31 Marzo 2010

Versante Ligure


Io, Spottossico

Ho ansia, inappetenza
pulsioni maniacali:
io di jingle-demenza
e di volti letali
non posso fare senza!
Dà effetti micidiali
la crisi d'astinenza
da spot elettorali




  Enzo Costa  
  email: enzo@enzocosta.net;  http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
  Illustrazione di Aglaja  
  email: aglaja@fastwebnet.it;  http://proveaglaja.blogspot.com

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Elezioni - Il sabato del villaggio

La comprensione chiara - illuminazione alla Blues Brothers - del perché Berlusconi sia sempre al potere arriva da un luogo che le donne impegnate in politica dovrebbero frequentare con la costanza destinata a dibattiti, incontri elettorali, mercati: il parrucchiere.

Lì, tra una mèche, una piega, un taglio, si può affacciare l’impatto del pensiero berlusconiano, della sua bontà e del bene - negato dai comunisti - che B. porta al paese.
Dal parrucchiere generazioni di donne riflettono, portatrici di storie uniche, mentre sfogliano tagli e riviste ascoltando e raccontandosi.
Una di loro è già sotto il casco. Bigodini e capelli ventilati da aria calda. Una si attarda a parlare, il taglio già fatto, i bambini a casa con trentotto di febbre insieme al papà. Nessuna voglia di andarsene. Un’altra magra, il viso sfilato, i capelli lunghi, decisa ad arricciarli all’impazzata.
Poi una nonna, il colore che le sfiora le tempie, la testa che sembra una sacher. Accanto a lei un donnone sovrappeso, i capelli umidi, sotto gli occhiali spessi uno sguardo buono.
Su di loro lei. Si muove tra una testa e l’altra velocissima, senza trascurare nessuna.
Vigilia del voto. Sabato del villaggio.
- Io ho sempre votato per tradizione dalla stessa parte! – esclama la giovane mamma – tanto più ora che tengo il negozio nella via più “in” di Genova … Via Pré! Per questo voto a destra!
- Anch’io voterò pidielle – esclama la nonna – Silvio è troppo buono! Il problema è che i comunisti non lo lasciano lavorare… poveretto!
- Io non voto. Non voto da quando hanno fatto crepare mio marito in quella maniera là! Quelli dell’assistenza quand’era malato non volevano nemmeno venire… Ed io a chiedere… a destra e a sinistra – dice il donnone dagli occhiali spessi.
- Io ho votato Lega … - sussurra la parrucchiera, ma è appena un bisbiglio soffocato dal pentimento di aver parlato.
La nonna trova parole per l’infedele Veronica e per Marrazzo. Solo con Silvio lo sguardo si addolcisce mentre spiega dei comunisti e di tutti quelli che gli vogliono male. La giovane mamma la incalza: scuole private per i miei figli! E anche la sanità: privata, privatissima!
La parrucchiera tace.
Ce n’è per Marta. Cosa ha fatto per la città Marta? Ce n’è per la moschea. E per gli extracomunitari. E per i buchi nelle strade. Temi a titoli grossi, come sui rotocalchi. Moschea è minaccia in quanto parola. Immigrato segue la stessa sorte. Silvio è bontà, pazienza, sopportazione. Conflitto di interessi, possedere TV e giornali, processi non rientrano nello scenario della nonna che si dichiara fedele spettatrice di Canale Cinque e Rete Quattro. Nemmeno l’assenza di un solo scatto che certifichi il tradimento di Veronica rientra nel suo immaginario. Silvio è buono. E le giovani che frequentavano le sue case vengono rimosse da una smorfia, scartate come carte dal mazzo di idee che la nonna è incapace di trattenere.
Il donnone, da sotto gli occhiali, scuote la testa: io intanto non ci vado a votare…
La ragazza dal volto sottile mostra le foto con i tagli.
No, riccia no. Hai dei capelli bellissimi.
(Giovanna Profumo)

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Cultura - Poetica dei ricordi di Rosetta Loy

La primavera ha fatto capolino in città con due giorni d'anticipo, il 19 marzo scorso. Il sole ha risvegliato il rosa caldo delle pareti di Palazzo Tursi e, se la visuale non fosse stata serrata dai vicoli, affacciandosi dalle sue finestre, fronte via Garibaldi, si sarebbe probabilmente goduto di uno di quegli orizzonti vasti e profondi che Roma sa regalare. Un pomeriggio di primavera romana a Genova, in compagnia di Rosetta Loy, ospite della rassegna Scrittrici Oggi.

Incalzata dalle attente domande di Eliana Quattrini, Rosetta Loy ha condotto il pubblico che l'ascoltava attraverso il suo ultimo libro La prima mano, opera autobiografica, anomala nella sua produzione, con la quale ripercorre un arco di venticinque anni della sua vita, dall'infanzia durante la guerra alle esperienze di giovane donna. L'ordine casuale dei ricordi che si affacciano alla mente e fluiscono come flashback nel racconto, la scelta istintiva delle fotografie incluse nel libro, fanno emergere figure familiari e luoghi vissuti. Villeggiature in campagna, l'amata Engadina, Parigi città eletta insieme a Roma città natale. Poetica dei luoghi e delle persone che la colloca accanto a Natalia Ginzburg e i suoi minuti particolari di in Famiglia.
La prima mano è quella forte, dalle unghie spesse, del padre. Sebbene lo ricordi alto e magrissimo, la sua mano sapeva infondere a Rosetta bambina sicurezza, anche in una fase drammatica come quella del disvelamento della guerra agli occhi stupiti dell'infanzia che di prim'acchito l'avevano accolta come una festa. È la voce paterna che le parla delle Fosse Ardeatine e di via Rasella, che colora il calcolo matematico di una tabellina, nella tragedia di Roma assediata dalle SS. Gli stessi tedeschi che con un amica vede scappare via dalla città con inaspettata umanità, lasciandosi alle spalle nelle macerie dei loro quartieri generali sbiadite figurine di donne dipinte alle pareti.
Sapere, conoscere e capire. La Storia è parte essenziale del flusso narrativo di Rosetta Loy, frutto della necessità di interrogarsi e comprendere come eventi fuori dalla quotidianità possano determinarne invece lo svolgimento. Con sincerità lei stessa ha esposto una sua preoccupazione ai presenti: il Novecento, apertosi con la I Guerra Mondiale e sfociato nell'Olocausto, è ancora irrisolto. Abbiamo forse risposte che possano racchiudere la complessità del secolo scorso?
(Maria Alisia Poggio)

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Informazione - Falsari e complici

Nei giorni scorsi è venuto alla luce un episodio avvenuto qualche tempo fa. Lo scorso 22 novembre Libero aveva pubblicato, onorandola di un titolo a quattro colonne, una intervista a Philip Roth. Intervista particolarmente spinosa, perché rivelava la profonda delusione del grande scrittore americano per Barack Obama, di cui era stato convinto sostenitore: “Obama? Una grandissima delusione. Sono stato fra i primi a credere in lui, ad appoggiarlo, ma adesso devo confessare che mi è diventato perfino antipatico”.

Pier Luigi Battista coglie il ghiotto boccone, e il giorno dopo, 23 novembre, pubblica a sua volta sul Corriere della Sera un articolo dal titolo “Se Philip Roth diventa un disertore”, esercitandosi in analisi, commenti, valutazioni.
Solo che … l’intervista non era mai avvenuta. Inventata di sana pianta dalla prima parola all’ultima. Se ne accorge per caso Paola Zanuttini intervistando a sua volta, ma questa volta davvero, Philip Roth lo scorso 26 febbraio: “Per caso, è insoddisfatto anche da Barack Obama? Da un’intervista a un quotidiano italiano, Libero, risulta che lo trova persino antipatico, oltre che inconcludente e assopito nei meccanismi del potere”.
“Ma io non ho mai detto una cosa del genere. E’ grottesco. Scandaloso. E’ tutto il contrario di quello che penso. … Sono molto seccato per queste dichiarazioni che mi vengono attribuite: non ho mai parlato con questo Libero. Smentisca tutto. Ora chiamo il mio agente.” Internet da tempo è pieno di riferimenti a questo episodio, che sui giornali ha fatto invece timidamente capolino solo in questi ultimi giorni.
Il primo a parlarne è stato il Fatto Quotidiano del 1 marzo che ricostruisce tutta la storia, incluse le reazioni del responsabile culturale di Libero che “descrive ore complicate, annuncia un articolo a sua firma di spiegazioni esaustive per oggi, nega che il fatto di non incontrare sul sito alcuna traccia del pezzo, (lo hanno recuperato i bloggers, inneggiando al dio-cache di Internet che, com’è noto, nulla cancella) dipenda una scelta precisa, riferisce di telefonate e mail di lettori arrabbiati, emana disagio dietro al tono tranquillo di chi ha forse deciso di liberarsi definitivamente di una zavorra che aumenta di peso con il passare delle ore: “E’ una storia che innegabilmente non mette in una bella luce il giornale”.
Repubblica aspetta il 29 marzo per tornare sull’argomento, informando che “Non solo Philip Roth. Anche John Grisham è finito suo malgrado tra gli intellettuali americani delusi da Barack Obama. Suo malgrado e senza essersi mai dichiarato: anche la sua confessione è stata inventata di sana pianta. E dallo stesso intervistatore fantasma che aveva fabbricato la dichiarazione dell' autore del Lamento di Portnoy”.
Episodi marginali? No, episodi gravissimi. Gravissimo il falso, gravissimo che non ne sia nato uno scandalo e che l’ordine dei giornalisti non abbia costretto la testata ad una smentita. Il divario di discussione che si registra su questo episodio tra la stampa e la rete è clamoroso. Tutti troppo uomini di mondo per sollevare uno scandalo?
(Paola Pierantoni)

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Società - Rivoluzione farmaceutica in Ecuador

Peacereporter (*) e Greenreport (**) hanno pubblicato a febbraio 2010 l’ennesima importante notizia silenziata sulla stampa italiana, che nulla ha a che fare con escort e statuine del Duomo. Il Presidente dell’Ecuador Correa ha dato seguito ad un decreto legge, già approvato a Ottobre 2009, per cui lo stato ecuadoriano ritiene di essere autorizzato a produrre in casa una serie di farmaci necessari per la sopravvivenza dei suoi cittadini. Viene messo in pratica con un colpo di mano da premio Nobel un accordo che le case farmaceutiche avevano firmato ma poi sempre ostacolato, ossia la legalità di produrre i farmaci in modo autonomo, versando solo i diritti al detentore del brevetto, quando la situazione sanitaria sia disperata. E Correa considera tale quella dell’Ecuador.

In pratica, l’Istituto Ecuadoriano della Proprietà Intellettuale (IEPI) sostituirà la casa farmaceutica per fornire la licenza obbligatoria di produzione per più di 2000 farmaci nei laboratori ecuadoriani, stabilendo anche in modo unilaterale la quota spettante al detentore del brevetto internazionale, che non potrà comunque superare il 10% dell’utile della vendita in Ecuador (non del prezzo di vendita). In pratica, alcuni farmaci considerati salvavita e inaccessibili a molti malati in un paese dove la sanità è di fatto privata, subiranno un crollo dei costi anche di 5 volte. Prima di questo decreto, l’Ecuador si vedeva costretto ad acquistare l’85% dei farmaci dall’estero.
Il Brasile accenna ad allinearsi con l’Ecuador, Cuba aveva già in passato stretto una solida alleanza con Correa per la condivisione dei laboratori dei due stati. Si attende adesso la mossa di Chavez, così come della Colombia del dopo Uribe, che proprio in questi tempi sta subendo le conseguenze di una legge che obbliga gli ospedali a verificare lo stato di solvibilità dei malati, lasciando quindi sul classico marciapiede migliaia di persone a reddito zero che non sono in grado di accedere ai servizi sanitari (***), ma al tempo stesso defiscalizza gli utili derivanti dal sistema “corride” e vieta i cortei animalisti di protesta.
Con il commercio globale gestito su Ebay e su altri siti similari sudamericani, anche per noi europei si delinea forse la possibilità di accedere ad alcuni farmaci a costi di libera concorrenza, non dettati dalle necessità di quotazione di borsa. Tenendo conto, comunque, che svuotando a forza il barile del pirata si rischia di restare tutti senza rhum, ovvero senza la ricerca che viene comunque finanziata dal prezzo di alcuni farmaci “da banco”, apparentemente abnorme rispetto al costo industriale.
Tocca adesso alla politica internazionale il duro lavoro di riequilibrare la bilancia, a favore di tutti.

*http://it.peacereporter.net/articolo/20212/Ecuador:+produzione+libera+di+farmaci+brevettati

** http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=%201782

*** http://www.nuovacolombia.net/Joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=359:2712-il-governo-colombiano-dichiara-lemergenza-sociale-per-la-crisi-finanziaria-nella-sanita&catid=8:accordo-umanitario
(Stefano De Pietro)

Posted by Admin at 22:49 | Comments (0)

Città – Il lusso proibito di una colazione al bar

Il caffè ha aperto recentemente in un vicolo del centro, attiguo a Strada Nuova. L’atmosfera è sobria ma accogliente. Sedie imbottite con braccioli, tavolini abbelliti da tovagliette dai colori tenui. Sala affrescata che invita alla lettura e al chiacchiericcio a bassa voce. A vederla dalle vetrine ci si intristisce un po’ a vederla sempre vuota. E’ strano perché, dal vicolo buio, pare accogliente e calda. Diversa.

Lei ci entra una mattina e decide con suo figlio di fare colazione. Colazione seduti, rubando al quotidiano il tempo che non offre mai. Nel dettaglio l’ordinazione presenta: un caffè, una cioccolata calda, un croissant, una mini brioche – di quelle che sembrano pasticcini – un bicchier d’acqua. Per un ammontare di portate pari a Euro 5,90. La consegna al tavolo prevede altri Euro 5,00. Totale Euro 10,90 sul palmo della mano. Proprio come la mini brioche. Un euro per ogni pezzo, le spiega il gestore, come i prezzi di Mangini (dal 1876 uno dei più prestigiosi locali di Genova n.d.r.). Poi le mostra, sul tavolo, il prezziario che lei non aveva visto . E che non si era nemmeno premurata di cercare.
Mai rubare il tempo al quotidiano. Tantomeno per sentirsi derubati.
(Giovanna Profumo)

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Parole degli occhi - L'amore vince sull'odio

a cura di Giorgio Bergami

L'amore vince sull'odio



© foto: Giorgio Bergami




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Lettere - Auguri

Settimana Pasquale. Settimana post - elettorale.
Settimana di passione.
Per la confusione e per la delusione (parziale per carità), una poesia di Hermann Hesse, da Il canto degli alberi.

Venerdì santo

Giorno coperto, nel bosco ancora neve,
Sul ramo spoglio il merlo canta:
Un soffio di primavera vibra timoroso,
Gonfio di gioia, colmo di dolore.

Taciturno e minuscolo giace nel prato
Il popolo dei crochi, un nido di viole,
Odora timido e non sa di cosa,
Odora morte e festa.

Le gemme sono accecate dalle lacrime,
Il cielo incombe vicino e trepidante
E ogni orto, ogni collina sono
Golgota e Getsemani.
(H. Hesse)

Ognuno scelga per se un grumo di parole. Quelle che più gli aggradono. Per lenire gli affanni e sollecitare gioia. Per non dare alibi alla resurrezione. Terrena, terrena...
(Angelo Guarnieri)

Posted by Admin at 22:24 | Comments (0)