19 Novembre 2009
Versante Ligure
Io opero indefesso
a che ogni mio processo
non faccia avanti un passo
e mentre me la spasso
col mio amichetto russo
dal letto di gran lusso
(le escort, chiodo fisso!),
difendo il crocifisso.

email: enzo@enzocosta.net; http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
Illustrazione di Aglaja
email: aglaja@fastwebnet.it; http://proveaglaja.blogspot.com
Posted by Admin at 23:54 | Comments (0)
Città - Spazi (pubblici) per dar casa ad Eataly?
Eataly sta per sbarcare a Genova. Sono mesi ormai che le voci si rincorrono, ma questa volta (forse) è la volta buona. Almeno a seguire il tam-tam della stampa locale.
Per chi ancora non lo sapesse, Eataly è un megastore di eccellenze enogastronomiche, il cui presidente è Oscar Farinetti. L'inventore di Eataly è un imprenditore di successo originario di Alba, figlio di un partigiano, il comandante Paolo, amico di gioventù di Carlo Petrini, il futuro fondatore di Slow Food.
Trasformò un'impresa familiare, Unieuro e poi Trony, in un megastore tecnologico di successo (ricordate “il profumo dell'ottimismo”?).
Successivamente, archiviate queste esperienze e ceduta la catena, il patron Farinetti lancia un nuovo progetto, portare in un megastore di qualità le eccellenze gastronomiche dei piccoli produttori italiani. E così nascono i primi negozi, a Torino, a Bologna ma anche all'estero (Tokyo, New York). La società si allarga, ed Eataly è attualmente in mano, per il 60% a Farinetti, per il 40% a Coop Marche, Piemonte, Liguria.
Ma seguiamo in dettaglio il walzer delle voci sull’arrivo del megastore.
Le prime risalgono al 2008: si ventila la collocazione alla stazione marittima, in un'area di circa 7mila mq (Repubblica-Lavoro 6/6/2008), ma nonostante il convinto appoggio di Burlando, la cosa non si realizza. Anche Merlo, presidente dell'Authority portuale, appoggia Eataly, nella prospettiva di rendere Genova “il porto fashion” dell'Expo 2015 (Repubblica Lavoro 8/6/2008).
Eataly ritorna sulle cronache ad Aprile 2009, quando circola l'ipotesi di sistemare almeno provvisoriamente il supermercato in centro città e Burlando esterna il suo appoggio all'iniziativa, sottolineando che tra Farinetti e la Regione esiste già una collaborazione.
E' attivo infatti un progetto di promozione dei vini liguri a Tokyo (presso la struttura Eataly ivi aperta), cofinanziato dalla Regione Liguria e dai fondi dell'Unione Europea (destinati alla promozione dei vini liguri in paesi terzi), per un totale di 146mila euro.
La proposta successiva che rimbalza sulle cronache è la loggia di Banchi, collocazione suggestiva ma al di sotto delle necessità logistiche del supermercato. Inoltre in tal caso sarebbe inevitabile una convivenza con l'Urban Center. la Vincenzi si dimostra comunque favorevole ed interessata a mettere a disposizione uno spazio.
“La loggia è uno spazio pubblico, non sarà necessaria una gara per l'affidamento ad un privato?” chiede un giornalista (Il Secolo XIX 17/9/09) “Questo aspetto dovrà essere attentamente valutato”, è la risposta dell'assessore dello sviluppo economico Margini.
Pieno appoggio anche dal successore di Margini, Vassallo, che afferma “E' interesse dell'amministrazione che Eataly venga a Genova e che trovi degna collocazione in un luogo che consenta al centro di sviluppare tutte le sue potenzialità” (Il Secolo XIX 3-11). D'altronde, ribadisce l'assessore, gli spazi di Banchi sono troppo limitati, Farinetti ha bisogno di migliaia di metri quadrati sul waterfront.
Una delle ultime proposte è quindi una sistemazione negli spazi demaniali di Ponte Parodi.
Proprio negli stessi giorni, al principio di novembre, l'assessore Vassallo si trovava a fronteggiare la rabbia dei CIV (consorzi integrati di via), che rimproverano al Comune – tra le altre cose - la mancanza di coinvolgimento nelle progettualità sul territorio, e la proliferazione di grandi centri commerciali ai danni del tessuto distributivo tradizionale. Chissà che cosa avrà risposto...
Per saperne di più: “Il mercante di utopie. La storia di Oscar Farinetti, l'inventore di Eataly” - A. Sartorio, Sperling & Kupfer
(Daphne)
Posted by Admin at 23:46 | Comments (0)
Congresso Cgil - Entrare in sala a pellicola iniziata
Repubblica 15 novembre: nella pagina dedicata alla manifestazione CGIL del giorno precedente, un boxino comunica che la confederazione si avvia così divisa al congresso di maggio: “da una parte il documento che fa riferimento al segretario generale Guglielmo Epifani, dall’altra quello di un’area trasversale che va dalla Fiom, ai pubblici dipendenti, ai bancari, fino al segretario confederale Nicoletta Rocchi”
La maggioranza della base – come spesso succede quando gli organismi si rinnovano – rischia di entrare nella discussione come si entra in sala a pellicola iniziata, “ma cosa è successo? chi è quello?”.
La sensazione è quella di una condivisione tardiva, per la quale sono chiamati ad esprimersi iscritti poco coinvolti o che non ne capiscono appieno le ragioni, una discussione che vede protagonista la classe dirigente del sindacato. Da sola.
La domanda inespressa per questo congresso è quella che si è posta la sinistra negli ultimi anni: cosa dobbiamo cambiare?
Per il maggior sindacato italiano – quasi sei milioni di tessere - che si è visto sottrarre di prepotenza la parola nell’anno in corso, il tema riguarda la strategia delle azioni future.
Lo scenario è agghiacciante: disoccupazione, cassa integrazione, precariato. La Cgil di oggi, se è madre delle molte categorie che la compongono, deve, per sua natura, dar voce a iscritti di provenienza diversa e con problemi specifici. E’ possibile scegliere una linea comune? E soprattutto è possibile rispondere alle richieste che provengono da un mondo del lavoro che è già cambiato?
Alcuni hanno la certezza che al di fuori della Fiom, salvo poche eccezioni, non si abbia ben chiaro quello che sta accadendo, e dicono di essere in presenza dello smantellamento di fatto del sindacato. Chi lo dice si riferisce alla riforma del sistema contrattuale approvata il 15 aprile da Cisl, Uil, Ugl, con un no secco della CGIL, e rivendica con forza che, così come ha fatto la Fiom, tutte le altre categorie abbandonino i tavoli di rinnovo dei loro contratti. E’ una linea che ha la sua coerenza di fondo: non ci si siede al tavolo di chi ti vuole cancellare.
Altri credono invece che sia d’aiuto ai lavoratori e alle categorie stesse continuare i percorsi intrapresi prima della rottura con Cisl e Uil, ed essere presenti come sindacato, nonostante tutto, ai tavoli di trattativa. La coerenza, in questo caso, sta nell’essere fedele al mandato di rappresentanza del lavoratore iscritto.
I due punti di vista sono solo tasselli di due approcci diversi e sembrano avere come nocciolo la possibilità o l’impossibilità di dialogare.
Al congresso, convitati di pietra potrebbero esserci i partiti di sinistra ed il Pd con le sue componenti radicali e moderate. L’assenza di Bersani, rappresentato da Enrico Letta, alla manifestazione Cgil di sabato 15 novembre, e la presenza di Di Pietro sono segnali politici.
La domanda è se La Cgil del futuro e del congresso saprà coinvolgere (ed iscrivere) il milione e mezzo di disoccupati che occhieggiano dagli articoli di stampa, insieme alle migliaia di precari.
www.cgil.it/ChiSiamo/Quanti_Siamo.aspx
(Giovanna Profumo)
Posted by Admin at 23:42 | Comments (0)
Metalmeccanici - La battaglia solitaria che non fa notizia
In Piazza Cavour alle nove del mattino del 12 novembre non si vede traccia dell’annunciato concentramento dei metalmeccanici. Poi finalmente escono una cinquantina di operai delle riparazioni Navali, e si avviano per Via San Lorenzo per ricongiungersi agli altri, sotto la sede di Confindustria, in tutto un migliaio di lavoratori.
Ti ricordi come era anni fa?
Ai giovani proviamo a spiegarlo, ma niente, non capiscono
Ma perché non capiscono?
Forse vogliono dormire un’ora di più
Ma allora si segnano ferie?
E chi lo sa? L’azienda non ci dà i dati per la privacy
E’ che nessuno parla di noi. Se provi a parlarne tu, ti prendono anche per matto.
In effetti nessuno parla di “loro”. Questo ostinarsi della Fiom a protestare per un contratto firmato solo dalle altre organizzazioni sindacali, sui giornali assume il sapore di una stranezza anacronistica. Relegato nelle ultime pagine guadagna posizioni solo quando le manifestazioni causano problemi di traffico. Strano che in tempi in cui si esalta la prova di democrazia delle primarie si digerisca serenamente il fatto che un contratto firmato unitariamente nel 2008, e ancora in vigore, venga disdetto da fim e uilm, minoritarie nella categoria, senza nessun referendum né sulla piattaforma, né sul contratto firmato.
La democrazia nei luoghi di lavoro non conta più nulla? Cosa intendiamo, precisamente, quando usiamo questa parola? A quali ambiti la riferiamo, e perché?
Quanto al merito, per antica affezione ad un tema oggetto, nel passato, di infinite discussioni tra donne, prenderò ad esempio l’incredibile ginepraio introdotto per “regolamentare” (sic!) il part time: orizzontale, verticale, misto, “con superamento dell’orario normale giornaliero, ma inferiore a quello contrattuale settimanale”; con “clausole flessibili relative alla variazione della collocazione temporale della prestazione”, oppure con “clausole elastiche relative alla variazione in aumento della durata della prestazione”. Beninteso “tutte le volte che l’orario concordato sia inferiore all’orario settimanale, è consentita la prestazione di lavoro supplementare in riferimento a specifiche esigenze tecniche, o organizzative, o produttive o amministrative (esercizio: provare ad individuare una fattispecie della organizzazione aziendale che non possa essere fatta rientrare tra queste voci), previa comunicazione alle Rappresentanze sindacali unitarie e salvo comprovati impedimenti individuali”. Leggi: tutte le volte che alla azienda verrà bene, previa una comunicazione puramente formale al sindacato, e salvo “comprovati impedimenti” lasciati nella indeterminatezza e quindi alla mercè di valutazioni arbitrarie, l’orario parziale può essere maggiorato fino al raggiungimento delle 40 ore settimanali, cioè dell’orario pieno. Il limite annuo complessivo può arrivare ad una volta e mezzo dell’orario pattuito. Immaginatevi una persona che abbia scelto questa forma contrattuale per rendere compatibile il lavoro con altre esigenze di vita.
Volete sapere una ulteriore finezza? Nel precedente contratto del 20 gennaio 2008 era previsto, fino al limite del 3 % del personale in forza, il diritto dei lavoratori di passare dal tempo pieno al tempo parziale per una serie di casi personali, con priorità per chi doveva assistere figli, familiari o conviventi “gravemente ammalati, portatori di handicap o che accedano a programmi terapeutici e di riabilitazione per tossicodipendenti”. Col nuovo contratto i tossicodipendenti retrocedono in terza posizione. Del resto lo ha detto anche Giovanardi: è gente che se la va a cercare.
(Paola Pierantoni)
Posted by Admin at 23:38 | Comments (0)
Cultura - Il sesso degli arabi
abato 7 novembre a Palazzo Ducale c’è stata la presentazione del libro “La prova del miele”, della scrittrice siriana che vive a Parigi, Salwa El-Naimi, (Feltrinelli, 2008), presenti Francesca Prevedello traduttrice del libro e Elisabetta Bartuli, arabista, docente della Ca’ Foscari di Venezia. Il romanzo narra degli incontri “amorosi” di una bibliotecaria araba che vive a Parigi. Alla domanda se si tratta di un’autobiografia la scrittrice ha risposto: “Magari!”.
Per Salwa El-Naimi, “gli arabi sono gli unici al mondo per i quali il sesso è una grazia di Dio”. Gli antichi testi arabi sul sesso, che sono, da sempre, la passione della protagonista del romanzo-saggio “La prova del miele”, concordano tutti sul fatto che “nella tradizione antica araba e musulmana il sesso non è un peccato ma al contrario è un’anticipazione di quello che proveremo in Paradiso.
Al contrario del Cristianesimo, nell’Islam e per gli arabi esiste l’unicità tra anima e corpo: quando il corpo sta bene anche l’anima sta bene. Il sesso non serve solo per la riproduzione, ma lo scopo principale è il godimento e uomini e donne vengono consigliati a farlo e a come farlo bene.”
Oggi molti arabi - dice Salwa - non conoscono questa tradizione e molti non sanno dell’esistenza di questi trattatati sul sesso scritti da uomini di fede. “La prova del miele” è stato censurato, per motivi che Salwa non sa spiegare, in alcuni paesi arabi tra cui la Siria (il suo paese) e l’Egitto. Ciò nonostante, il libro è un grande successo editoriale nel mondo arabo: Il libro, pubblicato in arabo a Beirut nel 2007, dalla casa editrice libanese Riad El- Rayyes è oggi alla sua quarta edizione. E la scrittrice dice orgogliosamente, non curante dei propri diritti d’autore, che il suo libro è uno dei testi più scaricati dalla rete nel mondo arabo. Nei paesi europei il libro è un best seller ed è stato comprato per essere pubblicato in vari paesi del mondo dagli Stati Uniti, al Giappone alla Turchia.
Una curiosità: “Il giardino profumato” scritto nella prima meta del 14° secolo da Shaikh Nifsawi è uno dei testi antichi di cui parla Salwa El-Naimi: nell’introduzione alla seconda edizione araba pubblicata nel 1993, dalla casa editrice Riad El Rayyes, leggo che il libro è stato processato e condannato dai nazisti come libro erotico volgare e che l’edizione tedesca (1905) e quella danese (1939) sono state sequestrate e bruciate.
Elisabetta Bartuli, che ha ben presentato Salwa e il suo libro, ha tradotto numerosi libri di interessanti autori arabi, tra cui “Una memoria per l’oblio” (Jouvence 1997) di Mahmud Darwish, di cui consiglio la lettura. Complimenti alla Bartuli per la buona scelta degli autori arabi da presentare in italiano, per la competenza, l’equilibrio e l’assenza di pregiudizi nelle sue parole sugli arabi.
(Saleh Zaghloul)
Posted by Admin at 23:34 | Comments (0)
Cemento - Il Comune in contropiede sul promontorio di Quarto
Si avvicinano i 150 anni dell'Unità d'Italia e intorno allo scoglio dei Mille c'è un gran fermento, ma non si tratta dei preparativi per i festeggiamenti. Alle sue spalle si affaccia silenzioso il promontorio a picco sul mare: lassù c'è un cimitero abbandonato degli anni '50, la chiacchiera lo vuole (nostalgicamente) ex garibaldino, ora lo chiamano il gattile.
E' qui che si consuma un'altra disputa fra i cittadini e il Comune, che vorrebbe riqualificare con strade e ponti tutta la zona, piazzale della ferrovia compreso.
Il Comune viene preso in contropiede: si aspettava battaglia sulla trasformazione di Nostra Signora del Cenacolo, un vecchio convento immerso in un parco, destinato secondo il piano regolatore 2000 a servizi di tipo sportivo, culturale o sociosanitario, che sarà invece riconvertito in residenze. Invece ecco che gli abitanti si mobilitano perché ponte pedonale e strada restino come sono, e protestano pure per i posti auto che si perderebbero davanti alla stazione.
In virtù della delibera approvata il 14/4/2007, vigilia delle ultime elezioni, l'amministrazione era certa di procedere alla modifica della destinazione d'uso della strada: “Al fine di migliorare la viabilità dell'intero isolato si propone l'allargamento di via Nullo sino a 5 metri per consentire il doppio senso di marcia o un collegamento con il piazzale della stazione di Quarto dei Mille, rendendo carrabile il passaggio pedonale sulla linea ferroviaria [...] o costruire una rampa verso l'Aurelia [...]”.
Dice però ancora la delibera: “[…] escludendo ogni possibilità di intervento edilizio sia in superficie che in sottosuolo, fatta salva la circoscritta area dedicata a coltivazione ortiva e priva di alberature, in modo tale da mantenere l'originalità del parco stesso, per assicurare alla collettività la fruizione di parte del parco, ora esclusivamente privato”.
Ecco allora che nella “circoscritta area dedicata a coltivazione ortiva” dal progetto potrebbero spuntare 2100 mq di box, con conseguente aumento del traffico in strade strette e ripide. L'amministrazione è in impasse, cede sul ponte perchè verrebbe compromesso lo spazio pubblico della stazione, ma insiste sulla strada. L'impresa da parte sua propone generosamente come pezzo di “area verde di pregio” un giardinetto con eco-dehors posizionati sul tetto dei garage.
Il comitato ha proposto in alternativa dei parcheggi interrati nel promontorio, suggerendo un collegamento sotterraneo con il Cenacolo, e la sistemazione a verde pubblico del promontorio per compensare la sottrazione di servizi.
Probabilmente i cittadini vorrebbero soltanto mantenere la tranquillità che c'è ora, disposti a scarpinare tra il ponte pedonale e le strade strette. Come si risolverà?
Per ora sono stati accontentati, niente auto e ponte-rampa.
Sta insorgendo invece un altro gruppo di abitanti, quelli di una strada privata dapprima non considerata, su cui graverebbe la servitù di passaggio del Cenacolo, e che potrebbe diventare la più probabile via d'accesso per park e residenze.
Il lieto fine per le strade volute o non volute è ancora da scriversi, l’unica cosa certa è che non passeranno le altre proposte. Quanto al promontorio-gattile si mormora che potrebbe divenire un albergo: forse, per procedere, si aspettano i cinquant'anni di legge per smontare il cimitero.
(Bianca Vergati)
Posted by Admin at 23:31 | Comments (0)
Crocifissi - Come si misura la laicità di uno stato?
A proposito del crocifisso nelle aule ritengo estremamente vergognoso ciò che sta accadendo. In che senso il crocifisso può turbare qualcuno? Francamente non trovo questa affermazione molto dissimile da quella di chi si batte affinché nessuna moschea venga edificata nel proprio quartiere perché anche lui ha paura di esserne “turbato.” Il crocifisso è un simbolo che non obbliga nessuno a diventare cristiano, ma in un periodo di estrema violenza, verbale e fisica, come quello attuale può ancora ricordare quella straordinaria vena d’oro che attraversa le Scritture: amore. Mi rendo conto che affermazioni come: “Ama il prossimo tuo come te stesso”, ai più possono suonare stonate, eppure è di questo che avremmo tutti bisogno. Amore.
Il crocifisso non è il simbolo del Vaticano bensì quello di un messaggio di pace e solidarietà. Bene ha fatto il preside del Liceo Lanfranconi che da ateo ha scelto di lasciare il crocifisso sui muri. Chi lotta per una società “giusta” ha estremo bisogno di chiunque porti un messaggio di pace e solidarietà. Caso mai al crocifisso aggiungerei i simboli di altre religioni e i simboli di chi, non credendo, si riconosce in valori che esprimono un netto rifiuto della violenza.
Se chi si ritiene offeso da un crocifisso fosse coerente chiederebbe parimenti l’abolizione di festività quali il Natale, la Pasqua, i Santi… Dubito però che qualcuno di loro voglia essere coerente fino a quel punto perché quelle festività, pur non rappresentando nulla di spirituale per lui, significano la possibilità di non lavorare in quei giorni andando in vacanza e soprattutto la possibilità di far muovere l’economia. Mi rendo conto che quando ci sono di mezzo i soldi allora anche i simboli religiosi vanno bene.
Non credo che la laicità di uno Stato si possa misurare dal numero di crocifissi appesi alle pareti, ma dalla presa di distanza da quell’opportunismo che, a seconda dei casi, chiede o dà appoggio al Vaticano.
(Pino Petruzzelli)
Posted by Admin at 23:25 | Comments (1)
Crocifissi - Un pò di storia dalla Moratti ad oggi
La stampa, con maggiore o minore dettaglio, ha ricordato l’antefatto della vicenda su cui si è recentemente pronunciata la Corte europea: un ricorso di una cittadina finlandese da molti anni in Italia, contro l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche, depositato il 25 settembre del 2002 al TAR del Veneto.
Non è stato ricordato invece che il 3 ottobre di quello stesso anno il ministro Moratti aveva emanato una circolare che reintroduceva obbligatoriamente il crocefisso nelle aule scolastiche in cui, nel corso degli anni, era stato tolto o non era stato messo.
La destra immediatamente esultò e trovò in Baget Bozzo il suo portavoce: “Difendere il crocifisso vuol dire ergersi a difesa non solo di una confessione, ma della civiltà dell’Occidente. La cosa è tanto più significativa perchè il fondamentalismo islamico presente negli immigrati maghrebini ha spinto gli islamici a chiedere la rimozione del crocifisso dalle aule, cosa che gli assessori della sinistra hanno concesso".
Critiche alla circolare della Moratti vennero invece da alcuni partiti (Verdi, Rifondazione Comunista, P.D.), e da soggetti laici e religiosi (comunità ebraiche, Unione degli atei, Centro Culturale Islamico di Roma, cattolici di base, Federazione delle Chiese evangeliche, Protestanti, Unione degli Studenti).
A seguire, il 15 ottobre 2003, ci fu il ricorso di Adel Smith, cittadino italiano di religione islamica. Il clima si infiammò: le tensioni internazionali in rapporto con l'Islam erano alle stelle, e non aiutò la modalità poco equilibrata e aggressiva con cui si poneva questo signore, non a caso intervistato in lungo e in largo giocando sull’equivoco del suo ruolo di presidente di una "Associazione dei musulmani italiani" che contava in realtà cinque (di numero) iscritti, e non era affatto rappresentativa della realtà islamica italiana.
A ricostruire la memoria di questi antecedenti ci aiuta uno studio realizzato a Genova nel 2004, nell’ambito del progetto europeo “E.M.D.G.S. European Managing Diversity Gold Standard”. Capofila era la Hallam Sheffield University, partner italiano del progetto la Cgil di Genova. Lo scopo era formare i dirigenti di imprese pubbliche, private e del privato sociale alla “gestione delle diversità” .
La tesi era che un mondo sempre meno omogeneo a causa delle migrazioni e della conquista di nuovi diritti da parte di chi prima ne era escluso, richiedesse la capacità di gestire queste diversità senza creare esclusioni e conflitti. Tra gli “studi di caso” richiesti ai partners, la questione del velo islamico nelle scuole, e il “caso del crocifisso” che aveva avuto molta visibilità anche sui media stranieri.
Nello studio della Cgil si osservava che in giro per l’Italia “la questione si stava gradatamente e silenziosamente risolvendo nella coscienza collettiva”, mentre la circolare del ministro la aveva intenzionalmente drammatizzata, favorendo lo schieramento delle truppe e mettendo un sacco di gente in imbarazzo e difficoltà.
(Paola Pierantoni)
Posted by Admin at 23:20 | Comments (0)
Cornigliano - Guardando dal finestrino
Industria siderurgica, industria pesante.
Ma dalle foto di Bergami traspare leggerezza, mondi diversi e lontani che si incontravano e avevano la curiosità di conoscersi.
Immagini di un mondo del lavoro che non c’è più e che ha segnato pesantemente il territorio dove operava.
Onde di memoria assalgono la mente.
Brulicare di operai sulle linee, rumori assordanti, lampi di fuoco.
Un’assemblea di lavoratori nei giardini di Palazzo Bombrini, giacconi giallo ocra, tute blu, gonne a fiorellini a formare un unico insieme.
Ore14: uscita 1° turno sottopasso della stazione extrapieno, tutti in coda, impossibile raggiungere l’orologio.
E ancora molto altro: polvere, lavoro, rumore, progetti, rotoli di lamierino,discussioni, sirene,entusiasmo, camion “Euclid”, incontri, fumo.
Guardando dal finestrino del treno che passa da Cornigliano oggi vedo pochi capannoni , una pianura coperta da cumuli di macerie, container e file immobili di auto.
(Luisa Campagna)
Posted by Admin at 23:10 | Comments (0)
Comunicazione - La tragedia del copia incolla

I motori di ricerca consentono tra le altre cose di smascherare il copia incolla fatto dai giornalisti attraverso la ricerca della identità dei testi. Le notizie di agenzia una volta erano considerate una sorgente di ispirazione, mentre oggi sempre più spesso la tecnica della copia “papale papale” è divenuta una pratica molto diffusa.
Il copia incolla non si ferma però solo alla editoria, ha superato i limiti della redazione giornalistica approdando anche nell’ufficio di un primario operatore commerciale italiano. In questa foto di alcuni anni fa, scattata dal sottoscritto, è possibile assaporare la regola “edita copia/edita incolla” in tutta la sua ineluttabile sistematicità e ripetitività da soggetto a soggetto, da una e-mail alla successiva, da un ufficio al successivo fino alla tipografia, con la totale mancanza di controllo di quello che viene riportato a proprio nome, tra l’altro in una azienda certificata qualità secondo ISO 9000.
A me manca la sufficiente fantasia per riuscire a spiegare una tale mancanza di professionalità nella gestione di una cosa così semplice come fare un cartello, resta la foto con i suoi clamorosi errori e il significato drammatico che tale modo di operare si porta dietro, il riflesso di una società basata sullo stipendio più basso possibile e sul lavoro instabile e senza motivazione. Così nel privato come in un ospedale o un ufficio pubblico.
Il cartello restò lì un bel po’ di mesi, nonostante la mia segnalazione alla portineria e solo successivamente fu corretto.
(Stefano De Pietro)
Posted by Admin at 22:57 | Comments (0)
Parole degli occhi
di Giorgio Bergami
Incontri

© foto: Giorgio
Bergami
Primo marzo 1961 - Le lettrici di Grazia in visita alla Italsider
Posted by Admin at 22:52 | Comments (0)
Lettere - Regione Liguria: il parlamentino scomparso
Cara Redazione di Olinews,
mi è capitato per caso di rileggere un mio intervento dell'8 marzo 2006 dal titolo “Regione - La politica si salva con la clonazione?”. Mi è allora venuta la curiosità di controllare se alle parole della nuova assemblea regionale allora appena eletta fossero seguiti i fatti, e da una rapida verifica è risultato in effetti che a marzo 2007 (un anno dopo l'annuncio) è stata approvata una legge regionale (n. 8/2007) che istituiva il “Parlamento regionale degli studenti” ... da allora più nessuna notizia. Sulla pagina del sito regionale dedicata al "parlamentino" si legge: "In queste pagine sono pubblicati i lavori del parlamento dei giovani: l'Assemblea degli studenti, che si riunisce almeno tre volte all'anno nella sede del Consiglio regionale della Regione, lavora suddivisa in tre commissioni: istruzione, diritto allo studio e politiche regionali per i giovani; formazione e lavoro; cultura, sport e turismo".
La pagina è aggiornata il 23/03/2007 ...e nulla degli atti del parlamento regionale degli studenti si trova in essa: dimenticanza o ripensamento? Se fosse vera la seconda ipotesi potrei plaudire ad una retromarcia magari stimolata dalla mia critica di allora, ma temo di non essere stato così rilevante, e che quella legge regionale servisse solo a "fare notizia".
Nel caso di una dimenticanza si tratterebbe invece di una mancata applicazione dell'articolo 7 della legge stessa che al comma 1 recita "I lavori e l’attività del Parlamento regionale degli studenti sono pubblicati su apposite pagine del sito internet della Regione Liguria".
Credo che in chiusura di legislatura sarebbe più serio abrogare le leggi non applicate per manifesta inutilità, e scrivo queste righe nella speranza che all'indomani delle prossime elezioni regionali nessuno provi a riproporre questa zuppa.
Purtroppo però il Parlamento degli Studenti Toscani ci informa (www.consiglio.regione.toscana.it) che a giugno di quest'anno ha incontrato "funzionari e amministratori di Liguria, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Umbria, giunti a Firenze per verificare il funzionamento dei parlamenti esistenti e avviare nuove esperienze" ...Speriamo si sia trattato solo di una gita.
(Giovanni Daniele)
Posted by Admin at 22:49 | Comments (0)