8 Luglio 2009

Versante Ligure


DECRETO
SCONCEZZA


Furbesca crudeltà
su capri espiatori.
Legale oscenità.
Razziali-ius-furori.
Popolo d’illibertà
offerta agli stranieri.
La clandestinità
non diamo a ’sti pensieri





  Enzo Costa  
  email: enzo@enzocosta.net;  http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
  Illustrazione di Aglaja  
  email: aglaja@fastwebnet.it;  http://proveaglaja.blogspot.com

Posted by Eleana at 14:01 | Comments (0)

Iran - Senza un filo di paura

“Al fondo del mio cuore sento che succederà una cosa buona, sento che cambierà… No. Non possono durare così tanto”
Il fondo del cuore di questa donna iraniana - a Genova da più di cinque anni - è negli occhi neri luminosi e pacati. “Sono contenta che un’azione sia iniziata… Non se ne poteva più”.
Lo dice senza un filo di paura.
Lui, che le è accanto, precisa: “Normalmente un colpo di stato viene fatto contro un governo. In Iran il colpo di stato è contro la gente. Il 90% della popolazione è insoddisfatta. Adesso che un movimento è partito non sarà più come l’anno scorso o cinque anni fa”.


Gli iraniani a Genova sono circa trecento. Impiegati, medici, universitari. Dietro ad ogni persona prende corpo, nelle parole di B e A, una famiglia. Non un singolo medico, o un funzionario ma la famiglia che da quel posto trae sostentamento. “Nella sanità? Ci sono otto, nove famiglie. In alcune società sono presenti quindici famiglie”. Amici e genitori stanno bene, li sentono dall’Italia senza troppe difficoltà. B e A, al loro rientro in Iran, rischiano l’arresto per aver partecipato a manifestazioni in Europa. Ma è un costo previsto per la democrazia che hanno già messo in conto. E osservano: “Siamo in quattro milioni sparsi in tutto il mondo. Ci potranno arrestare tutti al nostro ritorno?”.
La formula basata sull’incapacità di un governo di imprigionare tutti i propri oppositori viene così applicata anche all’interno dei confini iraniani: “Non potranno arrestarli tutti. Le loro famiglie farebbero sentire la loro voce”. Capiscono però che è necessario trovare delle modalità di lotta meno rischiose della strada. Sanno dell’opposizione che dai tetti di Teheran, di notte, canta e grida “Allah akbar” – Dio è più grande – ma si scambiano sguardi solidali alla ricerca di altre soluzioni.
“Allah akbar lo dici contro il dittatore, per dargli il segno che sei contro di lui. La religione quando si mischia con la politica perde la sua sacralità. La religione dice di essere buono, di non far male agli altri…”. La libertà in Iran è nelle feste private e raccontano di milioni di persone scontente. Il danno economico di anni governo di Ahmadinejad è pari a quello dato dalla guerra Iran – Iraq. “Nel passato la frutta iraniana era famosa per la sua qualità. Adesso nei mercati il 90% è frutta straniera”. Il governo tende ad arricchirsi, alle spalle dei lavoratori. “Se tu parti dalla frutta immagina cosa stanno facendo del resto!”.
La comunità internazionale è stata troppo timida nell’opporsi, ma l’Iran possiede troppo petrolio e soldi, per questa ragione da cent’anni è alla ricerca di democrazia e libertà senza trovarle.
Ma in Iran spiega B, pensando a Persepolis della Satrapi, “il nero c’è, ma non è tutto così nero come nel film”. In città si può conoscere l’Iran anche grazie Pasargard, associazione culturale, nata con lo scopo di avvicinare la cultura persiana ai genovesi e di aiutare gli studenti provenienti dall’Iran. A programma iniziative in occasione delle feste di Ialda – in dicembre la notte più lunga dell’anno – e di Chahar Shanbeh suri – la festa del fuoco, l’ultimo martedì dell’anno e anche per Nouruz – festa di primavera. I colori velati dell’Iran passano anche da qui.
(Giovanna Profumo)

Posted by Eleana at 13:58 | Comments (0)

Visioni - Paure ad occhi aperti

Ho paura di aver paura, del coraggio che mi servirà per vincerla. Ho paura che nella mia città (Genova), che nel mio paese (Italia), giovani diversi abbiano diverse opportunità. Ho paura che le figlie ed i figli degli immigrati non potendo studiare continuino a fare i lavori dei loro genitori: colf, operai edili, ecc.
Ho paura di chi ha paura degli immigrati.
Ho paura per Obama, perché nel suo discorso del Cairo ha rivendicato le radici islamiche degli Stati Uniti d’America. Le radici islamiche in Europa sono almeno 100 volte più forti di quelle in USA ma nessun governante europeo le rivendica.
Ho paura per lui perché è orgoglioso di aver 1200 moschee nel suo paese, perché vuole fare finalmente la pace in Medio Oriente e dare uno stato ai palestinesi.


Ho sempre avuto simpatie per persone e cose americane ma mai prima d’ora per un’amministrazione USA. Ho paura di quelli che hanno paura dei neri, dei musulmani, degli ebrei.
Ho Paura di chi dice che il diavolo è donna.
Ho paura per Franceschini, non solo perché è simpatico ma anche perche ha detto in piena campagna elettorale che è contro i respingimenti degli immigrati e che non è disposto a mollare i propri valori in cambio di qualche voto. Ho paura che non riesca a rimanere segretario del PD. Ho paura che le sinistre, tutte, non riescano ad unirsi, che non riescano ad abbandonare, per sempre, la brutta abitudine di litigare di più con chi ha ideali, valori ed idee più vicini. Ho paura di quelli che dicono che satana è comunista.
Ho paura che si continui a non fare niente per l’integrazione dei migranti, che ogni comunità continui a vivere nel suo luogo separato. Ho paura che un laico ed una donna emancipata musulmani non trovino posto in nessuno di questi luoghi. Ho paura che è proprio per questo che le elezioni le vincono gli altri. Ho paura che ci si abitui al fatto che il 10% della popolazione di una città non abbia il diritto di votare il proprio sindaco (vedi Prato). Ho paura che qualcuno abbia dimenticato l’ABC della democrazia, forse è lo stesso che voleva esportarla con la violenza della guerra. Ho paura di chi ha paura degli zingari. Ho paura che Ibra lasci l’Inter, che Moggi non lasci il calcio.
Ho paura di smettere di sognare ad occhi aperti un mondo migliore e persone migliori. Ho paura di smettere di dubitare delle mie ragioni. Ho paura di quelli che non hanno mai paura, di quelli che non vincono mai le loro paure, ma con le loro paure fanno vincere politici, imprenditori della paura, che mirano solo a conservare il loro potere, incapaci di migliorare niente.
(Saleh Zaghloul)

Posted by Eleana at 13:56 | Comments (0)

Migranti - 1998, quando c'era la speranza

Autunno 1998. Al centro Civico di Cornigliano per tre settimane la mostra “Numeri Arabi” fece da cornice a rappresentazioni teatrali, musica, dibattiti: uno di questi aveva per titolo “Tra paura e normalità”.
Scorrendone la trascrizione conservata nell’Archivio del Forum Antirazzista di Genova, si incontrano gli argomenti di adesso, solo che allora c’erano lavori in corso diretti verso la speranza.
Le paure “degli” immigrati erano tante e drammatiche già allora, e l’elenco che ne fu fatto resta una buona descrizione della condizione immigrata in tutti i tempi, ma si poteva anche dire: “Dal 1990 ad oggi si sono moltiplicate anche le situazioni normali per un numero crescente di immigrati…”.
C’era un confronto aperto e costante tra la rete delle associazioni e la amministrazione comunale. C’era ancora la speranza di far cogliere alla politica, alla sinistra, l’immensa scommessa politica che Genova poteva giocarsi sulla immigrazione.


Si sottolineava l’intreccio strettissimo “tra immigrazione e politica culturale, assetto urbanistico, politica della casa, politiche del lavoro, politiche sociali e socio-sanitarie” e si chiedeva agli assessori della giunta Pericu presenti al dibattito “una unificazione di tutti gli ambiti di competenza e la attribuzione di una precisa e forte responsabilità sull’insieme di queste questioni ad un assessore con pienezza di mandato, e con una adeguata struttura di supporto”.
La delega alla immigrazione doveva essere “politica”: questo era il terreno aperto dalla precedente giunta Sansa. Già si faceva strada la delusione (“Questa amministrazione comunale è latitante. Pare che adesso mettano il problema della immigrazione nel calderone dei servizi sociali… siamo andati indietro rispetto alla amministrazione precedente”), ma non era tramontata la speranza che Genova sapesse coniugare “la politica sulla immigrazione col ruolo e le opportunità di Genova nell’ambito delle politiche comunitarie e internazionali”, che sapesse mettere insieme “la costruzione di un più alto livello di convivenza con la costruzione di opportunità per il suo futuro”. Ma questa strada non è stata percorsa.
Il terreno di consenso o indifferenza che ha permesso il decreto sicurezza è stato preparato anche dagli innumerevoli atti mancati della sinistra. Qui a Genova, ed altrove.
(Paola Pierantoni)

Posted by Eleana at 13:54 | Comments (0)

Informazione - L'apertura di un nuovo sguardo

“MediAttori” è un progetto finanziato dal Ministero del Lavoro che si concluderà il 31 maggio 2010. Capofila l’associazione COSPE (www.cospe.org), scopo quello di stendere una mappa dei cittadini immigrati di prima e seconda generazione che operano nel settore della comunicazione, di creare tra loro una rete, di favorirne la collaborazione con i mezzi di informazione a larga diffusione (a partire da Internazionale), e di valorizzarne le competenze giornalistiche per “accreditarli come portatori di nuove prospettive sull’Italia Multiculturale”.
I territori coinvolti dal progetto del COSPE sono Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Piemonte, Puglia, Toscana.

Gli altri partners sono: Di mondi; Etnoblog (www.etnoblog.org) ; G2 – Seconde Generazioni (www.secondegerazioni.it); Piemondo; Osservatorio Sud (www.osservatoriosud.org); Provincia di Bari; Comuni di Firenze e Torino; Internazionale (www.internazionale.it) Il 26 giugno a Genova si è svolto uno degli incontri, ed OLI è stata invitata a partecipare.
Le persone che hanno partecipato erano cittadini immigrati, o italiani di origine straniera, che avevano all’attivo esperienze – alcune professionali, altre più artigianali – nel campo della informazione. Tra di loro vi era chi aveva uno specifico interesse a vedersi formalmente riconosciuta la qualifica professionale e ad accedere all’Ordine dei Giornalisti.
Per altri lo scopo era quello di creare o consolidare per le loro comunità spazi di espressione su carta stampata, o su internet, o tramite trasmissioni radiofoniche.
La speranza generata dall’incontro è che possa favorire l’apertura di un nuovo sguardo su di noi, sulla nostra città.
Lo sguardo utile per capire cosa stiamo facendo, in che direzione stiamo andando, passa attraverso gli occhi di quelli che finora sono stati solo oggetto della informazione.
Nel corso dell’incontro si è fatto riferimento a due ricerche di Andrea Macciò nel territorio ligure: la loro lettura permette di decodificare i messaggi veicolati dai media e di capire come viene prodotto l’aumento della paura pubblica: uso di generalizzazioni improprie; schiacciamento della rappresentazione dei migranti sulla cronaca nera e giudiziaria; l’idea della massa “indifferenziata” degli “stranieri” composta da immigrati, rifugiati e richiedenti asilo, figli d’immigrati, giovani nati in Italia; invisibilità delle istanze sociali, personali, culturali delle “seconde generazioni” a cui viene data parola solo in qualità di vittime di particolari tipi di reato o come componenti delle cosiddette “bande”; la tendenza a far parlare attori “istituzionali” che riduce la possibilità che giovani figli/e di persone immigrate abbiano voce in capitolo. Ecco i titoli e i link delle ricerche:
“La rappresentazione dei migranti e della società multiculturale nei media genovesi”, 2008 (www.mmc2000.net/docs/57Rapporto_Circolo_studio_rappresentazione_migranti_media_genovesi) monitoraggio svolto dal 21 al 30 gennaio 2008 delle sezioni locali di cinque quotidiani (Il Secolo XIX ed. Genova e Levante, Il Corriere Mercantile ed. Genova e Levante, La Repubblica ed. Genova, City, Metro, Leggo, i telegiornali regionali di Primocanale, Telegenova, Raitre; il giornale radio delle 19 di Radio Babboleo. “L’immagine delle seconde generazioni nei media genovesi, 2009” http://www.mmc2000.net/docs/67Iimmagine_delle_seconde_generazioni_nei_media_genovesi monitoraggio svolto dal 20 al 29 Ottobre 2009, sulle stesse testate (esclusi i quotidiani gratuiti).
(Paola Pierantoni)

Posted by Eleana at 13:49 | Comments (0)

Città - Le melanzane della Marta

Dalle pagine dei quotidiani della settimana scorsa si affaccia sorridente la faccia della mia sindaco che, zappa in mano, invita Michelle Obama a prendere lezioni di orticultura da lei. Ha un aspetto più gioviale e quotidiano della first lady del presidente più importante del mondo ma questo non mi esime dal provare una immediata paura. Prima di tutto perché già l'anno scorso abbiamo passato settimane nel consigliarle, attraverso radio e quotidiani, come utilizzare il suo abbondante raccolto di melanzane. E i 'tormentoni' estivi sono simpatici, ma per due estati di seguito diventano ripetitivi. Che si passi per lo meno alle zucchine.


Ma ho paura anche perché mostra di crederci, quando aggiunge che il prossimo incarico di non so quale assessore sarà quello di 'mappare' il verde in città per vedere com'è utilizzato. Ho paura che mi suggerisca che -in tempi di crisi- il mio dovere civico sia quello di trarre un qualche vantaggio economico dal mio spazio verde familiare. Perché io ce l'ho del verde (lo condivido in realtà con numerosi e distruttivi cinghiali) e se l'assessore venisse qui salterebbe sicuramente fuori che sono una cattiva cittadina.
Prima di tutto perché sono meno mattiniera della prima donna cittadina, mi alzo solo per le sei e mezzo, ma la prima ora della giornata è destinata a nutrire, lavare, vestire e preparare i figli per la scuola. E me per l'ufficio. Quando torniamo a casa per le sette di sera il pargolame di cui sopra ha delle necessità che non sempre possono essere espletate fra zucchine, broccoletti e cavolfiori. Bisogna preparare la cena, controllare i compiti, pulire la casa. Se poi innaffio il mio orto vengo accusata da qualche mio vicino di 'disperder acqua inutilmente' e – effettivamente - nelle caldi e afose estati, ogni tanto ordinanze comunali mi vietano di innaffiare le verdure.
Quando passo il decespugliatore il sabato pomeriggio il mio vicino infermiere che fa i turni si lamenta che non riesce a dormire. Devo potare gli alberi e tener bassa l'erba, per scongiurare il pericolo incendi nella periferia genovese. Però una volta che li ho potati non li posso bruciare, perché nel territorio comunale è vietato e si rischiano salate multe. Ho anche chiamato l'AMIU per chiedergli cosa ne dovevo fare, mi han detto che se li sminuzzo finemente e li metto in sacchetti posso riempire fino a un terzo i cassonetti della mia zona. Ho chiesto a mio marito di sminuzzare finemente tre enormi tronchi di ulivo che abbiamo potato e lui mi ha guardato prima me, poi la grattugia che usiamo per il parmigiano, con perplessità via via crescente.
Insomma, niente di personale contro le melanzane, ma oggi per una famiglia in cui tutti lavorano o studiano, coltivarle è diventato un lusso. E' meglio lasciarlo fare a chi, per mestiere, lo sa fare e ne ha il tempo. Alle first lady e ai sindaci, appunto.
(Maria Cecilia Averame)

Posted by Eleana at 13:46 | Comments (0)

Informazione - La regia della paura

Informazione Su Repubblica del 5 luglio Ilvo Diamanti scrive “…oggi il premier si è trasformato nell’Authority della Paura. Che stabilisce quando sia legittimo oppure no: avere Paura. Sentimento incoraggiato quando ne sono bersaglio gli immigrati… ma quando i problemi coinvolgono l’economia e il lavoro, le ragioni dei fatti passano dalla parte del torto” Esercizio: in quali contesti si addensa la parola “paura” sulla stampa cittadina? Da una breve ma sistematica indagine dei giorni appena passati (dal 1 al 6 luglio) ne emergono tre: Primo, gli immigrati. Con una novità: alla paura dell’italiano per il minaccioso migrante, dopo il decreto sicurezza si è aggiunta quella del migrante per il minaccioso italiano. Così ora tutti hanno paura di tutti.

Secondo, i treni. C’è voluta una catastrofe per farla emergere. Che si tratti di disastro ambientale o di incidente sul lavoro, la catastrofe (molti morti in ambiente scenografico) è assolutamente indispensabile: in assenza, nessuno va a fare domande, a guardare binari consumati, norme di sicurezza ignorate. Questa è una paura che alla lunga può recar noie, ma (lo dice l’esperienza) basta aspettare un tempo ragionevole e tutto si quieta. Terzo, le donne. Questo è un classico, un evergreen che non ci viene mai a mancare. Va molto bene se c’è di mezzo uno straniero. Altrimenti è una notizia di sfondo, di semplice routine. Domani chissà, i contesti possono cambiare. Ma si può star certi che non verrà a mancare una attenta regia, che soffierà dove serve, soffocherà dove è necessario, lascerà correre dove è indifferente. Sarebbe bene non distrarsi, perché i registi della paura ci portano dove nemmeno loro sanno: “Per fare efficacemente paura bisogna aver paura, e chi ha paura non ha il pieno controllo della situazione” (Luisa Accati, “Il mostro e la bella” Raffaello Cortina Editore).
(Paola Pierantoni)

Posted by Eleana at 13:43 | Comments (0)

Badanti - La carità pelosa della regolarizzazione

Cos’è questa divisione dei migranti in una parte femminile innocente ed una parte maschile pericolosa? Da una parte le badanti da regolarizzare e dall’altra i temibili operai edili, metalmeccanici, agricoli ecc. da escludere.
Quale logica c’è dietro a questa divisione degli esclusi che pare condivisa dalla parte consistente della politica e dell’informazione?

C’è il vecchio/nuovo maschilismo secondo il quale alla inferiorità delle donne corrispondono meno opportunità ma anche minore responsabilità penale.
Le stesse donne immigrate sono divise tra badanti e altre lavoratrici che non saranno regolarizzate: nostalgia di un passato dove “andare a servizio” era l’unico lavoro che potevano sperare le ragazze del popolo. Cos’è poi questo silenzio del mondo delle imprese? E’ mai possibile che le vecchiette italiane abbiano la voce più alta di quella di Confindustria?
La regolarizzazione deve riguardare tutte le persone che lavorano e tutti i settori lavorativi.
Intervenire oggi contro la logica della carità pelosa per le “badanti” immigrate è molto più efficace che in occasione dell’8 marzo: democratici e laici sono invitati a prendere posizione.
(Saleh Zaghloul)

Posted by Eleana at 13:39 | Comments (0)

Lettere - Parliamone

Parliamone
Caro Dott. Petruzzelli, parliamone di persona, anche pubblicamente, e non attraverso lettere che, non potendo essere lunghe come dovrebbero, banalizzano inevitabilmente i concetti. Cordiali Saluti
(Francesco Scidone)

Posted by Eleana at 13:38 | Comments (0)

Lettere - Diritti e doveri sul web

Leggo l'articolo Internet - Dal 1948 una legge per il web (m.c.a.) sul numero 232 di OLI. Mi trovo solo parzialmente concorde con MCA sulla questione dell'obbligo di pubblicazione. L'ipotesi di Tizio e Caio che litigano sul blog di MCA è una situazione classica, auspicabile in democrazia. Meno classico, ma possibile, che uno dei due sia stato "bannato", bloccato o nascosto per impedirgli di rispondere. E' il caso dei giornali, che non intendono sobbarcarsi la responsabilità di alcuni contenuti e si permettono di "astericizzarli". In questo caso l'obbligo di pubblicazione manleva l'editore e il direttore responsabile di testata. Certo non è facile distinguere tra blog, testata giornalistica, OLI, giornali virtuali e Giornalino di Gianburrasca sul web, quindi formulare una legge che permetta di distinguere è complesso.

La parola "sito informatico" denota in effetti una completa ignoranza in materia, anche se in effetti oggi non esiste una classificazione legale del tipo di contenuti che possono essere pubblicati sul web e quindi una nomenclatura necessaria a scriver e leggi "applicabili". Se pensiamo che fino al 1990 non esisteva in Italia una definizione di Piccola, Media e Grande Industria, figuriamoci questo.
Indubbiamente anche il termine perentorio delle 48 ore, senza indicare da quando parte il conteggio, probabilmente dalla ricezione di una raccomandata cartacea perché la notifica di lettura di una email non ha valore legale, lascia un alone di incertezza.
Una cosa fatta male per cercare di risolvere un problema reale: ecco, normale, l'Italia di oggi.
(Stefano De Pietro)

Posted by Eleana at 13:36 | Comments (0)