4 Marzo 2009
VERSANTE LIGURE
Sospetti criminali
di non padane bande
clochard troppo stanziali
persone poco linde
passanti e anche cinghiali:
vari trofei per ronde.

email: enzo@enzocosta.net; http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
Illustrazione di Aglaja
email: aglaja@fastwebnet.it; http://proveaglaja.blogspot.com
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Sicurezza - Ronde domestiche per le donne?
Si definisce come femminicidio “ogni pratica sociale violenta fisicamente o psicologicamente, che attenta all’integrità, allo sviluppo psicofisico, alla salute, alla libertà o alla vita delle donne, col fine di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla sottomissione o alla morte della vittima nei casi peggiori”
La Casa delle donne ha pubblicato a novembre 2008 un documento dal titolo eloquente: “La mattanza. Femminicidio: ricerca sulla stampa italiana nell’anno 2007” (*). Sono stati esaminati tutti i 126 casi di omicidio di donne, dagli undici anni in su, compiuti per motivi misogini o sessisti dal gennaio 2007 al gennaio 2008.
Si definisce come femminicidio “ogni pratica sociale violenta fisicamente o psicologicamente, che attenta all’integrità, allo sviluppo psicofisico, alla salute, alla libertà o alla vita delle donne, col fine di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla sottomissione o alla morte della vittima nei casi peggiori”
La Casa delle donne ha pubblicato a novembre 2008 un documento dal titolo eloquente: “La mattanza. Femminicidio: ricerca sulla stampa italiana nell’anno 2007” (*). Sono stati esaminati tutti i 126 casi di omicidio di donne, dagli undici anni in su, compiuti per motivi misogini o sessisti dal gennaio 2007 al gennaio 2008.
Ecco cosa ne emerge: nel 75% dei casi l’assassino è un familiare della vittima, nel 12% un conoscente, soltanto nell’11% uno sconosciuto. Nel 44% dei casi l’assassino è il marito o convivente, nell’8% il figlio. Alta percentuale, 14,2%, di omicidi commessi da ex (mariti, fidanzati conviventi), dato che collima con le percentuali sui moventi: 16,6% per separazione, 8% per gelosia, 3,2% per rifiuto di una relazione o di un rapporto sessuale, mentre generiche conflittualità sono al 24%.
Le prime nazionalità delle donne uccise, 72% italiane, 10, 3% romene, 1,6% peruviane; a la nazionalità degli assassini, 70% italiani, 5,5% romeni, 1,6% peruviani, 13% sconosciuto. Ennesimo dato interessante, al confronto con il 2006, è quasi raddoppiato il numero delle vittime tra i 46 ed i 75 anni.
Alla luce di questi numeri, dove sarebbe il caso di mettere le famigerate ronde? Per strada a pattugliare i clandestini? Al fianco di ogni bella donna? Oppure nel tepore accogliente del focolare domestico?
(Eleana Marullo)
Posted by Admin at 15:55 | Comments (0)
Università - Affari immobiliari sospetti
Se volete mettere mano al tetto di casa vostra lasciate perdere l’azienda estrattiva “Cave di Yarm”. Il loro sito - raggiungibile dalla rete - è muto, non interessato a possibili clienti. E’ perché la società, dal 2004, ha chiuso bottega e le sue quote sono state trasferite ad una società anonima svizzera la Configeim che al momento è in liquidazione. Insomma Yarm è sparita ma anche prima di volatilizzarsi se ne sapeva poco e niente salvo che si occupava solo di affari importanti e quindi riservati, molto riservati. Come ha scritto Repubblica l’11 febbraio scorso: “Affari sospetti, bufera sull’Università”. La bufera abbattutasi sull’Università dipende dal fatto che nel 2001 l’Università ha comprato dalla Yarm non sabbia o tegole ma un intero palazzo, il prestigioso edificio di corso Andrea Podestà, ex sede dell’Eridania divenuto in seguito all’acquisto sede della facoltà universitaria di “Scienze della comunicazione”.
Messo sul mercato immobiliare nel 2000, quando l’Eridania si trasferiva a Ferrara, l’edificio è stato acquistato dalle Cave di Yarm srl per 17 miliardi di lire per essere dalla stessa società rivenduto nel 2001– sette mesi dopo! – all’Università. A che prezzo? Più del doppio: 31 miliardi per l’acquisto più 4 miliardi di spese di ristrutturazione. Affare nell’affare: le Cave di Yarm accettavano in conto pagamento di 2,4 miliardi un immobile dell’Università che sul mercato valeva una cifra superiore.
Tutta la storia esplode tra 2007 e 2008: prima sussurrata poi denunciata – un po’ troppo tardivamente – dalla stessa università che nel frattempo ha un altro rettore. Iniziano in parallelo l’indagine della Corte dei conti che deve accertare il danno all’erario e della Procura della repubblica che deve scoprire quali argomenti possano avere spinto l’Università ad acquistare da Yarm e non direttamente da Eridania – visto che l’immobile era già nella prospettiva di un insediamento universitario – e specialmente ad accettare prezzo di acquisto (e di vendita di un suo bene) giudicato fuori mercato.
Solo un caso di malaffare o di funzionari infedeli? Sembra purtroppo che ci sia di più. E il di più è che Configeim, la società in liquidazione che ha ereditato le quote di Yarm, è oggetto da tempo di altre indagini che coinvolgono anche Levante Assicurazioni (oggi Carige Assicurazioni) e i suoi amministratori. Repubblica del 19 giugno 2008 (“Cave di Yarm, la società apriscatole Levante, Carige e crack Festival”) scriveva che la Cave di Yarm, srl creata nel 1992, era tornata a segnalarsi nel 2002, quando Paolo Arvigo, all' epoca amministratore dell' azienda che aveva sede a Genova era finito in un lungo elenco di indagati tra cui “pezzi da novanta della Carige come Ferdinando Menconi”. Nel 2004 la Cave di Yarm aveva venduto all' immobiliare Casacce - società controllata da una lussemburghese - un palazzo che a sua volta l' immobiliare aveva affittato alla Festival. La magistratura aveva scoperto che l' immobiliare era di un commercialista i cui soci di studio erano amministratori di Festival.
Yarm, Assicurazioni, Carige, Festival e ora anche l’Università: Genova per noi.
(Manlio Calegari)
Posted by Admin at 15:52 | Comments (0)
Infortuni - Se i rumeni diventano una notizia di nicchia
È un fatto: se si scorre la stampa locale di questi ultimi mesi la parola romeno o rumeno ricorre molte volte nei titoli e nei testi degli articoli, associata a: razzismo, stupri, mendicanti, baraccopoli, criminali, clonazione di bancomat, xenofobia… con la debita eccezione di “elezioni europee” (i rumeni infatti potranno votare come noi: sono europei).
Ma per sentire parlare di rumeni, lavoro e infortuni bisogna andarsi a leggere "Metropoli" del 7 dicembre 2008, il supplemento domenicale di Repubblica dedicato alla immigrazione. Una notizia di nicchia, evidentemente, affidata ad un foglio che è difficile vedere esposto nelle edicole.
L’articolo di Metropoli citava il rapporto pubblicato sulla rivista Dati Inail dell’ottobre 2008 (www.inail.it sezione statistiche): una analisi, ignorata dal resto della stampa, dei dati - ancora provvisori – relativi all’andamento 2006 / 2007 degli infortuni per italiani e stranieri. Nel sottotitolo della pubblicazione Inail si poteva leggere in bella evidenza: “Rumeni, primi per residenti, occupati e infortunati”.
Così, a quanto pare, i rumeni lavorano, e tendenzialmente in regola: sono 600.000 – dice l’Inail – quelli che risultano assicurati, e quindi versanti contributi e tasse. Ma insieme ad albanesi e marocchini sono anche quelli che si fanno più male sul lavoro: 41 infortuni mortali nel 2007 per i rumeni, 23 per i marocchini, 18 per gli albanesi.
Secondo i dati dell’Inail infatti dal 2006 al 2007 gli infortuni, inclusi i mortali, complessivamente diminuiscono, ma poi bisogna distinguere. Prendiamo i mortali, quelli meno facili o impossibili da negare o nascondere: diminuiscono per gli italiani (da 1174 a 996: -15,1%), aumentano per gli stranieri (da 167 a 174: +4,2%), che nel 2007 totalizzano il 14,9 % degli infortuni mortali.
Delle nazionalità più esposte abbiamo già detto: istruttivo riflettere che, al giro, le nazionalità marocchina prima, e poi albanese, e a seguire rumena sono state anche quelle più “criminalizzate” in Italia.
I sindacalisti intervistati da "Metropoli" (Walter Schiavoni segretario generale Fillea - Cgil e Bentivogli, segretario nazionale Fim - Cisl) indicano le ovvie cause della differenza: gli immigrati sono più esposti, hanno meno forza contrattuale, sono più ricattabili, c’è un problema di comunicazione, di lingua, di competenze, di orari di lavoro che superano “la decenza”.
Il rapporto dell’Inail offre anche altri dati, quelli della normalità e della integrazione: “il 9% dei rumeni che vivono in Italia possiede una casa, il 90% ha un reddito mensile di 1030 euro… il 78% è diplomato o laureato”, e cita due iniziative, la campagna “Romania, piacere di conoscerti” promossa dal governo di Bucarest e dalla ambasciata di Romania in Italia, e il dossier di Caritas Migrantes, che “intendono raccontare i molti aspetti positivi, spesso sconosciuti, del popolo rumeno”.
Sconosciuti per forza. Non vi pare?
(Paola Pierantoni)
Posted by Admin at 15:49 | Comments (0)
Centro Storico - I castelli di sabbia della Maddalena
Nella rosticceria in via della Maddalena le persone fanno la fila come sempre, in attesa del turno, ma un cliente dice “che malinconia ormai a venire da queste parti! Tutti i negozi sono chiusi!”.
La malinconia è pericolosamente contagiosa, la gente non passa volentieri per una strada in cui si incontrano quasi solo serrande abbassate, e il suo non andare ne farà abbassare delle altre. Le ho contate, le serrande chiuse: sono 74; quelle aperte 54. Ovviamente ad ogni negozio o ex negozio possono corrispondere più serrande, ma il rapporto è quello: sono chiusi quasi il 60% degli spazi commerciali disponibili, e tra i pochi esercizi aperti si contano ben sei call centers.
Il fatto è noto e, per merito della attività degli abitanti del quartiere, si è conquistato una visibilità sulla stampa. In questi mesi ci sono stati diversi incontri tra abitanti ed istituzioni, il Comune lancia progetti e impegna fondi: Margini, assessore competente, dice (Corriere Mercantile, 18 febbraio) “…Proprio in questa zona stiamo cercando di investire fortemente e non solo dal punto di vista economico… abbiamo deciso di rifinanziare il bando per il sostegno alle attività economiche già presenti…” . Un articolo sul Secolo XIX del 31 gennaio informa però che i bandi di Tursi (“l’ennesimo tentativo di ripopolare di attività uno dei buchi neri del degrado cittadino”) stanno andando deserti nonostante le condizioni di affitto più che convenienti, e il sostegno assicurato con finanziamenti a fondo perduto e tassi di interesse agevolati. Infatti, dice Il Secolo XIX, c’è il “contesto intorno” che frena: i potenziali commercianti attirati dalle co ndizioni di affitto si avvicinano, si informano, poi si guardano intorno perplessi e prendono tempo.
Il “contesto intorno” è stato ampiamente descritto dagli abitanti del quartiere: spaccio, violenza, prostituzione, mancata manutenzione (lampioni, selciato divelto). Margini chiama in causa altre responsabilità, dice “Il problema è che molti soggetti istituzionali sono latitanti. Essendo il Comune l’unico ad essere presente è facile che debba essere poi oggetto dello sfogo di chi protesta… Senza un intervento massiccio delle forze dell’ordine contro la criminalità di cui è ostaggio la Maddalena ogni tentativo di costruire rischia di produrre solo castelli sulla sabbia”
Una chiacchierata con uno dei commercianti superstiti aggiunge però un’altra ipotesi sulle cause del degrado della Maddalena: il trasferimento attuato qualche anno fa di centinaia di dipendenti comunali – prima clienti in zona - da via Garibaldi al Matitone. L’osservazione del commerciante è interessante perché rileva che, in bene e in male, quanto avviene in un punto della città è determinato (e quindi può essere nuovamente influenzato) anche da quel che vi succede intorno.
Resta comunque difficile pensare che questa via possa ripopolarsi con gradualità: chiunque vi si affacci ora vede il proprio destino commerciale segnato. Per spostare la situazione dovrebbe esserci un salto netto, la riapertura contemporanea della maggioranza degli esercizi, con una offerta commerciale programmata, coerente ed interessante non solo per la zona (e meno che meno per mitici ed inesistenti turisti), ma per i genovesi nel loro complesso.
(Paola Pierantoni)
Posted by Admin at 15:44 | Comments (0)
Boccadasse - Confronto pubblico sempre più difficile
- Ridateci i bus -, questo il coro che ad un certo punto risuona nell'Auditorium del Conservatorio Paganini, il giorno della presentazione del progetto dell'Autorimessa di Boccadasse, lunedì 2 marzo alla presenza del sindaco MartaVincenzi. Parole imbarazzanti anche per un architetto scafato come Botta, abituato a discutere da Baden a Shangai: vacilla un po' l'archistar e si dice pronto a rivedere i suoi disegni, senza alterarne la cifra s'intende, ma disponibile alla discussione per migliorare il suo lavoro. L'Assemblea si scioglie; lampi della stampa, riprese, interviste, prima e dopo il dibattito. Ed è un peccato, si è persa un'occasione per discutere l'idea di città che la Sindaco vorrebbe con il suo Urban Lab, lei che sottolinea nell'introduzione come l'area dismessa sia un' eredità, ma comunque un'opportunità per rivedere concezioni che altrove già si fanno strada: non più un'estensione dell'abitato con alti costi sociali, dalle reti fognarie alle strade, ai servizi. Un ritorno all'interno invece, un recupero del costruito, già attrezzato. Così come l'idea della "corte" aperta dello scapigliato Botta, per spiegare il verde dentro e non fuori dell'edificato, da percorrere in tutti i suoi spazi, attraversandolo per farne un centro vissuto, uno stare insieme.
Il comitato che tante firme ha raccolto è un po' spiazzato, a denti stretti, partiva dall'idea che i volumi non fossero in discussione, ma l'impatto delle altezze, del verde, della sostenibilità, il tipo di costruzione fossero temi da dibattere. Con la presentazione però di più progetti ed invece se n'è visto presentare uno solo. Parte del pubblico contesta, non vorrebbe nulla, non accetta il nuovo, il moderno, al più edifici che ricordino lo stile ligure. Fa inorridire la proposta di porticati, come se in tante parti d'Italia i portici non siano sempre stati solo mero riparo dal freddo, ma pure luoghi d'aggregazione, d'incontro. Oggi non più. Suscitano paura, esprimono, a torto o a ragione, l'incertezza, il senso d'insicurezza che questo tempo, la politica, la crisi, i media hanno contribuito ad alimentare. Bar, ristoranti, negozi nella corte? Solo fastidio e rumore, forse non si riuscirà a sentire la tv con le finestre aperte. Gioventù che chiacchiera, vociare di ragazzi: non val la pena chiedere di abbassare la voce a drogati, perdigiorno, che occupano i parcheggi di chi abita il quartiere, si sente borbottare.
Ci s'infiamma per le altezze, il vero unico tema essenziale, la vivibilità, l'impatto del traffico, la sosta, si perde però il dialogo sull'architettura. Fra interventi confusi, viscerali, una voce dissonante rispetto ai ragionamenti di Botta, quella di uno studente: - Ma perché l'idea della corte, che altrove è sempre stata un luogo chiuso, perchè andare da una parte all'altra dell'abitato? E perchè soprattutto non si è fatto un concorso per portare nuove idee? Tutto sembra così imposto dall'alto…
Occasione persa per tutti. Per chi non ha apprezzato la buona volontà dell'Amministrazione, vincolata a rispettare l'acquisto di un privato di un'area pubblica e che vorrebbe proporre un progetto innovativo. Che propone un iter partecipato per venire incontro ai residenti; punto di partenza per un percorso di condivisione. E’ positivo e un ringraziamento alla Sindaco è doveroso. Peccato arrivarci con un solo progetto e l'archistar nel taschino!
(Bianca Vergati)
Posted by Admin at 15:16 | Comments (0)
Italia - Un Paese scollegato
E due! Di solito si conta all’avanti, ad indicare il raggiungimento di un obiettivo. Il governo attuale sembra invece aver inaugurato una nuova tendenza all’indietro, un “e due!” a significare la sparizione di un numero tre che interessa milioni di italiani, la loro cultura, la crescita delle nuove generazioni: manca la “I” dell’informatica nella nuova Gelmini. Fondi tagliati per l’innovazione tecnologica delle aule, per i corsi, per gli insegnanti. L’interesse del Ministero per l’istruzione su questo argomento sembra essere stato facilmente sacrificato alle voci di bilancio, proprio in una delle tre colonne portanti del programma elettorale del PDL.
Il bello è che il fatto avviene in concomitanza della uscita del rapporto transeuropeo “Comparing children’s online opportunities and risks across Europe: Cross-national comparisons for EU Kids”. In sostanza in questo rapporto trapela la noncuranza generale che lo stato e le stesse famiglie italiane pongono nella educazione all’uso di internet nei confronti delle giovani generazioni. Il computer, come la televisione, diviene un luogo di posteggio della attenzione dei ragazzi, che invece che essere guidati spalla a spalla alla scoperta del mezzo, sono abbandonati di fronte ad esso con tutti i pericoli che questo può comportare, fino al rischio mica tanto remoto di essere sessualmente adescati.
L’altro elemento terrificante è sulle pari opportunità: sembra che l’accesso alla rete possa in qualche modo riequilibrare il differente background culturale dei genitori. Infatti non è certo un segreto il fatto che i figli di genitori con interessi culturali elevati e che abbiamo potuto fruire di una buona scolarizzazione riescono di solito ad ottenere risultati migliori a scuola. La democraticità del mezzo internet sembra ripianare almeno in parte questa differenza di opportunità tra gli studenti, ossia l’accesso alle informazioni non più discriminato dalla presenza di qualcuno in grado di dargliele. Questo decreto sembra lavorare proprio in direzione opposta.
Un ulteriore fattore discriminante per l’accesso alla rete è sicuramente il costo del collegamento. Anni fa avevo proposto al vicepresidente nazionale (nonché responsabile dell’informatica) di una primaria associazione di amministratori di condominio l’idea della Adsl condominiale. Oggi il condominio è soggetto fiscale, può rivendere servizi ai propri inquilini (vedi ad esempio l’acqua o la televisione). Una fibra ottica suddivisa tra 20 appartamenti porterebbe i costi di internet ad essere paragonabili a quelli per l’accendino, però la legge impedisce in Italia la diffusione di questa modalità per i ben noti problemi di identificazione del navigante, come anche per Wi-Fi e Wi-Max libere, come se il terrorista di turno o il pedofilo del piano di sopra non sapessero aggirare questi problemi (vedi blog di David Orban - www.davidorban.com/it). Dallo stesso blog risulta che la diffusione di internet in Italia, unico caso in Europa, è scesa di parecchi punti percentuali nell’ ultimo anno. D’altronde, in un paese dove l’abbonamento alla TV di stato è obbligatorio anche solo possedendo una linea Adsl, che altro ci potevamo aspettare? Chi ha un ufficio è avvisato!
(Stefano De Pietro)
Posted by Admin at 15:10 | Comments (0)
Crisi - Confindustria e Camera del Lavoro si rimboccano le maniche
Non usa mezzi termini Confindustria nel denunciare la scarsa sensibilità, l’“inerzia” e la “sostanziale immobilità delle istituzioni locali” che contribuiscono ad aggravare ulteriormente la crisi in corso. Confindustria si riferisce alle richieste di molte aziende di potersi trasferire sull’aree recuperate dalle ex acciaierie di Cornigliano, tra le più ambite per il loro sbocco al mare: “non possiamo davvero permetterci di perdere altri pezzi per strada” o le aziende finiranno per andarsene. E Paolo Corradi, direttore generale di Assindustria” (Corriere Mercantile, 6 febbraio): “occorre decidere in fretta… rimboccarsi le maniche”.
Nei dibattito è intervenuto (Repubblica il 26 febbraio) anche Walter Fabiocchi, segretario della Camera del Lavoro. Anche per lui “è ora di rimboccarsi le maniche”. “Sono ottimista – ha detto - sulla presenza sul nostro territorio di energie che possono svilupparsi, il mio pessimismo è legato all’azione del governo, occorre che si creino le condizioni perché queste energie si sviluppino, altrimenti il rischio è trovarsi alla fine della crisi con un sistema debole, non in grado di ripartire”. Un ragionamento di non facile interpretazione che si chiarisce nel corso dell’intervista. Sulle aree in questione Fabiocchi concorda con Confindustria che “le aree di Cornigliano vanno utilizzate per progetti industriali … la Confindustria dice che ci sono imprese pronte a investire: dunque si prenda una decisione in fretta”. Qual è la sua posizione di fronte alla crisi? - chiede il giornalista: “Innanzitutto bisogna capire l’entità della crisi Per questo noi - Cgil, Cisl e Ui l – abbiamo chiesto di incontrare le varie associazioni imprenditoriali in modo di fare il punto della situazione”. L’intervista non chiarisce se “per capire l’entità della crisi” – disoccupazione, precariato, contratti a termine in scadenza, microcredito ecc. - la Camera del Lavoro abbia gia fatto o farà riferimento anche ad altri interlocutori o abbia messo a punto propri strumenti di indagine
(Oscar Itzcovich)
Posted by Admin at 09:25 | Comments (0)
Appello per il diritto alla libertà di cura
L’appello per il testamento biologico di seguito riprodotto ha raccolto finora circa 200.000 adesioni. Per sottoscriverlo cliccare su http://testamentobiologico.ilcannocchiale.it/
Rispettiamo l'Articolo 32 della Costituzione
Il Parlamento, con molti anni di ritardo e sull'onda emotiva legata alla drammatica vicenda di Eluana Englaro, si prepara a discutere e votare una legge sul testamento biologico.
Dopo quasi 15 anni di discussioni, chiediamo che il Parlamento approvi questo importantissimo provvedimento che riguarda la vita di ciascun cittadino. Il Parlamento, dove siedono i rappresentanti del popolo, deve infatti tenere conto dell'orientamento generale degli italiani.
Rivendichiamo l'indipendenza dei cittadini nella scelta delle terapie, come scritto nella Costituzione.
Rivendichiamo tale diritto per tutte le persone, per coloro che possono parlare e decidere, e anche per chi ha perso l'integrità intellettiva e non può più comunicare, ma ha lasciato precise indicazioni sulle proprie volontà.
Chiediamo che la legge sul testamento biologico rispetti il diritto di ogni persona a poter scegliere.
Chiediamo una legge che dia a chi lo vuole, e solo a chi lo vuole, la possibilità di indicare, quando si è pienamente consapevoli e informati, le terapie alle quali si vuole essere sottoposti, così come quelle che si intendono rifiutare, se un giorno si perderà la coscienza e con essa la possibilità di esprimersi.
Chiediamo una legge che anche nel nostro Paese dia le giuste regole in questa materia, ma rifiutiamo che una qualunque terapia o trattamento medico siano imposti dallo Stato contro la volontà espressa del cittadino.
Vogliamo una legge che confermi il diritto alla salute ma non il dovere alle terapie.
Vogliamo una legge di libertà, che confermi ciò che è indicato nella Costituzione.
Posted by Admin at 09:21 | Comments (0)