23 Dicembre 2009

Versante Ligure


CHE ANNULLA AMATO

La caccia ai clandestini
e a un vescovo cristiano;
primarie coi festini;
schifar Napolitano:
da Lega e pidiellini
Amore a tutto spiano.




  Enzo Costa  
  email: enzo@enzocosta.net;  http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
  Illustrazione di Aglaja  
  email: aglaja@fastwebnet.it;  http://proveaglaja.blogspot.com

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Buon anno! - Calendario virtuale























Care lettrici e lettori di OLI, vi auguriamo un buon anno col “calendario virtuale” di Enzo Costa e Aglaja.
http://www.enzocosta.net/indice010.htm
(Enzo Costa e Aglaja)

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Favola di Natale

E venne il giorno che in città decisero di parlare di lavoro.
Avevano le analisi - composte in brevi fascicoli sotto i loro occhi - e molte previsioni. Erano tutti molto stanchi. Sostanzialmente affranti, poiché le loro parole, parole della politica, non riuscivano ad arrivare laddove la creatività si scatena e si crea Il Progetto. Tutti insieme decisero che era finito il tempo della bugia - bugia infinitamente utile a loro stessi e alla cittadinanza – ed era arrivato il tempo della verità. Che non era, in quei tempi, un dato oggettivo ma andava colta nel mare di informazioni discordanti fornite loro da studiosi capaci di prevedere il futuro.

Gli eletti abbandonarono per un mese le conferenze stampa. Decisero di non apparire sui giornali. Cancellarono tutti gli appuntamenti dalla loro agenda e, infinitamente determinati, studiarono lo stato delle cose per trenta giorni. Come fossero in clausura. Dapprima li sconfortò il silenzio dei loro funzionari, poi la lettura dei testi. Infine l’assenza delle loro dichiarazioni dalle pagine dei giornali. Alcuni segnalarono strani sintomi: forte cervicale, confusione, mal di pancia. Ma in seguito, confortati dalle luminose intermittenti del loro albero di Natale, decisero di abbandonarsi alla ricerca. Scoprirono l’inesistenza di ricette condivise per il Lavoro. Ma capirono che stavano parlando con parole vecchie quanto loro e che il Mondo galoppava all’impazzata mentre si ostinavano a ricorrere a modelli certi. Colsero l’inganno che alcuni industriali, sapientemente, occultavano, offrendo la speranza di occupazione per chi li aveva eletti. Ed entrarono nelle pieghe della menzo gna, guardandola negli occhi e, in tempi di crisi, si astennero da inaugurazioni di impianti, strade e vari di navi. Alcuni domandarono agli industriali i numeri dei loro addetti. E chiesero inoltre il numero dei precari ai quali, quegli stessi industriali facevano ricorso per le loro produzioni. Scoprirono che il lavoro in città era un’onda anomala, indipendente dal loro desiderio di far politica. Scoprirono che il lavoro c’era, ma era certo solo per i dipendenti degli enti pubblici. Compresero, pena l’elezione successiva, che quei lavoratori non bastavano. Che non facevano numero. Che in città c’erano molti giovani dei quali non si erano accorti. E precari destinati alla sparizione. E disoccupati. E immigrati.
In pochi lessero i documenti fino alla fine. Ma quei pochi colsero l’infinità di cose che c’erano da fare in città. E pensarono alle persone disposte a farle. Non partirono per Porto Alegre ma rimasero a leggere - si erano dimenticati di smontare l’albero – interrotti soltanto dalle poche telefonate che facevano alla ricerca di informazioni.
Poi, svuotati, si radunarono attorno ad un tavolo ovale. Di quei tavoli morbidi, come divani, dove si può scrivere su un foglio bianco senza la necessità di alcun supporto, perché il solco della penna rimane sulla carta. E uno di loro disse: “Ragazzi siamo nella merda!”. Ma un altro rispose: “Non c’è nessuna conferenza stampa da convocare. Possiamo parlarne con calma”.
Così si tornò a fare politica in città.
Le luci di tutti i loro alberi sono i posti di lavori recuperati. Fino alla pensione.
Buon Natale.
(Giovanna Profumo)

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Lavoro - I salari di un mondo frantumato

Ansaldo STS. Accordo sul premio di produzione siglato senza colpo ferire. Ogni mese un 5° livello (Operaio specializzato) riceverà 132 euro (1588 euro divisi in quote mensili), più il premio di risultato di 1900 euro a luglio 2010; questa ultima è una cifra a crescere per gli altri livelli, fino ai 2470 dei più alti. Nei prossimi anni il premio di risultato dipenderà dal raggiungimento o meno di obiettivi finanziari e produttivi. Quest’anno no.
Fincantieri. L’azienda rifiuta di pagare i 750 euro annuali del premio di produzione. Proteste sindacali, scioperi, manifestazioni, blocchi del traffico, fino alla occupazione per cinque giorni consecutivi della palazzina della direzione aziendale. Una durezza che rischia di non essere compresa da chi rimane imbottigliato per strada, o che nemmeno sa cosa possa essere un premio di produzione. Il sindacato la motiva con la preoccupazione che “l’atto mancato” dell’azienda possa preludere anche ad un disimpegno produttivo. Poi l’accordo si trova: 210 euro subito, il resto a gennaio.

Negozio xyz, centro città, genere di prodotti di lusso, periodo natalizio. Al banco di vendita una laureata che ha preso al volo questa opportunità di lavoro, per quanto precaria. Fa i conti e realizza che il suo orario è di 82 ore settimanali. Esattamente. Quanto ti danno? “Non lo so, l’ho chiesto, e mi hanno risposto: vedremo. Non mi sento di insistere, il lavoro mi serve. Vedremo”.
Pizzeria zyx. Al servizio ai tavoli una laureanda che alterna studio e lavoro precario. Come ti trovi? “Bene, è gente amichevole, simpatica. Mi hanno un po’ adottato”. E quanto guadagni? “Mah, è difficile dirlo. Un po’ forse se ne approfittano, con questa cosa dell’amicizia. La prima settimana non me l’hanno pagata, poi non mi danno tutte le ore…”
Trinity College, Dublino. Ricercatore scientifico, nazionalità italiana, emigrato per assenza di opportunità di lavoro qualificato in patria: nel corso dell’ultimo anno a lui, come a tutti i dipendenti di Enti pubblici in Irlanda, lo stipendio è già stato ridotto due volte, un centinaio di euro a volta. Altrimenti il debito dello Stato cresce troppo. E come l’ha presa la gente? “Beh, qualche protesta c’è stata, ma l’alternativa è chiudere delle attività”.
(Paola Pierantoni)

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Lavoro - Il diritto di non essere umiliati

Hanno scioperato per diversi giorni i lavoratori della Fincantieri di Sestri Ponente, la ragione – così difficile da far comprendere ai cittadini bloccati nel traffico – è che non volevano essere umiliati. E’ un sentimento anacronistico da spiegare, ma per chi lavora in una società parastatale composta da tanti cantieri in tutto il territorio nazionale, vedersi negare quello che ad altri è riconosciuto è difficile da accettare. Se poi l’umiliazione – pare siano stati definiti “fannulloni” – viene messa in scena con la sottrazione di denaro in periodo natalizio, chi rimane bloccato nel traffico deve sapere chi è la vera causa dell’ingorgo ed avere le idee chiare. I giorni di sciopero hanno probabilmente eroso il poco che l’azienda alla fine ha riconosciuto loro, ma hanno dato l’idea al cittadino che la misura è ormai colma per i lavoratori della Fincantieri di Sestri.

I giorni di sciopero hanno probabilmente eroso il poco che l’azienda alla fine ha riconosciuto loro, ma hanno dato l’idea al cittadino che la misura è ormai colma per i lavoratori della Fincatieri di Sestri.
Ma non solo per loro.
Bastava essere alla Sala Chiamata del Porto mercoledì 16 dicembre alla presentazione della mozione di maggioranza della CIGIL e sentire Beatrice del Nidil (categoria dei lavoratori parasubordinati) che raccontava ai presenti delle quattrocento iscrizioni raccolte in città. E della fatica di cogliere le sfumature di quarantadue forme di rapporto di lavoro diverse le une dalle altre. E della necessità che al Nidil vengano destinate maggiori risorse per diventare più forte e rappresentare meglio i giovani che potrebbero in futuro iscriversi.
Beatrice si rivolgeva alle categorie più ricche e chiedeva a loro, all’interno del sindacato, un aiuto concreto per gli invisibili precari che in Italia sono senza voce.
La misura è colma anche alle Ferrovie, dove ha spiegato Silvia i lavoratori saranno distribuiti in due società diverse, con diversi contratti, dove una donna si ritrova a gestire un convoglio di otto vetture, dove la disillusione dei lavoratori è tale da non partecipare nemmeno alle assemblee. Silvia raccontava i piccoli passi fatti: sistemare la bacheca delle comunicazioni, preparare le cartelline informative per i nuovi assunti, spiegare come va letta una busta paga. Raccontava di un sindacato che aveva dormito sugli allori ma porgeva ai presenti molte possibilità per cambiare.
C’è una distanza fortissima tra il precario del Nidil, il metalmeccanico dei cantieri e il dipendente delle ferrovie. Ma sono vittime tutti e tre, a seconda dei casi, dell’umiliazione. A questa nessuno si deve rassegnare.
(Giovanna Profumo)

Posted by Admin at 09:53 | Comments (0)

Scuola - Educazione musicale

Ho ricevuto un piccolo regalo di Natale: assistere a La Vedova Allegra al Carlo Felice. Uno degli insegnanti era ammalato ed è saltato fuori un biglietto gratuito. A caval donato non si guarda in bocca, dice l’adagio. Ed anche se era la “pomeridiana” con le scolaresche, il canonico Fuori Abbonamento Giovani, anche se c’era la nevicata, sono andato. E ho fatto bene! C’erano tantissimi ragazzini della scuola media e forse anche delle quinte elementari. Insieme a loro il pubblico era composto più che altro da anziani e da amanti dell’operetta.
Credevo che i ragazzini, tra la neve, i piumini e quant’altro, avrebbe scatenato un putiferio per sedersi. Invece solo un fisiologico ritardo di dieci minuti perché tutti fossero al loro posto.

La musica e il canto ne La Vedova Allegra, si sa, sono relativi, contano il brio, le arie famose, l’allegria dei balli che si susseguono ad ogni atto dell’opera di Franz Lehàr. E ovviamente le allusioni che animano i dialoghi dei protagonisti, l'ironia, il gioco tra i cantanti.
Tutte cifre stilistiche pensavo che avrebbero disorientato dei giovanissimi. Donne Donne eterni dei, mi pareva, a dire il vero, un refrain incomprensibile per degli undicenni.
Invece il composito gruppetto seduto compostamente due file avanti alla mia, commentava saputello le schermaglie amorose degli adulti che vedeva rappresentate e rideva divertito ripetendo con prontezza le battute spiritose, sogghignando agli intenzionali doppi sensi di un dialogato vivacissimo. Aiutato, nella comprensione, dalla lettura del testo sul display, ben occultato in alto sopra il sipario.
Vi erano poi caratterizzazioni della regia, di Federico Tiezzi, molto conosciuto regista teatrale d’avanguardia, che potevano distrarre l’attenzione dei giovani spettatori: per tutto il primo atto grafici di borsa campeggiano sullo sfondo della scena come torri multimediali per attualizzare i mali finanziari dello stato del Pontevedro, il principato immaginario che fa da sfondo alla vicenda.
Tutto, invece, è filato liscio con buona pace e tranquillità degli insegnanti, molto rassicuranti a dire il vero e rilassati come tutte le scolaresche che hanno applaudito a più non posso durante il gran finale dell’operetta.
Prima di uscire nell’innevata serata genovese, dal guardaroba ho ascoltato dei commenti che lodavano gli insegnanti che avevano preparato i loro alunni. Probabilmente le maschere e il personale si rallegravano dello scampato pericolo, del bailamme che le piccole pesti avrebbero potuto provocare.
Se tanto mi da tanto ho pensato lo stesso succede negli altri teatri e con le altre scuole d’Italia. Piccoli spettatori crescono grazie ai loro insegnanti che li educano ad apprezzare la bella musica e lo spettacolo dal vivo in genere, e grazie ai teatri che sanno coltivare un potenziale pubblico quando i ragazzini saranno diventati degli adulti. Ed è d’altronde anche la funzione pubblica di un teatro che si rispetti. Così come quella della scuola in cui gli insegnanti si sbattono “a babbo morto” e magari ci riescono a costruire degli italiani più colti di Corona o di quelli cresciuti con le musichette dei cellulari.
Forse il regalo di Natale che ho ricevuto non è stato poi così piccolo.
(Elio Rosati)

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Lavoro - Carceri, politica e classe operaia

Capita di leggere un giornale, e provare una fitta al cuore. Così con un titolo su La Repubblica del 26 novembre: “Preferiremmo le crociere, ma fateci costruire le galere”, riferito alla lettera che 300 lavoratori della Fincantieri “preoccupati da un futuro sempre più critico e pronti, pur di lavorare, a costruire anche le carceri galleggianti” avevano consegnato a Marta Vincenzi. La proposta di navi prigione per fronteggiare la sovrappopolazione nelle carceri era del ministro Alfano, e la sindaco l’aveva definita “incivile”.
Poi il giudizio di “inciviltà” è sfumato. Contano, a quanto pare, le coordinate geografiche: “Il no alle carceri galleggianti riguarda la loro eventuale collocazione a Genova, e non certo l’ipotesi che a realizzarle sia Fincantieri nello stabilimento di Sestri Ponente” (Marta Vincenzi, Corriere Mercantile del 29 novembre); “Noi non abbiamo nessun problema rispetto alla costruzione, - ha precisato l’assessore comunale Mario Margini – tocca poi al governo indicare le soluzioni su dove collocarle” (La Repubblica, 19 dicembre).

Nemmeno una parola spesa ad interrogarsi se costruire nuove prigioni serva a risolvere un affollamento carcerario fatto soprattutto di immigrati, tossicodipendenti e povera gente. Eppure basta ascoltare un po’ di Radio3, o fare un giro su internet per cogliere la complessità del problema e farsi venire qualche dubbio:
“Il carcere è sempre più un contenitore e un generatore di povertà … I detenuti che non hanno un domicilio sono esclusi dal beneficio delle pene alternative … molti detenuti anziani o malati restano nel carcere per mancanza di strutture di accoglienza socio-sanitarie esterne … siamo di fronte al fallimento di un intero sistema sociale che affida al carcere l’accoglienza e la custodia delle sue fasce più deboli … “ (Pastorale carceraria della Campania).
“65.000 detenuti, un record storico dal dopoguerra, 1500 morti in dieci anni di cui un terzo per suicidio, ma questa tragedia non si risolve costruendo più carceri; la recidiva di coloro che espiano interamente la pena infatti è del 68% mentre quella di coloro che sono usciti con l'indulto è del 27%. La gravità dei reati è relativamente bassa, le pene potrebbero essere scontate in parte, o in tutto, fuori dal carcere. Servono misure alternative, progetti di inserimento sociale, che però vanno sostenuti e finanziati, invece la spesa pro capite per detenuto in due anni si è dimezzata, da 13170 euro pro capite a 6393 euro”. (Mario Marazziti, portavoce della Comunità di Sant Egidio).
“E’ necessario garantire l’efficienza delle misure esterne e del recupero fuori dal carcere” (Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe).
“Il sovraffollamento c’è: si buttano nel carcere tutti i problemi. Ma il problema più grande è che i detenuti devono starsene 20 ore in cella per mancanza di personale di sorveglianza di fondi per le attività” (Direttrice carcere di Reggio Calabria, intervistata a Radio3).
Per fortuna l’orizzonte dei lavoratori Fincantieri si è un po’ schiarito. Resta lo sconforto di vedere una classe lavoratrice che non riesce più a tenere insieme le sue legittime rivendicazioni con la tutela dei più deboli, e una classe politica che insegue l’immediato consenso
(Paola Pierantoni)

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Società - Certificare, identificare, separare

Chi non si augurerebbe nella vita di liberarsi da uno stato disforico permanente per toccar con mano un poco di euforia? Detto in parole povere, chi, in una pausa di lucidità da un costante senso d'inadeguatezza o dal limo della depressione, non vorrebbe tirarsene fuori per vivere, magari anche qualche momento di gioia?
Cent'anni o più di psicologia e psicanalisi non sono stati sufficienti alla società italiana. Il machismo efficentista, che talvolta ha indossato la gonnella, e l'omertà del nucleo familiare la fanno ancora da padrone. Si preferisce nascondere il disagio mentale, mettendolo in naftalina insieme agli abusi familiari.

In alternativa lo si può tenere a bada nei binari delle attività quotidiane, perfettamente elencate nella propria agenda. Guai a chi salta un appuntamento con il se stesso di cartapesta o dimentica l'anta dell'armadio aperta. A quel punto può considerarsi fuori dai giochi, al di là di un fiume che non si può guadare.
Con la disforia di genere, o disturbo dell'identita' di genere (DIG), siamo addirittura al paradosso. La diagnosi di DIG, condizione di una persona che si identifica nel sesso opposto a quello biologico o assegnato anagraficamente, è essenziale per dar l'avvio ai passaggi, burocratici e non, che conducono un transessuale al cambio anagrafico. Alla DIG, inclusa nella categoria dei disturbi mentali, figlia forse della necessità di rispondere ad una burocrazia psicologizzata per l'occasione, non deve però corrispondere una patologia mentale. DIG, come un bollino che certifica, identifica e separa, senza cogliere tutte le sfumature che accompagnano il percorso di autodeterminazione interiore e sociale di una persona. La società prende le distanze anche in questo caso, fatta eccezione per il venire in soccorso con un comodo ed automatico collocamento lavorativo: a chi decide di diventar da uomo donna (MtF) è riservata la prostituzione.
Chi guarda Genova e la Liguria da lontano la vede introversa e schiva. Forse proprio questa sua “asocialità” le ha permesso negli anni di avvicinarsi a questi esiliati. Accanto ad emarginati, transessuali e prostitute continua da anni il suo cammino la Comunità di San Benedetto al Porto. L'AIED di Albenga (SV) ospita uno spazio aperto ai transessuali che decidono autonomamente di rivolgervisi per la consulenza medica e legale, con il sostegno di gruppi di automutuoaiuto. Due storie ai margini ambientate a Genova sono state recentemente oggetto di un libro e di un film accolti positivamente dalla critica.
Vale forse la pena ricordare dove nascono i fior...
http://it.wikipedia.org/wiki/Disturbo_dell%27identit%C3%A0_di_genere
http://www.crisalide-azionetrans.it/
http://www.sanbenedetto.org/
http://www.aiedgenova.it/easyNews/NewsLeggi.asp?IDNews=30
(Alisia Poggio)

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Security - I “duomi di Milano” della sicurezza made in U.S.A.

Si parla molto della mancata azione del sistema di sicurezza che dovrebbe proteggere un Presidente del Consiglio dei Ministri. Per far sentire meno soli gli agenti della sicurezza di Berlusconi, ecco un rapido excursus sulle falle del sistema di controllo e sicurezza dell’U.S. Army, l’esercito più potente e organizzato del mondo, “organizzato” forse un po’ meno da qualche anno a questa parte. Viste in sequenza, e non sono tutte, fa un certo effetto.
2002: in questo documento (http://www.adobe.com/it/aboutadobe/pressroom/pr/jul2003/Adobe_APD.pdf) Adobe System Corporation (quella del "pdf") ed Esercito Americano si accordano per l’uso dei documenti Pdf come standard interno. E’ l’inizio della fine.

2006: un dipendente dell’esercito si porta a casa (e si fa rubare, http://punto-informatico.it/1517065/PI/News/spariti-dati-dell-esercito-americano.aspx) un database con i dati anagrafici dell’intero esercito americano, veterani e non, 26 milioni di schede: un caso? Il PC viene poi recuperato e, a quanto dice l’ufficio stampa dell’esercito, sembra che i dati non siano stati consultati: difficile da credere. Tra l’altro, il dipendente non avrebbe violato alcuna policy di riservatezza, questo è il vero scandalo. Poi si seppe che molte schede erano sparite, per cui l’esercito chiede adesso i danni al responsabile della security di allora.
2007: documenti non protetti (leggi accordo del 2002) sono spesso depositati “per errore” su un server pubblico dell’esercito (http://www.downloadblog.it/post/4411/usa-materiale-sensibile-militare-incustodito-online), dove giornalisti e terroristi possono scaricare informazioni protette dal segreto militare.
2009: personale cinese si inserisce sui server del Pentagono scaricando i piani del nuovo cacciabombardiere F35, per il quale l’Italia si avvia a spendere 13 MLD di Euro nei prossimi anni (http://www.corriere.it/esteri/09_aprile_21/bombardiere_pirati_piano_9de27ad6-2e52-11de-8b9e-00144f02aabc.shtml). Non si ha notizia che l’Italia abbia protestato ufficialmente con il Governo americano per la mancata protezione di un prodotto militarmente strategico. Tra l’altro, proprio sull’F35, adesso è possibile trovare in rete un documento che intenzionalmente non fu pubblicato su internet, relativo alla discussione parlamentare proprio per lo stanziamento nel 2009 dei fondi necessari all’acquisto (http://it.peacereporter.net/upload/7/77/776/7760.pdf): omettere è sicuramente un ottimo sistema di pro tezione ...
2009:come se non bastasse, Peacereporter.net pubblica l’ennesima caduta d’immagine: i video trasmessi dai droni americani (aerei senza pilota radiocontrollati a distanza planetaria) sono facilmente scaricabili attraverso un software venduto per 26 dollari su internet (http://it.peacereporter.net/articolo/19422/26+dollari+per+spiare+i+droni). Credo che sia più difficile riuscire a conoscere il mio numero di telefono fisso, che è riservato ...
Lascio al giudizio dei lettori il fatto che Poste Italiane S.p.A. ospiterà il Centro Europeo per la ricerca dei crimini informatici (http://www.bitcity.it/news/9203/nasce-a-roma-la-task-force-europea-contro-il-cybercrimine.html), che sarà diretto in collaborazione con gli Stati Uniti d’America. Le Poste Italiane furono attaccate alcuni anni fa e 14.000 uffici postali restarono facilmente bloccati per l’omissione di un ben noto aggiornamento di SQL Server al database dei server centrali (http://www.repubblica.it/online/scienza_e_tecnologia/viruspalm/bloccati/bloccati.html).
(Stefano De Pietro)

Posted by Admin at 09:44 | Comments (0)

Parole degli occhi - Al dopolavoro, cinquant'anni fa


di Giorgio Bergami

Al dopolavoro, cinquant'anni fa







© foto: Giorgio
Bergami


Dopolavoro Italsider, fotografie dal 1953 al 1956

Posted by Admin at 09:37 | Comments (0)