5 Novembre 2009

Versante Ligure


SUPINO E SUINO

“In me sento un disagio
che mi fa stare mogio
rammarico trangugio:
non ho un leader di pregio.
Sol di uno avverto il plagio:
do retta a Topo Gigio.





  Enzo Costa  
  email: enzo@enzocosta.net;  http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
  Illustrazione di Aglaja  
  email: aglaja@fastwebnet.it;  http://proveaglaja.blogspot.com

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Donne - Piacere o non piacere

© foto: Pierantoni

Giovedì 29 ottobre l’aula della biblioteca della Facoltà di Lingue è strapiena di donne, studentesse soprattutto, ma anche signore di età. Chi non trova posto sui banchi siede per terra. L’evento, organizzato dalla rivista femminista Marea (http://www.mareaonline.it/), consiste nella proiezione del documentario “Il corpo delle donne”, con la presenza della regista Lorella Zanardo. E’ un documentario breve, intenso, nato da un progetto avviato un anno fa senza alcun finanziamento, sotto la pressione di una urgenza: “La constatazione che le donne stanno scomparendo dalla tv, sostituite da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante”. Una perdita “enorme”, una cancellazione dell’identità delle donne “che sta avvenendo sotto lo sguardo di tutti senza che vi sia un’adeguata reazione, nemmeno da parte delle donne medesime”. L’autrice e due collaboratori hanno registrato 400 ore di trasmissioni TV. Poi ne hanno fatto una sintesi folgorante.

Nell’aula le donne guardano in un silenzio teso i volti liftati, le labbra e i seni gonfiati, le movenze, i nudi, le donne umiliate e sorridenti che passano sullo schermo. Poi un lungo applauso, e inizia il dialogo tra loro e la regista.
“L’assenza di reazione nasce dalla paura di non essere accettate: per cambiare le cose dobbiamo accettare di non piacere più. Almeno per un po’.”
“Per accettare di non piacere bisogna fare un gran lavoro su di sé… come, dove farlo oggi?
“Noi ci guardiamo e giudichiamo l’una con l’altra attraverso quello che presumiamo sia lo sguardo maschile”
“La passività delle ragazze nasce dal confronto con modelli irraggiungibili, dal desiderio per un mondo che non gli appartiene. Non hanno obiettivi visibili da raggiungere e si crea un vuoto”
“Noi nel mondo arabo siamo all’opposto. Si nasconde tutto il corpo, si nasconde il bello, si soffoca tutto ciò che rappresenta la donna, la si fa sparire trasformandola in un’ombra nera. Ma la donna è anche il suo corpo e la sua bellezza”
“Rifarsi la faccia col lifting è come velarsi il viso. E’ comunque nascondere il proprio viso”
“Le donne non possono più mostrare la loro faccia. Dalla TV sono scomparsi i volti adulti di donna. Questi volti rifatti permettono una relazione?” “Bisogna introdurre le parole merce e mercato”
“Sembriamo vittime, ma chi è che dà il consenso?”
“Se la TV ci propone un modello siamo disposte ad accettarlo perché la società ci chiede di essere uniformi”
“La TV italiana è diversa dalle TV europee non perché fa vedere le veline, ma perché mostra esclusivamente questi modelli”
“Una particolarità della TV italiana è che qui va in scena l’umiliazione”
“Ci vorrebbe un video sulla rappresentazione del corpo maschile”
“Ad esempio studiare come Berlusconi rappresenta se stesso”
Voci giovani, voci anziane, e qualche voce maschile si intrecciano per tutta la mattinata. Qualcuna osserva: si sta facendo più politica qui che in molte sedi deputate.
Ma la stampa locale si accontenta di annunciare l’evento, senza andare a vedere quel che succede.
Per saperne di più: il documentario si può vedere sul sito http://www.ilcorpodelledonne.net/ Finora è stato visitato da 850.000 persone.
(Paola Pierantoni)

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Lavoratori - Viaggio in Italia

Una tiepida giornata dell’ottobrata romana. L’autunno si fa presente solo con un tappeto di foglie rosse sull’asfalto. Le strade sono trafficate attorno a Castro Pretorio. Alle sue spalle il Policlinico.
Ne varco la soglia e nel bel mezzo dello scalone centrale mi accoglie uno striscione:
ASSUNZIONI SUBITO PER PIU’ QUALITA’ E RISPARMIO CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ASSISTENZA – COORDINAMENTO PRECARI ESTERNALIZZATI COBAS POLICLINICO La mente vi associa subito lo sciopero delle forze dell’ordine e un piccolo nugolo di lavoratori del parco acquatico di Roma che nello stesso giorno, mercoledì 28 ottobre scorso, bloccano via Flaminia gridando il loro no alla chiusura.

Episodi che hanno diversa visibilità. Quanti sono a conoscenza di queste situazioni? Chi detta le leggi della loro notorietà? Come estendere la partecipazione e riunire in un coro le diverse voci del disagio? Intanto esternalizzazione e mobilità sono le nuove formule magiche applicate a 360° nel lavoro.
Salgo le scale e lo sguardo si ferma su una targa commemorativa:
I MEDICI FUTURI RICORDANO IL SACRIFICIO DI MANLIO GELSOMINI E LUIGI PIERANTONI CHE ALLE FOSSE ARDEATINE EBBERO SPENTI LA VITA NON L’IDEALE DI LIBERTA’ L’ORDINE DEI MEDICI DI ROMA, 20 GENNAIO 1946
Non era un monito, ma voleva essere un ponte verso le future generazioni. Un invito a far tesoro di un esemplarità, allora, quando quelle parole furono iscritte, così viva e vicina. Ma oggi? L’abbiamo forse dissipata attraverso i decoder? Se ne sente la mancanza, questo è certo. “… dell’esempio non si parla mai, anzi non esiste come categoria di giudizio del proprio e dell’altrui comportamento [...] L’esempio non nasce dalle prediche, ma dalla vita, quella che si svolge nelle scuole, negli ospedali, negli eserciti, ovunque si stia insieme”, così scriveva Vittorio Foa in Le parole della politica.
La sua è stata una vita “esemplarmente” umana, fatta di riflessioni e scelte a rappresentare i lavoratori e ad ascoltare sempre chi lo circondava.
Speriamo che i gesti quotidiani dei lavoratori italiani non passino inosservati agli occhi della rappresentanza politica e sindacale. Speriamo nella reversibilità di questi ultimi dal tubo catodico.
(Alisia Poggio)

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Cemento - Le vallette (erbose) non piacciono più

La “Variantona”, ultimo argomento di fuoco in Comune, provoca non pochi sussulti. La delibera metterebbe lo stop definitivo a nuove costruzioni lungo la ormai famosa linea verde: delineata da Renzo Piano è stata ripresa dai nuovi Indirizzi Urbanistici della Sindaco Vincenzi.
Una lodevole proposta attesa e apprezzata da molti, ma ecco che durante l’audizione presso il Consiglio il presidente per la Consulta edilizia dichiara secco: “Una occasione persa per Genova”. Perciò sono sorti dubbi, anche politici, la questione è rinviata, mentre si innesca qualche retromarcia: taglia un pezzo a levante, rimetti una pezza a ponente, la green line sembra ora tracciata da gente senza occhiali.

In gioco c’è molto: imprese, cittadini, coop rosse e, sorpresa, anche coop bianche insorte contro la delibera perché verrebbe bloccato un progetto di sei palazzine nella valletta verde di Rio Penego, sulla collina di Apparizione: “una modesta cooperativa di cittadini aspetta da una vita la prima casa”, dichiarava stizzita una signora tutta in tiro alla assemblea di Municipio del Levante.
In comune si medita dunque di variare la “Variantona” ancora da approvare, un emendamento per salvare i 90 appartamenti e per costruire con gli oneri di urbanizzazione la strada tanto agognata dai residenti di Apparizione, che vogliono arrivare in centro città senza tanti rebighi di traffico. Però c’è un’altra proposta, un percorso alternativo più in alto, meno costoso, e che non tocca il verde. Lo sostengono da tanto tempo gli abitanti di Via Shelley, strada privata che taglia la collina di Apparizione costeggiando i 40.000 metri quadrati sulla sponda destra del rio. Quei residenti il collegamento con le loro case se lo sono già fatti da soli, e se lo mantengono, mentre l’Amministrazione, a quasi venti anni dalle prime verifiche, ha incaricato lo stesso progettista delle nuove case di disegnare il tracciato più in basso, che passa giusto giusto dove dovrebbero sorgere le sei palazzine: per “interesse pubblico”, si intende.
Le vallette non piacciono più, sono pezzi di verde incolto, come natura li ha fatti.
Giace in un cassetto, ma prima o poi farà capolino, il progetto proposto tempo fa dal succitato rappresentante degli edili, 150 box da edificare in una deliziosa valletta detta del Rio Parroco in Albaro, vicino a Via Livorno. Anche qui comitato del no, più uno sparuto gruppo con una proposta di mediazione: fare solo un numero modesto di box, solo quelli necessari. “E allora io non faccio niente!” dichiarò l’imprenditore, suscitando grandi applausi e qualche dubbio.
In queste dispute di diritti disattesi, di chi vuole avere casa o box, di chi aspetta una strada nuova per far prima, di chi vuole mantenere la tranquillità abitando un po’ sul picco, ci rimetteranno probabilmente il verde, i boschetti, i rii tombinati e la tranquillità dei luoghi, ormai rari in città.
Intanto gli abitanti della zona, che ora si vedono proporre non una, ma due strade, sempre in attesa di servizi negati, chissà che penseranno in coda a semafori infiniti.
(Bianca Vergati)

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Festival della Scienza - Il robot umanoide e i “no” di Virginia

Che non sia l’Auditorium Montale la sala dove dovrebbe tenersi la conferenza che cerco lo rivela al primo sguardo un pubblico fatto di famiglie e bambini dai cinque ai tredici anni.
Non so cosa succederà lì, non ho con me il programma, ma accetto l’errore e la casualità, mi siedo ed aspetto. Buio in sala e parte un filmato. Perplessità: sembra proprio il filmato pubblicitario di una marca automobilistica, uno di quelli che si vedono prima che inizi un film: automobile elegante che percorre strade deserte, tra paesaggi fantastici; alla guida un bell’uomo che canta a voce spiegata contento di sé e della sua potenza di guidatore in quel mondo di cui è l’unico abitante. L’automobile corre sempre più veloce. Finirà, educativamente, per schiantarsi? No.

Quando va veramente troppo forte anche per una strada totalmente deserta si trasforma in un offshore che prende a correre furiosamente lungo splendide coste (deserte), e giunto nuovamente al limite ecco che si muta in aereo che trasvola paesaggi vergini, sempre con il pilota cantante alla guida. Poi l’aereo precipita nell’abisso di una gigantesca cascata, ma l’ingenua attesa di un epilogo problematico viene delusa dall’ultima metamorfosi: una mongolfiera che si innalza trionfante verso l’infinito. Al termine una voce f uori campo esalta la tecnologia Honda e toglie ogni dubbio: era proprio uno spot pubblicitario, secondo i canoni, che serviva da introduzione per l’evento vero e proprio: la presentazione, de vivo, del robot umanoide ASIMO, marchio Honda. Tornata la luce la presentatrice si rivolge ai bambini presenti “Senza tutti gli ingegneri e gli scienziati che hanno creato le meraviglie che avete visto il mondo sarebbe molto diverso da quello che è oggi”.
A seguire il seducente spettacolo del robot umanizzato: una meraviglia tecnica ed un divertimento, ma un divertimento per niente neutro. Una piccola scena simbolica? Una schiera di bambini chiamati sul palco a ballare imitando i gesti del robot umanoide.
C’è solo Virginia che non collabora: chiamata sul palco per farsi servire da bere dal robot cameriere si attesta sul rifiuto: la vuoi l’aranciata? No. Lo vuoi un the? No. Vuoi qualcos’altro? No. Finita l’esibizione tutti a casa, nessuno spazio per chiacchierarne un po’ insieme.
Ovviamente il Festival vive anche ospitando sponsor e grandi aziende, ma che controllo viene esercitato su come vengono gestiti questi spazi? Lì si distribuiva a piene mani a bambini molto piccoli una cultura tanto suggestiva quanto unilaterale. Per restare sul simbolico: non resta che affidarsi agli ostinati “no” di Virginia.
(Paola Pierantoni)

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Cinema - La scena del crimine secondo Michael Moore

Tra le ultime uscite nelle sale cinematografiche va segnalato l’ultimo film di Michael Moore, perché ha il pregio di far vedere sullo schermo quello che i più informati hanno potuto leggere su alcuni giornali, in internet e da alcune trasmissioni radio.
Capitalism: a love story è il racconto di quello che è successo negli USA negli ultimi anni, ed è una cronaca commovente, spietata ed ironica. Michael Moore fa quello che è bravo a fare: mettere in scena la vita dei più deboli, ponendosi domande alla ricerca di responsabilità. E se in Sicko, il film precedente, i deboli erano le persone prive di assistenza medica, in questo si riportano le conseguenze dell’enorme collasso finanziario americano sulla gente comune.

Nelle prime inquadrature un’intera famiglia svuota la propria casa per cederla alla banca. E’ la classe media che fa fagotto per pignoramento. Si era letto di interi nuclei familiari costretti a dormire nelle macchine perché la banca gli aveva sottratto la casa, ma vederlo sullo schermo annulla la distanza tra racconto e realtà.
Moore indugia anche su compagnie che – con lungimiranza e cinismo – hanno provveduto a stipulare assicurazioni sulla vita dei loro dipendenti senza avvisarli. Le società a riscuotere il premio in caso di morte, le famiglie degli scomparsi, totalmente ignare, a sostenere da sole i costi di malattia e funerale. Ci sono anche i piloti delle compagnie aeree ed i loro stipendi, gente così malpagata che si vede costretta al secondo lavoro. E c’è posto per parlare dei vertici di Citibank, di Morgan Stanley e dell’attività di lobby presso il governo americano. Occupazioni di fabbriche di ieri e di oggi si passano il testimone nella pellicola che vuole capire se il mito del capitalismo americano funzioni ancora o sia infine da condannare alla ricerca di un modello più giusto. Moore non ha dubbi e come un panzer entra in scena per reclamare alle banche i soldi anticipati loro dal governo o per circondare con un nastro con la scritta “scena del crimine” i palazzi di Wall Street, invita ndo i vertici delle aziende a consegnarsi alla giustizia. Viene allontanato dagli addetti al servizio sicurezza.
Non sarà facile per lo spettatore allontanare invece la profonda amarezza e l’inquietudine che questa storia possa riguardare il nostro paese molto più di quanto è possibile prevedere.
(Giovanna Profumo)

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Marketing politico - Si aprono le danze sulle regionali 2010

© foto: De Pietro

Che i politici si avvalgano di studi d’immagine e comunicazione non è un mistero. Più elevato il rango, più costoso e famoso il consulente. Ricordo il mio primo approccio con OLI, quasi senza sapere che di OLI si trattava, fu una meditazione a quattro mani sulle tipografie che stampano manifesti del candidato e contemporaneamente la campagna dell’ente che lo stesso candidato dirige come presidente, l’immagine moderna e tranquillizzante del candidato di punta con a disposizione il miglior fotografo sul mercato contrapposta al candidato di serie B, con la classica foto segnaletica di fronte sull’attenti, un po’ impacciato, abbracciato però da un sorridente capolista nazionale che lo presenta come “un bravo ragazzo al servizio di qualcosa”: insomma Fantozzi con il Capoufficio.

Quest’anno qualcosa è cambiato. Le campagne della Lega, con capi Sioux finiti nelle riserve per colpa della immigrazione e carrette del mare ricolme di pericolosissimi africani irregolari hanno forse segnato una nuova moda, un nuovo tipo di immagine, di comunicazione: siamo a livello fumettistico. Una volta tanto l’articolo richiede la pubblicazione della foto. La simbologia è piuttosto evidente: lascio alla fantasia dei lettori di scorgere quello che c’è da vedere.
(Stefano De Pietro)

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Parole degli occhi



Un nuovo leader in salotto


© foto: Giorgio Bergami

In fotografia non ci sono soggetti belli o brutti, fotografabili o no. Importa solo quello che racconta l'immagine.



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Lettere - Se la garanzia viene da Scajola…

Se i genovesi hanno letto l’intervento di Sandro Biasotti su un giornale cittadino in data 30 ottobre dal titolo “Ecco perché vincerò le elezioni”, in risposta all’articolo del giorno prima di Luigi Leone, avranno modo di riflettere sul rischio che corrono votando per lui alla prossime regionali. L’articolo è così povero di concetti, idee, proposte politiche e così marcatamente anticomunista, antiverdi, anti tutto, da essere letto come una pallida fotocopia di tutti i luoghi comuni dei discorsi di Berlusconi in questi anni. Non una proposta innovativa per la futura Regione, non l’abbozzo di un progetto di sviluppo, bensì la sicumera, espressa fin dalle prime righe che, in quanto presentato da Claudio Scaiola, Biasotti sarà vincente per definizione.

Chi ha mai detto che i liguri, i genovesi in particolare, stimino a tal punto il ministro imperiose da dare per scontato che quelli che lui raccomanda usciranno eletti?
Chi tra noi ha la memoria buona ricorda il determinante contributo di Scaiola alla riuscita del G8, quando Genova fu messa a ferro e a fuoco dai Black blok e lui, allora ministro dell’interno, a Genova non si fece neppure vedere, quando, invece dei vari Fini, Bornacin, Ascierto, a “confortare” le forze dell’ordine nelle caserme prima della dimostrazione, avrebbe dovuto andarci lui. Ovviamente per ricordargli che dimostranti e cittadini erano in mano loro e quale avrebbe dovuto essere la condotta da tenere.
Quello che è successo lo sappiamo tutti e le ferite sono ancora oggi aperte. La povertà di linguaggio dell’intervento di Biasotti fa il resto. Se questi sono i presupposti per raccomandarsi ai liguri, credo che Biasotti possa fin d’ora prepararsi a disfare la valigia.
(Giovanni Meriana)

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