10 Marzo 2010
Elezioni - L'abbecedario della politica
Uno strano fenomeno si è verificato nei giorni scorsi lungo le strade di Genova. Specchi ammaliatori sono spuntati come funghi nel giro di una notte in tutta la città. Dalle umide sponde del Bisagno ai muri carichi di parietaria fronte mare, hanno lasciato stupiti i cittadini abituati ai vecchi cartelloni vinti dalla ruggine e dai bordi di legno gonfiati dalle intemperie. Su questi sberluccicanti pannelli attecchiranno i manifesti della campagna elettorale per le regionali in Liguria, che ormai tappezzano tutti gli altri spazi disponibili da molte settimane.
Da ponente a levante si rincorrono volti diversi tra politici di professione, professionisti militanti e non, persone comuni che hanno prestato il proprio viso ai candidati regionali. A cotanta umanità non corrisponde altrettanta varietà di linguaggio. L'impressione è che ormai l'abbecedario della politica sia un testo unico. Approvato da chi? Che i mentori della comunicazione siano gli stessi per uno schieramento e per l'altro? Che sia passata l'idea che la strategia dell'imitazione sia quella vincente?
Solo qualche anno fa i giornalisti stilavano classifiche su ciò che era di destra e ciò che era di sinistra, passando in rassegna dall'abbigliamento alle parole chiave. Esercizio in parte superficiale, ma a suo modo indicativo. Oggi, accanto agli eskimo dismessi e agli olimpi non elaborati, sono finite in cantina anche le parole della politica. Fiducia, futuro, merito e solidarietà si ripetono accanto a tutti i volti di destra e sinistra, supportate da ampie descrizioni di nuclei familiari solidi nel vincolo del matrimonio. Con difficoltà si intravede un costrutto dietro le frasi scelte. I ritratti non dispensano neanche uno sguardo enigmatico. Appiattimento.
Così un iscritto ad un circolo, dimentico della propria identità, può domandare durante una riunione quali parole usare per sensibilizzare persone non militanti al voto di un candidato piuttosto che all'altro. Il dito umettato del segretario scorre veloce alla pagina giusta dell'abbecedario ed ecco la frase da dispensare, con numeri ad effetto. Ma un tempo quelle parole non venivano da dentro?
I confini disegnati dalle parole dei manifesti elettorali non comprendono tutta la realtà. Come possono aver significato trascurando immigrati, coppie di fatto e non affrontando il precariato generalizzato e la crisi del sistema educativo?
Questo è un invito ad interrompere l'andar per obbiettivi, quando questi sono campagne elettorali che da qui a due anni immobilizzano il pensiero ed allontanano dalla realtà. Spostiamo il lenzuolo che copre le parole e lanciamolo sullo specchio... specchio delle mie brame chi è il più bello del reame?
(Maria Alisia Poggio)
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24 Febbraio 2010
Marketing politico - Quel che non sappiamo di nonno Mario
Nonno Mario è malfermo. Si capisce dallo sguardo triste e perso, dal pigiama a righe indossato per una – breve? – sosta all’aperto, ma soprattutto da quel suo modo di appoggiarsi al palo di legno sulla sua sinistra. L’anziano è entrato da qualche mese nell’immaginario dei genovesi grazie ad una sofisticata operazione di marketing politico che ha schierato nell’ordine una bambina a scuola, una ricercatrice universitaria, un giovane disoccupato che beneficia di incentivi al lavoro, un pendolare, una giovane donna che ha comprato casa, ed appunto, il nonno. Tutti loro rappresentano gli obbiettivi politici raggiunti da Claudio Burlando e dalla sua giunta e lo fanno mettendoci la faccia. L’operazione di marketing ha come scopo avvicinare il cittadino a loro e convincere l’elettore di tutte le cose buone fatte per le fasce deboli. E’ assente ad oggi la figura dell’immigrato.
Forse perché non è un potenziale elettore. O forse perché verrà presentato in una f ase successiva.
Comunque Nonno Mario, tra le categorie scelte, è quello che più “impressiona” chi lo guarda, per due ragioni: tutti in Liguria – regione di anziani – sono o hanno nonni, e in parecchi possono fare valutazioni sulla base della loro esperienza personale.
“Ora molte persone, disabili o anziani non autosufficienti, possono essere assistite a casa loro” dichiara il volantino e spiega “ora 7000 famiglie ricevono 4200 Euro all’anno per un impegno complessivo di 30 milioni di euro”. A conti fatti queste famiglie ricevono al mese 350 euro chi più, chi meno.
Di seguito descriviamo l’assistenza di cui necessita Nonno Walter, disabile al 100%. Sveglia la mattina, pulizia, cambio pannolone, medicine, sistemazione sulla sedia a rotelle, colazione – ma spesso è inappetente – spostamento dalla sedia a rotelle al letto dove dorme e richiede attenzioni, pranzo, sistemazione dal letto alla sedia a rotelle, riposo, fisioterapia – che non vuole più fare perché troppo dolorosa, tv, cena, spostamento dal letto alla sedia a rotelle. Notte. Nel suo quotidiano il Nonno Walter è assistito principalmente dalla moglie e da un badante. E non può essere lasciato solo. L’anziano riceve il contributo di invalidità di cui sopra. L’augurio è che non debba richiedere assistenza per la notte. In questo Walter è bravissimo perché, altrimenti, salterebbero gli equilibri contabili ed emotivi che supportano l’anziano in casa propria.
“Ora molte persone, disabili o anziani non autosufficienti, possono essere assistite a casa, grazie a quello che abbiamo potuto dar loro, ma grazie soprattutto all’impegno di badanti e familiari che li accudiscono quotidianamente”.
Forse era semplicemente questo che si poteva scrivere sotto il manifesto. Perché il primo è un messaggio pubblicitario. Il secondo è un messaggio politico.
(Giovanna Profumo)
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13 Gennaio 2010
Propaganda - Se il popolo ha fame, che vada in vacanza
Il ministro del turismo Brambilla ha deciso di sanare una piaga sociale: "Numerosi cittadini sono esclusi dai viaggi, necessario correggere questa disuguaglianza". Sarà quindi possibile dal 20 gennaio, a chi lo vorrà e rientrerà nelle categorie previste, fare domanda per ottenere i buoni vacanza, secondo quanto stabilito dal Governo.
L'obiettivo è mandare tutti in villeggiatura, o almeno “famiglie, giovani, anziani, disabili e quel 45% di italiani che non va in vacanza” http://www.buonivacanze.it/Objects/Pagina.asp?ID=44. Dal momento che, evidentemente, non tutte le ineguaglianze sono fastidiose allo stesso modo, il beneficio è riservato ad individui e famiglie a basso reddito, ma rigorosamente italiane, in barba ai contribuenti stranieri (che, in fondo, in un certo senso sono già in vacanza-adventure, come nel caso degli immigrati presi a pallettoni a Rosarno).
Ma vediamo in concreto di che cosa si tratta: la presentazione sul sito ha un ampio afflato “I Buoni Vacanze Italia sono uno strumento a disposizione di tutti i soggetti interessati a favorire il turismo sociale: un turismo per tutti, un turismo di qualità, solidale e sostenibile finalizzato alla crescita, all’arricchimento e alla valorizzazione sociale e culturale dell’uomo” (http://www.buonivacanze.it/Objects/Pagina.asp?ID=115&T=Lo%20strumento%20del%20buoni%20vacanze); i buoni sono elargiti in libretti di piccolo taglio, del valore di 20 e 5 euro, e sono spendibili presso strutture turistiche e ricettive convenzionate in tutta Italia. Devono essere impiegati al di fuori del proprio comune di residenza, in bassa stagione ed entro la fine di giugno 2010.
Fino qua tutto chiaro. Andiamo avanti per vedere con quali criteri viene assegnato il buono vacanza.
Esiste una tabella che lo spiega (http://www.buonivacanze.it/Objects/Pagina.asp?ID=147): la formula è una sorta di cofinanziamento, cioè esiste un valore massimo di buoni a cui si ha diritto e lo Stato interviene a coprire fino al 45% della spesa. Un esempio. Sono una persona a basso reddito, ipotizziamo 5000 euro all'anno. La tabella mi dichiara che posso accedere a 500 euro di buoni vacanze, e di questa somma 225 euro li paga lo stato e 275 li pago io. Oppure, siamo una famiglia di 4 persone, con un reddito lordo di 26mila euro, siccome abbiamo sacrosanto diritto a 1230 euro di buoni vacanza, dobbiamo sborsarne 861 per essere coperti del restante 30% della spesa.
La prospettiva appare allettante, sacrosanta e praticabile, se non fosse che un individuo – o una famiglia – con redditi da fame che devono provvedere ai propri bisogni primari come il sostentamento, l'affitto, l'istruzione dei figli, difficilmente saranno in grado in questi termini di acquistare i buoni vacanza, seppure cofinanziati dallo stato.
Il costo del fumante vassoio di brioche offerto al popolo italiano ammonta a circa 5 milioni di euro ( http://quotidianonet.ilsole24ore.com/cronaca/2009/12/23/274038-famiglie_basso_reddito.shtml ).
(Eleana Marullo)
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19 Novembre 2009
Comunicazione - La tragedia del copia incolla

I motori di ricerca consentono tra le altre cose di smascherare il copia incolla fatto dai giornalisti attraverso la ricerca della identità dei testi. Le notizie di agenzia una volta erano considerate una sorgente di ispirazione, mentre oggi sempre più spesso la tecnica della copia “papale papale” è divenuta una pratica molto diffusa.
Il copia incolla non si ferma però solo alla editoria, ha superato i limiti della redazione giornalistica approdando anche nell’ufficio di un primario operatore commerciale italiano. In questa foto di alcuni anni fa, scattata dal sottoscritto, è possibile assaporare la regola “edita copia/edita incolla” in tutta la sua ineluttabile sistematicità e ripetitività da soggetto a soggetto, da una e-mail alla successiva, da un ufficio al successivo fino alla tipografia, con la totale mancanza di controllo di quello che viene riportato a proprio nome, tra l’altro in una azienda certificata qualità secondo ISO 9000.
A me manca la sufficiente fantasia per riuscire a spiegare una tale mancanza di professionalità nella gestione di una cosa così semplice come fare un cartello, resta la foto con i suoi clamorosi errori e il significato drammatico che tale modo di operare si porta dietro, il riflesso di una società basata sullo stipendio più basso possibile e sul lavoro instabile e senza motivazione. Così nel privato come in un ospedale o un ufficio pubblico.
Il cartello restò lì un bel po’ di mesi, nonostante la mia segnalazione alla portineria e solo successivamente fu corretto.
(Stefano De Pietro)
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5 Novembre 2009
Marketing politico - Si aprono le danze sulle regionali 2010
© foto: De Pietro
Che i politici si avvalgano di studi d’immagine e comunicazione non è un mistero. Più elevato il rango, più costoso e famoso il consulente. Ricordo il mio primo approccio con OLI, quasi senza sapere che di OLI si trattava, fu una meditazione a quattro mani sulle tipografie che stampano manifesti del candidato e contemporaneamente la campagna dell’ente che lo stesso candidato dirige come presidente, l’immagine moderna e tranquillizzante del candidato di punta con a disposizione il miglior fotografo sul mercato contrapposta al candidato di serie B, con la classica foto segnaletica di fronte sull’attenti, un po’ impacciato, abbracciato però da un sorridente capolista nazionale che lo presenta come “un bravo ragazzo al servizio di qualcosa”: insomma Fantozzi con il Capoufficio.
Quest’anno qualcosa è cambiato. Le campagne della Lega, con capi Sioux finiti nelle riserve per colpa della immigrazione e carrette del mare ricolme di pericolosissimi africani irregolari hanno forse segnato una nuova moda, un nuovo tipo di immagine, di comunicazione: siamo a livello fumettistico. Una volta tanto l’articolo richiede la pubblicazione della foto. La simbologia è piuttosto evidente: lascio alla fantasia dei lettori di scorgere quello che c’è da vedere.
(Stefano De Pietro)
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28 Ottobre 2009
Comunicazione - Marketing, politica ed amicizia nell’era internet
“Ho creato un profilo su Facebook dove posso pubblicare foto, video ed eventi e vorrei aggiungerti ai miei amici per poterli condividere con te. Prima di tutto, devi iscriverti a Facebook! Poi anche tu potrai creare il tuo profilo personale!”
Nel cuore della campagna ligure del PD questo messaggio arriva sulla mail personale e su quella dell’ufficio.
L’amicizia, dice il dizionario Garzanti è “un legame sentimentale basato su affinità di idee e reciproca stima”.
Si suppone che chi ha inviato il messaggio da facebook conosca l’interlocutore a cui lo manda, e sia animato dal sentimento di cui sopra. Nel caso specifico sappiamo che il sentimento oltre che univoco è infondato, poiché il destinatario del messaggio, “animato” nel 2002 da sincera ammirazione nei confronti del mittente, non ha mai avuto modo di conoscerlo di persona, o di condividere con lui la comune passione per l’opera. Semplicemente sapeva delle sue azioni su giornali o in TV. Ma, mai, lontanamente, avrebbe pensato di poter essere suo amico. Il destinatario seguiva la parabola politica del mittente, e vedeva sotto i suoi occhi come si fa spezzatino di un possibile leader. Pratica diffusa in molti partiti, alla quale lui, cittadino qualunque, assisteva inerme.
Tuttavia il destinatario, suo malgrado, conserva alcuni ricordi. Primo fra molti quello del Circo Massimo stracolmo di gente il 23 marzo 2002, oltre a interviste, nelle quali il mittente rappresentava il destinatario e i suoi pensieri.
Poi Bologna. Ed echi distanti, dovuti – è possibile – ad un’informazione incapace di raccontare i fatti. Comunque anni di lontananza politica, fino a quando il mittente si trasferisce a Genova, annunciando di voler essere padre a tempo pieno – che bella notizia! – poi il parlamentare europeo – ma come farà? – infine anche segretario ligure di partito – non è che sarà troppo occupato?
Il cittadino a cercare le ragioni del cambiamento del leader. Il mittente sul suo binario.
Tra i due la distanza che c’è tra politica ed elettori.
Certo facebook è un canale. Nel caso specifico di marketing politico.
Ma perché non lasciar fuori l’amicizia da queste cose?
(Giovanna Profumo)
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13 Dicembre 2006
Miti - Storia di una foto e di tante bugie
Chi è volesse cercare di stabilire un nesso tra verità e informazione non può perdersi l'ultimo film di Clint Eastwood. Seconda guerra, fronte del Pacifico, Iwo Jima, uno sbarco e una fotografia. Flags of our fathers è la storia di un'immagine di guerra e di quali strade un semplice scatto può percorre in nome di una propaganda orchestrata da chi al fronte non è mai andato ma ne conosce i costi soprattutto economici. E' la messa in scena di una manipolazione e di quello che può indurre una fotografia sull'opinione pubblica, perché prioritario è trovar fondi per uno sforzo bellico che li ha esauriti tutti.
E' la storia di tre soldati, dei loro ricordi di guerra, delle loro bugie. E del bisogno di ognuno di loro di render giustizia alla necessità di verità. La foto, che rappresenta la conquista di una roccia dell'isola giapponese da parte di un piccolo gruppo di soldati americani, verrà riproposta da Eastwood sotto forma di poster, scultura, gelato con crema di amarena nella sua macabra genesi accompagnando le vite dei sopravvissuti. Il film, senza le ambizioni di un kolossal, mostra facce, dolori, ricordi con poesia e rispetto, prendendo lo spettatore per mano, come pochi registi sanno fare, per raccontargli le schegge di vite devastate, impossibili da narrare ai figli.
Dopo i titoli di coda verranno in mente a molti spettatori fotografie storiche e di famiglia, quanto è stato detto loro da chi quella guerra l'ha subita, o vi ha partecipato, dalla parte giusta e da quella sbagliata. E se quegli spettatori avranno qualcuno in famiglia, nonni o padri ancora in vita, certamente sentiranno un senso di perdita, come un sospeso. Ma se ci sarà tempo, magari nelle feste, si potrà approfondire. Perché è anche da lì che proveniamo.
(Giulia Parodi)
Posted by Admin at 16:11
15 Marzo 2006
Acquasola - Il laghetto dei cigni? Reclame ingannevole
Il Giornale, Il Secolo XIX, La Repubblica e la Gazzetta del Lunedì hanno dedicato parte dei loro spazi pubblicitari di domenica 5 e lunedì 6 marzo alla Sistema Parcheggi, il consorzio impegnato nella costruzione del parcheggio dell'Acquasola. Con le sue inserzioni la Sistema Parcheggi ha voluto da un lato schierarsi a sostegno alle scelte dell'Amministrazione in materia di posteggi, attorno alle quali si levano sempre più riserve, dall'altro contrastare l'azione dei comitati cittadini e di Lega Ambiente che da oltre due anni si oppongono con successo allo sventramento del Parco (OLI 85).
La pubblicità a pagamento della Sistema Parcheggi sostiene che l'autosilo dell'Acquasola "consentirà di alleggerire il carico veicolare che oggi paralizza le vie intorno". A smentire basterebbero le code rumorose e puzzolenti delle auto in piazza XII ottobre in attesa di entrare nel parcheggio omonimo. Ma, da anni, ci sono anche fior di studi che provano come i parcheggi, in particolare quelli nei centri cittadini sono attrattori di traffico e vanno nella direzione opposta di una mobilità sostenibile. A Genova, a tutt'oggi, l'Amministrazione locale - che dal suo insediamento non ha perso occasione di sostenere la Sistema Parcheggi - non ha prodotto alcuna indagine sulla utilità di simili Park ai fini di un alleggerimento del traffico. Neppure ha fornito dati precisi circa l'effettiva utilizzazione dei park esistenti e le caratteristiche del traffico urbano. E' casuale?
Il messaggio pubblicitario della Parcheggi sostiene che le indagini agronomiche relative al progetto del park Acquasola sono state accurate. L'affermazione è ampiamente smentita dalla relazione della commissione di esperti, che il Comune ha dovuto nominare in seguito alle proteste dei cittadini e che fa a pezzi le proposte agronomiche fatte dalla Sistema Parcheggi a cominciare dalla possibilità - inesistente - di trapiantare gli alberi per ricollocarli, in seguito, nel sito. Gli esperti hanno inotre detto e scritto che nel caso si arrivi alla costruzione del parcheggio il giardino storico andrà irrimediabilmente perduto.
La Sistema Parcheggi sostiene che "la vegetazione del parco verrà salvaguardata e accresciuta sull'intera superficie della spianata". Così lascia credere che tagliare alcune decine di alberi di alto fusto ed eliminare molti arbusti ornamentali e una successiva attesa di anni per un ulteriore reimpianto sia un modo appropriato di salvaguardare la vegetazione.
Infine, è malizioso quanto la Parcheggi dichiara a proposito del laghetto dei cigni che, si fa intendere, sarà riportato agli antichi splendori tanto da diventare icona pubblicitaria del restyling in corso. Si tratta di sciocchezze.
Tutti i frequentatori dei parchi cittadini sanno infatti che laghi e laghetti, per esigenze di igiene e per la salute degli stessi animali, cigni, anatre, pesciolini rossi o tartarughe, sono stati e saranno via via prosciugati. Ecco perché il caro vecchio laghetto non potrà mai tornare agli antichi splendori. Tutti lo sanno meno, si capisce, i progettisti e i giornali che hanno pubblicato i fotomontaggi. O lo sanno e prendono in giro i lettori?
La pubblicità della Parcheggi tace sul fatto che la durata prevista dei lavori per la costruzione del Park è di circa 5 anni. Cinque anni durante i quali, l'Acquasola, l'unico spazio verde pubblico di una qualche consistenza a disposizione dei cittadini del centro, sarà inibita a tutti. Una intera generazione di bambini del centro storico, in particolare delle fasce più deboli, non avrà alcuna possibilità di frequentare un giardino.
(Manlio Calegari)
Posted by OLI at 11:42 | Comments (0)
Marketing - "Avanti miei prodi", non solo figurine
Celo. Manchi. Celo, celo, celo, manchi! Quand'era? Alle elementari: fuori dalla scuola, a ricreazione, e di nascosto, sotto i banchi. Alcuni arrivavano con mazzi enormi, acquisendo prestigio. I più generosi ne regalavano alcune, facendo scivolare le più preziose nelle tasche, come un bottino da nascondere. Il gioco stava nello scambio, nelle nuove relazioni, nell'acquisto dell'unico pacchetto a settimana. Il gioco consentiva ai più piccoli di avvicinare i grandi, permetteva di fare nuove amicizie e metteva a rischio quelle vecchie. Il fotogramma di un'infanzia. La maggioranza degli album venivano dimenticati nelle librerie, completati a metà. Pezzettini di passato dai quali l'Ulivo ha attinto per la campagna politica del suo candidato.
"Avanti miei Prodi" - Album politico con le figurine di Altan - è un opuscolo giallo in cui vengono sfiorati i punti principali del programma dell'Ulivo. E' stato distribuito gratuitamente con i magazine del Corriere della sera e di Repubblica. Welfare, Lavoro, Ambiente, Giovani, Donne, Immigrazione sono commentati da brevi frasi del professore. Alle vignette di Altan il compito di bilanciare la serietà delle parole. In allegato due bustine contengono le figurine per iniziare l'album. Quelle mancanti - le ultime - si possono ricevere a casa versando minimo 10 Euro e dopo aver inviato un fax del versamento.
Marketing politico. E l'idea è buona. Se non fosse che, proposta così, sabota lo scopo del gioco delle figurine: lo scambio. L'album dell'Ulivo, infatti, verrà completato in solitudine a casa. E le figurine di Altan, presentate sul frontespizio come "indispensabili per il cittadino che vuole esercitare il diritto di voto con scienza e coscienza", non verranno scambiate dagli elettori nei tanti cantieri cittadini che sarebbero dovuti nascere per alimentare queste elezioni con i idee, sogni, suggerimenti.
Pensate che serate! Nelle sezioni delle città d'Italia giovani, donne bambini e anziani di sinistra a scambiare figurine… E magari completare l'album dei candidati! Con tutte le figurine di Camera e Senato: "Ho la moglie di Fassino…Tu cosa hai?", "Io un Mussi in Liguria…", "Franceschini? Chi scambia un Tanoni con un Franceschini?" "Io un Letta!". E il popolo della sinistra che riconosce le facce dei suoi parlamentari e le storie. E le azioni. Come per i calciatori. In uno slancio collettivo di partecipazione! E da una figurina una fioritura di serate a tema, con confronti sul lavoro, sulla sanità, sui fondi alla cultura, e sulle donne in politica, sull'ambiente…
Lieve. Caldo. Irreale: come un acquarello di Folon.
(Giulia Parodi)
Posted by OLI at 11:31 | Comments (0)
15 Febbraio 2006
Elezioni - La verità leggibile dietro i manifesti
Un esercizio di semplice osservazione dei manifesti elettorali potrebbe rivelarsi utile per gli indecisi? Basterebbe per capire lo "stato delle cose", che questa campagna elettorale si gioca con la pancia e non con la testa?
Nello schieramento di centro-destra, Fini si fa promotore, "in prima persona", dell'Italia onesta (una comica!), Casini, propone la tutela dei massimi valori, più o meno condivisibili; la Lega Nord fa breccia attraverso il senso d'appartenenza, di tutela del territorio ("Federalismo: padroni in casa nostra").
E Forza Italia? Dopo aver fatto leva sulla paura, ora gioca con il "No, grazie" variamente declinato: "Immigrati clandestini a volontà?", "Più tasse?", "Fermiamo le grandi opere?", "No global al governo?", o con lo spassosissimo: "La sinistra dice che tutto va male. Lasciamola perdere".
L'opposizione rincorre, attraverso l'immagine della famiglia e i cartelloni claustrofobici da cui singoli o gruppi cercano d'uscire, facendo leva sul sentimento di sfiducia e sofferenza della maggior parte degli italiani.
I sondaggi americani danno il Cavaliere in testa; esultante, il premier che nessuno c'invidia, ha sostenuto di aver predisposto una campagna elettorale in tre fasi: 1. spiegare quello che il governo ha fatto, 2. presentare il programma per i prossimi cinque anni, 3. criticare il programma della sinistra.
Spiace constatare che, per ora, nessun "punto" sia stato toccato. I segnali dell'Italia protezionista, ottusa e semplicista, che tanto piace al Cavaliere, sono racchiusi nei due slogan meno frequenti in città: quello sugli immigrati e quello sui no-global.
Uno, visibile percorrendo la soprelevata, ci sta pensando il vento a spiegazzarlo, l'altro, ha subito il contrappasso: Forza Italia ha scelto di collocarlo all'imbocco del tunnel in Piazza Dante, e lì, dai giardini della Biblioteca Berio (luogo frequentatissimo dai no-global), il manifesto è stato trasformato così: "Al governo? No grazie". Uno esproprio proletario? Ce ne sono altri sul sito artenamir.interfree.it
(Tania del Sordo)
Posted by OLI at 18:01 | Comments (0)
1 Febbraio 2006
Elezioni - Tre slogan da bocciare Ds, Forza Italia, Udc
“Domani è un altro giorno. Oggi precarietà, domani lavoro” DS
“Italia, forza. Niente paura, hai letto bene. Forza Italia”
“Un’idea diversa. Io c’entro.” UDC
Rossella O’Hara in “Via col vento” pronunciava la fatidica frase “domani è un altro giorno” dopo aver perso tutto: famiglia, tenuta, e amore. Nel dirlo, si affidava totalmente al fato, sapendo di poter contare esclusivamente sulla sua femminilità e sul quel suo carattere volitivo, impavido, ma anche fragile. Rossella non poteva programmare nulla per il futuro perché troppo affidata alle passioni. “Domani è un altro giorno, si vedrà…” è il motivo di una delle più belle canzoni di Ornella Vanoni, in cui malinconia, promesse sbagliate, delusioni vengono consegnate al destino con una pazienza molto femminile. E’ l’accettazione del domani, senza nessuna garanzia, perché il domani, si sa è incerto. “Domani è un altro giorno” è un messaggio singolare per una campagna politica di sinistra. Di questi tempi. E con questi chiari di luna.
“Italia, forza. Niente paura hai letto bene”, è la destra che si traveste per carnevale. E’ l’halloween della politica.
Il manifesto di Casini che promettendo “un’idea diversa” dichiara “io c’entro” – giocando sulla posizione di centro del suo partito - diventa il più onesto dei tre. Basta pensare ai bambini - “signora maestra, io non c’entro!”, “E’ stato lui!” – che si affrettano a discolparsi. Casini, invece, ammette la sua colpa in questi anni di governo ed orgoglioso ne rivendica la paternità. Su queste basi, quale possa essere “l’idea diversa” proposta dall’UDC rimane curiosità che è bene non soddisfare.
(Giulia Parodi)
Posted by OLI at 12:01 | Comments (0)
18 Gennaio 2006
Manuali - Come scrive e parla il perfetto forzista
La sovraesposizione mediatica di Berlusconi e dei suoi è iniziata. Un pezzo di Curzio Maltese (Repubblica, 11 gennaio), dopo la doppia comparsata del premier su La7, ci avvisa: "Da qui al 9 aprile il premier replicante ci farà vedere cose che noi umani non potevamo nemmeno immaginare." Così, nelle nostre città, dopo i manifesti sottotitolati "operazione verità", sono apparsi quelli, sibillini ma rassicuranti "ITALIA, FORZA non aver paura, hai letto bene".
Il momento, però, è drammatico. I sondaggi danno il centrodestra ancora "sotto" e allora …
Sul sito www.motoreazzurro.it ecco i consigli per controbattere l'offensiva dei detrattori, per proseguire, dal basso, l'operazione "verità": "Contribuisci anche tu a far conoscere la verità sui risultati ottenuti dal governo Berlusconi!" recita la pagina web di metà dicembre.
Il compito richiesto a iscritti e simpatizzanti è semplice: esprimere un pensiero forzista sulle pagine dei giornali e nelle trasmissioni radiofoniche. Per farlo, senza mettere il piede in fallo, un rivoluzionario vademecum:
Radio
Telefona presto. Chiama all'inizio della trasmissione: avrai più possibilità di essere inserito nella scaletta degli interventi.
Continua a chiamare. Se la linea è occupata, insisti. Prima o poi prenderai la linea, specialmente se stai chiamando una radio locale.
Decidi prima quello che dirai. Scriviti i punti principali del tuo intervento: ti aiuterà ad organizzare quello che vuoi dire prima di andare in onda.
Abbi ben chiaro il punto centrale di quello che vuoi dire. Preparati a riassumere quello che stai per dire in una frase sola. Una volta in onda, più sarai chiaro e focalizzato su una sola idea, più sarai incisivo.
Sii chiaro e conciso. Quando sei in onda, vai veloce al punto centrale della tua argomentazione. Se intendi fare riferimento a qualche cosa che è stata detta da un'altra persona, sintetizza rapidamente per gli ascoltatori, che potrebbero non averla sentita.
Giornali
Manda una lettera firmata. Di regola una lettera firmata ha maggiore autorevolezza di una anonima.
Cerca di essere chiaro e conciso. Scrivi lettere brevi e chiaramente focalizzate su un punto preciso. I giornali di solito accorciano le lettere prima di pubblicarle, per cui è meglio che la tua lettera sia breve.
Enuncia subito chiaramente il nocciolo di quello che vuoi dire. Assicurati che il punto fondamentale della tua lettera sia chiaro già nella prima frase.
Tratta un solo argomento per volta. Dedica ogni lettera ad un solo tema.
Se poi avete bisogno di rinfrescarvi un po' la memoria, c'è il depliant in "45 punti, per fare, per crescere, per essere liberi" dove, come se si trattasse d'una lista della spesa, vengono snocciolate azioni e cifre del Governo Berlusconi e alcuni avvenimenti nazionali ed internazionali di questi anni (nella sezione: "superando tutto quello che è successo"). Si possono leggere così, senza soluzione di continuità: "Governi di sinistra: nuove tasse, nessuna riforma" (1996-2000); "Ingresso nell'euro a condizioni sfavorevoli per l'Italia" (1997-2000); "Buco di bilancio lasciato dalla sinistra"; "Attacco terroristico. New York"; "Depressione dell'economia mondiale" (2001); "Concorrenza sleale prodotti cinesi"; "Attacco terroristico a Madrid" (2004); "Effetti euro forte su commercio ed esportazione"; "Grande aumento del prezzo del petrolio"; "Attacco terroristico a Londra" (2005).
Tutto chiaro?
Bene, adesso potete prendere in mano il telefono o decidere di scrivere una lettera.
(Tania del Sordo)
Posted by OLI at 13:08 | Comments (0)
26 Maggio 2005
La tua identità? Ci pensa il marketing
Svetta imponente sulle facciate dei palazzi, il geniale messaggio di marketing lanciato da una casa automobilistica tedesca, per il lancio dell’ultimo modello: “Hai gli occhi di tua madre, il naso di tuo padre. E di tuo?”.
Il target emerge dalle linee rotonde, ammiccanti e dai colori vivaci. Chiara come una visione sciamanica si presenta l’immagine: un giovane tra i venti e i trent’anni allo specchio, ripercorre con lo sguardo le linee note del proprio volto riconoscendovi eredità genetiche parentali come estranee e cerca in quello specchio la propria essenza. “Cos’ho di realmente mio?”.
Non un ideale, almeno a detta degli esperti di analisi generazionali. Non un lavoro, ai tempi del precariato ad oltranza. Conseguentemente, non una competenza né la possibilità di avere una famiglia. Meno male che ci pensa il mercato automobilistico a offrire un’identità attraente, affidabile e dai consumi contenuti. Acquistabile anche in comode rate mensili.
(Eleana Marullo)
Posted by OLI2 at 23:15 | Comments (0)
1 Aprile 2005
Marketing. Agenti segreti del passaparola
La nuova frontiera del marketing supera spot sfavillanti e sogni nel cassetto dei possibili consumatori e s’inserisce, subdola, nelle nostre vite d’ogni giorno, fra conoscenti ed amici: volontari del “passaparola” provano i più disparati prodotti prossimi all’uscita per poi esaltarne le qualità (o chiederne la fornitura al negozio di fiducia) a quanti conoscono o con i quali entrano in diretto contatto.
Non ci sono limiti al “passaparola”: dalle macchine fotografiche ai libri, dal pollo alle scarpe, dal profumo alla birra.
Il successo del passaparola in rete, che ha fruttato al fondatore di Hotmail 12 milioni di abbonati in 18 mesi con una spesa irrisoria (un banner inserito nella mail che veniva spedita da un abbonato rimandava al sito e prometteva un servizio di posta elettronica gratuito) ed ha lanciato, con lo stesso sistema, giochi allegati ad altri siti (Kellog’s), si è riversato nelle vite degli americani (per ora).
Stanco dell’infinita sequela di spot, il pubblico, non più così disposto a seguire i “consigli per gli acquisti”, è diventato raggiungibile grazie a veri e propri agenti (di commercio) segreti che, gratificati dalla possibilità d’essere, almeno una volta, l’ago della bilancia nella produzione-fruizione di beni di consumo, si accontentano, eventualmente, di buoni-premio e non chiedono denaro (“Di norma il ritorno può essere identificato nell’area della “bella figura”, in cui ritengo di migliorare la percezione che gli altri hanno di me parlando di cose intelligenti, innovative, utili, divertenti…” da: www.percheinternet.it)
Questa strategia, cui è stato dato il nome di “marketing virale”o “d’assalto”, sta diventando una delle più seguite anche da grandi aziende (Sony Ericsson, Lee Jeans, Ralph Lauren).
Bisogna essere delle persone speciali per diventare agenti segreti del passaparola?
Qui le strade si dividono. La Tremor, la divisione della Procter & Gable che si occupa di passaparola, cerca quelle che definisce “persone magiche”: individui che per natura riescono ad essere leader nel gruppo d’appartenenza; la BzzAgent, invece, accetta volontari senza distinzioni di sesso o d’età, senza particolari qualità comunicative: l’importante è che parlino del prodotto, che abbiano voglia di farlo.
Cade così l’ultima barriera che distingueva il teatro del commercio dalla nostra vita quotidiana e si apre una nuova frontiera di studi per psicologi, sociologi, semiologi. Già Pirandello notava la recita insita nella normale conversazione fra esseri umani, ma quale voragine si aprirà in futuro se, fra le altre domande, dovremo chiederci: “Non è che, magari, fa lo 007 per il pollo AIA?”
Già, perché se in rete, anche inconsapevolmente, l’agente palesava il suo ruolo, qui, al contrario, esplicitamente si chiede ai volontari di non fare cenno sulla loro segretissima missione.
(per maggiori informazioni: Internazionale, n°582).
(Tania del Sordo)
Posted by OLI2 at 23:17 | Comments (0)
18 Marzo 2005
Pensa alla salute che il conto arriverà
Ho ricevuto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri la pubblicazione ”Pensiamo alla salute”, con allegata lettera del Presidente del Consiglio. L'ho inviata al signor Prefetto pregandolo di volerla cortesemente rispedire al Mittente, insieme con le seguenti motivazioni:
1. Considero l'iniziativa come propaganda elettorale personale del dott. Berlusconi, pagata con i miei soldi di contribuente e senza il mio preventivo consenso.
2. Considero il contenuto della pubblicazione del tutto banale e privo di valore politico positivo, anzi, con valore politico negativo, in quanto lascia intendere che i cittadini sono responsabili della propria salute (cosa in parte condivisibile) senza mettere in causa la dimensione politica del problema, come se si ignorasse che i rischi di malattia, invalidità e morte provengono da nodi non risolti della politica ambientale, della sicurezza della circolazione stradale e ferroviaria, della osservanza delle norme di sicurezza sul lavoro, dalla criminalità organizzata, dalla cattiva organizzazione dei servizi sanitari ecc.
3. Di conseguenza, considero fondato il sospetto che nel pensiero del mittente si voglia preparare il terreno a un'ulteriore riduzione della spesa pubblica per la Sanità, inducendo i cittadini a pensare che se vogliono tutelare la propria salute devono pagarla di tasca propria, oltre al contributo fiscale di cui in modo propagandistico si magnificano i tagli illusori.
(Gianfranco Monaca)
Posted by OLI2 at 07:50 | Comments (0)
9 Marzo 2005
Il grande architetto slogan elettorale
Il candidato del Polo delle Libertà alla presidenza della Regione Liguria crede davvero, o gliel'hanno suggerito i suoi comunicatori, che in campagna elettorale faccia buon gioco alla propaganda il nome del grande architetto per riprogettare il futuro assetto di Genova sul fronte del mare?
Fossi un elettore di Biasotti diffiderei di questa fiera delle illusioni, dove i finanziamenti sono di là da venire e le prove di fattibilità tutte da verificare.
Avrei timore che tutto finisca in una colossale bolla, questa volta di sapone. Troverei invece più credibile un candidato che, anziché ricorrere agli slogan e alla bacchetta magica del genio, suggerisse la strada dei concorsi di idee. Con questa seconda strategia si mette in moto il volano della progettualità e della professionalità giovanile, creando il presupposto per l'affermarsi di nuove leve di architetti e recuperare risorse culturali.
C'è in più un altro vantaggio: difficilmente la pubblica amministrazione riesce a controllare e a orientare il parto della fantasia del genio. Deve rifiutarlo in blocco o prenderlo com'è. La prova è nella mostra Arte e Architettura appena conclusa. Bellissima, ma quanti visitatori ha avuto e soprattutto quanto è costata?
(Giovanni Meriana)
Posted by OLI2 at 22:52 | Comments (0)
19 Febbraio 2005
Manifesti. Interessante leggere i caratteri piccoli
Onnipresenti. Li trovi ormai ad ogni angolo di strada. Si distinguono, unicamente, per colori e simboli; inneggiano a slogan. Invasione visiva. Ma sprofondando nei manifesti che costellano la topografia della città si finisce per perdere di vista concetti e dentature per fermarsi, con attenzione morbosa su scritte minuscole in caratteri mimetici che compaiono, trasversalmente sulla carta stampata: le tipografie.
Ad esempio può essere interessante scoprire che l’enorme tricolore patriottistico di AN è uscito dai tipi della S.E.P di Roma, che il candidato di di Forza Italia Matteo Rosso “37 anni, medico, coniugato e con un figlio” si affida alla tipografia “Sorriso Francescano”, la quale stampa anche la locandina del Rotary che gli si affianca nella cartellonistica di Piazza della Nunziata. All’opposto è l’agenzia pubblicitaria milanese “Eretici” a curare la campagna politicamente corretta dei Democratici di sinistra.
Ma da dove provengono i sovrappopolati e fumosi posters di Burlando e quelli cesariamente arancion-individualisti di Biasotti? La Keller, di Alessandria, trasferisce un po’ di nebbiosità della piana alla Genova dei camalli, dei medici, dei commercianti ecc ecc.. e di Burlando, mentre Biasotti si affida alle arti grafiche di La Stampa S.P.A., di Genova. Una linea di design comune ed uno sguardo attento confermano: è la stessa di cui si serve la Regione Liguria. Che il passante distratto e confuso dalle similitudini grafiche rischi di confondere informazione e campagna elettorale?
(Eleana Marullo)
Posted by OLI at 16:36 | Comments (0)
Regionali. Sui manifesti il test delle scritte spontanee
All’inizio consideravo i manifesti elettorali che i candidati affiggono in anticipo sulla campagna, come un’esibizione di potenza economica. Chi ha i soldi per tappezzare la città di proprie fotografie, pensavo, è sicuramente dotato di grandi risorse economiche: può permettersi una spesa supplementare che altri candidati non possono nemmeno sognarsi.
Stimolato dall’articolo di Vittorio Coletti su Repubblica del 6 Febbraio (“Pubblicità & Politica: la gara dei manifesti”) ho preso in considerazione solo le scritte ed i segni che la gente ha apposto su tali manifesti. Basta girare a piedi per le strade di Genova, per constatare che i faccioni sui poster elettorali attirano una vasta e critica partecipazione della gente. Un tempo, quando usavano i “santini”, non si vedeva la reazione suscitata nei destinatari del messaggio elettorale.
In Viale Caviglia sul poster di Biasotti, sotto la frase “Il presidente per la Liguria” qualcuno ha scritto con un grosso pennarello nero: “E’ FALSO” e siccome accanto c’é un altro poster esattamente identico, il disturbatore ha scritto “NON E’ VERO”. In Via Bertani c’é una riga di poster di Moro: su quelli più bassi una mano ignota ha cerchiato di nero gli occhi del candidato, tanto da farlo sembrare lo zio Fester della Famiglia Addams. In Corso Solferino, sul muro che recinge Villa Gruber, su un manifesto di Gadolla (in cui il candidato appare con aria rilassata e camicia verde) qualcuno ha disegnato la foglia a cinque punte della Cannabis sativa. In Piazza Marsala, su un poster che ritrae Rosso, una mano anonima ha scritto “KE TENERO” (forse riferendosi al fatto che il candidato regge in mano una carta geografica della Liguria). In Via Burlando sul volto di Paladini qualcuno ha dipinto di nero alcuni denti della sua bocca, sfigurandone il simpatico faccione. In Via Pozzo sul capo di Fallabrini è stata spruzzata vernice bianca e schiumosa, come a voler rappresentare una parrucca; in tal modo, però, il candidato assume l’aria dell’inventore che sparò l’auto nel futuro in un famoso film di Zemeckis. In Via Colombo sul volto del candidato Ottolia sono stati appiccicati due chewing-gum masticati "a punta" esattamente sugli occhiali. L'effetto sull'osservatore è più efficace della foto.
Ho visto anche manifesti ripetutamente strappati, in segno di evidente disapprovazione. Ma in genere gli interventi sono sempre di tipo bonario. Nessuno però compie l’intromissione in favore del candidato. Nessuno che ponga una semplice domanda sui faccioni dei poster: “Cosa farai se perdi le elezioni?”. A me sembrerebbe una domanda legittima, visto che nessuno si è mai espresso in tal senso.
(Rinaldo Luccardini)
Posted by OLI1 at 16:31 | Comments (0)
4 Febbraio 2005
Trasparenza. I candidati più furbi sono i più veloci?
Come minimo, a tre mesi o poco meno dalle Regionali, la lista dell’Ulivo sta perdendo 5-1 rispetto alla Casa delle libertà di Berlusconi, nella classifica della visibilità elettorale.
Difficile dubitarne: i muri di città e paesi liguri sono letteralmente tappezzati da manifesti coi faccioni di chi sta con la Liguria e di chi assicura “non parole ma gatti”. Il povero Burlando schiacciato com’è in un angolino, dalla tronfia arroganza dei candidati ricchi, ispira solidarietà perfino a chi non lo aveva in grande simpatia: stiamo o no dalla parte dei meno fortunati?
In realtà la massiccia invasione degli spazi elettorali, con grande anticipo, è questione ben più seria che non si esaurisce con qualche considerazione moraleggiante, tutt’al più fonte di sorrisetti (amari). Avere occupato prima degli altri plance e cartelloni disponibili, bruciando tutti sul tempo, non è una dimostrazione di rapidità, efficienza, furbizia, come si vorrebbe far credere. La furbata semmai consiste nel fatto di riuscire a eludere certe regole del gioco, fatte in modo da essere aggirate, tipo la legge elettorale. Uno degli obblighi principali, in nome della famosa trasparenza, è quello di rendere pubblicamente conto delle spese sostenute in campagna elettorale per la propaganda. Non però di quelle fatte prima del tempo stabilito e dal momento che la “la campagna”, almeno ufficialmente, non è ancora cominciata, ecco che i nostri campioni di velocità non hanno alcun dovere di documentare esborsi e relativi finanziamenti.
Come prova di furbizia non c’è che dire, come test di affidabilità dei candidati-sprinter qualche dubbio sembra lecito. Tanto più che proprio per evitare la deprecata “cultura del sospetto” di cui spesso la stampa viene accusata di farsi portatrice, nelle settimane scorse era stato rivolto un appello dai Ds liguri agli avversari: rendiamo di pubblico dominio i conti delle spese e dei contributi ricevuti, così da convincere anche i più diffidenti che qui si fa tutto “alla luce del sole” (nessun riferimento al bel film sulla morte di don Puglisi). Evidentemente i destinatari erano troppo indaffarati per rispondere.
(Camillo Arcuri)
Posted by OLI2 at 16:58 | Comments (0)
Lo stile di B. Elezioni in vista Apocalypse Now
“Miseria, terrore e morte” è quel che ci attende se Berlusconi (il Bene, cominciano tutti e due per B: come dubitarne?) non vincerà sul Male (rappresentato per l’occasione da Prodi).
Nella misura in cui le gente prenderà sul serio questa ipotesi, un’onda anomala di panico si abbatterà sul nostro Paese, nessuno investirà più un centesimo, miliardi e miliardi di euro fuggiranno all’estero a trovar riparo nelle accoglienti banche svizzera. (Qualche superficiale scoliasta annoterà che fu proprio durante un governo di sinistra che Berlusconi, grazie a vari compagni di merenda certamente più a sinistra di Prodi, costruì la sua fortuna. Ma ora che pur con un centrodestra al governo su quella fortuna si tenta di far qualche luce, Berlusconi ha cambiato idea, e di qui dunque il grido di allarme di cui sopra.)
A questo punto, bisognerebbe proprio che qualcuno denunciasse Berlusconi per il reato – ben previsto dalla legge – di “diffusione di notizie atte a turbare l’ordine pubblico”: con l’aggravante degli straordinari mezzi di comunicazione di cui lo stesso dispone, e dell’autorevole carica che ricopre e di cui si avvale. Che cosa farebbe un GIP di fronte a una denuncia del genere? I casi sono due: o la accoglie (con l’avvio di una causa destinata alla prescrizione, o fino all’avvento di una ennesima leggina ad hoc), o la archivia come priva di ogni fondamento. In questo caso, però, implicitamente degradando il grido d’allarme di Berlusconi a clamorosa e delirante cazzata che neppure Bondi e Cicchitto possono prendere sul serio e alla quale non è neppure il caso di rispondere. Nell’un caso e nell’altro – comunque – la conferma di quanto sia vano opporsi con gli strumenti ingenui della democrazia ad un potere gestito con demagogia e malafede.
(Luigi Lunari)
Posted by OLI2 at 16:21 | Comments (0)
12 Gennaio 2005
Se il cavalletto diventa lo strumento anti-regime
Un giovanotto di Mantova ha lanciato un cavalletto contro Silvio Berlusconi, perché – come ha detto – lo odia. Il gesto è stato unanimamente esecrato, provocando le solite telefonate di solidarietà e i soliti messaggi benauguranti (in ordine di importanza) di Ciampi, Pera, Casini e via via di tutta la nomenklatura.
Da sinistra si è caldamente auspicato che la cosa non venga strumentalizzata; a destra si è colta l’occasione per denunciare il clima di odio e di violenza alimentato dall’opposizione. Berlusconi esce dall’episodio con un piccolo ematoma e una (piccola) aureola di martire: il conto si chiude a suo vantaggio, e il minimo che da sinistra si possa dire del lanciatore di cavalletti è che è un povero ingenuo e quasi un utile idiota.
Tuttavia, al giudice che dovrà valutare la colpevolezza del micro-attentatore, vorrei suggerire di prendere anche in considerazione la stressante condizione di impotenza in cui si trova chi non è d’accordo con Berlusconi e vorrebbe liberarne l’Italia.
Non serve dire che siamo in democrazia, e che ogni cinque anni si va alle urne, ove il popolo è sovrano. Come si può far valere un’idea quando dall’altra parte un Tizio possiede tre tv, ne controlla altre tre, è proprietario di tutto, e tutto e (quasi) tutti è in grado di “comperare”, può investire miliardi in cartelloni pubblicitari, si fa le leggi su misura, imbottisce il parlamento con i suoi avvocati, che votano “ad personam” le leggi cui poi si appelleranno in tribunale; un Tizio che può tirare in lungo un processo fino a che il reato non cade in prescrizione (o abbreviare ope legis i termini della stessa fino a farvi cader dentro i reati suoi o dei suoi sodali); che se vuole tappare la bocca a un Biagi o a un Santoro basta che ne decreti la caduta in disgrazia, sicuro che servi obbedienti ne trarranno le debite conseguenze; un Tizio che protegge un suo buen retiro sardo con la cortina fumogena del segreto di Stato; che al cosmico conflitto di interessi concede solo la presidenza di una squadra di calcio (in attesa comunque che un’altra leggina su misura lo esoneri anche da questo); che ha introdotto nel vocabolario i neologismi di “salvapreviti” e “salvadellutri”; che sacrifica la volontà popolare alla propria personale amicizia con George e Tony; che sembra aver già deciso che a succedere a Ciampi saranno lui o Gianni Letta, eccetera eccetera?
Forse l’ingenuo don Chisciotte mantovano è stato mosso da un sentimento di questo genere, probabilmente non pago dei suoi diritti di elettore, più sacrosanti che efficaci, e ricordando - forse - che anche i gesuiti autorizzavano la “resistenza all’oppressione” quando non c’era altro da fare. Il risultato del suo gesto si concretizza nella perdita del cavalletto, il che prova soltanto la sua disinteressata buona fede, ma non la sua intelligenza e il suo senso dell’opportunità.
(Luigi Lunari)
Posted by OLI2 at 23:02 | Comments (0)
23 Dicembre 2004
Il vizio. Anche nella finanziaria misure ad personam
Il Governo al Senato ha imposto la fiducia su una finanziaria racchiusa in un solo articolo di 591 commi. Un modo di legiferare che rientra pienamente nelle recenti critiche di Ciampi alla mancanza di chiarezza nell’attività parlamentare, ciò che contrasta “con l'articolo 72 della Costituzione, secondo cui ogni legge deve essere approvata articolo per articolo e con votazione finale
Rispetto a questa legge finanziaria, molti osservatori istituzionali e lo stesso FMI hanno ipotizzato che occorrerà per il 2005 un’ulteriore manovra correttiva di almeno 7 miliardi di euro. L'emendamento approvato prevede ora nuove spese a carico dei cittadini. Ne elenchiamo alcune emblematiche:
a) Per le attività di monitoraggio delle politiche pubbliche adottate dal Governo, di analisi del loro impatto sul Sistema-Paese, di informazione e comunicazione istituzionale sulle riforme attuate, il Presidente del Consiglio dei ministri, ovvero il Ministro a ciò delegato, può avvalersi di enti o istituti di ricerca, pubblici o privati, di istituti demoscopici nonché di consulenti dotati di specifica professionalità. A tal fine è autorizzata la spesa di 3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006 (comma 265). Come osserva Barbara Fiammeri (Il sole 24 ore, 18 dicembre): in campagna elettorale le spese si moltiplicano. Si osservi che l’onere sarà tuttavia limitato “solo a 2005 e al 2006”, gli anni delle scadenze elettorali delle regionali e delle politiche. La coincidenza è da ritenersi puramente casuale.
b) Allo scopo di promuovere il potenziamento della strumentazione tecnologica e l'aggiornamento della tecnologia impiegata nel settore della radiofonia ... è autorizzata la spesa di 1 milione di euro annui a decorrere dall'anno 2005. L'accesso ai benefici rimanda al comma 190 della legge n. 350/2003 che stabilisce che dei contributi possano beneficiare le “emittenti radiofoniche nazionali a carattere comunitario”. Che sono solo due, Radio Padania Libera (la radio della Lega) e Radio Maria. E’ evidente che tale norma è stata espressamente disegnata sulle esigenze delle stesse (in particolare di Radio Padania, attesa la limitata copertura di cui dispone rispetto alla caratura "nazionale"), perfezionando una precedente normativa di identica sostanza (comma 218). (http://www.amministrativo.it/public/visual737.asp)
c) deroga alla legge Merloni per i lavori di edilizia pubblica commissionati dai servizi segreti. La legge Merloni stabilisce che per i lavori pubblici sono obbligatorie le gare europee, aperte e trasparenti, salvo rare e precise eccezioni. Il comma 245 del maxi emendamento dispone che, a quelle rare e precise eccezioni, vanno aggiunti i lavori che toccano organismi come il Cesis, il Comitato esecutivo per i servizi di informazione e sicurezza, il Sismi, cioè il Servizio informazioni sicurezza militare, e il Sisde, cioè il Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica. Questi servizi, per quel che se ne sa, avevano già manifestato qualche insofferenza per la «Merloni» e hanno avuto a che fare negli ultimi tempi con vari lavori di edilizia pubblica (caserme, postazioni, infrastrutture varie...) ma anche con lavori di edilizia privata, sebbene si tratti di un solo caso, e cioè i lavori riguardanti la proprietà di un cittadino, sia pure speciale: Villa Certosa a Portorotondo (Gian Antonio Stella, Corriere della sera, 17 dicembre 2004).
(Oscar Itzcovich)
Posted by OLI2 at 12:13 | Comments (0)
17 Dicembre 2004
Grafica elettorale. Il pensatoio di Burlando e il Beautiful di Biasotti
A ruota rispetto al manifesto di Claudio Burlando, ecco comparire quello, in risposta, di Sandro Biasotti. In risposta, perché pare sia stato assemblato ribaltando completamente quello dell’avversario politico.
Si va dalle scelte cromatiche –un arancione deciso, ucraino, di sfondo contro il paesaggio color ciano-grigiastro– alla scelta del soggetto: giovani dagli sguardi fieri e dalle dentature scintillanti, ripresi di fronte, contro i tre quarti di spalle di Burlando. Si procede poi con lo slogan, “Io sto con la Liguria. Nasce il movimento per la regione che vuoi”. Il soggetto è espresso e visibile, in quanto rappresentato nella foto, al contrario dell’appello antagonista (“Pensa la Liguria insieme a Claudio Burlando”). Mentre quest’ultimo poi è sovrastato dall’immenso promontorio ligure, che guarda con aria assorta e grave, i personaggi ritratti nei manifesti biasottiani tengono spensierati la Liguria in pugno.
La foto, al contrario di quella di Burlando, è di interpretazione chiara, non lascia adito a dubbio. Così come le distinzioni banalmente manichee che si trovano sul sito web (politica “buona e nuova” contro politica “vecchia e cattiva”). Assente dal poster è il candidato del centrodestra, che compare soltanto in versione sindonica nel logo del movimento: lo sguardo diretto del barbuto Biasotti è sorpassato, per la campagna elettorale appena cominciata, a favore di suggestioni nebulose e sorrisi apollinei, fino all’ultimo colpo di grafica.
(Eleana Marullo)
Posted by OLI2 at 23:12 | Comments (0)
10 Maggio 2004
Quarto potere 1. Se i vescovi sostituiscono la critica laica assente
La discussione -siamo in un regime, no, non si tratta ancora di vero regime- è già di per sé inquietante; poi una sera, a Genova, capiti al Bagdad Cafè, incontri Marco Travaglio coi suoi ultimi libri (dopo le 60.000 copie di “Bananas” sta uscendo “Montanelli e il Cavaliere”), e ascoltando i suoi racconti “dallo stato semilibero di Berlusconia”, sorridi amaro, sobbalzi, ti indigni, ma soprattutto ti togli ogni dubbio sul fatto che da strisciante il regime è diventato ormai soffocante.
La conferma non viene soltanto dal pesante giogo televisivo che sta schiacciando l’opinione pubblica, ma anche dal conformistico atteggiamento dell’informazione in genere, carta stampata compresa, con i suoi omissivi silenzi e non casuali distrazioni.
Esemplare è il caso del penoso show offerto dal prete-crociato di FI, in occasione della convention berlusconiana di Palermo: eccolo Baget Bozzo prima ricevere l’abbraccio del suo amato leder maximo (e per l’emozione gli cadono addirittura i pantaloni), quindi correre in tv, alla 7, quella ritenuta “alternativa”, per raccontare nientemeno che da vent’anni lui sente le voci. Qualcuno lo temeva già dai tempi di Craxi, definito allora l’”unto dal Signore”, ma stavolta il nostro si supera, testimoniando di avere appreso direttamente dal cielo che fu lo Spirito Santo, e non altri, a far scendere in campo il Cavaliere per salvare l’Italia dai cattocomunismi alle porte.
Ora, di fronte ad affermazioni così stravaganti, pronunciate in tutta serietà e -si deve ritenere- lucidità, da un religioso che mette la sua toga, oltre che la sua vasta cultura, al servizio di una causa politica così poco evangelica, c’era da aspettarsi una serie di reazioni divertite o perplesse se non scandalizzate nel mondo dei media. Invece niente. I giornali non c’erano o chi c’era dormiva. Soltanto la Cei qualche giorno dopo ha sentito il bisogno di sconfessare con un comunicato ufficiale l’ex teologo di Siri, precisando che lo Spirito santo non ha avuto alcuna parte, né alcuna responsabilità, nell’avventura berlusconiana. Fortunatamente.
Ma se dobbiamo aspettare i vescovi per correggere certe bizzarrie paranormali, sorge il dubbio che alcuni presidi fondamentali a difesa della razionalità laica -quali ad esempio il diritto all’informazione e alla libera espressione- abbiano già alzato bandiera bianca.
Posted by Eleana at 16:08
26 Aprile 2004
Tante ciancie ma poi arrivi a fine mese?
Mi sedevo su quella panchina in periferia, sull'imbrunire, con la mia ragazza. Dietro di noi, a pochi metri, il terrapieno della ferrovia, sul quale transitavano i treni degli operai, al ritorno dal lavoro; e dai quali voci di maschi indirizzavano alla mia ragazza esortazioni allegramente e virilmente complici: "Dàgliela!"
Da qualche giorno la panchina è nascosta al terrapieno e invisibile ai treni operai: alcuni grandi manifesti elettorali propongono annunci ed esortazioni che non hanno alcuna pertinenza con la situazione più sopra descritta, e che suonano anzi francamente fuori luogo: in uno di essi, una coppia che tenta l'imitazione di Bing Crosby e di Bob Hope, se non proprio di Ollio e Stanlio, mi esorta sorridendo a difendere e non sprecare il mio voto: in un altro ancora, un Gianfranco a metà strada tra un anchorman americano e un dirigente dell'IBM-Italia, mi comunica di avere come unico interesse il bene degli italiani (escluso evidentemente il sottoscritto, perlomeno in quella circostanza!); in un altro infine, il faccione levigato e liftatissimo di un tifoso della nazionale italiana di calcio, mi rende edotto del fatto che vent'otto milioni di connazionali hanno pagato o pagheranno meno tasse (e anche qui direi che la cosa mi emargina). E' quest'ultimo il faccione più diffuso: a cento metri dalla panchina, là dove ho parcheggiato la macchina, mi avverte che dal settembre prossimo, in prima elementare, ci sarà inglese-e-internet per tutti; dall'altra parte della strada mi fa sapere che i furti sono diminuiti del diciassette per cento, oltre il terrapieno - per chi avesse voglia di allungare il collo - mi sbandiera i risultati della patente a punti… Di fronte a tante ciance, come non sentire la mancanza di quegli operai, con la loro esatta percezione dei miei problemi, con il loro fattivo e costruttivo messaggio? Con lo stesso tono realistico, un contro-manifesto interroga: Ma tu ci arrivi a fine mese?
(Luigi Lunari)
Posted by Admin at 17:38 | Comments (0)