3 Marzo 2010

Versante Ligure


SANE RINUNCE

Dimmi cos’hai evitato
e ti dirò chi sei:
un popolo è beato
se a meno fa di eroi
normale è un candidato
che è senza Franca Lai.




  Enzo Costa  
  email: enzo@enzocosta.net;  http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
  Illustrazione di Aglaja  
  email: aglaja@fastwebnet.it;  http://proveaglaja.blogspot.com

Posted by Admin at 17:58 | Comments (0)

Primo marzo - A Genova il paese che cresce

Un fiume di gente. Alle sei di sera non era immaginabile. Alla Commenda sembrava ci fossero i soliti. Quei genovesi testardi che alle manifestazioni di piazza “in difesa di” testimoniano la loro esistenza politica, immigrati e genovesi stranieri insieme. E poi bambini, palloncini gialli ad incorniciare gli interventi al microfono prima di partire in manifestazione. Poi il corteo, avanzando verso il centro, si è riempito e le persone si sono aggiunte una dopo l’altra unendosi ai soliti. Quelle persone parlavano tutte la stessa lingua (galleria di immagini).

Il fiume, dietro ad uno striscione, non si poteva quantificare, ma il corpo percepiva fisicamente di farne parte. E se l’Italia che vogliamo è multietnica, ed è terra di diritti, lunedì 1 marzo a Genova quell’Italia è scesa nelle strade e si è presa le sue ore di libertà. Libertà di pensiero, di espressione, di incontro, di politica. Le ore di quella manifestazione sono le ore d’aria che chi era in quel corteo ha concesso a se stesso per testimoniare l’esistenza di un’Italia migliore, profondamente diversa da quella che ci viene propinata tutti i giorni. E’ il paese che cresce, nonostante tutto, esattamente come è cresciuto quel corteo. Bellissimo vederlo nascere e sapere quanta energia lo sostiene.
(Giovanna Profumo)

Posted by Admin at 17:55 | Comments (0)

Cile - Terremoto globale per i migranti di ieri

Cile Ricordi di un negozio del dopoguerra fitto di mensole e scaffali con protezioni perché bottiglie e barattoli non cadessero, tavoli con ripiani di marmo che da orizzontali si ritrovavano improvvisamente verticali. Non si tratta della casa degli spiriti. E' semplice abitudine al singhiozzo della propria terra. Tale e' la consuetudine in Cile, che se anche il rumore della materia ti sveglia nel cuore della notte, il tuo compagno di stanza ti invita a girarti dall'altra parte e a riaddormentarti. No pasa nada.

Sabato 27 febbraio 2010 però non e' stato solo un borbottio, la terra ha tremato per due minuti a quasi 9 gradi della scala Richter. Nessuno ha potuto voltare la testa sul cuscino. Detto con le parole di un amico di Santiago "la natura ha voluto ricordarci che dobbiamo costantemente risollevarci da terra". Mai dar per scontato di essere arrivati. Ogni volta una prova, chiunque sia a dettarla, uomo o natura, da affrontare con pazienza e dignità. Non e' fatalismo, ma realism o.
Per tanti genovesi, residenti per lo più in Val Fontanabuona, questo e' stato un terremoto globale, che ha coinvolto i propri cari, cugini, nipoti e pronipoti. A ricordare che l'immigrazione del secondo dopoguerra c'e' stata per davvero. Facile trovare un Lagomarsino in Cile, quanto un Parra. Allora gringos, adesso chileni. Precursori di una globalizzazione che anche allora andava per mare per giorni e giorni, su imbarcazioni un po' meno carretta e un po' più Titanic della canzone di De Gregori.
La notizia del terremoto e' giunta alla velocità immantinente a cui i media ci hanno abituato. Condivisione immediata, ma senza altrettanta possibilità di comunicazione. Alcuni, memori dei ricordi dei parenti, di primo acchito non hanno dato peso. Il solito temblor, le case in Chile sono costruite con criterio da sempre.
Il succedersi delle notizie ha fatto realizzare la situazione. Tutti al telefono, senza però esito, tra linee sovraccariche ed interrotte. Immagini che si rincorrono sugli schermi senza poterle riempire di significato. Ci ha pensato la rete. Facebook, Twitter e le email hanno popolato di parole quei volti, rassicurato, consolato e allertato.
Ricordato che dalla terra veniamo e sulla terra andiamo.

http://it.wikipedia.org/wiki/Valle_Fontanabuona#Le_migrazioni
http://latercera.com/
http://www.emol.com/
(Maria Alisia Poggio)

Posted by Admin at 17:51 | Comments (0)

Sanità - Il caro-dente che svuota gli studi

“Oggi ho ritirato la mia nuova Ferrari” – “Io invece ho prenotato le vacanze a Tahiti” – “E’ nulla rispetto alla mia nuova dentiera!”, naturalmente per chi se la può permettere. Un articolo sul Secolo (*) mette l’accento sull’allarme che i dentisti italiani stanno lanciando: la crisi fa scappare la gente dagli studi, è in preoccupante aumento il numero di persone che non si curano più le carie. Non mi sembra una notizia da scoop giornalistico, la spiegazione è alla luce del sole, sta nel sito Soldi Blog (**), il quale riporta dei numeri più interessanti della mera valutazione del numero di italiani che marina il dentista: i numeri dei costi per curarsi una carie, comparati in Europa.

I dentisti italiani stanno nell’Olimpo del male, sono tra i più cari d’Europa con un secondo posto da vergogna. Italiani, inglesi e spagnoli si collocano all’incirca allo stesso – altissimo – livello, in coda sono i paesi dell’est Europa, dove evidentemente i regimi comunisti di un tempo hanno lasciato una traccia di valenza sociale rilevante: siamo a 9 centesimi/minuto in Ungheria, più di 200 centesimi/minuto da noi (9 a 200 è come dire 20 volte di più). Un’otturazione costa 46 euro in Francia, 135 da noi. Il biglietto pullman Genova-Nizza e ritorno costa 50 euro (***) ... si risparmia e si fa anche una bella gita oltralpe, in un paese civile che ci tiene ai denti dei propri cittadini. Andando in Ungheria, poi, il biglietto potrebbe essere di sola andata: le cliniche odontoiatriche sono anche accoppiate con le SPA di relax e salute olistica.
Che sia che l‘Ordine dei medici che in Italia si preoccupa solo delle tariffe minime (e non di quelle massime) trovi il suo giusto epilogo per morte naturale dovuta alla crisi, in attesa di un cambiamento che la solita politica sembra non riuscire a ottenere da tempi biblici? Quando succederà, prevedo già il titolo sul Secolo, “I dentisti dell’Est aprono studi in Italia a costi popolari”: un’altra vera Buona Notizia per i bus atei.

* http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/genova/2010/02/26/AMU8hOQD-allarme_cura_dentisti.shtml
** http://www.soldiblog.it/post/1649/dentisti-italiani-tra-i-piu-cari-d’europa
*** http://www.nice.aeroport.fr/acces_stationnement_it/bus/recherche.asp?dest_id={6D14C93B-CD4F-41D1-B269-0305751B4381}
(Stefano De Pietro)

Posted by Admin at 17:48 | Comments (0)

Parole degli occhi


a cura di Giorgio Bergami

Genova, 1° marzo 2010: 24 ore senza di noi






© foto: Giorgio Bergami




Posted by Admin at 17:42 | Comments (0)

Lettere - Figli e cani in soccorso della politica

Camminando per strada in questi giorni, non si può fare a meno di osservare grandi manifesti che riportano volti sconosciuti ma anche (aimè, rieccoli!) volti più noti, di persone che si propongono come candidati per le prossime amministrative regionali. Uomini e donne (più uomini che donne), volti sorridenti, esibiti con cura fotogenica, vezzosamente immortalati al meglio della loro espressività.
E ancora, una candidata per un partito dei pensionati che ci mette la faccia, ma quella che aveva più di trent’anni fa, diventando protagonista di una foto d’epoca. E’ paradossale voler rappresentare i pensionati, gente di una “certa” età, ma non accettare il cambiamento che il tempo ha stampato sul proprio volto. La vecchiaia è dunque un disvalore? Cos’altro ci può dire questa candidata?

Qualcun altro invece, oltre alla propria faccia, ci mette anche quella del proprio cane. Un messaggio politico? Forse per i protagonisti è un capolavoro comunicativo. Questi volti sono per se stessi delle pantomime personali. Solo riconoscendo con fatica i simboli dei partiti e leggendo di promesse solenni, di soluzioni di problemi, di impegni da mantenere, ecc., ecc., questi volti possono rinviare a qualcosa di politico e non ad un concorso di bellezza.
In tutta questa galleria di volti, la cosa che mi ha fatto trasecolare, è stata la vista di due donne candidate di partiti antagonisti, mettere non solo la propria faccia, ma anche quella dei propri figli: aiuto! Qualcuno chiami Telefono Azzurro. Perché un bimbo di pochi mesi, e una bimba di 6/7 anni mettono le loro faccie e partecipano alla campagna elettorale? Non sarebbe più giusto aspettare che raggiungano la maggiore età per svolgere questa parte in libera scelta?
Perché alcune donne, come oggetto di promozione esibiscono e mostrano i figli? Gli uomini non lo fanno! Forse si bastano. Forse i figli appartengono solo alle madri? Forse le donne si sentono più accettate dalla società mostrandosi prima di tutto madri? Ruolo di garanzia, di concretezza per le faccende politiche?
Oppure, atto rivoluzionario e tanto rivendicato da altre donne: “il privato è politico”. Ma questa è tutta un’altra storia, e mi chiedo se queste donne ne conoscano il significato.
L’idea dei volti dispensati con molesta insistenza non mi sembra né convincente né strategicamente propizia.
Allora mi viene in ricordo una frase dal Contratto Sociale di J.J. Rousseau: “Il corpo politico, al pari del corpo umano, comincia a morire fin dalla nascita, e reca in sé stesso le cause della sua distruzione”.
(Luciana Brunod)

Posted by Admin at 17:41 | Comments (0)