28 Ottobre 2009
Versante Ligure
“Viva il contraddittorio!
Rispondo a tutto spiano
su Mills e la D’Addario
Noemi e lodo Alfano”
fa Lippi, e aggiunge serio
“però non su Cassano”.
email: enzo@enzocosta.net; http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
Illustrazione di Aglaja
email: aglaja@fastwebnet.it; http://proveaglaja.blogspot.com
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Cemento - La Liguria del piano casa e delle case vuote
Il piano casa della regione Liguria ha superato il primo esame: il 26 Ottobre la Commissione ambiente e territorio ha approvato il testo che verrà discusso il 28 Ottobre in aula. Gli emendamenti della minoranza, che avevano causato un'esplosione di critiche (ampliamento fino al 75% per le cubature ridotte, estensione dei benefici alle piccole aziende, applicabilità del piano all'interno degli enti Parco) e che sono valsi a portare il piano casa della Regione Liguria sulle prime pagine dei quotidiani, sono stati ritirati. Verranno riproposti in consiglio.
Il Fatto quotidiano (20 ottobre) titola in proposito “Cemento sul deserto” accostando la corsa all'ampliamento prospettata dal piano casa regionale al record detenuto dalla Liguria: il maggior numero di case vuote.
Se infatti nell'ultimo decennio Biasotti-Burlando, recita l'articolo, sono state costruite decine di nuovi porticcioli turistici, portando i posti barca da 14mila a 30mila (un ormeggio ogni 47 abitanti) ed un piano casa particolarmente indulgente porterà, se approvato in via definitiva, ad un attacco alle aree di pregio paesistico, la Liguria vanta il record del maggior numero di case vuote in proporzione agli abitanti, e secondo le previsioni di spopolamento, dovrebbe perdere da qui a vent'anni almeno 200mila abitanti.
Il censimento del 2001, parla di circa 31mila edifici sfitti nella sola città di Genova, metà dei quali irrecuperabili. Che il dato sia di rilevanza sociale, più che semplicemente urbanistico, si evince da due articoli differenti che raccontano di come si abita a Genova. Su Repubblica-Lavoro(29/7/09), è illustrato il tentativo del Comune di rimettere a disposizione le case vuote, grazie all'opera di un'Agenzia sociale per la casa, nata col fine di garantire un anno di affitto ai proprietari intimoriti dalla possibile morosità degli inquilini. Un altro è la storia, recente, di una vedova abusiva da una vita (Il Secolo XIX 7/10/2009), che esclusa dalle liste per l'assegnazione delle case popolari, si sposta tra le (tante) case popolari sfitte del quartiere delle lavatrici a Prà, rimettendo in sesto l'appartamento e abitandovi fino a che non viene obbligata ad andarsene ed a cercare una nuova sistemazione.
Il panorama offerto dalle notizie è quantomeno incongruo. Da una parte il piano casa prospetta aumenti di cubature, incentivi a costruire, cantieri e crescita, dall'altra il tessuto sociale sfilacciato mostra impossibilità di pagare gli affitti, proprietari sfiduciati, case vuote e collasso demografico. Gli interessi economici e le esigenze sociali non hanno nulla in comune, tranne la direzione: a rapido passo verso lo scoppio della bolla immobiliare.
(Eleana Marullo)
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Comunicazione - Marketing, politica ed amicizia nell’era internet
“Ho creato un profilo su Facebook dove posso pubblicare foto, video ed eventi e vorrei aggiungerti ai miei amici per poterli condividere con te. Prima di tutto, devi iscriverti a Facebook! Poi anche tu potrai creare il tuo profilo personale!”
Nel cuore della campagna ligure del PD questo messaggio arriva sulla mail personale e su quella dell’ufficio.
L’amicizia, dice il dizionario Garzanti è “un legame sentimentale basato su affinità di idee e reciproca stima”.
Si suppone che chi ha inviato il messaggio da facebook conosca l’interlocutore a cui lo manda, e sia animato dal sentimento di cui sopra. Nel caso specifico sappiamo che il sentimento oltre che univoco è infondato, poiché il destinatario del messaggio, “animato” nel 2002 da sincera ammirazione nei confronti del mittente, non ha mai avuto modo di conoscerlo di persona, o di condividere con lui la comune passione per l’opera. Semplicemente sapeva delle sue azioni su giornali o in TV. Ma, mai, lontanamente, avrebbe pensato di poter essere suo amico. Il destinatario seguiva la parabola politica del mittente, e vedeva sotto i suoi occhi come si fa spezzatino di un possibile leader. Pratica diffusa in molti partiti, alla quale lui, cittadino qualunque, assisteva inerme.
Tuttavia il destinatario, suo malgrado, conserva alcuni ricordi. Primo fra molti quello del Circo Massimo stracolmo di gente il 23 marzo 2002, oltre a interviste, nelle quali il mittente rappresentava il destinatario e i suoi pensieri.
Poi Bologna. Ed echi distanti, dovuti – è possibile – ad un’informazione incapace di raccontare i fatti. Comunque anni di lontananza politica, fino a quando il mittente si trasferisce a Genova, annunciando di voler essere padre a tempo pieno – che bella notizia! – poi il parlamentare europeo – ma come farà? – infine anche segretario ligure di partito – non è che sarà troppo occupato?
Il cittadino a cercare le ragioni del cambiamento del leader. Il mittente sul suo binario.
Tra i due la distanza che c’è tra politica ed elettori.
Certo facebook è un canale. Nel caso specifico di marketing politico.
Ma perché non lasciar fuori l’amicizia da queste cose?
(Giovanna Profumo)
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Infortuni - (Dis)informazione alla radio
Domenica 25 ottobre un imprenditore telefona a “Prima Pagina” (rassegna stampa di Radio3): “Sono stanco di tutta questa retorica sugli infortuni sul lavoro. Nella maggioranza dei casi sono infortuni “in itinere”, gente che si fa male andando da casa al lavoro e viceversa. Non sono altro che incidenti stradali. Inoltre c’è una responsabilità dei lavoratori, e poi anche molti datori di lavoro si infortunano”. Il conduttore della settimana, Franco Bechis, vicedirettore di Libero, risponde entusiasta: “La sua analisi è correttissima!”.
E commenta: se uno si fa male per strada che ne può il datore di lavoro? Aggiunge che della retorica sugli infortuni davvero non se ne può più, che è vano spenderci un mondo di parole, tanto i numeri sono sempre gli stessi. Come dire: inutile farla tanto lunga, le cose non sono drammatic he come sembrano, e al dunque non ci si può fare niente. Ma gli infortuni “in itinere” non sono affatto la maggioranza: sono l’11.1 % del totale, 97.201 su 874.000 (dati INAIL 2008). E la loro incidenza si è stabilizzata sul 4,2 ‰ del totale degli occupati. E non è nemmeno vero che i numeri siano sempre gli stessi. Tra il 2001 e il 2008 gli infortuni denunciati diminuiscono in termini assoluti (da 1.023.379 a 874.940), in percentuale sugli occupati ISTAT (dal 47,4 ‰ al 37,4 ‰), e diminuisce anche il numero degli infortuni mortali (da 1.546 a 1.120). Dati Inail. Solo che questi dati non raccontano una storia univoca. Difficile, anzi impossibile, senza altre analisi, capire quanto incida un reale miglioramento della sicurezza, quanto una diminuzione delle denunce legata a paura da precarietà del lavoro, e quanto una diminuzione della occupazione nei settori più a rischio. Può darsi che il giornalista Bechis nulla sappia di infortuni. In questo caso non doveva precipitarsi ad avallare le parole dell’ascoltatore solo perché gli facevano gioco. Se invece sapeva come stanno le cose, ha intenzionalmente operato a disinformare gli ascoltatori. Comunque un episodio di strumentalità e scarsa professionalità giocato su un tema serissimo e drammatico. La redazione di “Prima Pagina” farebbe bene a ristabilire la verità dei fatti. Difficile negare però che, in materia, politica e mezzi di informazione si limitino a ripetere litanie che non aiutano a capire ciò che avviene davvero. Come è difficile negare che alle responsabilità dei datori di lavoro (primarie, indiscutibili) se ne affianchino altre. Episodio: azienda ligure né grande né piccola. Avviene un infortunio abbastanza serio, per cui è d’obbligo una indagine penale che porta ad alzare tutta una serie di coperchi, e dietro a quell’episodio viene alla luce una generale situazione di insicurezza, e una lista di gravi inadempienze. Azienda non sindacalizzata? No, azienda sindacalizzata con tanto di RLS (Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza). Che, parrebbe, non aveva mai segnalato questa precaria situazione ad una ASL che, parrebbe, non ha tra le sue possibilità e/o priorità quella di una sorveglianza preventiva sul territorio. A lavorare, in quella azienda come altrove, un mix di lavoratori stabili, precari, italiani, immigrati e un bel gruppo di pensionati al nero. Alla ventura.
Per saperne di più: http://www.inail.it/Portale/appmanager/portale/desktop?_nfpb=true&_pageLabel=PAGE_STATISTICHE&nextPage=Dati_INAIL/index.jsp
http://bancadati.inail.it/prevenzionale/
(Paola Pierantoni)
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Contestazioni - E' così fragile la nostra democrazia?
Il sette ottobre 2009, poco dopo la pronuncia della sentenza sul lodo Alfano, il premier è in visita a una mostra in corso a Roma, a Palazzo Venezia. All'uscita dal palazzo alcuni cittadini non riescono a trattenere il loro mugugno e urlano alcune frasi offensive all'indirizzo del premier. Queste sei persone vengono identificate, denunciate e accompagnate al Commissariato della polizia di zona.
I giornali riportano alcune delle frasi ingiuriose, che hanno causato ai sei l'accusa di villipendio e oltraggio a carica istituzionale: "In galera, in galera, la legge è uguale per tutti", e probabilmente anche altre offese personali.
Sei singoli cittadini che esprimono a voce il loro dissenso rappresentano una così grande minaccia per la democrazia italiana?
Una curiosità: quasi tutti i quotidiani che riportano la notizia tengono a precisare che sei sarebbero addirittura “ex studenti universitari” (vedi ad esempio Il Secolo XIX: http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/Facet/print/Uuid/2be77484b3c4-11deb93e-0003bace870aLodo_Alfano_si_aggrava_lo_scontro_istituzionale_CAPlodobocciato0810.xml). Essere laureati in Italia è un fatto da segnalare con tanta attenzione?
Le leggi si rovesciano: invece che tutelare il debole cittadino da chi ha il potere, rafforzano il potere zittendo le voci di chi non può fare altro che mugugnare.
Uomo avvisato...
(Maria Cecilia Averame)
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Città - Il risseu perduto
Il chiostro è illuminato di luce soffusa, c'è molta gente nei porticati color pesca mentre nel mezzo del giardino un sacerdote dice messa con un bell' accento bergamasco: è sabato sera di un ottobre quasi estivo e penseresti di non trovarvi che pochi fedeli affezionati. Invece no, tra le colonne in bianco e nero, nel cortile della chiesa di San Francesco a Bolzaneto risuonano non solo la musica di chitarre, ma anche un po' del chiacchiericcio sommesso che si spande sotto le volte a crociera appena affrescate.
E' un giorno importante, quasi un vernissage, difatti non solo s'inaugura il restauro del chiostro, ma si scopre la statua del santo, che l'architetto responsabile ai lavori ha voluto regalare alla chiesa. Perché qui, l'atmosfera l'aveva colpito, non c'era l'aria sussiegosa dei soliti restauri, tutti partecipavano all'evento, venivano ad aiutare e a curiosare proprio come fanno ora con quella statua di Francesco troppo giovane, come mormora qualche vecchina. Insomma u na comunità. La Chiesa nei quartieri di contorno alla città, come nel centro storico, non vive un ruolo di solo comprimario, è di riferimento per gli abitanti. Tanti ragazzi, anche gli alpini convivono nel chiostro e collaborano alla sagra del quartiere. S'è visto quando dovevano rifare la pavimentazione del giardino: la piccola chiesa lì accanto, la Madonna della Neve, del tredicesimo secolo, aveva uno splendido sagrato, e tutti hanno tifato per quel tappeto di pietre, si sono interessati, hanno sollecitato fondi, pietito qua e là. Con saggezza l'aveva suggerito la Soprintendenza: perché non usarlo per il chiostro? Basta recuperarlo, si proponeva all'architetto e ai frati. Così è iniziata la trafila agli uffici comunali, finché s'è scoperto che quel pezzo di terreno era di competenza delle Ferrovie, ma costava tanto, troppo, toglierlo a lastre e donarlo a San Francesco. Quanto raccolto bastava solo per il restauro e l'Amministrazione irremovibile spiegava che non avrebbe provveduto a quel trasloco. Peccato. Ma chissà…
Quasi un anno si è atteso. Poi impresa, architetto, parrocchiani hanno desistito mentre dopo tanti tira e molla l'hanno tirato via le ferrovie conservandone, sottolineano gli uffici, addirittura il disegno in scala uno a uno, dei lenzuoli di memoria.
Che bravi. Il risseu è in custodia adesso, catalogato per benino, in tanti sacchi, si dice.
I sassetti rimarranno nei depositi comunali, suddivisi uno a uno in bianchi e neri, come pedine di dama: Persa l'occasione di ricollocarlo nei luoghi cui apparteneva, solo un'immagine nei ricordi di chi ha avuto la fortuna di vederlo, di camminarci sopra.
Ora il giardino ha il fondo di vecchi mattoni, aiuole ottagonali dall'erba soffice, ma qualcuno sospirava, ripensando a quel risseu durante la cena che ne è seguita.
(Risseu: pavimentazione a mosaico di ciottoli)
(Bianca Vergati)
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Lobbies - Cinghiali sequel
Altra domenica, altro tratto di Alta Via, stessa sequenza. All’inizio del sentiero il cartello che annuncia la battuta di caccia e invita a fare attenzione. Un po’ come se sui cartelli nei cantieri anziché “vietato l’ingresso ai non addetti ai lavori” ci fosse scritto “entri chi vuole, ma stia un po’ attento”. A seguire, le stesse bestie morte sul sentiero, questa volta due cinghiali adulti, e gli stessi cacciatori altamente visibili. Non è che si vada a caccia di cacce al cinghiale, è solo che piace andar per monti, con predilezione per i crinali.
I cacciatori che si incontrano per via sono in prevalenza anziani signori gentili, gente del posto. Non sono loro il problema. Il problema è chi detta le regole, e quindi Regione e Province. C’è un tratto di territorio che alla domenica viene condiviso da due popolazioni, di cui una , per brava e attenta che sia, pur essendo minoritaria costituisce un potenziale pericolo e un disagio per l’altra. L’incidente di domenica 18 di ottobre nei boschi dell’imperiese (anziano gravemente ferito da un compagno di caccia che ha sentito il rumore delle fronde e ha creduto di sparare a un cinghiale) ricorda che non si tratta di un rischio solo teorico. I cacciatori fanno un’opera utile, perché la presenza di cinghiali è eccessiva, procura danni e pericoli, e va regolamentata? Le istituzioni pubbliche che hanno responsabilità in materia devono regolare la questione in modo da rispettare i diritti di chi alla domenica vuole andar per monti, magari portandosi dietro cani e bambini, senza ansie, senza malinconie.
Chiediamo: perché la caccia al cinghiale non può essere esercitata nei giorni feriali (chi ama la caccia non avrà difficoltà a dedicarle qualche giorno di ferie), mettendo all’imbocco dei sentieri un nastro bianco e rosso che ne interdice l’accesso, e organizzando un sito in cui settimana per settimana siano indicate le aree di caccia? Qualcuno può rispondere?
(Paola Pierantoni)
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Le parole degli occhi
Primarie PD
© foto: Giorgio Bergami
Lunedì 26 ottobre 2009, Pierluigi Bersani vince le primarie del Partito Democratico
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Lettere - Il calcio è vita
© foto: Giorgio Bergami
Mi sembrava che il mondo fosse cambiato e invece non è così. Da alcuni giorni mi sto accorgendo che dalle prime pagine dei quotidiani locali sta scomparendo l’unico argomento degno di interesse: il nuovo stadio.
Detta così può sembrare una battuta, ma la cosa è seria.
E’ stato detto: “Qui, se non si fa lo stadio nuovo, Genova rischia di precipitare nell’abisso.” Qui non si scherza più: la Samp è prima in classifica, il Genoa altrettanto quasi. Siamo alla gloria e lì tutti i tifosi e quindi tutta Genova vuole restare. Bisogna tenere alto il discorso politico, sociale, economico e anche culturale. Si, culturale, con buona pace di quei retrogradi dei professori che propinano, ai nostri figli e nelle scuole pubbliche, lezioni sugli artisti, ovvero su un branco di fannulloni, come sono stati giustamente definiti da persone più in alto di me. Ci rendiamo conto che il mondo cambia? Se è vero, come è vero che il calcio è la prima notizia sui giornali, allora è di questo che anche la scuola dovrebbe parlare.
Se il calcio, e più ampiamente lo sport in generale, sono le materie più importanti, mi chiedo, perché solo due ore settimanali? C’è disparità, non c’è uguaglianza. Parliamo tutti di uguaglianza di diritti e poi facciamo due ore di sport e diec i di matematica! Cosa dobbiamo farne di dieci ore di matematica? Retrogradi che non siamo altro, abbiamo inventato le calcolatrici! Allora io dico: affrontiamo da uomini seri il problema principe ( mi scuso con i tifosi sampdoriani, ma non si tratta di un riferimento di parte al Principe Milito, grande campione volato all’Inter) della nostra città. Giornalisti svegliatevi! Restituite spazio al problema dello stadio! Preziosi ha parlato. Garrone ha parlato. Ascoltiamoli, stanno sollevando un problema che riguarda tutti. E allora abuso dello spazio che gentilmente mi concede OLI per consigliare, ma anche per criticare i giornali liguri: non smettete di dare spazio al problema principe (c.s.) della nostra città.
Nella vita di una società, ci sono delle priorità (scusate la licenza poetica), e vanno affrontate da donne e uomini maturi. Se la nostra è una società democratica, deve avere il coraggio di affrontare i problemi in maniera democratica: se non c’è accordo sul sito del nuovo impianto? che si chieda il responso al popolo con un referendum. A chi trovasse la mia idea un po’ costosa dico: in passato abbiamo speso molti soldi in referendum decisamente marginali e che in molti casi non sono nemmeno arrivati al quorum, vedi procreazione assistita, uso dei pesticidi e roba del genere. Il referendum sullo stadio il quorum lo supererebbe eccome! Altro che referendum sulla legge elettorale! Fra l’altro, mi permetto un suggerimento, sarebbe un reale segno di democrazia perché il voto potrebbe essere concesso anche agli immigrati che lamentano da sempre una scarsa partecipazione alla vita politica del nostro Paese. Il calcio interessa tutti. Il calcio è vita. Il calcio è la nostra vita. S enza se e senza ma.
(Orazio Sesto)
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Lettere - Il sistema città secondo Charles Landry
Il 23 ottobre al Festival della Scienza Charles Landry, durante la conferenza “City making – L’arte di fare la città”, ha detto cose molto interessanti per gli amministratori delle città e per i cittadini. Ha usato parole che mi hanno colpito: “gli amministratori dovrebbero pensare alla città con ‘empatia’ e in modo ‘olistico’”. Inevitabile per me che abito nella periferia di Genova riflettere su alcune questioni. A Cornigliano nello spazio lasciato vuoto dall’Italsider si vedono cumuli di container “provvisori”, e la strada a mare che dovrebbe dare fiato al traffico cittadino a quando?
A proposito di traffico: a Sestri Ponente nell’area di Via Borzoli e Via Chiaravagna, un gruppo di cittadini ha compiuto un’indagine empirica per verificare la frequenza giornaliera del passaggio di mezzi pesanti (autocarri, autotreni, autoarticolati) che con il loro rumore e pericolosità intervengono pesantemente nella vita dei cittadini in una zona ad alta densità abitativa. In alcuni tratti di Via Borzoli chi incautamente decidesse di andare a piedi lungo la via metterebbe seriamente a rischio la propria incolumità e assisterebbe a gimcane dei mezzi pesanti che non riescono a passare contemporaneamente sulle due corsie. Da quella indagine è risultato un passaggio giornaliero di 635 mezzi, destinato peraltro ad aumentare perché in questa zona sono stati aperti cantieri per la realizzazione della strada a Scarpino, quello per i lavori al Parco Ingegneria agli Erzelli, le cave ecc. Anche la prospettiva di avere un nuovo stadio nello spazio dell’ex Colisa fa temere un forte impatto urbanistico e ambientale non sostenibile per queste zone della città. Questa area invece potrebbe essere utilizzata per completare la gestione della raccolta differenziata finalizzata al riciclo iniziata un anno fa a Pontedecimo e Sestri Ponente. Si potrebbe dire, infine, di un intervento riqualificante realizzato a Sestri Ponente: La Marina. Palazzi nuovi, barche all’attracco, nuove sedi per le società, bar, pizzerie… ma come ha detto un amico: noi Sestresi al massimo possiamo andarci a prendere un gelato alla Marina! Niente per spazi comuni come per esempio una piscina, una pista ciclabile, una zona di gioco. E niente panchine: ci si siede solo a pagamento. Ultima considerazione: “si dice” (uso questo termine perché non mi è capitato di leggerne notizia sulla stampa locale) che, a causa della chiusura di una linea di lavoro, si libereranno spazi presso la Fincantieri e che circolino già dei progetti. Ma come si pensa di informare e coinvolgere i cittadini sulle destinazioni d’uso di questi spazi? Sarebbe importante che gli amministratori fossero capaci di guardare alla città in modo più “empatico” ed “olistico”, come suggerisce Charles Landry.
(Luisa Campagna)
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Lettere - Mi piacevate più come eravate prima
Ricevo con piacere il nuovo numero della vostra Newsletter, che si apre con un interrogativo sul suo ruolo e sulla necessità di uno sguardo alternativo ai fatti che attraversano la nostra città. Vostro appassionato lettore sin dalle prima pubblicazioni, mi permetto di dire la mia.
Ricordo che Oli nacque come osservatorio ligure sull'informazione, commentando il modo attraverso il quale gli organi di informazione davano conto dei fatti della nostra regione.
Un commento critico che permetteva di andare oltre "il fatto", ma intravederne cause e conseguenze meno intuibili studiando il "come" veniva raccontato dalle varie testate. Ricordo anche, e ne fui felice, che proprio su Oli potei trovare spazio per dire la mia sul tema del rinnovo contrattuale dei giornalisti e sul legame tra precariato e libertà di stampa. Mi fa piacere peraltro scoprire che alcune delle argomentazioni che sollevai due anni fa sono poi state riprese dall'Ordine dei giornalisti ligure in occasione della recente manifestazione per la libertà di stampa. Insomma, Oli era uno spazio per discutere l'unica cosa di cui solitamente i media non discutono: i loro limiti, i loro secondi fini e le loro prospettive.
Negli ultimi mesi mi pare che la vostra "mission" si sia volontariamente o involontariamente trasformata: non più commentare "il come viene raccontata la notizia", ma commentare "la notizia". In alcuni casi, poi, con corsivi personalissimi che nulla aggiungono al dibattito, ma non fanno che riprendere notizie vecchie e già raccontate in maniera dettagliata da quotidiani, radio e televisioni.
Mi piacevate più com'eravate prima.
Un cordiale saluto da un vostro appassionato, ma ultimamente un po' deluso lettore
(Nur El Gawohary)
Posted by Admin at 01:20 | Comments (0)
Lettere - Come aiutare OLI
Ricevo con grande piacere OLI, che mi fa riflettere...Grazie!
Mi chiedo come possiamo aiutare questo Osservatorio: indicare altri destinatari e futuri lettori? inviare (se è il caso, s'intende) contributi, foto?
Per ora molti cari auguri e buon lavoro!
(Marvi Rachero)
Cogliamo l’occasione offerta da queste lettere per invitare nuovamente i lettori a collaborare inviando contributi su casi specifici senza superare le 500 parole.
Posted by Admin at 01:18 | Comments (0)