3 Dicembre 2009

Versante Ligure


SEMPRE PIU' IN ALTO

Tolleranza sottozero?
Il processo lungo un niente?
Segna meno anche il futuro?
Basso il Pil, fiducia assente?
L’alta quota io respiro:
è il centesimo versante. .



  Enzo Costa  
  email: enzo@enzocosta.net;  http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
  Illustrazione di Aglaja  
  email: aglaja@fastwebnet.it;  http://proveaglaja.blogspot.com

Posted by Admin at 23:11 | Comments (0)

Università - Sei milioni (e mezzo) in fumo e dalle ceneri, il Museo Italia

Vale la pena forse ricordare che il progetto “Museo Italia” (all'Hennebique, vd Qualche fischio turba gli osanna per Eataly) sarà possibile anche per una pesante debacle gestionale dell'Università di Genova che ha perso la concessione dell'area. L'università ha infatti avuto la concessione dell'Hennebique per circa una decina di anni. L'intenzione era di portarvi la facoltà di Ingegneria, poi indirizzatasi verso gli Erzelli, e parte della facoltà di Lettere. Vista l'impossibilità di sostenere costi e tempi di realizzazione del trasferimento, la concessione è stata revocata e l'Hennebique è tornata all'authority.

La (mancata) operazione è costata una cifra enorme alle casse dell'università: 5 milioni di euro, sborsati all'autorità portuale in 10 anni, a cui si aggiunge un milione e mezzo richiesto dalle imprese che avevano realizzato i progetti per rendere possibile l'utilizzo dell'edificio (Repubblic a-Lavoro 2/9/2009). La cifra esorbitante è dovuta anche al fatto che la destinazione d'uso cambiava continuamente e le imprese erano costrette a riformulare progetti e piani di gestione. Si leggono nell'articolo citato le parole del consigliere di amministrazione di una delle imprese che hanno richiesto di essere retribuite: “L'università ci ha chiesto di rifare tre volte il project financing per l'Hennebique in almeno quattro anni, perchè via via modificava la destinazione dell'edificio. Prima si doveva insediare ingegneria, la soprintendenza diede anche il via libera all'operazione. Poi dopo il progetto Erzelli, nell'edificio in porto dovevano trasferirsi Lettere, Lingue e le segreterie degli studenti. Infine, ancora un cambiamento, niente più Lettere, solo Lingue, il centro servizi Csita e le segreterie”.
Ultimo atto: l'università perde un totale di 6 milioni e mezzo di euro, e dalle sue ceneri sorge il Museo Italia.
(Eleana Marullo)

Posted by Admin at 23:06 | Comments (0)

Politica - Cardinal dinner

Ottimo risultato: più di 200mila euro – destinati al terremoto in Abruzzo e ad altri interventi – raccolti con la cena di beneficenza organizzata venerdì 27 novembre a Palazzo San Giorgio dal Magistrato di Misericordia, istituzione fondata nel 1419 in un ancien régime in cui sembrava del tutto naturale che trono e altare dovessero procedere indissolubilmente legati.
Sontuosa cena di gala nel Salone delle Compere, intitolata all’ospite d’onore cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei.
Un eccellente parterre di partecipanti (con generosi esborsi di tasca propria o dell’ente o impresa di riferimento), tra cui il priore del Magistrato di Misericordia Marco Simeon (vicino all’Opus Dei e responsabile pure delle relazioni internazionali e istituzionali della Rai), Luigi Merlo presidente dell’Autorità Portuale, Claudio Burlando presidente della Regione e il suo sfidante Sandro Biasotti, Claudio Scajola ministro per lo Sviluppo Economico, Paolo Garimberti presidente Rai, Piero Gnudi presidente Enel, Giovanni Berneschi presidente Banca Carige, Flavio Repetto presidente Fondazione Carige.

Tra le assenze di spicco, la sindaco Vincenzi, il presidente della Provincia Repetto e l’intera Udc.
Il cardinal Bagnasco è tornato su uno dei temi d’attualità: «E' vero che il crocifisso è il segno più grande della nostra fede di cristiani. Il figlio di Dio che dà la vita per noi. Allo stesso tempo è anche vero, la storia lo dimostra, che il crocifisso ha ispirato i valori espressi nella croce, cioè ha ispirato civiltà, cultura, sia in Italia, sia in Europa, ha quindi anche una valenza culturale».
Sacrosante parole, ma ci permettiamo di aggiungere che l’icona dell’uomo-dio crocifisso assume valori diversi a seconda del contesto in cui è inserita: nei luoghi di culto e nelle case dei fedeli è simbolo sacro da rispettare; nel patrimonio culturale e nel paesaggio è segno di civiltà che va tutelato; ma negli edifici pubblici – scuole, tribunali, ospedali e uffici vari frequentati da chiunque – la sua presenza è quasi blasfema, ridotto a simbolo dell’egemonia di una confessione religiosa, a strumento per “marcare il territorio” della Chiesa cattolica, come bene ha argomentato un lettore (Walter Peruzzi in OLI 240) Molti guardano con ammirazione simili eventi, magari anche rammaricandosi di esserne esclusi. Ma molti altri provano forte disagio.
Troppo spesso iniziative per raccoglier fondi a fini benefici – siano cene, balli o quant’altro – sono in realtà gratificanti occasioni mondane per sentirsi parte di un’élite, per esibire tale appartenenza agli ambienti che contano, per strombazzare con understatement il proprio potere e la propria ricchezza che consentono così generose elargizioni.
Viene allora in mente chi disse: «Quando adunque tu fai elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere onorati dagli uomini» e ancora «non sappia la tua sinistra quel che fa la tua destra, affinché la tua elemosina rimanga in segreto; e il Padre tuo che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa» (Matteo: 6, 2-4).
Forse bene fece chi disertò.

Sul Magistrato di Misericordia e la cena di gala:
http://www.magistratodimisericordia.it/node/56
Cronaca dell’evento:
http://diocesi.riviera24.it/articoli/2009/11/26/73842/torna-il-cardinal-dinner-per-raccogliere-fondi-da-destinare-in-beneficenza
http://www.primocanale.it/news.php?id=59433
http://www.ilgiornale.it/genova/udc_assenze_rilevanti/29-11-2009/articolo-id=402855-page=0-comments=1
Sul Cardinal dinner 2008:
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/11/27/una-serata-di-gala-da-200-mila.html
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/11/27/indovina-chi-non-viene-cena.html
Sulla Santa Alleanza a Genova:
http://www.antimafiaduemila.com/content/view/7262/48/
(Ferdinando Bonora)

Posted by Admin at 23:01 | Comments (0)

Civiltà - Chi costruisce le città e chi agita fantasmi

Kibaru, cioff, beor, sadd, sesè bianco, sesè nero, skubia.
I cartellini dei surgelati al mercato comunale di Prè sono in italiano: dentice, cernia, ombrina, luccio, barracuda, lecce, sugarelli, sgombri, ma il signore e la signora dietro al banco ormai li nominano nelle lingue parlate dai loro clienti abituali, e cioè in senegalese e nigeriano. Che a comprare siano soprattutto cittadini africani del resto lo si nota a prima vista, guardando i giganteschi pesci irrigiditi dal gelo, un panorama ittico molto diverso da quello che si vede in altre zone della città. I negozianti hanno individuato gli importatori in grado di procurare la merce richiesta dalla loro clientela, e col nominare i pesci nella lingua di chi acquista hanno reso il rapporto coi clienti accogliente, allegro, complice.

Un tempo l’insegna “DROGHERIA” composta con diversi tipi di semi e legumi era su Via del Campo, ora orna l’interno del negozio rilevato da cittadini marocchini. Lo storico negozio di drogheria, farine e legumi sfusi non è scomparso come molti temevano quando i vecchi proprietari sono andati in pensione, ma è stato reinterpretato in chiave nordafricana. Accanto alle novità (è stato introdotto un banco di carne, e prima non c’erano olive piccanti, teiere, vassoi e pentole per il cous cous) sono rimasti i vecchi sacchi di fagioli, lenticchie, farine… Il mantenimento della vecchia insegna simboleggia questa possibilità di continuità, di fusione, di riconoscimento reciproco.
Nel negozio di frutta e verdura di piazzetta del Campo insieme ad un accento calabrese si sentono risuonare i nomi di Abdul e di Ahmed: la gestione è italo marocchina.
I proprietari di un minimarket in Via del Campo sono del Bangladesh, ed abitano da qualche mese nello stesso palazzo in cui si trova il negozio, e in cui, detto per inciso, si trova da anni e senza alcun problema una sala di preghiera, seppur priva di minareto. La giovane signora velata, moglie di uno dei negozianti, ha stretto amicizia con la signora del piano di sotto, genovese storica, abitante del palazzo da trenta anni: le si vede salire e scendere le scale e farsi visita, bambini che vanno su e giù.
Il popolo comprante del macellaio italiano di Via del Campo è invece in gran maggioranza sudamericano, popolo carnivoro quanto l’africano è pescivoro. Nei banchi una presenza di tagli “poveri” e di interiora che non si vedrebbe altrove, e permanentemente una folla indice di ottimi affari.
Nella quotidianità offerta da un quartiere complicato e misto, le persone, dopo essersi un po’ annusate reciprocamente, hanno iniziato a riconoscersi e a costruire una nuova città, per niente affatto brutta.
Nel frattempo con una angosciante progressione la Lega avanza proposte sempre più esplicitamente razziste, con la certezza di avere il potere di condizionare il governo.
Chi non vive con gli immigrati la quotidiana condivisone di uno spazio urbano complesso e vitale è esposto a questi fantasmi, e la possibilità che prevalgano non è remota.
Questo aspetto del nostro futuro meriterebbe più attenzione degli europei di calcio.
(Paola Pierantoni)

Posted by Admin at 22:58 | Comments (0)

Informazione - La demografia ingannevole che viaggia sul web

Abbiamo ricevuto da un lettore un filmato che delineava la prossima fine della civiltà europea a causa della bassa natalità degli autoctoni a fronte della superiore natalità degli “islamici”.
Tonalità terroristica, assenza di qualunque consapevolezza storica e falsità belle e buone che qualcuno progetta, mette in confezione regalo, e diffonde con l’aiuto di singoli che in buona fede le adottano e contribuiscono a metterle in circolo.
Le preoccupazioni demografiche sulla "purezza" della razza o della cultura non sono nuove. Il problema è che a prestare attenzione a questa propaganda non sono in pochi, e non sono confinati tra i leghisti xenofobi di verde vestiti. C'è un convergere veramente preoccupante dell'informazione in questa direzione.
A servizio di questa visione astorica che cancella la realtà passata, presente e futura di un continuo mescolarsi di popoli, di una continua creazione di nuove realtà umane ha largo corso, appunto, la falsità di facile presa di un tasso di fertilità “islamico” diabolicamente superiore al “nostro”.


Per un minimo di contro-informazione, tra le molte fonti possibili ci affidiamo alla compassata Enciclopedia Britannica, in un capitolo in cui tratta “Della crescente importanza della natalità degli immigrati in Europa” (http://www.britannica.com/bps/additionalcontent/18/35766046/Overview-Chapter-7-The-rising-importance-of-migrants-for-childbearing-in-Europe) Dunque, lo studio analizza il contributo dei migranti al numero totale delle nascite nell’Europa del nord e del sud, comparando i tassi di natalità tra le donne migranti e le donne native. In estrema sintesi questa ricerca ci dice che si tratta di un fenomeno complesso, differenziato tra i gruppi migratori, differenziato tra paesi europei, e in continua evoluzione. Detto questo, lo studio sottolinea “La evidenza di una progressiva assimilazione tra la fertilità dei migranti e la fertilità locale… Questa indagine rivela che le donne migranti manifestano livelli di fertilità più alti delle popolazioni native, ma questa differenza diminuisce nel tempo e con la durata della loro permanenza nel paese ospitante”… e ancora: “Il Tasso Totale di Fertilità delle donne immigrate oscilla tipicamente tra 2.0 e 2.5 ed è pertanto più alto dello 0.3 / 0.8 di quello delle donne native”.
Il mondo sta cambiando? Sì, sta cambiando, come sempre è stato. E, come sempre, il cambiamento coinvolge tutti, viaggia in tutte le direzioni. La speranza che si tratti di un buon cambiamento riposa nelle persone che sanno vederne la complessità senza averne paura.
(Paola Pierantoni)

Posted by Admin at 22:53 | Comments (0)

Diritti umani - Emergenza civiltà

A Cosenza, il prefetto emana un ordine di espulsione nei confronti di un gruppo di rom rumeni colpevoli di essere poveri e di sopravvivere in baracche. Stando a quanto scrive l’appello redatto dall’Associazione Sucar Drom, la motivazione del prefetto è: “perché i rom costituiscono una minaccia concreta, effettiva e grave all’incolumità pubblica.”
A Roma viene sgomberato il campo Casilino 900 con un plateale dispiegamento di forze mentre le ruspe passano sopra a tutto ciò che i rom non sono riusciti a portare con sè.
Sono appena tornato dal quartiere napoletano di Ponticelli dove 400 rom rumeni vivono confinati in un terreno tra rifiuti, topi, baracche con tetti in eternit e con un tasso di tubercolosi che sfiora l’80%; l’unica acqua che arriva è quella portata dal tubo di un privato cittadino e a sue spese.

A La Spezia 4.000 persone ritrovatesi su Facebook chiedono al sindaco di autorizzare una manifestazione antirom. Il sindaco autorizza per venerdì prossimo.
Il leghista Giancarlo Gentilini chiede pubblicamente la rivoluzione contro gli zingari.
Sconcerta l’addormentamento, la quiescenza di fronte a ogni parola o fatto che esprima odio e disprezzo per l’altrui umanità. Ammesso che “gli zingari” rappresentino “l’emergenza” in Italia, non è proprio in questi casi che una nazione mostra tutta la sua fede nella civiltà? Mostra i propri convincimenti etici? Voglio dire, se crediamo nella civiltà come valore non è perché un rom delinque che cambiamo strada. Si, perché cambiare strada è il negare il rispetto a un popolo. Oggi, l’unica emergenza in Italia è quella legata al concetto di civiltà.
“Parla bene lei, ma lo sa che gli zingari rubano?”
E’ vero, alcuni zingari rubano, ma come si vive in un campo nomadi? E’ mai andato nessuno a vedere come vivono questi italiani di etnia rom o sinta in un campo nomadi? Ci sono situazioni in cui trecento persone vivono con due soli bagni. Per non parlare delle baraccopoli sparse per il nostro Paese. Chi vorrebbe vivere in simili condizioni? Chi vorrebbe far partorire la propria moglie sotto un ponte? Davvero si crede possano esistere persone che si crogiolino in simili brutture? Ma ci siamo mai posti la domanda: e se fossi nato io lì, sotto quel ponte, che vita avrei avuto?
Siamo tutti d’accordo nel definire i rom, fascia debole di questo Paese? E allora, con quale coraggio ci scagliamo contro una fascia debole di società? Non sarebbe da aiutare questo popolo che soffre e piange la propria emarginazione? Invece no, si imbastiscono addirittura campagne politiche sulla pelle dei rom e senza nemmeno sentirne rimorso.
Com’era facile essere dalla parte dei buoni quando, trent’anni fa, criticavamo il razzismo degli Stati Uniti nei confronti dei “negri” o quello dei bianchi Sudafricani. Era facile credere nei valori della civiltà, ma ora che siamo noi dall’altra parte, viene fuori tutta la nostra ipocrisia di italiani brava gente.
(Pino Petruzzelli)

Posted by Admin at 22:51 | Comments (0)

Migranti - Mimetismo e ghetti culturali

Capita di chiedere ad un genovese "ma come fai a dire che gli immigrati sono tutti delinquenti quando Mohammed è uno dei tuoi migliori amici?", e di sentirsi rispondere: "Mohammad è bravo, ed è diverso dagli altri immigrati".
Specularmente, chi arriva intuisce subito che per farsi accettare dagli italiani deve lanciare il messaggio di essere "diverso" dagli altri migranti, e che occorre pagare il prezzo di dissociarsi dalla propria cultura e religione d'origine. E' esperienza comune, che nasce dalle chiacchiere e dai rapporti quotidiani, ma in una ricerca di qualche anno fa si ritrovano, nero su bianco, le stesse cose. Nel gennaio 2001 nel corso della iniziativa "Schegge di Nord Africa" la Cgil presentò tredici interviste a donne nord africane: al centro c'era il loro rapporto con la città e i suoi abitanti. Bene, in dodici su tredici si trovano fasi come:

... Non ho amici marocchini, a parte questa ragazza, perché hanno una mentalità diversa
Io vado più d'accordo con amici italiani che stranieri
Amicizia la faccio molto più volentieri con le persone di cultura italiana
Ho più rapporti di amicizia con italiani che con connazionali
Mio nipote parla bene italiano, ha molti amici italiani, esce sempre con loro
La maggior parte dei miei amici sono italiani...

Al grande investimento da parte dei migranti nel rapporto con gli italiani corrisponde la grande fatica della società italiana ad accettare ogni tipo di pluralismo. Sentirsi escluso e rifiutato è forse il male peggiore che può subire un essere umano, un male che colpisce l'equilibrio psicologico delle persone e ti porta a gridare a gran voce: "Non sono come gli altri, sono come te, accettami, anche io non li sopporto".
Non accettare la diversità degli altri ostacola il mescolarsi delle persone e premia invece l’inutile e dannosa assimilazione e il "mimetismo": si aprono le porte (dei mezzi di informazione, della politica, ecc.) a coloro che parlano male della propria religione, della propria cultura e degli altri migranti, e chi non intende rinunciare alla propria diversità viene sempre più spinto a vivere chiuso nella propria comunità nazionale o religiosa. Occorre intervenire in tempo affinché la nostra società non sia sempre più suddivisa in molteplici ghetti materiali e culturali ed affinché non perdesse la grande ricchezza delle diversità.
(Saleh Zaghloul)

Posted by Admin at 22:49 | Comments (0)

Cultura - Orsi e uomini, abitanti della Terra

Calcolando ad occhio, venerdì 6 novembre le persone che hanno partecipato al concerto “Uno stradivari per la luna” al Carlo Felice devono essere state poco meno di un migliaio. I biglietti andavano dai 10 ai 26 euro e il loro acquisto era finalizzato alla campagna di Animalsasia (http://www.animalsasia.org/) per il riscatto degli orsi imprigionati per l’estrazione della bile in Cina, Cambogia e Vietnam.
Mille persone o giù di lì non sono poche: un successo che ha più di un motivo.
Primo tra tutti l’enormità delle sofferenze inflitte a questi animali a fronte della futilità delle ragioni su cui si fonda questa pratica.

Poi una campagna condotta con intelligenza, il cui punto di forza è quello di muoversi secondo un programma e di avere già realizzato dei risultati: un accordo con il governo cinese per il graduale superamento di questa pratica, e la finalizzazione dei fondi a compensare i contadini delle “fattorie della bile”: per ogni orso liberato viene pagato un riscatto. Nella pubblicistica della associazione prevalgono le immagini degli orsi liberati: chi dà il suo contributo vede il concreto risultato a cui possono portare i soldi che ci mette.
Soprattutto, forse, si sta estendendo la consapevolezza di una continuità tra esseri viventi, e un senso di responsabilità e di empatia per gli abitanti tutti di questo mondo.
Ma come andrebbe, ad esempio, un concerto al Carlo Felice per finanziare una campagna di accoglienza dei profughi sui barconi? Qui, temo, alcune vicinanze (l’inquietante condivisione della stessa specie biologica, e una ancor più inquietante prossimità geografica precariamente conquistata tra mari e deserti), sommate ad un anonimato che cancella le storie individuali, determinerebbero una distanza emotiva siderale.
Per chi è disponibile a correre il rischio della vicinanza consigliamo l’ascolto dell’audio documentario “Noi difendiamo l’Europa” trasmesso il 9 novembre a Radio3 Mondo http://www.audiodoc.it/archivio_scheda.php?id_scheda=138
(Paola Pierantoni)

Posted by Admin at 22:45 | Comments (0)

Cinema - Un primo ministro tra catastrofi e risate

Sabato sera al Porto antico, sala cinematografica affollata di famiglie e adolescenti: si proietta 2012, film catastrofico con effetti speciali spettacolari e trama debolissima. Insieme ai miei nipoti assisto alle vicissitudini della famigliola che è la protagonista del film e che fugge da un continente all’altro scampando per miracolo a crolli e terremoti, eruzioni vulcaniche e tsunami, voragini che inghiottono intere città e placche continentali che collidono come giganteschi autoscontri.
I nostri sono diretti in Cina, dove i governi mondiali, informati per tempo della fine del mondo prossima ventura, hanno costruito gigantesche “arche” in grado di garantire la sopravvivenza della specie umana.

Mentre il diluvio universale incombe e si intrecciano vicende private e pubblici disastri, si svolge una teleconferenza dei capi di governo, in cui si annuncia che il Presidente degli Stati Uniti ha deciso di condividere la sorte del suo popolo e non si è imbarcato sull’arca. Con voce sepolcrale la prima ministra tedesca comunica che l’unico capo di governo europeo che ha scelto di non abbandonare la nave che affonda e di affrontare la fine raccolto in preghiera in Piazza San Pietro è il primo ministro dell’Italia.
A questo punto, mentre crolla il soffitto della Cappella Sistina, la sala scoppia in una collettiva, fragorosa, risata liberatoria.
Il giorno dopo mi documento un po’ su blog e simili: mi sembra impossibile che un fatto di questo genere sia passato inosservato.
E infatti trovo materiale in abbondanza. Intanto, pare che lo sghignazzo collettivo sia stata una reazione diffusa e condivisa da Aosta a Lampedusa: dunque non si tratta del solito cinismo genovese, ma di un comune sentire che, da un lato, mi consola un po’.
Però qui si innesta la querelle: ma sarà un tributo di stima del regista al prode Presidente del Consiglio italiano o sarà invece una subdola presa per i fondelli del medesimo? Anche se non sono mancate animose difese dello spirito di sacrificio e del prestigio internazionale del nostro, nonostante cuccù e corna, mi sembra che la seconda ipotesi sia quella più accreditata, e non solo tra i nostri connazionali. Segnalo infatti il contributo di una certa Franziska in un gruppo di discussione americano che definisce Berlusconi “old whoremonger”, vecchio puttaniere. In ogni modo è lo stesso regista a chiarire che il Primo ministro del film non è Berlusconi...
Cito letteralmente: “Volevamo che un capo di Stato di un Paese importante restasse indietro nella fuga perché si era fermato a pregare Abbiamo scelto quello italiano", dice Emmerich in un’intervista.
Ma, come dicevano gli antichi, in cauda venenum: infatti aggiunge “Non c'è dubbio che, in un caso come quello del film il vostro primo ministro sarebbe il primo a correre in Cina per salire sull'arca di Noè. Per dirla tutta, ha già comprato un posto”.
(Paola Repetto)

Posted by Admin at 22:44 | Comments (0)

Civiltà - Due volte genitori

Il regista Claudio Cipelletti racconta che alla proiezione romana di “Due volte genitori”, rivolta ai parlamentari, ne erano presenti solo quattro. Tra loro Paola Concia che, a fine film, è scoppiata in lacrime. “Piangeva la perdita di un padre e di una madre avvenuta prima di poter dir loro di essere lesbica.”
Circolo Zenzero, 25 novembre. La sala contiene a stento tutti i presenti. Ci si siede anche in terra. Nel documentario dell’AGEDO, l’esperienza di alcuni genitori di gay e lesbiche. Loro hanno saputo.

E accompagnano i presenti in un percorso di consapevolezza dove c’è dolore. Ma anche la felicità insieme ai propri figli. Si raccontano per offrire a chi vede la chiave per abbattere le frontiere che persistono in Italia tra omosessuali e etero. Padri e madri che scoprono per caso che il loro figlio è gay, che aprono i cassetti, sfogliano diari, oppure si trovano con il figlio che si dichiara all’improvviso per lettera, oppure faccia a faccia. Raccontano di essere davanti all’immagine di un figlio che sparisce dall’orizzonte, come una dissolvenza incrociata, tra il prima e il nuovo. Il documentario percorre le fasi della scoperta attraverso le riprese del gruppo terapeutico nel quale i genitori si esprimono. Immediata è l’empatia dello spettatore che, attraverso primi piani e r acconto, viene accompagnato nelle storie dei singoli. C’è spazio per tutto, per ridere e per piangere. E per rinascere, loro per primi, insieme al figlio. C’è la storia di Cristina che, dopo l’outing nel suo gruppo scout, si è vista togliere tutti gli incarichi e che, cercando conforto dal suo vescovo, si sente dire che “gli omosessuali non rientrano nel progetto di dio”. C’è chi si chiede dove ha sbagliato e pensa di far causa alla Chicco perché ha letto che nei ciucci forse è stato messo un elemento determinante per la sua omosessualità. E ancora chi stacca dalla porta tutte le foto del figlio bambino, perché quel figlio non esiste più. E i pranzi di famiglia ripresi dalla telecamera nei quali si ripensa insieme a ciò che è stato. A fare da cerniera gli episodi del viaggio in treno di una madre che parla di omosessualità con i suoi compagni di scompartimento. I volti dei passeggeri oscurati dalla telecamera, in chiaro a chi guarda solo la faccia della donna e le conversazioni: “Ma suo figlio non ha cambiato idea?”, “Non può cambiare idea! Lui è così”. Torna, nello scompartimento, l’omosessualità come malattia, come evento da sopportare ad una certa distanza. Quindi la banalizzazione estrema delle ragioni per le quali l’omosessuale non può essere accettato. La madre spiega paziente ai viaggiatori la sua storia, colorando una maglietta per il Pride.
A fine proiezione i presenti in sala sono immobili. Passano parecchi minuti perché torni la parola. Poi qualcuno fa notare che spesso i genitori sono abitati da certezze: “Ho investito su di lui. Ho mappato tutto il territorio. So come sarà. Prima o poi questo investimento è destinato alla bancarotta”.
Dell’idea di amore e dell’essere amati non si riesce a parlare. Ma “Due volte genitori” ne dà una traccia importante, insieme ad una strada che abolisce l’ambiguità della parola tolleranza e diverso dai nostri orizzonti.
Sito dell'Agedo: http://www.duevoltegenitori.com
(Giovanna Profumo)

Posted by Admin at 22:20 | Comments (0)

Parole degli occhi - Vince l'amore


di Giorgio Bergami

Vince l'amore




© foto: Giorgio
Bergami


21 novembre, il film ”La bocca del lupo” di Pietro Marcello e girato a Genova proclamato miglior film al Torino Film Festival 2009. L’anteprima nazionale si terrà a Genova giovedì 3 dicembre alle ore 21 presso la Sala Sivori

Posted by Admin at 22:17 | Comments (0)

Lettere - Perché dico no al traforo della Val Fontanabuona


Come sapete ho condiviso le battaglie contro l'inceneritore e contro la rapina dell'acqua privatizzata a danno della Val Fontanabuona, ma non riesco proprio a condividere la mobilitazione per il traforo e cerco di spiegare perché:
- anzitutto quando si interviene pesantemente in un contesto ambientale di pregio come quello della Valfontanabuona non ci sono solo vantaggi ma riconoscibili danni ambientali irreversibili. Perché non è stata fatta una seria valutazione di impatto ambientale? A partire dalle nuove garanzie per la sicurezza dei tunnel lunghi richiesti dalla normativa, dopo i disastri che sono capitati nel recente passato. Una analisi geologica con un serio progetto e relativi costi per collocare lo smarino escludendo con carotaggi la presenza di amianto etc.;

- le grandi infrastrutture ipotizzate nel Tigullio sono tra loro concorrenti come la superstrada Chiavari-Carasco per fare un solo esempio;
- quali le risorse disponibili? la Regione dispone di trenta milioni: circa un decimo dei costi presunti, mentre Anas e il governo per il momento nulla! E i privati sono disposti a rischiare per un tunnel a pedaggio dopo quello che è successo con il traforo Bargagli Ferriere?
- non basta un progetto di massima: occorre valutare percorsi alternativi e sopratutto parlare con le popolazioni colpite da un intervento che fracassa i loro terreni;
- una seria valutazione costi-benefici dovrebbe valutare non in astratto ma in concreto non solo i vantaggi occupazionali successivi all'intervento ma anche quali ricadute potrebbe avere spendere una cifra così rilevante, 300 milioni di euro - 600 miliardi nelle vecchie lire - in interventi a favore della piccola industria, dell'artigianato, della agricoltura, della difesa del territorio etc...;
- gli aspetti decisionali delle grandi opere sono rimessi a scelte autoritarie pubbliche e private; le comunità locali sono pedine di un gioco politico spregiudicato dei maggiori partiti;
- chi chiede che i grandi investitori finanziari non debbano fare i conti con le autonomie locali - fino ad ipotizzare il ritorno del podestà di memoria fascista - vogliono guardare ai loro interessi e non a quelli delle comunità locali sono gli stessi che hanno iper-costruito nel Tigullio edificando una città di 80.000 abitanti a Rapallo che rapina la risorsa acqua nelle piscine e nei campi golf della costa.
- E allora ?
(Rino Vaccaro)

Posted by Admin at 22:15 | Comments (0)

Lettere - Cronache dal centro storico


Da qualche mese un gruppo di ragazzi si vedono in una saletta sotto casa mia, in vico Morchi, vicino a via San Luca. I ragazzi ascoltano musica, forse suonano, bevono e fanno quelle cose che si fanno a 16/18 anni. Da un po' di tempo hanno iniziato a orinare nel vicolo e a vomitare sul nostro portone. Oltre l'igiene la cosa che mi fa più arrabbiare è: c'è un orinatoio trenta metri più sotto (dai bidoni della spazzatura), sono ragazzi che se li riprendi si scusano e si vergognano quindi non è una deficienza culturale la loro, sanno che non si fa e a Castelletto o a Quarto, da dove probabilmente vengono, non si comporterebbero così, anzi. Ma perché allora in Centro Storico si sentono in diritto di comportarsi così? Rimpiango di non avere un fondo, magari con una prostituta 60enne, anche transessuale, sotto casa. Così ci penserebbe lei a insegnargli le buone maniere.
(Arianna Musso)

Posted by Admin at 22:14 | Comments (0)