13 Maggio 2009
Versante Ligure
Hai di carriera scopi?
Vuoi evitar dirupi?
Balzar sopra le siepi?
Bijoux di vari tipi?
Metti succinti capi
e trovati il tuo Papi!

email: enzo@enzocosta.net; http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
Illustrazione di Aglaja
email: aglaja@fastwebnet.it; http://proveaglaja.blogspot.com
Posted by Eleana at 21:21 | Comments (0)
Migranti - Quattro motivi – più uno - per non brindare
Quattro motivi per cui i respingimenti dei barconi di migranti non sono da considerarsi un traguardo ma una mera violazione dei diritti dell'uomo.
Primo. Il respingimento di massa viola l'articolo 10 della Costituzione italiana, che recita ”Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge”.
iportare in Libia i barconi senza verificare la provenienza e l'identità dei migranti significa condannare a morte persone in fuga da paesi in guerra o vittime di violenza per razza, religione, genere e orientamento sessuale. Secondo. Il respingimento di massa viola la Convenzione di Ginevra e Convenzione Europea per i diritti dell’Uomo. Viola il diritto di qualsiasi essere umano ad ottenere asilo politico.
Terzo. La possibilità di riportare i barconi in Libia non è frutto di benevolenza da parte di Gheddafi, né di particolare avvedutezza diplomatica del governo. E' stata pagata con cinque miliardi di euro, in vent'anni, sub vocem di risarcimento per l'occupazione coloniale, con un finanziamento ai sistemi radar libici, con l'ingresso di Gheddafi in Unicredit ed in Eni.
Quarto. In Libia non vengono rispettati i diritti umani. Stermini e deportazioni, schiavitù, tutto è documentato in rapporti internazionali, l'ultimo quello di Fortress Europe.
I militari che hanno eseguito l'ordine del Ministero hanno commentato "E’ l’ordine più infame che abbia mai eseguito. Non racconterò ai miei figli quello che ho fatto”. Questo potrebbe essere il quinto motivo per smettere di brindare al successo dell'operazione.
(Eleana Marullo)
Posted by Eleana at 21:12 | Comments (0)
Migranti - I cioccolatini di Prima Pagina
“La vita è come una scatola di cioccolatini. Non sai mai quello che ti capita!”. Così, nel film Forrest Gump, dice la madre al figlio, regalandogli la dose minima di saggezza alla quale ricorrere in caso di avversità.
Come una scatola di cioccolatini è Prima Pagina, trasmissione di Radio Rai Tre che, dalle 7.15 alle 8.40 del mattino, commenta articoli di quotidiani, accogliendo le telefonate di ascoltatori da tutta Italia. Giornalisti di destra, sinistra e centro si passano il testimone di settimana in settimana con un canovaccio inquietante e rassicurante al tempo stesso. Dopo di loro le persone chiamano, espongono la visione delle notizie, interpretandole e mettendoci del proprio.
La scorsa settimana a leggere le notizie Gian Antonio Stella. Quello della casta, delle inchieste scomode. Mito del giornalismo italiano. Partigiano dell’informazione nelle aspettative di chi sa che l’Italia è al settantunesimo posto per libertà dei giornalisti di fare il loro lavoro (www.unimondo.org). Ma mattina dopo mattina, Stella si attarda troppo sul divorzio di Berlusconi e Veronica e la trasmissione prende una china strana. Ed anche la storia dei clandestini intercettati via mare e riaccompagnati in Libia perde, durante la lettura degli articoli, quel non so che di disumano che anche la mente più assopita può scorgere. L’ingiustizia diventa tollerabile ed in un paese così stretto e lungo, con così tanti problemi, certo, viene spiegato, non si possono accogliere tutti. Nel fondo del caffè mattutino finiscono anni di tolleranza, articoli di diritti umani e storia del Novecento. Seguono le telefonate di ascoltatori che, con rinnovato coraggio – impensabile in anni passat i – espongono una visione fascista della vita, per la quale se il mondo è diviso in due parti, di quella peggiore loro non se ne devono far carico. Stupisce la presa di posizione della Chiesa così indignata oggi. La stessa Chiesa che più di un anno fa contribuiva ad affossare il governo Prodi considerandolo come causa prima di una nazione diventata “il paese dei coriandoli”. Comunque per quei clandestini, viene detto, in Libia esistono luoghi adatti a valutare la loro posizione ed un’eventuale richiesta d’asilo. Che l’ascoltatore sia in macchina o stia vestendosi questa notizia consente di acquietare anche la coscienza più sinistra.
Tuttavia un ultimo cioccolatino rimane dentro la scatola.
A scartarlo Alessandra Ballerini, avvocato genovese, che spiega a Gian Antonio Stella quanto la Libia sia esclusa da un percorso sui diritti umani riconoscibile a livello internazionale. Dicendo che la maggioranza delle donne prima di raggiungere quei barconi sono state violentate durante il viaggio. E di luoghi destinati ad accogliere e valutare casi e richieste di asilo in Libia non se ne conosce traccia, a meno che non li abbiamo costruiti durante la notte.
(Giovanna Profumo)
Posted by Eleana at 21:10 | Comments (0)
Migranti - Gli analgesici della politica
Maroni in questi giorni è riuscito a dire che nessuno più di lui e del governo ha a cuore la difesa delle vite umane: infatti la gente è stata presa a bordo, non li hanno lasciati annegare. La parte di elettori di destra che vuole sentirsi cattolica avrà preso le sue parole come se fossero vere, sollevata alla prospettiva di poter continuare a considerarsi “buona”. Severa, sì. Ma buona. Rispettosa della vita, prima di tutto: embrioni, Eluana e clandestini.
Sull’altra sponda ci sono le parole chiare di Franceschini, ma c’è anche Fassino che propone “di aprire uffici in Libia e negli altri Paesi in cui lo si ritenga utile, a cui si possa rivolgere chiunque voglia chiedere asilo… Le commissioni ministeriali che devono valutare la concessione si recheranno periodicamente sul posto per decidere chi ha diritto e chi no …”.
Fassino parla come se tutto questo fosse vero, o almeno a portata di mano, e fa balenare a chi ascolta una visione nord europea di uffici efficienti, di impiegati cortesi e competenti, di gente in attesa che sfoglia riviste. La parte di elettori di centro sinistra che sogna (anche lei) di poter essere “buona” e insieme “ragionevole”, “di sinistra” ma anche “realista”, di poter tenere sempre insieme la botte piena e la moglie ubriaca può essergli grata, e abbandonarsi a questa “vision” con senso di sollievo.
Analgesici politici per chi non regge la realtà e le sue contraddizioni insanabili. Roba da banco che si può ottenere senza ricetta, anche se causa assuefazione.
(Paola Pierantoni)
Posted by Eleana at 21:09 | Comments (0)
Anziani - Nella nebbia delle quote
-Mi scusi ho un anziano da ricoverare…
-Ecco qui un elenco di una trentina di strutture che fanno il caso suo. Può anche scaricarselo da internet (http://www.asl3.liguria.it)
-Ma le differenze… il costo, l’assistenza ad esempio…
Sono un funzionario pubblico e non posso favorire nessuno. Bisogna che sia lei a telefonare.
L’impiegata sorride gentile. Possibile che non esista un elenco delle strutture convenzionate con relativa diaria giornaliera? E che uno che si trova già nella m. fino al collo debba mettersi al telefono, fare ore di attesa con musichetta e rinvii per poter essere informato d’una cosa ufficiale? Il fatto sembrava impossibile anche a Michela Costa che nel 2008 - ancora direttore generale del Brignole, quelle informazioni aveva cercato per confrontare (quanto variavano, quali servizi garantivano) la tariffa del “suo” istituto con quelle degli “altri”. (OLI 224 - Assistenza - L’emergenza anziani in una città di vecchi)
La tariffa di 40 € in vigore da poche settimane al Brignole (prima era di 37), era a suo parere insufficiente a coprire i costi di cibo, pulizie e assistenza non sanitaria. “Il nostro problema più grande era l’inadeguato riconoscimento dei costi sanitari, ma anche l’aspetto alberghiero dava il suo contributo al deficit. Anche perché al Brignole, tranne il servizio a richiesta di guardaroba personale, nulla era a carico del ricoverato. Ma la nostra era una struttura pubblica, dovevamo offrire un servizio accessibile anche a chi di soldi ne ha pochi, non potevamo addebitare agli utenti il costo pieno”.
La media delle tariffe praticate dalle strutture convenzionate oscillava tra i 40 e i 60 euro al dì: una differenza sensibile rispetto alle entrate del Brignole. Marina Petrini (direttore del Distretto sanitario medio Ponente) conferma la nebbia che avvolge il rapporto tra soldi chiesti e servizi forniti, e sottolinea la questione dei servizi non inclusi (cita un caso in cui veniva fatta pagare a parte anche l’acqua calda) che finisce per avere una incidenza aggiuntiva tutt’altro che trascurabile ( vedi tabella).
Basterebbe, dice, che quando viene fatto il protocollo di accreditamento venisse chiesto alla struttura cosa è incluso, e cosa è escluso dal prezzo. Per poi comunicarlo agli utenti. Un discorso “da casalinga” - aggiunge - che però non viene fatto.
I costi della assistenza sanitaria nelle strutture convenzionate sono coperti dalla Regione: in misura complessivamente adeguata secondo Marina Petrini, inadeguata invece secondo Michela Costa, specialmente se una struttura (è il caso del Brignole) deve farsi carico di persone con forti esigenze di assistenza sanitaria, come i ricoverati in riabilitazione post ospedaliera (in aumento per la tendenza a dimissioni sempre più precoci). L’ammontare complessivo in Liguria è di circa 67 milioni di euro all’anno, il 2,2 % dei circa 3 Md € del bilancio sanitario regionale; la metà, circa trentaquattro milioni di euro, è assorbita da Genova, per i suoi 2300 ricoverati anziani. Cifra considerevole anche se insufficiente a soddisfare la richiesta (si parla di liste di attesa di un anno / un anno e mezzo).
Domanda: quali sono i metodi e i parametri adottati per esercitare il controllo in un settore così impegnativo e che tocca cittadini per lo più con scarsa o nulla autonomia? Quali informazioni arrivano, alla fine, agli utenti?
(Paola Pierantoni)
Posted by Eleana at 21:06 | Comments (0)
Comitati - p. Marsala memorial
Comitati
p. Marsala
memorial
Il comitato ha chiuso i battenti: il farinotto ha anticipato per il caldo la chiusura estiva e, quanto agli altri, tanto discutere è venuto a noia. Le critiche a Idriss erano una scusa; in verità cercavano un motivo per chiudere bottega. Niente di male e poi – come si dice in questi casi – ci siamo divertiti, no? Oggi, 5 maggio, volevo congedarmi da Idriss; ho dovuto aspettare. Era di turno in un altro park. Ha spiegato che li fanno girare per evitare che possano accordarsi con i clienti abituali per qualche vantaggio reciproco. Così oltre le ispezioni sono arrivate le rotazioni.
“Per me è peggio, ha detto, perché si perde i contatti con gli amici, o la possibilità di fare due parole”. Straniero e se possibile anche più estraneo. Abbiamo parlato; credo di aver capito almeno una delle ragioni dell’insofferenza che ha raccolto nel nostro gruppo di anzianotti benestanti (relativamente, si capisce). E’ perché si occupa di macchine. Di molte ricorda se sono già capitate in piazza o a chi appartengono. Sa chi la pianta abitualmente fuori posteggio o davanti ai settori a pagamento provocando strepiti e clacson. Così conosce i residenti che piazzano (“per un minutino”) la loro nel posteggio dei disabili.
Sapendo delle nostre macchine, Idriss possiede parte della nostra anima, così è diventato esperto dei nostri punti deboli. Non a caso aveva tirato fuori la storia dei “panettoni”, quei magolli di cemento dalla testa arrotondata che vengono messi a difesa delle zone che le macchine non devono superare. A piazza Marsala ce ne sono 38, disposti in tondo attorno al selciato (“pavé”) che circonda la fontana posta nel centro della piazza. Ma la legge delle macchine non ama gli ostacoli, figuriamoci poi quando si tratta di camion o pullman. Infatti mese dopo mese, anno dopo anno, un colpo oggi un colpo domani, la circonferenza tracciata dai panettoni è diventata un ellisse sempre più stretta e se nella cintura dei panettoni si aprono varchi subito le macchine se ne impossessano.
Idriss descrive i nostri modi di fare con le parole che ha appreso da noi. Ad esempio dice “in piazza c’è sempre più casino” oppure “la gente viene qui e caga la macchina dove le pare” e “ce la lasciano per delle ore tanto i vigili si sa…”. “Si sa cosa?”, gli chiedo. E lui “non vedi? Se vengono scatta il tam tam tutti dicono che sono lì un minutino e loro, i vigili, non vogliono grane e fanno finta di crederci. E magari danno una multa a qualcuno che non s’è portato il vecchio da lasciare in macchina…”. “Il vecchio?” Chiedo. E lui: “Ma sì, non lo sai che tanti che prendono su un anziano da lasciare sulla macchina in sosta vietata? Gli danno qualcosa, 5 euro ad esempio, e vanno in giro con lui a bordo tutta la mattina. Deve solo dire al vigile che aspetta suo figlio, questione di un minuto”. Diavolo di un Idriss…
(Manlio Calegari)
Posted by Eleana at 20:50 | Comments (0)
25 Aprile - La “Casa dello Studente” non fa spot
La Casa dello Studente di Corso Gastaldi: forse non tutti sanno che fu luogo di prigionia e di tortura di studenti, operai, preti, ebrei. Poco tempo fa un restauro – l’abbattimento di un muro – fece scoprire una galleria sconosciuta. Non fu data molta importanza alla scoperta finché qualche volontario dell'Associazione partigiani ha deciso di farla conoscere agli scolari delle vicine scuole. Quest'anno alunni di quinta elementare e terza media sono scesi in quel tunnel, condotti da pochi audaci insegnanti, amanti della storia e della verità.
potevano stare ammassati, stretti, in piedi soltanto, come i fenicotteri sull'acqua. Aspettando il loro destino: per molti un treno piombato o la fucilazione. In silenzio i ragazzi son sfilati davanti ai murales tratti dalle lettere dei condannati. Muti hanno riconosciuto i nomi di alcuni di loro attribuiti alle strade che percorrono quotidianamente. Hanno letto del giovane sacerdote danese che raccomandava ai genitori di adottare un bimbo tedesco, dello studente triestino di Economia, vent'anni, che chiedeva scusa alla famiglia per averli delusi; torturati lì, nella Casa, e fucilati. Studenti venuti a Genova per un futuro, che invece vi avevano trovato la morte.
Ma si deve guardare avanti, come si è fatto martedì 5 maggio, presentando presso un'altra Casa dello Studente, all’Aquila, i "Giochi del Mediterraneo", una manifestazione sportiva che soli gli addetti ai lavori conoscono, gare di atletica per giovani che provengono anche dai Paesi più sfortunati di quell'angolo di mondo che sta giusto sotto lo stivale. Non sono la Champions questi Giochi, non attirano soldi, ma quest'anno si è dato loro più pubblicità perché c'è stato il terremoto. Tutto fa spot e agli eventi, grandi o piccoli che siano, si dà visibilità solo se c'è un ritorno mediatico, altrimenti è silenzio.
Proprio come per le celle segrete della Casa dello Studente a Genova, ignorate da autorità e partiti; forse perché evento organizzato da qualcuno che dà il suo aiuto nel volontariato, serve alla mensa dei poveri ma non ha tessere. Ignorate anche dal Municipio del Medio Levante (è di centro destra) di cui la Casa dello Studente fa parte. I pochi membri presenti solo a titolo personale. Cosa importa se a dare una mano si era mosso un tal Giacomo Gastaldi, che però proprio quella mattina non era riuscito a venire a salutare i ragazzi - non stava bene - e due giorni dopo la visita delle scolaresche se n'è andato per sempre per unirsi forse al comandante Bisagno, suo fratello Aldo Gastaldi.
(Bianca Vergati)
Posted by Eleana at 20:49 | Comments (0)
Cemento - Il mare si allontana
Con l'approvazione della Variante in Giunta comunale, il progetto del Lido avanza spedito. Nessun ripensamento, neanche un pochino. Non si capisce come sia possibile che un atto amministrativo del Comune deroghi alla Legge Galasso e alla disposizione degli articoli 822/823 sul demanio indisponibile del Codice Civile, visto che lo stabilimento occupa 12.000 mq e il progetto è esteso su 40.000 mq. di pubblico.
Neppure si capisce quanto del capitale necessario all'opera, circa 90 milioni, sia davvero cash, visto che le case sul mare per dichiarazione dei proponenti servono a finanziare il Centro Velico e che poi "si rientrerà nel giro di tre anni". E non si capisce quali oneri di urbanizzazione vadano a vantaggio del quartiere e della città. E ancora come si possa perdere la visione anche di servizio sociale che il più grande stabilimento balneare della città ha, in un momento di crisi. Niente più mare in città per anziani e famiglie con bambini della borghesia - il Lido non è più da tempo solo il mare dei ricchi. Eppure gli art. 822\823 Codice Civile nel definire il "patrimonio inalienabile dello Stato", indicano alle prime due voci - il lido del mare - le spiagge, e per l'attività amministrativa connessa prevedono strumenti solo per atti di difesa e tutela di tale proprietà. Sarà bene ricordare come il particolarissimo status concesso durante il fascismo al Lido di Albaro – demanio donato in proprietà – era esplicitamente spiegato col valore "sociale" dell'opera. E cosa dire dei ben noti vincoli della Legge Galasso sui 300 metri dal litorale, legge generale dello Stato, che una delibera comunale, come atto amministrativo derivato, non potrebbe prevaricare? Senza incrociare il Tar, si capisce. Ecco, tutto questo per riqualificare una porzione di corso Italia, senza presentare un'ipotesi di visione complessiva del litorale, di accessi e spiagge libere da attrezzare: 3 accessi liberi in tutto, contando anche gli scogli, dice l'assessore.
(Bianca Vergati)
Posted by Eleana at 20:47 | Comments (0)