29 Aprile 2009
Versante Ligure
Se non l'identità,
smarrita ha la sua indole:
dolce ruvidità
forza compassionevole
ha in meno la città
che ha perso il proprio Console

email: enzo@enzocosta.net; http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
Illustrazione di Aglaja
email: aglaja@fastwebnet.it; http://proveaglaja.blogspot.com
Posted by Eleana at 13:23 | Comments (0)
Terremoto - Chi salverà i ragazzi dal cinismo dei grandi?
Scorrendo gli elenchi degli scomparsi all'Aquila e le loro date di nascita, leggi che molti sono ventenni, studenti. La loro Casa è la metafora d'Italia, che coccola i suoi cuccioli, piccoli o adulti, con cellulari, pizzerie a gogò, lavanderie, bar e un' accoglienza fatta di muri di sabbia, quando non sono affitti da 200 o 300 euro per letto mensili. Vengono da tutto il Sud per Economia, Medicina o Ingegneria, una “eccellenza”, con genitori che fanno la spola con olio e formaggi per far dimenticare la pasta incollata della mensa universitaria. Ma non riescono a proteggerli da amministrazioni avare che delle opere pubbliche apprezzano solo visibilità “politica”.
Siamo sempre a spronare i giovani a non impigrirsi, ad andare a studiare qualche paese più in là, ma non consideriamo la disattenzione permanente con cui vengono ospitati; trattati a volte con fastidio perché rumorosi, fanno confusione, occupano spazio. Li si dovrebbe guardare come un investimento, il flusso d'intelligenza che un giorno si trasformerà in una grande forza. Invece da una società che pensa che ormai solo al presente, li ignora o sottovaluta. Sono 27 mila gli studenti all'Aquila su 72 mila abitanti. Una grande industria, quasi considerata sotto traccia: non è una Fiat, eppure è una ricchezza per una città povera d'imprese, dove tanti sono emigrati.
In quell'elenco avrebbe potuto esserci Alessandro R. di anni 24, genovese, laureatosi a Natale in Scienze Infermieristiche, un modo più elegante per essere un po' più di un infermiere, un operatore sanitario, una delle poche speranze che ancora ci sono a Genova per lavorare. Aveva fretta di concludere Alessandro, non è un figlio di papà, è il figlio piccolo, suo fratello già lavora, la mamma è casalinga, il padre impiegato in pensione. Non voleva continuare a stare sulle croste e sapeva che nella sanità si cercava personale: lui è un tipo paziente, ha sempre fatto volontariato nell'assistenza. Le suore che gestiscono il tirocinio per l'Università qui a Genova però, pare facciano un sacco di storie, lungaggini, non hanno fretta come lui che fra esami complicati come a medicina, pratica e portare pizze, non ha tempo da perdere. Cosi Specialistica all'Aquila, camera a Coppito, sotto con gli esami e laurea non a primavera, ma con tre mesi di anticipo, dopo il tirocinio nell'o spedale che è crollato.
Una grande festa poco tempo fa e gli amici stranitio adesso a farsi incontro, ad abbracciarlo di sfuggita appena lo vedono, a chiedergli “Ma era proprio lì che abitavi, dove c'è stato il terremoto?”. E lui, un po' infastidito, inquieto a domandarsi perchè, laurearsi tanto di corsa, cos' era questa frenesia che gli aveva preso. Chissà: forse era stato un angelo custode a pungolarlo, non mamma o papà o i pochi soldi in tasca o l'ansia d'essere indipendente. Ecco perché Alessandro non è nell'elenco: sta già lavorando in ospedale con i bambini, per garantire la pensione a quelli che non hanno vigilato né su di lui né sui tanti che hanno lasciato i sogni sotto le macerie.
(Bianca Vergati)
Posted by Eleana at 13:20 | Comments (0)
Comitati/1 - 6 aprile 2009 il giorno della vittoria
Vittoria: lunedì 6 aprile l’orologio della piazza, è andato a posto. Abbiamo vinto. Dubbio: per le nostre rimostranze o per pura combinazione (come ha suggerito, al solito malevolo, l’ex edicolante)? Nel primo caso vuol dire che protestare serve nel secondo che far casino non serve perché le cose prima o poi vanno (quasi sempre) a posto. Cosa sarà preferibile?
Comunque mercoledì scorso ho incontrato un amico, un funzionario importante, che sta in zona. “Bene, ha detto indicando l’orologio e alzando il pollice, è tanto ossigeno per il comitato del buco…”. Ma senti, un comitato del buco? E chi ne sapeva niente.
Il buco è una voraginuccia che si è aperta sul perimetro della fontana della piazza. Da diverse settimane aspetta un intervento per ora annunciato col solito cavalletto, sacchetto rosso con acqua e segnalatore luminoso che non fa luce perché con pila scarica.
Ho riferito agli altri. Domanda: perché hanno fatto un altro comitato? Senza dircelo e specialmente senza che ce ne accorgessimo? Amarezza e riflessioni accorate: sullo (scarso) livello della comunicazione sociale pur in un ambiente così ridotto.
Discussione ulteriore: e ora noi cosa facciamo? Ci sciogliamo? Nel nostro atto di nascita - l’orologio della piazza – c’è anche il nostro confine materiale o siamo autorizzati ad impegnarci su altro? E in tal caso solo di orologi (ad esempio quello in fondo alla vicina via Assarotti che va per conto suo)? O i confini del comitato non sono geografici ma morali ed è la nostra sensibilità a dettare volta a volta gli obiettivi?
Tra noi – prevalgono i fan di Silvio! - è tacitamente convenuto che di cose “extra” (ecologia ad esempio) non si parla. I membri del comitato – per la maggior parte in età - non simpatizzano con la formula di lasciare il mondo meglio di come l’hanno trovato. Intanto perché lasciarlo è già una parola che innervosisce poi perché secondo loro negli ultimi anni il mondo è migliorato moltissimo e i loro nipoti faranno comunque un affare. Tanto per dire che sulla discussione circa i confini d’iniziativa del comitato pesano aspetti – età, disincanto, acidità di stomaco e simili – che producono risultati inattesi.
Ad esempio la proposta di passare dall’orologio al buco è stata accolta da alcuni con insofferenza e rapidamente il buco è diventato “quel belin di buco” o peggio. Stavamo sciogliendoci senza concludere nulla quando qualcuno ha osservato che in fondo il buco era una cosa concreta. Di colpo, ignorando l’evidente paradosso che faceva di un vuoto (il buco) una cosa “concreta” tutti si sono dichiarati d’accordo.
Ancora una volta Idriss ha stupito tutti. “Se boomerang ritorna è un vero boomerang?” ha detto. L’azione del comitato aveva centrato l’orologio e, come un vero boomerang, era tornato indietro così che potevamo dirigerlo sul bersaglio che ci pareva. Verso sera il farinotto mi ha detto “non sapevo che anche loro in Africa avessero il boomerang”. Non ho voluto deluderlo.
(Manlio Calegari)
Posted by Eleana at 13:14 | Comments (0)
Comitati/2 - Il dialogo (ruspante) con le istituzioni
Sabato 11 aprile, in serata, il comitato del buco ha stupito tutti e con una azione di alta qualità grafica e intellettuale mettendo un nuovo cartello in prossimità del buco. Il precedente incollato sul cartello segnaletico era un ironico incitamento al buco medesimo: “resisti è passato solo un mese”. Ma il cartello di sabato 11 era geniale. Fattura perfetta del classico cartello aziendale solo che l’azienda risultava tale “Faster” che così riuniva in un’unica parola “Aster”– l’azienda comunale che si occupa dei buchi – e “Fast”, ironica allusione al tempismo dei suoi interventi. Il testo a seguire “il buco verrà chiuso entro l’anno”. Quale anno? Il cartello non lo diceva ma commenti e battute si sono sprecate.
I cartelli hanno resistito tutta la settimana fino alla mattina di giovedì 16 aprile quando sono arrivati due dell’Aster, quella vera.
“Ficcati la penna nel culo, balordo”. Il messaggio, incollato da uno dei due nel centro del cartello stradale con freccia che indica la deviazione, ha fatto pensare a tutti che la situazione stava precipitando. Non perché il buco era rimasto tale e quale ma perché il messaggio era stato scritto e incollato da un membro della squadra dell’Aster inviata a rimettere a posto il cavalletto e i sacchetti d’acqua nel frattempo andati a pezzi. I messaggi ironici e un po’ giocosi lasciati in situ dal comitato del buco avevano avuto il solo di effetto far incazzare l’addetto Aster che li aveva sentiti come una offesa personale. Perché? Possibile che i dipendenti Aster siano così stressati dal lavoro che non reggono alle critiche che i cittadini rivolgono all’azienda. O gli stessi dipendenti ritengono che i cittadini – categoria di cui peraltro fanno parte anche loro - non debbano disturbare il manovratore da dove l’invito a “ficcarsi la penna nel culo”.
In piazza tutti ci siamo rimasti male e quelli del comitato del buco hanno avuto la solidarietà di quelli dell’orologio. Ma anche l’invidia perché la mattina di martedì 21 aprile, attorno al buco s’è svolto un consiglio di guerra: otto persone, sei “tecnici” di Aster e due di Iride – dicono i bene informati. Decisione: riempirlo! Dopo di che il buco è stato “esternalizzato”: una garanzia di tempi rapidi infatti il riempimento è avvenuto in un paio di giorni e a gentile richiesta del comitato gli operai hanno anche rimesso a posto i panettoni a difesa del pavé centrale e che l’Aster, stressata dopo un suo precedente intervento nel 2008 aveva abbandonato fuori posto.
Sabato scorso riunione congiunta dei comitati: l’orologio a segno, il buco riempito, i panettoni a posto…. Ragazzi, ma cosa succede?
(Manlio Calegari)
Posted by Eleana at 13:10 | Comments (0)
25 aprile - Contro l’abuso consigli (di un bibliotecario) per l’uso
Con l’approssimarsi del 25 aprile e il riproporsi di celebrazioni sempre più stanche, di moniti sempre più categorici («Ricordate!») e polemiche astiose sullo scampato pericolo di dittature bolsceviche all’ombra di San Pietro, il bibliotecario consiglia di far da soli e leggere (o rileggere) qualche buon libro. A suggerire libri si rischia sempre di essere pedanti. D’accordo: non è il compito precipuo del bibliotecario ma, anche se fosse, che male c’è a segnalare –tanto per fare un esempio - Memoria della Resistenza di Mario Spinella o Diari di un partigiano ebreo di Emanuele Artom?
Libri ce ne sono tanti, anche dimenticati, e qui il bibliotecario potrebbe offrire qualche ragguaglio (rivolgendosi al lettore: «lascerei perdere i libri di Petacco… provi a leggere L’ombra della guerra di Guido Crainz»). Dalla frequentazione di simili testi, con un po’ di attenzione e pazienza, si possono ottenere benefici effetti (naturalmente le letture possono prolunga rsi anche oltre il periodo più strettamente celebrativo). Non si propone al lettore di rifugiarsi in una stanza tutta per sé, sottraendosi a manifestazioni o dibattiti, ma di viverli in modo più consapevole. Potrebbe acquisire, per esempio, la consapevolezza che i comunisti, i tanto vituperati servi di Mosca, furono comunque quelli che diedero un contributo fondamentale alla lotta di Liberazione, sempre in prima linea (lo ricordava Luigi Meneghello, uno che comunista non era ma di Resistenza si intendeva, ne ha scritto – “I piccoli maestri” - e l’aveva pure fatta). Qualche buon libro servirà a nutrire i dubbi del lettore occasionale quando gli capitasse di sentire, dal palco dell’oratore di turno, rievocare il compatto contributo all’antifascismo di tutto il popolo italiano o elogiare l’unità ferrea del movimento partigiano.
Tutto ciò senza nulla togliere alla lotta partigiana perché – piaccia o no – come ha scritto Gianfranco Pasquino «i valori della Resistenza, troppo spesso edulcorati e imbalsamati nelle commemorazioni ufficiali, sono gli unici che fondano la Repubblica, che consentono di tenere insieme la storia e la memoria di questo paese, che costituiscono un progetto di cambiamento». Meglio ricordarsene visto che non ne abbiamo altri.
(Marco Bellonotto)
Posted by Eleana at 13:08 | Comments (0)
Sicurezza - Il Pd tra Minniti e Touadi
16 aprile 2009, Salone di rappresentanza di Palazzo Tursi, dibattito organizzato dal PD genovese: “La sicurezza è tutela dei diritti di tutti”.
Primo relatore, il ministro-ombra (Interno) del PD, Minniti, rivendica la sicurezza come monopolio dello Stato e afferma che la via maestra per garantirla passa attraverso l'aumento dei fondi alle forze di polizia, che ha sofferto tagli pesantissimi dal governo. Le norme del ddl 733 non hanno sortito l'effetto di porre freno alla violenza- afferma il politico-così come la soluzione di portare l'esercito nelle città. “Combattere i clandestini”, tra i propositi elencati da Minniti, “distinguere chi delinque e chi no, la badante dallo stupratore”.
Grande rilievo dato anche a soluzioni urbanistiche: tra gli strumenti per garantire più sicurezza nelle strade, quindi, mezzi alla polizia, maggiore illuminazione delle piazze, più attenzione all'urbanistica, in modo da creare un territorio vissuto.
All'esposizione di Minniti seguono una serie di interventi della società civile, operatori del sociale, italiani e stranieri ( a riprova che la presenza straniera non si riduce alla dicotomia badante/stupratore). Rappresentanti di associazioni come CGIL, CISL, Comunità islamica Genova, ARCI, Ordine dei medici, Genova, Comunità S.Egidio, FIOPSD (Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora ), SILP (Sindacato Italiano Lavoratori Polizia), Centro Studi Medì, Coord. Donne Latino Americane.
Tutti i prendono spunto dalle parole di Minniti, polemizzando, in alcuni casi, cambiando totalemente il fuoco. C'è chi ricorda, insieme alle vittime del terremoto, anche le migliaia di morti che giacciono in fondo al Mediterraneo e chiede, genericamente, al PD “Potevate abrogare la Bossi-Fini quando eravate al governo. Come mai non lo avete fatto?”, chi interviene sul linguaggio e sull'uso del termine “clandestini”, chi ricorda i diritti elusi, come l'iscrizione all'anagrafe dei figli dei clandestini,. Viene trattato il tema della sicurezza sul lavoro, sempre meno protetta dalla legge a causa delle nuove norme sugli appalti che negano la responsabilità dell'azienda appaltatrice.
Chi opera nel sociale è concorde nell'affermare che i clandestini non sono criminali e non vanno combattuti, che conducono una vita terribile dalla quale sono impossibilitati ad uscire, e che il mancato rispetto di diritti quali la libertà di culto e la possibilità di sviluppare un'identità multipla creerà seconde generazioni arrabbiate. Unanime la richiesta, da parte della società civile, di una risposta diversa alla questione sicurezza, ossia sul terreno relazionale, con un grosso investimento nel sociale.
A chiudere il dibattito, riunendo le istanze della politica e quelle della società, l'intervento di Jean L. Touadi, deputato del PD attualmente alla Commissione Giustizia.
“Si tratta di riempire la parola sicurezza di nuovi contenuti”, esordisce, per affermare, da una parte, l'importanza della legalità come fondamento della convivenza, dall'altro l'inviolabilità dei diritti umani, che sono connaturati all'uomo e non “gentile concessione”. Touadi elenca, richiamando il Manifesto di Saragozza, le condizioni da creare per garantire la sicurezza: decoro urbano, ma anche capacità di mediazione sociale, educazione alla legalità, cultura. “La società rifiuta pervicacemente di riconoscere il mutamento”, afferma Touadì, ma le paure non vanno stigmatizzate, bensì ad esse di devono dare risposte razionali.
I cittadini sono in attesa.
(Eleana Marullo)
Posted by Eleana at 13:05 | Comments (0)
Scuola - Quando la bellezza non è (più) una priorità
C'era una volta una casina diroccata, confinante con i tetti di una scuola elementare e materna vicino al mare. Gli scolari la guardavano dal loro terrazzo al piano, incuriositi. Ci imbastivano sopra delle storie. La chiamavano la " casa dei fantasmi e delle guardie” perchè nella parte di edificio ancora in piedi ci stavano i vigili. Poi, dopo una estate, tornarono a scuola: transenne e muratori sul tetto: la casa era stata venduta. E il pezzo di tetto, pur continuando a fare da tetto all'asilo, si trasformò in uno splendido giardino, circondato da impenetrabili siepi.
E ancora oggi, su quel tetto che copre la scuola elementare puoi vedere un prato e un terrazzo spazioso con bimbini che pedalano beati sui loro tricicli, tra scivoli e casette rifugio. Non sono gli alunni della scuola ma i frugoli abitanti l’antica casina. Gli scolari sono al piano di sotto ad imparare a leggere e a scrivere.
Messaggio a chi cede tetti di scuole: i giardini sui tetti mica sempre buttano bene e poi si diceva che su quegli spazi di sopra non ci fosse diritto di calpestio. Per non dire della collocazione di pesi. Invece ci sono panchine, tavoli e sedie, fioriere di coccio, lastricato di pietre; in lontananza anche una palma maestosa...
Domanda - d'attualità in questi giorni terribili - E la sicurezza di chi ci sta sotto? I luoghi in cui custodiamo i nostri ragazzi, i nostri bambini, spesso sono così: la scuola in questione, è sì a due passi dal mare, ma si affaccia su una delle strade più inquinate in città. Per gli spazi scolastici stato e istituzioni locali per anni hanno tirato a campare, affittando qua è là. Da quanto tempo la scuola non è più una priorità? Solo di recente, e per le ragioni drammatiche che sappiamo, si è tornato a parlarne.
E che dire delle scuole "scomparse", ree di occupare posti di pregio?
Lo storico asilo comunale in via dei Maristi, sfrattato insieme alla scuola elementare, ora è una splendida palazzina dal giardino incantevole. Stessa fine per la materna dell'Opera Pia e per la scuola elementare Don Milani: i pensionati rendono. Accorpamenti a gogò e non soltanto per questione di costi. Il liceo King spezzettato su tre sedi per mancanza di aule.
Vuoto il Nautico in Piazza Palermo, tra progetti di silos, intanto pare ci andrà il Municipio. Giusto liberare spazi appetibili: con la mazzata dell'Ici, il Comune fa quello che può.
L'antica sede del Conservatorio, villa Raggio in via Pisa, immersa nel parco: che bel posto sarebbe stato per farci un polo scolastico. Dopo il liceo Musicale arrivarono diverse strutture pubbliche, ora è stata sgombrata, rientrando nella vendita in blocco dei gioielli di proprietà della Sanità Regionale. Interpellato il Tar, a cui gli eredi hanno fatto ricorso: la donazione vincolava a scopi sociali. E tanti ancora rimpiangono il campus universitario, immaginato nell'ex ospedale di Quarto. Troppo lusso ragazzi, tornate con i piedi per terra.
(Bianca Vergati)
Posted by Eleana at 13:01 | Comments (0)
Ambiente - Per il futuro confidiamo nel Cricetomys gambianus
Non pensiate che abbia esagerato tra insalata e Cuba Libre, il titolo di riferisce ad un articolo di Peace Reporter (“HeroRat, il topo sminatore che non è un cartone animato”). E’ proprio un fatto vero, un particolare tipo di topo che con il suo olfatto finissimo e il peso piuma riesce a scovare le mine, in qualsiasi terreno, tutto senza il rischio di saltare per aria pesando solo un chilogrammo o poco più.
Il ‘produttore’ del topone antimina è una onlus belga di Anversa (www.apopo.org), che ha saputo fiutare nell’uso dei ratti la soluzione semplice per lo sminamento, e sembra incredibile anche per la rapida e prematura diagnosi della tubercolosi attraverso l’odore del bacillo nella saliva delle persone. Cercando cercando, si scopre che anche l’Esercito Colombiano, che sembra poco abbia da invidiare ai colleghi svizzeri famosi per efficienza, usano altri topolini per cercare le mine in mezzo alle foreste amazzoniche teatro degli scontri con la guerriglia armata (si veda questa bella foto pubblicata da Focus). I topi possono essere usati quando le condizioni climatiche non rischiano di cuocerli al suolo, ad esempio nelle aree desertiche possono lavorare solamente poche ore al giorno, però sono in grado di muoversi in posti dove le ruspe e le persone non riescono ad arrivare, come in zone montuose o nelle foreste più intricate. Infatti, mentre una volta le mine venivano poste a mano, adesso con le ‘cluster bombs’ queste cadono a caso e si infilano in posti maledettamente complessi da raggiungere. Qui un video sull’addestramento.
L’utilità del ratto è stata verificata in vari esperimenti di laboratorio che ne hanno sentenziato una buona affidabilità (tra il 60% e il 95% a seconda dell’esemplare). Il sistema usato è lo stesso che si usa per i cani, abituare l’animaletto che il gioco prevede un compenso in cibo quando riesce e rintracciare una mina. In Colombia (vedi Panorama e Semana.com in spagnolo) il sistema è leggermente diverso, si fanno socializzare i topolini con dei gatti durante le prime fasi di vita di entrambe, così che invece che diventare un pasto i topolini si scoprono a giocare con il loro nemico storico, e quando vengono liberati hanno acquisito una capacità di concentrazione e di adattamento all’ambiente che gli consente di cercare le mine più facilmente, sempre sfruttando la fame sanata come premio al ritrovamento: come a l solito i colombiani ne sanno una più del diavolo! Adesso si spera che questi animaletti riescano a sostenere la dura corvee lavorativa necessaria a riportare alla normalità i milioni di chilometri quadrati da bonificare e a consentire di salvare vite umane accelerando quello che le persone riescono a fare in un tempo molto maggiore o i cani con grande rischio di morire sul campo. E senza contare che i topi mangiano pochissimo e sono molto più resistenti. Proposta: a Ruta di Camogli esiste il monumento al cane, potremo presto inugurare accanto il monumento al topo cercamine?
(Stefano De Pietro)
Posted by Eleana at 12:55 | Comments (0)