1 Aprile 2009
Versante Ligure
C'è mafia in città?
Risposta latente
(per ferrea omertà?
per prova mancante?
per riottosità
da cosca perdente?).

email: enzo@enzocosta.net; http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
Illustrazione di Aglaja
email: aglaja@fastwebnet.it; http://proveaglaja.blogspot.com
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Carceri/1 - Più edifici e meno personale: la strategia del ministero
Si fa sempre più pressante, negli ultimi mesi, la situazione delle carceri italiane: 61 mila detenuti (aggiornato quotidianamente sul sito www.innocentievasioni.net) per una capienza di circa 43 mila posti; superati i livelli di affollamento pre-indulto; a Napoli 2700 detenuti per 1300 posti; nella Casa Circondariale di Castrogno (Teramo) quasi 400 detenuti e solo 185 agenti di polizia penitenziaria; a Favignana (Trapani) occupate celle dieci metri sotto il livello del mare; allarme in Sicilia per l'Ucciardone (690 detenuti per una capienza di 419) e il Pagliarelli (1206 detenuti per 999 posti). E non meglio va al nord, la capienza regolamentare è superata quasi ovunque, i letti a castello a tre piani sono la norma, materassi per terra dove non c'è spazio per aggiungere una branda.
La buona notizia è che anche il Ministro della Giustizia Angelino Alfano se ne rende conto, e lo esterna ai giornali: "talvolta siamo fuori dal principio costituzionale dell'umanità” (Corriere della Sera, 15 marzo 2009). Dopo questa pubblica presa d'atto, ci si aspetta una mossa verso la risoluzione. Anche perché fuori dal principio costituzionale dell'umanità, per Angelino Alfano, sono anche e soprattutto quella sessantina di bambini di età inferiore ai tre anni che risiedono nelle carceri con le loro madri, e per i quali, negli ultimi dieci anni, tutti i governi hanno detto di voler fare qualcosa senza trovare una soluzione. Carceri a custodia attenuata senza sbarre, con agenti senza divisa e maggiori educatori?
Benissimo: ma in fretta, perché l'emergenza è oggi.
E, sempre vista la attuale emergenza, il piano varato da Alfano a gennaio che prevede la costruzione di 17 mila posti in nuove carceri può non essere tempestivo se, come sottolinea Patrizio Gonnella dell'Associazione Antigone, per costruire un carcere di circa 200/300 posti ci vogliono almeno cinque anni.
Eppure, come sottolinea un'inchiesta di la Repubblica del 16 marzo, l'Italia è piena di carceri nuove, 'inutilizzate o sottoutilizzate': come il nuovo carcere di Bergamo, pronto e chiuso da un anno e mezzo, come a Monopoli, come a Reggio Calabria, dove al nuovo carcere manca solo la strada per arrivarci. Sono circa una ventina. E cosa manca per farle funzionare? Prevalentemente il personale: gli agenti di polizia penitenziaria a livello nazionale sono sotto organico di circa 5000 unità: sono sufficienti a mala pena per far funzionare il sistema penitenziario com'è organizzato adesso. E le risorse nel 2009 sono state tagliate del 7% rispetto all'anno precedente.
Strutture nuove (e vuote) ed altre da costruire: ma a cosa serve senza investire nel personale? Anche perché per sostenere “la valenza rieducativa e riabilitativa della pena” servirebbero figure come quella degli “Educatori penitenziari”, se solo entrassero in carcere, ma i 397 educatori che hanno superato il concorso ad Educatore penitenziario Ministeriale indetto nel 2003 sono ancora a casa. Tutto quello che possono fare per ora è aver creato un sito www.educatoripenitenziari.it in cui spiegano quale potrebbe e dovrebbe essere il loro ruolo.
(Maria Cecilia Averame)
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Carceri/2 - Misure alternative lontane dall’Europa
Costruire nuove carceri è veramente la risposta all'emergenza denunciata dal ministro? Su il Manifesto del 16 marzo viene citato uno studio dell’Osservatorio delle misure alternative istituito presso il Ministero della giustizia che dice che “A sette anni dalla archiviazione della misura alternativa alla detenzione, l’81% dei beneficiari non risulta recidivo, mentre nello stesso periodo è rientrato in carcere il 68,45% dei condannati che vi avevano finito di scontare la pena senza poter accedere a misure alternative alla detenzione”.
Si va contro corrente, di questi tempi, se si afferma che le misure alternative in Italia non sono “la norma” e che rispetto al resto dell'Europa risultano sotto-utilizzate. Ma i dati mostrano che ottengono migliori risultati della reclusione. Come sottolinea ancora Patrizio Gonnella, "è necessario prendere coscienza che non si possono chiudere in carcere tutti quelli che creano fastidio sociale: tossicodipendenti, prostitute, immigrati clandestini. Servono misure alternative, fin dalla decisione del giudice. Solo così si lascerà lo spazio adeguato alla reclusione di chi è realmente socialmente pericoloso".
Al contrario, il sovraffollamento sta inasprendo sempre più le condizioni di vita all'interno delle carceri: otto suicidi dall'inizio dell'anno, aumento degli atti di autolesionismo, difficoltà nella gestione quotidiana dei colloqui e delle attività.
Un piccolo spaccato della situazione e delle difficoltà in Liguria ce lo offre un articolo sul blog 'Il ponente' (http://www.ilponente.com/index.php?p=3149) con un'intervista a Giorgio Barisone, responsabile delle carceri per la Liguria del Prc, che nel Sant'Agostino di Savona ci passò tre giorni. La situazione era già critica nel 2003, ma ormai pare che sia stata fatta della criticità l'ordine del giorno. Carcere umido e per metà semi interrato, stanze per tre quattro persone dove ce ne stazionano nove.
Eppure la situazione, secondo l'opinione di Barisone, è leggermente migliorata, grazie anche alle ridotte dimensioni del carcere che consentono un rapporto più umano con gli agenti, ai lavori sui condotti idrici, ad impianti di areazione. Ma rendere adatto alle esigenze attuali un carcere costruito in un vecchio convento non è cosa facile, e infatti anche la cittadina ligure sta valutando zone adatte alla costruzione di un nuovo carcere, più moderno e quindi più umano.
Consapevoli che costruire un nuovo istituto di reclusione, come ribadisce Barisone, potrebbe avere un senso solo “se il carcere avesse funzioni di recupero sociale e se in carcere si andasse solo come ultima alternativa ad ogni altra possibile pena risarcitoria”.
(Maria Cecilia Averame)
Posted by Admin at 17:49 | Comments (0)
Comitati - L’orologio di piazza Marsala
Nella mappa dei “comitati” pubblicata su Repubblica (6 febbraio 2009) il suo nome non si trova. Forse perché il comitato di p. Marsala – conosciuto anche col nome di “comitato dell’orologio” - dei comitati che oggi van di moda non ha i modi di fare un po’ pesanti tipo “o come vogliamo noi o a ferro e fuoco”. O, più probabilmente, perché è l’unico comitato presieduto da un nero, un gigante ugandese di nome Idriss che a turno con altri colleghi sovrintende ai park della piazza. Compito assolto con modi urbani, largheggiando in sorrisi ed esibendo uno splendido italiano. Gentilezza, sorrisi, presidenza nera, luogo di riunione - sulla medesima piazza - il locale farinotto (“dicono che ho fatto il mio tempo che è un consumo di nicchia; e io che credevo che fosse il locale troppo piccolo”): tutte ragioni per farne un comitato di serie C, sconosciuto ai più.
Eppure il comitato dell’orologio meriterebbe più attenzione; non fosse perché ha accettato - a modo suo - l’appello della sindaco di non menarla troppo coi marciapiedi che vanno a pezzi e invece “guardare in alto”. E proprio guardando in alto Idriss e altri perdigiorno come lui hanno scoperto qualche mese fa che dopo un temporalone notturno l’orologio della piazza accusava un ritardo di una quindicina di minuti. Robetta di fronte all’eternità ma sufficiente a mettere in discussione la sua stessa natura: può continuare a dirsi orologio pubblico un orologio in ritardo? O il difetto di una misura pubblica, condivisa ne mina definitivamente credibilità e utilità? E’ Idriss – pensate: nero e immigrato!- che per primo ha posto il problema. In Africa, in Uganda, ha detto, un orologio pubblico è più importante che in Italia ma anche qui non si deve scherzare. Da settimane infatti era costretto a spiegare a riottosi proprietari di auto che era l’orologio della colonnina del park a fare legge - “funziona col satellite” - e non quel simulacro del tempo condiviso a 8 metri di altezza sull’angolo della piazza.
Parlane oggi parlane domani e alla fine è nato il comitato, spontaneo e trasversale come quelli veri. Linea d’azione: comunicare il fatto all’autorità a cominciare dai vigili. Dovreste chiedere a Idriss di rifare per voi la scena delle loro facce quando gli illustra il problema. Disperate, attente, ostili, incuriosite; i più gli chiedono da dove viene o chi glielo fa fare o quanto guadagna; uno addirittura – “ma credeva che lo prendessi in giro”- lo ha mandato “afanculo”.
Due mesi di tentativi s’è fatto strada lo scoraggiamento. Anche il farinotto, un fautore della prima ora, è andato in crisi. Così fino a ieri l’altro quando iniziava l’ora legale. “Vuoi vedere, ha detto speranzoso, che quelli del Comune hanno aspettato il cambio dell’ora per metterlo a posto e fare due lavori in uno?”
Ma ieri lunedì il ritardo era di un’ora e 15 minuti: il solito più l’ora che era rimasta solare. Meglio non guardare in alto, almeno all’orologio di p. Marsala.
(Manlio Calegari)
Posted by Admin at 17:48 | Comments (0)
Annozero - Architetti in libertà
Nell’ultima trasmissione di "Annozero" dedicata alla legge sulla casa, c’è stata la solita fiera delle illusioni con l’on Lupi a fare la parte del leone nella spudorata difesa degli obbrobri futuri della Sardegna e nella difesa della politica per la casa prospettata da Berlusconi (e subito dopo smentita). Una noia da sprofondare o da cambiare subito canale. Ma tant’é… Per contro al giornalista della Stampa Ferruccio Sansa, autore di importanti libri sui padroni del cemento a Milano e in Liguria, il conduttore ha dato e tolto la parola in un ritaglio di minuti, interrompendolo più volte e senza consentirgli di esprimere compiutamente il suo pensiero. Modo singolare di condurre un dibattito televisivo.
Meglio Niki Vendola, che ha svolto il suo pensiero con la lucidità e l’intelligenza che gli sono riconosciute, anche lui, però, interrotto con frequenza da quel Lupi che non si capisce perché i conduttori continuino a invitare ai loro dibattiti, v ista la capacità di guardarglieli con un profluvio inarrestabile di parole, fotocopia di quelle di Berlusconi, già dette e ascoltate cento volte. Ma il clou della serata è stata l’onorevole Santanchè che ha redarguito due giovani di Torino, i quali, in appendice al discorso sulla casa lamentavano come nella loro città un importante istituto bancario stesse progettando la costruzione di un grattacielo nel centro storico, distruggendo una linea di paesaggio urbano consolidato da secoli. La signora ha risposto auspicando che ne venissero altre di costruzioni proiettate verso l’alto, che non guastano così il tessuto urbano della città. E poi quel progetto era di Renzo Piano, genio dell’architettura per definizione, nelle cui mani, via, qualunque progetto edificatorio, non poteva che avere un impatto positivo sull’area urbana della città. I due giovani obiettavano che la struttura urbanistica di Torino, edificata nel Settecento nel mirabile modo universalmente riconosciuto, non avrebbe sopportato un innesto architettonico di quel genere, che già la Mole Antonelliana bastava come logo della città, che un grattacielo in quel tessuto urbano sarebbe stato un’offesa alla vista e al paesaggio storico di Torino. Niente da fare. Argomentazioni a raffica della signora, interruzioni del conduttore, disagio di Marco Travaglio e di Ferruccio Sansa. Avessi potuto interloquire avrei ricordato ai protagonisti della serata che anche un genio dell’architettura come Renzo Piano non può essere lasciato libero dalle amministrazioni di progettare a suo insindacabile giudizio, che ci deve essere un piano urbanistico al quale adeguarsi, che per Torino, come è stato per San Pietroburgo costruita dagli stessi architetti impiegati nella città sabauda, non poteva essere prevedibile lo sviluppo in altezza, in grave contrasto con le linee di sviluppo orizzontali della città. A Genova Renzo Piano, progettista delle Colombiane, ha lasciato opere straordinarie, come la risistemazione del porto A ntico, ma se fossi stato amministratore della città non so se gli avrei consentito di regalare a Genova, col pronto cassa dei Messina, una Bolla (già sgradevole nel nome), la quale collocata accanto all’Acquario sullo sfondo del porto deturpa il logo storico di Genova: la Lanterna. Non era proprio il caso.
(Giovanni Meriana)
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Piano casa - Convergenze bipartisan sul cemento
Alla prima inquadratura forse lo riconosci. La fronte si prolunga sulla nuca per poi cedere il passo come una diga ai capelli che contornano il resto della testa. La figura è allungata e c’è quel modo timido di stare in TV che diventa decoro.
”Annozero”, Rai 2, giovedì 26 marzo. La telecamera plana troppo veloce sui presenti per esserne certi. Quando viene inquadrato Ferruccio Sansa si prova stupore, sollievo, e speranza che il rumore dei presenti sia sostituito dalla riflessione di cui è capace.
Al suo fianco il Governatore della Puglia Nichi Vendola, l’esponente del Pdl Maurizio Lupi e Daniela Santanchè. Dallo studio parte la diretta con i lavoratori della Sardegna, quelli del Sulcis, dipendenti invisibili di aziende in chiusura che testimoniano rabbia. La prima serata, i minuti contati, è la sola occasione che hanno per urlare, piangere e fischiare il governo. Si entra e si esce dalla loro disperazione, grazie agli interventi in studio, come si trattasse di un padiglione di ospedale dove si assiste all’agonia di estranei.
Tema della serata il Piano casa del governo. Ferruccio Sansa è chiamato a testimoniare su cemento e sugli effetti che la proposta potrebbe avere nel paese. Poco il tempo che Santoro gli concede per spiegare. Troppo incuriosivo l’esponente del Pdl che lo interrompe di continuo. Sansa pazienta, aspetta che gli venga data ancora la parola, arretra e osa. Ma no, non si scanna. Santoro accenna al libro “Il partito del cemento” che il giornalista ha scritto con Marco Preve. Ma non c’è tempo per approfondire, la parola si cede e si toglie con ritmo affannoso.
Sansa accenna alla riviera del Brenta, “intere strade di case appena costruite e tutte in vendita, vuote…Siccome gli imprenditori che hanno commissionato a delle imprese edili la costruzione non hanno i soldi per pagarli, li pagano offrendo di costruire ulteriori strade, ulteriori quartieri, che saranno completamente vuoti per i quali nessuno sarà disposto a pagare…Cosa succederà? Falliranno gli imprenditori a monte che hanno fatto costruire e le imprese che hanno costruito…”. Per Sansa sarà una bolla simile a quella della Florida. Ci saranno case vuote, destinate a nessuno perché non ci sono i soldi per comprarle. Il degrado ambientale, spiega Sansa è accompagnato al “degrado politico e al degrado delle parole”. Ricorda che con il piano Soru sono stati spesi cinquecento milioni euro in Sardegna per la ristrutturazione di immobili esistenti. Con grande beneficio del settore edilizio. Sansa parla di 65000 case sfitte solo in Liguria.
Perché costruire ancora?
Ma Santoro registra che c’è “voglia di convergenza”. Sansa è rassicurato dall’accordo tra regione e governo ma lo preoccupa moltissimo “la convergenza tra i due schieramenti politici” perché ha “visto il caso della Liguria dove centro sinistra e centro destra hanno realizzato un’alleanza di fatto in nome del cemento che va da Claudio Burlano presidente della Regione a ministri di questo attuale governo” . “La Liguria sta per essere distrutta con la realizzazione di tre milioni di metri cubi di nuove costruzioni lungo la costa, un danno che rimarrà per le prossime generazioni”. Andare a vedere i nomi dei sindaci.
“Ma lei da giornalista in questo in questo paese, nell’Italia, non ha mai trovato una cosa bella? Una! Una cosa positiva”, lo provoca Lupi “partiamo da lì!”
“Se volessi trovare cose belle lavorerei a Playboy! Invece non lavoro a Playboy, ma per un quotidiano!”
(Giovanna Profumo)
Posted by Admin at 17:43 | Comments (0)
Sacconi - Il restyling della sicurezza
“Restyling delle sanzioni”, un apparato sanzionatorio “rimodulato”, più contenuto rispetto all’attuale testo unico sulla sicurezza, ma “più oneroso rispetto al 626” (Sole 24 Ore del 28 marzo). Una riscrittura delle norme sulla sicurezza nei posti di lavoro decisa dal governo per “andare incontro alle richieste di Confindustria e di tutte le associazioni dei datori di lavoro…” (Secolo XIX del 28 marzo). “Sanzioni meno severe sulla sicurezza” (Repubblica del 28 marzo).
Contro la “solita” Cgil, per non parlare della Fiom. Possibilista la Cisl che confida in un “miglioramento” del testo.
Ma Sacconi per compiacere i datori di lavoro non si limita ad attenuare le sanzioni: il suo testo è affollato da articoli e commi che prevedono modifiche insidiose che difficilmente trovano la strada per raggiungere ed essere comprese dai lettori dei quotidiani. Per non parlare del pubblico televisivo.
Un esempio degli aspetti da approfondire? L’attribuzione ai cosiddetti “Enti Bilaterali” (organismi di natura privatistica costituiti congiuntamente da rappresentanti delle imprese e dei sindacati) di funzioni che minano il ruolo degli organi di vigilanza. Gli Enti bilaterali infatti rilasceranno alle imprese attestati di “conformità” alle norme, e gli organi di vigilanza “ai fini della programmazione della loro attività” dovranno “tenerne conto” (leggi: ne saranno condizionati).
Gli Enti Bilaterali inoltre potranno certificare (leggi: dare il via libera) “i modelli di organizzazione e di gestione del sistema di sicurezza sul lavoro” adottati dalle imprese. Sul sito di Diario-prevenzione si osserva in proposito che “sono palesi i conflitti d'interesse che incomberanno su questi organismi caricati di compiti certificazione sostitutivi delle attività di vigilanza proprie della Pubblica Amministrazione … organismi di per sé fragili in ragione dei conflitti d'interesse dei quali sono portatori...”.
E’ una vecchia storia, questa, che incombe dai tempi del tentativo (poi sventato) del precedente governo Berlusconi di intervenire sulla legislazione della sicurezza per venire incontro non solo a Confindustria e compagni, ma anche alla Cisl ed alla sua concezione del ruolo del sindacato.
Poi si può spaziare: reintroduzione delle visite mediche “pre - assuntive” (oggi vietate) che potranno essere effettuate “su scelta” del datore di lavoro; apertura della strada per scaricare con maggiore facilità sulle spalle di lavoratori, preposti, progettisti quella responsabilità “di non aver impedito l’evento” che equivale a cagionarlo; cancellazione della relazione al Servizio Sanitario Nazionale sui dati sanitari e di rischio (aggregati ed anonimi) dei lavoratori sottoposti a sorveglianza sanitaria obbligatoria; la data del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) che oggi deve essere “certa”, ma che domani potrà essere semplicemente “attestata” da una dichiarazione del datore di lavoro; i criteri secondo cui deve essere redatto il DVR: oggi il datore di lavoro ha l’obbligo di “indicarli” (in modo che possano essere valutati da chi di dovere), domani invece saranno “rimessi” al datore di lavoro medesimo…
L’elenco è ancora lungo, e vi torneremo, intanto suggeriamo di visitare il sito
http://www.diario-prevenzione.it/index.php?option=com_content&task=view&id=945&Itemid=2
che ha dato il via ad un “Dossier che intende rappresentare e mantenere in memoria i vari passaggi che si susseguiranno in questa nuova fase di legiferazione”
e il sito di “Ambiente e Lavoro” http://www.amblav.it/news_dettaglio.aspx?IDNews=5910
(Paola Pierantoni)
Posted by Admin at 17:28 | Comments (0)
Corrispondenze in rete - “Lì da voi com’è?”
Cosa fanno degli ex ragazzi in gamba, oggi quarantenni, che lavorano in altri paesi, nei dipartimenti che contano delle università che contano e dove si fanno ricerche che contano? Si scrivono e si interrogano. Ma quelli che stanno lontano, in USA, in Francia, in Germania dove dell’Italia leggono sulla rete, sentono che per capire manca qualcosa, di aver bisogno di particolari, di odori che la stampa e la rete non permettono di apprezzare. Così tra un gruppo di loro da tempo è in corso “un dibattito” (sì, quello della corazzata), stagionale: “dibattito inverno, primavera ecc. “.
Ecco– senza gentile concessione - uno stralcio del “dibattito primavera entrante”
Cari tutti, vi mando questo articolo di Repubblica dove si racconta dell’incontro a Genova organizzato dal Pdl tra il ministro Alfano e la classe 5 B della scuola elementare Brignole Sale di Albaro. Nell’occasione un ragazzino ha chiesto al ministro sulla possibilità di interventi specifici contro gli eccessi presenti nel web, in particolare sul più famoso sito di condivisione video, Youtube. "Il nome stesso di rete - ha detto il ministro Alfano - rimanda a una maglia difficile da controllare, ma stiamo lavorando sul tema". Alfano che forse non si aspettava la domanda (o non era preparato per la risposta): ha detto che il governo è intenzionato a "intervenire su You Tube".
"Appena i tecnici del governo Berlusconi troveranno il modo, arriverà una nuova legge per contrastare gli abusi sempre più frequenti su Internet. Come in You Tube ad esempio". Così Alfano, dimenticando che anche internet è già sottoposto alle leggi dello Stato. Da tempo il governo studia forme di controllo sul web. Ma i progetti di legge presentati hanno incontrato l'opposizione del mondo web. Vi allego anche questi due video da youtube, guardateli solo se avete tempo, un magistrato, un colonnello dei carabinieri, un fratello di un morto ammazzato. http://www.youtube.com/watch?v=YJeDWa4bgPQ http://www.youtube.com/watch?v=4m-U3O9GKrs
Notte! F.
Caro, carissimo F. E' sbucciata la primavera. Fa caldo, la tartaruga Agata Centottanta si e' svegliata e qui sta per cominciare la stagione del surf. Gli "eccessi del web" sono molto simili agli "eccessi di democrazia". Ieri facevo zapping sul satellite e ho trovato una TV piemontese dove alcuni politici locali discutevano. Non si capiva assolutamente nulla. Non perché parlassero delle fognature o degli asili di Pinerolo, ma perché scimmiottavano Porta a Porta. Da incorniciare. Un consigliere provinciale del PD ha detto che il problema del partito è che è nato con un "eccesso di democrazia", che lo ha portato lontano dai problemi della gente. E' come la fusione fredda, il ghiaccio bollente, il Genoa campione d'Italia: il festival dell'ossimoro. Baci e buona domenica.
Gio
Cari tutti e caro Gio, volevo rendervi partecipi di una trovata geniale dei maestri dell'inganno; la vicenda è tutta universitaria.
Premessa I: nel 2008 il ministro Padoa-Schioppa introdusse una nuova regola sulla perequazione (termine tecnico: dopo un certo periodo i fondi erogati dallo stato e non spesi rientrano nelle casse) portandola a 3 anni. La regola è attuale.
Premessa II: il ministro Gelmini ha emanato, con grande pubblicità, il fondo ricerca FIRB giovani, a cui possono partecipare gruppi di ricerca il cui "group leader" abbia una età non superiore a 38 anni e non sia "strutturato", cioè non abbia un contratto a tempo indeterminato come lo hanno professori e ricercatori "di ruolo". Questa è una bella idea, veramente.
Regole del FIRB giovani: se un gruppo vince con il suo progetto di ricerca, il Dipartimento dell'Università a cui il gruppo appartiene deve anticipare, con i suoi fondi (che arrivano dal FFO, fondo di finanziamento ordinario, e servono un pò per tutto, dalla gestione amministrativa, all'erogazione di assegni di ricerca, alla manutenzione delle strutture), la cifra vinta dal giovane gruppo di ricercatori. Questo per i primi 3 ANNI.
Risultato: il nostro direttore di dipartimento è terrorizzato perché, siccome abbiamo un paio di gruppi con persone veramente in gamba, va a finire che vincono il FIRB.
Io dissi: "penso che alla fine si troverà un compromesso, vedrà che i fondi arriveranno"
Invece no, perché questo giochino è già stato fatto con i progetti FIRB precedenti, per cui il Dipartimento si trova con circa 1 milione di euro di bond argentini del MIUR (ministero ricerca e università), che non ha più i soldi in quanto perequati dal Padoa-Schioppa e dal Tremonti.
Saluto, mestamente, tutti.
Vostro F
Caro F, dolente amico, ma questa tua storia e' fantastica... Se ho capito bene, fra tre anni i fondi risulteranno inutilizzati (perché mai versati) e quindi ritorneranno nelle casse (non ne usciranno mai), giusto? Sono i "pagherò", le cambiali dei film di Toto', quelle scritte con punto, puntoevvirgola eppuntoaccapo. Il Direttore di Dipartimento che spera di non vincere dovrebbe essere intervistato da tutti i giornali d'Italia, per spiegare come vanno le cose...
Abbracci Gio
Sì, cari e caro G. avete capito benissimo. Risultando erogati ma non spesi i soldi verranno perequati. Almeno se non viene cambiata qualche regola. Voglio precisare una cosa. Questo è un periodo difficile, ci sono pochi soldi e quindi non è giusto che l'università ne abbia più di altri. Passiamola. Quello che sarebbe simpatico è semplicemente smetterla di prendere per i fondelli la gente, se non ci sono i soldi non ci sono e basta, perché devono far finta di darli? Ma poi ve lo immaginate in sede decisionale da parte dei referee che sconvolgimento epocale! Discussioni del tipo:" secondo me, il progetto dei vostri ragazzi a Parma è in assoluto il migliore di tutti!" E il direttore di Parma: "francamente, credo che il migliore in assoluto sia il vostro a Roma"... "No, no, brutto stronzo, lo avete vinto voi"... "… Ma va a quel paese, il vostro è in assoluto il migliore"...
Per la questione giornali, entriamo in un tema di cui avevi scritto qualcosa tempo fa. Il direttore ha scritto ai giornali, ma non ha ricevuto risposta da nessuno.
Vostro F.
Posted by Admin at 16:29 | Comments (0)