20 Maggio 2009

Versante Ligure


SOFFIARE SUL FUOCO

Sui sondaggiosi venti
mostrar la faccia dura
gridar “Respingimenti!”
per la Razziale Era
(sogno allontanamenti
dell’odio alla frontiera).




  Enzo Costa  
  email: enzo@enzocosta.net;  http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
  Illustrazione di Aglaja  
  email: aglaja@fastwebnet.it;  http://proveaglaja.blogspot.com

Posted by Eleana at 08:37 | Comments (0)

Migranti - Respingimenti in cinque note

Uno. Molti degli “irregolari” in Italia ci arrivano da perfetti “regolari”, con tanto di visto, solo che alla scadenza non rientrano nei paesi di origine. Aggiungiamo quelli che il permesso di soggiorno lo perdono per via delle condizioni impossibili del rinnovo (se perdi il lavoro perdi il permesso). Quanto a quelli che arrivano senza alcun titolo - né permessi, né visti, la gran parte entra dai confini terrestri: dai paesi dell’Est Europa, ma anche dagli stessi paesi dell’Unione Europea.

Bene: i famosi respingimenti violano il diritto di asilo ma non contrastano tutti questi ingressi irregolari e tutte queste cause di irregolarità che rappresentano il 95% del fenomeno della clandestinità.
Via mare passa solo il 5% degli irregolari, e circa un terzo di loro ha il diritto all’asilo politico. Nel 2008, circa 13 mila dei 37 mila entrati via mare hanno ottenuto il diritto al permesso di soggiorno per asilo politico.
Due. Il diritto d’asilo è un diritto fondamentale previsto dalla costituzione italiana. La curiosità è che non sono stati i costituenti comunisti ad insistere su questo fondamentale diritto internazionale, ma è stata la parte cattolica e liberale. Basta ricordare che fino al 1989, fino al crollo del muro di Berlino, dell’Unione Sovietica e del socialismo reale, in Italia questo diritto aveva una grande importanza, ricordiamoci dei dissidenti russi e degli altri paesi dell’est.
Tre. A proposito di ricordi, molti in questi giorni hanno ricordato il 1997, e le 95 persone morte quando una motovedetta italiana speronò una nave di migranti. Governava Prodi, e l’allora capo dell’opposizione Berlusconi si fece fotografare in lacrime per le vittime. Oggi il Primo Ministro Berlusconi sostiene che “negli sbarchi vi sono persone reclutate in maniera scientifica dalle organizzazioni criminali”.
Quattro. Reclutati da organizzazioni criminali? Roberto Saviano su Repubblica del 13 maggio descrive un’altra realtà: le rivolte contro la mafia (Castelvolturno, Rosarno), dice, non sono state fatte dagli italiani, ma dagli immigrati africani arrivati coi barconi, che “difendono non solo i loro, ma anche i nostri diritti e pongono una attenzione su quei luoghi e su quei poteri mafiosi che altrimenti non ci sarebbe stata”.
Cinque. Undici del mattino del 12 maggio, presidio sotto la Prefettura di Genova organizzato da CGIL, CISL, UIL, ARCI. Mi trovo a parlare dei respingimenti con altre tre persone. Una dice: “ma come ci siamo ridotti! Fini a destra di Rutelli e Fassino!”, e il giovane del gruppo: “intendevi dire a sinistra di Rutelli e Fassino…”, il terzo ride: “lapsus!”.
(Saleh Zaghloul)

Posted by Eleana at 08:35 | Comments (0)

Biblioteche civiche - Il catalogo dei libri che non ci sono

Liguria Sebina Net è un catalogo collettivo on line che raggruppa il patrimonio (un totale di circa 400 mila notizie bibliografiche) di 48 biblioteche liguri di varia dimensione (da Savona a S. Margherita Ligure, Alassio, Sanremo ecc.), quasi tutte, biblioteche civiche. Al progetto - un passo avanti nella cooperazione tra biblioteche, come in altre regioni è in corso da tempo - lavorano con passione molti bibliotecari. Qualche osservazione frutto di una indagine campione condotta sul catalogo.

Qualche osservazione frutto di una indagine campione condotta sul catalogo. Nessuna biblioteca ha ritenuto opportuno acquistare e proporre ai suoi lettori due saggi che riflettono, da punti di vista diversi, la situazione culturale del nostro paese, Franco Brevini, Un cerino nel buio. Come la cultura sopravvive ai barbari e antibarbari (Bollati Boringhieri, 2007) e Claudio Giunta, L’assedio del presente. Sulla rivoluzione culturale in corso (il Mulino, 2008). Sola eccezione Alassio che possiede il secondo dei saggi citati. Eppure si tratta di testi del tutto chiari nel lessico e con argomentazioni stimolanti.
Stesso destino per i libri recenti di due autori più noti dei precedenti e che come loro ancora più specificamente toccano la recente realtà italiana: Franco Cordero, Aspettando la cometa (Bollati Boringhieri, 2008), Corrado Stajano, La città degli untori, (Garzanti, 2009). Neppure v’è traccia di un libro assai documentato e scrupoloso nella ricostruzione del passaggio dal fascismo alla repubblica, L’eredità del fascismo di Luca La Rovere (Bollati Boringhieri, 2008). Fortuna che tre biblioteche, l’Aprosiana, Alassio e Genova Bolzaneto, hanno acquistato l’altrettanto importante La repubblica e il suo passato di Pier Giorgio Zumino, il Mulino, 2003. Bene anche la biblioteca di Varazze, l’unica a dotarsi di Novecento italiano. Gli anni cruciali che hanno dato il volto all’Italia di oggi, (Laterza, 2008) dove sono state raccolte un ciclo di lezioni di storia organizzate dal Comune di Roma e da Laterza che hanno riscosso uno straordinario successo di pubblico. Volta per volta uno storico raccontava di un anno (il 1915, 1943, 1968 ecc.) particolarmente significativo (per tutti, segnalo il saggio appassionato e lucido di Marco Revelli su ’68).
Assente dal catalogo di Liguria Sabina Net anche l’ultimo libro di Alain Touraine, sociologo e uno dei maggiori intellettuali del nostro tempo, La globalizzazione e la fine del sociale. Per comprendere il mondo contemporaneo, il Saggiatore, 2008). Peccato; il libro merita.
Esclusi perché “libri che nessuno legge”? Se questa è la spiegazione bisogna dire che non convince. Le biblioteche non dovrebbero diventare delle librerie appiattendosi sulle classifiche dei libri più venduti (pur senza trascurarle, naturalmente). Sul tema è intervenuto di recente lo storico Giovanni De Luna (“Il pensiero è sempre più leggero”, La stampa Tuttolibri 14 marzo 2009). La saggistica (anche nel mercato editoriale) conta sempre meno; il pensiero diventa più “leggero” e la storia (che ha visto affievolirsi il suo legame con la politica, fortissimo per tutto il Novecento) è la prima a pagare pegno.
Così, va il mondo, almeno per ora ma, per tornare alle biblioteche - e dato il giusto riconoscimento alla lettura di evasione - perché non acquistare anche qualche libro un poco più impegnativo? Coraggio!
(Marco Bellonotto)

Posted by Eleana at 08:34 | Comments (0)

Anziani - Alzare le coperte per vedere cosa c’è sotto

I costi della assistenza sanitaria agli anziani nelle strutture convenzionate sono a carico dei cittadini (bilancio Regione). Il tetto di spesa fissato per il 2008 in Liguria è stato, per l’esattezza, di 79,9 milioni di euro:il 2,5 % dei 3.140.650.000 del bilancio regionale destinati alla sanità (il 72 % del bilancio generale). Tanto o poco? E specialmente: qual è la qualità del servizio ricevuto dagli anziani che ne fruiscono?

Michela Costa risponde: “da un po’ di tempo in qua, se salta fuori qualcosa è per via di un intervento dei NAS: gli unici che, a seguito di qualche segnalazione, ci vanno a controllare. Fino a qualche anno fa c’era invece un servizio di controllo molto efficiente da parte della Asl3, lo dirigeva Marina Petrini. Aveva adottato, tra gli altri, un indicatore infallibile: l’insorgenza delle paghe da decubito. Se un ricoverato è trattato come si deve, le piaghe non si presentano e, se ci sono (spesso dopo un ricovero ospedaliero), si fanno recedere”.
Marina Petrini conferma. La legge regionale 20/99 (www.regione.liguria.it/leggi/docs/19990020.htm) prescrive, oltre ai controlli all’atto della autorizzazione di una struttura, una vigilanza annuale, nulla a che fare però con un vero controllo dello stato dei ricoverati (“alzare le coperte e vedere cosa c’è sotto”). Agli inizi degli anni Novanta era stato creato un sistema di controllo, la “Unità di valutazione geriatrica”, che prevedeva il controllo delle strutture da parte dei geriatri di zona. Ogni tre mesi in tutte le strutture e mensilmente nelle cosiddette residenze sanitarie di “prima fascia” (pazienti “post acuti” dimessi da un ospedale). Per le strutture che dimostravano un buon livello di qualità della assistenza c’era un premio. Principale criterio di attribuzione la mancata insorgenza di lesioni da decubito.
Non solo premi: anche provvedimenti di sospensione temporanea dell’accreditamento per le strutture scoperte in fallo. “Il solo fatto che esistesse questo controllo – spiega Petrini – bastava a metterle in riga: ci pensavano bene prima di perdere, anche solo temporaneamente, la convenzione”.
Intorno al 2003 (giunta Biasotti) il controllo è scomparso per non più ricomparire (giunta Burlando): una sparizione bipartisan frutto – apparentemente – di distrazione o della logica delle economie interne. Ma è una risposta che non convince: l’assistenza agli anziani è un business – ancora più succoso in una regione dove di anziani ce n’è tantissimi – e l’azienda privata ha fatto presto a scoprirlo. Il fatto che salta agli occhi è che “guardare sotto le coperte” è passato di moda proprio da quando il “privato” prende sempre più spazio sul campo dell’offerta.
(Paola Pierantoni)

Posted by Eleana at 08:31 | Comments (0)

Baget Bozzo - Diritto al cordoglio critico

Giusto il cordoglio. C'è per chiunque lascia un vuoto attorno a noi, fosse anche un barbone. Tanto più per un politologo delle capacità di Gianni Baget Bozzo. Nei giorni del recente lutto si sono sentite e lette tante esternazioni, da amici e da avversari politici, tutte suggerite dall'ammirazione per l'acume, la conoscenza dei risvolti della politica e della loro storia recente e meno, dei problemi attuali o dall'amicizia di cui dicono fosse generoso dispensatore a quanti gli erano spiritualmente e politicamente vicini.

In tanto profluvio di parole di ammirazione è possibile un segno di dissenso, spero non irriguardoso, piccolo così? Conoscevo Gianni Baget Bozzo solo dalle sue analisi sul Secolo XIX, che ho sempre letto più per disciplina che per piacere tanto talvolta mi sono parse criptiche per l'uomo della strada, non condivisibili e irritanti per chi, rispetto a lui, la pensava in modo diametralmente opposto. Qualche tempo prima di morire in un' analisi in cui a farla da padrone era, guardacaso, Berlusconi, il politologo scrisse che si comportava da "cristiano" per quel suo sopportare pazientemente il dileggio, le ingiurie degli avversari, le accuse gratuite di malgoverno ecc. Una lettura siffatta del comportamento del premier era fuorviante in quanto avallava di lui un'immagine tollerante, democratica, paziente, cristiana, appunto (che è poi il metro su cui gioca Berlusconi per ingannare gli italiani), quando invece è solo buffonesca e non si scosta dal clima, per essere generosi, da "amici miei" che caratterizza ogni sua uscita sopra le righe.
Di Gianni Baget Bozzo, se può essere possibile spiegare il triplice voltagabbana (chi vive cambia, si dice) del quale non credo però abbia mai approfittato per catturare poltrone, meno invece convince quel suo cadere in deliquio di fronte a un politico mediocre e affarista come Berlusconi, quel suo definirlo "cristiano".
O forse voleva dire che l'opposizione, col suo demonizzare l'avversario, porta acqua al suo mulino. In questo caso Franceschini &C non potranno dire di non essere stati avvertiti...
(Giovanni Meriana)

Posted by Eleana at 08:29 | Comments (0)

Cemento - Un Lido solo per ricchi

"Salvate le cabine" titolava un mese fa Repubblica, ma allora l'impressione era giusta, si recuperava la vocazione balneare declassata. Con il Centro Velico poi si evocava addirittura Valencia. Suggestivo, indubbiamente, ma senza moli, pennelli, frangiflutti, al massimo ci gireranno derive per bambini e principianti, come già si fa alla Lega di Quinto, a Sturla o a Sestri. Ben vengano comunque luoghi d'aggregazione sportiva e recuperiamo il Lido, che ora così è davvero scalcinato.

Il contributo alla città però si ferma qui; non siamo in Costa Azzurra purtroppo, il pienone lo fa solo l'Acquario. Non spacciamo il progetto come qualcosa che servirà alla cittadinanza, perché - da come si articola - sarà roba da ricchi, per dirlo alla Cochi e Renato. Spazi per chi vorrà farsi titillare in fumanti thalassoterapie e beauty farm? Fuffe. In realtà per completare il vecchio liberty lasciato a metà, e farne un hotel: la foresteria con 72 posti-letto come vogliamo chiamarla? Quanti gli atleti per gare di vela per bambini. La gente verrà ad ammirarli sul belvedere e passeggerà per vetrine. Ancora? Forse non bastano i negozi smontati proprio al Lido e i musi lunghi dei negozianti delle Piscine.
Ma anche qui, suvvia, un po' di ottimismo, come predica il premier.
Intanto cosa rimarrà ai bagnanti che affollavano il Lido? Un pezzo di spiaggia perché una parte sarà per far partire i barchini, un pezzo soltanto, ma ripascita s'intende, come tutte le battigie ripascite e divorate dal mare in questi anni, senza mai interventi risolutivi. E poi la scogliera verso Boccadasse ormai un privèe per i loft pièd dans l'eau e cabine sotto le passerelle- promenade: basta spazi aperti, piscine per bimbi, campetto da calcio. I più fortunati invece per gentile concessione con 70-100mila euro avranno cabine-minilocali sulla spiaggia, come spiegava compiaciuto l'Imprenditore, che ambirebbe ad una certificazione di alta sostenibilità per il tutto. Dopo aver cementificato sul mare!
Non solo. Sempre entusiasta, l'ideatore, pochi giorni fa mostrando il progetto, naturalmente rivisitato, indicava file di cabine a monte ora ricomparse che,tutte, potevano essere in vendita perché si ha bisogno di far vivere il Lido tutto l'anno. Giusto. Ci saranno i costi di manutenzione, proprio come un condominio. Ovvio. E le cabine sul mare? Affittate, ma sull'argomento taglia corto, forse perché sono proprio sulla battigia, un po' difficile vendere anche quelle: con la formula della concessione, si sa però, le vie sono infinite. E le piscine? Volendo ci si può iscrivere alla beauty farm. Pure. Pare un progetto per Dubai. Con tanto di passeggio in riva al mare, chiusa ad una certa ora, s'intende, per motivi di sicurezza.
Eh sì a Levante ci provano ancora: dopo la smazzolata del Tar su via Puggia e via Camilla, i silos al palo di via Livorno, idem per le casone di via Liri, gli ingressi-palazzine dimezzati alle Piscine d'Albaro, la retromarcia su Botta a Boccadasse, ecco il Lido.
(Bianca Vergati)

Posted by Eleana at 08:25 | Comments (0)

Migranti - Donne imraguen

Mi torna in mente quella figura di donna, incrociata a Slow Fish, dove lei sedeva immobile in un piccolo stand disadorno, nel frastuono di voci e persone alla ricerca di golosità. L'aria tranquilla, composta, fissava tutti e nessuno, avvolta nel suo vestito a piccole foglie gialle e verdi, gli occhi bruni, la donna Imraguen, le mani ferme sul banco, vicine ai dèpliant che pubblicizzavano la bottarga di muggine. Una prelibatezza che le donne di quel popolo nella lontana Mauritania producono da tempo immemore, tramandandosi la tecnica da madre in figlia.

Slow Food le ha scoperte, le ha aiutate con i pescatori di Orbetello a migliorare la qualità e la quantità della loro produzione, la regione Piemonte ha approvato un progetto per attrezzare un laboratorio, per rafforzare la filiera, per far sì che il prodotto venga acquistato non più a prezzo irrisorio e commercializzato soltanto da intermediari.
(Bianca Vergati)

Posted by Eleana at 08:24 | Comments (0)

Carceri - Edilizia penitenziaria corsi e ricorsi

“Nell’Inghilterra del Settecento le prigioni scarseggiavano… Le autorità parlavano continuamente del bisogno di nuove prigioni, approvavano leggi, ma all’atto pratico non succedeva nulla. Gli inglesi quindi non ampliarono le loro prigioni, e nel 1776 trovarono un compromesso… Il Tamigi e i porti dell’Inghilterra meridionale erano pieni di vecchie navi in disarmo, ex vascelli di guerra o per il trasporto delle truppe, senza più alberi e attrezzatura e con il fasciame corroso, ma ancora in grado di stare a galla e quindi in teoria abitabili…

Ma… verso la fine del decennio 1780 – 1790 il numero dei carcerati già aumentava di 1000 all’anno, aggravando non solo il problema della sicurezza, ma anche quello del tifo, ormai endemico. Era chiaro che si doveva tornare alla deportazione, ma in quali terre? La scelta delle autorità cadde infine sull’Australia, il punto meno immaginabile della terra, solo una volta toccato da uomini bianchi…” (*)
Soluzione arcaica, quella delle navi carceri, sepolta dal suo fallimento già a fine ‘700… e invece ecco che rispunta nel "piano straordinario di edilizia penitenziaria" presentato al ministro Alfano dal direttore del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Franco Ionta.
Copiate le prigioni galleggianti, sarà molto difficile copiare la soluzione al loro fallimento: il mondo si è ristretto, e ormai non c’è a disposizione più nemmeno l’Australia per una bella deportazione. (*) Robert Hughes – La riva fatale (Adelphi)
(Paola Pierantoni)

Posted by Eleana at 08:22 | Comments (0)

Lettere - Perchè il Brignole va in malora

Molto d'accordo con le opinioni di Michela Costa (OLI 225 – Nella nebbia della quote).
Però ci si dimentica che con 37 €/giorno si fa mangiare, dormire, riscaldare etc. non solo l'Anziano non-autosufficiente, ma anche 2/3 di Persona addetta. Infatti al Brignole, data la gravità media degli Ospiti, ci sono 2 Addetti ogni 3 ospiti..
E il numero di Addetti per Ospite è determinato dai DRG, quindi non si possono ridurre. Ci si meraviglia se un'Azienda in cui non sono liberi né i costi né i ricavi, dopo qualche anno va in malora?
(Gin Migone)

Posted by Eleana at 08:16 | Comments (0)

Lettere - Nel nome del padre

Venerdì 15 maggio si è tenuto a Genova il 2° Convegno sulla paternità organizzato da White Dove - Associazione Grossman, Ordine degli Psicologi della Liguria, Associazione Genova Genitori, Servizi in rete per la famiglia – Sert Centro Levante.
Alle 9.30 di venerdì il Teatro della Gioventù è pieno, alcuni in piedi. Stranamente un incontro dove puoi vedere sia uomini che donne. Finalmente un luogo dove qualcuno si interroga sulla paternità.

Viene solo una parola: grazie.
Tra quanti presenti sicuramente persone che lavorano con chi è in difficoltà di rapporti, quel che si dice “gli addetti”.
La meraviglia è stata per il grado di comunicazione. Qualsiasi padre, qualsiasi madre è stato in ascolto di parole e problematiche a tutti noi vicine, ricevendo dal palco suggerimenti, condivisione, proposte d’aiuto, idee, il tutto condito da un linguaggio semplice e diretto. Idee per costruire con i figli una comunicazione più sana, più progettuale.
Non dovevi “essere del mestiere” per sentire condivisa la difficoltà che ogni genitore attraversa nella relazione con i propri figli. Chi parlava dal palco è stato capace di offrire realmente una spalla sulla quale appoggiarsi, è stato capace di rompere il senso di solitudine che a volte accompagna il cammino di un padre e di una madre. Grazie, buona strada a tutti noi.
(Maria Profumo)

Posted by Eleana at 08:13 | Comments (0)

19 Maggio 2009

Economia - Fiat: il governo fuori dalla porta

L’acquisizione da parte della nostra FIAT di un quota rilevante, destinata a diventare maggioritaria, dell’ americana Chrysler (terzo gruppo automobilistico USA dopo GM e Ford) è stata definita a giusto titolo un evento storico non solo per la casa torinese ma per tutta l’industria italiana, che si vede riconosciuto un ruolo di eccellenza in un contesto economico che ancora oggi rappresenta la maggiore potenza industriale del pianeta. Non è chi non veda la straordinaria importanza che questo risultato riveste per il nostro paese, per la nostra economia, per i nostri prodotti all’estero e per il prestigio che, forse immeritatamente, ne viene all’intero sistema Italia.


Ma è davvero strano che a questa vicenda, dall’inizio fino alla sua positiva conclusione, il governo italiano sia rimasto completamente estraneo. Non una sola manifestazione di interesse si è potuta cogliere, nei lunghi mesi della difficilissima trattativa, nei discorsi del presidente del consiglio, dei ministri Tremonti o da Scajola o di altri, al contrario così loquaci ogni volta che l’attuale governo possa, sia pur pretestuosamente, accampare qualche merito. Meno che mai (può ben dirsi, per fortuna) il governo italiano sembra sia stato in grado di svolgere un qualsiasi ruolo, anche solo di sostegno alla trattativa attraverso i canali diplomatici, come è prassi normale presso tutti i paesi in casi del genere. Solo a cose fatte Berlusconi si è spinto a dichiarare che l’accordo sta a testimoniare “le forti relazioni fra Italia e Stati Uniti”.     
L’atteggiamento distaccato del governo italiano appare tanto più eclatante (ed è davvero strano che non abbia ricevuto alcuna attenzione da parte dei nostri mezzi di informazione e  che non sia stato nemmeno rilevato negli stessi ambienti politici) se lo si pone a confronto con il marcato interessamento del governo statunitense e con l’impegno anche personale profuso dal presidente Obama per il raggiungimento dell’accordo fra le varie parti interessate. La vicenda propone quindi interrogativi non da poco e giustifica ampie perplessità dando spazio a varie illazioni.
Ma forse una spiegazione ragionevole può venire dall’episodio riferito da Massimo Giannini nel suo articolo “La strada da Torino a Detroit” su “La Repubblica” di oggi nel ricordare i tempi bui del Lingotto (era il 2002): “Sembra passato un millennio da quella nera domenica di ottobre, quando la dolente carovana di Lancia Thesis con dentro i manager di Torino capitanati da un disorientato Paolo Fresco e da uno sconfortato Galateri imboccavano il viale alberato della villa di Arcore e si presentavano col cappello in mano a Silvio Berlusconi a chiedere il salvataggio del governo. Il Cavaliere li accolse con lo stesso infastidito sussiego del notabile che riceve i suoi portaborse. Li maltrattò, gli promise aiuti solo a patto che l’intero vertice si facesse da parte. Perché – disse – ‘ho io un po’ di idee per rilanciare la FIAT’.” Conclude Giannini: “Il successo del Lingotto in terra americana oggi sana quella ferita … e risarcisce la più importante azienda privata italiana di quella insopportabile umiliazione”. Ben può comprendersi quindi che il vertice FIAT, felicemente rinnovato sotto la guida di Marchionne ma non dimentico di quella insolente e irresponsabile presa di posizione dell’attuale (e in allora) capo del governo, abbia con dignità deciso di tenerlo fuori dalla straordinaria operazione imprenditoriale felicemente realizzata a vantaggio della nostra industria e del Paese intero.
(Ugo Genesio)

Posted by Eleana at 23:46 | Comments (0)