3 Febbraio 2010

Versante Ligure


Dio, Padania e Famiglia

Cassare la Moschea
di dialogo ogni idea
(mors tua, electio mea):
per la Region si allea,
per la Sragione Dea,
la ligure Vandea.




  Enzo Costa  
  email: enzo@enzocosta.net;  http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
  Illustrazione di Aglaja  
  email: aglaja@fastwebnet.it;  http://proveaglaja.blogspot.com

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Giornata della memoria - Parlando con Liana Millu

Liana Millu è stata una mia cara amica. Negli ultimi anni della sua vita, fino a poco prima di morire, avevamo consacrato l'abitudine di incontrarci ogni quindici giorni, più o meno, e parlare dei nostri affanni, prima di tutto, e poi di come girava il mondo, di politica, di Genova, di libri e di poesia.
Insomma di tutto il parlabile, seduti su due comode poltrone eleganti e di giusta misura, spesso nel calar della luce del tramonto, che quando giungeva il momento veniva sorretta dallo splendore caldo di una lampada posta alle spalle di Liana.

Liana Millu era pessimista, come tanti vecchi saggi. Troppi rischi di involuzione distruttiva, nei singoli e nella collettività, troppo disprezzo per la natura, troppa arroganza e prepotenza, troppo compiacimento della forza. Troppi e troppo grandi segni di oblio di quello che era stato e che continuava ad essere: i massacri, le guerre, le persecuzioni razziali ed etniche, la schiavitù della fame e della miseria, le feroci dittature, e poi il più grande degli abissi, l'olocausto.
Liana Millu era stata catturata dai nazisti verso la fine del 1944, mentre a Venezia, partigiana, onorava i suoi imperativi di liberazione. Partigiana e ebrea era stata immediatamente condotta a Birkenau, lager femminile collegato ad Auschwitz, delirio di violenza e di umiliazione prima di divenire fumo. Dopo mesi di internamento e di atroci sofferenze venne liberata, mezza viva e mezza morta, ma ancora tenacemente attaccata a quel radicale di vita che l’avrebbe portata fino a noi e a novanta anni. Scrisse due libri bellissimi sulla totalità di questa esperienza: Il fumo di Birkenau e I ponti di Schwerin, racconti, filtrati da dolore e libertà, dell’intensità frantumante dell’internamento e dell’ebbrezza e della fatica del ritorno. Un monumento della memoria, uno scandaglio delle profondità dell’umano, una preghiera laica per la vita.
Poche settimane prima di morire e prima di dirmi per l’ultima volta arrivederci, mi raccontò questo episodio, di cui nei due libri non aveva parlato: “ Quando la mattina all’alba ci prelevavano dalle baracche e ci conducevano, inquadrate e umiliate, al campo di lavoro, luogo di conferma che per quel giorno non saresti passata fra i corpi indegni di sopravvivere, ci facevano passare accanto ad una grande radura, recintata e presidiata da cani neri e uomini armati. In questo grande spazio, ornato qua e là da qualche ciuffo d’erba, erano trattenute alcune migliaia di persone, molte donne e molti bambini, che, dando segni di residua vitalità possibile, si assiepavano per scaldarsi, mandavano in giro un parlottare fitto e fiero, facevano giocare i bambini. Portavano vestiti colorati e fantasiosi, i loro vestiti. Si, perché gli zingari non erano riusciti a svestirli e a rivestirli con la divisa del lager, il marchio dei carcerieri e della sottomissione.
Una mattina trovammo il campo vuoto. Stracci sparsi dappertutto, frammenti colorati, cappelli e veli, capelli e poi sangue a coprire le zolle e l’erba calpestata e schiacciata.
Nella notte gli zingari erano stati eliminati tutti. Ma avevano combattuto con tutti i mezzi che la pietà di Dio aveva loro lasciato”. Queste le parole di Liana Millu. Pensavamo di registrare questo ricordo. Non ci fu tempo.
La sua voce e il suo sorriso mi accompagnano sempre.
Questa la mia giornata della memoria.
(Angelo Guarnieri)

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Politica - Popolo viola: energie libere in piazza

Nel loro comunicato gli organizzatori del presidio del 30 gennaio in difesa della costituzione hanno ringraziato per la partecipazione “le seguenti associazioni: Circolo Genovese di Libertà e Giustizia, Movimento Decrescita Felice MDF - Circolo di Genova, Legambiente, Sinistra e Libertà della Valbisagno, Giovani Democratici del Medio Ponente, Gli amici di Grillo - Genova gruppo storico 2005, e i consiglieri comunali: Antonio Bruno, Manuela Cappello, Bruno Delpino. E ancora il consigliere provinciale Angelo Spanò, Simone Leoncini di Sinistra e Libertà, Comunisti Italiani, Roberto Delogu, La comunità di San Benedetto, Sinistra popolare Genova, Antonello Sotgiu e Rita Guglielmetti della CGIL Genova, Verdi”, e gli altri cittadini intervenuti.

Chi era presente davanti alla prefettura ha visto circa trecento persone “presidiare” con le loro forze – un megafono, molti cartelli e il viola - la carta costituzionale. Fa un certo effetto prendere atto che non una carica istituzionale di rilievo sia passata per un saluto. Ma questo è il momento storico con il quale ci si deve confrontare, insieme ad una campagna politica che non ha mostrato, sino ad oggi, grandi slanci, se non la simpatica fotografia su Repubblica (venerdì 29 gennaio ndr) di Lorenzo Basso che stringe la mano a Rosario Monteleone – l’ultimo, dall’alto, incombe - a garanzia che il centrosinistra ligure non fa mancare proprio nulla a suoi elettori. Tanto meno all’Udc che, “dicono i più informati”, oltre ad un posto da assessore in regione “potrebbe contare anche su un assessorato nella giunta Vincenzi”.
Il senso di realtà suggerisce di fare un passo indietro per guardare ai fatti così come si prospettano. C’erano iscritti al Pd in quella piazza, ma apparivano come anime perse, prive di identità politica.
Unica appartenenza accertata quella al popolo viola, insieme di energie libere, ricca riserva indiana come tante ne produce il paese. Da otto anni.
Tuttavia nulla è perso. Bucchi aiuta ad interpretare il complesso con la sua vignetta del 27 gennaio su Repubblica. Parafrasando l’ultima pellicola di Cameron disegna un paio di occhiali e scrive: “Avotar – chiedete gli occhialetti per vedere i democratici in rilievo”.
Forse, prima delle elezioni, qualcuno ne vorrà fare omaggio.
(g.p.)

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Immigrazione - Questa non è una sanatoria

Che l'argomento clandestini non fosse chiuso, era scontato. Troppi interessi in gioco, troppo impatto sociale, troppo peso elettorale.
“Per noi non esiste la parola sanatoria”, tuonava Maroni, a maggio 2009, gonfiando i muscoli e rassicurando l'elettorato impaurito dal bombardamento mediatico. Invece nell'estate è arrivata la “sanatoria badanti”, che seppure non abbia riscosso il successo sperato e sia ancora impantanata nelle tortuosità burocratiche in molte città, ha fatto emergere dalla clandestinità tante persone, uomini e donne, tra cui - presumibilmente - anche qualche badante.

Sembrava che tutto si fosse, nuovamente, fermato, a causa di più rilevanti impegni all'agenda del governo, quando Rosarno ha dato un colpo di accelerazione. Il timore di disordini sociali più gravi di quelli avvenuti in Calabria ha portato in Senato un pacchetto di misure per l'emersione dall'irregolarità e dal lavoro nero. Un primo provvedimento prevede che gli irregolari ottengano un permesso di soggiorno provvisorio in cambio della denuncia della propria condizione di clandestinità: il permesso provvisorio è necessario a trovare un'occupazione, se alla scadenza di esso l'irregolare non ha trovato un lavoro si procede all'espulsione. Il secondo provvedimento stabilisce una sanatoria per i datori di lavoro che intendono autodenunciarsi, qualora siano disposti a regolarizzare i lavoratori ed a pagare i contributi arretrati (Corriere della Sera, 28 gennaio).
Il pacchetto fa parte della cosiddetta Legge comunitaria 2009, che recepisce recenti direttive europee, passerà alla Camera prima di diventare operativa, e, a quanto affermato dai mezzi di informazione, mette d'accordo maggioranza e opposizione.
Il fatto è veramente bizzarro, dal momento che l'approvazione della legge svuoterebbe di significato il famoso “pacchetto sicurezza” di Maroni, che tanto ha fatto discutere per l'introduzione del reato di clandestinità e per le violazioni delle direttive comunitarie. I provvedimenti in discussione ricordano molto da vicino la sanatoria “ad personam” effettuata nel 2007 in Francia da Sarkozy (http://www.stranieriinitalia.it/attualita-francia_in_arrivo_la_sanatoria_per_gli_irregolari_811.html ), tranne che per un aspetto. In quel caso, si ebbe il coraggio di chiamarla per quello che era: una sanatoria, appunto. Per ora il termine ed il concetto di regolarizzazione non compaiono né sui mezzi di informazione né dalle parole dei politici, forse sarebbe disdicevole in tempo di elezioni. Come diceva Magritte, Ceci n’est pas une pomme.
(Eleana Marullo)

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Sicurezza - L'antincendio è una conquista sociale?

Gassicuro.it è una campagna di attenzione alla sicurezza casalinga messa in atto da una schiera di soggetti istituzionali (Iride, Genova reti gas, Consulta associazioni consumatori e utenti, Comune di Genova, Vigili del fuoco). Ad ognuno il suo controllo, ammonisce il motto della campagna riassumendo quello più sviluppato stampato sul cartello nell’autobus. Alla rete ci pensa la società del gas, ad intervenire per le emergenze i vigili del fuoco, a te però spetta di controllare il tuo impianto attraverso le visite di legge a stufe e calderine.

La campagna non tiene però conto di un fenomeno sociale che si vede girando a piedi per le zone meno ricche della città, dove si scopre l’uso in grandi quantità delle bombole di gas propano, la classica “bombola di una volta”, che il metano aveva spazzato via insieme ai costi di gestione e alla pericolosità, sia per la metodologia di distribuzione che per le caratteristiche fisiche del gas.
Il Gpl richiede infatti una serie di accortezze aggiuntive rispetto al metano. Pochi sanno che il propano e il butano (i cosiddetti Gpl) hanno i vapori più pesanti dell’aria, tendenti quindi a stratificare in basso, ad infiltrarsi con facilità in fessure del pavimento, nelle intercapedini mal ventilate, nelle cantine, dove possono stazionare per anni in attesa che una sorgente di innesco provochi una fiammata o, peggio, una esplosione. Per questo motivo le bombole andrebbero tenute fuori di casa, sui terrazzi, limitato lo stoccaggio, sicuramente non abbandonate vicino all’immondizia perché, nel caso di incendio di un cassonetto, una bombola potrebbe esplodere per il calore.
Entrando nelle case dove sono usate le bombole, invece, si vedono situazioni che lasciano molto perplessi. Spesso si tratta di persone che non sono state formate per percepire il pericolo del gas, i tubi di collegamento sono scaduti e in pessime condizioni, senza le fascette, le bombole lasciate con la valvola aperta anche quando non sono in uso, posizionate all’esterno delle stufe che, modificate per il cambio da metano a Gpl, non dispongono del vano portabombola.
Probabilmente in pochi hanno la percezione della polveriera che si è creata per avere regole che non consentono l’allaccio del gas metano a queste abitazioni. Quindi, ancora una volta, la logica del buon senso viene scacciata dal semplice interesse economico, castrando di fatto in queste zone ogni sforzo di questa campagna sul gas sicuro e, come al solito, “pelando” i meno abbienti che non avendo la possibilità di bruciare l’economico metano, si devono accontentare del più costoso Gpl.
Forse una task force comunale, oltre a creare qualche posto di lavoro utile invece che pagare consulenti per i circhi di capodanno, potrebbe dare consulenza e controlli gratuiti per questa parte di umanità che in questo caso si trova costretta suo malgrado a trasformarsi nel “pericoloso” immigrato tanto decantato dai fautori del blocco delle frontiere, pronto ad esplodere con tutto il suo palazzo.
Purtroppo il gas non ha etica, si infiamma di nulla ed esplode di niente.
(Stefano De Pietro)

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Scuola - Qualcuno salvi la geografia

Il sito dell'associazione italiana degli insegnanti di geografia (http://www.aiig.it), ha raccolto in pochi giorni migliaia di firme per difendere la geografia come " tra i saperi assolutamente irrinunciabili". Perché un tale appello? Perché la riforma Gelmini stabilisce che gli studenti delle superiori debbano trascorrere meno tempo a scuola, riducendo le ore di alcune materie. Prima fra tutte la geografia, che sarà quasi cancellata dagli istituti tecnici e professionali, mentre ai licei se ne farà un'ora sola. Complimenti. Forse si ha l'impressione che i ragazzi a scuola scaldino il banco, sempre meglio che vederli piantati davanti a facebook e playstation. Potremmo invece sperare che scorrazzino su google maps, o google earth per vedere dove stanno i loro coetanei iraniani che manifestano contro il regime, o dove sarà il tour del loro cantante preferito, così magari impareranno un po' di geografia.

In trent'anni siamo passati dal memorizzare gli affluenti del Po al conoscere a stento le capitali del mondo. Li aiuterà Ryanair quando dovranno prendere un aereo o acchiappare un metrò nel verso giusto. Forse non si chiederanno più i nostri ragazzi come mai gli stessi tratti somatici li trovi in Siberia e presso gli indiani d'America e sarà una fuffa lo stretto di Bering nella storia delle antiche migrazioni. Certo sono domande a cui si sopravvive se non si ha la risposta, ma almeno conoscere la natura degli uomini: giramondo, scopritori, geniali, razziatori. E soprattutto curiosi. Siamo arrivati fin qui nel bene e nel male, girando il globo, diffondendo la fusione del ferro e del rame, l'arte e la scienza, guardando le stelle per tornare a casa, per arrivare alla luna.
La geografia non si esaurisce nei numeri, ma per suo tramite si parla di geopolitica e di economia del mondo antico e contemporaneo: la posizione dell'Italia e dell'Europa, le prospettive di sviluppo-non sviluppo dell'Africa, la nuova potente Cindia. I ragazzi potrebbero capire le cause e le conseguenze dei movimenti dei popoli, che si spostano verso il nord del mondo afflitti sì dalle guerre, ma anche per la povertà delle loro terre inaridite.
Collegando magari la conoscenza di un luogo ai suoi abitanti, alla sua religione, ai suoi costumi, si può arrivare a capire le abitudini del compagno straniero che hai in classe. La geografia può valere da introduzione allo studio delle specificità delle culture, delle religioni per arrivare ad un rispetto reciproco, ad una educazione civica globale, nella multiculturalità che i ragazzi già percepiscono fuori dalla scuola con un McDonald, un velo islamico o un involtino primavera. A indignare e spaventare sono la diversità, l'originalità, l'imprevisto, tutto ciò che distrae da certezze sedimentate, non la conoscenza. Per i nostri giovani che vivono in rete abitualmente, che fanno esperienza all'estero per la lingua, il master, le vacanze, sarà vitale sapere delle problematiche sociali ed ambientali planetarie. Ai tempi della globalizzazione, spesso un lavoro o un'opportunità possono arrivare da lontano: meglio saper girare il mondo con un po' di geografia in testa, sale del s apere, una dote che non brilla presso i ministri della P.I. e non solo a quelli.
(Bianca Vergati)

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Società - Si prega di lasciar sedere i giovanissimi

Salgo su un autobus in orario non di punta. Pochi passeggeri, quasi tutti seduti.
Solo un sedile appare libero, davanti a una giovane donna – non avrà trent’anni, tipo sportivo – che accomodata in uno dei vis-à-vis sgrida il figlio: l’esuberante ragazzino, di circa 6 o 7 anni, invece di starsene buono di fronte a lei saltella vivace qua e là, incurante degli inviti a risedersi al suo posto, che resta vuoto. Così mi ci siedo io, uomo di 56 anni.
A questo punto la mamma rincara i rimproveri: “Ecco, hai visto?! Non hai voluto ubbidirmi ed ora ci si è seduto il signore. Ben ti sta, stupido!”.

Ma subito dopo, in un sussulto di materne cure, aggiunge: “Dai, vieni, ti lascio il posto io”. Si alza e finalmente il bimbo, calmato e mortificato, si siede in faccia a me, dov’era la mamma che ora in piedi continua la ramanzina.
Resto allibito (e ovviamente seduto). Non mi permetto di dire nulla: ciascuno educhi i propri figli come meglio crede.
Ma ne approfitto per proporre una riflessione su un fenomeno sempre più diffuso – di cui l’episodio narrato non è che un caso limite – alimentato da un’informazione non scritta, ma costituita come spesso avviene dall’esempio, in questa circostanza perverso e da tenere attentamente sotto osservazione, com’è nelle corde di OLI.
Da qualche anno sui bus è invalso l’uso di far sedere i piccoli e, se non vi son posti a sufficienza, genitori o nonni se ne restano in piedi, senza curarsi per giunta se vi siano altre persone anziane o in difficoltà.
Dietro l’apparente attenzione all’infanzia a costo di sacrificar se stessi, si compie in realtà una prassi diseducativa nei confronti di persone che, se molto piccole, possono benissimo star sedute in braccio agli adulti e, se un po’ più grandicelle e sane, possono benissimo starsene in piedi. Se il mezzo è affollato e sobbalza, meglio imparare al più presto sulla propria pelle da un lato a convivere con gli altri anche nel disagio condividendolo, dall’altro a tenersi e a non cadere, cosa che può essere scomoda ma di certo non impossibile quando si è in buona salute, pieni di vitalità e di energie.
Il messaggio veicolato a questi bambini da tale atteggiamento iperprotettivo – insieme a tante altre situazioni – è alquanto inquietante per gli esiti che può avere nella loro formazione di cittadini, sempre più inclini a considerarsi al centro dell’attenzione, a ritenere che tutto sia loro dovuto in nome di una malintesa libertà che è quella di fare i propri comodi incuranti delle esigenze altrui. Senza dar loro la possibilità di cominciare a maturare fin dalla più tenera età la consapevolezza di esser parte di una comunità nella quale l’esercizio dei propri diritti comporta responsabilità e doveri nei confronti degli altri e dei loro diritti.
Così comodamente abituati, quando mai cominceranno ad alzarsi per cedere il posto non dico agli anziani, ma ai loro piccoli figli?
(Ferdinando Bonora)

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Trasporti - Sito AMT in bilico tra pretenziosità ed inutilità

Sui quotidiani locali del 12 gennaio scorso, come ciliegina sulla torta del taglio di 700 corse effettuato dall’AMT di Genova, ecco la notizia “L’AMT taglia i libretti degli orari” (ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/genova/2010/01/12/AMWpmZHD-orari_taglia_libretti.shtml?hl): per risparmiare sono aboliti i libretti, gli orari sono disponibili solo sul sito web di AMT.
Tralasciando la domanda su cosa farà chi non possieda un computer, accedo al sito dell’AMT di Genova (http://www.amt.genova.it/).

Come primo passo vado alla voce “Rete e orari – Bus”, trovo un paragrafo di testo che descrive la rete - 139 linee, servizio capillare, 900 km… - con particolari esilaranti … “Oltre 400 di queste fermate sono dotate di sale d'attesa Cemusa”!
Ma il testo, bisogna dire, contiene anche informazioni: cliccando la voce “Consulta l’Orario Completo” si apre un file PDF di 210 (!) pagine che, con un calcolatore, una stampante, mezza risma di A4 e mezza cartuccia di inchiostro da spendere, l’utente può stamparsi in forma cartacea, ottenendo un comodo tascabile.
Per arrivare all’orario ci sono comunque altre alternative. In basso nella pagina, c’è la voce “Inserire data e strada”; completate queste voci (ad esempio: 2 febbraio, Cantore) all’utente viene però chiesta anche la linea, e qui occorre mettere a disposizione un know-how personale che permetta di selezionare la linea 18, o la 20, visto che il pulsante “Mostra Linee” ha come effetto il ricaricamento inalterato della stessa pagina. Procediamo: selezioniamo “18”, premiamo “conferma”, ed arriviamo alla finestra successiva che propone tutte le “vie” col nome simile a quella cercata, che sono poi tutte le fermate di via Cantore (1,2, ecc). Ne scelgo una, e clicco su “procedi” pensando di aver finito, invece mi compare la selezione tra le diverse linee 18, barrati vari, accanto ad ognuna delle quali appaiono due simboli: un orologio ed un qualcosa che ricorda una mappa; se si clicca sull’orologio si arriva all’orario vero, con orari di transito (EUREKA!!!!), mentre se si clicca sul la mappa si apre una pagina decisamente inutile, che informa sulle distanze in metri tra una fermata e l’altra.
Per curiosità, vado a vedere un sito analogo, l’Atm di Milano (www.atm-mi.it): un clic su una icona “Linee ed orari” mi porta ad una pagina piuttosto intuitiva, con una mappa in cui, attivata ad esempio la visualizzazione delle “Fermate mezzi di superficie”, è possibile selezionare le fermate di partenza, di destinazione, e calcolare il percorso. Ne seleziono due a caso, il percorso risultante consigliato viene evidenziato sulla mappa e come testo sottostante, con percorsi a piedi, numero della linea, fermate di cambio, il tutto in 7 (sette) clic dalla pagina principale.
Ancora meglio, il sito della GTT di Torino (www.comune.torino.it/gtt/), su cui sono disponibili la mappa della città in formato PDF, una mappa interattiva in Flash, mentre per la singola linea sono disponibili la descrizione del percorso, il dettaglio delle fermate, ed il file contenente l’orario.
Nel confronto, l’AMT di Genova fa veramente una figura barbina, a metà tra sito pubblicitario e sito di servizio, in bilico tra inutilità e pretenziosità.
(Ivo Ruello)

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Parole degli occhi - Magistrati per la Costituzione


di Giorgio Bergami

Magistrati per la Costituzione


Sabato 30 gennaio 2010, inaugurazione dell’anno giudiziario a Genova.
© foto: Giorgio
Bergami




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Lettere - Psichiatria e mezzi di informazione: una proposta

Sono uno psichiatra genovese. Trovo interessanti ed insolitamente critici gli spunti di riflessione proposti da Paola Pierantoni nel suo intervento contenuto nella newsletter n.246 del 27 gennaio scorso. Chiarisco che la mia posizione è contraria alle "valutazioni su una vita sconosciuta" da parte di "esperti", e non valuto positivamente sul piano morale neanche il "desiderio di arricchire il suo pezzo" da parte del giornalista come motivazione sufficiente a generare il pezzo, che rimane sicuramente "inutile ed arbitrario". Personalmente, non ho mai rilasciato alcuna dichiarazione professionale su fatti di cronaca attraverso mezzi di informazione, benché le richieste, come è facile capire, non siano mancate.

Qui posso soltanto proporre ad eventuali psichiatri lettori della newsletter (234 specialisti in Psichiatria sono iscritti all'Ordine dei Medici di Genova) di esprimere sinteticamente la loro opinione. Non si tratta di accentrare il discorso sul s ingolo evento, né sul Prof. Ferrannini, il quale è il Presidente della Società Italiana di Psichiatria, e pertanto esprime senza dubbio pareri in accordo con quelli medi in ambito psichiatrico.
(Gianni Scotto)

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Lettere - Il rebus della sanità


Alla fine di gennaio il Secolo XIX “ha rivelato” il piano della ristrutturazione sanitaria genovese, definendo “una rivoluzione degli uffici e ambulatori” l’idea di traslocare le attività che si svolgono tanto in via Assarotti quanto in via Archimede nel palazzo di Pammatone della Foce.
Il ragionamento ha una sua logica amministrativa: le strutture attuali sono vecchie, e in questi casi le manutenzioni sono difficili e costose. Insomma la scarsa funzionalità unita alla necessità di risparmiare imporrebbero un sacrificio: un ufficio centralizzato dove troverebbe posto anche l’utenza della Foce potrebbe funzionare meglio, come il palazzo della salute di via Brigate Partigiane, gestito dall’ospedale San Martino.


Invero la gente che usufruisce delle due storiche sedi della ex mutua (molti servizi articolati, dagli ambulatori specialistici all’anagrafe sanitaria, all’assistenza ai disabili) è davvero tanta e rappresenta un centro cittadino molto vasto, da via Napoli a Quezzi, da San Fruttuoso a zone estese della Val Bisagno.
Tutta questa utenza, dalla pensionata di Via Napoli a quella di Via Berghini, dovrebbe accollarsi almeno un autobus in più sul groppone perché, come si vede quando si passa davanti alla ASL di via Assarotti, mica tutti vanno in macchina o in taxi. Si vedono donne, soprattutto donne, casalinghe, lavoranti, giovani madri, straniere e in particolare, visto che siamo a Genova, quelle che avendo una certa età hanno bisogno di servizi sanitari particolari.
Certamente, c’è sempre l’alternativa delle strutture private o convenzionate: queste sì che sono un po’ ovunque.
Ora far prender due autobus ad un sacco di persone (ma la AMT non sta riducendo le corse?) per andare in un posto dove comunque - per quanto idilliaco e per quanto possa diventare superefficiente - ci sarà da aspettare delle ore se non delle mattinate, appare come una tortura cinese visto che la maggior parte saranno appunto anziani; per non parlare poi delle mamme, dei parcheggi, della Foce ventosa e fredda e comunque decentrata, anche se i giochi si voglio fare lì. Una tortura cinese, cioè una sorta di punizione incomprensibile, una cosa peregrina che fa a pugni con ogni minimo buon senso. E anche con il rispetto, perché quella sanità lì (l’unica che abbiamo) è stata costruita e pagata con i canonici quarantanni di contributi dei lavoratori e delle lavoratrici, dalla maggioranza delle persone che normalmente vanno in Via Archimede e in Via Assarotti per i prelievi o le pratiche di assistenza domiciliare.
Vittorio Coletti, sul Venerdì di Repubblica, ha stigmatizzato una lettrice sostenendo che i “guasti berlusconiani” si vedono anche nella pessima distribuzione delle risorse, quasi sempre indirizzate verso i governi locali amici.
E’ indubbio che, nel caso della sanità ligure e delle difficoltà presenti, questa pratica da basso impero sia stata determinante nelle scelte del recente passato o dell’oggi, ma arrendersi al presente è il modo peggiore per costruire il futuro.
(Elio Rosati)

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Lettere - Ambiguità del primo marzo

Cari redattori di OLI, mi chiamo Roberto Marras e sono un insegnante di Lettere delle Superiori, precario pur con 14 anni di carriera alle spalle, forse, dato il governo che abbiamo, senza prospettive di entrare di ruolo... ma non è di questo che voglio parlare.
Voglio parlarvi, piuttosto, della questione dei rapporti tra immigrati e noi nativi, la quale, come sapete bene, è molto attuale e scottante, visto che l'attuale governo ha vinto le elezioni soprattutto grazie alla sua campagna xenofoba, culmine di decenni di diffusione di stereotipi e pregiudizi disinformativi a aizzare il razzismo comune.

Voi, nella Vostra ultima newsletter, trattate giustamente questo tema, riportando la sintesi della presentazione del libro di Rovelli, l'accenno allo sciopero del 1° marzo, nonché alla questione moschea.
In particolare sul comitato del 1° marzo a Genova, vorrei rilevarvi la polemica da me accesa nei confronti di Laboratorio8 (http://laboratorio8.wordpress.com/2010/01/22/il-pd-e-il-primo-marzo-2010/), in quanto troppo sfacciatamente creatura del PD, nonostante la pretesa autonomia, e ho trovato in particolare inopportuna la pubblicazione della letterina della Turco a "sostenere" l'iniziativa del 1° marzo, della donna politica del PD, cioè, che ha istituito gli infami CPT ora ribattezzati CIE, che proprio il sopra citato Rovelli, in un suo celebre libro precedente, ha definito giustamente e senza mezzi termini "Lager", confermato in ciò dalla recensione altrettanto celebre di Moni Ovadia!
E Vi faccio notare come queste autorità politiche che detengono in questi nuovi lager centinaia di persone per quello che sono e non per quello che compiono, come fu per gli ebrei e le altre categorie di perseguitati dai nazisti, poi, ipocritamente, ci chiedono, specie a noi insegnanti di Lettere, di celebrare il Giorno della Memoria, che cade proprio oggi!!!!
La stessa ipocrisia mi sembra che sia stata espressa nella questione moschea: la giunta Vincenzi la vuole, ma la vuole in un quartiere disagiato come Lagaccio, praticamente a volerla ghettizzare. E ad aggiungere disagio e imbarazzo alla gente che vive in quel quartiere! Sarebbe stato più in sintonia con la storia genovese progettarne la costruzione in darsena, che tuttora conserva un nome arabo, o comunque in prossimità del porto antico, a dare anche un ulteriore impulso turistico alla zona.
Purtroppo, mi pare, siamo nelle mani di un governo dichiaratamente razzista e xenofobo e in quelle di una finta opposizione, il PD, ipocritamente antirazzista nelle parole di propaganda, di fatto anche peggio nelle realizzazioni politiche.
E, mi ripeto, dico questo nel Giorno della Memoria, per non dimenticare gli orrori del passato, ma anche per avere ben presenti quelli presenti.
(Roberto Marras)

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