell’Auxilium e quello del Comune di Genova. Che sarà di loro e di tutto quel processo burocratico di sostegno al percorso di riabilitazione che queste persone hanno accettato di intraprendere in questi anni? Ancora una volta registriamo provvedimenti che vanno nella direzione opposta alla tutela dei diritti e alla promozione della dignità umana. (5 febbraio 2009)
(Padre Alberto Remondini S.J. e Danilo De Luise, Associazione San Marcellino)
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Immigrazione - Scivolare all’indietro su un piano inclinato
Il riordino dei documenti del Forum Antirazzista ha fatto emergere in questi giorni una lettera del 13 gennaio 1997 che dà la misura di quanto sia ripido il piano inclinato lungo il quale stiamo scivolando.
Si tratta di una comunicazione che le quattordici associazioni del “Forum Antirazzista di Genova” e l’Associazione “Ambulatorio internazionale di Città Aperta” avevano inviato all’allora assessore regionale alla sanità Franco Bertolani e al presidente della “Conferenza dei sindaci” della USL3 Sergio Rossetti, in merito alla assistenza sanitaria agli immigrati, regolari e non.
All’epoca le norme in materia erano molto sommarie, e prendevano in considerazione l’immigrato solo in quanto “lavoratore”. Inoltre era ancora grande la diffidenza degli stranieri che si avvicinavano con difficoltà al nostro sistema, alle sue regole, alla sua burocrazia.
Per rispondere alla domanda di salute degli immigrati irregolari nel 1994 era nata a Genova l’Associazione Ambulatorio Internazionale di Città Aperta”, tuttora operante in Vico del Duca. Vi aderivano più di cento medici, ma le persone che lo frequentavano non erano solo immigrati senza il soggiorno: moltissimi erano perfettamente in regola, ma preferivano quella sede per le modalità di relazione che sapeva offrire.
Quel che le associazioni chiedevano alla Regione era di rendere il servizio pubblico altrettanto accessibile sia a chi il permesso di soggiorno lo aveva, sia a chi non lo aveva, quindi: interventi sugli aspetti formali e burocratici, ma anche formazione degli operatori, informazione per gli immigrati, inserimento di mediatori culturali nelle strutture sanitarie.
Ovviamente quel che avveniva a Genova avveniva anche in molte altre città e regioni italiane, e questa attenzione sociale fece sì che negli anni ’90, a fronte della vaghezza della legislazione nazionale, si sviluppasse in materia una legislazione regionale: il Veneto con la Legge regionale 9/90 fu la prima a prevedere una assistenza sanitaria anche a chi era presente irregolarmente, ma diverse altre seguirono.
E’ questo movimento, questa diffusa attenzione al problema, che ha portato nel 1998 alla svolta della legge Turco – Napolitano che nell’articolo 35 stabilisce:
“Ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all'ingresso ed al soggiorno, sono assicurate, nei presidi pubblici ed accreditati, le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva.”specificando:
“L'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano".(Paola Pierantoni)
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Soccorso - L’emergenza dà i numeri
Per strada non può sfuggirmi il 112 giallo sullo sfondo blu della bandiera europea, in mezzo alle sue stelline, è su una ambulanza in sosta. Ma non era il 118 il numero della emergenza? Parlo con il conducente, mi spiega che si certo si fa confusione con il servizio dei Carabinieri, che però la colpa è tutta italiana. Chissà perché ogni volta che c’è di mezzo l’Europa, l’Italia deve starne fuori. Essì, perché il 112 che in Italia è gestito dal 1981 dall’Arma dei Carabinieri, è anche dal 1992 il numero europeo per la richiesta di soccorso: dal 1992! Fin qui saremmo anche abituati alla solita inadeguatezza di chi governa ignorando le direttive UE, a parte che il 112 italiano non rispetta nemmeno gli standard richiesti dalla norma e non lo fa da tanti anni, al punto che la UE ha deciso di aprire formalmente una procedura di infrazione e forse salassarci con una bella multa di quelle con tanto zeri.
La storia nasce già nel 1991, quando mentre il 112 in Italia era già usato per un altro servizio, la UE decide di assegnarlo a livello continentale al servizio di emergenza, con tutta una serie di caratteristiche quali la disponibilità costante 24x365 e la tracciabilità geografica del chiamante per agevolare i soccorsi, tra le principali.
Mi imbatto anche in un sito di quelli istruttivi (http://www.118bimbi.it), dove si vuole fornire un sistema per insegnare ai bambini a chiamare il soccorso. Faccio la prova, alla fine di un cartoon dove il solito papà pasticcione si martella la solita mano col solito martello, il bambino viene invitato a chiamare il soccorso e gli si dà l’ok se chiama il 118. E se invece chiamasse il 112? Beh, un Carabiniere con un bel sorriso lo invita a richiamare il 118, perché il 112 è il numero dei Carabinieri! Si fa netta differenza tra Carabinieri, Pompieri e assistenza medica, per cui se il bambino prova a chiamare il 118 per un incendio lo rimandano al 115, se chiama il 112 per una martellata viene rimandato al 118, e via così. Per concludere con un bambino molto piccolo che pestando a caso i tasti del telefono finisce per chiamare il numero di emergenza inutilmente: il messaggio stranamente punisce il bambino (“questo è un numero di emergenza , non si fanno gli scherzi telefonici!”) invece che il papà disattento che lascia in giro il telefono, speriamo che non gli chiami un 144.
Alla fine del test l’immagine che se ne trae è quella di un grande disordine, si ha la profonda percezione del sistema italiano. Senza contare che si sta dando una informazione inesatta, infatti per legge sia il 118 che il 112 sono entrambe numeri di emergenza, con un 118 che andrà necessariamente a morire col tempo.
(Stefano De Pietro)
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Informazione - Prendere posizione non è informare
Il Secolo XIX dell’11 febbraio, a proposito della morte di Eluana Englaro, titolava in prima pagina: “Morte ‘anticipata’ si cercano i motivi”. L’autopsia e le perizie, atti dovuti, richiesti e voluti da tutti perché non resti nemmeno un’ombra su questa vicenda terribile, diventano a questo punto la ricerca dei “motivi” di una morte sostanzialmente accreditata come sospetta. Le virgolette cautelative non attenuano infatti il messaggio di fondo, quello che resterà nella mente di chi legge probabilmente anche dopo che ogni accertamento sia giunto alla sua conclusione, e cioè che abbia avuto luogo un intervento attivo per provocare la fine di Eluana.
Fa indubbiamente parte della informazione dare conto di quel che ha seguito e sta seguendo questa morte: accertamenti, verifiche, polemiche, prese di posizione, incluse quelle di comitati etici, associazioni religiose e rappresentanti politici che, come si legge nel testo dell’articolo “… alimentano il sospetto che la morte sia stata anticipata”.
Ma il titolo assegnato all’articolo avvalora, senza nessuna base concreta, la posizione di chi sta sollevando sospetti. Questa non è informazione.
(Paola Pierantoni)
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Trailers - Quando il pubblico vuole ridere
Disorientata dalla totale incongruenza del film “Home” di Ursula Meier con quel che ricordavo del suo trailer visto qualche sera prima in una sala cinematografica, sono andata a rivedermelo su You Tube: non mi ero sbagliata. Le sequenze proposte dal trailer sono tutte buffe ed allegre, situazioni un po’ surreali di una famigliola che affronta scherzando con filosofia le complicazioni e i disagi del vivere in una casa confinante con una trafficatissima autostrada. I titoli di critica che intervallano le immagini ne confermano il carattere di commedia leggera e spensierata: “geniale”, “da non perdere”, “90 minuti di puro divertimento”.
Il film invece è drammatico, angosciante, pessimista. La famigliola che ne è protagonista si è costruita con fatica e sacrifici una casa nella aperta campagna, ma il giardino è adiacente ad un tracciato di autostrada dimenticato. Il rischio che prima o poi venga aperto è totalmente rimosso dalla madre, e la vita scorre in apparente letizia e armonia, anche se alcuni tratti di disagio già traspaiono nei comportamenti dei genitori e dei tre figli: un bambino sugli otto anni, una ragazzina adolescente, ed una ventenne. Quando l’autostrada alla fine viene aperta e tutti vengono gettati nell’inferno del rumore e del traffico, la famiglia va in pezzi, e precipita gradualmente in una follia di gruppo da cui si sottrae, grazie alla sua totale anaffettività, solo la figlia più grande.
E il pubblico? In perfetta sintonia con la negazione della realtà che è al fondo del dramma rappresentato dal film, un gruppo di giovani spettatori, si aggrappa ostinatamente alla falsa promessa di svago e letizia del trailer, e continua a ridere anche quando la situazione sullo schermo precipita in patologie da brivido.
(Paola Pierantoni)
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Enzo Costa - Il merito di farla breve
Come interpretare una politica sempre più ridotta ad annunci o semplici spot? Come sottrarsi a una informazione politica sempre più appiattita sulle sue manifestazioni spettacolari? E come riuscirci, oggi, in un paese costretto – per dirla con Scalfari - a riflettersi in uno specchio sempre più frammentato e sconnesso? Enzo Costa ci prova ormai da alcuni anni, ogni giorno, sulla prima pagina de Il Lavoro, le pagine genovesi di Repubblica. “Il Lanternino” - è il titolo del suo spazio – è la prova di come siano sufficienti spirito di osservazione e poche righe (o pochi frammenti dello specchio di cui ha scritto Scalfari) per capire fatti e personaggi del groviglio politico in cui siamo immersi. Per “Il Lanternino” sono i particolari che contano; e per capire bastano e avanzano. Leggerlo per convincersene.
“Farla breve”, da poco in libreria (Fratelli Frilli editori, 2009, euro 6,00) (*) è il titolo della seconda raccolta dei “lanternini” di Enzo Costa, un piccolo manuale di storia e , nello stesso tempo, un saggio di antropologia politica. Tra i protagonisti e le comparse della scena pubblica (politica, società, cultura), Enzo ha le sue preferenze. Oltre le fonti primarie della sua ispirazione – Berlusconi, Plinio, Biasotti, Monteleone, Enrico Musso, Baget Bozzo – sono molti i personaggi noti presi di mira. Delle affermazioni e dei proclami di ognuno Enzo non si limita a cogliere banalità o stupidaggine ma ne svela l’intima grettezza, la pericolosità politica.
Non solo ombre nei suoi “lanternini” ma anche riconoscimenti all’impegno democratico e alla qualità umana, professionale di tanti che danno il meglio di sé alla vita della comunità. Per fortuna!
“Farla Breve” diverte e fa riflettere. Ha ragione l’autore a sperare che la sua fatica si traduca in piacere di leggerlo.
(Oscar Itzcovich)
(*) La raccolta copre il periodo 2003-2008. La prima, “Lanternini per tutti”, sempre per i tipi dei Fratelli Frilli, copriva gli anni 2000-2002.
Posted by Admin at 14:55 | Comments (0)