24 Giugno 2009

Versante Ligure


FINALE DI PARTITA

A volte le “carriere”
han pure una morale:
si nasce imprenditore
e di Bettin sodale
si assurge a Cavaliere
poi a Premier o Papi (è uguale)
fino a Utilizzatore
(che squallido) Finale.





  Enzo Costa  
  email: enzo@enzocosta.net;  http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
  Illustrazione di Aglaja  
  email: aglaja@fastwebnet.it;  http://proveaglaja.blogspot.com

Posted by Eleana at 19:54 | Comments (0)

Manifestazioni - Una giornata per l'Iran

“Non lasciamoli soli”, con questo titolo è stato convocato un presidio di solidarietà per l’Iran, giovedì 25 giugno alle ore 18.00 in Piazza De Ferrari – lato Palazzo Ducale a Genova. Se ne sentiva la necessità.
Adesso Genova si potrebbe chiedere, insieme alle proprie istituzioni, ai sindacati, alle associazioni, ai molti volenterosi che in città difendono i diritti umani, quanto gli atroci fatti di Teheran la riguardino e se non sia il caso, con energie e rapidità, di convocare una manifestazione nazionale di solidarietà e difesa di tutti coloro che per la democrazia stanno morendo in Iran.
E’ un’Italia silenziosa quella che si presenta in ambito internazionale in questa occasione, decisamente incapace di presidiare i diritti e la democrazia all’estero. Non siamo stupiti. Tuttavia sappiamo quanto il nostro paese sia ricco di donne e uomini che sbigottiti leggono le notizie su Teheran e sono desiderosi di reagire testimoniando. Genova, per la sua storia, potrebbe essere il punto di avvio per immaginare, con chi lo vorrà, una giornata nazionale da dedicare esclusivamente all’Iran, a Neda – sedicenne ammazzata da un cecchino – a tutte le vittime del regime, e ai molti prigionieri torturati e inghiottiti nelle carceri iraniane

Posted by Eleana at 19:53 | Comments (0)

Politica - Servono (urgentemente) poeti e giornalisti

Servono, urgentemente, poeti. Poeti della politica, nella politica. Intendo persone (saccheggio blogs e dizionari) “capaci di suscitare emozioni”, “creatrici di mondi”, che sappiano “muovere l’anima di chi li ascolta alla ricerca di domande”. Penso a questo mentre, sabato scorso, guardo Don Gallo che sale su un palchetto in Piazza del Campo con i trans del Ghetto per dare il via alla festa organizzata dalla Comunità di San Benedetto. La scommessa di Don Gallo era quella “di portare persone, cittadini, turisti, residenti di ogni razza e colore, dentro al quartiere meno frequentato della città vecchia”. Questo è successo, ma la cosa più grande è stata che le persone socialmente confinate nel ghetto ne sono uscite, e che gli abitanti “di tutte le razze e colori” e, aggiungo: sessi, generi, condizioni sociali, abbigliamenti, si sono mischiati fino a mezzanotte inseguendo poesie, discussioni filosofiche di gruppo, canzoni di De Andrè e altri, musiche di ogni tipo fino al rock messo su dai ragazzi di Aut Aut.

Non avevo mai visto nulla di simile. Solo il Suq, nel suo spazio, riesce a creare questo tipo di condivisione. Ma quel che è avvenuto sabato è avvenuto negli spazi ordinari della vita, in un quartiere. Quando Don Gallo, dopo che i trans hanno terminato di cantare Princesa, grida “W le Princese”, intende “viva la dignità delle persone, di ogni persona”. La gente capisce, applaude, si commuove. Quando dice “ Il risanamento della zona? Bene. Ma non deve essere un risanamento per la speculazione” intende che vorrebbe che lì continuassero a vivere esattamente le stesse persone che si ritrova intorno in quel momento. La gente torna ad applaudire, a commuoversi. Don Gallo sottolinea “Sono state invitate anche le autorità, gli amministratori. Speriamo che vengano”. Ma le autorità non verranno. Eppure lì andava in onda la politica, la politica ad alto livello. Solo che era la politica delle persone che si compromettono, che si muovono “in direzione ostinata e contraria” come diceva lo striscione nella “piazza senza nome”, tra macerie che nessuno ha mai rimosso. Sta di fatto che a darci l’emozione delle possibilità ancora aperte, in questa città c’è solo qualche prete un po’ eretico. Don Balletto ci ha lasciato, ci restano Don Gallo e Don Farinella. Da miscredente di sinistra mi chiedo: ma è mai possibile che per un po’ di speranza debba guardare a dei preti, per strani che siano? Che tra i politici veda solo gente povera di emozioni, povera di verità? Cosa vado cercando? Obama? Ecco, Obama. Magari anche in scala minore. Aggiungo che, oltre ai poeti, servirebbero - più modestamente - dei giornalisti. Di quel che è avvenuto sabato il TGR ha servito la solita melassa glassata che ricopre, rendendole indifferenziate, tutte le “notizie”; il Secolo XIX ha ridotto tutto a folklore; Repubblica ha speso in tutto 18 parole (di numero, incluse le particelle di congiunzione). Nessuno che sia andato a vedere, a parlare con chi c’era, a chiedergli cosa era, per lui, quel che stava vivendo.
(Paola Pierantoni)

Posted by Eleana at 19:47 | Comments (0)

Psichiatria - Il campetto psichiatrico del San Martino

“Campus psichiatrico”. Di questo ha parlato Gianni Orengo, direttore Sanitario di San Martino, riferendosi ad un progetto, in fase di realizzazione, all’interno dell’ospedale. Il concetto richiama scenari spaziosi, ma nel merito la stampa genovese non ha dato informazioni dettagliate. Si suppone tuttavia che Orengo si sia ispirato ad un modello, nei fatti difficile da rintracciare, ma di cui indichiamo di seguito quelli che potrebbero essere alcuni elementi fondanti che ci sono stati dati dagli USA. Simile a un Campus Psichiatrico è un luogo in grado di accogliere diverse tipologie di pazienti. E’ immerso nel verde. Al suo interno quattro, cinque palazzine basse ospitano bambini – per i quali è prevista l’attività scolastica – adulti, pazienti in fase acuta e non.

Il numero dei malati varia in base alla grandezza del luogo. Possono ricorrervi sia cittadini coperti solo da medicaid (assicurazione federale per non abbienti) sia pazienti lavoratori coperti da assicurazione privata.
E’ previsto il contenimento del paziente in fase acuta – se necessario - utilizzando dei protocolli medico-legali molto rigidi.
Le attività di gruppo sono uno degli elementi centrali per il recupero del malato. La giornata è scandita da momenti precisi: sveglia mattutina, incontro aperto, di gruppo tra pazienti e terapeuta per parlare di stati d’animo, effetti e posologia dei farmaci e numerose attività volte al recupero del malato. L’obbiettivo è ridurre al minino l’ospedalizzazione attraverso supporto terapeutico, consapevolezza e controllo dei farmaci.
Ogni paziente ha un quaderno nel quale appuntare quello che prova. E’ incentivato il supporto reciproco tra i malati, capacità di ascolto ed accoglienza del dolore. E’ sempre presente uno staff paramedico al quale rivolgersi in caso di necessità.
Arte terapia, meditazione yoga, gruppi di autostima, psicodramma, gruppi specifici per tossicodipendenti sono la base del percorso psichiatrico. Vanno aggiunte le passeggiate in piccoli gruppi, attività sportive supportate attraverso il trasferimento dei degenti nelle palestre con un pulmino, attività di giardinaggio e di cucina. Lo staff, in team, organizza attività in spazi adeguati. Convivono nei gruppi diverse tipologie di malati. Il campus dispone di sala TV, sala lettura, sala per attività artistiche, mensa. Ogni componente dello staff ha un ruolo e un compito preciso. Lo scopo è fare in modo che il paziente non resti prigioniero della propria malattia. Per questo l’attività di una giornata è programmata di ora in ora.
Si può fumare all’aperto tra un’attività e l’altra. Sono previsti tempi per i fumatori, circa 15 minuti. La sigaretta viene accesa esclusivamente dal personale di reparto che controlla accendini e tutti i materiali che possono generare pericolo alla comunità.
Sono vietati i telefoni cellulari, ma è previsto un telefono di reparto per telefonate da e per i pazienti che devono sostenere il costo delle chiamate.
Lungi dall’essere SPA, questi luoghi di cura – nei quali il dolore comunque non è cancellato – si ispirano a quanto stabilito per il recupero del malato dall’American Psychiatric Association. In fase di dismissione il paziente può ricorrere ai centri diurni, dove viene accolto generalmente dalle ore 9 alle ore 15. Qui pranza, incontra i medici e partecipa a gruppi orientati alle sue problematiche. I luoghi di cui dispone San Martino (vedi padiglione 11) non appaiono consoni a progetti di questo respiro. Quelli esistenti nella regione (vedi cartolarizzazione di Villa Raggio di Via Pisa, Ospedale di Pratozanino a Cogoleto candidato per le olimpiadi giovanili del 2011, Quarto) sembrano dispersi.
Ma forse c’è stato un errore e di “campetto psichiatrico” si voleva parlare.
(Giovanna Profumo)

Posted by Eleana at 19:43 | Comments (0)

Informazione - L'anoressia spiegata ai media

Attraverso la prima pagina dei quotidiani online ci si imbatte ormai con frequenza nell'incubo anoressia gridato dalle braccia troppo esili della Paris Hilton di turno o nel dimagrimento malsano-miracoloso di Lindsay Lohan dovuto al cibo-spazzatura. Non c'è scampo neanche dal sito della propria web mail, prima ancora di raggiungere la casella di posta elettronica si è rassicurati che Katie Holmes, la moglie di Tom Cruise, è dimagrita sì molto, ma a causa dello stress lavorativo.
Gli allarmi lanciati nella rete sono solitamente corredati da nutriti album di fotografie, sulle quali gli occhi anoressico/bulemici indugiano con desiderio ed attenzione.

È importante sensibilizzare attraverso l'esempio, coinvolgendo persone che hanno superato o imparato a convivere con la malattia, ma è essenziale comprendere che le immagini di corpi fragili dalle linee cubiste contribuiscono a sviluppare una mitologia agli occhi del malato.
L'informazione dovrebbe sapere che i disturbi alimentari si accompagnano ad un disturbo di immagine, inteso come falsata percezione di se stessi. Chi è affetto da anoressia o bulimia è incapace di vedersi e realizzare le dimensioni del proprio corpo, al contrario, si sente sempre fuori forma e con una taglia in più. Alla personale inadeguatezza risponde la perfezione delle foto, che siano di una testimonial della campagna contro l'anoressia di 35 kg di peso o di una sana modella con la quarta di reggiseno.
La restrizione assoluta di un anoressico e la fame smisurata seguita dal colpevole rigurgito di un bulimico non sono motivate dalla copertina di Vogue. Le fotografie sono una semplice manifestazione della perfezione a cui una persona sofferente anela.
La maniacale attenzione che l'anoressico rivolge al proprio peso è motivata dalla necessità di una approvazione assoluta, che soddisfi un'incolmabile mancanza di stima in se stessi e nelle proprie capacità. Per assurdo, soffrono spesso di queste patologie quelle persone alle quali non è stato necessario "chiedere mai", perché sempre responsabili e determinate sul lavoro, servizievoli in famiglia, brillanti a scuola.
L'obbiettivo, l'infallibilità dei sentimenti e l'eterna accettazione, viene raggiunto mantenendo il proprio peso sottocontrollo, verificando il menù composto da mele golden e gallette di riso al grammo ed irrorando il tutto di iperattività su tutti i fronti. Quest'ultima si lega spesso nel caso delle donna al ribaltamento del ruolo femminile nella società, non più solo madre e casalinga, ma anche donna d'affari, sportiva e con una vita sociale attiva. L'attenzione esasperata al cibo pone dei limiti insormontabili ad una sana socialità e condivisione della quotidianità con gli altri, il moto perpetuo si dissolve in una serie di compiti da svolgere in modo rigoroso e distante dagli altri. Al danno la beffa, una informazione infarcita di fitness, successi e spadellamenti in cucina.
Probabilmente per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla realtà dei disturbi alimentari sembrano sufficienti questi articoli usa e getta. In realtà si rischia di banalizzare la complessità di questi problemi, allontanando i possibili interlocutori.
Non è ingrassando le modelle che si sfonda il muro del corpo dietro il quale gli anoressici/bulemici si sono barricati. L'invisibilità dell'effetto non elimina la causa, solo attraverso la sua comprensione, di cui un'informazione responsabile si dovrebbe far portavoce, si può fare un passo avanti verso la risoluzione di questi disagi.
(M. Alisia Poggio)

Posted by Eleana at 19:38 | Comments (0)

Migranti - Assegno vietato per i troppo poveri


Un cittadino marocchino divenuto invalido in seguito ad un incidente sul lavoro chiede all’INPS l’assegno d’invalidità ai sensi della legge 118/1971, ma la sua domanda viene rifiutata per mancanza della carta di soggiorno. La legge 388/2000, art. 89 infatti dispone che per avere diritto a provvidenze economiche di natura sociale è obbligatorio un permesso di soggiorno di lungo periodo, cioè la carta di soggiorno. Solo che, per ottenere la carta, l’immigrato deve dimostrare di possedere almeno un certo livello di reddito.
Il cittadino marocchino ricorre, e il Tribunale di Genova (ordinanza n. 635/09 del 17.04.2009) gli dà ragione, affermando che è sufficiente il permesso di soggiorno. La decisione del tribunale aveva una solida base: infatti la Corte Costituzionale, con due sentenze (306/2008 e 11/2009), aveva già dichiarato l'incostituzionalità della legge 388/2000, nella parte in cui esclude dal diritto alla indennità di accompagnamento e alla pensione di invalidità i cittadini immigrati soltanto perché non avevano i requisiti di reddito necessari per il rilascio della carta di soggiorno.

Se ci si pensa, in effetti, la cosa è buffa: escludere alcuni invalidi (gli immigrati) da un sostegno al reddito perché sono troppo poveri.
L’Inps comunque non bada alle incongruenze, e nonostante il pronunciamento della Corte Costituzionale non ha ancora diramato una circolare correttiva, per cui gli uffici periferici continuano a chiedere l'esibizione della carta di soggiorno.
La grettezza di queste misure di risparmio (?) risulta ancor più evidente se si tiene presente la situazione che fa da sfondo a questa vicenda:
- nel 2007 i contributi previdenziali versati dai lavoratori immigrati nelle casse dell’INPS ammontavano a 7 miliardi di euro, circa il 4 % del totale.
- Nel 2006 i lavoratori immigrati hanno contribuito al PIL con 122 miliardi di euro pari al 9,2% ed hanno versato circa 7 miliardi euro in tasse ed imposte.
- Il welfare italiano è orientato prevalentemente (circa l’80 % della spesa) verso prestazioni e servizi per anziani, di cui gli immigrati beneficiano in minima parte, dato che, ad oggi, la loro età media in Italia è di 31 anni.
La cosa curiosa è che la norma (incostituzionale) che usa la carta di soggiorno per escludere gli immigrati regolari dalle prestazioni economiche della previdenza sociale è stata introdotta da un governo di centro sinistra.
Fino a quando non ci sarà una sincera convinzione che in democrazia i diritti sono uguali per tutte le diversità, per molti sarà sempre più difficile scegliere per chi votare.
(Saleh Zaghloul)

Posted by Eleana at 19:36 | Comments (0)