5 Maggio 2010

Versante Ligure


Rogito Ergo Sum

Lussuosa casa (e gloria)
con un d'acquisto atto
a prezzo da miseria
cercavo, ma è scorretto:
son fuori graduatoria
per vizio di diritto:
pur nato qui in Liguria,
mai io il ministro ho fatto.




  Enzo Costa  
  email: enzo@enzocosta.net;  http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
  Illustrazione di Aglaja  
  email: aglaja@fastwebnet.it;  http://proveaglaja.blogspot.com

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Società - Dal primo marzo al primo maggio

“Giù al porto”, in mezzo alla gente di tutte le nazionalità, dov’altro potevamo trovare lo stand del Movimento genovese che ha organizzato a Genova la manifestazione dello scorso primo marzo, lo sciopero degli stranieri, di questi tempi un successo da far impallidire molti partiti e sindacati, diecimila persone che con determinazione, ordine ed allegria hanno sfilato dalla Commenda fino a Piazza Matteotti, con concerto finale. Senza che volasse una parola in più di quelle della solidarietà e della richiesta dei propri diritti di cittadini del mondo.

Al presidio del primo maggio in Piazza Raibetta, in fondo a via San Lorenzo, si è voluta ricordare la natura del Movimento, che insiste molto sui diritti dei nuovi cittadini nel mondo del lavoro: il collegamento con la data della festa dei lavoratori è immediato. Un volantino spiega nei dettagli i sei punti fondamentali, individuati con un coordinamento nazionale insieme a gruppi di molte altre città. Sei punti che sono di una ovvietà disarmante, per chi credeva di vivere in un paese veramente civile e dotato di una costituzione che, sulla carta, è una delle più solide. Invece, leggendo:
1. Nazionalità italiana a chi nasce in Italia, anche da coppie straniere. Nel caso che i genitori perdessero la possibilità di restare in Italia, i bambini che crescono come italiani sarebbero costretti a rientrare in un paese che non conoscono, parlare una lingua ostile, frequentare culture e scuole differenti. La nazionalità del bambino consentirebbe invece di creare un nucleo familiare stabile, garantendo a tutti una vita serena.
2. Studiare un permesso di soggiorno che consenta a chi resta disoccupato di avere il tempo di trovare un altro lavoro duraturo: oggi i sei mesi concessi producono solo clandestini o finta occupazione per chi ha la possibilità di farlo.
3. Revisione integrale della normativa Bossi-Fini e del Pacchetto sicurezza, entrambe ledono la dignità umana e contribuiscono a formare clandestini, che poi sono colpiti per lo status sociale come delinquenti da rinchiudere nei CIE, vere e proprie strutture lager al di fuori della normativa carceraria. Basti sapere che mentre nelle carceri qualsiasi parlamentare ha accesso per verifica, nei CIE questa possibilità è negata.
4. Guerra al lavoro nero, inserendo chi denuncia il datore di lavoro tra le categorie protette dall’art. 18 della legge 40 (quello che prevede l’emissione di un permesso di soggiorno temporaneo alla prostituta che denuncia il protettore).
5. Regolamentare la stampa in modo che sia vietato usare termini razzisti nei giornali.
6. Consentire il voto amministrativo agli stranieri che lavorano regolarmente in Italia.
Si attendono adesso le prossime attività del Comitato, che intende produrre iniziative lungo la strada che porterà alla prossima manifestazione del 1 marzo 2011.
Nel frattempo, l’accoglienza della Nave dei diritti prevista per sabato 26 giugno (*), proveniente da Barcellona. A bordo moltissimi italiani che vivendo in Spagna hanno modo di vedere l’Italia da un punto di vista internazionale, senza i filtri della stampa locale.
* www.losbarco.org
(Stefano De Pietro)

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Società - L'antirazzismo genovese e la sua storia

Due mesi fa Genova ha visto, dopo molto tempo, una grande manifestazione per i diritti degli immigrati, organizzata dal Comitato 1 marzo. Dopo la manifestazione – come spiega Stefano De Pietro nel suo articolo Dal primo marzo al primo maggio - il comitato, in collegamento con altre città, ha proseguito la sua attività, ha definito obiettivi, progetta nuove iniziative.

Osservando il nascere di questa nuova storia è interessante ricordare proprio l’esperienza genovese, dal 1993 al 2001, del Coordinamento delle Associazioni degli Immigrati della Liguria e del Forum Antirazzista di Genova. Il movimento genovese nacque come reazione all’esplodere di un razzismo violento nella nostra città, in particolare nel centro storico, nel luglio del 1993, con le prime ronde razziste armate di bastoni e spranghe a caccia del diverso. Associazioni laiche e religiose, sindacati e singoli immigrati ed italiani iniziarono un lavoro quotidiano, faticoso e soprattutto unitario ottenendo ottimi risultati. La città riuscì a superare la conflittualità nel centro storico ed a ribaltare la situazione diventando, dal 1997 al 2004, una delle città italiane più accoglienti, dove gli immigrati vivevano meglio e la convivenza tra immigrati e genovesi era la più positiva. A Genova si susseguirono iniziative: una grande manifestazione antirazzista con diecimila partecipanti (1995), il corso per mediatori culturali, il primo mercatino multietnico perfettamente in regola per tasse e permessi, il protocollo d’intesa per la scuola, la prima graduatoria per le case popolari che includeva gli immigrati, il primo protocollo di intesa tra questura ed associazioni per l’espletamento delle pratiche di soggiorno, una continua interazione e contrattazione con gli enti locali e con la Regione … Genova è stata inoltre la prima città a modificare il proprio statuto comunale per dare il diritto di voto amministrativo agli immigrati residenti (2004).
Quel lavoro ha avuto successo perché era unitario e rispettoso di tutti i soggetti che volevano dare un contributo, perché era un lavoro fatto per la città, per il paese, dove prevaleva l’interesse generale su quello particolare e perché era un lavoro fatto “con” e non “per” gli immigrati. I singoli cittadini immigrati, erano continuamente coinvolti ed ascoltati, le loro opinioni erano rispettate e prese in considerazione. Le assemblee serali del Forum Antirazzista con gli immigrati che riempivano sempre il Teatrino di San Siro erano frequenti in città. I cittadini immigrati erano protagonisti principali del gruppo di coordinamento delle attività del Forum.
Quando, nel 2001, finisce l’esperienza del Forum Antirazzista non finiscono, in breve tempo, i suoi effetti. La storia recente dell’antirazzismo genovese aiuta a spiegare il successo del primo marzo e può dare forza alla nascita di un nuovo movimento.
(Saleh Zaghloul)

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Lavoro - MayDay! MayDay!

Su Il Secolo XIX del 1 maggio Giuseppe Berta, Professore associato di Storia Contemporanea alla Bocconi, afferma: “La ricorrenza del 1 maggio si è annunciata quest’anno in tono minore e dimesso, ancor peggio degli anni scorsi”, e aggiunge che questa celebrazione “Sarà sempre più ritualistica, ma di fatto depotenziata”. Le tre grandi organizzazioni sindacali “fingeranno” soltanto di aver superato divisioni che segnano l’anacronismo della situazione sindacale italiana: “Cgil da una parte, e Cisl e Uil dall’altra restano organizzazioni che si fronteggiano con lo stesso senso di diversità di cinquant’anni fa, con la differenza che allora si ipotizzava di superare questo contrasto, mentre adesso ci siamo rassegnati a considerarlo permanente”.

La conseguenza è “Una realtà sindacale niente affatto incoraggiante. Da lungo tempo il sindacato italiano non smuove le passioni collettive che hanno fatto la sua forza nell’autunno caldo del 1969 e in seguito. Appare piuttosto come una organizzazione largamente burocratica, volta spesso ad amministrare con parsimonia il proprio presente, e priva, al pari della società italiana nel suo complesso, di una prospettiva di futuro” Tuttavia le cronache del giorno dopo non parlano di vuoti o fallimenti: 20mila le persone a Rosarno, dove erano i tre segretari generali, fino a 30mila ai cortei di Milano e Torino, sulle 700mila le presenze al concerto di Roma.
Resta però l’immagine complessiva di un puzzle debole e frammentato che le parole d’ordine “Lavoro, legalità, solidarietà” non hanno avuto al forza di ricomporre.
A Milano questa frattura si è espressa in modo evidente con due cortei: al mattino quello sindacale con i suoi 30mila partecipanti. Al pomeriggio invece la MayDay Parade 2010, dove le presenze erano più del doppio.
Andando sul sito degli organizzatori www.euromayday.org ci si trova di fronte ad un linguaggio diretto, aperto al mondo, che accoglie echi di femminismo, di impegno ambientalista, di antirazzismo: “ … Reclamiamo una scuola pubblica di qualità, un sistema di trasporti sostenibile e popolare, dei saperi liberi, fino ai diritti che non è più possibile legare solo al contratto a tempo indeterminato, come ferie pagate, pensione, malattia, maternità. Vogliamo un nuovo sistema di diritti, un welfare adatto alle nostre vite! Scenderemo nelle strade con rabbia e con gioia, per riappropriarci della città e far sentire la nostra voce. Saremo una macho free zone, per costruire un immaginario libero dalla cultura machista. Rivendichiamo una produzione culturale alternativa al piattume imperante, e vogliamo diffondere una conoscenza che sia realmente libera, condivisa e accessibile. Denunceremo la stupidità criminale del razzismo leghista e n on solo e mostreremo un presente di sorellanza tra nativi e migranti. Proporremo un’idea di futuro con lo spezzone no-oil a pedali e i sound system alimentati a pannelli solari. Diremo no alle speculazioni di Expo 2015, fatte sulla pelle dei cittadini e sui nostri territori martoriati. Precarie, operai, partite iva, hacker, cassintegrate, studenti, creative, commessi, giornaliste, disoccupati, stagiste – nativi e migranti. Da Dortmund, Ginevra, Amburgo, Hanau, Lisbona, L’Aquila, Losanna, Malaga, Milano, Palermo, Tubingen, Zurigo, Tokio, Toronto e Tsukuba, uniamoci contro la crisi e gridiamo: Mayday Mayday! Precarious of the world let’s fight! Saliamo sui tetti del mondo per opporci alla precarizzazione, per rivendicare reddito, diritti e cittadinanza per tutte/i. Il passato sta affondando. Il futuro siamo noi!”.
Nella sostanza alcuni obiettivi probabilmente coincidono con quelli del sindacato, ma quello che si respira qui è la capacità di esprimerli con passione e nettezza, legando tra loro, anche con la suggestione dei termini, i molti piani complessi della realtà. Ci devono essere parecchie ragazze, tra chi anima il Mayday.
(Paola Pierantoni)

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Politica - I Mille che arrivano dalla Spagna

Il 26 giugno, da Barcellona arriverà a Genova la "nave dei diritti", che intanto naviga sul web: sul sito www.losbarco.org i preparativi fervono, quasi certi gli accordi con navi di linea per ottenere un prezzo popolare, 100 euro a persona, si legge sul sito de il "diario di bordo di un'impresa possibile".
A Genova, è nato un comitato per l'accoglienza dei "naviganti" (genova@losbarco.org). E su Facebook, i sostenitori sono già oltre 2.500 (http://www.facebook.com/group.php?v=wall&ref=ts&gid=194381832751). A Milano il corteo dell'iniziativa in piazza il 25 aprile, ma soltanto il Manifesto ne ha parlato.
Sul sito, il "diario di bordo di un'impresa possibile", con l'obiettivo di mille partecipanti.

Sarà la nave dei diritti, che ricorderà la nostra Costituzione e la sua origine, laica e pluralista, la centralità della libertà e della democrazia vera, partecipata, trasparente: dai luoghi di lavoro alle scuole, ai quartieri, ai servizi, al territorio. Ricorderà che il pianeta che abbiamo è uno, il Mediterraneo non solo il nostro mare, ma di tutti i popoli. Che chiunque ha diritto di esistere, spostarsi, viaggiare, migrare, come ha diritto che la sua terra non sia sfruttata, depredata.
Dall’estero si ha il vantaggio di non essere quotidianamente bombardati da un’informazione spesso malsana ma si percepisce comunque crescere il razzismo, l’arroganza, il malaffare, la diffusa cultura mafiosa, la mancanza di risposte per il mondo del lavoro sempre più precario, in un crescendo di disinteresse per il bene comune.
Il primo incontro tra genovesi e barcellonesi è stato il 31 dicembre 2009, alla comunità di San Benedetto. Il manifesto “E la barca va “ dichiara l’amore per il proprio paese e la cultura, la difesa di una serie di valori con il desiderio di confrontarsi e reagire, Su YouTube si moltiplicano le adesioni: il nobel Josè Saramago, Dario Fo , Antonio Tabucchi, Valentino Parlato, Gherardo Colombo, Erri De Luca ... Proprio di quest'ultimo legge una poesia su YouTube di una ragazza rom, Diana Pavlovic, che ricordando gli eccidi passati, sottolinea che “la distruzione” c'è ancora, strisciante ed efficace.
Così hanno aderito i genitori della scuola Rubattino di Milano, che avevano denunciato “ la scomparsa” dei bambini rom dalla scuola perché sgombrati i campi dove abitavano.
Arriva dalla Grecia l'adesione di una ragazza dell'associazione Bella Ciao. C'è poi il gruppo di Bruxelles, giovani emigrati o studenti, come Paolo da Modena, Dario da Bergamo, dottorandi. Altri sono figli di emigrati in Belgio, nati magari lì, che vogliono esprimere solidarietà ai tanti italiani che vivono, lavorano nella legalità, nell'onestà e ... “resistono, resistono”, sottolineano Marco, cameraman, e Paola, film-maker. Andrea Lotto, maestro, racconta dello “sbarco”, un'idea nata da un gruppo di amici italiani di Barcellona che con una punta di autoironia, inventa un’azione concreta, di scossa dell’opinione pubblica, come ponte ideale sul Mare Mediterraneo, per le problematiche che accomunano Italia e Spagna, dall'immigrazione al lavoro “Perché in l'Italia ci si potrà tornare solo in vacanza, vista l'aria che tira e il lavoro che non c'è” dicono Cecilia, insegnante, e Lino, architetto.
E' quindi “una spedizione” simbolica in Italia: ricorderà che esistere può voler dire resistere, difendere la propria e l’altrui dignità. Ricorre il 150º anniversario dello Sbarco dei Mille in Sicilia, così il viaggio significherà sentirsi vicini a quel momento di grande speranza del Risorgimento italiano, ricordare quell’impresa, dare un contributo a un auspicato cambiamento. Creando ponti, non muri.
Sì, proprio uno sbarco in Italia in piena regola. Per dire no a un'Italia alla deriva.
(Bianca Vergati)

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Città - Tra dire e fare vince il cemento

Da undici anni ad Arenzano alla fine del mese di aprile si tiene una bella manifestazione: Florarte – L’arte interpretata con i fiori. Lo scenario è quello, magnifico, anche se un po’ malandato, del parco Negrotto-Cambiaso, dove ha sede il Palazzo comunale e dove ha nido una splendida colonia di pavoni monumentali. Ma se i titolari del palazzo comunale aspirano all’armonia e alla bellezza e più spesso le millantano e si pavoneggiano, i pavoni splendidi lo sono per natura.

La sede della manifestazione è la serra monumentale costruita nel 1930 e inaugurata dal re e dalla regina, ospiti del castello. In puro stile liberty, ben restaurata, mostra una perfetta sinergia fra materia, artigianato e arte e si lega con eleganza all’ambiente circostante ricco di alberi, colore e storia.
Insomma un ambiente ideale per una manifestazione culturale e artistica che mette a confronto affascinanti e fantasiose costruzioni di fiori e natura e la creatività infinita della persona umana. Ogni anno viene celebrato un artista, che fa da capofila a tanti altri pittori e scultori che danno anima alla coralità dell’evento. Quest’anno l’artista celebrata era Cecilia Ravera Oneto con i suoi colori forti e sfumati, come quelli di un giardino e con il suo pregnante radicamento narrativo nella storia industriale e operaia di Genova. Nel contesto di Florarte gli organizzatori hanno voluto organizzare un convegno avente per tema: Un mare di giardini. Navigare e non naufragare nel circuito regionale dei giardini storici: è possibile?
Meritevolissima iniziativa che invita a riflettere e a pensare criticamente su quel che avviene intorno a noi, e che già nel titolo mette in conto che si possa “naufragare” nel mare di giardini storici, pubblici e privati, dei quali la Liguria è ricca. Arenzano di questa ricchezza è esempio particolarmente pregnante e pregiato.
O forse “era”, e la trasformazione urbanistica e la tensione edificatoria speculativa alle quali è sottoposta ne stanno sfigurando irrimediabilmente uno degli aspetti di maggior valore e qualità: il verde urbano con i suoi giardini storici, i suoi orti secolari, frutto della tenacia, della sapienza e dell’umiltà della gente di terra di Liguria.
E così dal 1992, anno delle Colombiane, al convegno di cui sopra ad Arenzano sono stati distrutti o sfregiati ben sei giardini o orti storici, compreso il nobilissimo e celebratissimo parco, nel suo affaccio al mare che era proprio sbocco naturale, confine mobile fra onde, spiaggia e alberi esotici e “illustri”.
Ora è contorno del Grand Hotel, ingrandito del 30% secondo le concessioni di legge, con il 30% di alberi tagliati e chiuso per il 30% dei giorni dell’anno. Per gli altri giorni non si sa, ma non deve passarsela molto bene. Ma gli alberi e le palme non ci sono più; c’è la piscina a 20 metri dal mare, ci sono i vasi di fiori che profumano di automobili, perché tutt’attorno è un parcheggio.
E insieme al parco del Grand Hotel sono stati distrutti: un giardino storico di un albergo noto in tutta Europa per la sua grazia, per le sue fasce alberate, per il suo panorama; il parco di un hotel di pregio d’inizio novecento, che a norma di delibera doveva rimanere intatto; il giardino con palme e pini di una casa storica; un’area verde con frutteto e orto generoso che ad ogni stagione dava i suoi profumi; un orto antico con arance, limoni, mandarini, cipressi, un banano e la casetta del contadino.
Al posto di tutto ciò appartamenti costosissimi, come o più di quello di Scajola, e tanti box, venduti come appartamenti, per inscatolare scatolette. A coprire gli sventramenti solai-giardini–truman show, con palmette, piccole chicas, olivi da serra, veri ma senza profumo e senza smalto, tanto da sembrar finti.
Per fortuna c’è qualche arguto che alla domanda:”vuole comprare un box?” risponde:”No vorrei comprare un albero”.
I convegni, gli interventi dei sapienti, mai così numerosi, servono, informano, formano le coscienze dell’avvenire. Ma a volte viene il sospetto che, stando così le cose, finiscano per alimentare l’ipocrisia e a svuotare di senso le parole.
(Angelo Guarnieri)

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Politica - Semplifichiamoci la vita, eliminiamo le doppie!

"Poco più di un mese fa, il 24 marzo scorso, casualmente alcuni giorni prima delle elezioni amministrative, il ministro della Semplificazione Normativa Roberto Calderoli si esibiva nello spettacolare Falò di 375.000 leggi inutili (*).
Tralasciando i rimescolamenti gastro-intestinali provocati da queste foto (evocazione di falò nazisti di libri, Fahrenheit 451 … ) ci si interroga sull’utilità dell’accetta nell’incendiare scatoloni di cartone, e sul significato allegorico dei cinque elmetti antinfortunistici (occorre tenere conto delle problematiche di sicurezza, per poi lasciarle lì, a terra, il lavoro “vero” si fa senza?).

Il pensiero è tornato a tale show mediatico ascoltando, pochi giorni or sono, l’annuncio radiofonico dello stesso Ministero (**), dove, con voce suadente e suggestiva musica di sottofondo, veniamo informati che 375.000 atti normativi inutili sono stati sostituiti da sole 10000 leggi, consultabili presso il sito www.normativa.it (così pare ascoltando l’annuncio).
Aprendo questo sito, si trova però una scatola vuota, ossia un dominio registrato nel 2000 (informazioni reperibili presso http://www.whois.net/whois/normativa.it) ma di fatto inutilizzato: solo consultando il sito del ministero (http://www.semplificazionenormativa.it), si scopre dove sta il busillis: già nell’homepage si rimanda al sito http://www.normattiva.it. Ah! Normattiva! Con due T! Un contorcimento lessicale/gioco di parole, quasi non esprimibile oralmente, per superare con poca eleganza e ancor meno chiarezza l’ostacolo di un dominio già occupato, e probabilmente in vendita a caro prezzo. Comunque, il sito http://www.normattiva.it mette a disposizione, gratuitamente, i testi delle leggi dello Stato vigenti, e a caval donato …
Peccato però che un avviso legale annunci subito che i testi disponibili sul sito non hanno carattere di ufficialità, e che “non si risponde quindi di errori o imprecisioni dovuti alla consultazione del portale”. Per i testi ufficiali bisogna pagare salatamene gli abbonamenti alla Gazzetta Ufficiale (http://www.gazzettaufficiale.it).
Ma quale significato ha il taglio delle leggi? Quali sono leggi abolite? La lista delle 29.000 leggi abolite col decreto 200/2008 (***), è costituita da un file in formato excel che, ad un’occhiata forzatamente sommaria, non colpiscono per attualità ed importanza: gli anni vanno dal 1861 al 1947, guardando qua e là troviamo regi decreti, esercizio finanziario dell’anno 1934, colonie dell’Africa Orientale …
Una ricerca in rete di commenti sull’attività del ministro Calderoli sembrerebbe confermare questa sensazione di vacuità, infatti si trovano pochi risultati significativi, uno dei quali l’articolo critico di Sergio Rizzo “Calderoli, ministro della complicazione” (****) nel quale Rizzo smonta pezzo per pezzo l’attività del ministro, dal taglio degli enti inutili, al taglio delle poltrone ed al decreto salva-leggi.
Uno sguardo infine lo merita anche il sito-spot “Semplifichiamoci la vita” (http://www.semplifichiamocilavita.com), che consiste in sei (6!) pagine, il cui contenuto informativo è praticamente nullo: forse ad esserne semplificata è stata la vita del web-designer che l’ha messo a punto.

(*) (http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?p=5&pm=2&IDmsezione=9&IDalbum=25180&tipo=FOTOGALLERY#mpos)
(**) (http://www.governo.it/GovernoInforma/campagne_comunicazione/semplificazione_normativa/spot_radio_taglia-leggi.mp3)
(***) (http://www.semplificazionenormativa.it/media/74388/allegato_dl_200__in__gu.zip)
(****) (http://www.corriere.it/politica/10_gennaio_10/calderoli_ministro_complicazione_04e598e2-fdbc-11de-b65b-00144f02aabe.shtml)
(Ivo Ruello)

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Cinema - "Cosa voglio di più?" Un film di superficie

“Le è piaciuto il film?”, “Bellissimo! Si commuoverà!”, risponde un signore sulla cinquantina. “Che mi dice della pellicola?”, “A me non è piaciuta per niente!”, esclama una donna. “A lei è piaciuto il film?”, il cenno di mano sta nella mezza misura, quel né carne, né pesce che rende le situazioni sapide.
Ma il nostro era un gioco: comprati i biglietti, chiedere alle persone in uscita cosa pensassero della pellicola appena vista. Lo svago si potrebbe affinare, ragionando su investimento e qualità del prodotto, ponendo la stessa domanda al pubblico in uscita, due o tre sere prima di andare a vedere il film.

Comunque, per niente influenzate, si entra in sala per vedere Cosa voglio di più, regia di Silvio Soldini, con Alba Caterina Rohrwacher, Pierfrancesco Favino, Teresa Saponangelo, Giuseppe Battiston.
Trama: un lui sovrappeso e un po’ noioso, profondamente innamorato di lei, carina, efficiente impiegata, insoddisfatta della relazione, che ci mette un nanosecondo a scambiare il suo numero di cellulare con un altro uomo – physique du rôle, squattrinato, sposato, padre di due figli – cameriere per una società di catering. Seguono bugie da copione, fughe in motel al costo di 50 Euro ogni quattro ore, accappatoi bagnati nella vasca a fingere immersioni in piscina che non sono mai avvenute. Moltissime le inquadrature che riprendono i due corpi nudi nell’amplesso, nell’attesa che la tresca offra qualche parola di più, un impegno, una svolta dei due che, oltre ad amarsi carnalmente, potrebbero – si dice potrebbero – investire i 50 Euro di motel anche per raccontarsi qualcosa di sé medesimi. O fare due passi.
Silvio Soldini – le critiche sono entusiaste – racconta di un amore vacuo, imprigionato dagli schemi familiari, dalla crisi economica, specchio di una società che non ha nulla da offrire. Tutto però rimane in superficie: la moglie tradita del cameriere, il compagno grasso e noioso dell’impiegata, la relazione stessa dei due amanti, con le loro telefonate e le loro bugie.
Si rimpiangono le erotiche inquadrature di Luchino Visconti in Ossessione (1943) dove le sole gambe di Clara Calamai bastavano a trasmettere in un istante l’immagine di quanto vediamo inquadrato oggi.
Sovente, questo di oggi, è un cinema che insegna a chiunque a fare all’amore. Totalmente incapace di parlare di amore.
Cosa vogliamo di più?
(Giovanna Profumo)

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Parole degli occhi - Un Garibaldino Napolitano

a cura di Giorgio Bergami

Un Garibaldino Napolitano

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