15 Giugno 2010
Lettere - Lenta passeggiata in Via Borzoli
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L'8 giugno di prima mattina un centinaio di persone hanno manifestato con una "lenta passeggiata" sulle striscie pedonali fra Via Borzoli e Via Chiaravagna a Sestri Ponente per protestare contro l'onda massiccia di traffico pesante che assale la sicurezza ambientale delle loro giornate e la salute dei loro polmoni.
Purtroppo in questo ultimo anno la situazione è peggiorata e chi si trova a subire questi disagi vede con scetticismo alcune iniziative che si sviluppano in città.
Ci riferiamo per esempio alle Iniziative di Genova per la "Giornata Mondiale per l'ambiente" del 3-5 giugno, iniziativa di per sè lodevolissima ma il dubbio e che l'Amministrazione non veda la città nel suo insieme ma come un tappeto sotto i cui angoli poter nascondere la polvere o qualcosa di più consistente e sgradevole.
L'angolo in questo caso è il Ponente che si trova a soffrire per le servitù della città.
Genova è una città che cambia, e come fanno notare alcuni manifesti appesi nelle sue strade, "è proiettata nel futuro" ma questo non è convincente per chi ogni giorno vede peggiorare la vivibilità del quartiere.
Una città che cambia e guarda avanti deve dare ai cittadini la sensazione che si sta meglio o almeno la sensazione che ci si sta avviando su questa strada.
Un'altra impressione sgradevole è che le proposte e la protesta che abbiamo messo in atto non trovano ascolto e risposte da parte dell'Amministrazione.
(Luisa Campagna - Comitato Lenzuola Bianche)
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Lettere - Prove tecniche di "legge bavaglio"
“Oggi il Presidente del Consiglio ha intrattenuto i suoi ospiti su una novità del mercato alimentare italiano: dopo un’intera estate di assenza dai banchi dei supermercati come negli espositori dei bar, finalmente oggi la Ramero ha rimesso in circolazione i tanto conosciuti cioccolatini con la ciliegia e l’immancabile liquore, che fanno tremare le diete delle signorine e allungare il dito indice dei bambini quando lo chiedono alla mamma. Le confezioni, rivela una fonte sicura di Palazzo Chigi, sono le stesse dell’anno scorso. I famosi cioccolatini erano stati ritirati nel periodo estivo in quanto destinati ad un mercato più freddo, sostituiti da nuovi prodotti più facilmente vendibili con il caldo e desiderosi di ‘farsi spazio’ nelle preferenze degli italiani. L’opposizione si è subito scaldata asserendo come ‘non sia vero che le confezioni siano le stesse dell’anno scorso e anche il peso sembra essere diminuito di qualche decimo di grammo’, il che co rrisponde a realtà ma solo ‘in conseguenza di un minore apporto alcoolico concordato con il Ministero della Salute’, asserisce la casa produttrice: è stato fatto per chi si mette alla guida.
“Emergenza afa: in Parlamento si cambiano i condizionatori, i vecchietti vanno al supermercato.”
“Indagine di Report: ma quanto son tettòne le tèttoni?”
Lo so che può sembrare un pò pazzo inviare una lettera come questa a OLI, però sarà meglio che ci abituiamo a questo tenore di notizie perché con la nuova normativa sull’editoria questo è quello ci aspetta, più o meno. Il buon Pasquale Cafiero che trovava “20 notizie 21 ingiustizie” nella celebre canzone di De André, può finalmente smettere di fare il caffè a don Raffaè, le notizie non ci saranno più.
(Stefano De Pietro)
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9 Giugno 2010
Lettere - La banalità del normale
Alcune domeniche fa ho assistito a un concerto di musiche ebraiche in un Santuario della Provincia di Genova. Cantavano i cori della sinagoga di una delle più grandi comunità ebraiche d’Italia e quello di una nota e gloriosa città israeliana.
La serata era cominciata all’insegna della più consueta normalità. Gruppi di cittadini ebraici che si incontrano e si salutano; persone gentili e sorridenti venute da lontano che si fotografano, o si danno da fare per posizionare al meglio telecamere portatili e registratori; famiglie venute anche da fuori per incontrare parenti e connazionali; qualche giovanotto ben curato e robusto che può far pensare, ma solo per un attimo, a qualche forma di protezione.
E poi il solito ristretto gruppo di abitanti della cittadina ospitante, intervenuti per sentire musica che è difficile normalmente ascoltare, per curiosità, o semplicemente per passare la serata.
Non capita spesso che musica ebraica venga ospitata da un santuario cristiano e quindi il concerto acquistava quasi un valore particolare. Scambi di doni tra assessori e rappresentanti del coro e della città Israeliana, sorrisi, cortesia, qualche imbarazzo per l’assenza del Sindaco, ma nessuna parola politica, nessun accenno, neanche sotto traccia, al bisogno di pace e di convivenza fra due popoli in due stati, pure portata avanti da sempre dalla maggioranza di centro-sinistra che governa il Comune ospitante. Forse è giusto così, che i concerti e l’ospitalità si svolgano in un’atmosfera di sopore, di condivisa ipocrisia di superficie. Ma forse è la cosa peggiore! Infatti l’ostentazione nazionalistica ha fatto irruzione col coro della comunità ebraica italiana che portava al collo la bandiera ebraica, cemento di identità contrapposto all’altro diverso da te, e durante il canto del coro della città israeliana una voce chiara e schietta ha scandito il tragico slogan: morte ai Pa lestinesi! Nessuno ha protestato, nessuno ha avuto da ridire, anzi non era possibile dire niente. L’abisso affiorato dalla normalità di una serata di concerto costringeva al silenzio e, in un certo modo, rinfrancava chi da quelle parole si sentiva rappresentato. E così l’abisso si è subito richiuso. Mi ha preso un’inquietudine angosciata e me ne sono andato.
Poi c’è stata la prima nave per Gaza con i suoi morti, la seconda che ha portato nei pressi di Gaza aiuti umani e materiali nel nome di Raquel Corrie. E poi l’O.N.U. e le sue condanne del governo di Israele e il Papa con le sue preghiere. E le inchieste che non si faranno mai.
Ma anche il corale appoggio ai pacifisti e alle politiche di pace, le dichiarazioni di Amos Oz, che, rompendo finalmente l’omertà e l’ambiguità, reclama confini certi per il popolo Palestinese (quelli anteriori alla Guerra del 1967) il riconoscimento dello Stato di Palestina in Cisgiordania, l’apertura di trattative con Hamas per Gaza, Gerusalemme est capitale della futura nazione Palestinese unificata.
E poi Noa, la cantante bravissima e bellissima, che vergognandosi del suo governo e chiedendone le dimissioni, ha proposto a tutto il mondo dell’arte che si faccia promotore di pace e di sostegno alla causa della convivenza di due popoli in due stati.
Parole forti, parole dense. Vedremo quanto passerà perché vengano risucchiate dalla banalità del normale.
(Angelo Guarnieri)
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26 Maggio 2010
Lettere - Molte e strane regole
Come scrive SDP sul numero 260 di questa Newsletter, ricevere un servizio di sostegno alla ricerca di lavoro può richiedere a volte un percorso tortuoso e spesso - per i “non addetti ai lavori” - dai passaggi incomprensibili. Gli “addetti ai lavori” invece sono chiamati ad effettuare questi passaggi, applicando normative di ogni ordine e grado, per arrivare ad erogare il servizio nella maniera formalmente più consona, oltre che efficace e personalizzata.
I Centri per l’impiego della Provincia di Genova oggi sono principalmente votati all’erogazione di servizi per il lavoro quali consulenze orientatative, l’erogazione di voucher per consentire la fruizione di corsi di aggiornamento professionale, l’attivazione di work experiences, il sostegno all’attivazione di nuove imprese, l’erogazione di incentivi alle imprese che assumono nuovo personale e via dicendo ma devono comunque presidiare numerose funzioni amministrative e rispettare i regolamenti che consentono l’impiego di risorse economiche regionali, nazionali ed europee.
La sostanza di ciascuno di questi servizi è fatta dall’operatore addetto e dal tipo di bisogno del cittadino. La forma e, soprattutto, il tipo di finanziamento del servizio stesso, dipendono da elementi formali che sono imprescindibili.
Quindi per ogni persona in cerca di occupazione deve essere formulato un progetto individualizzato che potrà comprendere servizi diversi e di durata variabile. Questo vale sia per chi si avvicina per la prima volta al mercato del lavoro, sia per chi voglia esservi reintegrato dopo aver perso un lavoro dipendente, sia per gli ex imprenditori, per gli imprenditori, per chi è in generale occupato ma in cerca di migliore occupazione.
Il finanziamento di un percorso individualizzato e la possibilità di godere di “bonus assunzionali”sono strettamente legati al fatto che la persona che si presenta allo sportello di un Centro per l’Impiego sia correttamente individuata come “inoccupata”, “disoccupata” o come “occupata”. Se si tratta di persona “occupata” è necessario capire in quale forma.
Le “leggi ininterpretabili” cui SDP fa riferimento, in certi casi possono rallentare l’esatta individuazione della tipologia di finanziamento utilizzabile, in relazione allo status occupazionale del cittadino. Ma questo pare lo scotto da pagare – da parte dei cittadini e da parte degli operatori - per accedere ai finanziamenti pubblici dei servizi per l’impiego. Il protagonista dell’articolo di SDP è comunque ancora in contatto con il Centro per l’impiego e stiamo cercando insieme di trovare una soluzione che possa andare bene per le sue esigenze.
Grazie per il vostro lavoro di informazione e critica.
(Giovanni Daniele – Dirigente dei Servizi per l’impiego, Provincia di Genova)
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Lettere - Tunnel storici e gallerie naturali
Con riferimento all'articolo comparso sul numero 261 intitolato Tunnel storici e gallerie naturali, la situazione delle alberature immortalate nelle foto è da tempo oggetto di attenzioni da parte del Gruppo PD del Consiglio di Municipio di cui faccio parte.
Spianata Castelletto è un complesso vincolato per il suo pregio paesaggistico e, di conseguenza, le sue alberature.
La stabilità delle stesse è garantita dagli esperti(così ci è stato risposto in Consiglio di Municipio), secondo i quali un'eventuale potatura ne determinerebbe il rischio di stabilità, trovando questo tipo di alberi un equilibrio statico tra rami e radici.
Tuttavia questo è solo un aspetto di un progetto più ambizioso da noi elaborato e approvato con una mozione del Consiglio Comunale a luglio 2009: al fine di mettere al primo posto l'utente "debole" della strada, ossia pedone e ciclista, e per continuare nel processo di valorizzazione di una zona di grande passaggio e attrazione turistica, abbiamo chiesto la pedonalizzazione della via di cui sopra fino all'innesto di Spianata Castelletto.
Conseguentemente a tale intervento sarà possibile anche mettere in evidenza la particolarità delle alberature, senza per questo doverci prendere delle testate.
(Simone Torretta - Consigliere di Municipio I Centro Est Partito Democratico)
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19 Maggio 2010
Lettere - Aiutiamo i Parchi a respirare … e a sopravvivere!
Dovremo sul serio fare qualcosa per evitare che i Parchi vengano privatizzati!
I Parchi di Nervi rappresentano un museo vivente che respira da sempre ma ahimè si assiste con sgomento alla nostra perenne inciviltà, maleducazione, alla nostra aggressione spesso involontaria che ne danneggia la sua suprema bellezza.
Tra le proposte varie, che arrivano dalle istituzioni, c'è chi vuole inventare fondazioni, c'è chi propone di pagare un biglietto, c'è chi sogna di allestire spettacoli, chi addirittura propone cabine nel suo interno o piattaforme di cemento per funzioni ludiche varie. Da tempo si propone di tutto e da tempo si vocifera di aprire i cancelli soltanto a chi paga il biglietto.
Ma mai si pensa che i Parchi rappresentano uno straordinario polmone verde vivente percepibile e raggiungibile da quasi ogni punto del suo contorno, quasi come se fosse un museo aperto nel verde dove gli spettatori, con il proprio garbo, la propria consapevolezza, ma soprattutto con il comportamento rispettoso che si deve avere di fronte ad un parco non solo storico ma vivente, possono immergersi in quel museo naturale e goderne lo spettacolo in ogni istante. Per quanto lo desiderino e poi ritornare nel quotidiano.
Il confine rappresenta una membrana naturale che con i suoi profumi t’avvolge e ti invita ad entrare, a goderne la bellezza, ad attraversare la sua immensità e ad uscirne ... senza l'obbligo di corsie preferenziali o varchi obbligatori: dal verde si raggiunge il mare, la costa o le antiche creuze di Nervi e Capolungo.
Noi tutti dovremo avere il coraggio di camminare come nuvole all'orizzonte a piedi nudi su quei prati, rispettosi, respirare a pieni polmoni e udirne i suoni naturali, come eco dei nostri lontani ricordi, come quando nella nostra infanzia potevamo solo contemplare la sua totale bellezza.
E così dovrebbe essere per ogni parco della città, ogni quartiere dovrebbe avere un suo spazio verde, prezioso per chi lo abita. Se ogni quartiere della città avesse un suo parco, piccolo o grande - e ce ne sono - allora non si concentrerebbero utenti e auto sempre negli stessi, ma si potrebbe avere un naturale scenario vivente in tutta la città senza per forza usare mezzi per raggiungere soltanto quei pochi, che ormai sono a dir poco affollati: ma ben vengano simili disagi. Così sarebbe speciale aprire al pubblico almeno una parte di Villa Quartara, altro storico parco millenario stravolto da interventi urbanistici, dei cui oneri di urbanizzazione s'è persa traccia. Si spera che l'Amministrazione comprenda prima o poi e dia risposte certe per il parco dell'Acquasola e per tutti gli altri spazi verdi esistenti ( e trascurati) in città.
(Ester Quadri - architetto, ambientalista)
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12 Maggio 2010
Lettere - Il trabocchetto dell’Otto per mille per i contribuenti stranieri (e no)
Siamo in tempi di dichiarazioni dei redditi ed i contribuenti hanno la possibilità di scegliere a chi devolvere una piccola parte dei loro contributi fiscali: otto per mille e cinque per mille dell’Irpef. I lavoratori stranieri versano nelle casse dello Stato almeno tre miliardi di euro all’anno. Alcuni di questi lavoratori non sanno che si tratta di tasse che devono comunque pagare e che si tratta di un’opportunità che si dà al contribuente di scegliere, in base alle sue sensibilità e convinzioni personali, un soggetto da sostenere senza pagare tasse aggiuntive.
Nel caso dell’otto per mille si tratta di firmare nella casella dello Stato, se si vuole lasciare questa parte allo Stato, oppure firmare nella casella di uno dei sei soggetti religiosi elencati nella dichiarazione dei redditi. Nel caso del cinque per mille si tratta invece di scrivere il codice fiscale dell’associazione, del Comune di residenza o dell’Università che si vuole sostenere e di firmare nella stessa casella.
Altri lavoratori stranieri, credono che, non scegliendo un’opzione per la quale destinare l’otto per mille, il loro contributo va destinato automaticamente allo Stato. In realtà non è così, ma, si “contano” le scelte che gli altri contribuenti hanno fatto, si calcolano le percentuali ottenute da ogni soggetto e, in base a queste percentuali, vengono poi ripartiti i fondi. La mancata formulazione di un’opzione non viene presa in considerazione: l’intero gettito viene ripartito soltanto in base alle scelte espresse.
I lavoratori stranieri musulmani (in quanto, la comunità islamica non risulta fra i sei soggetti religiosi a qui destinare l’otto per mille), ma anche laici o atei che vogliono lasciare il loro otto per mille allo Stato devono compilare la sezione apposita della dichiarazione dei redditi firmando nella casella dello “Stato” e facendo attenzione a non invadere lo spazio delle altre caselle per non annullare la scelta.
(Saleh Zaghloul)
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28 Aprile 2010
Lettere - Museruola alla tassa dei rifiuti
Preoccupati della piega che sta prendendo la faccenda della tariffa sui rifiuti, abbiamo ritenuto di inviare questo invito, a mezzo stampa, alla nostra Amm. comunale e AMIU affinché riflettano e abbandonino “la mediocrità per l' eccellenza” quale criterio da seguire nelle loro scelte in materia di ciclo dei rifiuti.
Lasciamo da parte le sigle che ci hanno solo complicato la vita negli ultimi anni e parliamo di quella che i cittadini dovranno continuare a pagare perché il Comune continui ad occuparsi dei loro rifiuti. Innanzitutto lasciamo da parte anche la parola rifiuto a cui molti, in particolare i governi che si sono succeduti, continuano a dare significati atti solo ad aggirare il fisco, e parliamo invece di materiale post consumo, che e' tutto ciò che buttiamo via ma che può trovare ancora un suo impiego: i rottami con cui si fanno ormai da tempo le auto senza estrarre altro minerale dal sottosuolo, la plastica delle bottiglie dell' acqua minerale con cui facciamo i maglioni, lo scarto di cucina con cui concimiamo il nostro giardino e così via.
Tariffa e materiali post consumo un binomio che può risolvere il problema che assilla come tante città anche Genova: se separi gli scarti della tua cucina dalla plastica della bottiglia di acqua minerale, la carta del tuo giornale dal vetro della tua bottiglia di birra, produci materiale post-consumo pronto per essere riutilizzato con innegabili vantaggi economici rispetto al fatto di utilizzare la materia prima. Le industrie risparmiano, la nazione pure e lo stesso deve essere per il cittadino che e' l'artefice primo di questo guadagno e grazie a questo “premio” il ciclo virtuoso e' mantenuto.
Il ministro Ronchi ci aveva pensato inventando la tariffa, cioè il meccanismo secondo cui chi produce più rifiuti paga di più, come d'altronde si fa da sempre per l'acqua, il gas e l'energia elettrica.
Sono passati ormai 13 anni da quel decreto ma nonostante gli inviti della comunità europea ad applicare il principio del “chi inquina paga”, l' Italia non solo li ignora, ma applica indebitamente alla tassa sui rifiuti un altra tassa chiamata IVA.
Adesso la Corte Costituzionale se ne e' accorta e denuncia la truffa che anche l' Agenzia della Entrate conferma: milioni di Euro indebitamente presi dalle tasche degli Italiani sotto forma di IVA dovranno essere restituiti.
O forse no, sarebbe infatti sufficiente riformare il modo con cui si paga la tassa sui rifiuti applicando il principio che nel lontano '97 ispirò il Decreto Ronchi: i Comuni continuerebbero a prelevare l' IVA sulla tariffa dei rifiuti e il cittadino, che pur dovrebbe continuare a pagarla, avrebbe però la possibilità di risparmiare e lo farebbe producendo meno rifiuti, realizzando in fondo ciò che a parole tutti si augurano avvenga prima o poi.
Ma con italica fantasia il nostro amministratore locale “trova l'inganno”: pur di non complicarsi la vita, dando il giusto riconoscimento ai cittadini che producono meno rifiuti, bizantinamente ma anche prepotentemente cancella dal vocabolario il vero significato di tariffa e lo sostituisce con uno di comodo che gli permetta di assoggettarlo all' IVA.
E' inutile dire che si tratta di una squallida mossa che non solo perpetua un furto ai danni della collettività ma contraddice ogni benché minima intenzione di risolvere il problema dei rifiuti in maniera sostenibile.
E purtroppo a tutto questo non e' rimasta immune neppure Genova, dove Comune e AMIU stanno febbrilmente balbettando per una soluzione che lasci, prima di tutto, le cose come stavano prima, alla faccia delle Direttive europee e, quel che e' più grave, anche delle belle intenzioni sul ciclo dei rifiuti che stanno dimostrando.
Invece, viste le loro intenzioni anche ambientalmente “virtuose” per ciò che riguarda certi aspetti del ciclo dei rifiuti, potrebbero dimostrare coraggio e sposando l'eccellenza al posto della solita “mediocrità”, rilanciare i Progetti Porta a Porta di Sestri e Pontedecimo adottando in via sperimentale tariffazione personalizzata (tipo Priula) e, perché no, nel frattempo invitare i cittadini ad autocertificare il proprio sforzo di riduzione e differenziazione dei materiali post-consumo attraverso iniziative come il compostaggio domestico, l' uso dei pannolini riutilizzabili, l'acqua liscia e gasata alla spina nei ristoranti, e la diffusione di stoviglie riciclabili al posto di quelle usa e getta nella ristorazione collettiva.
(Franco Montagnani - Legambiente Liguria Circolo G. Rebora San Pier d' Arena)
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19 Aprile 2010
Lettere - Riso amaro per Fiorello
Riportiamo per intero la lettera di Gabriella Corbo, pubblicata parzialmente su Repubblica-Lavoro il 18 aprile.
Di questi tempi non abbondano certo i motivi per ridere e divertirsi, e l'occasione di una serata da trascorrere alla Fiumara in compagnia della verve e del talento di Fiorello pare ghiotta.
I biglietti vanno a ruba, e quando finalmente si riesce a prenotare nel negozio di dischi che fa prevendita, si è solleciti - come già accaduto in passato - a specificare: "Uno di noi è disabile: è possibile avere biglietti a inizio fila, di fianco a lui che rimane nel (largo) corridoio che separa i settori?". Come già accaduto in passato - lo ripeto - la richiesta viene accolta e si acquistano tre biglietti (interi) per il settore "poltronissima numerata", fila 10: ottima posizione pagata profumatamente.
Giunge la serata tanto attesa. I (pochi) posteggi all'aperto per disabili sono già tutti esauriti un'ora e mezza prima dello spettacolo. Pazienza: il guidatore ci lascia dai botteghini e inizia la sua personale odissea per parcheggiare l'auto (che è alta per permettere alla carrozzina di entrarvi e non può accedere per questo nei parking coperti della struttura) in maniera regolare e non selvaggia, come quella di altri che hanno bloccato il passaggio sul marciapiede. Sup erate le solite infinite barriere umane e logistiche, arriviamo finalmente in platea. Chiediamo indicazione a una signorina su come raggiungere i nostri posti, quando veniamo fermati - in modo gentile, ma assolutamente granitico - da un vigile del fuoco, che si qualifica responsabile della sicurezza e ci informa che i disabili debbono stare categoricamente in fondo alla platea, ai piedi della gradinata.
Di fronte alla nostra reazione, prima di stupore, poi francamente di - chiamiamola così - arrabbiatura, il paziente vigile del fuoco ci spiega come esistano precise norme di sicurezza che limitano a 14 (sic!) il numero dei disabili che possono accedere alla struttura; che "sul sito" (quale? e poi: sono io tenuta ad avere un pc e a collegarmi a un sito di prevendita quando mi sono sempre rivolta a Fnac od Orlandini?) venivano chiaramente indicate le modalità di fruizione dello spettacolo per i disabili; e che comunque i disabili in carrozzina ostruiscono le vie di fuga e impediscono ai "bipedi" di scappare velocemente. Noi poggiavamo le nostre rimostranze sul fatto che al momento della prevendita non ci era stato detto quanto egli, ora, riferiva; che si erano comunque acquistati tre biglietti a prezzo intero (e carissimo) per stare nelle prime file ed ora si era retrocessi in fondo, con scarsa visuale, ai piedi di posti di ben minore costo; che *mai* in precedenza, nella stess a struttura e in spettacoli di eguale successo di pubblico (penso a Battiato, al concerto del Primo Maggio, a Guzzanti, allo stesso Fiorello due anni fa, a Elio e le storie tese solo poche settimane prima) avevamo avuto problemi di questo tipo ("Ci denunci pure, ne ha il diritto", risponde seraficamente il vigile del fuoco al disabile che provocatoriamente fa notare questa incongruenza). Tutto questo si rivela inutile, così come l'eloquenza (solitamente abilissima) del disabile, rivelatasi però in questa occasione inefficace per far mutare opinione al gentilissimo e davvero paziente vigile del fuoco.
Non vi è stato nulla da fare. Chi scrive è rimasta appollaiata su un gradino accanto allo sconfortato disabile, molto più sconfortata e certo ben più inca**ata di lui, forse fin troppo abituato a scontrarsi con le "abilità" altrui.
Al ritorno, ragionava infatti sull'assurdità di un simile "apartheid" per i disabili. Assurdità sia nel senso della gratuità offensiva per quelli come lui (analoga sorte era toccata infatti a un'altra ragazza in carrozzina e al suo accompagnatore, che pure aveva biglietto di poltronissima), ma anche per il fatto che - adottando un simile bislacco parametro - egli non dovrebbe frequentare neppure convegni, conferenze, presentazioni di libri; e che non si capisce perché lui in carrozzina, con un accompagnatore prontissimo a spingerlo correndo in caso di allarme, dovrebbe intralciare di più l'eventuale evacuazione di quanto lo farebbe un'altra persona che - per qualsivoglia motivo - fosse lenta nel deambulare. Il sospetto, concludeva, è che in realtà si voglia confinare la vista di chi è in carrozzina in fondo alla sala, sottraendola alle file delle persone "presentabili".
Sì, ieri sera Fiorello è stato bravo e il suo spettacolo scoppiettante come al solito. Ma stavolta abbiamo riso davvero molto poco. E amaramente.
P.S. il disabile era il giornalista e scrittore Enzo Costa.
(Gabriella Corbo)
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Lettere - Detto caffè ma non era caffè
La mia storia di un giorno.
Ho iniziato un lavoro una settimana fa, lavoro presso una ditta di scavi.
Il secondo giorno di lavoro alle 7 di mattina mi reco presso un bar quartiere di Molassana (Ge) per prendere un caffè.
Entro in quel bar, erano 3 persone gli dentro. Gli dico a barista vorrei un caffè lungo se e possibile la fai nella tazza grande (tazza di cappuccino) cosi la giro meglio e poi il caffè mi piace molto a me.
Barista sente ma fa finta di non sentire, a fianco a me era un Marocchino anziano su i 50 anni anche lui andavo al lavoro.
Sono entrati 2 italiani ha fatto il caffè prima a loro, io e il Marocchino aspettavamo il caffè, gli dico io signore ho detto prima un caffè, si aspetta un attimo e te la faccio subito.
Barista aveva un faccia non vi dico brutta ma si vedeva un razzista.
Allora su espresso del caffè mette la macchinetta per due caffè, un caffè glielo da ad un italiano e al Marocchino gli dice, tu volevi cappuccino ? essendo mattina e dobbiamo andare al lavoro in orario e si cominciava a fare tardi Marocchino gli risponde di si.
Macchinetta del espresso che aveva fatto il caffè e il cappuccino prima mette sotto una tazza di cappuccino per me senza cambiare il caffè. Vi dico che lo ha riempito più del ¾ della tazza. Lo vedevo nero come acqua di castagna, ho bevuto due volte ma faceva schifo tanto, e lo ho lasciato cosi senza bere il resto. (Vi dico quella tazza mi sembrava come un secchio di acqua marchia).
Non e finita qui, gli dico quanto costa? 1.00 € . Quanto !!!!!!! gli dico io ???? 1.00 € mi risponde. Ho pagato l’euro e sono andato via senza se e senza ma. Se era un altro al posto mio??? Chissà cosa succedeva, io mi allontano ai litigi e odio quanto vedo anche se esco perdente.
Ho aspettato 15 minuti per un caffè, quando di mattina le cose sono in fretta, ho ricevuto una tazza grande di acqua e ho pagato 1.00 euro.
Io di lui dico che più di un razzista era un fascista perché mi guardavo dritto negli occhi con odio. non lo so perché...
Durante la settimana ho lavorato in via De Gaspari quartiere di Albaro, trovo una accoglienza in quella via anche di passanti. Vi dico una cosa vera in un bar di quella via il caffè solo una volta ho pagato 0.90 € altre volte 0.50, 0.60 dipende a giornate ma no più di 0.75 € ( siamo in due operai a volte dice subito 1.50 € la cassiera 2 X 0.75 = 1.50 € ) oltre il cassino creato con dei buchi grossi e disaggio dei passanti la cassiera del bar dice che lo meritate il super sconto. Grazie mille.
Questo fatto non gli ho raccontato fino adesso nessuno per prima volta ve lo racconto a voi.
Purtroppo il razzismo è una brutta cosa e ancora vivo in giro, il razzismo alimenta odio e odio diventa razzismo (spero si aver scritto bene in italiano per capire).
Vi ringrazio tutti
Con affetto
(Altin Bici)
Posted by Admin at 23:36 | Comments (0)
Lettere - Segnalazione
Gentile Oli,vi scrivo per segnalare due appuntamenti organizzati dal Movimento Difesa del Cittadino MDC Ligure e Legambiente che mi paiono importanti:
- Martedì 27 Aprile,alle 16.30 presso lo Star Hotel, Genova Uso e consumo del territorio: una questione di tutti a cui interverrà, tra gli altri, il Prof. Prof. Paolo Pileri del Politecnico di Milano
- Mercoledì 12 Maggio,sempre alle 16.30 allo Star Hotel “La Pubblica Amministrazione di fronte a cittadini, comitati e associazioni” A cui interverrà L’avv. Luigi Cocchi, amministrativista.
(Bianca Vergati)
Posted by Admin at 23:34 | Comments (0)
Lettere - Circolazione in città
Chi è l'Assessore alla circolazione in Genova?
1 - Genova è una città che "privilegia la sosta rispetto alla circolazione", vedi Via P. Giacometti
2 - l'uso di rotonde, normale in Europa, da noi è sconosciuto; perché a Corvetto non c'è la rotatoria? forse perché 5 semafori rendono a qualcuno?
3 - perché vengono aggiunti semafori pedonali (p.es. Via P. Giacometti e Via Torti)? si disimpara a rispettare le strisce e si intralcia i l traffico. Ma qualcuno avià a sò conveniensa?
4 - perché le fermate degli autobus AMT sono sempre dopo i semafori e non prima? così si fermano 2 volte.
A chi devo inviare questi mugugni?
(Gin Migone)
Posted by Admin at 23:33 | Comments (0)
Che fine hanno fatto i verdi?/1
Pubblichiamo il dibattito seguito all'articolo di Bianca Vergati Che fine hanno fatto i verdi, pubblicato su Oli 256.
Attribuire la quasi scomparsa dei "Verdi" alla politica dei no è scorretto e funzionale a chi vuole sostenere proprie tesi (tipo decrescita slow dell'articolista bv). Da anni nel partito della Federazione dei Verdi avvengono abbandoni e fuoriuscite (l'ultima a novembre verso Sinistra e Libertà) dovute alle furibonde lotte per le segreterie. Non sono molti gli ambientalisti che si riconoscono nell'attuale gruppo dirigente (forse solo alcuni animalisti): in particolare in Liguria l'operato di Cristina Morelli ha alienato tutte le residue simpatie. Cordiali saluti e grazie per l'ottimo lavoro che fate.
(Marco Gegoli)
Posted by Admin at 20:44 | Comments (0)
Lettere - Che fine hanno fatto i Verdi? /2
Cara Bianca,
Con tristezza leggo l'articolo che mi hai gentilmente inviato e la lettera del lettore
L'immagine dei Verdi sta naufragando spesso per mancanza di contatti
diretti con i cittadini sulle questioni territoriali ed ambientali, a volte
per mancanza di presenze costanti sul territorio, spesso 'accaparrate' da
altre forze politiche che con grinta riescono bene ad intervenire sui
problemi della gente (vedi Lega per Moschea o sicurezza a Sampierdarena), o
da comitati che con forza portano avanti iniziative sopra le parti con
grande merito e con scarsa fiducia nelle amministrazioni (Gronda e
Scarpino).
Ma i Verdi si sono sempre impegnati, sono sempre intervenuti qualora i
cittadini si appellano a loro, ma, come dice la nostra Cristina Morelli, noi
siamo come la Croce Rossa: arriviamo sempre ma quando si tratta di votare la
gente preferisce votare i poteri forti che ahimè involontariamente
provocano la nostra 'alienazione'.
Ma sebbene siamo pochi, o tanti, noi continueremo a lanciare le nostre sfide
ambientali, a prescindere dalle ferite che spesso subiamo.
Siamo come i cani, fedeli, attenti, a nonostante le nostre ferite che
sappiamo curare in modo naturale, restiamo sempre fedeli e attenti ai temi
ambientali. Fino a quando avremo aria, acqua e luce sulla nostra terra
Per quanto riguarda gli abbandoni e le fuoriuscite non nego l'evidenza,
mentre per le segreterie...non mi risulterebbero le lotte
furibonde...almeno credo.
Se non hai nulla in contrario, inoltrerei la mail a qualche rappresentante
importante dei Verdi affinché possa ulteriormente intervenire.
A presto
Ester Quadri
Posted by Admin at 20:40 | Comments (0)
Lettere - Che fine hanno fatto i verdi? /3
Cara Ester,
ero all'estero per cui sono un po' in ritardo nella risposta che comunque
limiterò ad alcuni flash: ti pregherei di inoltrarla poi tu agli amici
estensori della lettera in questione.
1- sono, e mi vanto di esserlo, fondatore dei Verdi in Italia in quanto
partito o Federazione delle Liste regionali: per quanto non abbia mai
rivestito cariche a livello nazionale, per il fatto di essere sempre stato
iscritto, eletto a livello istituzionale a Genova, rappresentante in
Piemonte ecc. credo di poter dire senza tema di smentita che non ci sono mai
state lotte per la segreteria che non fossero motivate da scelte politiche
diverse. Il posto di segretario di un partito come i Verdi non ha mai potuto
essere appetibile per motivi di potere: credo che lo scarso appeal dei Verdi
vada ricercato in altre direzioni. Ad esempio non abbiamo mai avuto
individualità forti in grado di "bucare lo schermo" visto che adesso la
politica si fa in TV: penso ai radicali che invece hanno forti figure come
Bonino e Pannella, per restare a fare i confronti con un altro piccolo
partito.
2- I problemi della gente: qui dobbiamo intenderci. Non è facile distinguere
tra esigenze reali e bisogni indotti. La mia visione del mondo è che siamo
su un treno in corsa verso il baratro e senza un guidatore: ci sono segnali
di speranza ma la situazione è drammatica. Viviamo in maniera insostenibile:
per ora lo è già per coloro che oggi non hanno acqua, domani lo sarà anche
per i ricchi occidentali come noi. Io faccio l'oncologo e farò un esempio
relativo al mio lavoro. E' come se un paziente avesse il cancro ma non lo
sapesse e continuasse a fumare, bere, ecc. senza preoccuparsi per la propria
salute. Il problema c'è, è grave, ma lui non lo sa e spesso non vuole
saperlo … I Verdi sembrano un po' l'oncologo medico che dice di pensare alla
prevenzione e alla diagnosi precoce a persone che invece devono e vogliono
pensare al lavoro, alla carriera, al successo, al tempo libero,ecc. La
domanda è: è colpa della gente che non si documenta oppure dei Verdi che non
sanno essere convincenti? Ai posteri...
3- I Verdi non sono un servizio sociale. Quante volte ho sentito recriminare
"Ma i verdi cosa fanno? perché non intervengono?" : quasi fossimo la
Protezione Civile. I Verdi ovviamente possono fare tanto se i cittadini li
votano, se hanno tanti rappresentanti nelle istituzioni: altrimenti il loro
ruolo sarà marginale. E' quello che succede in Italia dove i Verdi oggi non
hanno né deputati né europarlamentari e hanno, oggi, soltanto 4 consiglieri
regionali in tutta Italia. Quando facevo il sindacalista erano pochi quelli
che si iscrivevano e tanti quelli che dicevano "ma il sindacato cosa ci sta
a fare?": mi sembra che la situazione sia analoga.
4- PRINCIPIO DI ANTI-RASSEGNAZIONE. Il vincitore non è quello che non perde
mai: il vincitore è quello che dopo la sconfitta si rialza e riprende la
lotta. La storia è piena di esempi di questo genere. La posta in gioco è
così alta che non possiamo mollare: il fatto che in Europa i Verdi se la
passino meglio ci è di conforto, ma in tutto il mondo c'è una "Moltitudine
Irreversibile" (è il titolo di un libro) di movimenti e associazioni e
partiti che si battono per l'ambiente e la salute prima di tutto, e
sottolineo questo "prima di tutto"(che è poi quello che fa la distinzione
dagli altri partiti). Chi vorrà cercarci in questo cammino ci troverà e se
vorrà camminare con noi arriveremo tutti più presto e meno affaticati.
Scusate per la prolissità, ma un vecchio della mia età non riesce più ad
essere sintetico.
"Lentius, profundius, soavius. Più lenti, più profondi, più dolci" (A. Langer)
"Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto" (A. Langer: parole
dell'estremo congedo)
Gianfranco Porcile Segretario provinciale dei Verdi
Posted by Admin at 20:37 | Comments (0)
14 Aprile 2010
Lettere - La voce di una donna sulla Ru486
Oltre il rumore della politica, la voce di una donna. Mi imbatto in questo articolo di IGN (adnkronos) che porta alla superficie alcune verità sulla Ru486, che scompaiono dietro ai muri delle ideologie e delle convenienze: http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Aborto-la-testimonianza-Con-la-Ru486-nessuno-sconto-sulla-sofferenza_225582559.html
(Stefano De Pietro)
Posted by Admin at 21:51 | Comments (0)
Lettere - Tassista de-genere
Qualche giorno fa sono andato in trasferta. Visto che il Volabus di AMT Genova-Aeroporto effettua una corsa all’ora (http://www.amt.genova.it/orari/Orario4.asp?Linea=VLB&Gg=29&Mm=3&Aa=2010&giorno=1&codserv=I0110), per evitare di mettersi in moto circa due ore prima della partenza dell’aereo, si è praticamente costretti ad utilizzare un taxi.
Il taxi arriva: prima sorpresa: l’autista indossa la cintura di sicurezza!
Ci mettiamo in moto, e appena arriviamo in Via Gramsci, la strada è libera (siamo alle prime ore del mattino), ecco la seconda sorpresa: la velocità di crociera è NORMALE! Non i soliti 80/90 kilometri orari a cui siamo abituati anche in ore di punta (magari insultando chi si ostina a tenere i canonici 40/50 orari). A questo punto terza sorpresa: mi chiede se voglio fare l’autostrada per fare prima! In genere imboccano l’autostrada senza chiedere nulla, ignorando che ciò comporta una maggiorazione che il cliente può anche non desiderare. Che dire? Arrivo all’aeroporto facendo anche due chiacchiere e scendo rilassato. Ogni tanto, evidentemente, capita di trovare un tassista normale.
Ah, dimenticavo: il tassista era una donna.
(Ivo Ruello)
Posted by Admin at 21:49 | Comments (0)
Lettere - Leggendo i risultati delle elezioni
Dunque non ha perso lucidità, nonostante l’età, il “nostro” Eugenio Scalfari. Vien da pensare invece che la lucidità l’abbiano persa giornalisti, commentatori politici ed esponenti dei partiti.
Il nostro “editorialista della domenica” mette in rilievo nel suo fondo del 4 aprile in una decina di righe, suffragate da cifre inoppugnabili, il reale significato di queste elezioni. Grazie dottor Scalfari! In molti sentivano il bisogno, da martedì scorso, di conoscere e valutare i numeri assoluti. Ma i giornali pubblicavano solo distorcenti percentuali, sottolineate dagli entusiasmi ingiustificati di alcuni leader. Indubbiamente è una nota positiva constatare l’inizio di un trend negativo del centro destra (perdita di oltre due milioni e mezzo di voti). A questa si aggiunge la speranza che centro sinistra ed alleati, presenti o potenziali, facciano tesoro della lezione ricevuta da quell’elettorato che si è rifugiato nell’astensione in presenza di amministratori indegni, candidati inquisiti, “cacicchi”, vecchi notabili discutibili ma restii a lasciare la scena politica.
Discorso a parte per una candidatura specchiata ma sconfitta: la Bonino! Come poteva vincere? In Roma, la così detta “città santa”, non poteva avere spazio una radicale! Neppure colei che aveva dato prova di essere un ottimo gestore della cosa pubblica. Quali gli impedimenti? L’esperienza Marrazzo e il Vaticano. Peccato, il Lazio ha perso una ottima occasione e l’opposizione anche.
Sul Vaticano e sulla CEI basta ricordare, oltre alle numerose gaffes in cui è caduto il papa, lo storico incontro all’aeroporto di Roma con il nostro presidente e la sua frase “Che gioia rivederLa”, che ha lasciato disorientati sia i cattolici che i laici. Pensiamo che, nella migliore delle ipotesi, Benedetto XVI sia mal consigliato da chi fa un mercimonio tra consenso elettorale e contributi alla scuola privata o esenzioni ICI utilizzando a tal fine i valori etici come slogan elettorali.e messaggi mediatici, in materie quali l’aborto che esulano dalle competenze dei così detti governatori. Forse un “rimpasto”, con sostituzione di quei consiglieri troppo orientati al potere temporale e alla prosperità delle destre italiane, potrebbe giovare all’immagine della Chiesa in un momento di crisi e di disorientamento.
Ma, venendo ai dati citati da Scalfari e poco riportati dagli altri giornali, “il PDL ha perduto due milioni e mezzo di voti, il PD un milione, l’IDV 450.000, l’UDC 360.000” e la Lega, che ne ha perso meno di tutti, totalizza 147.000 voti in meno. Il futuro, quindi è in mano agli astensionisti e a chi avrà la capacita di ridare credito alla politica.
(Vittorio Flick)
Posted by Admin at 21:44 | Comments (0)
31 Marzo 2010
Lettere - Auguri
Settimana Pasquale. Settimana post - elettorale.
Settimana di passione.
Per la confusione e per la delusione (parziale per carità), una poesia di Hermann Hesse, da Il canto degli alberi.
Venerdì santo
Giorno coperto, nel bosco ancora neve,
Sul ramo spoglio il merlo canta:
Un soffio di primavera vibra timoroso,
Gonfio di gioia, colmo di dolore.
Taciturno e minuscolo giace nel prato
Il popolo dei crochi, un nido di viole,
Odora timido e non sa di cosa,
Odora morte e festa.
Le gemme sono accecate dalle lacrime,
Il cielo incombe vicino e trepidante
E ogni orto, ogni collina sono
Golgota e Getsemani.(H. Hesse)
Ognuno scelga per se un grumo di parole. Quelle che più gli aggradono. Per lenire gli affanni e sollecitare gioia. Per non dare alibi alla resurrezione. Terrena, terrena...
(Angelo Guarnieri)
Posted by Admin at 22:24 | Comments (0)
17 Marzo 2010
Contro l'astensionismo Don Gallo
Il Secolo XIX del 15 marzo ha pubblicato alcuni stralci dell’appello di Don Gallo contro l’astensionismo. Qui ne riportiamo la versione integrale.
Mai finora, ci siamo ritrovati con animo così turbato come oggi.
Siamo di fronte, nel nostro bel Paese ad una caduta senza precedenti della Democrazia e dell’etica pubblica.
La mia coscienza di uomo e di prete che intende coniugare coerentemente Fede e Impegno Civile e’ in difficoltà a prendere la parola.
Dov’è la fede? nelle crociate moralistiche? Dov’è la politica? Nei palazzi? Dove sono i partiti?sempre più lontani…
Illecite operazioni dei Poteri occulti, monopolizzazioni private dei mezzi di comunicazione sociale, mancanze di risorse.
E’ regolare il conflitto di interessi.
Alleanze segrete con le potenti Mafie in cambio della loro sempre più capillare e garantita penetrazione economica e sociale.
Mito della governabilità a scapito della indispensabile funzione parlamentare delle rappresentanze; progressiva riduzione dello stato di Diritto a favore dello stato Padrone a conduzione tendenzialmente personale.
Sconfinamenti di potere e tentativi sempre più frequenti di imbavagliare la giustizia e piegarla a interessi privati, devastazioni del costume sociale attraverso corruzioni, legittimazioni dell’illecito.
E’ vera eutanasia della democrazia, siamo tutti corresponsabili anche le istituzioni religiose. Mi chiedo: è inutile andare a votare?
Come mai gli indecisi e gli indifferenti aumentano? Esiste una rete possibile di presidi, movimenti locali e di base, centri sociali, cantieri autonomi di sovranità, che potrebbero scegliere una democrazia insorgente,abbandonando rappresentanze formali e vuote: l’azione politica deve essere radicata nella specificità locale e nell’ambito della vita comune.
Auspico, da sempre, pur aderendo ai movimenti, che questi luoghi di resistenza non sottovalutino l’importanza delle prossime consultazioni regionali.
Da parte mia, come Diogene in questi giorni con la mia Lanterna andrò in giro a stanare i lontani, i dubbiosi, i delusi, gli arrabbiati e i benpensanti.
Care donne e uomini: è un dovere civico recarsi alle urne.
Per gli indifferenti, gli ignavi garantiti userò parole di Dante e di Gramsci.
C’è chi difende il diritto al non voto.
A mio avviso i diritti sono di tutti coloro che con la vita, ci hanno donato la Costituzione repubblicana.
A noi tutti rimane l’impegno di lottare per una nuova cittadinanza verso istituzioni comunitarie partecipate, mirando a trasformare in modo nuovo l’esistente e il futuro.
E’ un delicato momento di transizione.
Là c’e’ ancora una risorsa!
Il “sito” è l’essere in comune dove gli umani possono incontrarsi, rovesciando i rapporti di potere.
Il mio sofferto invito non è quello di tapparsi il naso.
La risorsa consiste nella lista dei candidati.
Contattiamoli, conosciamoli,interroghiamoli, con i nostri stimoli e contestazioni.
Personalmente dopo 45 anni di presenza sul territorio genovese e ligure ne conosco molti fortemente disponibili a impedire il nefasto avvento di un regime autoritario e decisi a combattere la tendenza a solidificare la rivolta in nuove forme di astrazione di dominio dell’ Uno su molti.
Ricordiamoci che ci guardano ansiosi tutti coloro italiani e stranieri che una condizione crescente di precarietà priva di luogo, di radice, di legame ad un ambiente riconosciuto e riconoscibile di vita.
Tantissime persone, non garantite invisibili e senza potere cui è stato sottratto in senso letterale, il tempo futuro e con esso il respiro della speranza.
(Don Andrea Gallo)
Posted by Admin at 18:27 | Comments (0)
Lettere - Regole
Sabato 13 marzo davanti alla prefettura insieme al popolo viola chiacchiero con un collega, tutte e due lavoriamo in Ansaldo STS, grande azienda genovese specializzata nell’offerta di tecnologie nel settore del trasporto ferroviario e metropolitano. L’episodio della esclusione della lista PdL a Roma riporta alla memoria un fatto di qualche tempo fa. Si era svolta una gara molto importante a cui partecipava anche Ansaldo STS.
Tutta la documentazione doveva essere consegnata entro le ore 12 del giorno x, in scatola chiusa. Al momento della consegna della documentazione, un’azienda concorrente presenta il materiale, ma in una scatola aperta: la documentazione, sia cartacea che in forma elettronica, era completa, non mancava nulla, ma l’azienda non fu ammessa alla gara. L’assenza di un sigillo sulla scatola, come si può capire, non era solo un problema formale, ed è stato comunque più che sufficiente per tagliare fuori la ditta in questione. Queste sono l e regole per le aziende che partecipano a gare pubbliche, ma il “grande imprenditore”, come non cessa di qualificarsi Berlusconi, le ignora? Le ha dimenticate? Ne ha potuto fare a meno?
(Ivo Ruello)
Posted by Admin at 18:23 | Comments (0)
3 Marzo 2010
Lettere - Figli e cani in soccorso della politica
Camminando per strada in questi giorni, non si può fare a meno di osservare grandi manifesti che riportano volti sconosciuti ma anche (aimè, rieccoli!) volti più noti, di persone che si propongono come candidati per le prossime amministrative regionali. Uomini e donne (più uomini che donne), volti sorridenti, esibiti con cura fotogenica, vezzosamente immortalati al meglio della loro espressività.
E ancora, una candidata per un partito dei pensionati che ci mette la faccia, ma quella che aveva più di trent’anni fa, diventando protagonista di una foto d’epoca. E’ paradossale voler rappresentare i pensionati, gente di una “certa” età, ma non accettare il cambiamento che il tempo ha stampato sul proprio volto. La vecchiaia è dunque un disvalore? Cos’altro ci può dire questa candidata?
Qualcun altro invece, oltre alla propria faccia, ci mette anche quella del proprio cane. Un messaggio politico? Forse per i protagonisti è un capolavoro comunicativo. Questi volti sono per se stessi delle pantomime personali. Solo riconoscendo con fatica i simboli dei partiti e leggendo di promesse solenni, di soluzioni di problemi, di impegni da mantenere, ecc., ecc., questi volti possono rinviare a qualcosa di politico e non ad un concorso di bellezza.
In tutta questa galleria di volti, la cosa che mi ha fatto trasecolare, è stata la vista di due donne candidate di partiti antagonisti, mettere non solo la propria faccia, ma anche quella dei propri figli: aiuto! Qualcuno chiami Telefono Azzurro. Perché un bimbo di pochi mesi, e una bimba di 6/7 anni mettono le loro faccie e partecipano alla campagna elettorale? Non sarebbe più giusto aspettare che raggiungano la maggiore età per svolgere questa parte in libera scelta?
Perché alcune donne, come oggetto di promozione esibiscono e mostrano i figli? Gli uomini non lo fanno! Forse si bastano. Forse i figli appartengono solo alle madri? Forse le donne si sentono più accettate dalla società mostrandosi prima di tutto madri? Ruolo di garanzia, di concretezza per le faccende politiche?
Oppure, atto rivoluzionario e tanto rivendicato da altre donne: “il privato è politico”. Ma questa è tutta un’altra storia, e mi chiedo se queste donne ne conoscano il significato.
L’idea dei volti dispensati con molesta insistenza non mi sembra né convincente né strategicamente propizia.
Allora mi viene in ricordo una frase dal Contratto Sociale di J.J. Rousseau: “Il corpo politico, al pari del corpo umano, comincia a morire fin dalla nascita, e reca in sé stesso le cause della sua distruzione”.
(Luciana Brunod)
Posted by Admin at 17:41 | Comments (0)
24 Febbraio 2010
Lettere - 17 febbraio 2010: cronache di un consiglio comunale
Pubblichiamo la cronaca di un consiglio comunale sull'acqua, segnalataci da un lettore. Il pezzo è apparso su un forum del popolo viola ed è stato riportato sul sito Meetup Beppe Grillo di Genova http://www.meetup.com/beppegrillogenova/boards/thread/8606595/.
Ieri ho assistito per la prima volta in vita mia ad una seduta del consiglio comunale di Genova. All'ordine del giorno c'erano alcune modifiche allo statuto, un argomento quindi molto importante in teoria.
E' stato uno degli spettacoli più deprimenti che abbia mai visto in vita mia.
Tralasciamo che erano presenti solo i 2/3, perché tanto anche i presenti si facevano allegramente i cazzi loro. Uno parlava e gli altri si leggevano il giornale, entravano e uscivano, parlavano tra loro.
Gli unici punti importanti della discussione erano la questione dell'acqua pubblica e il mantenimento della denuclearizzazione, il resto degli argomenti che infiammavano i relatori erano: la redazione dello statuto in genovese, mettere il mare e la lanterna nel simbolo del comune, l'associazione degli ex consiglieri comunali...
Immaginatevi il livello della discussione...
Io sono andata per vedere come andava a finire il punto sull'acqua. Come comitato per l'acqua pubblica di Genova abbiamo chiesto ai consiglieri di inserire nello statuto che l'acqua è un bene privo di rilevanza economica. Tale dicitura potrebbe essere l'unica speranza di arginare la privatizzazione totale voluta dalla legge nazionale dello scorso anno.
Sembrava che ci fosse un accordo trasversale e che questa proposta sarebbe passata, come già successo per altri comuni italiani. Poi uno ha iniziato a quisquiliare su acqua potabile e risorsa idrica e hanno deciso di sospendere per 20 minuti.
I 20 minuti sono diventati 2 ore durante le quali si sono fatti la loro discussione nei corridoi, a gruppi, privatamente (ma a cosa serve allora fare una seduta del consiglio comunale? Potevano farsela in ufficio..) e davanti a dei dubbi di costituzionalità sollevati dal segretario generale (un tecnico, non un politico) hanno fatto quasi tutti retromarcia, il pd per primo che era tra i firmatari, senza neanche verificare quanto detto dal segretario. Del resto si capiva che lì dentro nessuno si era preparato sull'argomento, dei perfetti ignoranti che si fanno fregare (o forse non aspettavano altro) dal primo che sembra saperne qualcosa. Come anche lamentato dal presidente della commissione che da 5 mesi avrebbe dovuto lavorare su questi punti, visto che nessuno ha mai partecipato alla commissione. Eccoli smascherati i veri fannulloni del paese, non si degnano neanche di partecipare alla commissione e votano senza sapere un piffero, cambiando idea alla velocità della luce.
Alcuni dei motivi del cambio di idea hanno del patetico: si sono accorti ieri pomeriggio che Iride è una Spa e ciò sarebbe in contrasto col dire che a Genova l'acqua è un bene pubblico?
Qualcuno diceva che erano preoccupati perché mettere tale frase avrebbe fatto abbassare la quotazione dei titolo Iride in borsa. Ecco, la politica ormai è ostaggio della borsa valori!
Senza annoiarvi ulteriormente coi contenuti del contendere volevo chiudere raccontandovi anche come 'sta manica di imbranati, oltre a non informarsi, non sapere parlare, né tantomeno dialogare, non era neanche capace a schiacciare i bottoni delle votazioni, bisognava continuamente correggere perché qualcuno aveva pigiato il tasto sbagliato. Patetici... Poi vista l'ora tarda qualcuno ha iniziato a fare delle sceneggiate furiose appigliandosi a qualunque motivo per potersene andare a casa, fingendo una crisi di collera... Uno spettacolo osceno nel complesso. All'inizio c'era una classe di bambini ad assistere, ma dovrebbero vietare questi spettacoli ai minori di 18 anni!!...
In mezzo a quel marasma salvo i due consiglieri che fanno parte del comitato acqua e che hanno fatto di tutto per portare avanti la proposta. Antonio, a cui confessavo la mia depressione per quello spettacolo disgustoso, mi ha detto "eh guarda che oggi è stata una delle sedute di più alto livello!!....". Aiuto, figuriamoci il resto. Quando andiamo a votare pensiamo bene a chi dare la fiducia, sforziamoci di conoscerlo, capire se è un persona degna o no. Questo è il minimo nostro dovere, in realtà dovremmo cercare di fare di più per salvare il nostro paese da questo baratro.
A volte mi stupisco come nonostante tutto questo, gli scandali, la corruzione, siamo ancora in piedi. E' un miracolo ma credo non potrà durare molto.
Ah, naturalmente se ne sono infischiati della richiesta di 25 associazioni genovesi che chiedevano l'inserimento nello statuto del punto sull'acqua, abbiamo scritto a ciascuno di loro, ma figurati se si degnano di rispondere!!
Posted by Admin at 17:18 | Comments (0)
Lettere - Aspettando l'estate
Buongiorno!
A suo tempo vi scrissi denunciando:
1) il pessimo stato dei depuratori, specie quella questione della bretella pieve, sori/nervi, quinto 2) la situazione di degrado di corso Italia ed azienda bagni, nonché il discorso spiagge libere a Genova e dintorni.
Nemo profeta quando quest'estate Vesima e le recenti mareggiate hanno messo in risalto che il Re è effettivamente nudo.
Orbene, mi chiedo tra "cielo pesto e trallalero": vogliamo pensare seriamente a quest'estate che una cabina costerà come l'affitto di un monolocale e che le spiagge libere son sempre più discariche a cielo aperto e pericolose?
Si vuole dare lavoro con cooperative, Legambiente ad un ripascimento fatto con criterio e non sempre correre demagogicamente e gattopardescamente dietro le criticità non risolte?
Ma certo, continuiamo pensare ai superLido o far vegetare i bagni di capo Santa Chiara ed andare alla spiaggia sarà sempre più un delirio... a meno che non si abbia il posto barca al Porto Antico...
(Paola Cuniberti)
Posted by Admin at 17:15 | Comments (0)
Lettere - Una risposta
Gentilissima Lettrice,
posso informarLa di quanto segue:
La Giunta del Comune di Genova nella seduta del 18/12/09 ha approvato la "Pianificazione del litorale del Levante: criteri per la riqualificazione", con riferimento a:
- Indirizzi Pianificazione, deliberato in data 13/01/09 dal Comune di Genova
- Variante di salvaguardia costiera della Regione Liguria del 10/7/09. DGR n.940
- Piano Territoriale della Costa, approvato con DCR n.64 del 19/12/2000.
Le citazioni di legge nel caso si volesse controllare sui siti istituzionali.
Per il Ponente si dovrebbe, per ora, far riferimento agli Indirizzi di Pianificazione. Nella delibera succitata s'individuano 12 ambiti costieri, da Nervi alla Foce, corredata pure da specifici studi sul depuratore di Quinto-Bagnara.
L'Amministrazione, con una valutazione sull'intero litorale e sugli effetti per la città a livello ambientale, sociale ed economico, introduce tra l'altro il concetto di demolire la barriera visiva dei volumi esistenti tra mare e terra, rinaturalizzando le presenze edilizie, con l'eliminazione di aree cementificate ed impermeabili e l'utilizzo di materiali ecocompatibili; inoltre sottolinea la necessità d'inserire nelle aree litoranee nuovi spazi ed accessi pubblici.
Non solo, si esprime la volontà di eliminare le rendite di posizione sulla costa: peccato che non si chiarisca con quale metodologia. E quali vincoli concreti si pongano. Ambiziosi gli Obiettivi Generali da salutare più che positivamente, ma quando si va nello specifico di ogni zona/ambito le linee guida perdono valenza, divenendo talvolta ambigue e non applicabili nello specifico.
In sostanza credo che, pur esprimendosi il Comune con intenti più che apprezzabili, nella realtà la pianificazione pare avere vistosi limiti di efficacia d'attuazione perché ad esempio sarà estremamente difficile procedere con la verifica e l'eventuale alienazione di concessione: associazioni varie, privati, enti sportivi, ecc., ciascuno avrà le sue ragioni e il suo padrino.
Tirare giù precari, fatiscenti od orridi manufatti in cemento, sarà ancora più dura: figurarsi levar spazio agli stabilimenti per far spiagge libere!
A tutto ciò si aggiunga che tutte le concessioni agli stabilimenti balneari sono state prorogate fino al 2015, data in cui l'Unione europea esige che le concessioni debbano essere (finalmente) messe a gara.
Nel decreto Milleproroghe, in discussione in questi giorni, vi è pure un emendamento presentato dal senatore ligure Franco Orsi (quello delle legge sulla caccia tutto l'anno), che propone una proroga ventennale: pare che su 2mila concessioni, 900 siano in Liguria. Una bella lobby. A Lei capire quanto potrà cambiare la situazione del nostro mare, nonostante la Regione Liguria abbia fatto, a mio giudizio, una buona legge sulla disciplina della costa e degli arenili pubblici, vedi L.R. del 4/7/2008 n.22. Ma i comuni vanno a ruota libera e la Regione demanda: vedi le 9 righe espresse sulla questione Lido, come si può leggere sulle delibere delle Varianti proposte in merito. In generale sarebbe necessario proporre che se non si vincolerà il rinnovo della concessione alla riqualificazione, imponendo accessi e battigia liberi, non se ne verrà a capo.
Le spiagge libere di altre regioni europee possiamo scordarcele.
(Bianca Vergati)
Posted by Admin at 17:12 | Comments (0)
16 Febbraio 2010
Lettere - Cercando una via di fuga
Mah! A leggere i giornali e a guardare la poca televisione indipendente viene voglia di cercare una ponziopilatesca via di fuga. Casi su casi di poliziotti che ricattano politici, di politici a dir poco censurabili, di funzionari corruttibili e corrotti dagli imprenditori nei settori più delicati (sanità, bonifiche, ricostruzioni, smaltimento rifiuti), di business sempre più illeciti; a contorno di una funzione pubblica massacrata, servizi inefficaci, stretta sui contratti e le pensioni, degrado quotidiano, machismo sempre più apertamente praticato, conservatorume fariseo dilagante, inettitudine trionfante, menefreghismo generalizzato, populismo vincente: sembra una poesia del fu Accademico d’Italia F.T. Marinetti (oppure assomiglia tanto all’Italia “passatista” di allora quella di oggi). Io il mio piano di fuga non l’ho trovato; anche perché non c’è, come mi sono accorto!
Come mi giro non trovo niente che mi soddisfi, inclusi i miei concittadini e i politici che ci governano localmente, regionalmente. Capita che le strategie regionali mi risultino inspiegabili, come il famigerato piano di accorpamento scolastico, ad esempio, che ha distrutto realtà consolidate: una gran bella “mossa” pensata dai vertici e condivisa da tutti i partiti.
C’è gente che l’anno scorso lavorava e quest’anno non lavora più. In tutti i settori a cominciare da quello della scuola. E’ un bel affare; da non dormirci la notte. Altro che città e regione proiettate nel futuro.
Il risveglio artistico ad esempio. Nella notte sono stato tirato giù dal letto da un gruppo di buontemponi, tutti ragazzetti in gamba che hanno passato le ore piccole ad inneggiare alla Sampdoria, la grande Samp di Pazzini e Cassano, quando ritornerà. I baldi giovanotti si sono sgolati a cantare mica sul disagio esistenziale, giovanile, maschile, femminile o generazionale. Sull’impossibilità di schiodarsi da casa, di fare arte, di emanciparsi. Non protestavano per il lavoro, la democrazia, la libertà di stampa, la mancanza di legalità, una scuola migliore. No! no! proprio per il riconoscimento della loro amata squadra. Adesso la lotta non è più politica, di idee, ma affidata ai giri di un pallone: muri imbrattati di slogan pro Genoa (l’anno scorso) riverniciati a gloria della Samp (quest’anno), scalinate rosse e blu, cancellate e muri blucerchiati. Nel maggio scorso i paladini delle due società si sono pure incontrati casualmente nello stesso posto (nottetempo lungo scalinata Montaldo) per appropriarsene con i colori sociali: ovviamente botte da orbi e tutte le latte di vernice rovesciate. Tanto chi se ne frega,siamo gli eroi del tifo rossoblucerchiato! Per inciso nessuno ha ripulito un bel niente.
Mah mi sa tanto che una via di fuga non ce l’ho! E se cominciassi a pensare di adeguarmi al contesto...
(Elio Rosati)
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10 Febbraio 2010
Lettere - Una cattiva strada
Hanno firmato in 1500.
Hanno spedito le loro mail da tutt’Italia ma anche da New York o dall’Australia.
Hanno fatto sentire il loro dissenso e, passando parola, hanno reso visibile una petizione nata a Genova con l’intento di dare voce a chi non accetta che una riabilitazione pubblica, concordata fra politici, tolga valore a due condanne definitive per corruzione e per finanziamento illecito dei partiti.
Condanne che non sono state scontate perché il colpevole è sfuggito alla pena dandosi alla latitanza.
Che a Bettino Craxi si intitolino strade, piazze o giardini al suono di una grancassa mediatica che, da settimane, insiste nel chiedere agli italiani di dimenticare le colpe che sono seguite alle “grandi cose che ha saputo realizzare da statista illuminato”, non sembra piacere a tutti.
Le firme che continuano ad arrivare chiedono rispetto per chi non intende vedere sminuite le responsabilità politiche e legali di Craxi e per chi intravvede dietro a questo circo le intenzioni di chi cerca di legittimare i propri comportamenti passati e attuali.
La petizione si chiama “Craxi: una cattiva strada” e chi desidera firmarla può ancora farlo sul sito:
http://www.bruick.it/nostradacraxi/
Le firme saranno consegnate al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al sindaco di Milano Letizia Moratti.
(Ginni Gibboni)
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3 Febbraio 2010
Lettere - Psichiatria e mezzi di informazione: una proposta
Sono uno psichiatra genovese. Trovo interessanti ed insolitamente critici gli spunti di riflessione proposti da Paola Pierantoni nel suo intervento contenuto nella newsletter n.246 del 27 gennaio scorso. Chiarisco che la mia posizione è contraria alle "valutazioni su una vita sconosciuta" da parte di "esperti", e non valuto positivamente sul piano morale neanche il "desiderio di arricchire il suo pezzo" da parte del giornalista come motivazione sufficiente a generare il pezzo, che rimane sicuramente "inutile ed arbitrario". Personalmente, non ho mai rilasciato alcuna dichiarazione professionale su fatti di cronaca attraverso mezzi di informazione, benché le richieste, come è facile capire, non siano mancate.
Qui posso soltanto proporre ad eventuali psichiatri lettori della newsletter (234 specialisti in Psichiatria sono iscritti all'Ordine dei Medici di Genova) di esprimere sinteticamente la loro opinione. Non si tratta di accentrare il discorso sul s ingolo evento, né sul Prof. Ferrannini, il quale è il Presidente della Società Italiana di Psichiatria, e pertanto esprime senza dubbio pareri in accordo con quelli medi in ambito psichiatrico.
(Gianni Scotto)
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Lettere - Il rebus della sanità
Alla fine di gennaio il Secolo XIX “ha rivelato” il piano della ristrutturazione sanitaria genovese, definendo “una rivoluzione degli uffici e ambulatori” l’idea di traslocare le attività che si svolgono tanto in via Assarotti quanto in via Archimede nel palazzo di Pammatone della Foce.
Il ragionamento ha una sua logica amministrativa: le strutture attuali sono vecchie, e in questi casi le manutenzioni sono difficili e costose. Insomma la scarsa funzionalità unita alla necessità di risparmiare imporrebbero un sacrificio: un ufficio centralizzato dove troverebbe posto anche l’utenza della Foce potrebbe funzionare meglio, come il palazzo della salute di via Brigate Partigiane, gestito dall’ospedale San Martino.
Invero la gente che usufruisce delle due storiche sedi della ex mutua (molti servizi articolati, dagli ambulatori specialistici all’anagrafe sanitaria, all’assistenza ai disabili) è davvero tanta e rappresenta un centro cittadino molto vasto, da via Napoli a Quezzi, da San Fruttuoso a zone estese della Val Bisagno.
Tutta questa utenza, dalla pensionata di Via Napoli a quella di Via Berghini, dovrebbe accollarsi almeno un autobus in più sul groppone perché, come si vede quando si passa davanti alla ASL di via Assarotti, mica tutti vanno in macchina o in taxi. Si vedono donne, soprattutto donne, casalinghe, lavoranti, giovani madri, straniere e in particolare, visto che siamo a Genova, quelle che avendo una certa età hanno bisogno di servizi sanitari particolari.
Certamente, c’è sempre l’alternativa delle strutture private o convenzionate: queste sì che sono un po’ ovunque.
Ora far prender due autobus ad un sacco di persone (ma la AMT non sta riducendo le corse?) per andare in un posto dove comunque - per quanto idilliaco e per quanto possa diventare superefficiente - ci sarà da aspettare delle ore se non delle mattinate, appare come una tortura cinese visto che la maggior parte saranno appunto anziani; per non parlare poi delle mamme, dei parcheggi, della Foce ventosa e fredda e comunque decentrata, anche se i giochi si voglio fare lì. Una tortura cinese, cioè una sorta di punizione incomprensibile, una cosa peregrina che fa a pugni con ogni minimo buon senso. E anche con il rispetto, perché quella sanità lì (l’unica che abbiamo) è stata costruita e pagata con i canonici quarantanni di contributi dei lavoratori e delle lavoratrici, dalla maggioranza delle persone che normalmente vanno in Via Archimede e in Via Assarotti per i prelievi o le pratiche di assistenza domiciliare.
Vittorio Coletti, sul Venerdì di Repubblica, ha stigmatizzato una lettrice sostenendo che i “guasti berlusconiani” si vedono anche nella pessima distribuzione delle risorse, quasi sempre indirizzate verso i governi locali amici.
E’ indubbio che, nel caso della sanità ligure e delle difficoltà presenti, questa pratica da basso impero sia stata determinante nelle scelte del recente passato o dell’oggi, ma arrendersi al presente è il modo peggiore per costruire il futuro.
(Elio Rosati)
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20 Gennaio 2010
Lettere - Lagaccio – Oregina: diversità in dialogo
In considerazione delle molte mobilitazioni, organizzate dal centrodestra prevalentemente nel quartiere di Oregina (interruzione lavori consiglio comunale, presidio del 13 gennaio in via Napoli, “referendum autogestito” del 23 gennaio sulla moschea) diventa necessario mobilitarsi come cittadini che credono nella convivenza pacifica, nel confronto e nella difesa dei diritti di tutti sanciti dalla nostra Costituzione.
Per questo riteniamo importante segnalare l’iniziativa “Giovani: diversità in dialogo” promossa dalla Associazione “Arcipelago Lagaccio” che avrà luogo Mercoledì 20 gennaio alle 17 presso la “Casetta dei giardini”, in Via Napoli all’incrocio con Via Vesuvio L’incontro sarà condotto dalla attrice Carla Peirolero, e vi interverrà il giornalista Gad Lerner Alla iniziativa sono stati invitati: gli assessori alla cultura delle istituzioni locali, il presidente della fondazione cultura di Genova, i presidi delle scuole di Oregina-Lagaccio, i parroci del quartiere e le associazioni.
(Rossella Ridella)
Buongiorno OLI, sono un vostro lettore e segnalo una iniziativa.
Si tratta di un incontro in Via Napoli incrocio Via Vesuvio che si svolgerà mercoledì 20 gennaio. Il tema è il dialogo interculturale e tra le religioni.
Sapete bene quanto, nel quartiere Lagaccio Oregina stiamo lavorando per non farci sottrarre quelle che sono veramente le radici e l'identità (di cui la Lega Nord parla a sproposito) del nostro quartiere: e cioè l' accoglienza e la solidarietà.
Ci saranno anche Carla Peirolero e Gad Lerner.
(Marco Colucci)
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Lettere - Tav: una lettera aperta a Massimiliano Costa
A Massimiliano Costa, Vice Presidente Regione Liguria
Ma il persistente rifiuto della Val di Susa al passaggio del TAV è un’occasione d’oro per la Regione Liguria! Infatti:
- il tratto TAV Milano – Genova è in progetto avanzato
- il TAV francese arriva già a Nizza
- il tratto Genova – Nizza va comunque rivisto, una TAV dovrebbe costare quanto il tunnel Torino – Lione, forse di meno.
Così la Direttrice EST – OVEST Europea ci sarebbe lo stesso.
Infine: se l’idea viene accettata, la Liguria ci guadagna parecchio; se non viene accettata, abbiamo comunque fatto un piacere alla Signora Bresso, Presidente della Regione Piemonte!
Molti cordiali saluti
(Gian Franco Migone)
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13 Gennaio 2010
Lettere - Delusione di capodanno
Un capodanno per i giovani con Cisco (un po' riciclatino) e poi l'ostello della gioventù … Ma è chiuso!? A parte che è su dai lupi....
(Paola Cuniberti)
Dal sito del Comune di Genova si apprende che “L'ostello è gestito dalla Sig.ra Urszula Szumigaj ed è aperto dal 1 febbraio fino al 19 dicembre. Dista 2 km circa dalla stazione Principe di Genova e 4 km dalla stazione Brignole…”, quindi l’Ostello è chiuso durante le festività natalizie. Quanto alle distanze riportate, sono inesatte: l’Ostello dista da Principe 3.8 Km, e 5.4 Km da Brignole. Le distanze sono invece correttamente indicate sul sito dell’ostello. Osserviamo che ci pare inopportuna la chiusura dell’Ostello in un periodo di spostamenti e vacanze.(ndr. Cisco è l’ex frontman dei Modena City Ramblers) (ndr)
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24 Novembre 2009
Lettere - A proposito del crocifisso
Ricevo da molto tempo la Newsletter Oli e spesso mi trovo a condividerne i contenuti. Non così per lo sconcertante pezzo pubblicato sul n. 239, “Come si misura la laicità di uno stato?”, in difesa del crocifisso nelle scuole (e, devo supporre, in tribunali, ospedali e altri luoghi pubblici).
Il crocifisso (come Gesù e le Scritture) si presta certo a opposte letture (simbolo di pace solidarietà e amore ma anche della “conquista” crociata, dell’evangelizzazione forzata, della “messa in croce” in nome di Cristo delle streghe e degli eretici). Ma storicamente esso è soprattutto diventato il simbolo di una data confessione religiosa, neppure delle confessioni cristiane ma di quella cattolica. Tanto è vero che proprio evangelici, valdesi, e anche comunità cristiane di base tipo l’isolotto di Firenze, hanno salutato come un passo avanti sulla via della laicità la sentenza di Strasburgo.
Non vedo quindi perché il crocifisso debba essere imposto in luoghi pubblici, frequentati da cattolici, ebrei, atei, musulmani etc. a meno di non accettare che ognuno a proprio arbitrio “appenda” nello stesso luogo il “suo” simbolo così come su un territorio esistono chiese cattoliche, sale da ballo, mercati, sedi di giornali, associazioni o partiti, moschee, sinagoghe, pagode.
Ma si converrà che riprodurre tale varietà sul muro di una classe o di un ospedale, anziché lasciarli sgombri da ogni simbolo, è difficilmente praticabile e anche un po’ ridicolo. E sarebbe in ogni caso rifiutato da vescovi e cardinali perché allora il crocifisso non avrebbe più il ruolo che gli assegnano e per cui così ostinatamente ne difendono la presenza: “marcare il territorio” (altro che presenza innocua) della Chiesa, quello dove i suoi precetti vanno imposti a credenti e no, ope legis.
Non mi pare che valga lo stesso discorso per le “festività”, compresa la domenica. Per coerenza, si dice, si dovrebbe chiedere la soppressione di quelle cattoliche. Si dimentica di aggiungere che, in quel caso, si dovrebbe pur sempre sostituirle con altre stante l’esigenza per niente vergognosa, come cerca di farla apparire l’ articolo, di non lavorare 365 giorni su 365... In altre parole, stante che vanno previsti un certo numero di giorni festivi per tutti, si tratta di trovare quelli che vanno incontro meglio alle esigenze della maggioranza senza ledere i diritti delle minoranze. Certo vanno messi in discussione, anche in rapporto all’evoluzione della società, l’attuale prevalenza assoluta in Italia delle festività tutte e solo cattoliche su quelle civili e il disconoscimento di altre festività civili o religiose ma non cristiane o del venerdì musulmano e del sabato ebraico. Va chiesta la soppressione di alcune e ne vanno proposte altre ecc.
Ma, ripeto, mi pare discorso diverso da quello del crocifisso.
(Walter Peruzzi)
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Lettere - Per mezz'ora di internet
Ultimamente frequento le biblioteche comunali e, fin dal primo giorno, ho inseguito il cartello che dichiarava: sala internet, due ore a settimana gratuite suddivisibili in 4 mezze ore.
"Bene, devo giusto spedire due mail di lavoro" penso e vado nella sala internet, mi presento alla bibliotecaria che mi chiede la fotocopia del documento di identità, non la ho quindi vado al piano terra dove un bibliotecario fa le fotocopie. Torno su e la prima bibliotecaria sta inserendo i miei dati su un modulo di due facciate. Quando ha finito vado al computer che mi ha assegnato, digito il mio numero di tessera delle biblioteche e ma mia password, una schermata indica da quanto tempo sono al computer e quanto manca alla fine della mia mezz'ora.
Collego il cavo usb che dovrebbe farmi accedere alle due mail salvate. Compare la scritta: per accedere all'hardware esterno bisogna essere amministratori. Chiamo la bibliotecaria che, volendo aiutarmi e non sapendo cosa fare, chiama un collega. Quest'ultimo, bibliotecario 3, cerca di aiutarmi fino a che non scade la mia mezz'ora e il computer si spegne automaticamente. Il bibliotecario 3 mi fa accedere ad un suo computer "amminist ratore" per poter spedire le mie due mail, ringraziandolo concludo con un: "peccato che non siamo a Capo verde, in africa, li la copertura wi-fi l'hanno in tutta la città". Lui risponde "Siamo già fortunati ad avere questi quattro computer".
(Arianna Musso)
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19 Novembre 2009
Lettere - Regione Liguria: il parlamentino scomparso
Cara Redazione di Olinews,
mi è capitato per caso di rileggere un mio intervento dell'8 marzo 2006 dal titolo “Regione - La politica si salva con la clonazione?”. Mi è allora venuta la curiosità di controllare se alle parole della nuova assemblea regionale allora appena eletta fossero seguiti i fatti, e da una rapida verifica è risultato in effetti che a marzo 2007 (un anno dopo l'annuncio) è stata approvata una legge regionale (n. 8/2007) che istituiva il “Parlamento regionale degli studenti” ... da allora più nessuna notizia. Sulla pagina del sito regionale dedicata al "parlamentino" si legge: "In queste pagine sono pubblicati i lavori del parlamento dei giovani: l'Assemblea degli studenti, che si riunisce almeno tre volte all'anno nella sede del Consiglio regionale della Regione, lavora suddivisa in tre commissioni: istruzione, diritto allo studio e politiche regionali per i giovani; formazione e lavoro; cultura, sport e turismo".
La pagina è aggiornata il 23/03/2007 ...e nulla degli atti del parlamento regionale degli studenti si trova in essa: dimenticanza o ripensamento? Se fosse vera la seconda ipotesi potrei plaudire ad una retromarcia magari stimolata dalla mia critica di allora, ma temo di non essere stato così rilevante, e che quella legge regionale servisse solo a "fare notizia".
Nel caso di una dimenticanza si tratterebbe invece di una mancata applicazione dell'articolo 7 della legge stessa che al comma 1 recita "I lavori e l’attività del Parlamento regionale degli studenti sono pubblicati su apposite pagine del sito internet della Regione Liguria".
Credo che in chiusura di legislatura sarebbe più serio abrogare le leggi non applicate per manifesta inutilità, e scrivo queste righe nella speranza che all'indomani delle prossime elezioni regionali nessuno provi a riproporre questa zuppa.
Purtroppo però il Parlamento degli Studenti Toscani ci informa (www.consiglio.regione.toscana.it) che a giugno di quest'anno ha incontrato "funzionari e amministratori di Liguria, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Umbria, giunti a Firenze per verificare il funzionamento dei parlamenti esistenti e avviare nuove esperienze" ...Speriamo si sia trattato solo di una gita.
(Giovanni Daniele)
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12 Novembre 2009
Lettere - Ancora su via Shelley
Ma la signora Vergati ha per caso indagato se gli abitanti di Via Shelley in questione hanno per caso l’abitabilità delle loro case, peraltro piovute dal cielo e non costruite anche loro in una Valletta verde e immacolata, e nel caso non l’avessero, provare a chiedergli il perché? E per caso ha visto “de visu” dove vorrebbero passare con la strada che non disturba? E ancora ha mai percorso via Tanini alle ore 8,00 del mattino? Provare a ragionare con la propria testa invece che fare da cassa di risonanza alle altrui istanze sposandone acriticamente le posizioni? Cordialità
(Stefano Camisasso)
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Lettere - Una risposta
Egr. Sig. Camisasso, ho chiesto informazioni ai cittadini di via Shelley (componenti del Consorzio) circa le affermazioni da Lei fatte e ho interpellato il Presidente che mi ha ribadito che il Consorzio Strada Via Shelley (entità giuridicamente riconosciuta con tanto di Statuto, Consiglio di Amministrazione, ecc...) nacque all'inizio degli anni '70 quando furono costruite le prime case, per tutelare la strada privata, per la sua manutenzione, l'illuminazione ecc.
Poi venne il Comitato, all'inizio degli anni '80 quando nacquero i primi problemi che ancora perdurano. Le comunico quindi quanto segue:
1) Le case hanno tutte, da tempo, l'abitabilità certificata da documentazione disponibile per chi voglia informarsi.
2) E' vero, la valletta, sul finire degli anni '60, era verde e immacolata.
3) Ho appreso, anche, che, in seguito, la valle divenne meno verde e immacolata perchè nacque il progetto di lottizzazione cosiddetto "Rio Penego 1" che, sempre a dire dei miei interlocutori, cascò veramente dal cielo perchè andò avanti in un regime di abusivismo (i mezzi di cantiere passavano, illegalmente, su una via privata) tuttora non completamente sanato: ne è testimoninza una fogna a cielo aperto (un tubo di plastica che scende sulla sponda destra del Rio Penego). Il presidente dell'operazione era un certo sig. Camisasso (solo un'omonimia?). Per brevità ometto altri particolari interessanti.
4) Prima di scrivere l'articolo cui Lei si riferisce ho constatato "de visu" la situazione e, avendo visionato i progetti di strada e costruzioni, sono più che mai dell'idea di quanto siano problematici dal punto di vista ambientale.
5) La sitazione della via Tanini è seria ed è giusto trovare una soluzione ma , come Lei forse sa, ci sono alternative più ragionevoli.
6) Non è mia abitudine "fare da cassa di risonanza alle altrui istanze sposandone acriticamente le posizioni". Cerco sempre di documentarmi e ho mezzi a disposizione per farlo.
Per concludere credo che questo progetto sia utile solo a chi, legittimamente, è interessato alla costruzione delle case. La saluto cordialmente.
(Bianca Vergati)
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5 Novembre 2009
Lettere - Se la garanzia viene da Scajola…
Se i genovesi hanno letto l’intervento di Sandro Biasotti su un giornale cittadino in data 30 ottobre dal titolo “Ecco perché vincerò le elezioni”, in risposta all’articolo del giorno prima di Luigi Leone, avranno modo di riflettere sul rischio che corrono votando per lui alla prossime regionali. L’articolo è così povero di concetti, idee, proposte politiche e così marcatamente anticomunista, antiverdi, anti tutto, da essere letto come una pallida fotocopia di tutti i luoghi comuni dei discorsi di Berlusconi in questi anni. Non una proposta innovativa per la futura Regione, non l’abbozzo di un progetto di sviluppo, bensì la sicumera, espressa fin dalle prime righe che, in quanto presentato da Claudio Scaiola, Biasotti sarà vincente per definizione.
Chi ha mai detto che i liguri, i genovesi in particolare, stimino a tal punto il ministro imperiose da dare per scontato che quelli che lui raccomanda usciranno eletti?
Chi tra noi ha la memoria buona ricorda il determinante contributo di Scaiola alla riuscita del G8, quando Genova fu messa a ferro e a fuoco dai Black blok e lui, allora ministro dell’interno, a Genova non si fece neppure vedere, quando, invece dei vari Fini, Bornacin, Ascierto, a “confortare” le forze dell’ordine nelle caserme prima della dimostrazione, avrebbe dovuto andarci lui. Ovviamente per ricordargli che dimostranti e cittadini erano in mano loro e quale avrebbe dovuto essere la condotta da tenere.
Quello che è successo lo sappiamo tutti e le ferite sono ancora oggi aperte. La povertà di linguaggio dell’intervento di Biasotti fa il resto. Se questi sono i presupposti per raccomandarsi ai liguri, credo che Biasotti possa fin d’ora prepararsi a disfare la valigia.
(Giovanni Meriana)
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28 Ottobre 2009
Lettere - Il calcio è vita
© foto: Giorgio Bergami
Mi sembrava che il mondo fosse cambiato e invece non è così. Da alcuni giorni mi sto accorgendo che dalle prime pagine dei quotidiani locali sta scomparendo l’unico argomento degno di interesse: il nuovo stadio.
Detta così può sembrare una battuta, ma la cosa è seria.
E’ stato detto: “Qui, se non si fa lo stadio nuovo, Genova rischia di precipitare nell’abisso.” Qui non si scherza più: la Samp è prima in classifica, il Genoa altrettanto quasi. Siamo alla gloria e lì tutti i tifosi e quindi tutta Genova vuole restare. Bisogna tenere alto il discorso politico, sociale, economico e anche culturale. Si, culturale, con buona pace di quei retrogradi dei professori che propinano, ai nostri figli e nelle scuole pubbliche, lezioni sugli artisti, ovvero su un branco di fannulloni, come sono stati giustamente definiti da persone più in alto di me. Ci rendiamo conto che il mondo cambia? Se è vero, come è vero che il calcio è la prima notizia sui giornali, allora è di questo che anche la scuola dovrebbe parlare.
Se il calcio, e più ampiamente lo sport in generale, sono le materie più importanti, mi chiedo, perché solo due ore settimanali? C’è disparità, non c’è uguaglianza. Parliamo tutti di uguaglianza di diritti e poi facciamo due ore di sport e diec i di matematica! Cosa dobbiamo farne di dieci ore di matematica? Retrogradi che non siamo altro, abbiamo inventato le calcolatrici! Allora io dico: affrontiamo da uomini seri il problema principe ( mi scuso con i tifosi sampdoriani, ma non si tratta di un riferimento di parte al Principe Milito, grande campione volato all’Inter) della nostra città. Giornalisti svegliatevi! Restituite spazio al problema dello stadio! Preziosi ha parlato. Garrone ha parlato. Ascoltiamoli, stanno sollevando un problema che riguarda tutti. E allora abuso dello spazio che gentilmente mi concede OLI per consigliare, ma anche per criticare i giornali liguri: non smettete di dare spazio al problema principe (c.s.) della nostra città.
Nella vita di una società, ci sono delle priorità (scusate la licenza poetica), e vanno affrontate da donne e uomini maturi. Se la nostra è una società democratica, deve avere il coraggio di affrontare i problemi in maniera democratica: se non c’è accordo sul sito del nuovo impianto? che si chieda il responso al popolo con un referendum. A chi trovasse la mia idea un po’ costosa dico: in passato abbiamo speso molti soldi in referendum decisamente marginali e che in molti casi non sono nemmeno arrivati al quorum, vedi procreazione assistita, uso dei pesticidi e roba del genere. Il referendum sullo stadio il quorum lo supererebbe eccome! Altro che referendum sulla legge elettorale! Fra l’altro, mi permetto un suggerimento, sarebbe un reale segno di democrazia perché il voto potrebbe essere concesso anche agli immigrati che lamentano da sempre una scarsa partecipazione alla vita politica del nostro Paese. Il calcio interessa tutti. Il calcio è vita. Il calcio è la nostra vita. S enza se e senza ma.
(Orazio Sesto)
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Lettere - Il sistema città secondo Charles Landry
Il 23 ottobre al Festival della Scienza Charles Landry, durante la conferenza “City making – L’arte di fare la città”, ha detto cose molto interessanti per gli amministratori delle città e per i cittadini. Ha usato parole che mi hanno colpito: “gli amministratori dovrebbero pensare alla città con ‘empatia’ e in modo ‘olistico’”. Inevitabile per me che abito nella periferia di Genova riflettere su alcune questioni. A Cornigliano nello spazio lasciato vuoto dall’Italsider si vedono cumuli di container “provvisori”, e la strada a mare che dovrebbe dare fiato al traffico cittadino a quando?
A proposito di traffico: a Sestri Ponente nell’area di Via Borzoli e Via Chiaravagna, un gruppo di cittadini ha compiuto un’indagine empirica per verificare la frequenza giornaliera del passaggio di mezzi pesanti (autocarri, autotreni, autoarticolati) che con il loro rumore e pericolosità intervengono pesantemente nella vita dei cittadini in una zona ad alta densità abitativa. In alcuni tratti di Via Borzoli chi incautamente decidesse di andare a piedi lungo la via metterebbe seriamente a rischio la propria incolumità e assisterebbe a gimcane dei mezzi pesanti che non riescono a passare contemporaneamente sulle due corsie. Da quella indagine è risultato un passaggio giornaliero di 635 mezzi, destinato peraltro ad aumentare perché in questa zona sono stati aperti cantieri per la realizzazione della strada a Scarpino, quello per i lavori al Parco Ingegneria agli Erzelli, le cave ecc. Anche la prospettiva di avere un nuovo stadio nello spazio dell’ex Colisa fa temere un forte impatto urbanistico e ambientale non sostenibile per queste zone della città. Questa area invece potrebbe essere utilizzata per completare la gestione della raccolta differenziata finalizzata al riciclo iniziata un anno fa a Pontedecimo e Sestri Ponente. Si potrebbe dire, infine, di un intervento riqualificante realizzato a Sestri Ponente: La Marina. Palazzi nuovi, barche all’attracco, nuove sedi per le società, bar, pizzerie… ma come ha detto un amico: noi Sestresi al massimo possiamo andarci a prendere un gelato alla Marina! Niente per spazi comuni come per esempio una piscina, una pista ciclabile, una zona di gioco. E niente panchine: ci si siede solo a pagamento. Ultima considerazione: “si dice” (uso questo termine perché non mi è capitato di leggerne notizia sulla stampa locale) che, a causa della chiusura di una linea di lavoro, si libereranno spazi presso la Fincantieri e che circolino già dei progetti. Ma come si pensa di informare e coinvolgere i cittadini sulle destinazioni d’uso di questi spazi? Sarebbe importante che gli amministratori fossero capaci di guardare alla città in modo più “empatico” ed “olistico”, come suggerisce Charles Landry.
(Luisa Campagna)
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Lettere - Mi piacevate più come eravate prima
Ricevo con piacere il nuovo numero della vostra Newsletter, che si apre con un interrogativo sul suo ruolo e sulla necessità di uno sguardo alternativo ai fatti che attraversano la nostra città. Vostro appassionato lettore sin dalle prima pubblicazioni, mi permetto di dire la mia.
Ricordo che Oli nacque come osservatorio ligure sull'informazione, commentando il modo attraverso il quale gli organi di informazione davano conto dei fatti della nostra regione.
Un commento critico che permetteva di andare oltre "il fatto", ma intravederne cause e conseguenze meno intuibili studiando il "come" veniva raccontato dalle varie testate. Ricordo anche, e ne fui felice, che proprio su Oli potei trovare spazio per dire la mia sul tema del rinnovo contrattuale dei giornalisti e sul legame tra precariato e libertà di stampa. Mi fa piacere peraltro scoprire che alcune delle argomentazioni che sollevai due anni fa sono poi state riprese dall'Ordine dei giornalisti ligure in occasione della recente manifestazione per la libertà di stampa. Insomma, Oli era uno spazio per discutere l'unica cosa di cui solitamente i media non discutono: i loro limiti, i loro secondi fini e le loro prospettive.
Negli ultimi mesi mi pare che la vostra "mission" si sia volontariamente o involontariamente trasformata: non più commentare "il come viene raccontata la notizia", ma commentare "la notizia". In alcuni casi, poi, con corsivi personalissimi che nulla aggiungono al dibattito, ma non fanno che riprendere notizie vecchie e già raccontate in maniera dettagliata da quotidiani, radio e televisioni.
Mi piacevate più com'eravate prima.
Un cordiale saluto da un vostro appassionato, ma ultimamente un po' deluso lettore
(Nur El Gawohary)
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Lettere - Come aiutare OLI
Ricevo con grande piacere OLI, che mi fa riflettere...Grazie!
Mi chiedo come possiamo aiutare questo Osservatorio: indicare altri destinatari e futuri lettori? inviare (se è il caso, s'intende) contributi, foto?
Per ora molti cari auguri e buon lavoro!
(Marvi Rachero)
Cogliamo l’occasione offerta da queste lettere per invitare nuovamente i lettori a collaborare inviando contributi su casi specifici senza superare le 500 parole.
Posted by Admin at 01:18 | Comments (0)
Lettere - Il Master and back non fa per il PD
Mentre in Regione Liguria si approvava il progetto di legge Master and Back, proposto dal giovane candidato alle Segreteria regionale del PD, era il compleanno di mio figlio piccolo, lo chiamo ancora così, da sentimentalona. Lui è ad Edimburgo in Erasmus per un anno, laurea triennale in Ingegneria Meccanica, appena conseguita e 22 anni appena compiuti.
Pensavo a lui quando leggevo la proposta di istituire borse di studio di stage all’estero per giovani laureati con il proposito di farli tornare per inserirli in aziende liguri. A lui, che mi ha detto un anno fa: “Devo andare, mamma, voglio parlare meglio l’inglese e poi non so se riuscirò a trovar lavoro a Genova, quand’avrò finito”.
Eh sì, perché non riusciamo a dare certezze, neppure a chi s’impegna, studia o lavora, mettendocela tutta, pure noi genitori, così felici alla cerimonia di laurea: un’ombra fugace la intravvedevi soltanto nei nostri sguardi.
La nostra invecchiata città intanto sceglie in autunno di parlare del nuovo stadio per Genova, l’appassionante tema che impazza da Palazzo dopo il tormentone estivo del Lido, altro che spazi produttivi. Si vive di spot, in campagna elettorale permanente. Poco importa se le prospettive per le nuove generazioni son fumose più che in altre parti d’Italia. E’ un tema importante certo, buono per i comizi, i convegni, anche il Pd ligure, in questi giorni impegnato nelle Primarie, ne parla. Ragiona di futuro, di diritti, di lavoro; e di giovani ne ragiona tanto, anche se pare tutto compreso dai suoi tormenti interiori, lotte intestine in verità e con un occhio alle prossime elezioni regionali.
Si gioca a “Tu con chi stai? Di che mozione sei?” in un tour ballerino che sconcerta sempre più.
E se i simpatizzanti sono logorati da questa corrida, quasi quanto da Berlusconi, pazienza.
I giovani comunque non se li fa mancare il PD, i panda della situazione li inserisce nei Direttivi, nei Coordinamenti. E li spedisce a tenere testa ai big, ai confronti fra mozioni, se ne fa un vanto. Tranne poi ometterli o inserirli a piè di lista nelle liste alle Primarie per il 25 ottobre, com’e successo nel Levante ad un giovane Coordinatore, anni 25, e non solo a lui: brillante laureato in Giurisprudenza, prossimo dottorato, serio, che ci ha messo l’anima per amalgamare le anime varie – a volte spocchiose – del Circolo, margheritini, ds e tutto il resto. I vecchi noti e no però hanno sgomitato, la giovanilità è un handicap e lui che ha disquisito così sagacemente per la sua mozione con tanti senior, neppure c’è nelle liste. “Non è stato nominato”, si risponde. Nominato da chi? E consultare gli iscritti interessati alla mozione nel Circolo? Ci hanno stressato con sedute infinite su regole e regolamenti, mentre fuori succedeva di tutto e noi delegati a fare il circolo Pick wick.
Complimenti al PD del futuro. Allo sbandieramento dello strumento-Primarie e del progetto–utopia per formare finalmente nuove classi dirigenti. Alle critiche feroci sulle liste bloccate oggi come due anni fa, ma che stanno facendo comodo ai soliti di sempre, parenti annessi.
Finita l’ora del dilettante e delle illusioni, pure se qualche giovane c’è, di figura. Delittuoso però deludere i giovani che s’impegnano, specie in politica di questi tempi.
(Bianca Vergati)
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16 Luglio 2009
Lettere - Non più sola
Finalmente per un giorno non mi sono sentita sola, ma parte di un tutto alla luce del sole. Dopo tanto tempo ho condiviso le strade di Genova insieme a persone e pensieri che sono parte di me. Probabilmente da 21 luglio 2001 al 27 giugno 2009 ci sono state altre occasioni per riconquistare Genova, ma personalmente mai come questa. Nel corso degli anni la mia attivitเ politica si ่ man mano rimpicciolita e ridotta ad una lettura sporadica e nervosa di un articolo o allo scalpitare alle parole di molti dinnanzi a poche persone, spesso a tu per tu. Il Genova pride ha “dato un punto di sutura” dove pensavo non esistesse pi๙ ferita. In realtเ non ่ seppellendo le esperienze dolorose sotto una coltre di pensieri ed azioni quotidiane che queste scompaiono.
Ed è così์ che la prima sensazione del pride ่ stata la stessa che da luglio 2001 accompagna probabilmente tanti che hanno vissuto il G8 di Genova. Scesa dall’autobus alla Zecca per raggiungere amici di varie provenienze riuniti per l’occasione, vedo due carabinieri in tenuta anti-sommossa. La giocositเ che attendevo lascia spazio al ricordo delle parole di un altro membro delle forze dell’ordine, incontrato in via Brigata Bisagno il 21 luglio 2001. Alla domanda se potessi proseguire per corso Italia, la risposta fu allora: “tranquilla, vi abbiamo pulito la cittเ”.
Meccanicamente il mio sguardo corre lungo via Balbi e subito dopo mi domando se si offrono vie di fuga ad un eventuale carica. Poi guardo la galleria alle mie spalle e di nuovo, come durante il corteo dei migranti, mi chiedo perchè far passare la manifestazione da lì. Intanto percorro la strada che mi separa dalla stazione di Piazza Principe e da una festa per i diritti, primo fra tutti quello alla libertเ di es sere e manifestarsi.
In mezzo alla folla sfila anche Giuliano Giuliani. Se ci๒ che ่ stato non fosse accaduto, probabilmente sarebbe ugualmente l์, forse ci sarebbe anche Carlo per i fatti suoi. Sicuramente non sarebbe un testimone pubblico di un dolore privato diventato a forza un dramma civile. L’onda del pride scorre ed anche io mi immergo, il nodo che ho dentro sembra pian piano allentarsi. Poi improvvisamente ritorna alla gola, la parata si ferma inspiegabilmente, i carri non scorrono pi๙, via Balbi si fa immobile. In realtเ una persona si ่ sentita male su un carro, tutti si mobilitano, si forma naturalmente un cordone per bloccare il via vai e facilitare l’arrivo dei sanitari. Tra le mani che si stringono riconosco quelle della comunitเ di San Benedetto e del centro sociale Zapata. L’intervento va a buon fine, la rianimazione ha successo, l’ambulanza parte verso l’ospedale pi๙ vicino e la manifestazione riprende a scorrere. Deglutisco, definitivamente. Non sono pi๙ sola, rincontro gli ami ci, ne vedo di nuovi, riconosco i volti di molti che a luglio 2001 erano con me e vedo quelli di altre persone, sorridenti, che mi fanno ben sperare. Ho riconquistato il diritto di manifestare con ilaritเ e fantasia, per di pi๙ nella mia Genova. Grazie Genova Pride! Ora manca solo giustizia…
(Alisia Poggio)
Posted by Eleana at 10:48 | Comments (0)
Lettere - E il compostaggio?
Ricevo la news letter oli da molto tempo e spesso trovo notizie ed articoli interessanti ed anche divertenti come quello riguardante l'orto di Marta Vincenzi. una cosa per๒ mi ha fatto sinceramente inorridire e cio่ sapere che l'autore (o autrice), in possesso di un orto si liberi delle potature degli alberi dandogli fuoco o infilandoli sminuzzati nel bidone della rumenta.
Mai sentito parlare di compostaggio domestico? tra l'altro oggi ่ possibile ottenere uno sconto sulla TIA per chi lo pratica. Un orto dove si butta via lo sfalcio verde (e magari poi si usano fertilizzanti chimici) ่ un "orto insostenibile".. per cui caro o cara mca, visto che lei ha la fortuna di avere uno spazio verde, per favore lo tratti come si deve, si doti di una compostiera o faccia il cumulo, come hanno sempre fatto i contadini, ma non mandi il suo verde a Scarpino!
(Pier Luigi Scotto)
Posted by Eleana at 10:47 | Comments (0)
Lettere - Nel futuro degli orti genovesi
Che la Marta stia pensando di mappare l'uso del verde mi preoccupa. Nulla viene fatto per nulla, ormai ci siamo abituati che le liste anagrafiche in Italia sono fatte solo per poterle prontamente associare ad un qualche balzello.
Che stiano preparando la tassa sugli orti? Qualcuno si stupirebbe? Già mi immagino l'editto, con la tassa basata sul costo medio dei prodotti nei supermercati, il contributo CONAI ridotto, la definizione di quantitเ massima prodotta per uso personale oltre la quale scatta la presunzione di commercio, le "zone obiettivo orto" cofinanziate UE a macchia di leopardo come la pi๙ nota Obiettivo 2, con Sampierdarena esclusa e Sant'Ilario finanziata a fondo perduto, tranne il pezzetto di Grillo ovviamente.
Ci resta ancora la capacità di ridere un po', non siamo ancora defunti del tutto.
(Stefano De Pietro)
Posted by Eleana at 10:45 | Comments (0)
Lettere - Badanti e miraggi di permesso
Io so solo che mia zia di 106 anni ha bisogno di 2 badanti. Una di queste ่ peruviana e regolare: le abbiamo pagato il viaggio AR e dopo un backshish al Consolato ha avuto il permesso di soggiorno. L'altra ่ colombiana, diplomata ragioniera, parla perfettamente l'italiano perch้ ่ in Italia da 5 anni. Abbiamo fatto tutte le dichiarazioni possibili come datori di lavoro. Poi sono andato in Prefettura all'Ufficio "Flussi" dove mi hanno detto che lei ่ schedata ma che ci sono 2300 persone prima di lei. Se mi trovate una badante regolare vi dar๒ ragione, ma fino ad allora, no!
(Gin Migone)
Posted by Eleana at 10:43 | Comments (0)
8 Luglio 2009
Lettere - Parliamone
Parliamone
Caro Dott. Petruzzelli, parliamone di persona, anche pubblicamente, e non attraverso lettere che, non potendo essere lunghe come dovrebbero, banalizzano inevitabilmente i concetti. Cordiali Saluti
(Francesco Scidone)
Posted by Eleana at 13:38 | Comments (0)
Lettere - Diritti e doveri sul web
Leggo l'articolo Internet - Dal 1948 una legge per il web (m.c.a.) sul numero 232 di OLI. Mi trovo solo parzialmente concorde con MCA sulla questione dell'obbligo di pubblicazione. L'ipotesi di Tizio e Caio che litigano sul blog di MCA è una situazione classica, auspicabile in democrazia. Meno classico, ma possibile, che uno dei due sia stato "bannato", bloccato o nascosto per impedirgli di rispondere. E' il caso dei giornali, che non intendono sobbarcarsi la responsabilità di alcuni contenuti e si permettono di "astericizzarli". In questo caso l'obbligo di pubblicazione manleva l'editore e il direttore responsabile di testata. Certo non è facile distinguere tra blog, testata giornalistica, OLI, giornali virtuali e Giornalino di Gianburrasca sul web, quindi formulare una legge che permetta di distinguere è complesso.
La parola "sito informatico" denota in effetti una completa ignoranza in materia, anche se in effetti oggi non esiste una classificazione legale del tipo di contenuti che possono essere pubblicati sul web e quindi una nomenclatura necessaria a scriver e leggi "applicabili". Se pensiamo che fino al 1990 non esisteva in Italia una definizione di Piccola, Media e Grande Industria, figuriamoci questo.
Indubbiamente anche il termine perentorio delle 48 ore, senza indicare da quando parte il conteggio, probabilmente dalla ricezione di una raccomandata cartacea perché la notifica di lettura di una email non ha valore legale, lascia un alone di incertezza.
Una cosa fatta male per cercare di risolvere un problema reale: ecco, normale, l'Italia di oggi.
(Stefano De Pietro)
Posted by Eleana at 13:36 | Comments (0)
2 Luglio 2009
Lettere - Oregina quartiere senza muri
Il nostro quartiere (Lagaccio) e quelli adiacenti sono stati, in questi mesi, oggetto di grande attenzione da parte dei mass media e dei "politici" a seguito della decisione della Amministrazione Comunale di edificare, sul nostro territorio, un luogo di culto destinato alla comunità Musulmana.
Diversamente da chi ha costituito "contro-comitati" e dai partiti che se ne sono serviti a fini elettorali (Lega, AN, e partiti della maggioranza della Circoscrizione Centro-Est), abbiamo invece costituito una rete di 25 Associazioni presenti da anni (alcune da decenni) sul territorio per formulare una proposta che non fosse di rifiuto ma semmai di integrazione, non disgiunta però da una proposta complessiva di riqualificazione urbanistica e culturale del territorio.
Non siamo tecnici (anche se fra noi ci sono architetti) né sociologi (anche se abbiamo avuto l'appoggio del prof. Giuliano Carlini dell'Università di Genova, docente in sociologia) ma siamo associazioni che, stando sul territorio per fare altri mestieri (sport, bocce, cultura, attività parrocchiale, pubblica assistenza, cura del verde...) ne conoscono, ognuna dal suo punto di vista, i bisogni e le aspettative.
Le nostre considerazioni e proposte sono contenute nel documento “Quartiere senza muri” che abbiamo presentato al Comune di Genova e all' arch. Richard Burnett, che collabora allo stesso come consulente. Tale documento è stato distribuito anche ai cittadini del quartiere, sabato 13 Giugno, durante una festa multietnica, ormai tradizione del quartiere da sette anni.
Le ragioni della rete che abbiamo creato e del documento che abbiamo deciso di scrivere sono sintetizzate in un articolo che abbiamo pubblicato sul giornalino locale La Riunda.
Posted by Eleana at 01:11 | Comments (0)
Lettere - Da Genovese a clandestino
A causa della crisi, tra la fine del 2008 e tutt'oggi almeno tremila lavoratrici e lavoratori migranti hanno perso il lavoro nei settori della cantieristica navale, delle costruzioni, dei servizi e del terziario.
Questi lavoratori regolari spesso non hanno accesso ad ammortizzatori sociali, e a causa della Bossi Fini vanno seriamente incontro alla perdita del permesso di soggiorno. Alcune questure, compresa Genova, interpretando in maniera intelligente la norma che prevede la concessione di un permesso per attesa occupazione “non inferiore a sei mesi” finora hanno evitato che la situazione precipitasse.
Ma ha prontamente provveduto il ministro Maroni con una circolare che pone nella concessione di questa tipologia di permesso il limite tassativo di sei mesi!
Quale è la logica?
Forse Maroni e il governo pensano e programmano che decine di miglia di immigrati regolari che risiedono in Italia ormai da molti anni, che hanno comprato casa, fatto nascere qui i loro figli o li hanno fatti venire nel nostro paese, cosi come i loro vecchi, diventino clandestini, se ne vadano, si cancellino, spariscano insieme alle loro cose, ai loro affetti, che spesso sono anche i nostri.
La combinazione della crisi, della Bossi–Fini e del pacchetto sicurezza determineranno uno scenario degno di un vero paese razzista.
Se sei immigrato la crisi ti trasforma da Genovese a clandestino, senza rimedio: la tua famiglia è disperata, i tuoi legami affettivi spezzati dalla paura, i tuoi diritti di cittadino, comprese proprietà e interessi cancellati, e se hai figli minorenni registrati sul tuo permesso, questi potranno essere affidati ad altri dal Tribunale dei minori. Per strada ti potrà capitare di incontrare le ronde nero-verdi, finisce che hai paura di tutto e di tutti, ma non vuoi lasciare tutto quello che hai costruito qui con enormi sacrifici.
Genova è una città di tradizioni alte sul piano dei diritti: saprà reagire per quel che è il suo pezzettino di ruolo e responsabilità in questo paese, non abbandonando se stessa e i migranti?
Molti sono gli amici o i semplici conoscenti con cui ci interroghiamo sull'andare via da questo finto paradiso che sta diventando un inferno per i migranti, ma anche per ognuno di noi che non sopporta più di stare in una realtà sempre più estranea, aliena per chi abbia avuto il privilegio di aver vissuto da adulto in questo paese, quando (non tanto tempo fa) nessuno usava come un’arma la parola “identità”, e per molto meno di quel che stiamo vedendo sarebbero scesi in strada cittadini di centro, di sinistra, di sinistra sinistra, e penso anche di destra liberale. Che enorme tristezza.
(Marco Roverano)
Posted by Eleana at 01:10 | Comments (0)
8 Aprile 2009
Corrispondenze in rete: il dibattito primavera prosegue
AIUTO! Sto imparando qualcosa sulle tossicodipendenze e mi rendo conto d’esserne un rappresentante tipico... Non solo per Bacco, tabacco e Venere (nei limiti), ma anche per altre cose.
Mi spiego: uno dei sintomi chiave della dipendenza e' la perseveranza del comportamento, anche se il soggetto sa benissimo che ciò gli farà del male. L'eroinomane continua a farsi anche se sa che gli rovinerà la vita, il tabagista continua a fumare anche se sa che gli causerà delle malattie. Così io so benissimo che se accendo il TG2, poi sarò di cattivo umore per giorni. Eppure, quando la sera i bimbi sono a dormire e la ragazza impara il cinese, spesso non so resistere e dico: "guardiamoci il telegiornale..." (ogni volta spero di rivedere Mario Pastore e il suo segno di forcipe sulla fronte, ma vengo sempre deluso).
Succede raramente ma ultimamente mi è successo due volte. La prima, qualche giorno fa, c'era il presidente del Senato Schifani a El Alamein che ricordava i caduti per "difendere l'onore della patria" (testuale). Io non so dove sia esattamente El Alamein, ma non credo sia in provincia di Frosinone, e non credo proprio che i morti italiani fossero là per "difendere la patria".
La ragazza, alzando gli occhi dalla grammatica mandarina, ha detto che sarebbe come se i tedeschi celebrassero i difensori della patria a Stalingrado (circa 200.000 morti germanici, contro i 12.000 italiani di El Alamein, fonte Wikipedia). Prima gelata lungo la schiena.
Seconda volta, ieri. Parte della legge sulla procreazione assistita è stata dichiarata anticostituzionale dalla Consulta. Fini dice che è giusto, Schifani gli risponde; dall’Afghanistan, dove ha consegnato i "premi El Alamein" ai soldati (ancora! Ho subito pensato ai "premi Stalingrado" per i soldati tedeschi...). Lui dice che siccome la legge e' stata votata e' buona e basta.
Il TG va avanti con la solita girandola dei commenti che durano dai 2 secondi ai 20 secondi ciascuno (a proposito: ne ho contato 20. Ma non avevano detto che con il bipartitismo sta cosa sarebbe finita?). I commenti sono catalogabili così: 1. Commento riportato dal giornalista che dice il nome del commentante; 2. Commento riportato dal giornalista con foto del commentante; 3. Commento riportato dal giornalista con immagini mute del commentante; 4. Commento in presa diretta del commentante, di solito circondato da una selva di microfoni.
Ieri, come spesso (credo) capita, il commento di tipo 4 era per Gasparri, rigorosamente alla fine della girandola. Testuali parole: "La legge e' stata votata dal Parlamento e ha passato un referendum. Quindi e' frutto della VOLONTA' POPOLARE, contro cui NEMMENO LA CORTE COSTITUZIONALE PUO' FARE NULLA".
Una frase del genere, in qualsiasi Paese, varrebbe la galera per sovversione. La Corte Costituzionale e' lì apposta per controllare che le leggi, per quanto popolari e maggioritarie non siano contro la Costituzione. Se la maggioranza votasse una legge a furor di popolo, che dice che tutti quelli che si chiamano Gasparri debbono essere appesi per i coglioni sulle pubbliche piazze, la Consulta bloccherebbe la legge perché è palesemente anticostituzionale (anche se potrebbe incontrare favori) Bon, mi sono svegliato presto stamattina (naturalmente di cattivo umore), e ho pensato di scassarveli anche a voi. Buon fine settimana a tutti.
Gio
Posted by Admin at 16:23 | Comments (0)
1 Aprile 2009
Corrispondenze in rete - “Lì da voi com’è?”
Cosa fanno degli ex ragazzi in gamba, oggi quarantenni, che lavorano in altri paesi, nei dipartimenti che contano delle università che contano e dove si fanno ricerche che contano? Si scrivono e si interrogano. Ma quelli che stanno lontano, in USA, in Francia, in Germania dove dell’Italia leggono sulla rete, sentono che per capire manca qualcosa, di aver bisogno di particolari, di odori che la stampa e la rete non permettono di apprezzare. Così tra un gruppo di loro da tempo è in corso “un dibattito” (sì, quello della corazzata), stagionale: “dibattito inverno, primavera ecc. “.
Ecco– senza gentile concessione - uno stralcio del “dibattito primavera entrante”
Cari tutti, vi mando questo articolo di Repubblica dove si racconta dell’incontro a Genova organizzato dal Pdl tra il ministro Alfano e la classe 5 B della scuola elementare Brignole Sale di Albaro. Nell’occasione un ragazzino ha chiesto al ministro sulla possibilità di interventi specifici contro gli eccessi presenti nel web, in particolare sul più famoso sito di condivisione video, Youtube. "Il nome stesso di rete - ha detto il ministro Alfano - rimanda a una maglia difficile da controllare, ma stiamo lavorando sul tema". Alfano che forse non si aspettava la domanda (o non era preparato per la risposta): ha detto che il governo è intenzionato a "intervenire su You Tube".
"Appena i tecnici del governo Berlusconi troveranno il modo, arriverà una nuova legge per contrastare gli abusi sempre più frequenti su Internet. Come in You Tube ad esempio". Così Alfano, dimenticando che anche internet è già sottoposto alle leggi dello Stato. Da tempo il governo studia forme di controllo sul web. Ma i progetti di legge presentati hanno incontrato l'opposizione del mondo web. Vi allego anche questi due video da youtube, guardateli solo se avete tempo, un magistrato, un colonnello dei carabinieri, un fratello di un morto ammazzato. http://www.youtube.com/watch?v=YJeDWa4bgPQ http://www.youtube.com/watch?v=4m-U3O9GKrs
Notte! F.
Caro, carissimo F. E' sbucciata la primavera. Fa caldo, la tartaruga Agata Centottanta si e' svegliata e qui sta per cominciare la stagione del surf. Gli "eccessi del web" sono molto simili agli "eccessi di democrazia". Ieri facevo zapping sul satellite e ho trovato una TV piemontese dove alcuni politici locali discutevano. Non si capiva assolutamente nulla. Non perché parlassero delle fognature o degli asili di Pinerolo, ma perché scimmiottavano Porta a Porta. Da incorniciare. Un consigliere provinciale del PD ha detto che il problema del partito è che è nato con un "eccesso di democrazia", che lo ha portato lontano dai problemi della gente. E' come la fusione fredda, il ghiaccio bollente, il Genoa campione d'Italia: il festival dell'ossimoro. Baci e buona domenica.
Gio
Cari tutti e caro Gio, volevo rendervi partecipi di una trovata geniale dei maestri dell'inganno; la vicenda è tutta universitaria.
Premessa I: nel 2008 il ministro Padoa-Schioppa introdusse una nuova regola sulla perequazione (termine tecnico: dopo un certo periodo i fondi erogati dallo stato e non spesi rientrano nelle casse) portandola a 3 anni. La regola è attuale.
Premessa II: il ministro Gelmini ha emanato, con grande pubblicità, il fondo ricerca FIRB giovani, a cui possono partecipare gruppi di ricerca il cui "group leader" abbia una età non superiore a 38 anni e non sia "strutturato", cioè non abbia un contratto a tempo indeterminato come lo hanno professori e ricercatori "di ruolo". Questa è una bella idea, veramente.
Regole del FIRB giovani: se un gruppo vince con il suo progetto di ricerca, il Dipartimento dell'Università a cui il gruppo appartiene deve anticipare, con i suoi fondi (che arrivano dal FFO, fondo di finanziamento ordinario, e servono un pò per tutto, dalla gestione amministrativa, all'erogazione di assegni di ricerca, alla manutenzione delle strutture), la cifra vinta dal giovane gruppo di ricercatori. Questo per i primi 3 ANNI.
Risultato: il nostro direttore di dipartimento è terrorizzato perché, siccome abbiamo un paio di gruppi con persone veramente in gamba, va a finire che vincono il FIRB.
Io dissi: "penso che alla fine si troverà un compromesso, vedrà che i fondi arriveranno"
Invece no, perché questo giochino è già stato fatto con i progetti FIRB precedenti, per cui il Dipartimento si trova con circa 1 milione di euro di bond argentini del MIUR (ministero ricerca e università), che non ha più i soldi in quanto perequati dal Padoa-Schioppa e dal Tremonti.
Saluto, mestamente, tutti.
Vostro F
Caro F, dolente amico, ma questa tua storia e' fantastica... Se ho capito bene, fra tre anni i fondi risulteranno inutilizzati (perché mai versati) e quindi ritorneranno nelle casse (non ne usciranno mai), giusto? Sono i "pagherò", le cambiali dei film di Toto', quelle scritte con punto, puntoevvirgola eppuntoaccapo. Il Direttore di Dipartimento che spera di non vincere dovrebbe essere intervistato da tutti i giornali d'Italia, per spiegare come vanno le cose...
Abbracci Gio
Sì, cari e caro G. avete capito benissimo. Risultando erogati ma non spesi i soldi verranno perequati. Almeno se non viene cambiata qualche regola. Voglio precisare una cosa. Questo è un periodo difficile, ci sono pochi soldi e quindi non è giusto che l'università ne abbia più di altri. Passiamola. Quello che sarebbe simpatico è semplicemente smetterla di prendere per i fondelli la gente, se non ci sono i soldi non ci sono e basta, perché devono far finta di darli? Ma poi ve lo immaginate in sede decisionale da parte dei referee che sconvolgimento epocale! Discussioni del tipo:" secondo me, il progetto dei vostri ragazzi a Parma è in assoluto il migliore di tutti!" E il direttore di Parma: "francamente, credo che il migliore in assoluto sia il vostro a Roma"... "No, no, brutto stronzo, lo avete vinto voi"... "… Ma va a quel paese, il vostro è in assoluto il migliore"...
Per la questione giornali, entriamo in un tema di cui avevi scritto qualcosa tempo fa. Il direttore ha scritto ai giornali, ma non ha ricevuto risposta da nessuno.
Vostro F.
Posted by Admin at 16:29 | Comments (0)
25 Marzo 2009
Moschea, un gruppo di fedeli si interroga
Vogliamo per un momento ragionare insieme e valutare le premesse e le conseguenze dei nostri atteggiamenti? Proviamo a metterci nei panni degli altri. Quanta pazienza avremmo noi se ci impedissero di avere una chiesa o, parliamo in termini non confessionali – un luogo pubblico in cui essere noi stessi ed esprimere la nostra più intima realtà? Saremmo capaci di renderci disponibili al cambiamento quando un nostro progetto, che aveva - da un punto di vista urbanistico - la possibilità concreta di essere approvato, fosse rinviato sine die, quando ci venisse proposta prima una zona, poi un’altra, con continui rinvii, offrendoci la chiara sensazione di essere giudicati tutti delinquenti in ragione della nostra identità?
E’ una concezione simile a quella di Hitler che additava come nemici dell’uomo gli ebrei, tutti, in ragione della loro “razza”. Capita anche a noi, del resto, di esser considerati mafiosi solo perché italiani.
In quasi tutti i paesi musulmani ci sono chiese, istituti e, spesso, prestigiose scuole gestite da cristiani. Vogliamo allinearci a quei pochi paesi più retrivi? Talvolta gli islamici hanno garantito la convivenza tra cristiani al punto che, paradossalmente, le chiavi della Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme sono affidate, da secoli, ad una famiglia musulmana, perché i cristiani litigano tra di loro, come abbiamo visto recentemente alla televisione.
Nei periodi in cui c’è stata una grande capacità di convivenza ci sono state grandi conquiste culturali nel campo della matematica, filosofia, astronomia, nella conoscenza della cultura greca, ecc. La Spagna dell’inizio del secondo millennio, la Sicilia di Federico II, l’India del Nord nel periodo precedente la colonizzazione britannica ne sono un esempio ed ancora oggi risplendono le architetture moresche, le decorazioni a finissimi disegni, i giardini e le fontane. Sono proprio queste le zone che i turisti frequentano. Per non parlare, poi, di quanto gli Stati Uniti siano cresciuti in ragione proprio delle diversità degli immigrati, tra cui, inizialmente malvisti, gli italiani.
Nel Medioevo la Repubblica di Genova si preoccupava di offrire agli schiavi musulmani i necessari luoghi di culto e permetteva che avessero il tempo di recarvisi a pregare. La nostra Costituzione agli art. 8 e 19 riconosce la libertà di culto. Vogliamo tornare ad una “civiltà” pre-medievale, anzi pre-cristiana? Se gli scopi dei frequentatori della futura moschea fossero altri e cioè contrari alla legge, spetta alla autorità dello Stato controllare, prevenire o reprimere. Si dice che la moschea costituirebbe un pericolo perché favorirebbe i “collegamenti” fra gli immigrati allo scopo di commettere reati, ma non è più pericoloso che tali eventuali collegamenti avvengano in zone meno controllabili? Non dimentichiamo che gli immigrati abitano molto vicini tra loro, quasi in ghetti: è molto facile trovare il modo di accordarsi per delinquere, senza bisogno di ricorrere alla moschea. Non dimentichiamo invece che i responsabili delle comunità islamiche di Genova hanno promesso per tutti libero accesso alla moschea e hanno previsto che i discorsi di commento siano pronunciati in italiano: non la preghiera coranica in senso stretto che deve esser recitata in arabo, anche da chi non lo capisce (così come avveniva per i cattolici prima del Concilio, quando le preghiere liturgiche erano in latino).
Per contestare la moschea si utilizzano ragionamenti apparentemente logici, ma legati più che altro alla paura alimentata ad arte da una propaganda che fa leva sull’istinto: ben noto sistema che in tutte le epoche ha portato a nascondere i problemi veramente urgenti dei vari governi, caricando sugli “altri”, sui “diversi” di turno le difficoltà politiche e/o economiche. Tuttavia c’è un fatto ancora più grave: la contestazione mira anche ad offendere, non ragiona neanche più: prova ne sia che vengono esibiti salami e maiali con l’evidente intento di umiliare chi, per ragioni religiose, si astiene dal mangiare carne suina.
Per concludere: la situazione ci fa paura, ma per una ragione opposta: abbiamo paura del crescere di questa tensione razzista e del rischio che questo comporta, come ben ricorda un noto proverbio: chi semina vento raccoglie tempesta. Gli islamici sono ormai numerosi tra noi: non è più lungimirante chi cerca di offrire amicizia piuttosto di chi vuole lo scontro?
(Virgilio Canepa, a nome di un gruppo di fedeli di Religioni diverse impegnati nel dialogo interreligioso, aderenti alla "Conferenza Mondiale delle Religioni per la Pace - W.C.R.P.")
Posted by Eleana at 00:13 | Comments (0)
Casagit: l’informazione deve essere completa
Buona norma di chiunque scrive, giornalista o no, sarebbe quella di informarsi a tutto campo e non solo su elementi legati a interventi o analisi parziali o di schieramenti di parte.
Chi legge la nota di “e.m” deduce che la cassa integrativa di assistenza sia un bengodi in cui, nella migliore delle ipotesi, ci sono stati se non furti o ruberie, sciatteria a favore di una categoria (i giornalisti) che ha molti difetti (siamo i primi a dirlo e combatterli quando ci riusciamo), ma non quello di non avere denunciato e affrontato la situazione. Quantomeno la Liguria con il suo sindacato territoriale dei giornalisti (Associazione Ligure dei Giornalisti-Fnsi) e la Consulta Ligure della Casagit con un’altra decina di associazioni del “coordinamento”. Se non si spiegano le cose è troppo semplice, linkando qualche sito o intervento, dare e fare una informazione distorta o quantomeno parziale. Cosa poco nobile per un sito come Oli che ha nelle sue caratteristiche l’essere un Osservatorio, sempre puntuale, soprattutto quando analizza e critica. E quindi documentato.
1- La Casagit è stata una conquista sindacale contrattuale poi resa autonoma nella gestione. Ogni giornalista paga ogni mese una trattenuta. Il principio uniformatore è quello della mutualità. Quindi solidarietà, ovvero ciascuno versa in ragione di quanto guadagna e riceve quasi sempre in ragione delle necessità reali. Non essendo appunto un pozzo di S.Patrizio (ovunque c’è chi prova a marciare sulla solidarietà) è regolamentata con tariffari, rimborsi, convenzioni, assistenze dirette e no.
2- La platea dell’informazione e di chi lavora nel settore è cambiata negli ultimi 15 anni, precariato in testa, molto lavoro autonomo pagato (spesso male). Si è cercato nella diversificazione dei contratti di dare a tutti o quasi la possibilità di iscriversi e di compensare, nel caso non raggiungesse il minimo di versamento contrattuale, con una propria quota il diritto alla assistenza. Ecco perché c’è chi integra la sua quota da sempre e non perché c’è questa oggettiva situazione di difficoltà e di deficit. Pur calando il gettito contrattuale (stipendi più bassi”, prepensionamenti etc)
3- La Casagit non è non benefit gentilmente concesso dagli editori. E ha scontato, come ogni cosa contrattuale, sindacale, professionale (a oggi il contratto dei giornalisti è senza rinnova da 4 anni e più, quindi il gettito dei versamenti non è salito a fronte di una spesa in ascesa) la progressiva e giusta trasformazione della (ex) corporazione dei giornalisti in una categoria. Compresa una certa disattenzione della categoria abituata o a lamentarsi per quanto versa oppure per qualche ritardo o oggi perché c’è una oggettiva situazione di difficoltà. Dovuta a cosa? A nessuna ruberia, ma a degli errori di valutazione e anche a un eccesso (o malinteso quindi sfociando nell’egoismo) senso di solidarismo. Nel senso che su alcune piazze come Roma l’avere contribuito (per esempio) a una struttura di assistenza in forma diretta e propria (poliambulatorio) ha portato a una spesa di difficile gestione e controllo. Accumulando problemi e difficoltà che vanno risolti. Come quelle di un eccesso di convenzioni con rimborsi alti nell’ospedalità privata.
4- La mutualità della Casagit, da sola, spiega e motiva il valore sociale della Cassa stessa. Basta fare un raffronto con le assicurazioni classiche e si trova la risposta a chi dice meglio chiudere e mi faccio l’assicurazione privata. Provare per credere. Chi scrive ha versato, per mia fortuna, per almeno venti anni senza avere bisogno di supporto o integrazione sanitaria di una lira o di un euro Quando ho avuto necessità sono stato assistito o aiutato, come moltissimi altri e continuo a versare la ritenuta salariale (ritenuta: nessuno ci regala nulla) ben contento di avere contribuito e di contribuire ad aiutare altri.
5- La mutualità della Casagit di fronte ai dati di deficit e difficoltà impone una riforma seria nei livelli di assistenza che saranno propri e dovrebbero già esserli, della modificata geografia contrattuale, economica, sociale del giornalismo con contratti da dipendente o no. Da qui la necessità di fare capire a chi ha indubbiamente non dico approfittato, ma ecceduto nell’uso della Casagit, che i tempi sono cambiati, con una razionalizzazione diversa dell’assistenza integrativa che, in quanto tale, non sostituisce il SSN.
6- Sarebbe stata una ricerca (forse non mirata solo su singole componenti o altro di sindacato, casagit e dintorni) più completa, se – per esempio – “e.m.” avesse letto cosa nel 2006 e 2007 la Ligure con altre dieci associazioni di stampa regionali e le loro consulte casagit (sindacato e casagit) avevano proposto ed evidenziato. Quello che con aria un po’ scandalizzata e – scusate – con un po’ di facile travaglismo d’annata (ma Travaglio si documenta allo sfinimento) oggi viene proposto nel servizio di “e. m”. C’erano soluzioni, proposte, allarmi oggi di attualità, non condivisi o sottovalutati non tanto o non solo in sede Casagit, ma sulle piazze più grosse dell’informazione.
La complessità della situazione e di cosa è la Casagit porta via troppo spazio per spiegare cosa nel testo di Oli viene condensato con vari link a una sola voce al cui interno ci sono cose condivisibili ma anche molte e soprattutto cose legate al prossimo rinnovo degli organismi. La Ligure con il cosiddetto “coordinamento delle associazioni” e la sua consulta, analisi e proposte sgradevoli le ha fatte, non da sola. Nel CdA Casagit due componenti hanno detto no alle mani in tasca ai colleghi, sostenendo la riforma e sono due colleghi del coordinamento che, tanto per essere chiari, non è una corrente, ma raccoglie su temi sindacali espressioni culturali, politiche e via dicendo di anima diversa con un concetto comune condiviso: si fa sindacato. Bene o male, ma per i colleghi. Nelle consulte il fiduciario ligure Guido Filippi è stato capofila, convincendo altri della bontà dell’esigenza di una riforma, ma (per ora) siamo stati minoritari. Ci sarà stato chi ha sottovalutato, è stato pigro, ne ha approfittato, è miope e preferirebbe una assicurazione privata e personale. Ma ci sono stati molti che da almeno due anni e mezzo si sono “picchiati” e si picchiano per riformare una struttura che è stata una conquista, ci siamo sempre pagati e pur nelle difficoltà contingenti dell’oggi (150 richieste di esuberi e prepensionamenti, 120 già fatti, cassa integrazione arrivati alla Fnsi in una settimana, altri disastri in arrivo da gestire), deve continuare ad essere una conquista e una “mutualità”.
La crisi c’è, l’editoria è in crisi da molto tempo, ma proprio per questo il principio solidaristico della cassa, con adeguati e intelligenti sacrifici e riforme può e deve continuare a vivere. Nessuno- questo sia chiaro - ha rubato mai nulla. Il soldi, sono finiti in tasca ai colleghi. Si tratta di cambiare passo. Ovvio che chi si troverà a doverlo fare sarà antipatico... e in Liguria, non da oggi, lo siamo. Proprio per questo sarebbe stato meglio e avremmo gradito – al i là della legittima espressione di pensiero e di critica – una documentazione più approfondita e completa sul tema. Magari chi ha scritto è pure uno/a collega e dovrebbe conoscere tutto il sistema, non perché è spesso anche una domanda d’esame professionale, ma perché la cassa è un patrimonio della categoria. Risvegliarsi come Alice nel paese delle meraviglie, scusate, non è un pregio ma una colpa.
La solidarietà è antipatica a molti, oggi più che in altre epoche. E la Casagit anche se un po’ antipatica darà ancora una mano a molti. Riformata e senza demagogia.
(Marcello Zinola, Segretario Associazione Ligure dei Giornalisti-Fnsi)
Posted by Eleana at 00:04 | Comments (0)
24 Marzo 2009
Assistenza anziani e conti della Sanità: due questioni collegate
L'intervista a Sotgiu (CGIL) sull'assistenza agli anziani pubblicata nella Newsletter OLI 219 segue le polemiche in Regione sullo stato dei conti della Sanità. Le due questioni sono strettamente collegate. L'autore dell'intervista considera che la situazione dell'assistenza agli anziani (redditizia per i privati convenzionati e allo stesso tempo disastrosa per la parte ancora pubblica) "ha il sapore di un sabotaggio". In altre parole, si penalizzerebbe la struttura pubblica per promuovere quelle private.
Se affrontiamo scientificamente la questione delle convenzioni con privati, si fa presto a concludere che si tratta in realtà di esternalizzazioni, o outsourcing che dir si voglia. Modalità notissima e ampiamente studiata nelle discipline di gestione aziendale.
Sacrificando un po' di comprensibilità alla sintesi, posso dire che l'outsourcing è conveniente se e solo se il fornitore (nel nostro caso le cliniche e i laboratori privati) ha volumi produttivi tali da garantire superiori economie di scala e d'esperienza. Altrimenti si introducono solo maggiori costi, trasformando allo stesso tempo denaro pubblico in profitti privati.
Dal momento che nessun privato in nessuna regione italiana gestisce volumi clinici e diagnostici superiori alla regione, concludo come ha fatto l'ottimo Sotgiu nell'intervista: "Vedete voi...".
Questa conclusione costituisce l'aggancio alla questione del bilancio: per ottenere un risanamento dei conti bisogna volerlo, e l'esistenza di numerose convenzioni mostra chiaramente che questa volontà non c'è. Visto quanto sopra, dovrebbero essere limitate a coprire temporanee emergenze.
Quel che è peggio è che il danno erariale è il male minore. Pochi mesi orsono, un anziano perse la vita in una clinica convenzionata, forse perché non gli davano da bere, e il Secolo XIX, dandone notizia, scrisse che in Liguria esistono ben 68 strutture del genere, senza contare cliniche d'altro tipo e laboratori d'analisi convenzionati. Credo che la magistratura stia ancora indgando su quella morte, ma è comunque chiaro fin d'ora che, se si introducono diseconomie e si riconoscono profitti a soggetti privati, restano meno soldi per la cura delle persone e del bilancio regionale.
Ho personalmente e ripetutamente posto la questione ai vertici regionali. Hanno fatto battute e cambiato discorso. Di questi numerosi centri di profitti privati, pagati da noi contribuenti, non si può parlare. Chi tocca i fili muore.
La mia personale conclusione è che ai vertici nazionali del centrosinistra possono arrivare leader di qualità (tra Prodi e Berlusconi la differenza salta agli occhi, e anche Veltroni, Franceschini e Bersani sembrano persone di valore), mentre faccio fatica a distinguere i politici locali (genovesi) del centrosinistra da quelli del centrodestra.
(Bernardo Gabriele)
Posted by Eleana at 23:55 | Comments (0)
18 Marzo 2009
Chi può dire di porto e chi no
Come lettore affezionato di OLI vorrei dare una prima risposta al vostro M.C., nuova entrata nella squadra in costante espansione di quelli che dicono di porto tanto per parlare. Uno sport che si pratica al meglio coltivando tutti i sospetti maliziosi e le dietrologie più sfrenate. Dato che — però — il porto è una delle poche cose serie di questa città, e non solo per i soci della Compagnia Pietro Chiesa, bisognerebbe un po’ impegnarsi a conoscere. Appunto prima di parlare. Per questo sono disponibile, insieme a tutti i lavoratori del porto di Genova vecchi e giovani, a fornire una consulenza gratuita a M.C. e a quanti si allenano a intervenire in materia di portualità. Sicché sono a disposizione per rispondere a domande precise ed eventualmente ad organizzare corsi serali per gli apprendisti commentatori portuali. Magari per togliere il punto di domanda alle loro malizie e cominciare a ragionare di cose serie. Visto che non è più il tempo di scherzar e.
(Tirreno Bianchi)
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11 Marzo 2009
L’elmo di Scidone
“Il prefetto bacchetta Scidone” è il titolo di un articolo di Repubblica del 7 marzo che riporta le dichiarazioni del Prefetto Anna Maria Cancellieri per cui “la polizia non ha bisogno di regali e nemmeno di elemosine”.
Forse perché Genova attraversa una crisi economica e per questo è sospetta di disordini sociali, tutte le questioni calde degli ultimi mesi sono passate sul tavolo del prefetto. Dall’annosa questione della gestione dei servizi del porto alla tutela della sicurezza del lavoro, dalla verifica dell'"accordo di programma” firmato nel 2005 tra le istituzioni pubbliche, sindacati e Ilva ai “problemi dei pensionati dell’amianto”. E’ una anomalia cittadina che il prefetto Cancellieri -che non ama l’esposizione mediatica – ha interpretato e interpreta con discrezione. Infatti, con discrezione, ha invitato l’assessore comunale alla sicurezza, che ha proposto di destinare una cifra consistente (300 mila euro) alla questura locale per acquistare scooter, computer, etilometri, torce tascabili, macchine fotografiche (Repubblica, 6 marzo), a lasciar perdere non essendo questo compito del Comune.
Domanda inevitabile: chi autorizza l’assessore Scidone a spendere soldi dei cittadini per scimmiottare – come chiosava Enzo Costa in un suo recente “Lanternino” (“Dell’elmo di Scidone”, Repubblica, 16 febbraio) - la politica della destra? Qualche mese fa sulla Repubblica Don Farinella criticava aspramente il fatto che non si riusciva a mantenere a livello quantomeno decoroso i servizi sociali del Comune, che non bastava più dire che non ci sono soldi. Don Farinella suggeriva al Sindaco, nel caso di non poter rispondere alle sempre più drammatiche richieste di assistenza, di portare la chiave di Tursi in tribunale per impossibilità amministrativa. Prima di farlo – aggiungiamo - può cercare di impedire che i pochi soldi di cui dispone il Comune vengano utilizzati impropriamente.
(lettera firmata)
Posted by Admin at 15:03 | Comments (0)
11 Febbraio 2009
Chi controlla il rapporto Comune – AMT?
Mi occupo in maniera assolutamente apartitica di alcuni problemi della città. In questi giorni ho appreso che AMT ed il nostro Comune hanno sancito un accordo grazie al quale AMT verrà retribuita a corsa, e per gli autobus circolari, quali ad esempio il 32 ed il 36 la retribuzione è doppia. Io mi chiedo: noi utenti siamo controllati dal personale AMT preposto, ma chi controlla la correttezza del rapporto Comune - AMT? Visto il finto scorporo di personale da AMT in AMI, Società costituita decurtando la liquidazione del vecchio personale UITE, visto il riaccorpamento fra le due Società, considerando che a questo gioco delle tre tavolette ha partecipato anche la Genova Parcheggi, ho come la certezza che il vecchio dossier "Officina Guglielmetti" sia un lifting e stia vivendo, ahimé, una seconda giovinezza...
(Giuliana Li Vigni)
Posted by Admin at 14:21 | Comments (0)
4 Febbraio 2009
Immigranti: appello contro la schedatura sanitaria
Medici Senza Frontiere (MSF), Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI), Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) e Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (OISG) lanciano un appello per chiedere ai Senatori di respingere l'emendamento che elimina il principio di non segnalazione alle autorità per gli immigrati irregolari che si rivolgono a una struttura sanitaria.
L'attuale Testo Unico sull'Immigrazione (Decreto Legislativo 286 del 1998) prevede che «l'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano».
Il rischio di essere segnalato creerebbe nell'immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche una reazione di paura e diffidenza, in grado di ostacolarne l'accesso alle strutture sanitarie. Ciò potrebbe creare condizioni di salute particolarmente gravi per gli stranieri - con aumenti dei costi legati alla necessità di interventi più complessi e prolungati - e ripercussioni sulla salute collettiva - con il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili.
La cancellazione del principio di non segnalazione vanificherebbe inoltre un'impostazione che nei 13 anni di applicazione (il principio è presente nell'ordinamento italiano già dal 1995) ha prodotto importanti successi nella tutela sanitaria degli stranieri: riduzione dei tassi di Aids, stabilizzazione di quelli relativi alla Tubercolosi, riduzione degli esiti sfavorevoli negli indicatori materno-infantili (basso peso alla nascita, mortalità perinatale e neonatale.).
MSF, SIMM, ASGI e OISG invitano la società civile a sottoscrivere l'appello ai Senatori, che ha già raccolto 660 adesioni. MSF, SIMM, ASGI e OISG collegandosi al sito http://www.divietodisegnalazione.medicisenzafrontiere.it/appello.asp
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28 Gennaio 2009
Genova città dell’Unesco e dei cancelli
Vi domando: si possono ancora chiamare fatti gli eventi di cui la stampa quotidiana o la televisione non parlano? Perché in città succedono fatti gravi o almeno importanti di cui nessuno sa e quindi nessuno parla, come se non esistessero. Fatti di cui a volte sono a conoscenza un po’ di persone che però non hanno il prestigio o i legami politici o la confidenza con le parole per farli conoscere fuori della loro cerchia. Fatti che tutti invece dovrebbero conoscere non per denigrare quel politico o per sollevare i soliti mugugni ma perché sono importanti per capire cosa sta succedendo in questa città, e come affrontare i suoi problemi.
Sabato 17 gennaio – tanto per fare un esempio – da Piazza Banchi è partito il “tour dei cancelli”. Su un volantino - privo di data e con una firma Coordinamento dei comitati genovesi purtroppo priva di recapito - le mete del tour: i cancelli di ferro che mese dopo mese si sono diffusi nel centro della città. Sprovvisti di citofono e apriporta – chissà se esiste una istituzione che si occupa dei rischi che corrono i cittadini chiusi nei recinti (ma anche quelli che abitano nelle zone limitrofe) in caso di urgenze mediche, incendio o altro? – i cancelli hanno attualmente raggiunto il numero di 25.
Come si arriva alla decisione di erigere un cancello? La risposta del volantino che convoca il tour, è semplice: abbandonando una zona. E lo dimostra offrendo una documentazione puntuale di ogni intervento: “Il vicolo viene lasciato al degrado, la strada non viene riparata per anni, il vicolo diventa sgradevole, a volte mal frequentato”. A questo punto i cittadini abitanti insorgono: non ne possiamo più, dicono. E la loro protesta ha le parole dei nostri tempi: sicurezza, sicurezza, sicurezza. La risposta del Comune sono i cancelli: dichiarati provvisori al momento in cui sono stati collocati sono diventati una soluzione stabile, l’unica offerta dall’amministrazione. Così stabile che hanno permesso il fiorire di microeconomie: a fianco dei parcheggi abusivi di moto era inevitabile che sorgesse un mercato di “posti moto”; per non dire della possibilità di procedere a ogni genere di commercio in condizioni “sicure”, protetti da solidi cancelli.
Com’è possibile, chiede il volantino, che un bene comune come uno spazio pubblico o una strada vengano sottratti alla comunità sia pure con la scusa della provvisorietà dell’intervento? Com’è possibile che l’unica risposta a una ragionevole richiesta di pulizia, di decenza, di bonifica sociale sia chiudere a chiave uno spazio? Possibile che qualcuno pensi di risolvere problemi di tale portata che con la creazione di decine di piccoli ghetti?
Non credo che sia facile rispondere a queste domande ma non è più colpevole ignorarle? Ieri, passando davanti al cancello di vico dell’Umiltà dalle parti di S. Matteo ho visto che qualcuno ci aveva appeso un cartello “Genova città dell’Unesco e… dei cancelli”. Mi sembrava un fatto importante e ho pensato di segnalarvelo.
(lettera firmata)
Posted by Admin at 11:21 | Comments (0)
21 Gennaio 2009
Ma l’Ateneo genovese non risulta attrattivo
Caro OLI, quale tuo lettore da lunga pezza, oggi non mi spiego la non richiesta difesa d'ufficio della corporazione universitaria genovese [OLI n. 210] (a meno che l'autore - MCA - non ne faccia parte), che non solo e non tanto evita altezzosamente di rispondere ai giornaletti locali (dialoga solo con Le Monde o Frankfurter Allgemeine Zeitung?) ma che - soprattutto - ci regala facoltà assolutamente silenti nel dibattito pubblico cittadino e che, se fosse esaminata con criteri un po' meno naif di quelli che tanto l'hanno indispettita (magari i titoli scientifici e le varie pubblicazioni di buona parte dei suoi membri), vedrebbe subito evidenziarsi il perché questo nostro Ateneo non risulta minimamente attrattivo, nel pur modestissimo panorama nazionale. Cordialmente.
(Pierfranco Pellizzetti)
Posted by Admin at 19:07 | Comments (0)
14 Gennaio 2009
Cambio della guardia al “Lavoro-Repubblica”
Ho casualmente appreso dal Tg regionale Rai di un nuovo cambio della guardia a capo della redazione di Repubblica Genova. Da fedele lettrice di quel quotidiano, vorrei cogliere l'occasione per rimarcare la mia soddisfazione riguardo la linea editoriale adottata dal giornale in quest'ultimo anno (in primis, una netta presa di distanza dalle politiche scajoliane, con conseguente epiteto di “tazebao” riservato dal ministro al Lavoro, il giornale di Pertini, mi piace ricordarlo!) e per auspicare quindi una continuità su questa strada, a mio avviso positiva. In tempi preoccupanti in cui l’informazione funge da voce del Padrone, è importante conservare invece una voce critica.
(Ada Bodrato)
Posted by Admin at 09:12 | Comments (0)
Befana caramellosa e anche smemorata
Ma che Befana caramellosa per Legambiente 2009!
Quest'anno ai nostri politici locali poco carbone e tanti dolcetti, da sottolineare fra i più significativi quelli alla Regione che, bontà sua, ha finalmente creato il Parco delle Alpi Liguri, al Comune per la raccolta differenziata porta a porta in amplissima area cittadina, Sestri Ponente, ma che ancora non ha spiegato dove poi finiranno i rifiuti. Bonbons anche alla Provincia che ha creato addirittura l'ufficio per i diritti degli animali, ma, ahimé. ha ricevuto carbone per aver autorizzato i PUC di Recco e Arenzano.
Befana smemorata. E gli indirizzi del nuovo PUC di Genova? Disquisizioni così dotte dall'architetto imperiese ambientalista per salutare i tanto attesi Orientamenti, critiche aspre ai 17 progetti di social housing, eppoi Befana che dimentica che nei nuovi Indirizzi manca la modifica al “trasferimento di volumi“. Colpita forse dai continui lamenti dell'Ance: non si lavora più, opere ferme, crisi nera del settore. E se si dirottassero a fare case accessibili anche ai giovani o alle coppie che vogliono mettere su famiglia, per esempio? Nel Levante della città incombono megaprogetti, da via Puggia, in discussione la prossima settimana in Municipio, alla rimessa Amt, all'uliveto di Quarto, il nuovo Lido, l'ex ospedale psichiatrico, via Liri: niente che non sia di lusso. Su cui ancor più degli ambientalisti protestano i cittadini. E non si tratta di essere aprioristicamente contro, come pensa il capogruppo del PD in Comune che definisce “ambientalisti immobilisti” tutti coloro che si oppongono alla supposta riqualificazione di residenze e della sosta.
Ben vengano i parcheggi tanto per dire: ma come mai solo a Levante? Scopriamo da un'indagine sulla mobilità sostenibile in Italia (Repubblica, 6 gennaio ‘09) che Genova è la città con la minor densità di auto per abitante. Saranno tutte a Levante, poiché si stanno progettando un migliaio di nuovi box fra Piscine, Lido e Boccadasse. Viste le macchine sui marciapiedi, gli innumerevoli box fatti qui serviranno per conservare il vino o l'Appia di famiglia.
Grande soddisfazione, ed unica pare, per l’esponente di Legambiente: il park dell'Acquasola. Loda il Comune che ha rinunciato a ricorrere contro la sentenza del Tar (ma qualcuno già si chiede che cosa riceveranno in cambio i committenti), tira le orecchie perchè non si migliorano le infrastrutture (però sostiene l'Opzione Zero per la Gronda).
Legambiente distribuisce ancora carbone alla Regione dove l' ex sindaco-assessore regionale, tifava per il banana-grattacielo di Fucksas, progetto respinto soprattutto per l'opposizione di molti savonesi: dopo un libro come “Il partito del cemento” meglio ricordarsi che si avvicinano le elezioni.
Legambiente critica il cemento eccessivo dei porticcioli ma non fa parola dell'ipotesi Lido con appartamenti sugli scogli. Forse dovremo aspettare il progetto, come per Boccadasse, a giochi fatti. Intanto il porto di Sanremo è stato ampliato, così Varazze, S.Lorenzo al Mare e ad Imperia sono in dirittura d'arrivo 2500 posti-barca. In progettazione altri porticcioli a Ventimiglia, Pietra Ligure… A Lerici poi solo una sollevazione popolare ha bloccato la trasformazione in residence di cabine da rotonda sul mare.
Per tutto questo dagli ambientalisti proteste tiepidine, come si dice, lontano dagli occhi, lontano dal cuore e... dai media. Meglio travestirsi da Befana, foto e titoli assicurati.
(Bianca Vergati)
Posted by Admin at 09:10 | Comments (0)
24 Dicembre 2008
Se a “prendere l’amianto” è l’Ansaldo
Sono un po’ più vecchio di quegli operai dei cortei dell’amianto nei giorni scorsi. Anche a me l’hanno dato. Mi mancavano pochi mesi ai 35 anni e mi hanno detto “guarda che lo riconoscono anche a quelli delle macchine utensili”; io ero tra quelli e quando mi hanno dato il via mi son dimesso. Alla fine ci ho guadagnato 4 mesi; tutto regolare. Di quelli dei cortei ne conosco parecchi: ci sono andato per salutare, chiedere della famiglia, della salute, le solite cose di cui si parla quando da un po’ non ci si vede. Quasi tutti pensano che alla fine un soluzione si troverà ma li avvilisce di fare una figura di merda, passare per ladri.
Tutti quelli con cui ho parlato sono convinti che se non fossero stati a lavorare nelle grandi aziende, in particolare da Ansaldo ma non solo, il premio dell’anticipazione della pensione se lo potevano scordare. Intanto perché già in una azienda di quelle dimensioni e con quella organizzazione è risultato difficilissimo ric ostruire il curriculum di ognuno – dove e quanto avevi lavorato in quel reparto o in quell’altro, che lavorazioni c’erano mentre c’eri tu e via discorrendo - poi perché se in quel posto l’amianto c’era o non c’era è stato oggetto di discussioni e di cambiamenti di opinione nel corso del tempo. Basterebbero queste difficoltà per scoraggiare chiunque e se così non è stato vuol dire che dalla parte dell’azienda c’era un atteggiamento costruttivo. Del resto non è un segreto che l’amianto è servito all’Ansaldo per togliersi un po’ di lavoratori o, se restavano, di non dovergli pagare più i contributi. Ma la cosa che non si vuol dire è che sono stati sindacati e patronati vari a cercare i singoli lavoratori e dirgli che avevano la possibilità di anticipare di due o tre anni la pensione. O, viceversa, se erano i lavoratori che si facevano sotto (“per me” o “per quelli del mio reparto non c’è niente?”) la domanda era accettata senza scandalo. Vuol dire che l’azienda era d’accordo, vi pare? Ho letto che qualcuno ha anche pagato: se così fosse non mi piacerebbe ma neppure questo mi stupisce più di tanto. Gente che è andata a lavorare a 15, 16 anni la fabbrica la odia, non la sopporta. Non vorrei metterla troppo in politica ma proviamo a farci una domanda: c’è qualcuno oggi – a parte quelli che mandano le magliette in Africa - che non pensa per sé? Qual è il messaggio che arriva dalla politica, anche quella normale e non degli scandali? Alla Moltini l’amianto c’era e probabilmente sarebbe facile vedere se c’è ancora, il loro guaio e che non erano Ansaldo. Lo stesso guaio che è toccato e ancora tocca a quelli di Trieste e Monfalcone dove l’amianto ha fatto vittime a centinaia e continua a uccidere ma lì Fincantieri non molla, ha ostacolato indagini, negato documenti e forse cancellato prove.
Anni di lotte per arrivare a una legge appena decente e subito aziende pronte a usarla per mettere a posto i propri conti. Hanno sbagliato i lavoratori a stare al gioco ma, vi domando, qualcuno che conta, tra partiti e sindacati, si è smarcato? Ha proposto un altro gioco? La questione è tutta qui.
(Lettera firmata)
Posted by Admin at 17:28 | Comments (0)
17 Dicembre 2008
Genova città dei Diritti?
Dieci giorni dedicati ai diritti sono stati una iniziativa importante in termini di contenuti e per l’esigenza di richiamare l’attenzione sui sistemi di valori civili trascurati dai molti media e ignorati dai più siano essi cittadini o amministratori.
Disturba solo l’enfasi di alcuni particolari con cui è stata presentata l’iniziativa quali, ad esempio: “Genova capitale dei diritti umani e civili che converte le sue ferite in progetti di impegno, in identità più alte”.
“Capitale” è un appellativo abusato che non si vorrebbe più sentire pronunciare. La città si è infatti autoproclamata nel tempo: “Capitale delle Partecipazioni Statali” – “della portualità” – della siderurgia” – del nucleare” – “della elettronica” e via discorrendo. Ma ogni volta un fallimento ha chiuso il breve ciclo di presunta supremazia tra l’indifferenza di chi poteva e nella sofferenza di chi traumaticamente veniva espulso dal ciclo produttivo.
“Genova città dei diritti”, ma la sentenza recentissima su una parte del G8 ci ha lasciato l’amaro in bocca, confessiamolo! I due filoni su cui la Procura continua a scavare (porto – mensopoli) sembrano confermare che Genova non è molto diversa dalle altre città italiane, anzi.
Forse potrebbe essere utile a chi ha organizzato il ciclo di incontri ripassare la recente storia della Superba e gli suggeriamo l’interessante aggiornamento: M. Preve – F. Sansa, “Il partito del cemento”, Chiarelettere Editore, Milano luglio 2008.
(Vittorio Flick)
Posted by Admin at 17:09 | Comments (0)
L’occasione perduta
Fra poco più di una settimana la Mostra “Ragazze di Fabbrica” finirà la sua permanenza alla Biblioteca Bruschi Sartori, partecipare alla sua realizzazione è stata una bella esperienza coinvolgente ed emozionante.
Emozione è infatti la parola più adatta per dire dei numerosi incontri che ci sono stati durante tutto il periodo della mostra.
Ma qualche mancanza c’è stata, ed una in particolare è stata “fragorosa”: quella del Sindacato.
Dai tabelloni della mostra, nei dibattiti, nelle conversazioni, il Sindacato è stato continuamente richiamato: per ricordare le rivendicazioni, le lotte, i contratti, le manifestazioni, le assemblee, o anche per evocare i contrasti e le discussioni accese.
Che presenza ingombrante per tanti anni della nostra vita!!
Ed ora è tutto finito? Forse perchè rappresentiamo il passato?
Eppure da delegata sindacale, nei momenti formativi, mi veniva spiegato che bisogna conoscere il passato per sapere verso che cosa si sta andando.
La lunga appartenenza alla Cgil, ancora oggi da pensionata, mi ispira questa ulteriore “rivendicazione”. E’ quasi un riflesso condizionato!
Avevo immaginato che il sindacato avrebbe colto questa occasione per favorire un incontro fra diverse generazioni di lavoratrici, quelle di oggi e quelle del passato.
Forse avremmo scoperto che abbiamo delle cose da dirci.
Penso che abbiamo perso un’occasione e non volevo far finta di nulla.
(Luisa Campagna)
Posted by Admin at 17:07 | Comments (0)
10 Dicembre 2008
Tivvù tivvù che sei tu senza tivvù?
Immagino che abbiate letto su Repubblica del 3 dicembre us la cronaca intitolata “Giulio evitiamo un’altra predica di quella là”. Secondo il cronista alle 14,30 di martedì 2 dicembre Berlusconi da Tirana telefona a Tremonti che sta Bruxelles: “Giulio ragioniamoci. Vediamo se è possibile, se ci sono i margini. Non è che io possa reggere quella lì, col seguito di cui gode, anche domenica prossima, una nuova predica contro il governo a ridosso delle partite”. Quella lì, la “tipa” che B. non può reggere si chiama Ilaria D’Amico e conduce per Sky un programma domenicale dedicato al football. Molto seguito naturalmente.
Rifletto. B. di fronte alle rimostranze dell’opposizione, quale che ne sia il motivo, la manda a quel paese: “siete prevenuti”, “non vi caga nessuno”, “difendete gli imbecilli”, “non sapete neppure amministrare le vostre cariche” (caso Villari vigilanza Rai). B. di fronte alle osservazioni o critiche che gli vengono da alcune testate di giornali manda a cagare anche loro, ostenta disprezzo: “siete prevenuti”, fate solo “informazione a senso unico”. B. chiama “nemici” i giornalisti che lo criticano e magari – come è successo in passato – cerca di farli spedire a casa. Può farlo impunemente perché possiede molte televisioni e carta stampata e ha pure una “certa influenza” sulle reti pubbliche.
Le esternazioni di B. sono rapide, essenziali; la prova della sua efficienza. Per dire qualcosa (figuriamoci per decidere!) non deve riunire nessuna direzione o segreteria o organo di controllo. E’ il capo e padrone del suo partito, il partito dell’antipolitica. Che disprezza gli altri partiti, i giornali, il dibattito, i giornalisti, la cultura.
Ecco perché a B. non fanno paura le giaculatorie dei partiti avversari. Anzi, si diverte a tenerli occupati con le sue battute e con le smentite che arrivano subito dopo. Li terrorizza con le sue minacce per poi consolarli facendogli un po’ di sconto. Li spiazza con le sue bugie, le enormità del suo comportamento e mentre loro non si sono ancora ripresi si mette a parlare d’altro. E irride alle loro divisioni e incertezze.
Lui teme solo la D’Amico perché a proposito di Sky lo critica, la domenica, “a ridosso delle partite” quando parla di calcio e a sentirla c’è il popolo che è caro a B. Ancora più caro se si occupa solo di pallone.
L’opposizione avrebbe molto di che riflettere. Fonda televisioni ma autoreferenziali e destinate alla guerra interna, balbetta, rincorre, teme la nettezza delle parole, la chiarezza, delle scelte. Immigrati? Si però… Moschee? D’accordo ma solo in luoghi che… Legge elettorale? Siamo contro le liste bloccate ma loro, gli altri, invece… e allora noi non possiamo mica… La Vigilanza Rai? Ma sono loro che ci hanno fatto fessi, noi avremmo voluto poi quello lì s’è messo in mezzo…
Mia nonna buonanima diceva “Già noi avrebbimo, farebbimo, potessimo loro invece hanno e fanno”. Già, ma come mai?
(lettera firmata)
Posted by Admin at 16:24 | Comments (0)
19 Novembre 2008
Immigranti: diventare regolari al tempo della destra
Grazie per le notizie che riguardano a noi immigrati.
Dire che la regolarizzazione divente cultura è una parola carina e grande, ma con la destra nel governo non per essere pessimista ma sarà difficile, un governo che ogni giorno non fa altro che applicare delle legge discriminante in confronto di chi non appartiene all'Unione Europea.
Come dire che aumentarà il costo del servizio del Permesso di soggiorno quando il ministerio dell'Interno e le questure danno un servizio che non soddisfa a noi immigrati, un servizio che per riavvere il permesso de soggiorno bisogna aspettare un anno: E’ nel momento che se deve retirare è scaduto, per cui diversi cittadini devono girare con un documento scaduto, rimettono la pratica tramite posta per il rinnovo e devono continuare a girare con questo documento scaduto, sembra che ci prendano gioco di noi, e così bloccano a questo cittadino come a viaggiare, estudiare, lavorare, etc perchè la ricevuta che da la posta non è del tutto valida secondo la legge.
Mi auguro che il Signore Presidente Fini logre convincere a la sua magioranza per la regolarizzazione/cultura di chi lavora già in Italia in nero, così di questa forma abbiano il diritto a una asistenza sanitaria e tante altre cose…
(Magdalena Burgos)
Posted by Admin at 15:19 | Comments (0)
I cani sporcano, le persone insultano
Sto per aprire il portone di casa dopo una domenica mattina passata al Festival della Scienza quando vedo un po’ più su, all’angolo del palazzo, il solito cane che alza la gamba per pisciare. La padrona è una signorile donnetta che ai miei rimbrotti reagisce venendomi incontro per chiedere spiegazioni. Ne nasce un imbroglio in cui sottolinea con disprezzo: che il suo è un cane (“cosa devo fare?”), che non sono democratico e quindi voto per il PD (“è antidemocratico, continui a votare pd!”), inoltre che sono nevrotico e parlo come mangio perché mi sono permesso di darle del Tu e ho detto metastruttura di tutte le chiacchiere sceme con cui ha infiocchettato il suo discorso.
Va bene! Magari ero nella fase del cittadino modello che va a prenotare gli appuntamenti di un affollatissimo festival (non so quanto frequentato dai genovesi), e proietta una immagine di se di persona giusta e responsabile oppure ero “nero” per tutta una serie di questioni personali e universali legate a quella domenica mattina. Comunque sia, questa linda sciura genovese, un po’ agèe - notaio o ex avvocato o matrona di casa di professionista affermato - con il suo cane nero, della stessa razza di quelli dei malavitosi, con la sua bella giacchetta che svolazza, libera, per via Assarotti e piazza Manin di domenica in tarda mattinata, non lo può portare nelle aiuole il cane? alle Mura dello Zerbino che sono lì dietro? così l’animale fa anche una piccola sgambata e non orina contro i palazzi storici del Barabino.
E invece lo stramaledetto stronzo maleducato sono io che ho dato del Tu a lei i cui pensieri devono essere così esclusivi da toccare il cielo.
Ah! nel frattempo – mi dimenticavo! - il cane era andato a pisciare nel medesimo posto, come le avevo detto, con rancore, che sarebbe successo; da ciò nuove discussioni.
Ma sì! avrà ragione lei! mi sono detto aprendo il portone di casa anche se avvertivo ancora alle mie spalle un refolo ingiurioso che mi arrivava indistinto.
Avrà ragione perché, a lei così nobile, non è mai successo di scendere a piedi per via Assarotti alle sei di mattina, prima che ci passino a pulire, sporca sino all’inverosimile, olezzante da far ribrezzo, dove insozzarsi è inevitabile.
Se non fossi paranoico penserei che insieme al “blocco universitario” e ad “azione universitaria”, agli infiltrati, al carcere per chi occupa e alle classi diverse per gli stranieri, adesso diventa legge e pratica comune reprimere ogni banale invito alla decenza, al senso di responsabilità, al decoro (per altro borghese). L’atteggiamento della signora di cui sopra mi ricorda in effetti il poco aristocratico “menefrego!” che anche Ber. ha contribuito a sdoganare.
Oppure nei fatti è già così e io me ne sono accorto soltanto domenica mattina.
(Elio Rosati)
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12 Novembre 2008
Il porto di Albenga e il decreto Burlando
L'art.3 DPR 509/97 (decreto Burlando) stabilisce che “Chiunque intenda occupare zone del demanio marittimo o del mare territoriale o pertinenze demaniali marittime o apportarvi innovazioni allo scopo di realizzare le strutture dedicate alla nautica da diporto (...) deve presentare domanda” all'Ufficio Demanio presso il Comune. L'obiettivo è la semplificazione del procedimento di rilascio della concessione di beni demaniali marittimi per realizzare porti turistici. Si pongono due problemi:
1) generale (interessa anche altri Comuni): poiché la realizzazione del porto comporta l'esecuzione di opere che, per il loro importo, richiedono il rispetto dei principi fondamentali del trattato CE, prevalenti anche sulle norme nazionali (principio di non discriminazione basato sulla nazionalità dei concorrenti, di parità di trattamento, di trasparenza, ecc.), il decreto Burlando è inadeguato laddove, oltre alla pubblicazione dell'istanza, non prevede anche l'indizione di gara formale con invio del relativo bando all'ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle comunità europee.
2) specifico: il Comune di Albenga ha affidato l'incarico di redigere il nuovo Piano Urbanistico Comunale al consorzio di architetti e ingegneri “CAIRE”. Data la complessità dei problemi legati sia alla viabilità, sia al retroporto, sia alla salvaguardia di ambiente (presenza di SIC – siti di importanza comunitaria sui fondali) e attività economiche della Piana (agricoltura in primis), è opportuno che la previsione di un porto turistico ad Albenga sia demandata al nuovo PUC, non a un semplice progetto presentato da privati. Inoltre, come sancisce la Sentenza n.914/07 del CdS, si deve valutare prima di ogni altra cosa se davvero il preteso interesse pubblico a destinare l'area demaniale alla finalità prospettata dal privato esista e, comunque, se non sia perseguibile in maniera radicalmente diversa: il Comune non è vincolato a dare inizio al procedimento, sul semplice presupposto che l'istanza di concessione radichi di per sé un interesse tutelato in capo al richiedente. P ertanto, proprio perché lo studio del nuovo PUC è in fieri, abbiamo invitato il Comune ad astenersi dal dar corso all'istruttoria sulle domande presentate ovvero a negare la concessione richiesta (per saperne di più visita il sito dell’Osservatorio pubblico di Albenga, http://www.osservatorioalbenga.fr.nf/)
(Igi Viveri)
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29 Ottobre 2008
La parità a norma CE
Da sempre mi sono chiesto come mai nel mondo del lavoro esistesse tanto interesse ad affermare la parità tra uomo e donna, al punto che oggi anche un semplice complimento, diciamo “galante”, in ufficio è in odore di denuncia, mentre dall’altra parte nessuno protesta quando all’ingresso delle discoteche la differenza di trattamento economico sia considerata normale e, anzi, sacrosanta.
Torto o ragione che possano avere i buttafuori dal punto di vista puramente sociale e pratico nel caso di rimostranze in tal senso, dal 9 novembre 2007 questa ghettizzazione dei maschi a soggetti paganti rispetto alle donne da far entrare gratis è da considerarsi un reato, anche se davvero mal si adatta al sud dell’Europa.
Il D.Lgs n. 196/2007 che modifica ed estende il D.Lgs 198/2006 applica il concetto di parità tra i sessi all’intera sfera sociale delle persone. Il titolo parla già da solo: “Attuazione della direttiva 2004/113/CE che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l’accesso a beni e servizi e la loro fornitura” (sic!). Tre anni per digerirla nel nostro Ordinamento, meglio di altre volte.
L’art. 55 bis, comma 1, definisce il concetto di discriminazione diretta, quando una persona a causa del suo sesso è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un’altra persona in una analoga situazione. Insomma in discoteca, codice alla mano, da oggi anche i maschietti potranno entrare gratis o con lo sconto “lei”. Tra l’altro l’onere della prova contraria, ovvero di non aver operato una discriminazione, spetta al convenuto (art. 55-sexies), cioè alla discoteca denunciata. E stop anche alle assicurazioni che volevano applicare una differenza tariffaria anche in base al sesso.
La cosa si fa decisamente interessante pensando di applicare il decreto ai siti web di incontri, dove di solito l’uomo paga e la donna no. Per alcuni siti si parla di fatturati di non meno di 10 o 20 milioni di euro mensili, basati sul concetto molto pratico che un uomo pagante sia per lo meno un po’ filtrato, mentre una donna non pagherebbe mai per iscriversi e farsi rincorrere da un maschio: almeno questa è l’usanza dei paesi latini. Però la cultura, che in questo caso è decisamente sfavorevole ai maschi, cozza contro il diritto comunitario. Due anni fa posi il problema ad un sito di Roma: mi risposero che sapevano benissimo di essere ai margini della legalità (diciamo pure fuori), ma che volendo far funzionare le cose questo è l’unico sistema. E gli do ragione.
Insomma, se ci sono voluti tanti anni per far cambiare almeno un po’ la testa ai maschi, ce ne vorranno forse altrettanti per far digerire al gentil sesso che la parità deve essere reciproca. A meno che in un gesto di grande romanticismo la corte europea non sancisca che i rapporti uomo/donna (e i servizi commerciali ad essi dedicati, fatturati compresi) non fanno parte del “dare a Cesare quel che è di Cesare”, ma di un nuovo principio che potremmo definire “A Venere quel che è di Venere, ma a Marte senza sconto”.
(Stefano De Pietro)
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15 Ottobre 2008
Sorpresa
I fatti di cronaca di questi giorni non devono spaventarci ma farci riflettere su come stia cambiando la società italiana. Mi chiedo quale sia il futuro della seconda e terza generazione, ovvero dei figli di immigrati che si sentono a tutti gli effetti cittadini italiani e sono orgogliosi di sentirsi tali.
Ma gli episodi di Milano, Roma, Caserta e Novara portano alla luce una tensione ormai giunta al limite. Sono mesi, se non anni, che sento parlare di integrazione degli “immigrati onesti” e dell’unanime condanna dei crimini che hanno come protagonisti cittadini stranieri. Tante parole al vento ma nessun piano concreto.
La risoluzione del fenomeno dell’immigrazione clandestina e della criminalità straniera è, infatti, nell’interesse prima di tutto delle famiglie che hanno deciso di stabilirsi nel lungo periodo in Italia e hanno investito tutte le loro risorse nel crescere dei figli che, purtroppo, continuano a doversi sentire diversi in casa loro.
Le leggi approvate e parzialmente applicate fino ad ora si sono rivelate inefficaci: il numero dei clandestini continua ad aumentare, il numero dei finti “regolari” pure, per non parlare del lavoro nero che vede impiegate infinite risorse umane ma clandestine, con un evidente beneficio economico che ricade totalmente nelle tasche dei datori di lavoro italiani.
Le tristi vicende di questi ultimi giorni non mi sorprendono. Sono il frutto di una profonda ignoranza, di un ottuso e antistorico rifiuto dell’immigrato (accettato solo per pulire, badare agli anziani e svolgere mansioni umili purché faccia tutto questo in silenzio e, possibilmente, senza farsi notare) e della situazione socio-economica di questo paese che inizia a sentire traballare le fragili basi che l’hanno accostato agli altri paesi dell’Unione Europea.
Mi auguro che gli autori dei reati (perché di questo si tratta, smettiamola di chiamarli “sfoghi” o “incidenti dovuti alla tensione sociale in aree depresse del paese”) vengano puniti, così come spero accada per tutti i criminali italiani e non. Mi piacerebbe sapere perché gli italiani, che sanno di vivere in un paese con scarsissima educazione civica e povera conoscenza delle proprie istituzioni e del loro funzionamento, richiedano un comportamento opposto solo agli immigrati.
Forse, allora, quando si parla di integrazione avrebbe senso consegnare agli stranieri un vademecum con le istruzioni per il rispetto delle regole che vigono negli altri paesi europei: sarebbe interessante rendere “svedesi” o “svizzeri” gli immigrati appena poggiano piede sul suolo italiano, ed assistere poi al confronto con quelli che si proclamano “puri” ed “italiani” al 100%. Forse, in quel momento, smetteremo di nasconderci dietro un dito ed inizieremo a rispettarci a vicenda.
(Elsa Welde Ghiorgis Haile)
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8 Ottobre 2008
Università: considerazioni di una precaria
Sono stata assunta una decina di anni fa per far lavori di segreteria in una struttura dell’Università. Precaria naturalmente. A capire che non ero proprio "necessaria" non ci ho messo molto. Avevo poco da fare ma alla struttura faceva comodo avere un dipendente in più (prestigio, maggior peso nella distribuzione dei finanziamenti ecc.). A me non mi piace stare con le mani in mano: mi sono data da fare, ho preso iniziative. Ho cominciato a fare lavori per cui non sono stata chiamata e, a poco a poco, sono diventata … indispensabile. So bene che nessuno lo è, ma sono sicura che se dovessi tornarmene a casa (insieme ai colleghi precari che, negli anni, si sono aggiunti) la mia struttura non sarebbe in grado di assicurare i già scarsi servizi che offre. E i primi ad accorgersene sarebbero gli studenti (a parte – ovviamente - io stessa, ora che sono sposata e con due figli da mantenere).
La mobilitazione attuale dei precari all’università è sacrosanta. Condivido tutto, ho firmato appelli e presenziato assemblee. Le assemblee: in questi giorni, erano piene di precari ma anche di docenti. Tanti gli interventi di presidi, direttori di dipartimento, componenti del consiglio di amministrazione. I più eloquenti, i più convinti, i più barricadieri: tutti solidali. Ero contenta: se loro sono con noi - ho pensato - abbiamo probabilità di farcela. Poi, tornando a casa, ho capito che sono stati proprio loro ad assumerci parecchi anni fa. Con un contratto precario di cui, beninteso, ero infinitamente grata. Un contratto annuale rinnovabile, che poi è diventato semestrale e poi ancora trimestrale. Un avvenire sempre più incerto, addolcito da parole di conforto: “Non si preoccupi, vedrà che tutto si aggiusterà”. Accanto a un governo che finanzia sempre meno l’università, forse perché vuole solo distruggerla, ci sono anche coloro che non si sono dati da fare, quando avr ebbero potuto, per risanarne le strutture e farla funzionare bene. Ho capito anche che, da precaria, non sono libera di apporre la mia firma. Per questo, per favore, vi chiedo di ometterla.
(Lettera firmata)
Posted by Admin at 15:15 | Comments (0)
Questione di lusso
Lunedì 29 settembre ho letto sul Secolo XIX un articolo-lettera di Giuseppe Lo Nostro, docente di Qualità nei sistemi industriali alla Facoltà d’Ingegneria che diceva, in soldoni, che quest'anno sono scese le iscrizioni a lettere e altre facoltà e che -insomma- in questo periodo difficile e duro ci vuole una scuola del saper-fare opposta a una scuola del sapere-e-basta perché quest'ultima sforna alla fine dei disoccupati e come esempio diceva è assurdo che un liceo scientifico abbia più ore di italiano e latino che matematica e fisica, e diceva anche che in questi tempi la filosofia, la letteratura, il diritto, la storia, sono un lusso che non ci si può permettere, che le richieste del mercato sono di altro tipo. Alla fine citava Dante.
La cosa che mi ha innervosito è la questione del lusso: conoscere la storia e la letteratura è un lusso che oggi pochi si possono permettere e infatti quei pochi fanno la fame. Quello che invece chiede il mercato è avere persone che sanno fare. Ma queste persone che sanno fare rischiano di non saper vedere quello che fanno. Perché saper vedere quello che fai diventa un lusso che la tua scuola non-di-lusso non ti ha dato e che non puoi toglierti nei ritagli di tempo. Nel ritagli di tempo cosa fai? Nei ritagli di tempo vai al Cineplex a vedere l'ultimo blockbuster, nei ritagli di tempo ti scarichi i giochi per la play, porti i tuoi figli alla Fiumara, perché questi sono i lussi di chi non può permettersi il lusso della storia, del diritto e della letteratura. Se hai fatto la scuola del saper-fare non puoi citare Dante alla fine del tuo articolo sul Secolo XIX, perché Dante non sai cosa sia.
Se questo è quello che chiede il mercato, è un mercato povero e per poveri. Il prezzo da pagare per rinunciare al lusso della storia e della letteratura è pesante: significa pensare alla sera per serial e per stagioni televisive, significa pensare che questo è quello che c'è, e quello che non c'è è scaricabile. Significa che stare bene è un prodotto, che essere felici è un prodotto e il prodotto è legato al tuo saper fare, al tuo saper produrre prodotti. Ad accettare uno stop and go come si accetta un c.s.i. Miami.
Se questo è il mercato anche la lettera-articolo pubblicata sul Secolo XIX è un prodotto, ed è un prodotto consonante e governativo. La scuola del saper fare, va bene, ma saper fare cosa, e per chi? A favore di chi? Se il latino, la letteratura, il diritto, l'arte e la storia sono un lusso, in questi tempi di crisi, è una crisi di valore non economica. La scuola di lusso è la scuola di chi non saprà fare prodotti per questo mercato che vuole beni di lusso destinati ai poveri. L'iphone per i poveri, la tv via cavo per i poveri, lo schermo piatto 16:9 per i poveri.
Allora forse è meglio questa fame di lusso, questo Seneca da affamati.
(Fabrizio Venerandi)
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9 Luglio 2008
Manifesto antirazzista
Il 14 Luglio del 1938 un gruppo di cosiddetti scienziati fascisti pubblicò un Manifesto in difesa della razza.
Il 10 Luglio del 2008 a S.Rossore, dove la Regione toscana fa ogni anno una grande manifestazione culturale a tema, sarà presentato il contro-manifesto degli scienziati antirazzisti, i primi firmatari sono Marcello Buiatti, Rita Levi Montalcini, Guido Barbujani, Alberto Piazza, Massimo Livi Bacci, Elena Gagliasso Luoni, Agostino Pirella , Laura Dalla Ragione, Francesco Remotti, Flavia Zucco, Enrico Alleva, Filippo Tempia. Il manifesto é reperibile sul sito della Regione (cliccare qui) dove é possibile firmare per adesione con pochi passaggi.
E' una iniziativa particolarmente importante in questo momento: il manifesto risponde punto per punto ai dieci punti di quello fascista.
(Stefano Dall'Agata)
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2 Luglio 2008
La "sicurezza" che fa spettacolo
Sera di giovedì 26 giugno, le 23 passate da poco; la Spagna ha appena conquistato la semifinale. Via san Lorenzo si ripopola. La vettura dei vigili urbani avanza lenta, rassicurante nella direzione di Matteotti. Primo pensiero: san Lorenzo è la via più illuminata, tranquilla e pedonale della città, perché mai sarà la più frequentata dalle pattuglie? Secondo pensiero: prima di vigili non se ne vedeva proprio, si tratta di un inizio; ben venga e non facciamo i difficili. E poi chissà quante trattative e scambi ci saranno voluti per convincerli a tornare in strada (sia pure in macchina). La sindaco e poi l'assessore l'avevano promessi da subito e non per questioni di "sicurezza". Piuttosto per rispondere a compiti di ordinanza: circolazione selvaggia nei vicoli, gare notturne di macchine e moto e simili. Ma loro avevano risposto picche.
Dalla macchina che avanza, i 2 vigili osservano compresi il popolo appiedato che gli fa largo. D'improvviso si fermano. Addossato al muro della cattedrale hanno visto il colpevole. Un nordafricano alto, pensoso che con la chitarra esegue pezzi di jazz freddo. Cerca le note con occhi socchiusi e solo raramente li intreccia con chi concede l'obolo. A Genova è conosciuto: è il suo stile, singolare, discreto, come la sua musica.
- No, non si può, suonare qui è vietato. Lo sai che potrei sequestrarti la roba...
Lui lo sa ed è grato che non lo facciano. Sorride mentre comincia a raccattare le sue cose, la custodia della chitarra, il seggiolino...
Intanto alle spalle della prima pattuglia ferma in mezzo alla strada ecco arrivarne un'altra, sempre di vigili. Si fermano e si festeggiano tra loro; genere "ah, stasera ti è toccata" e simili. Sono contenti, la serata è dolce e loro possono parlarsi da una macchina all'altra senza neppure dover scendere e spegnere il motore.
Non è finita: il loro buon umore tocca il massimo quando una terza pattuglia di colleghi sopraggiunge questa volta proveniente da Matteotti. Qui una vigilessa fuma ostentamente sulla macchina d'ordinanza, infrazione veniale forse perchè i finestrini sono aperti. Nuove amenità e, a voce alta, apostrofi genere "qualcuno lavora eh".
Le tre macchine ormai fanno mucchio, un blocco animato che desta la curiosità dei passanti (ai lati). A rompere l'incanto è una macchina, questa volta di finanzieri che, sopraggiunta da Caricamento, attende che i colleghi del Comune le diano strada. Un ragazzo che come me ha osservato la scena commenta "Beh, bisogna ammetterlo, il Comune c'è".
(lettera firmata)
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7 Maggio 2008
Il Papa a Genova: un nuova caso Sapienza?
In relazione alla prossima visita del Papa alcuni giornali hanno diffuso notizie riguardanti iniziative promosse da centro sociali, associazioni e gruppi politici locali. Hanno fatto anche confusione evocando, a proposito dell’intervento di alcuni docenti dell’Università di Genova, il “rischio di un nuovo caso Sapienza”. La lettera del prof. Gibelli è un’opportuna precisazione.
Un gruppo di studenti ha chiesto a me e ad altri colleghi di appoggiare la loro richiesta di uno spazio universitario nel quale tenere, in concomitanza con la visita del Papa a Genova, una libera discussione sul ruolo attuale della Chiesa cattolica e sulla difesa della laicità dello stato. Una richiesta sacrosanta (se non si discute liberamente e laicamente all’università, allora dove?) che ho approvato con un breve messaggio, anticipando che per ragioni personali molto probabilmente non avrei potuto prendere parte a tali discussioni. Tutto qua. Ho appreso successivamente di documenti più ampi e di proposte di cortei di contestazione. Non importa che approvi o disapprovi tutto questo: semplicemente non l’ho sottoscritto.
Niente a che fare, in questo episodio, con la vicenda romana della Sapienza. Là si trattava dell’invito rivolto al Papa a tenere il discorso di inaugurazione dell’anno accademico. L’unica cosa veramente scandalosa in quel caso è stato l’indegno linciaggio a cui sono stati sottoposti alcuni colleghi per avere espresso una critica su questo punto ritenendo l’iniziativa inopportuna. Qui si tratta invece della visita pastorale del Papa a una città e ai suoi fedeli, che hanno tutto il diritto di incontrarlo in santa pace. In questo senso ha ragione Don Gallo: se qualcuno non desidera incontrare il Papa, nessuno lo obbliga.
Allo stesso modo dovrebbe essere sempre garantito il diritto di chiunque e esprimere il proprio dissenso nei confronti di chicchessia, purché in modi pacifici e urbani. Personalmente penso che se la Chiesa cattolica non avesse dato ripetute prove di invadenza nella politica quotidiana, presentandosi come forza di parte anziché come portatrice di un messaggio universale, non sarebbe continuamente esposta a gesti di contestazione. Se si vuole il rispetto dovuto a un’autorità spirituale superiore, bisogna meritarselo mantenendo questo profilo. Se si entra in politica tutti i giorni col favore e l’ossequio conformista dei mezzi di comunicazione di massa, non si può chiedere un trattamento speciale: bisogna accettare il confronto anche vivace e persino irriverente.
Genova, 5 maggio 2008
(Antonio Gibelli)
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30 Aprile 2008
Il topino intrappolato
Chi ha fatto mancare i voti all'Arcobaleno? Tutte astensioni? O passati alla Lega o al Pdl? Sarà pentito Veltroni e il Pd d'aver scelto di correre da solo? Sarà vero che il Pd ha perso la Liguria perché aveva in lista troppi "foresti"? E Lega e Pdl a chi dovrebbero il loro successo? Ho 35 anni, una laurea e un dottorato di ricerca in materie scientifiche. Lavoro a Milano in una società che si occupa di formazione. Ho sempre votato "a sinistra". Una volta, parecchi anni fa, sono andato a una riunione di Rifondazione per iscrivermi ma sono scappato via: in tutta la sera non avevo sentito una parola che avesse qualche significato per un ventenne. Da allora però il voto l'ho dato a loro. Questa volta no: astenuto.
Avrei potuto darlo a Veltroni e ci ho pensato parecchio. Poi la storia del voto utile mi ha innervosito. Sarà anche utile mi son detto ma non è possibile che mi chiedano il voto solo per contrastare Berlusconi. Che a me fa schifo e ha portato nella vita politica cose che fanno schifo. Ma delle cose che fanno schifo la sinistra parla poco o niente: informazione, televisioni, corruzione, mafia, inefficienza, ingiustizia e vi lascio il resto. Ho il dubbio che è siano cose che fanno schifo solo ai cittadini (una parte, si capisce) ma non ai politici de l centrosinistra (di nuovo una parte). Sto leggendo un libro, "Il topino intrappolato" di Elio Veltri, uno che oggi ha 70 anni e ha sempre fatto politica nell'area della sinistra con responsabilità anche di rilievo. Il libro è stato pubblicato nel 2005, prima della crisi del governo Prodi, ed è stato riedito con aggiunte nel 2008. Forse quanti in questi giorni si agitano per cercare di dare un significato ai risultati elettorali dovrebbero leggere libri come questo. Servirebbe a capire che la recente sconfitta della sinistra è l'inevitabile punto di arrivo di comportamenti irresponsabili, vergognosi e politicamente colpevoli. "Le 103 poltrone di ministri e sottosegretari, l'indulto che ha evitato il carcere a pochi, potenti amici e sodali, l'arricchimento di molti politici, le commissioni tra politica e affari, i concorsi pubblici truccati e vinti dai soliti noti, l'immunità dei responsabili dei crac finanziari a causa della inesistenza della certezza della pena, la lottizzazioe spietata, anche dei medici degli ospedali, il dilagare della illegalità e della criminalità tra gruppi dirigenti, hanno prevalso nei sentimenti e nella determinazione dei cittadini, ai quali rimane solo l'arma della vendetta politica". C'è molto altro nel libro di Veltri ma, per riflettere sulle recenti elezioni, di questa fras e ce ne sarebbe già d'avanzo.
(Lettera firmata)
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16 Aprile 2008
Fondazione: aspettando il suo programma
Ho letto con molto interesse gli interventi di Calegari su cultura-genova-fondazione ecc. Come sempre Manlio in poche righe introduce molti argomenti su cui riflettere e confrontarsi. Cosa che mi piacerebbe fare rispondendo anche agli interrogativi avanzati. Con una puntualizzazione che ritengo comunque opportuna. Forse alcuni "politici" hanno risposto alla davvero modesta discussione aperta da Il Lavoro con un intervista più o meno puntuale perchè "verba volant" ma il sottoscritto ha cercato di introdurre temi, forse non rilevanti, firmando e senza alcuna intenzione di chiudere il dibattito.
Ancora di più mi "dolgo" di non aver partecipato perchè votavo il bilancio del comune all'incontro della "Maona". Dispiaciuto perchè delle tesi presentate da Lingua e C. mi sento di non condividere nulla e ben volentieri avrei replicato portando anche qualche argomento che pur affrontato in tante città italiane si ferma come nostra tradizione all'Appennino . Per quanto riguarda la Fondazione vorrei solo sottolineare alcune cose: non è una nuova scatola, non è un operazione di esternalizzazione di servizi comunali, non andrà a pesare sul bilancio pubblico in termini superiori a quanto oggi investito. E' un operazione che ha come obiettivo il consolidamento del sistema civico affrontando alcuni temi: dalla programmazione alla comunicazione che sono stati spesso segnati da pesanti carenze. Spero per fine maggio di presentare il primo programma triennale e il quadro generale delle iniziative. Volentieri sono disponibile a proseguire la discussione.
Un abbraccio
(Luca Borzani)
Posted by Admin at 09:43 | Comments (0)
9 Aprile 2008
Quando gli sos disturbano più dei bolidi
Cara OLI, "Corse folli con bolidi truccati in piena notte". Repubblica del 25 marzo scorso gli ha dedicato una paginata. Poi più niente. Uno legge e si chiede: ci sono altri che come me sono stati colpiti dalla notizia? Mi rendo conto che alla vigilia delle elezioni a parlare di queste cose faccio la figura della cretina; è che una persona comune cos'altro ha per osservare il mondo se non piccole cose? Certo: sono le grandi cose a essere importanti ma su di esse non ho alcun controllo; solo speranze.
Invece le piccole sono lì a portata di mano; capita che qualcuno te ne parli; anche la cronaca locale fa la sua parte. E poi un po' di esperienza diretta l'abbiamo tutti, no?
Prendete il caso delle "corse". Era da settimane e forse più che in Corso Italia le facevano. E appena se n'è parlato è saltato fuori che ce ne sono altre, anche moto, in altri punti della città. Corse vuol dire gente che trucca motori, un'organizzazione - telefoni e cronometri - per rilevare i tempi, allibratori che raccolgono le puntate di quelli che giocano ("Pagano solo il vincente" mi ha detto mio nipote che è uno che di motorini se ne intende). E sembra che ci sia anche un giro di roba. Si capisce: andare al massimo non è roba facile neppure per dei giovani.
Fin qui è cronaca di fatti dei nostri tempi. Dove la cosa non quadra è quando leggo che quella dei residenti di piazza Rossetti non era la prima protesta ma l'ennesima. Che oltre alle lamentele c'erano già stati lettere ed esposti e che la sera fatidica avevano telefonato ai carabinieri facendogli sentire le registrazioni del rumore dei motori imballati e delle sgommate. Ai carabinieri perché - hanno detto - la polizia municipale aveva ignorato le precedenti sollecitazioni.
Voi di Oli non vi interessate di cronaca e fate bene ma qui il fatto grave è quello di cui nessuno parla. Non è che decine di irresponsabili e/o delinquenti facciano le gare su strade normali. E' invece che questo avvenga nella indifferenza di chi è preposto al controllo. Perché l'istituzione nella sua gestione normale non riceve e non risponde a meno che non ci sia l'emergenza, il morto, il pronto soccorso, il 112, lo scandalo. La morale? Le istituzioni non sono interessate alla collaborazione dei cittadini e di fronte alle richieste o alle osservazioni alzano gli occhi al cielo come dire "ma proprio a me doveva capitare questa?".
(Antonia Canepa)
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2 Aprile 2008
300 milioni di benservito a Mastella
Gentile OLI, non è facile orientarsi nella massa di notizie che ogni giorno ci piovono sulla testa. Così quando ho letto su Repubblica del 26 marzo scorso che all'ex ministro Mastella, avendo deciso di non ricandidarsi alle elezioni, toccava un assegno di 300 mila euro "per il suo reinserimento nella vita sociale" ho pensato alla solita bufala. L'attività di parlamentare come la più dura delle lavorazioni nocive; altro che minatore o animista o peggio: no - mi son detta - è uno scherzo.
Invece è tutto vero, previsto. Tanto che alla voce "assegno di fine mandato", nel bilancio 2008 il Collegio dei questori ha preventivato 8.5 milioni di spese straordinarie per il Senato. Nel complesso tra Camera e Senato il totale sfiorerà i 25-30 milioni.
Non mi dilungo sul malessere che provo di fronte a simili ingiustificati privilegi e il fatto che i cittadini ne sappiano solo perché, nell'occasione, Famiglia Cristiana ha chiesto a Mastella di usare quei soldi per farci della beneficenza. Osservo solo che in questa campagna elettorale di promesse improbabili e scarsi impegni, non una parola si è sentita sul contenimento dei costi della politica. Il governo Prodi aveva cercato di affrontare la questione mettendo a punto un provvedimento legislativo ma sin dal suo inizio questo è stato malmenato e osteggiato. Aveva contro una maggioranza bipartisan ben decisa a non mollare neppure di un millimetro sui propri scandalosi privilegi. Persone che a parte le considerazioni di equità sociale si rifiutavano di prendere atto degli effetti distorsivi dei costi della politica: sul bilancio dello stato e sulle origini delle vocazioni politiche.
Cambierà? A tutt'oggi non ho sentito i leader delle formazioni più prestigiose dire in merito una sola parola. Qualcosa come: "Se vincerò taglieremo i costi della politica del 25%". E' troppo? Beh facciamo pure il 20%. Ma facciamo qualcosa anche noi cittadini che crediamo che "tutti insieme possiamo farcela". Andiamo ai dibatti pubblici dei vari candidati, ai loro "point", e diciamogli: "Allora, vi impegnate o no a riparare a questa vergogna?"
(Antonia Canepa)
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Sulle colline liguri nuova ondata di cemento
Lettere al Secolo XIX, 29 marzo 2008
Vorrei sottolineare la gravità della nuova onda speculativa che sta colpendo la regione. Il fenomeno si sta rivolgendo verso la prima collina (la costa ha già dato). Da Ponente (Alassio, per esempio) a Levante (Casarza Ligure, Zoagli) è tutto un fiorire di case con annessi box e giardino. Le colline intorno ai centri abitati sono un pullulare insopportabile di gru e reti arancioni. Una nuova cementificazione ancor più subdola perché non figlia dell'abuso ma della cosiddetta "pianificazione".
Evidentemente si è deciso che in Liguria debba essere applicato il concetto di città diffusa con buona pace del consumo di suolo e acqua, dell'irreparabile danno paesistico e, non ultimo, dei tradizionali profili edificatori collinari. Il nuovo miraggio del ligure medio pare essere quello di possedere la casetta sulla prima collina lontano dalla confusione e dall'inquinamento delle nostre cittadine. Peccato che in questo modo il problema non si risolve ma lo si sposta, aggravandolo.
(Riccardo Lertora, Genova)
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12 Marzo 2008
La cultura diffusa dell'insicurezza
Mentre leggo il giornale che riporta la notizia del portuale morto recentemente a Genova, mi trovo in taxi. C'è molto tumulto negli ambienti sindacali, c'è previsione di uno sciopero, anche i cartelloni del Comune sono usati per diffondere la notizia. E passando lentamente in taxi tra cantieri irregolari con rischio di caduta nelle fosse stradali, asfalti disconnessi che sono una trappola per le moto, sonnolenti multatori che appongono i loro fogliettini camminando in mezzo alla strada con l'immancabile spalla sollevata a sorreggere il telefonino in funzione, in mezzo a tutte quelle che non posso vedere dietro ai muri delle case, mi scappa lo sguardo al cruscotto del mio taxi, dove un grosso cartello plastificato campeggia proprio sopra l'air-bag lato passeggero, attaccato con il classico nastro adesivo. Lo so di essere anormale, ma penso a cosa potrebbe succedere ad un passeggero durante un urto, magari minimo ma frontale, ricevendo quel cartello in faccia spinto dall'air-bag.
"Dovrebbe spostare il cartello, lì è pericoloso se esplode l'airbag" dico al tassista, interessatissimo ai miei discorsi sulla sicurezza, ma il cartello resta lì insieme al pericolo che si porta dietro, si aspetta che succeda. In buona compagnia comunque: quanti di noi percepiscono il pericolo di camminare sotto la sopraelevata? Alcuni addirittura di doverci lavorare, sotto a una strada non protetta da griglie ed esposta alla follia (mica tanto improbabile) di un lancio di una bottiglia di birra vuota da un'auto in corsa. Però, come per la maggior parte degli infortuni e degli incidenti, l'importante è che il Magistrato di turno sia in grado di inviare senza troppo indagare i suoi avvisi di garanzia a Rspp (Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione) e Ad (Amministratore Delegato). Poi si scoprirà che nessuno aveva vigilato, che si lavorava così abitualmente, che non venivano usate le protezioni, insomma le solite cose. L'insensibilità ad un cartel lo sul cruscotto spinta ai massimi livelli aziendali: sarà proprio qualcuna delle persone coinvolte in quest'ultima morte sul lavoro a prendere quel taxi sedendosi davanti? Comunque invio la segnalazione alla Cooperativa Radiotaxi.
(Stefano De Pietro)
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27 Febbraio 2008
Elezioni: immigrati, parliamone seriamente
Sembra certo che il 13 aprile in contemporanea alle elezioni politiche si svolgeranno, nelle regioni e nei comuni interessati, anche quelle amministrative. E' una buona decisione, che mi auguro definitiva anche per il futuro. Sono troppi i periodi in cui il nostro paese vive in campagna elettorale tra elezioni politiche, amministrative ed europee. Svolgere diverse elezioni in un solo giorno non è importante solo perché serve a risparmiare danaro pubblico, ma perché nei periodi elettorali prevalgono litigi, propaganda, ed interessi particolari e particolarissimi a scapito della ragione e degli interessi generali del Paese. Credo che le numerose elezioni che si sono susseguite senza tregua negli ultimi 18 anni, favorendo il pensare più all'oggi che al futuro e spingendo all'inseguimento delle voci più rumorose e meno razionali, abbiano dato una buona mano alla grave crisi politica, economica, sociale e culturale del paese. Di certo, in particolare, que sto affollamento non favorisce gli immigrati: nelle campagne elettorali si assiste ad una gara a chi è più bravo ad espellerli mettendo in "secondo piano" i diritti di cittadinanza e le politiche di "integrazione". Alla vigilia del voto si moltiplicano i politici che si erigono a paladini della sicurezza dei cittadini (che hanno il diritto al voto) e delle loro case popolari o degli asili minacciati dagli immigrati (che non votano); aumentano gli attacchi, le offese, le discriminazioni e diminuiscono coloro che difendono i loro diritti.
(Saleh Zaghloul)
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Colloqui: La Grande Madre e l'inquisitore
Cara Oli, vi scrivo, per raccontarvi un po' cosa succede in giro. Sono per colloqui, soliti pantaloni scuri con la riga, lupetto anonimo che non da troppo nell'occhio, nella sala d'attesa di una scuola di lingue che cerca promoter per i propri corsi. Tralascio la descrizione lombrosiana dell'ossuto esaminatore dagli occhi di ghiaccio, il naso rapace ed i folti capelli canuti.
Primo approccio, mi da paternalisticamente del tu. Passati i convenevoli e le constatazioni del caso "Laurea, master e non trovi lavoro??", si va sul nocciolo del colloquio "Mhm...abiti..nella via che hai indicato sul cv...Ma ci vivi con qualcuno?". Alla mia risposta "Con una coinquilina", la domanda si ripete, ma più diretta "No, intendevo chiedere se hai un compagno". Al mio sguardo perplesso, l'inquisitore continua, un po' insicuro e farfugliante "Serve sapere chi ci mettiamo in casa, no? Il commercialista deve sapere, certo, se ti assumiamo dobbiamo sapere a che cosa and iamo incontro, siamo una multinazionale...". Intanto incrocio i suoi occhi gelidi che palesemente soppesano la mia età da femmina in età fertile, il numero di ovuli che ancora dovrò produrre prima di approdare ad una serena pace riproduttiva.
Ultima domanda, prima di congedarmi, mentre già sono sulla soglia. Evidentemente, lui mi ricorda i padri inquisitori che arrostivano le streghe quanto io ricordo a lui le veneri cicladiche ed il sacro culto della Grande Madre. "Hai figli?" mi interpella, preoccupato. Alla mia risposta negativa, un sorriso gli si apre incontrollabile in volto, mette un "sì" sul dossier e mi congeda.
Il corpo delle donne è un terreno di guerra, sul quale ideologie e mercato combattono a braccetto. Ho ancora nelle orecchie le voci del corteo in difesa della 194, tante donne e tanti uomini presenti per difendere diritti e dignità rosicate, le rispolvero come un talismano per sopravvivere ai miasmi dell'inquisizione.
(Daphne)
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13 Febbraio 2008
Perché non si applicano le leggi sulla sicurezza
Sono un operaio portuale della compagnia "Pietro Chiesa" e faccio parte del coordinamento regionale RdB-CUB Liguria. In riferimento alla nota di OLI su "sicurezza, gli operai invisibili e le guardie rosse" vorrei precisare quanto segue.
All'incontro pomeridiano con il prefetto Giuseppe Romano, ci è stato impedito, su pressioni della Cgil (tramite due agenti della Digos) di poter esprimere la nostra posizione sulla sicurezza in porto e riguardo la morte di Formenti.
Per quanto riguarda il "Sistema operativo integrato" a cui noi siamo totalmente contrari essendo un'invenzione che non ha nessun tipo di fondamento giuridico; è stato varato non solo sull'onda dell'emotività ma anche su forti pressioni di iscritti Cgil della "compagnia unica" che non solo hanno molti problemi di sicurezza al loro interno (come si evince dall'articolo di p.p., OLI n° 173) ma non hanno la minima conoscenza della attuale legislazione in termini di sicurezza.
Ha ragione Umberto Masucci, quando dice che "l'accordo viola la normativa in vigore". In porto come in ogni posto di lavoro c'è bisogno di applicare semplicemente le leggi che già sono operanti, 272- 626, leggi e regolamenti che ad ogni modo possono essere migliorati, ma unicamente solo dopo una loro applicazione. E in ultimo vorrei ricordare che inizialmente le nostre proposte erano sull'applicazione della 84/94, sul riordino della legislazione portuale, materia che i sindacati confederali continuano ad ignorare.
(Giuseppe Sassone, RdB-CUB)
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Un sistema informatico non "salta" per caso
Ho seguito sui quotidiani la vicenda riguardante il blocco del sistema informatico del VTE: lavoro in una grande azienda genovese che si occupa di impianti di segnalamento ed automazione nel campo dei trasporti: francamente non riesco a capire cosa stia accadendo. Un sistema informatico, oltre a svolgere le sue mansioni, deve essere dotato di una serie di accorgimenti tali da ridurre al minimo i danni derivanti da guasti "meccanici" (in termini tecnici l'hardware), o da malfunzionamento del "programma" che gestisce il sistema (il software).
Questi accorgimenti sono di vario tipo, dalle ridondanze, ossia usare più macchine che svolgono le stesse funzioni, a vari meccanismi automatici di salvataggio e recupero dei dati, onde evitare perdite degli stessi dati: non sto parlando di meccanismi astrusi, ma di accorgimenti ormai scontati senza i quali un sistema informatico si può considerare una "patacca". Senza parlare del fatto che all'atto della consegna del sistema sono di norma previsti test di accettazione, che condizionano il pagamento della fornitura del sistema stesso, ma forse vado troppo nel dettaglio. Occorre capire dove stiano le responsabilità di questo blocco: in quale punto del ciclo di produzione ed utilizzo del sistema informatico (stesura dei requisiti, realizzazione, test, corsi agli utenti, utilizzo e manutenzione) qualcosa non abbia funzionato. Insomma parlare di generico "blocco" non spiega veramente nulla.
(Ivo Ruello - Genova)
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Campus universitari, non palazzi
Condivido pienamente lo sconcerto espresso da OLI nella nota "Renzo Piano propone e la Regione dispone", soprattutto in merito alla vendita degli immobili per ripianare il bilancio della Sanità (scenari liguri II). Tali beni potrebbero essere utilizzate per altro : ad esempio, invece di aspettare i mitici Erzelli, e non lo afferma una biasottiana, il sito Quarto Ippai avrebbe potuto essere utilizzato per un meraviglioso campus, di qualunque Facoltà si trattasse. Intanto si é sempre in attesa dell'attuazione di un Politecnico per Ingegneria come quello di Torino, mentre tutte le altre Università ci passano avanti, con un sistema di sinergie fra imprese, piccole e grandi, da Pisa a Bologna, passando per Cagliari, Udine, Trieste....
E non voglio polemizzare troppo, pur conoscendo molto bene la situazione nel Ponente della Liguria, dai porticcioli alle aree da voi menzionate.
Unica nota negativa nel vostro scritto, l'aver citato Davide Viziano, un costruttore che imperversa da troppi anni in tutta la città con progetti davvero discutibili, dai dubbi benefici per i cittadini.
(Bianca Vergati, Commiss. Programma Assemblea Regionale PD)
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6 Febbraio 2008
Il bingo degli assegni familiari
Gentili Ministri,
da oltre sette anni lavoro per un Ente locale, dopo aver lavorato per circa dieci anni come "libero professionista senza garanzie", ovvero come atipico/precario; da 13 anni sono padre e da sei sono sposato. Prima di essere un lavoratore dipendente consideravo l'assenza sostanziale di forme di riconoscimento e sostegno economico alla mia condizione di genitore come un portato "naturale" della mia "scelta di libertà", inoltre non ero sposato e quindi - pensavo - lo stato non vuole darmi nulla perché io non mi sono impegnato a costruire una "vera famiglia".
Questo accadeva prima del 2000, ancora si parlava poco di atipici e di stabilizzazione, tanto meno di Dico, Pacs ecc. Poi mi sono allineato: il matrimonio e un lavoro stabile! Adesso - pensavo - sono membro della società a tutti gli effetti avrò quello che mi spetta!
Ma non conoscevo in maniera approfondita la legge 153/88 che all'articolo 2 comma 10 dice che gli assegni famigliari spettano solo se il reddito famigliare complessivo è costituito per almeno il 70% da redditi da lavoro dipendente… questa apparentemente innocua formuletta ha fatto sì che al variare della tipologia di contratto mio o di mia moglie di accendesse o si spegnesse la benevolenza dello stato/datore di lavoro. Risultato su tredici anni di anzianità come genitori abbiamo avuto assegni famigliari per un totale di tre anni (due io non consecutivi e uno mia moglie).
In particolare fa riflettere il fatto che se non avessi deciso di sposarmi (rimanendo nell'aborrito limbo delle coppie di fatto) avrei potuto avere gli assegni con continuità da quando sono stato assunto come dipendente (o meglio dall'anno successivo visto che il reddito che viene valutato è quello dell'anno precedente); fa riflettere il fatto che se nel 2006 avessi guadagnato poco di più (ad esempio avendo l'agognato rinnovo del contratto) nel 2007 avrei avuto diritto agli assegni; fa riflettere il fatto che se mia moglie non fosse stata costretta ad aprire partita Iva (avete in mente i precari/atipici dei nostri tempi…) per poter continuare a lavorare ma avesse un normale contratto di lavoro potrei prendere o potrebbe prendere lei l'assegno; fa riflettere infine che stiamo parlando di una erogazione di circa 400 euro all'anno (almeno questo è quanto ho ricevuto l'ultima volta che ne ho avuto diritto).
Penso che sarebbe ora di rivedere tale norma che non ha più alcun senso se si pensa alla realtà del mercato del lavoro italiano ed è assolutamente contraria a quanto proclamato da ogni politico italiano a proposito della volontà di sostenere le famiglie.
(Giovanni Daniele)
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Attualità di Carlo Levi
C'è una concezione circolare della Storia, forse derivata da filosofie orientali, che parla di un eterno ritorno, di un ciclo che si compie e ricomincia da capo, alternando momenti alti e bassi, immutabile ed eterno. La concezione Cristiana, e anche Marxista dà invece un senso di marcia alla Storia, la vede come un viaggio che porta verso una meta, sia essa la Resurrezione della carne o il Sol dell'Avvenir. Pensando a queste teorie nella situazione attuale dell'Italia mi sono venute in mente le parole di Carlo Levi, tratte dal suo libro "L'Orologio".
(Valerio Diotto)
Nel nostro sito riportiamo testualmente il brano di Carlo Levi (clicca qui).
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23 Gennaio 2008
Lettere - SOS da Camogli
Carissimi
è molto che non ci sentiamo, ma la situazione mi sembra grave oltre ogni limite. Avrei voluto raccontarvi il momento positivo che stiamo vivendo a Camogli. Con un appello pubblico è stata indicata la candidatura a sindaco di Silvio Ferrari. Abbiamo incominciato a vederci, si sono organizzati gruppi aperti alla popolazione in cui si dibatte sui problemi e i progetti per la città e da questi gruppi dovrebbe uscire un programma con il quale presentarsi alle prossime elezioni. Bene, una certa euforia e speranza, ma ciò che accade a livello nazionale in qualche modo mi sembra che renda inutile tutto. Mastella, Cuffaro, Bagnasco, Ruini...E' possibile che non possiamo fare nulla? La mia sensazione è che stiamo vivendo il punto più basso da molto tempo a questa parte, anzi, per il fatto che non siamo tutti a fare una rivoluzione mi sembra il più basso.
Farnetico? Che mi dite?
(Adriana Alimonda)
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9 Gennaio 2008
Volare. Vento e bugie sull'aeroporto
5 gennaio 2008. Venticinque persone, per lo più provenienti da voli internazionali, si predispongono all'ultimo tratto del viaggio: volo Alitalia AZ1389 Milano - Genova.
Sui video di Malpensa, è vero, è annunciato un ritardo: anziché alle 15.30 il volo partirà alle 17, ma nessuno ci fa un caso particolare, succede. Poco dopo le 16 le persone iniziano a radunarsi al gate e aspettano con calma. Le addette arrivano, e tutto pare procedere come previsto. Ma pochi minuti prima delle 17 ecco il fatale annuncio: "I passeggeri eccetera eccetera sono invitati ad accostarsi al desk per informazioni sul volo". Ahi. Le due impiegate informano che il volo è stato annullato. Lo fanno in modo gentile ed una volta tanto dicono il motivo: la causa è il vento: non si può atterrare a Genova. Ci sarà un autobus. Nel frattempo viene offerto uno snack. Nessuno si arrabbia, a Genova, si sa, capita. Nessuna colpa. Tutti con calma a prendersi i bagagli, e poi sull'autobus che si mette in moto alle 18.15. Sonnolenza e pazienza.
Ma … Ma all'arrivo a Genova il vento non c'è! La gente osserva le foglie degli alberi appena agitate da un brezzolina, ed inizia ad agitarsi, i commenti si alzano di tono e raggiungono il guidatore che - alla fine - rivela: "Eravate troppo pochi. Non conveniva portarvi in aereo" . Piccola verifica col tassista sulla via di casa: "Ma oggi gli aerei sono atterrati a Genova?" "Ma certo! Che il vostro volo era stato annullato qui lo si sapeva già da mezzogiorno".
Ad offendere, più che il disservizio e la scomodità, è la bugia dietro a cui disservizio e scomodità vengono - maldestramente - dissimulati.
(Paola Pierantoni)
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Se le morti bianche rendono
L'intervento "Morti fisiologiche" di g.p. pubblicato nella Newsletter n. 168 del 19 dicembre 2007, quando sostiene il teorema "ricerca dell'utile d'impresa = insicurezza del lavoro" rappresenta una posizione ideologica, purtroppo spesso verificabile. Non sempre e ovunque, però: sarebbe davvero terribile se tutte le imprese private del mondo si comportassero così!
L'impresa privata opera con l'obiettivo di realizzare un utile, ovvero di "far soldi". C'è quindi da aspettarsi che farà ogni mossa che avvicini questa prospettiva. Anche corrompere, anche frodare, anche infrangere le norme di sicurezza, a condizione che convenga, cioè che il rischio di trovarsi a pagare una pena maggiore del lucro ricavato dal comportamento criminoso sia contenuto. In tal caso, infatti, la commissione del reato diventa conveniente, e ci si può aspettare che questa strada sarà battuta da molti.
Quindi non è il solo perseguimento di un utile a portare al comportamento criminoso, ma la sua miscela col sistema giudiziario "all'italiana": processi lumaca, prescrizioni, patteggiamenti, indulto, cioè tutto l'armamentario che realizza in Italia una "giustizia di classe". E così, se il reato che commetti ti porta molti soldi, puoi pagare famosi avvocati e avere la quasi-garanzia di pena nulla o piccola.
Nei Paesi dove la giustizia funziona davvero, avremo imprese private che adottano, sempre perché così loro conviene, tutti i possibili standard di sicurezza, e non troveremo che l'amministratore della più grande società per azioni e della più grande banca d'affari del Paese sono pregiudicati, come accade da noi.
La spiegazione del fenomeno non è, quindi, ideologica, ma razionale, come abbiamo visto, scoprendo anche che le morti sul lavoro hanno molto a che fare con truffa e corruzione, altro record italiano (non a caso) tra i Paesi occidentali.
(Bernardo Gabriele)
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12 Dicembre 2007
Metodi da SS per gli immigrati
Metro, 6 dicembre 2007
Fin da piccola mi hanno insegnato che gli ignoranti vanno ignorati. A volte è meglio il silenzio di mille parole di fronte a frasi offensive. Ma stavolta è stato più forte di me, stavolta qualcuno ha oltrepassato il limite. Siamo in un Paese democratico e ogni cittadino ha il diritto di esprimere le proprie opinioni liberamente, ma rispettando i diritti altrui. Mi rivolgo al consigliere comunale di Treviso Giorgio Bettio - che durante una seduta del Consiglio comunale avrebbe detto che contro gli immigrati occorre usare gli stessi metodi che le SS adoperavano nei lager, punirne dieci per ogni torto fatto a un nostro cittadino e al ministro Ferrero che si è detto indignato. Mi rivolgo a quest'ultimo per dirgli che la sua indignazione ora come ora serve a ben poco: è arrivato il momento di intervenire.
Il mio è un appello a tutti i politici e a tutti gli esseri umani. L'appello di una figlia di immigrati, che ogni giorno per un motivo o per l'altro si trovano ad essere il capro espiatorio su cui far ricadere i problemi sociali. Mi chiedo come si possa eleggere consigliere comunale un personaggio che si richiama agli ideali nazisti.
Sono cittadina italiana, ma in queste situazioni mi vergogno di esserlo, mi vergogno di appartenere ad un Paese dove si chiede di trattare gli esseri umani come bestie. Caro signor Giorgio Bettio, vorrei aiutarla a riflettere. Non so nulla della sua vita personale, ma se avesse studiato un minimo di storia, diritto o economia, non sarebbe arrivato a fare quelle affermazioni. Primo, l'economia ci insegna che gli immigrati sono una risorsa per un paese. Secondo, le leggi non sono emanate dagli immigrati. Terzo, studiare la storia insegna a non dimenticarsi del passato: sono stati scritti fiumi di libri sulle tragedie storiche e sulle varie immigrazioni, a partire da quella veneta. Sembrano semplici parole quelle del consigliere di Treviso, ma se nessuno reagisce e si permetterà ad altri di pronunciarsi in tal modo, la storia potrebbe ripetersi. Impariamo a non giudicare senza conoscere e a non avere paura di ciò che non è uguale a noi. Il diverso può diventare una risorsa e una ricchezza per il nostro bagaglio culturale.
(Rashea El Nakoury)
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5 Dicembre 2007
Vorrei installare un impianto solare
(Repubblica, 4 dicembre 2007)
Ho la possibilità di installare sul tetto della mia casa un impianto fotovoltaico ad uso e consumo domestico. Ho sentito e letto di un rinnovato impegno del governo ad incentivare l'uso dellle energie rinnovabili e pulite.
Mi piacerebbe farlo anche per partecipare nel mio piccolo alla causa ambientale e per togliermi l'immensa soddisfazione di utilizzare il sole per bisogni energetici della mia famiglia. E non ultimo, vorrei farlo per risparmiare qualche denaro.
Per un impianto modesto, di circa 1,5 Kw di potenza, mi è stato presentato un preventivo di 13 mila e 500 euro. Il titolare della ditta che me lo fornirebbe mi ha spiegato in via confidenziale che questi impianti aumentano di mese in mese, senza nessuna logica se non quella speculativa, man mano che cresce la richiesta. I 13 mila 500 euro che mi sono stati preventivati corrispondono più o meno al mio fabbisogno energetico familiare dei prossimi 27 anni, ai prezzi odierni, si capisce. Ne ho 53 e la domanda che mi pongo è la seguente: ma chi me lo farebbe fare?
(Aldo Perelà)
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21 Novembre 2007
Non abbiamo i numeri per tornare al nucleare
(Repubblica, 16 novembre 2007)
A proposito di ritorno al nucleare, abbiamo sessantamila metri cubi dì scorie radioattive di II e III categoria (con tempi di decadimento secolari) stoccati in 4 centrali nucleari dismesse. Abbiamo 4 centri di ricerca nucleari ormai chiusi e 8 impianti nucleari ormai logori e vetusti.
Dovremmo costruire un deposito nazionale di scorie radioattive grande come lo stadio di San Siro, su un'estensione pianeggiante di un chilometro quadrato, in zona non sismica, ben asciutta, poco piovosa e a bassa densità abitativa; con muri di calcestruzzo alti 10 metri e spessi 50 centimetri, al cui interno collocare un alveare di celle, sempre di calcestruzzo, dove posizionare i rifiuti a loro volta inseriti in altrettanti contenitori d'acciaio. Un deposito di scorie radioattive da controllare e presidiare militarmente per 3 secoli onde evitare possibili contaminazioni e possibili atacchi criminali.
Abbiamo finora speso 500 milioni di euro, dal 1999 al 2007, per la messa in sicurezza di queste scorie (senza riuscirci) da parte della Sogin, società pubblica e finanziata con la bolletta elettrica delle famiglie italiane.
La domanda che faccio è la seguente: un paese che non ha saputo, dopo vent'anni, chiudere con la precedente stagione nucleare pur creando un'azienda pubblica di smantellamento ha i numeri per riaprirne una nuova?
(Daniele Rovai)
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Biblioteche digitali
Tralascio di menzionare l'annosa e incresciosa ragione della carenza in Italia di biblioteche digitali per spezzare una lancia a favore di un progetto dei responsabili della Biblioteca del Cnr e di tutto il complesso sistema di Servizio di Documentazione Scientifica dell'Area di Ricerca del Cnr di Genova. Il progetto si chiama "Dagli incunaboli al digitale" e prevede la digitalizzazione e l'indicizzazione di tutto il patrimonio librario antico della Biblioteca dell'Isem Cnr di Genova. Biblioteca specialistica sulla storia della tecnica dove si contano a catalogo circa cinquecento volumi antichi di argomento tecnico e scientifico.
Ad oggi abbiamo potuto redigere una lista del posseduto del patrimonio antico; abbiamo digitalizzato cinque volumi che sono interamente visualizzabili ed eventualmente stampabili nella sezione Biblioteca del sito dell'Isem Genova (www.ge.isem.cnr.it).
E' l'inizio di un progetto presto "linkato" nella rete nazionale ed europea.
(Grazia Biorci, Cnr Isem Genova)
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14 Novembre 2007
La violenza non ha nazionalità
(Metro, 8 novembre 2007)
Vorrei chiedere scusa agli italiani, visto che sono romena, per il male che abbiamo fatto. Vi chiederete il perché del plurale. Perché ormai è opinione diffusa che essere romeno voglia dire essere assassino o ladro. È proprio questo il mio disappunto e vi spiego perché: sono una ragazza di 25 anni e avevo solo 17 anni quando mio padre fu ucciso barbaramente da un vostro connazionale, il suo datore di lavoro, a cui aveva chiesto la regolarizzazione.
Mio padre si chiamava Ion Cazacu e il suo assassino, che lo bruciò vivo, Cosimo Iannace.
Venne condannato in primo e secondo grado a 30 anni di carcere. Poi la Cassazione annullò tutto e alla fine l'assassino di mio padre è stato condannato a 16 anni. Vivo da ormai sei anni in Italia e nonostante la mia tragica esperienza penso che siate delle persone meravigliose e sono convinta del fatto che quando si parla di cronaca nera bisogna fare la differenza tra l'identità di un assassino e l'identità di un intero popolo.
La violenza non ha confini e non ha nazionalità come non hanno nazionalità le vittime della violenza. Allora non sarebbe forse più opportuno concentrarsi sul modo in cui si debbano punire tali atti di criminalità, nel tentativo di farli diminuire piuttosto che addossare le colpe a un intero popolo? Non ci si deve difendere dal mondo intero, ci si deve difendere dai criminali e se nel mondo ci sono criminali non vuol dire che sia un mondo di soli criminali.
(Florina Cazacu)
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Italia assente nella biblioteca europea on line
Mi reco in una nota biblioteca pubblica della mia città (Torino). Cerco un libro raro, nulla di che, un testo del XVIII secolo sulla vita di alcuni personaggi politici. Gli addetti mi guardano con fastidio. Il testo è conservato in un fondo particolare. Occorre compilare in triplice copia la richiesta di consultazione, dopo avermi richiesto una lettera di presentazione di un qualche docente universitario, che non possiedo dal momento che non sto facendo tesi o altre attività legate all'università. Quindi mi dicono di tornate tra 5/6 giorni, in quanto la sala dove il volume è collocato si trova in un'ala del palazzo non raggiungibile dal personale di sala in quanto non a norma.
Per cui solo una volta alla settimana qualcuno va a recuperare le ordinazioni. Una settimana dopo sono nuovamente in sala consultazione. Finalmente metto la mano sul libro che intendo consultare. Piccolo, rilegato in cuoio, profuma di carta antica. Ammetto che sono proprio felice. Lo apro, lo osservo, inizio a cercare le notizie interessanti che mi possono servire, a trascrive dati... mi dispiace, deve tornare domani, oggi la biblioteca, per mancanza di personale tiene aperto solo la mattina! Arrivo a casa, più arrabbiato che altro. Accendo il computer, entro in internet, accedo alla pagina di Google ricerca libri... inserisco nel motore di ricerca il titolo... cerco tra le opzioni "visualizzazione completa" e trovo con sorpresa il libro che stamane ho lasciato in biblioteca... ciò significa che il libro che ho inseguito per due settimane in meno di 10 minuti dall'accensione del pc è ora presente nella memoria rigida, un file di pochi MB in formato pdf. Il tutto gratuitamente. Rimango pur sempre un partigiano della carta e domani spenderò 10 euro in copisteria per avere una copia mia del libro tanto agognato, da leggere, studiare... Mentre intere biblioteche rimangono a far la muffa in imprecisati ed irraggiungibili scantinati, Google, insieme ad alcune università americane, ha messo on-line entro il marzo del 2007 un milione (1.000.000) di libri, che ora possono essere letti, utilizzati, senza penose lotte in biblioteca. Insieme a questo c'è anche Gallica, il servizio digitale della Bibliothèque nationale de France. Nel 2004 contava almeno 100.000 volumi messi a disposizione. Google sta mettendo in rete volumi che appartengono a collezioni statunitensi, e sembra questa una chiara risposta alla costruzione della BNF e di Gallica. Al punto che francesi, italiani ungheresi e portoghesi si sono accordati per realizzare Europeana. La BNF ha messo a disposizione 7.000, 5.000 gli ungheresi, poche centinaia i portoghesi... mentre le biblioteche italiane non hanno fornito alcun volume! Ritorno su Google ricerca libri; prima di cena avrò "collezionato" almeno un centinaio di nuovi libri!
(Jean Cerino Badone)
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7 Novembre 2007
Guai se tocchi i falsi poveri
Qualche anno fa divenni Presidente (gratis) di un'Opera Pia con un bilancio annuo di 9 milioni di Euro. Scoprii subito che la Casa di Riposo gestita dall'ente riceveva solo persone autosufficienti ed avviai la prima trasformazione sulla base delle vere esigenze dei cittadini: la Casa di riposo soprattutto per non-autosufficienti.
Però era anche in vigore uno strano sistema per la determinazione delle rette: agli utenti veniva trattenuto il 90% della pensione e stop.
Così accadeva che pensionati del pubblico impiego pagassero cifre assai più alte rispetto a pensionati del commercio o dell'artigianato notoriamente assegnatari di bassi profili pensionistici ma, solitamente, con una precedente vita lavorativa più remunerativa.
Sicché stabilii nuove regole secondo il concetto marxiano "da ciascuno secondo le proprie possibilità" e, fissata la retta sulla base del puro costo del posto-letto all'Istituto, decisi che il pensionato avrebbe pagato non solo in forza della propria posizione meramente pensionistica ma del modello fiscale complessivo, cui si sarebbero aggiunti i contributi dei parenti tenuti per legge agli alimenti.
Trovavo vergognoso che, ad esempio, genitori di medici (come sono io) o dentisti dovessero soggiornare a spese dell'intera comunità senza un intervento integrativo di figli con reddito cospicuo. Naturalmente quei cittadini senza alcuna possibilità contributiva, anche del parentado, venivano assistiti esattamente come gli altri a totale o parziale carico dell'Opera Pia.
Apriti cielo! Una rivolta praticamente generalizzata. Quegli stessi cittadini che pagavano fior di quattrini nelle strutture private per tenere a pensione i loro cari, pretendevano assistenza gratuita dall'Opera Pia senza pensare che la sua rovina avrebbe significato la fine di una grande risorsa (a prezzi davvero contenuti) per la propria città.
Naturalmente ho resistito senza arretrare di un centimetro, ma che pena è stato per me assistere a questa sbornia d'egoismo!
Ho volutamente tenuti segreti i riferimenti geografici per fare della vicenda un caso-tipo, a dimostrazione che i bamboccioni e per di più miserabili, esistono ad ogni età ed in ogni strato sociale.
(Roberto De Marchi)
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Bilancio oscuro alle CinqueTerre
Pubblicata su "Il Secolo XIX", 3 novembre 2007
Il Tar di Genova ha respinto il ricorso dell'associazione ambientalista "Verdi,Ambiente e Società" con il quale si chiedeva di poter prendere visione dei bilanci del Parco nazionale delle Cinque Terre. Bilanci che fino a oggi, nonostante le innumerevoli richieste, non sono mai stati resi pubblici.
Da un articolo del Secolo XIX del 19 ottobre si evince che i documenti richiesti non sono riconducibili alla nozione di informazione ambientale e che, quindi, la richiesta è irragionevole. Secondo i giudici, la legge sulla trasparenza degli atti amministrativi non può permettere un indiscriminato accesso alla documentazione di un ente per cui, se così fosse, l'associazione avrebbe poteri ispettivi che non le competono.
In altre parole i giudici negano a noi cittadini la possibilità di conoscere in che modo vengono spesi i soldi pubblici. Ma se i bilanci per legge sono pubblici, c he "poteri ispettivi" potrebbero mai avere dei cittadini nel richiederli?
Con questa sentenza, il Tribunale ha dimostrato di non stare dalla parte dei cittadini, in nome dei quali amministra la giustizia, ma giustifica un modo di gestire la cosa pubblica che, nei fatti, è intoccabile, inarrivabile, autoreferenziale. Ciò è tipico di uno stato autoritario.
Infine, se gli ambientalisti non possono più occuparsi di un ente che istituzionalmente deve preservare il territorio, che cosa devono fare?Vestirsi di giallo e partecipare a qualche celebrativo raduno ecologico per raccattare cartacce?
(Marco Castagneto)
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31 Ottobre 2007
Bamboccione per forza o per comodità?
Da Lettere a Repubblica (mercoledì 24 ottobre)
Sono una bamboccione di 26 anni, e non volendo più essere tale avendo trovato un lavoro stavo prendendo in considerazione di andare a vivere per conto mio.
Giustamente i miei genitori mi hanno detto che avrei dovuto imparare a mantenermi da solo, quindi la prima cosa a cui ho pensato è stata quella di ridurre le spese.
Mi sono informato quindi come pagare le tasse universitarie. Mi è stato richiesto dalla segreteria il modello ISE, nel quale devo indicare il redito dei miei genitori.
Secondo la legge per altri due anni il mio reddito anche se vivrò da solo, dovrà essere accomunato a quello dei miei genitori, quindi pur dovendomi mantenere con uno stipendio di 1200 euro al mese dovrò continuare a pagare la quota massima, come fossi ancora in famiglia.
Mi domando inoltre se decidessi invece di sposarmi ed avere un figlio subito (a 26 anni dovrebbe essere nell’ordine naturale della vita) se mio figlio avrebbe diritto o no ad entrare in un asilo nido: credo di no perché dovrò ancora per due anni sommare il mio stipendio a quello dei miei genitori. Ho deciso: continuo ad abitare con i miei. Inoltre se mi sposerò sceglierò la convivenza e non il matrimonio così se diventerò padre la mia compagna risulterà ragazza madre e avrà tutte le agevolazioni del caso.
Queste le considerazioni di un bamboccione per forza e non per scelta.
(Marcello Pennetta)
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La fine della rete?
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il 12 ottobre scorso il disegno di legge Levi-Prodi Nuova disciplina dell'editoria, che ha scatenato immediatamente l’ira del cosiddetto “popolo della rete”. L’oggetto dello scandalo è l’obbligo di iscrizione da parte di tutti i soggetti che svolgano attività editoriale su internet al Registro degli Operatori di comunicazione (ROC) (art.7), e al fatto che si intenda per attività editoriale su internet “qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento,che sia destinato alla pubblicazione”(art.2).
Antonio Di Pietro spiega sul suo blog che il ddl è stato approvato senza esser discusso poiché presentato come provvedimento di routine, e dichiara la sua ferma contrarietà.
Nei giorni successivi l’estensore del disegno di legge, Ricardo Franco Levi, annuncia l’aggiunta all’art.7 del comma: "Sono esclusi dall'obbligo di iscrizione al ROC i soggetti che accedono ad internet o operano su internet in forme o con prodotti, come i siti personali o ad uso collettivo che non costituiscono un'organizzazione imprenditoriale del lavoro".
La modifica non soddisfa né Mario Adinolfi (candidato blogger alle primarie del Pd), né Giuseppe Giulietti, i quali avrebbero preferito l’abolizione dell’intero art.7, mentre molte voci sollevano dubbi sull’interpretazione di “sito personale”, o dubbi tout court sul significato di “organizzazione imprenditoriale del lavoro”.
Una breve ricerca con Google associa immediatamente “legge Levi-Prodi” con “fine della rete”: sorgono spontanee alcune considerazioni: Ricardo Franco Levi proviene da una carriera di giornalista professionista, ed ora è sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla informazione e l’editoria: come è possibile non prevedere l’impatto di tali norme sulla galassia dei bloggers? . Come è possibile che una normativa sull’editoria e l’informazione(!) non sia discussa in Consiglio dei Ministri in quanto provvedimento di routine? A nessun ministro scatta qualche antenna? Oppure il disegno di legge viene approvato, pensando che prima che diventi legge, se lo diventerà, di tempo ne dovrà passare? (non sarebbe molto serio neppure questo).
Non ho risposte: ricordo solo un sito di musica ellenica (estensione .gr), che, vessato dal corrispettivo greco della SIAE, è stato tramutato in un dominio delle isole Vanatu (estensione .vu). La rete ha fantasia…..
Ricordo in conclusione che è possibile sottoscrivere una petizione per la modifica del ddl all’indirizzo www.petitiononline.com/nolegglp/petition.html: ad oggi (28.10.07) sono state raccolte oltre 4400 firme.
(Ivo Ruello)
Posted by Eleana at 17:50 | Comments (0)
24 Ottobre 2007
Ma le superpensioni non si toccano
La proposta del dott. Salmoni (Newsletter Oli n. 159) è animata dall'urgente necessità sociale ed economica di limitare le forti disparità di reddito, ma individua una soluzione (tagliare le pensioni più alte per sostenere le più piccole) peggiore del male: le disparità sono generali, non solo tra redditi da pensione, e la miglior garanzia per ognuno è proprio quella di poter contare sul fatto che il proprio conto previdenziale non può essere toccato da nessuno e per nessuna ragione. Il montante rivalutato dei contributi versati costituirà la base per il calcolo della propria pensione, come accade col sistema contributivo: in pratica a ognuno viene restituito, previa rivalutazione, ciò che ha versato negli anni attivi (in senso statistico: in realtà una prestazione totale maggiore o minore nel caso di permanenza in vita superiore o inferiore alla media).
Resta il fatto che l'Italia presenta una miscela di immobilità sociale e disparità di reddito unica al mondo, problema al quale porre rimedio tramite abolizioni di privilegi, liberalizzazioni incisive, imposte progressive e welfare a carico della fiscalità generale, separando assistenza e previdenza. Di questa separazione si parla da decenni, ma non s'è fatta: nel Paese più ingessato d'Occidente, nella sostanza tutto (dalla conduzione del festival di Sanremo in su) funziona come quarant'anni prima.
(Bernardo Gabriele)
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17 Ottobre 2007
Lettere - Pensioni da vergognarsi e sprechi interessati
Cara Oli, ecco alcuni temi che potrebbero interessare se davvero si volesse avvicinare la politica alla realtà della vita dei cittadini.
1. Stabilire un tetto alle pensioni e una minima più equa. Si tratta di un principio chiaro e ragionevole. Chi guadagna molto ha modo di fare gli accantonamenti che vuole, assicurazioni private e simili, per garantirsi una vecchiaia tranquilla. Chi guadagna poco o pochissimo avrà comunque diritto ad una pensione minima che gli permetta di sopravvivere.
Non si comprende perché chi ha uno stipendio molto elevato debba avere anche una pensione elevata. La quota che versa al fondo pensioni aiuterà i meno abbienti ad avere una pensione non da fame.
La richiesta è che venga ristabilito un tetto per le pensioni (ragionevolmente non dovrebbe superare 10.000 euro mensili) e che sia presa in considerazione l'opportunità di attenuare o eliminare le differenze tra pensione minima e massima. Un rapporto 1:10 potrebbe essere accettabile.
2. Una richiesta ai ministri dei Trasporti e dell'Ambiente.
Come mai non è stata ancora abrogata la legge Lunardi che impone di tenere in permanenza i fari accesi? Dopo un anno dalla sua introduzione non era risultata alcuna riduzione significativa di incidenti. E quando questa si è riscontrata era solo per l'introduzione della patente a punti (effetto benefico anch'esso già superato)! Si tratta di una legge che, oltre a determinare un maggior consumo energetico, sembra destinata ad avvantaggiare solo chi fabbrica lampadine e batterie e non il viaggiatore.
(Gilberto Salmoni)
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Lettere - Guidatori, principianti, altri recalcitranti
Leggo oggi che il Decreto Legge 117/2007 dall'altisonante titolo: "Disposizioni urgenti modificative del codice della strada per incrementare i livelli di sicurezza nella circolazione" è stato convertito in legge. Numerose le novità, ma forse non tutte finalizzate davvero alla realizzazione prefissa dal titolo della novella legislativa.
Primo punto è quello che concerne la modifica apportata in fase di conversione dell'art. 2 del predetto Decreto Legge, e cioè quello relativo alle "Disposizioni in materia di limitazioni alla guida". Il testo del D.L. imponeva infatti che i neopatentati non potessero guidare autoveicoli aventi potenza specifica, riferita alla tara, superiore a 50 kw/t per tre anni. Tradotto il criptico dato tecnico in volgari modelli di autovetture significava niente Fiat 500, niente Mini, niente Toyota Yaris. Insomma una bella fetta di mercato che proprio a quel target di pubblico faceva riferimento che per tre anni se sarebbe andata. Pronta la risposta del legislatore che in fase di conversione in legge ha abbassato il limite a un anno.
Il secondo punto ben più grave, e per me assai meno spiegabile, è quello relativo alla modifica del comma 7 dell'art. 186 del Codice della Strada. La nuova norma, in caso di rifiuto da parte dell'automobilista di sottoporsi all'accertamento tramite alcoltest, prevede una sanzione amministrativa e non più un'ipotesi penalmente rilevante. Una depenalizzazione a tutti gli effetti.
Questo significa che qualora si venisse fermati e si rifiutasse la cd. Prova del palloncino, ad altro non si andrebbe incontro se non ad una salata multa (ricordiamoci che prima era prevista la pena dell'arresto fino a un mese e dell'ammenda da 258 a 1032 euro). Ma allora cui prodest una norma, per quanto severa, se poi lo strumento grazie al quale andrebbe applicata è così spuntato? Chi mai si sottoporrà più al "rischio" di farsi trovare alla guida in stato di ebbrezza (e quindi in flagranza di reato punito con arresto fino a sei mesi e sospensione della patente fino a due anni) se può cavarsela pagando una multa?
(Avv. Piergiorgio Weiss)
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Lettere - L'inframuraria anche a scuola
Che bello, anche nella scuola sta entrando l'intramuraria sotto forma di 50 euro l'ora all'insegnante per corsi di recupero. L' attività intramuraria, introdotta in origine negli ospedali con il pretesto di "accorciare" le liste d' attesa, come prevedibile è servita unicamente a distogliere chi di dovere dal provvedere ad una organizzazione efficace delle risorse, per cui il paziente è gioco forza costretto a ricorrere all'attività intramuraria dei medici, la quale tra l'altro è diventata una delle fonti importanti di finanziamento degli Ospedali: anche per tale motivo questi si guardano bene dall'ipotizzarne una riduzione e/o di porre un calmiere alle parcelle richieste dai Signori Medici (che, in certi casi, toccando i 300 euro, si fa fatica a chiamare parcelle!)
Ora, con la tariffa extra per gli insegnanti che fanno i corsi di recupero, c'è da chiedersi perché mai la scuola dovrebbe sforzarsi di funzionare bene: peggio funziona, più corsi di recupero, più soldi per gli insegnanti.
Come sono lontani i tempi in cui, non solo la scuola funzionava (o per lo meno ci provava) ma era fatto anche esplicito divieto all'insegnante di dare lezioni private ai propri alunni (proprio ad evitare "frequentazioni improprie"). Ora invece il connubio viene legalizzato ed ovviamente la scuola, come gli Ospedali si sentirà sempre meno attratta dalla sua funzione primaria e sempre più ammaliata da soluzioni "creative".
A quando corsi di recupero di religione, di educazione fisica, ecc...? D'altra parte, per par condicio, ognuno vorrà presto il proprio bel corsettino creativo...di finanza!
(Elsa Aimone)
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Lettere - Il dono di Epifani
11 ottobre. Dal Corriere della Sera,: "Guglielmo Epifani insieme a Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti...ha fatto un dono alla democrazia italiana. Ha insegnato, a una coalizione rissosa e inconcludente, che le controversie si possono risolvere con il voto" (corsivo non firmato). Invece Massimo Giannini firma il suo commento (Repubblica): "Per la democrazia è una vittoria benefica, e non solo simbolica".
Non si può dire che Epifani non sia stato consapevole del gran dono che stava facendo alla democrazia. Per aver esternato questa consapevolezza si era preso delle critiche, sia dai suoi colleghi Bonanni e Angeletti, sia da commentatori ed esponenti politici. Il 1 ottobre aveva dichiarato a Repubblica: "Nelle mani dei lavoratori e dei pensionati c'è una grande responsabilità: con il loro sì al referendum si approverà il protocollo sul welfare e eviterà anche che salti il banco". Il quotidiano aveva tradotto questa affermazione in un titolo a tutta pagina che diceva: "Soltanto il sì al referendum può salvare questo governo". Le critiche erano scese a pioggia sul malcapitato, a riprova che la peggiore mancanza, nell'odierno spazio pubblico, è dire la verità. Il sì ha vinto largamente, non ci possono essere dubbi. Di fronte all'ampiezza del risultato, le denunce di brogli, anche se fossero dimostrati, cambierebbero poco le cose. D'altronde tutti i protagonisti si erano già detti sicuri di questo esito, il che sarebbe singolare, se non conoscessimo com'era stata impostata la consultazione.
Per l'Iraq ci hanno spiegato che democrazia non significa solo andare a votare. Significa anche una cornice di stato di diritto che permetta un vero pluralismo, un'informazione libera e un voto realmente libero. Un voto è realmente libero quando l'elettore ha una possibilità di scelta. Nessuna di queste condizioni è stata osservata in questo caso. Il 95% dei media era schierato per il sì. Gli organizzatori della consultazione erano tutti a favore del sì. Gli scrutatori dei seggi, che erano della RSU (cioè della triplice sindacale), erano tutti per il sì. Ma soprattutto non c'erano alternative. Quando andiamo a votare scegliamo tra due alternative di governo, non tra una proposta e il nulla. In questo caso la scelta era tra una proposta e il nulla. O vince il sì o salta il banco. O il sì o il diluvio. O mangiare la minestra, o saltare dalla finestra.
Questa è stato il dono di Epifani alla democrazia italiana. Milioni di lavoratori hanno dovuto sottostare all'ennesimo, umiliante rito di sottomissione all'oligarchia dominante, votando con il fucile alla schiena. Rendiamo onore a tutti loro, qualunque voto abbiano espresso. Doppio onore a chi, come nei sistemi totalitari, ha avuto il coraggio di depositare nell'urna il proprio inutile, dileggiato no.
(Pino Cosentino)
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3 Ottobre 2007
Guardando quelle ragazze nude sulla strada
Caro Augias, abito a Roma in piazza dei Navigatori e dalle 21 in poi io e le mie figlie dobbiamo assistere alla mercificazione di ragazze e donne, praticamente nude, che si vendono sotto casa nostra. Sono stata femminista e mi creda la mia coscienza è fortemente scossa da questa progressione che trasforma il corpo femminile in una merce. Fenomeno vasto che comincia con certa pubblicità e infatti prostituzione e immagine pubblicitaria della donna sono state non a caso tra le tematiche affrontate dal movimento femminista negli anni Settanta. Oggi il fenomeno è più grave, tanti segni mi fanno capire che la maggior parte di quelle donne sono in pratica delle schiave guidate da sfruttatori.
Il vecchio 'magnaccia' diventa quasi una figura affettuosa, al paragone. La nostra cultura non ha saputo confrontarsi con il bisogno maschile di prendere il sesso senza affrontare il resto. Lo considero una sconfitta culturale delle donne e della sinistra tutta. Non mi piace un addetto stampa del mio governo che va per la strada a cercare chissà che. Non mi piace un deputato che non si accorge che le donne devono drogarsi per poter stare con lui a pagamento. Credo che tutto questo dovrebbe essere oggetto di profonda riflessione, nei luoghi della sinistra prima che in Parlamento. Bisognerebbe fare qualcosa per quelle ragazze, non solo parlarne.
(Carla Modesti, lettera a Repubblica, 30 settembre 2007)
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26 Settembre 2007
Contromano la polizia, non solo Burlando
Cara OLI, chi non ha mai dimenticato la patente? Chi non ha mai rischiato di imboccare una strada in senso vietato? Colpa della segnaletica non sempre chiarissima, dello stress crescente o forse di una capacità di attenzione non più rapida e infallibile come un tempo. Ragion per cui mi sento vicino a Claudio Burlando. Semmai, trovo imbarazzante che gli sia parsa una buona idea estrarre il tesserino da ex deputato: come poteva sfuggirgli l'ambiguità dell'esibizione di uno status, gesto datato che ricorda fin troppo scene del Sorpasso con Gassman o del Vigile con Sordi? Non trovate incredibile e preoccupante che l'esibizione di uno status funzioni ancora?
Il seguito della vicenda lo ha confermato: gli agenti della Stradale hanno evitato provvedimenti immediati e si sono limitati a un semplice verbale informativo, lasciando prudentemente ai superiori "eventuali ulteriori deduzioni".
Burlando, con l'aria di gogna mediatica che tira ha fiutato il mare di guai dove stava finendo e ha chiesto al questore di essere trattato come un cittadino qualunque.
Troppo facile, ha gridato l'opposizione, lanciata con Plinio e Biasotti in testa a pretendere le sue dimissioni per manifesta insensibilità pubblica. Loro sì che se ne intendono.
(Lettera firmata)
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Ecco la vera ragione per cui Novi è inviso
Cara OLI, l'articolo di m. c. su Novi parla davvero chiaro, e meglio di così sarebbe difficile sintetizzare un quadro che è la metafora concreta dell'Italia. L'elemento comune a tutti gli attori (imprenditori, speculatori, partiti, istituzioni - occupate dai partiti -) è il perseguimento del proprio "particulare", in un continuo gioco di scambi (tu / mi dai / la cosa più bella che hai, // io / ti do / la cosa più bella che ho) in cui l'interesse pubblico (e chi lo difende) soccombe sistematicamente. C'è solo un'osservazione che vorrei fare: Novi non è incompatibile con la politica perché parla chiaro, ma perché agisce. Questo non è un dettaglio. A mio avviso è una questione fondamentale. Spesso proprio le persone più interessate alla politica sono molto colpiti da quello che dice il tale o il tal altro, e molto meno impressionati dai fatti. Ma la parola ci è stata data per mentire, non occorrono Freud o Eco per conoscere questa semplice verità, ancora più vera per chi occupa posizioni di potere. Bisognerebbe spegnere l'audio, e pensare in primo luogo a quello che si vede, a ciò che è reale. OLI si distingue positivamente proprio perché fa questo, e aiuta tutti i suoi lettori a farlo. In particolare m. c. è sempre una fonte preziosa di informazioni e di ragionamenti sottili, ma sempre basati sui fatti.
Perciò sono rimasto particolarmente colpito da questo aspetto, enfatizzato dal titolo, di un articolo altrimenti apprezzabilissimo (secondo me, s'intende).
(Pino Cosentino)
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19 Settembre 2007
Italiani più pagati
Se sei americano, e vuoi lavorare nel pubblico, ottenendo però una cospicua retribuzione, diciamo almeno 200.000 Euro all'anno, hai solo una possibilità: candidarti alla Casa Bianca. Stanno attenti a come spendere le tasse dei Cittadini.
Nemmeno il supremo gestore del Dollaro, il Governatore della Federal Reserve, arriva a tanto (il capo della nostra Banca d'Italia, che non emette più niente dato che c'è l'Euro, incamera circa sei volte più di lui...).
Da noi, di opportunità ce ne sono a bizzeffe, anche a Genova. Tanti posti, di assegnazione politica, te lo possono permettere. Un esempio: Direttore Generale di ASL o Ospedale.
E il bello è che si tratta di incarichi facilissimi! Sento già le obiezioni, "Si tratta di strutture estremamente complesse da gestire", ecc. ecc.
Da ex dirigente privato che ha perso il posto, penso a un concetto più oggettivo di difficoltà: un gioco è difficile quando è dura vincere e si perde spesso. Avete mai visto uno di questi finire in disgrazia?
(Bernardo Gabriele)
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Ministro Fioroni: non diminuire le ore di sostegno
Ho appena letto la bella lettera aperta al ministro Fioroni della mamma di "Luca, bello e difficile", a cui è stato dimezzato il sostegno.
Anche io sono mamma di una delle tante, tantissime vittime dei tagli al sostegno: alla mia bambina di dieci anni con sindrome di Down, le ore di sostegno sono state diminuite nonostante in quinta elementare non sia ancora riuscita a raggiungere gli obiettivi minimi previsti in prima elementare, e cioè imparare a scrivere in autonomia. Posso unirmi alla protesta della signora Leone?
(Milena Postolani, mamma di Francesca, Repubblica 16 settembre)
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12 Settembre 2007
Ignorato a Cornigliano il pericolo amianto
Spett. Redazione di OLI,
Da semplice cittadino, Vi sarei molto grato se, per la missione che Vi siete dati e grazie alla Vs. visibilità, poteste affrontare e approfondire il tema della bonifica dall'amianto degli impianti attualmente oggetto di demolizione nelle aree a caldo di Cornigliano.
Questa richiesta nasce dalla sensazione, mia e di molti altri cittadini che vivono, lavorano o transitano nella delegazione, indotta dalle osservazioni dall'esterno delle demolizioni attualmente in corso, che non si faccia niente al riguardo e che le polveri di amianto, mescolate al resto, si diffondano, con l'aria di mare, in tutta la delegazione, per finire nei polmoni della gente, con le ben note nefaste conseguenze.
Ringrazio in anticipo, qualunque iniziativa prendiate.
Cordiali saluti,
(Silvano Porcile)
Posted by Admin at 09:33 | Comments (0)
Pavarotti in prima serata
Ho letto dai giornali che nel proprio testamento spirituale Luciano Pavarotti chiede di essere ricordato come "cantante d'opera". Forse allora, per ricordarlo, si potrà trasmettere un'opera lirica in prima serata: ce ne sono anche di popolari. Finora è stato trasemsso solo il Concerto delle terme di Caracalla a margine dei Mondiali di Italia '90, in cui Pavarotti cantò prevalentemente canzoni insieme ad altri. Neppure la morte di un personaggio come Pavarotti riesce a far sì che l'arte e la cultura vadano in onda in prima serata.
(Luca Guardina Cristofani, Palermo, Repubblica, 9 settembre)
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Adsl in G.B.
Per comprendere bene quale sia la qualità del servizio Adsl in Italia, è bene che si faccia un confronto con realtà di altri paesi.
In Gran Bretagna le cose funzionano così: se un utente non è soddisfatto del servizio del proprio provider, può disdire il contrratto di punto in bianco, e rivolgersi ad un altro provider (ve ne sono tanti) perchè subentri. Il nuovo provider riattiva il servizio entro 24 ore; l'assistenza è continua 24 ore su 24, sabati e domeniche compresi. Se, per qualsiasi motivo, si verificano discontinuità di funzionamento, l'utente riceve - senza alcun sollecito da parte sua - un risarcimento pari a quella parte di canone equivalente al tempo di interruzione che si è verificato.
Perchè in Italia tutto ciò non si verifca è un mistero. O forse lo sa il Garante delle Comunicazioni ma non ce lo dice.
(Carlo Izzo, Napoli, Repubblica, 9 settembre)
Posted by Admin at 09:29 | Comments (0)
Silenzio sulle slot-machine
Egregio Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, da mesi Il Secolo XIX conduce un'inchiesta in cui si parla di 98 miliardi di euro che, invece di finire allo Stato, sarebbero rimasti nelle casse delle società concessionarie di slot-machine. Si tratta di tasse non pagate e multe non riscosse. Secondo la commissione d'inchiesta che mesi fa ha consegnato un rapporto al suo ministro Visco e secondo la guardia di Finanza, alcune di queste società avrebbero rapporti con Cosa Nostra; altre sarebbero guidate da uomini vicini ai partiti politici. Il ministro Visco non si è mai degnato di dare una spiegazione. Ma noi, come cittadini, abbiamo diritto di sapere dove sono finiti i nostri soldi. Confidiamo in lei perché possa finalmente chiarire questo mistero. Distinti saluti.
(Roberto Santi, e-mail)
P.S. Invito a fare altrettanto a r.prodi@governo.it
Posted by Admin at 09:25 | Comments (0)