18 Marzo 2009
VERSANTE LIGURE
Senza paura lotta
e dura, contro Botta!
Pugnaci come gli ultras
a urlare "Abbasso Fuksas!".
Colpevoli perfetti
son solo gli architetti.

email: enzo@enzocosta.net; http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
Illustrazione di Aglaja
email: aglaja@fastwebnet.it; http://proveaglaja.blogspot.com
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Porto - Inchieste giudiziarie in attesa del “bando”
I quotidiani locali della settimana appena passata fanno capire che per il porto di Genova è fatta. “Porto, lavoro garantito per tutti. Pronto l’accordo. Se Matteoli darà via libera scatterà la gara” (Repubblica 12 marzo 2009). Come dire che Genova – “saggia e laboriosa” - c’è, e ora tocca a “quelli di Roma” – “sfaticati e incompetenti” - prendere atto e darsi una smossa. Mesi di trattative, “fatica titanica” del prefetto, per una mediazione che non è stata resa pubblica ma che – non ci vuole molto a capirlo - tutti gli addetti ai lavori conoscono benissimo. Dicono in pubblico di non conoscere i termini della mediazione solo perché ciò permette ad ognuno di loro, i protagonisti, di prendere tempo: prima di tutto coi propri associati e poi nei confronti delle categorie concorrenti. Giocatori esperti sanno che se ci sarà un’ultima mano sarà opportuno disporre di qualche carta di riserva.
La lunghissima trattativa non ha però rassicurato la città sulle prospettive economiche del suo porto, sulle condizioni di vita e di lavoro dello stesso e sulla credibilità dei suoi principali protagonisti.
A proposito di costoro la notizia più recente è stata quella data sabato 14 marzo 2008 - da Repubblica ma non solo - della richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura della Repubblica per l’ex presidente dell’Autorità portuale, Novi, un po’ di funzionari e consulenti dell’ente, qualche armatore, qualche terminalista e per il presidente della compagnia portuale. Accuse che saranno sottoposte al giudice per le indagini preliminari che dovrà decidere se dar corso al rinvio a giudizio. E questo dopo che Repubblica del 10 marzo 2008 aveva appena annunciato “una nuova raffica di sequestri” in porto, dove sei aziende erano state scoperte responsabili di occupazioni abusive andando così ad aggiungersi alle altre innumerevoli scoperte dalla fine del 2006.
Sono però le condizioni di lavoro, gli incidenti, i feriti e i morti, che la città non riesce a capire visto che periodicamente in seguito a qualche incidente più drammatico e clamoroso vengono annunciate sempre più raffinate misure di controllo. L’ultima notizia in proposito risale a domenica 15 marzo: “Senza casco precipita nella stiva da 5 metri” ma si salva perché cade su un mucchio di cemento in polvere che ancora si trovava sul fondo della vasca che stava scaricando. Il giovedì precedente a Ponte Etiopia aveva perso la vita un marinaio russo e il giorno precedente, mercoledì era rimasto ferito un camallo della Compagnia. Solo per citare gli ultimi casi.
Intervistato (Repubblica 14 marzo 2009 “Ritmi disumani disastri annunciati”) Tirreno Bianchi, console della Compagnia Pietro Chiesa, ha detto che i “dipendenti diretti” sono sottoposti al ricatto: “sei sempre sotto scacco. Se vuoi denunciare certe situazioni devi pensarci più di una volta”. Cosa che invece non succederebbe quando il lavoro è assicurato dalle compagnie portuali. Purtroppo gli incidenti passati e recenti che hanno interessato personale delle Compagnie stanno lì a dimostrare che una premessa del genere non sia di grande aiuto per affrontare la questione della sicurezza in porto.
(Manlio Calegari)
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Intervista - Assistenza agli anziani: chi ci guadagna e chi ci perde
Nel 2003 nasce la “Asp Brignole”, Agenzia di Servizi alla Persona creata per assorbire le vecchie IPAB (Istituzioni di pubblica assistenza e beneficenza) gravate da inefficienze gestionali, carenze strutturali e da una pesante situazione debitoria.
Ma anche la Asp precipita rapidamente nel gorgo del debito e nel novembre del 2008 un accordo firmato anche dal sindacato ne decreta la fine: alcune strutture passano alla Asl3, altre restano in capo alla Asp – sempre pubblica - che però le gestirà attraverso una società privata: la Brignole Servizi Srl. Assunzione dei precari. Ripianamento del debito attraverso la vendita del patrimonio immobiliare.
Le più recenti notizie di stampa paiono tuttavia ottimistiche: un articolo sulla Gazzetta del Lunedì del 5 gennaio 2009 parla di “una probabile soluzione del caso Brignole” e di “un percorso individuato ed elaborato e quindi condiviso da tutti che dovrebbe andare in porto a breve termine”.
Ma il quadro è davvero così rassicurante? A parlarne con Antonello Sotgiu, segretario regionale della CGIL Liguria, non sembra proprio.
Genova, famosa nel mondo per l’età media elevatissima dei cittadini, come assiste i suoi anziani?
C’è una evoluzione negativa, inversamente proporzionale alla crescita del bisogno. Il mercato privato è già largamente maggioritario e rischia di arrivare rapidamente a coprire il 100% della assistenza per gli anziani che, comunque, è assolutamente insufficiente: per i posti letto extra ospedalieri siamo ad un terzo di quel che prevede il Piano sanitario nazionale, al di sotto della media del Nord Ovest e della stessa media nazionale. Inoltre e c’è una caduta nella qualità del servizio, il pubblico sta perdendo le sue competenze interne, e finisce per fare solo da portafoglio. La programmazione è sempre più nelle mani dei soggetti terzi.
La parte pubblica della assistenza residenziale agli anziani tuttavia esiste, ed è rappresentata tuttora dalla Asp Brignole.
Quando nacque la Asp Brignole nel 2003 la giudicai una bella scommessa. Avevo delle buone speranze. E invece…
E invece?
E invece la situazione è gravissima. Continua ad esserci un disavanzo strutturale annuo di 6 milioni di euro, il debito accumulato è di 26 Ml. di euro, e la speranza di ripianarlo con la vendita del patrimonio è molto incerta: il patrimonio immobiliare del Brignole è valutato a 30 ml. di euro, ma hai presente quale è oggi la situazione del mercato immobiliare? Aggiungi che una parte del patrimonio è gravato da mutui ipotecari della Carige, che gli appartamenti sono quasi tutti occupati da persone non in condizioni di acquistarli… E se il debito non viene ripianato l’azienda cessa di esistere.
E quindi?
E quindi, se le cose vanno avanti così, buona parte di questi 600 anziani verranno assistiti dal mercato privato.
Ma allora il tentativo di risanamento compiuto con la Asp è stato un fallimento completo: tu parli – mi sembra la cosa più grave - di un debito strutturale annuo di 6 milioni di euro. Di chi sono le responsabilità?
La parte pubblica non ha creduto in questa operazione. Anzi ha compiuto scelte che di fatto hanno creato le premesse perché fallisse. Te le elenco:
- l’azienda è stata fatta partire gravata da un debito pregresso di 9 milioni di euro. Il che ha comportato, già dall’inizio, il gravame degli interessi sul debito.
- al personale (giunta Biasotti) è stato riconosciuto il contratto della sanità pubblica, che prevede oneri indiretti molto superiori a quello della sanità privata, ed una parte accessoria di cui la Regione non si è fatta carico, scaricandola sul Brignole. Fai conto che l’insieme di queste due voci ammonta a circa 1,5 ml. euro / anno.
- Asl3 e Comune non hanno mai teso a garantire una piena copertura dei posti letto e dei posti nel centro diurno.
Quale era la copertura?
Per il centro diurno il 15%...
Il 15 % erano i posti non coperti?
No! Il 15 % erano i posti coperti, l’85 % quelli “liberi”.
Pare pazzesco, a Genova. E per i posti letto?
Lì eravamo ad una copertura media dell’85%.
Volevo capire una cosa: il finanziamento sia per il Brignole che per le strutture private accreditate viene dal pubblico, con le “rette”. Come è che per i privati questo settore risulta un buon affare, mentre il Brignole precipita nei debiti?
I motivi sono tre: a) Gli oneri sul debito. b) La concentrazione al Brignole dei casi più critici, i non autosufficienti, le persone dimesse dagli ospedali, che hanno necessità di una assistenza sanitaria, i cui costi non sono adeguatamente riconosciuti dalla Regione. c) I contratti applicati al personale: al Brignole quello della sanità pubblica, altrove la giungla delle sigle: Uneba Anaste, Agidae, Aiop, Aris / Sanità Privata; Cooperative Sociali.
Quali le differenze?
Il contratto delle Cooperative Sociali, il peggiore, il più diffuso, comporta una differenza di 150 / 200 euro al mese, a cui aggiungere condizioni normative molto peggiori.
Beh, a vederle passare in rassegna una dopo l’altra queste cose assumono il sapore di un sabotaggio intenzionale…
Vedi tu…
Ma l’onere di ripianare il debito, di riconoscere rette adeguate era così insostenibile per la finanza regionale?
No. E’ una questione di scelta. Fai conto che ora, per risolvere il problema ormai insostenibile delle persone dimesse ma ancora bisognose di un periodo di riabilitazione in residenza, il San Martino si sta creando una struttura di 110 posti letto. Hai idea di quanto costi in più un posto letto ospedaliero?
E il sindacato?
Anche noi abbiamo gravi responsabilità. Scarsa o nessuna gestione sugli aspetti della situazione finanziaria, della gestione dei servizi. Poi quando si è via via aggravata la situazione dei contratti precari abbiamo trattato con “la pistola alla tempia”, giungendo nel novembre 2008 all’accordo che sai.
Ma la qualità della assistenza offerta dal Brignole come è?
La qualità è ottima. Ora rischiamo di perderla.
(Paola Pierantoni)
Posted by Admin at 13:57 | Comments (0)
Giornalisti - Un grosso pasticcio per la Cassa di assistenza
Quasi quattro milioni di euro di disavanzo nel 2007. Tredici milioni e mezzo di “buco” pregresso. La Cassa autonoma di assistenza integrativa dei giornalisti (Casagit) si trova, a quanto pare, in un grosso pasticcio. E se non ci saranno forti interventi in proposito entro 3 o 4 anni scomparirà, inghiottita dalla voragine (http://www.infodem.it/fatti.asp?id=2331).
Facciamo un passo indietro e proviamo a capire cosa sta succedendo, da blog e commenti dei giornalisti (la notizia non ha destato l’interesse della stampa). Innanzitutto, per i non addetti, la Casagit, è un’associazione privata, nata nel 1974, per assicurare a soci e familiari un sistema integrativo dell’assistenza dovuta dal servizio sanitario nazionale.
Veniamo ai fatti recenti: dopo quasi dieci anni di continuità al governo della Cassa, Andrea Leone, vicepresidente dal 1998 e presidente dal 2001 fino ad oggi, a fine 2008 dà la notizia di un disavanzo, per l’anno precedente, di 3,9 milioni di euro e della scoperta di un buco nero, quasi 14 milioni di euro. In realtà quei soldi pare che nelle casse non ci siano mai stati: gli enti no-profit sono liberi, per legge, di includere o no, in sede di stesura di bilancio, le spese ed i contributi di cui la cassa ha conoscenza fino alla fine dell’anno. La Casagit finora permetteva di presentare le pratiche di rimborso entro 2 anni.
Un nuovo metodo per redigere il bilancio ha portato a galla la realtà: i forti ritardi nel pagamento dei rimborsi avrebbero fatto sì che quelli che nel corso degli anni erano considerati avanzi di gestione fossero in realtà mancati pagamenti di spese. Per sprofondare nel baratro, poi, si sarebbe aggiunto l’acquisto di obbligazioni Lehman Brothers per 600mila euro, inghiottiti dal crollo dei mercati finanziari, stimolando interrogativi quali: chi decide l’investimento sui mercati mondiali dei fondi della cassa integrativa dei giornalisti? Chi sceglie i titoli?
Il sito della Casagit (http://www.casagit.it) non è prodigo di cifre o informazioni a riguardo, mentre gli articoli a commento della crisi in corso sono al momento indisponibili. Si può trovare in rete (http://www.infodem.it/fatti.asp?id=2331) la risposta del presidente Leone, che ripercorre punto per punto le tappe della catastrofe, e dà alcune risposte. Come mai non avete impostato prima il nuovo sistema contabile? “Abbiamo dovuto aggiornare i sistemi informativi per rendere possibile la raccolta dei dati necessari”. Perchè lo fate ora? “Innanzitutto, pensiamo sia indispensabile per la salute della Casagit, e poi, ci saremo costretti entro il 2010 dalle normative sui fondi sanitari integrativi”. Ecco come si spiega il buco plurimilionario.
Continuando a seguire la linea di difesa dell’attuale amministrazione, (http://it.dir.groups.yahoo.com/group/senzabavaglio/message/4853?l=1), un consigliere giustifica punto per punto le posizioni e le scelte dell’amministrazione, e attacca duramente le abitudini dei soci: Casagit paga un prezzo altissimo – milioni di euro di contributi collettivi – alla “comodità”, alla consuetudine pigra, se non addirittura all’egoismo menefreghistico e al fraintendimento delle finalità dello strumento a disposizione... Casagit non è l’albero della cuccagna, non è un bancomat personalizzato, non è un pozzo di San Patrizio.”
Insomma, la situazione è complicata, ed invelenita dalla prossimità alle elezioni del nuovo cda. Nel frattempo si tampona la situazione con un contributo una tantum per soci e familiari e con un drastico taglio delle convenzioni. Il dibattito ferve e le parole chiave sono “riformare” o “abolire”.
(Eleana Marullo)
Posted by Admin at 11:41 | Comments (0)
Sicurezza - Narrare gli infortuni
C’è una iniziativa dell’Inail che – mi pare – non ha avuto eco sulla stampa locale. Si tratta di una campagna di comunicazione che va sotto il titolo di “Diritti senza rovesci”: racconti e considerazioni firmati da noti scrittori italiani “ispirati a storie ed esperienze di lavoratrici e lavoratori che hanno vissuto situazioni condizionate da un mancato rispetto dei propri diritti”.
Questi racconti sono stati recentemente pubblicati in una antologia, “Lavoro da morire”, edita dai tipi della Einaudi (collana super tascabili).
Uno di questi scritti si concentra sul tema della rappresentazione mediatica degli incidenti sul lavoro, e sulla condizione di chi sopravvive: i compagni di lavoro, i parenti, di chi muore, o anche di chi subisce un infortunio senza perdere la vita: si tratta di “Trasformare il trauma in dolore” di Antonio Pascale, che non racconta una storia, ma sceglie di svolgere una serie di riflessioni che prendono avvio dalla intervista allo psicologo del lavoro che era intervenuto a sostegno degli operai sopravvissuti al rogo della Thyssen. L’intervista allo scrittore ed il testo del suo scritto si trovano sul sito dell’Inail http://www.inail.it/Portale/appmanager/portale/desktop?_nfpb=true&_pageLabel=PAGE_SALASTAMPA&nextPage=News_prima_pagina/2009/Cultura/info-1360604200.jsp.
(Giulio Andrea Tozzi)
Posted by Admin at 11:40 | Comments (0)
Teatro di strada - "L'uomo Costituzione" di Torino
Verso le nove e trenta di sera, camminando per Torino, si sente in lontananza una voce che scandisce un testo. Le parole sono lontane, confuse, non si capisce di cosa si tratti. Poi si viene in vista di un signore seduto su un gradino: ha un paio di cuffie e una antenna sulla testa, un cappello posato vicino a raccogliere soldi, un finto microfono: sembra un tipo un po’ sballato. Intorno, nel grande spazio di un viale deserto, una decina di persone, alcune sedute per terra, altre in piedi, tutte attente. Le parole ora si capiscono bene: si tratta del testo della Costituzione Italiana, pronunciato integralmente, dalla prima parola all’ultima. Ogni tanto una breve esitazione, una interruzione: è come se all’uomo che le pronuncia le parole arrivassero da lontano, attraverso l’antenna che porta sul capo, e qualche disturbo nel segnale producesse un intoppo: allora con la mano sistema un poco l’antenna e riprende. Pare di essere in una scena di Farenheit 4 51, lì gli uomini libro, qui l’uomo “Costituzione”. L’emozione che arriva da tutta la scena viaggia sul crinale tra sconforto e speranza.
L’uomo con l’antenna in testa non è uno sballato, si chiama Marco Gobetti, artista che nel 2006 ha creato il “Teatro Stabile di Strada”. Molti i riferimenti su internet. Vi segnaliamo quello del sito dell’artista: http://nuke.teatrostabiledistrada.org/
(Paola Pierantoni)
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Ilva - La crociata di una giovane avvocato
Taranto - Perde suo padre a 19 anni, ma non si arrende: consegue una laurea in Giurisprudenza, diventa avvocato penalista e difende i diritti negati di tutte quelle famiglie per le quali al dolore della morte sul lavoro di un proprio caro si unisce la disperazione di non trovare giustizia.
E' la storia di Mariangela Stasi, una bella ragazza tipicamente mediterranea, professionista affermata e legale dell’associazione 12 Giugno-Morti sul lavoro. Undici anni fa, l’avvocato Stasi era una ragazzina come tante altre. Poco più che maggiorenne, aveva tanti sogni nel cassetto, tante aspirazioni da inseguire, alcune oggi in parte raggiunte. Ogni giorno avrebbe voluto condividerle con suo padre Salvatore, operaio dell’Ilva di Taranto, se questi non fosse precipitato da un’altezza di 19 piani.
”Non è stato facile andare avanti - dichiara Mariangela Stasi - e so bene che non lo è per tutte le famiglie che d’un tratto si ritrovano sole. Ho lavorato per mantenermi all’Università e non ho potuto frequentare le lezioni. Ma non voglio compassione per questo. La mia esperienza è comune a tanti altri ragazzi. Chiedo solo giustizia per le vittime del lavoro e rispetto per i loro familiari. Attualmente infatti non esiste in Italia una legge che permette il risarcimento dei danni provocati sulla salute di quei cittadini particolarmente esposti all’inquinamento. Per questo, l’associazione 12 Giugno ha avviato insieme ad altre sigle a favore dei diritti e della difesa dei cittadini, un’iniziativa per lanciare una proposta del genere. Il risarcimento non sarebbe soltanto un aiuto di carattere economico a tanti nuclei rimasti soli dopo la morte del capofamiglia, ma costituirebbe anche un congruo ed adeguato riconoscimento di tipo morale, pur non potendo mai ripagare delle sof ferenze subite”.
La Stasi è riuscita ad ottenere giustizia per suo padre: “Il processo si è concluso dopo 8 lunghi anni con una sentenza di condanna a carico dell’Ilva in I e II grado. Ed io posso dirmi soddisfatta, per quel che conta. Purtroppo infatti mio padre non c'è più”.
(Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno, 12 marzo 2009)
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Chi può dire di porto e chi no
Come lettore affezionato di OLI vorrei dare una prima risposta al vostro M.C., nuova entrata nella squadra in costante espansione di quelli che dicono di porto tanto per parlare. Uno sport che si pratica al meglio coltivando tutti i sospetti maliziosi e le dietrologie più sfrenate. Dato che — però — il porto è una delle poche cose serie di questa città, e non solo per i soci della Compagnia Pietro Chiesa, bisognerebbe un po’ impegnarsi a conoscere. Appunto prima di parlare. Per questo sono disponibile, insieme a tutti i lavoratori del porto di Genova vecchi e giovani, a fornire una consulenza gratuita a M.C. e a quanti si allenano a intervenire in materia di portualità. Sicché sono a disposizione per rispondere a domande precise ed eventualmente ad organizzare corsi serali per gli apprendisti commentatori portuali. Magari per togliere il punto di domanda alle loro malizie e cominciare a ragionare di cose serie. Visto che non è più il tempo di scherzar e.
(Tirreno Bianchi)
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