28 Ottobre 2009

Versante Ligure


L’OPPIO DEI TITOLI

Nessuno scuse accampi
dibattito divampi
di altro non si stampi
con resoconti ampi:
non lodo Alfano e Giampi
ma “Vuoi tu il campo a Campi?”.




  Enzo Costa  
  email: enzo@enzocosta.net;  http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
  Illustrazione di Aglaja  
  email: aglaja@fastwebnet.it;  http://proveaglaja.blogspot.com

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Le vacanze sono finite

La causa delle lunghe vacanze di OLI non è stata l’interminabile estate del riscaldamento globale, ma la necessità di ripensare a questa newsletter e alla possibilità di un suo futuro.
OLI è nata nel 2003 nella “stagione dei movimenti” con l’obiettivo di contrastare l’omologazione del sistema informativo.
A questo obiettivo abbiamo risposto solo parzialmente. Di fatto nella newsletter sono diventati prevalenti sguardi e commenti sulla realtà locale: episodi, dettagli, che i componenti della redazione ed alcuni collaboratori – per una soggettiva sensibilità – ritenevano politicamente significativi.

E’ utile avere in città una newsletter che offra questo tipo di sguardo? Noi pensiamo che possa esserlo: dai frammenti di realtà che ci passano accanto, dal confronto tra questa realtà e quella che viene descritta sui mezzi di informazione, dalle voci deboli che non raggiungono il sistema informativo, si possono raccogliere indizi che aiutano a leggere ed interpretare i fatti politici e sociali.
C’è una domanda: fino a che punto è possibile, partendo da questi frammenti, riuscire ad accendere una luce su quel che avviene nei piani alti, nei luoghi espliciti ed impliciti in cui vengono prese le decisioni che definiscono i destini della città?
Fatti salvi i nostri limiti, questo dipende anche dalla disponibilità di questa città a raccontarsi, a compiere il passo che trasforma una confidenza informale, uno sfogo tra amici, in una narrazione.
Nel corso di questa pausa di riflessione la redazione di OLI si è in parte modificata.

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Cornigliano 2009 - Sole a Riva

C’è un sole che è una meraviglia a Cornigliano venerdì 16 ottobre. Risplende su container, capannoni, aeroporto. E’ un incanto. Sembra quasi che Riva l’abbia ordinato a Dio per fare bella figura nel giorno dell’inaugurazione dei nuovi impianti. Autorità, fotografi, giornalisti e sindacato si salutano ossequiosi ed anche i nastri, che verranno tagliati per il nuovo corso, scintillano tricolori tra coni di luce.

A quattro anni e tre mesi dalla firma dell’Accordo, tutti dichiarano che quanto fatto è nel quadro del rispetto delle intenzioni e che, infine, una città che rinuncia alla sua vocazione industriale sarebbe una città distante dalla realtà, diventerebbe una città inconsapevole.

Benedice il Cardinal Bagnasco, parla Daniele Riva poi Vincenzi, Repetto e Burlando. Le frasi escono frammentate da un impianto acustico inadeguato all’evento. Ma la voce unanime della politica risulta nitida, fiduciosa nel futuro.

Il sindacato, per quest’evento, non è invitato a parlare. Di certo una mancanza nei confronti di chi è stato, in questi anni, un soggetto determinante.

Dietro tutti i presenti, l’impianto pulsa immerso in un capannone enorme che soffia rotoli zincati di varie dimensioni, splendenti solo come può splendere il prodotto finito. Sole a parte.

Non ci sono dubbi, l’impianto è lì, concreto come la produzione può esserlo. Nonostante la crisi.

Emilio Riva, ultraottantenne, ha dovuto cedere la parola al figlio Daniele. Il padre è afono. Ma energico e ospitale con le autorità. Lo abita un vigore d’altri tempi: accoglie, accompagna e saluta. Alcuni rispettosamente lo chiamano “il vecchio” e paventano la sua dipartita. Ma non sanno che lui è fatto della stessa pasta di mamma Rose dei Kennedy. Va guardata negli occhi questa energia e chissà che, in futuro, la scienza non sia in grado di decifrarne il codice, per regalarne un po’ alla politica. E’ la stessa energia che c’è nello sguardo di Angelo Bagnasco che, sotto il cappello rosso da cardinale, scannerizza la realtà implacabilmente e la attira a sé.

A giochi fatti è impossibile porre domande. L’evento non le prevede. Non è a programma tantomeno chiedersi a quante persone darà lavoro l’impianto, cosa ci sarà dopo, a crisi finita, e perché gli uffici, ridotti all’osso, fisicamente incollati al nuovo complesso produttivo, abbiano subito la cancellazione di commerciale e acquisti, trasferiti a Milano. La truffa, venti milioni di euro di perdita per il gruppo Riva - che coinvolge la sede di Milano e gli uffici di Taranto - non arriva sino a Genova. Prende rotte diverse.
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=274969&IDCategoria=11
Forse Emilio Riva è afono anche per questo. Forse trasferire le competenze degli acquisti a Milano, collocando in cigs molti degli addetti della vecchia ILVA di stato, è un prezzo da pagare.
(Giovanna Profumo)

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Carceri - "Strategia della paura” anche su Repubblica?

"L'indulto nascosto: in arrivo 24 nuovi penitenziari" annuncia il titolo di un articolo pubblicato su La Repubblica il 15 ottobre 2009. Le prime due parole nel titolo appaiono quasi un richiamo alla paura: insomma, con il 'piano carceri' stanno per dare il via ad un nuovo indulto e nemmeno ce lo fanno sapere, addirittura nell'articolo si parla di 21 mila detenuti liberi per le strade delle nostre città.

In realtà il provvedimento prevede (anzi, prevedrebbe, visto che all'annuncio non è seguita alcuna azione) la detenzione domiciliare per i detenuti con una pena residua inferiore ai dodici mesi. Detenzione domiciliare che, oltre a non aver nulla a che fare con la denominazione di 'indulto', è già attualmente prevista, in altri casi, come misura alternativa alla carcerazione, e il cui uso è spesso auspicato non solo per risolvere il costante problema di affollamento, quanto per poter affrontare problemi relativi al reinserimento del reo nella vita sociale.

Parlare di 'indulto nascosto' significa giocare con nuovi timori e vecchie paure, quelle paure di cui non si ha certamente bisogno per affrontare seriamente l' 'emergenza carcere' che, ricordiamo, è l'emergenza quotidiana che si sta vivendo dentro gli istituti penitenziari.
Per saperne di più:
http://www.innocentievasioni.net/index.php?option=com_content&view=article&id=537:un-indulto-mascherato-e-perche-no-ma-ci-vuole-altro&catid=54:editoriale
(Maria Cecilia Averame)

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Lobbies - Il sequestro dei sentieri

Una splendida domenica di Ottobre sull’alta via dei monti liguri, cielo limpido, animo allegro e disteso. Ma ecco il cartello: sul sentiero è in atto una battuta di caccia al cinghiale. E allora? Che deve fare l’escursionista? Tornarsene indietro, o proseguire “stando attento”? Ma attento a che? L’animo si increspa in un lieve malumore, ma il sentiero non è dichiarato “inagibile”, e allora si prosegue. Dopo una mezz’oretta ci siamo: in corrispondenza di un passo ecco la “squadra”: una decina di cacciatori con splendenti giacche arancioni ad alta visibilità (Ahi! L’escursionista non ci ha pensato! Indossa pantaloni verde scuro ed una t-shirt nera; si rammarica, l’imprudente, ma che farci ormai?) sono distribuiti a lato del sentiero, ad una quindicina di metri l’uno dall’altro, coi fucili imbracciati.

Dal fondo valle si sentono i cani, stanno stanando gli animali, e gli armati li attendono al passo. L’increspatura dell’animo si accentua, la scena evoca spiacevoli immagini di rastrellamenti militari, e si affaccia una lieve inquietudine, subito ricacciata indietro, però: sono in tanti appunto per impedire che bestie ferite e spaventate possano finire sul sentiero. Ma ecco che, poco dopo, ai segnavia della F.I.E. si affiancano macchie di sangue fresco che si susseguono una dopo l’altra, marchiando il sentiero. L’animo si annuvola definitivamente. La vaga inquietudine si trasforma in più concreta preoccupazione: è passata da poco una bestia ferita e l’escursionista non ha nessuna voglia di vedersela con lei. Ma di un’altra cosa non trascurabile l’escursionista non ha alcun desiderio, e cioè doversi obbligatoriamente confrontare con la sofferenza e con la morte. Ormai gli gira nel cervello l’immagine di una bestia spaventata e sofferente, e questo – non può farci niente – gli provoca tristezza e pena. Dopo qualche centinaio di metri eccolo il cinghiale, morto, un piccolo cinghiale di pochi mesi. L’escursionista si compiace di vedere la bestia già morta e non agonizzante.

Più avanti, mentre attraversa una boscaglia, quattro cinque colpi di fucile molto forti e vicini lo spingono a “fare voci”, come direbbe Camilleri, per segnalare la sua natura umana e non ferina. Poi finalmente la zona della battuta termina, e l’ultima ora passa nel silenzio, inerpicandosi sul monte.

Al ritorno maschie voci entusiaste: la caccia è finita. Le bestie morte vengono trascinate a fondo valle. Si incrociano altri gitanti col cuore annuvolato, scambi di commenti e reciproca solidarietà.

Detto che i cinghiali sono troppi (le responsabilità?) e che occorre limitarne il numero (solo con la caccia?) il sequestro (legalizzato) dei sentieri alla domenica è un abuso. Se controllare il numero dei cinghiali è una necessità, allora è un “lavoro” da fare in giorno feriale, con tutte le norme di sicurezza, in primis interdicendo l’accesso ai sentieri: i cartelli che avvisano delle battute in corso sono di una ipocrisia irritante.
Domanda a Regione e Province: perché non provate a fare una “cosa di sinistra” dando ascolto al silenzioso ma numeroso, e variegato per sesso ed età, popolo dei camminatori, piuttosto che alla lobby dei cacciatori e dei commercianti di articoli di caccia?
(Paola Pierantoni)

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Città - Shangai addio

C’era una volta Shangai.

Non la popolosissima Shanghai (con l’h) affacciata sul Mar Cinese Orientale. “Perla, regina, Parigi d’oriente” che gode d’ottima salute.

Stiamo parlando dell’affollata Shangai (senz’h) che un tempo s’affacciava sul Mediterraneo tra via Gramsci e via Prè, morta dopo lunga agonia.

Era nata nel secondo dopoguerra, spontaneo mercatino in piazza Sant’Elena dove si poteva trovar di tutto, nuovo e usato, dall’America e dal resto del globo, tra il lecito e l’illecito.

Caotico labirinto di bancarelle e tendoni. Ci si muoveva sgomitando negli angusti passaggi ombrosi, facendosi strada tra giacche militari, jeans e borsoni appesi che ti sbattevano in faccia a far da quinte di un teatro dove tutti s’era protagonisti. Paccottiglia e souvenirs, occhiali da sole, binocoli e macchine fotografiche, cose utili e stranezze. Odori forti. Si incontravan pure riviste e filmini porno per tutti i gusti, scatole di gondoni, bambole gonfiabili e altro per soddisfar proibite voglie. Truffatori erano in agguato e di tanto in tanto qualche individuo si accostava losco a proporre donne, o stecche di sigarette, o pistole, o bombe a mano…

Ora tutto è cambiato. Nessuno rimpiange gli imbrogli e gli eccessi, ma sono in molti ad esprimere forte disappunto per come è stato ridotto il mercatino.

Anni fa, per impiantare uno dei cantieri di recupero della zona, le bancarelle erano state rimosse e trasferite poco lontano in piazza dello Scalo, collocate alla bell’e meglio in provvisori containers. Un insieme squallido, ma sopportabile nel suo essere temporaneo.
Lo scorso 16 maggio la sindaco Vincenzi ha inaugurato la sistemazione definitiva nella stessa piazza. “Un altro pezzo di Genova torna a vivere”, disse compiaciuta. In realtà non è tornato a vivere un bel niente, ma è nato qualcosa di affatto diverso rispetto al passato: un piccolo centro commerciale, costituito da decorosi chioschi analoghi a tanti altri sorti ultimamente in città, ordinatamente distribuiti in quello che più che una piazza è uno slargo di via Gramsci, ripavimentato e dotato per fortuna di un servizio igienico pubblico.
Un complesso più razionale e maggiormente confortevole per gli esercenti, ma nella sua omologazione ha perso gran parte della sua capacità di attrazione e tutta la magia.
Ora ci si passa come alla Fiumara o all’Outlet di Serravalle, belli senz’anima (e forse neppur tanto belli).

Il vecchio Shangai era affascinante anche nel disordine del suo essere baraccato, che in questo caso non era aspetto negativo, ma componente fondamentale della sua identità ormai testimoniata solo da fotografie esposte in una vetrina, un po’ come le immagini dei defunti che si mettono sulle tombe.

Incastonato in quella piazzetta c’era il mondo, ci si andava apposta con un senso di rassicurante trasgressione. L’intitolazione alla “puttana d’oriente” (altro appellativo della metropoli cinese) trasportava con qualche brivido verso altri orizzonti senza muoversi da casa; fors’anche ci si sentiva inconsciamente con Marlene Dietrich sullo Shanghai Express, o con La signora di Shanghai insieme a Rita Hayworth e a Orson Welles…

Un altro pezzo di Genova, con le sue atmosfere impalpabili e delicatissimi equilibri (di cui sarebbe indispensabile tener conto in ogni recupero), se n’è andato per sempre.


Per saperne di più:


I commenti della sindaco Vincenzi e dell’assessore Margini all’inaugurazione:


http://www.primocanale.it/viewvideo.php?id=24595


inoltre:


http://www.mentelocale.it/societa/contenuti/index_html/id_contenuti_varint_23731


http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/08/13/genova-by-night-nei-vicoli-tra-marinai.html
(Ferdinando Bonora)

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Cultura - Cronache dal fortino delle biblioteche

La stampa ne ha parlato, il primo a dare la notizia, il 10 ottobre, è stato un quotidiano locale, Il Gazzettino (http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=76217: il sindaco di Musile di Piave, in provincia di Venezia, è riuscito a far breccia nel fortino delle biblioteche italiane con la decisione di cancellare dalla biblioteca comunale gli abbonamenti ai presunti quotidiani “politicizzati”. Motivazione bipartisan, come vuole il prontuario del buon politico italiano dagli anni novanta ad oggi: no a Il Manifesto, no a La Padania, 1 a 1 palla al centro. Ma poi: no a La Repubblica, sì a il Corriere della Sera: l'imparzialità sembra vacillare.

Nell'elenco dei promossi entrano anche La Gazzetta dello Sport e alcuni quotidiani locali. Se si vuole azzardare un qualche criterio empirico, e non biblioteconomico, nella selezione del sindaco si può sostenere che il quotidiano diretto da De Bortoli ha un'edizione locale, il Corriere del Veneto, che potrebbe farlo annoverare tra le testate locali. Ma La Gazzetta? Forse quello che conta è il gruppo editoriale di provenienza (RCS MediaGroup SpA), lo stesso del Corriere? O ad incoronare La Gazzetta dello Sport sono gli oltre 3.500.000 lettori?
Il problema è altro rispetto alla diatriba delle etichette destra e sinistra sui giornali italiani. Gli stessi bibliotecari italiani, abituati a contestualizzare le particolarità ed armonizzare le differenze dei patrimoni librari e informativi, hanno collocato la discussione su un piano più ampio.
L'IFLA (International Federation of Library Associations and Institutions), nel suo convegno annuale, ospitato quest'anno a Milano, ha individuato insieme all'UNESCO nel Manifesto sulle Biblioteche Pubbliche (http://archive.ifla.org/VII/s8/unesco/ital.htm) il ruolo essenziale della biblioteca per la crescita della democrazia grazie al libero accesso “senza distinzione di età, razza, sesso, religione, nazionalità, lingua o condizione sociale” al sapere e all'informazione, tramite raccolte e servizi che “non devono essere soggetti ad alcun tipo di censura ideologica, politica o religiosa, né a pressioni commerciali”.
La risposta all'iniziativa del sindaco di Musile è arrivata con una lettera del prof. Mauro Guerrini (http://www.aib.it/aib/cen/stampa/c0910a.htm) presidente dell'Associazione Italiana Biblioteche. Le sue parole misurate, puntuali e sobrie, hanno riportato l'attenzione del destinatario proprio ai principi del documento IFLA-UNESCO. Attendiamo risposta.
Si legge ancora sul Manifesto che i governi nazionali e le istituzioni locali dovrebbero incoraggiare e sostenere le biblioteche pubbliche in questa loro missione socio-culturale. Sfortunatamente le biblioteche italiane versano ormai da diversi anni in una situazione critica. Vessati da continue riduzioni di bilancio, carenze di personale aggravate dai lavoratori con contratti a termine non rinnovati nel corso del 2008/2009 e 150oristi sempre più sparuti, i bibliotecari italiani rischiano di fare la fine del panda. Speriamo che questo baluardo di democrazia non sia in via di estinzione. Segnaliamo la pagina web http://www.ifla.org/en/about-faife, relativa al FAIFE gruppo di lavoro IFLA preposto alla difesa e promozione dell'articolo 19 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo "Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.” (http://www.ohchr.org/EN/UDHR/Pages/Language.aspx?LangID=itn)
(Alisia Poggio)

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Migranti - Quando il governo ci ripensa

Il decreto sicurezza entrato in vigore ad agosto, prevede per i migranti l’obbligo di esibizione del permesso di soggiorno per gli atti di stato civile, ma la circolare del Ministero dell’interno n. 19 del 07 agosto 2009 chiarisce che “Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita - dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell'interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto”.

C’è stato quindi un ripensamento da parte del governo. Il decreto sicurezza del resto è stato approvato con il voto di fiducia, altrimenti non sarebbe passato: sui provvedimenti riguardanti l’immigrazione infatti ci sono contraddizioni all’interno della stessa maggioranza governativa. Vedi, ad esempio, le posizioni del presidente della Camera (diritto di voto amministrativo e cittadinanza per i figli degli immigrati nati in Italia) ed il duro attacco che lo stesso ha subito da un’altra parte della maggioranza. Inoltre, durante l’iter parlamentare del decreto sicurezza il governo è stato battuto più volte prima del ricorso al voto di fiducia, e durante il voto di fiducia il governo ha dovuto accogliere numerosi ordini del giorno presentati da parlamentari della stessa maggioranza che modificavano i contenuti del decreto. Uno di questi ordini del giorno riguardava proprio le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento dei figli, e chiedeva la loro esclusione dall’esibizione dei documenti di soggiorno.
Il rapporto quotidiano con le persone mi fa avanzare una ipotesi: su immigrazione e razzismo i cittadini italiani sono più avanti dei politici, la maggior parte è favorevole alla presenza, al lavoro, ai diritti degli immigrati. Il rilievo crescente che hanno le posizioni xenofobe della Lega derivano dal ruolo determinante che questa forza politica ha per la tenuta della maggioranza governativa, ma questa fase politica anomala prima o poi passerà e il peso delle forze xenofobe tornerà nei limiti delle vere dimensioni di un consenso popolare comunque minoritario. Troppo ottimista?
(Saleh Zaghloul)

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Spiagge - Ombrelloni comunisti

Quest’anno un’isola dell’Egeo (si chiama Ikaria) ha riservato una sorpresa ai suoi visitatori abituali. Detto che le spiagge da quelle parti sono comunque libere e che ognuno si può mettere dove vuole, fino all’anno scorso sull’arenile c’erano quelle che lì vengono chiamate “cantine”: in sostanza bar su pedane di legno, con tavolini, sedie, bevande, cibo, affitto di lettini e ombrelloni, e musica che da lì inondava un tratto di spiaggia.

Quest’anno le amministrazioni comunali dell’isola (tutte molto comuniste) le hanno cacciate dalla spiaggia e confinate sulla strada carrozzabile. La spiaggia, ti spiegano, è di tutti. Non è giusto che dei privati ne occupino una parte, e che la invadano con la musica.
Nelle spiagge più grandi gli ombrelloni in affitto sono restati, ma solo in una zona. Altrove sono comparsi degli ombrelloni bianchi e blu accompagnati da un cartello: “questi sono ombrelloni messi gratuitamente a disposizione dal comune. Si prega di richiuderli dopo l’uso”. Nelle spiagge più piccole ci sono solo gli ombrelloni comunal/comunisti. In ogni spiaggia una cabina e una doccia, a disposizione di tutti.

Una bella idea per i nostri amministratori, non vi pare?
(Paola Pierantoni)

Posted by Admin at 00:46 | Comments (0)

Parole degli occhi - Cornigliano 1953

Inizia da oggi la collaborazione di Giorgio Bergami, il fotografo genovese, che da quasi 60 anni documenta la vita sociale, le trasformazioni urbanistiche, la vita quotidiana della nostra città, costruendone la memoria storica.

Cornigliano 1953




© foto: Giorgio Bergami

17 maggio 1953: una visita del Touring Club Italiano ai nuovi impianti della società “Cornigliano SpA”. La società “Cornigliano SpA” nasceva il 9 ottobre 1951, il primo altoforno fu acceso la mattina del 15 marzo 1953. Il 2 giugno 1953 venne effettuata la prima colata del forno Martin n.1

Posted by Admin at 00:44 | Comments (0)