16 Dicembre 2009
Versante Ligure
Politico è il mio stress:
l’Italia, ahimè, mi strugge
dei sogni ho perso il bus
restare qui distrugge
(da giorni invidio il gas
in quanto, a volte, fugge).

email: enzo@enzocosta.net; http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
Illustrazione di Aglaja
email: aglaja@fastwebnet.it; http://proveaglaja.blogspot.com
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Politica - La cancellazione dell’autunno caldo
13 dicembre, tardo pomeriggio: presentazione del libro di Chiara Ingrao “Dita di dama” nell’auditorium della ex Manifattura Tabacchi di Sestri Ponente, organizzata dalla Associazione Franco Sartori. E’ un romanzo sul 1969, sull’autunno caldo. Protagonista una operaia della Voxson. Lo leggeremo, il libro. Per ora ci sono state le parole di Chiara Ingrao, accolte con emozione e gratitudine da una sala affollata. Trascrivo quelle che sono rimaste nei miei appunti.
“… La storia dovrebbe raccontare i nostri legami profondi, quelli che ci hanno emozionato. Invece non lo fa. Oggi il racconto degli anni ’70 è solo quello degli anni di piombo. Tutto il resto della storia è stato cancellato. Dalla nauseante proliferazione delle rievocazioni del 1968 si è passati direttamente a Piazza Fontana.
Totalmente saltato il 1969. Il revisionismo sugli anni ’70 non viene contrastato da nessuno, per l’ansia di prendere le distanze, di non essere confusi con i terroristi. Ma questo è un messaggio di disperazione per i giovani, è dire: mettersi insieme porta alla violenza. Invece bisogna ripensare alle parole di vita degli anni ’70, al circolo virtuoso che ci fu tra formazione della identità collettiva e formazione dell’io, delle individualità. Io ero una giovane sindacalista, nel romanzo c’è la mia storia di formazione. Questo è il problema dell’oggi. La costruzione della identità ora è questione più complessa, il messaggio è: costruisciti l’identità fuor i dal lavoro. Ma non dobbiamo considerare “buttata via” la tanta parte di tempo che nel lavoro passiamo. Anche se sei precario. Il fatto è che nessuno studia più il lavoro. Nessuno fa col lavoro quello che Saviano fa con la camorra. Oggi non c’è più una ricerca. Il problema non è solo la precarietà, è l’invisibilità sociale. Le persone che lavorano non hanno mai un volto. 1970 – 1981: è stato il decennio delle riforme. E c’era un conflitto molto forte, ma il conflitto è creativo, il conflitto non è la rissa che vediamo oggi. Nello stesso decennio in cui c’è stata, col terrorismo, la negazione della democrazia, c’è stato il più grande esperimento di democrazia diffusa, e i leader nascevano spontaneamente. Questo riguarda la nostra concezione della democrazia: finché inseguiamo “il leader migliore” non ci salviamo. Una nazione che vuole avere grandi atleti manda tantissimi ragazzini in palestra. Oggi invece c’è l’occupazione abusiva, da parte di una generazione di vecchi, di spazi di potere e di denaro. Mentre non adempiamo al ruolo che dovremmo avere di testimoni del nostro tempo. Certo, per fare questo dovremmo avere il coraggio di dire che siamo stati sconfitti.
E poi oggi mancano gli intellettuali. E c’è la scomparsa della generosità: premiando egocentrismo e ambizione sono usciti fuori i mediocri. E guadagniamo troppo.
Ma abbiamo avuto la generazione che nel 2001 era scesa in campo per questioni enormi, e ora l’identità della manifestazione del NBday, e se in una scuola c’è una insegnante che lavora bene, da parte delle ragazze viene fuori una grande passione …”
Susanna Camusso, segretaria nazionale della Cgil, doveva concludere l’incontro. Se fosse venuta, sarebbero venuti anche i sindacalisti della locale Cgil. Ma non è venuta …
(Paola Pierantoni)
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Guerre - Svuotare il secchio una molecola alla volta: ovvero lo stato delle mine nel mondo
Il sito di Peace Reporter pubblica oggi una pagina dossier sulle mine http://it.peacereporter.net/articolo/19247/Mai+più%3B+soli ispirata alla recente "Seconda Conferenza mondiale di revisione della Convenzione di Ottawa", svoltasi a Cartagena de Indias in Colombia. Non è un caso che la conferenza si svolga proprio nel paese che risulta oggi il più infestato del mondo da questi ordigni che silenziosamente, giorno per giorno, riescono a portare il proprio effetto straziante a distanza di molti anni dalla loro installazione. Si parla sempre e solo di persone, ma sulle mine saltano anche cani, mucche, cavalli, che con le guerre dell'uomo non condividono nemmeno la specie animale. In 10 anni sono state tolte di mezzo 42 milioni di mine, che rappresentano una minima quantità di quelle ancora installate pronte ad esplodere.
A Cartagena è volato anche Gervasio Sánchez, un giornalista fotografo spagnolo che cura il sito vidasminadas.com e che ha prodotto alcuni libri fotografici sulle vittime. Quelle stesse vittime che sono state a Cartagena al centro del dibattito, dimenticate dalla precedente conferenza e per le quali tutti, unanimemente, hanno ammesso l'insufficienza degli aiuti e degli impegni politici e pratici dei vari governi. Il libro, che si intitola Vidas Minadas diez años después (Vite minate dieci anni dopo) (http://www.cccb.org/es/curs_o_conferencia-vidas_minadas_diez_anos_despues_ed_blume-17800) edizione 2007, ISBN 9788498012552, non ha traduzione in italiano, riporta le storie fotografiche di alcune persone colpite. Tutti i proventi della vendita sono convogliati a iniziative contro le mine e a sostegno delle vittime. Sul sito del quotidiano internet El Sol si trova una intervista dove il giornalista spiega il sistema di controllo e di censura in funzione in Colombia (http://www.periodicoelsol.net/noticia.php?Id=4953).
Intanto che fa l'Italia? Le informazioni dettagliate sulle attività dei paesi si trovano molto ben organizzate sul sito icbl.org (international campaign to band landmines, in inglese). Su internet scovo anche www.disarmo.org, uno splendido e conciso rapporto molto aggiornato sullo stato della economia di guerra in Italia: settore in grande crescita, "si vis pecuniam para bellum ...". C'è anche la Buona Notizia, speriamo che trovi uno sponsor per pubblicizzarla sui bus atei: il Ruanda è stato finalmente liberato dalle mine, oggi le persone possono di nuovo camminare liberamente in tutto il territorio senza paura di restare colpiti da una esplosione: sembra poco ma ci sono voluti 7000 sminatori per anni, immaginate i costi e i pericoli.
Il sito www.cameo.org/tech/landmines.html permette di vedere le mine: trovare la Valmara 69 con le sue belle scrittine nella lingua di Dante fa un certo effetto. Manca il marchio CE, però si sa, non dovendo essere usate in Europa, è possibile ometterlo.
(Stefano De Pietro)
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Migranti - Serve una idea moderna di cittadinanza
Il 10 dicembre a Roma si è tenuto il seminario “Il diritto e la responsabilità della cittadinanza” organizzato dall’associazione “Nessun Luogo è Lontano” con l’Assessore alle Politiche Sociali della Provincia di Roma, Cgil, Cisl, Uil, Ugl e le Fondazioni Altramente (Bertinotti), Farefuturo (Fini), Formiche (Casini), Italianieuropei (D’Alema).
Il seminario si è concluso con un comunicato stampa di tutti gli organizzatori nel quale si legge: “Ciò che si auspica è una significativa revisione della legislazione in materia di cittadinanza, finalizzata a renderne più flessibile il sistema di accesso alla cittadinanza italiana, secondo il principio dello ius soli, da prevedere insieme a quello dello ius sanguinis.
Gli interventi hanno dichiarato l’urgenza di provvedimenti che riducano il tempo necessario per l’acquisizione della cittadinanza per naturalizzazione.
Durante i lavori si è fatto riferimento alle iniziative di legge depositate in Parlamento. Si è formalizzata, altresì, da parte degli organizzatori l’intenzione di realizzare un convegno sull’iter parlamentare in corso sulla materia per il 26 gennaio 2010 a Roma.”
Ma non tutto è così positivo: alcuni interventi hanno fatto emergere divergenze sul significato stesso della cittadinanza. Si è parlato in negativo ad esempio dei molti immigrati che fanno domanda di cittadinanza solo per poter superare alcuni ostacoli burocratici sul soggiorno e per poter accedere al lavoro nel pubblico impiego. Queste persone, si è chiesto, si sentono veramente italiane? Amano davvero l’Italia? Si tratta ancora di un’idea vecchia della cittadinanza intesa come premio a chi si comporta bene tra gli stranieri, a chi condivide valori italiani e sente l’appartenenza al popolo italiano. Naturalmente il problema non esiste per gli italiani che non amano l’Italia e che non condividono i valori della costituzione italiana.
Dall’alto del privilegio di essere cittadini italiani si giudicano gli altri nati altrove ed i loro figli nati in Italia, si ragiona a come selezionare i nuovi cittadini come se fossimo ad un concorso di bellezza. Si è parlato addirittura di norme differenziate e diversificate e di cittadinanza a punti. Siamo ancora molto lontani da un idea alta e moderna della cittadinanza nella quale essa non sia motivo di esclusione da alcuni diritti e servizi ma motivo di uguaglianza tra tutti i cittadini indipendentemente dalla loro origine etnica.
Piero Soldini responsabile immigrazione nazionale della CGIL ha ricordato che la legge italiana è la più arretrata dell’Unione Europea, e che gli stranieri che annualmente ottengono la cittadinanza in Italia sono soltanto un decimo di quelli che riescono ad ottenerla in Francia e negli altri paesi europei. Così appare che in Italia entrino più immigrati rispetto agli altri paesi europei: in realtà i nostri immigrati rimangono stranieri, mentre gli immigrati degli altri paesi si trasformano in cittadini di quei paesi.
(Saleh Zaghloul)
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Centro storico - Graziose a Genova
Sabato 13 dicembre, in Piazza della Posta Vecchia, c’è stato l’incontro tra gli abitanti del Centro storico di Genova e le “Graziose” gruppo genovese del CDCP. (il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, fondato da Maria Pia Covre nel 1982).
Lo scopo, sintetizzato in un volantino, è quello di “Affrontare e ridurre le tensioni generate dal cambiamento del fenomeno del sesso a pagamento nei vicoli partendo da un’approfondita conoscenza; promuovere l’integrazione e la convivenza tra chi vive e lavora nel centro storico attraverso la costituzione di una rete che coinvolga gli Enti e le Associazioni, i residenti e i commercianti, le lavoratrici e i lavoratori del sesso; sostenere e rafforzare le azioni già esistenti di lotta allo sfruttamento e alla tratta di esseri umani in collaborazione con il progetto Sunrise del Comune di Genova”.
Secolo XIX, Repubblica e Corriere Mercantile hanno dedicato all’avvenimento spazio e attenzione; Il Giornale gli ha dedicato spazio e volgarità (titolo: “Con i soldi dei genovesi la Giunta di Marta va a Puttanopoly nei carruggi”). Trascinare ogni cosa verso il basso, del resto, è un programma politico portato avanti su tutti i fronti.
Della attività di Pia Covre le donne a Genova si interessarono già dal 1982, quando il Coordinamento Donne FLM (Federazione Lavoratori Metalmeccanici) organizzò, per le “150 ore delle donne”, il seminario “Prostituzione”. Un centinaio di lavoratrici di aziende metalmeccaniche e di altri settori, casalinghe, studentesse si interrogarono per alcuni mesi su questo “ruolo sociale”, sulle implicazioni che aveva sulla identità di ogni donna, sulle motivazioni dell’ansia che le portava a segnare con “loro” un confine invalicabile, una assoluta alterità. Era un tema difficile, ma tanto fu l’interesse per le sue molte implicazioni che l’anno successivo si decise di approfondirlo, col seminario “Devianza femminile, prostituzione e criminalità”.
Gli anni in cui il mondo del lavoro offriva luoghi per la costruzione di cultura e di identità sono dietro di noi. Ma i cittadini provano a inventare altri spazi, buttandosi alla ventura nella gestione delle loro infinite diversità. Il Comitato delle prostitute si è già incontrato e ancora si incontrerà con il comitato dei “Liberi cittadini della Maddalena”, e un rapporto di collaborazione con il Comune è stato creato … Nella stanza messa a disposizione dal “Patto per lo sviluppo della Maddalena” un tavolo da gioco offre il pretesto per la relazione tra prostitute, operatrici sociali, cittadini. Il gioco, un Monopoli genialmente rivisto per percorrere con la distanza dell’ironia storie reali e terribili, è tarato esclusivamente su figure di prostitute immigrate. Pia Covre dice che è stato impossibile costruire itinerari che potessero essere percorsi sia da italiane che da russe, nigeriane, albanesi: la diversità di condizione è troppo grande.
L’abbigliamento delle organizzatrici gioca a confondere le acque, prostitute vestite come signore qualsiasi e operatrici sociali con trucco e (sobria) mise da strada. Si tirano i dadi, si fanno battute, si ride insieme.
Per il Comitato per i diritti civili delle prostitute: http://www.lucciole.org/
Per il Progetto Sunrise: (http://cdcgenova.altervista.org/immagini/SUNRISE_DEPL2ANTE.pdf) Per il Coordinamento Donne FLM e le “150 ore delle donne”: http://www.centroliguredistoriasociale.it/donneflm.html
(Paola Pierantoni)
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Cultura - Poli e Parise si sono incontrati
Ecco come Goffredo Parise in “Gioventù” tratto dai “Sillabari” descrive le donne di Forte dei marmi: “Erano donne ricche, o donne che giravano attorno ai ricchi, in calma attesa, parevano avvolte da un involucro di calcolo e di aria fredda che rendeva fredda, al tatto, anche la loro bella e bronzea pelle. Non c’era nessuna corposità in quelle donne, nessun desiderio fisico, nessun sentimento verso gli altri uomini e le altre donne: il loro modo di muoversi, di parlare e di guardare era come la superficie di un mare bello e limpido, di colore blu con trasparenze e schiume, attraverso cui si vedeva perfettamente il fondo: in quel fondo di mare blu, nel momento in cui le schiume si ritiravano, l’uomo vedeva sempre il denaro”.
Il 18 e 19 dicembre, a Genova, Paolo Poli porterà in scena al Politeama Genovese i “Sillabari” di Goffredo Parise. Non si può sapere da quali frammenti trarrà la sua pièce. Il libro raccoglie “racconti sui sentimenti umani” che partono dalla A, di Amore, con l’intento di arrivare alla Z – l’autore si fermerà alla S, di Solitudine – ed è di una bellezza sorprendente. La scrittura di Parise è tersa, ed ogni racconto – di quattro, cinque pagine – è una miniatura del mondo e del genere umano.
Il fatto che Poli porti in scena Parise chiude il cerchio. I due si sono incontrati. Tra tutte le notizie, questa, per la cultura genovese, è la migliore della settimana.
(Giovanna Profumo)
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Parole degli occhi - In marcia per il clima
di Giorgio Bergami


© foto: Giorgio
Bergami
212 dicembre 2009: De Ferrari è una delle “100 piazze per il clima”, iniziativa lanciata dalla coalizione In marcia per il clima in concomitanza con la Convenzione delle Nazioni Unite che si svolge a Copenaghen..
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Lettere - Drop in: la BOA
Il “DROP IN”, che la associazione Afet Aquilone gestisce per conto del Comune, è un cosiddetto servizio di “prossimità”. Un canale, una mano tesa a chi per storia, condizione o stile di vita è escluso. Luogo di accoglienza per tossicodipendenti che vivono in strada con pochi o nulli contatti con servizi pubblici o del privato sociale specializzati sulle dipendenze patologiche.
Chi si rivolge alla BOA trova operatori che lo ascoltano senza pregiudizi, che gli offrono un panino, la possibilità di farsi una doccia e di lavare i propri indumenti, e che gli danno tutte le informazioni e i contatti se si vuole curare.
Il DROP IN però è anche un presidio per il territorio dove opera, perché è presente continuativamente con occhio vigile e richiede alle persone che lo frequentano di avere comportamenti adeguati, non solo all’interno del servizio, ma anche all’esterno. Lavora in rete con le associazioni, ma anche con i cittadini, e cerca di favorire condizioni di vivibilità e non di conflitto.
La prima sede della BOA è stata in Vico Tana dove, a una prima ostilità dei residenti, ha fatto seguito un buon apprezzamento che li ha portati a sostenere il servizio con una raccolta di firme per impedirne la chiusura. Merito della attenzione che gli operatori della BOA hanno posto nel coinvolgere gli utenti a comportamenti responsabili e collaborativi nell’operazione straordinaria di raccolta delle siringhe in tutta l’area circostante.
Attualmente il DROP IN si trova provvisoriamente in Piazzetta del Vico Nuovo, in attesa della nuova sede, predisposta dal Comune di Genova nella zona del Ghetto, nell’ambito del Contratto di Quartiere e del Progetto URBAN. Nel progetto è previsto un accesso diretto da piazza Santa Sabina per limitare il disturbo ai condomini dei palazzi adiacenti, e viene garantito che, in attesa del nuovo passaggio, gli operatori accolgano e accompagnino personalmente ogni utente: questo significa che oltre a una telecamera osservata costantemente da un operatore e posta prima dell’ingresso da Vico della Croce Bianca , un operatore andrà ad aprire e richiudere con le chiavi il cancello posto dai cittadini al termine di Vico San Filippo. Queste assicurazioni sono state date al Presidente del Municipio 1 Centro Est, che si ra fatto interprete delle preoccupazioni dei cittadini.
Alcuni cittadini (residenti?) tuttavia, in concorso con una parte della stampa locale, hanno sollevato polemiche unilaterali, mentre hanno disertato l’incontro appositamente convocato presso il Municipio 1 Centro Est dal Presidente Siri, in accordo con l’Assessore Papi.
Questi atteggiamenti non sempre “limpidi” non favoriscono il dialogo sociale nel territorio e rischiano invece di acuire incomprensioni e conflittualità che, forse, possono piacere a certe componenti politico-sociali, ma non di certo a coloro che vogliono concorrere a costruire maggiore vivibilità e sicurezza nel quartiere. Quando si riuscirà a entrare nella nuova struttura, gli operatori organizzeranno momenti di incontro aperti al pubblico. Questo per creare la possibilità di una rete solidale di “vigilanza attiva”.
(Miriam Cancellara Repetto e Rossella Ridella)
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