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<title>Osservatorio Ligure sull&apos;Informazione</title>
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<title>Infortuni - Una bella campagna stampa non si nega a nessuno</title>
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<summary type="text/plain">Sicurezza: Dovere assoluto, Diritto intoccabile. Dicevano alcuni slogan di Pubblicità Progresso del 2008. La campagna veniva presentata come formata da: “Slogan semplici e chiari, quelli oggetto della campagna, le cui basi comunicative vogliono creare maggior consapevolezza, abbattere storiche barriere culturali...</summary>
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<![CDATA[<p><IMG height="287" alt="" hspace=10 src="http://www.olinews.it/mt/images/oli249sicurezza.jpg" width="200" align=left><em>Sicurezza: Dovere assoluto, Diritto intoccabile. Dicevano alcuni slogan di Pubblicità Progresso del 2008.<br />
   <br />
La campagna veniva presentata come formata da: “Slogan semplici e chiari, quelli oggetto della campagna, le cui basi comunicative vogliono creare maggior consapevolezza, abbattere storiche barriere culturali - come il fatalismo e l’inerzia - che impediscono una corretta visione della prevenzione, incoraggiare gli atteggiamenti solidali e la cooperazione tra amministratori e lavoratori.”</p>

<p>Nel corso del 2009, così come negli anni che lo hanno preceduto tanti lavoratori sono morti sul lavoro. Moltissimi. Troppi.  <br />
Circa un migliaio durante la loro giornata lavorativa sono incappati in un infortunio mortale.  Questi sono quelli che fanno parte di quell’ambito percepito, sono quanti finiscono sul giornale la mattina coperti da un lenzuolo. Sono quelli che si intravvedono di sfondo nei telegiornali, dietro a militi affaccendati a prender misure, a transennare, ad allontanare curiosi. Sono quelli che permettono servizi con imbarazzanti e angosciose interviste a vedove affrante o colleghi di lavoro esacerbati. </p>]]>
<![CDATA[<p>Sono quelli che impattano nell’immaginario collettivo, che generano manifestazioni di piazza e durissime prese di posizione di pubblici amministratori a garantire maggiori interventi, maggior controllo, maggior rispetto delle regole.<br />
 Tanti, ma tanti di più, sono quelli che muoiono in silenzio. In casa o in un letto di ospedale. <br />
Almeno quattro volte tanto. <br />
Forse per aver respirato una qualche sostanza tossica dieci o ventanni or sono, evento del quale probabilmente nessuno nemmeno ricorda.  <br />
E’ una strage silenziosa. <br />
Se ne parla poco o niente. Non fa notizia. Niente interviste o articoli al TG. <br />
Non buca lo schermo un funerale come tanti, senza bandiere o striscioni e con solo qualche anziano collega dietro al feretro.<br />
Ma l’evento mortale, quanto meno quello da infortunio, è al centro di un sistema di  dimensioni colossali. Una quantità impressionante di operatori, enti pubblici e privati, organizzazioni rappresentanti tutte le parti in gioco, sono nate e si sono sviluppate in ragione di questi numeri. Una sovrastruttura variegata ed estremamente sviluppata che è cresciuta e si è consolidata, andando ad occupare una posizione stabile e “titolata” ad occuparsi del problema.  <br />
Migliaia di operatori-docenti si occupano di formare ed informare lavoratori, preposti, dirigenti e datori di lavoro sui rischi lavorativi della loro attività.<br />
Sono proliferati enti di formazione. Centri studi che veicolano le informazioni e sviluppano sistemi di comunicazione atti a raggiungere tutte le parti. Sono nati momenti di formazione on line. <br />
Via web si comunica, si forma. Costa meno alle imprese, assolve obblighi e definisce processi. Tutto virtuale, naturalmente, e con risultati ovviamente altrettanto ipocritamente virtuali. <br />
E’ sopratutto un business di dimensioni colossali. Impegna poco, costa poco, e le regole vengono virtualmente rispettate così come il metodo, in modo virtuale. Carta, sovrastrutture formate da pile di certificazioni fasulle, costate un tanto al timbro, a foglio, al chilo.<br />
Campagne promozionali nazionali o locali bruciano milioni di euro spalmando sui muri manifesti e slogan, possibilmente non troppo invasivi per non urtare le rappresentanze datoriali, secondo il principio condiviso da tanti che  l’informazione, gli slogan del tipo: ”lavoro sicuro”, dimostrano l’aver fatto qualcosa, anzi tutto il possibile, vista la crisi, viste le disponibilità, viste le posizioni delle parti, vista la volontà politica, eccetera.<br />
Una bella campagna stampa non si nega a nessuno. <br />
Certo la comunicazione, in un ambito come questo, è fondamentale, ma la condizione che ne determina la sua utilità, è che sia parte di un insieme, che sia di appoggio o di stimolo ad interventi mirati nelle imprese, laddove la comunicazione si intoppa, spesso mantenendosi su un piano informale, qualche metro più in alto di dove dovrebbe stare. Ed il rischio di una sua inefficacia diventa palpabile, tanto quanto  evidenti e sonore si manifestano  le perplessità dei lavoratori di fronte a slogan  letti sui muri.<br />
Schiere di consulenti, assoldati per raggiungere il giusto equilibrio fra sicurezza e costi della stessa per l’impresa, o meglio per conseguire l’obiettivo del minimo livello di sicurezza statisticamente accettabile, si certificano conseguendo standard di legge, corsi teorici della durata di svariate decine di ore. Più singolari ancora le certificazioni conseguite dai datori di lavoro delle piccolissime imprese, (quelle maggiormente a rischio, quelle dove maggiormente ci si infortuna e dove è assente qualunque forma di controllo), certificazioni a seguito di una manciata di ore trascorse in aule ove si discute teoricamente del sesso degli angeli.  Ambito chiuso ed autoreferenziale.<br />
Certo, le leggi, le norme che stabiliscono le regole di ingaggio su questo sterminato campo di battaglia esistono. Con gli anni si sono evolute e adeguate allo sviluppo del modo di lavorare, di produrre. Hanno tentato, e per alcuni anni ci sono riuscite, di adeguarsi ai cicli di produzione. Siamo passati da 3/4000 morti l’anno degli anni cinquanta e sessanta al migliaio e poco più con l’applicazione della ‘626. <br />
Poi il trend di riduzione si è drasticamente interrotto. Probabilmente la legge non era più attuale. <br />
Le grandi fabbriche si erano lentamente e silenziosamente  ridotte e spente. <br />
Le aziende hanno incominciato a terzializzare a piccole imprese fette di cicli di lavoro, i peggiori naturalmente, i più pericolosi, i meno appetibili e contollabili. Le grandi aziende nelle quali vi era la possibilità di un controllo delle regole hanno terzializzato anche rischi ed infortuni alle piccole, dove il controllo  della applicazione delle regole sarebbe stato  inesistente od impossibile. <br />
I morti non sono più diminuiti con la stessa velocità e la curva è diventata sempre meno curva sul grafico.    La legge, le regole non valevano più. La fase della possibilità di controllo della loro applicazione era terminata.  Gli eventi, gli infortuni ed i morti quindi, hanno continuato a manifestarsi con una linea pressochè costante.<br />
La crisi in atto ha di fatto peggiorato la situazione.  La riduzione numerica degli infortuni mortali dello scorso anno se non viene letta congiuntamente alla riduzione delle occasioni di lavoro in sé, viene falsata. Ci sono sempre un milione circa di incidenti l’anno che determinano un migliaio di morti. Uno ogni mille. <br />
Quei dodici, tredici milioni di lavoratori regolari, dei quali alcuni milioni svolgono una seconda attività, quei due milioni di pensionati che lavoricchiano in qualche modo, ed inoltre tutti quei lavoratori irregolari dei quali tanti fanno finta di non sapere, sono fortemente a rischio. Molti moriranno anche quest’anno. </p>

<p>Ma se le regole esistono perché ci si infortuna così frequentemente? Domanda lecita e risposte persino banali: semplicemente perché le regole non vengono rispettate, od anche perché una elevatissima fetta della forza lavoro, degli esposti, non viene monitorata, non ha accesso ai circuiti virtuosi degli Enti preposti. Circa un quarto infatti, un terzo forse, sfuggono al controllo ed alle maglie dell’INAIL.<br />
L’impianto prevenzionistico attuale prevede che vengano analizzate le occasioni di rischio prima che queste si manifestino in un incidente, in un infortunio. D’altra parte il termine stesso “prevenzione” vuol dire: pre-venire, arrivare prima, intervenire con misure atte a far sì che l’evento non si manifesti. La logica e la tecnica ormai consolidata prevedono che il datore di lavoro affronti le singole occasioni di infortunarsi analizzandole per almeno un paio di aspetti: quanto sia probabile che si manifestino e quale sia la gravità dell’evento qualora esso avvenga. <br />
E’ su questa prima analisi che i datori di lavoro incominciano a barare, a non rispettare le regole. E’ infatti estremamente improbabile che proprio in quella azienda avvenga un infortunio, e tutto sommato i dati danno ragione: ma proprio da lui, nella sua azienda con, poniamo, 5 dipendenti, deve avvenire quell’evento che ne uccide uno ogni 23.000? No, è statisticamente altamente improbabile.  Certo, questa valutazione dei rischi, dice la norma, è a disposizione del Rappresentante dei Lavoratori che ne può verificare la veridicità. Ma nelle piccole imprese è una figura che non è presente, per le condizioni oggettive di dimensione e di capacità contrattuale praticamente inesistente da parte dei pochi addetti. Quindi nessuno la verificherà. Ma anche se fosse questo lavoratore dovrebbe avere le competenze necessarie ad una analisi approfondita di tale materiale, che spesso non ha.   Ma per maggiore sicurezza il Ministro Sacconi, con le modifiche estive alle norme da lui operate, ha fatto si che i lavoratori non possano farne verificare la veridicità da propri consulenti, esperti di parte sindacali o meno che siano. <br />
E’ stata tassativamente vietata la consultazione della documentazione all’esterno della azienda, proprio ad impedire che i falsi e le omissioni vengano alla luce, giustificando tale impedimento dalla necessità di salvaguardare il segreto industriale. Argomentazione evidentemente risibile che porta a risultati assolutamente scontati. In effetti nessuno potrà far nulla per verificare il livello di prevenzione in azienda prima che una qualche istruttoria parta a seguito di un grave incidente.<br />
   Altro motivo per rispettare le regole potrebbe essere la paura di un controllo da parte di un funzionario di un Organo di Vigilanza. Ma si sà, sono quattro gatti, appositamente. Sono talmente pochi che mai potranno coprire il territorio. Mai potranno manifestare la loro capacità interdittiva. Quei pochi ispettori, per altro molto spesso competenti ed onesti funzionari, hanno molto altro da fare. Hanno legittimamente lavoro d’ufficio da assolvere, hanno indagini da effettuare su infortuni già avvenuti, presenziano in tribunale al seguito di magistrati e di percorsi processuali già avviati, hanno da rispondere, quando loro concesso, a segnalazioni di abusi o situazioni di rischio manifeste.  Poi come tutti i lavoratori hanno i loro tempi, come giusto che sia, il loro orario di lavoro, le ferie, la malattia. Giusto, giustissimo. Diritto, come per gli altri.   A volte forse non hanno nemmeno i mezzi per muoversi o lavorare agevolmente come sarebbe giusto che fosse.        Ma soprattutto sono veramente pochi. I finanziamenti nelle ASL non sono certamente indirizzati al potenziamento delle visite ispettive preventive. Non dà crediti, anzi, gli sponsor ed amici dell’uno o l’altro schieramento, bonariamente faranno sapere che quei pochi soldi disponibili potevano essere spesi meglio, magari in una bella campagna promozionale, con foto in bellavista sulla brochure e benedizione pastorale.<br />
Deve essere frustrante, in principio, rendersi conto di non essere messi in condizione di assolvere al proprio compito istituzionale, pur dando il massimo. Col tempo, presumo si passi dal burn-out all’assuefazione e, come normale, si tenda ad un processo di adeguamento rassegnato alla realtà. Nonostante qualità ed impegno dei singoli. <br />
La paura di un possibile intervento drastico da parte di un “ispettore” era tale che il Governo ha legato le mani a tutto il corpo ispettivo riducendo di fatto le occasioni nelle quali poteva essere bloccata l’attività della azienda che manifestasse gravi ed evidenti irregolarità. <br />
Il Ministro stesso, dando il via lo scorso anno al rimaneggiamento delle norme prevenzionistiche, indicò quanto “il Governo avesse sempre dichiarato la volontà di correggere il testo unico sulla sicurezza nel mondo del lavoro, il D.Lgs. 81/08, per renderlo più efficace, sulla base di un consenso più ampio di quello che accompagnò la versione primigenia”, indiscutibilmente un obiettivo raggiunto in quanto conntinuava  dicendo: “troppo spesso ci si illude che inasprendo le sanzioni si ottenga il rispetto della norma, ma dobbiamo capire non è così.” </p>

<p>Quindi per il Datore di Lavoro in questione, quello di quell’attività nella quale le regole non vengono rispettate, l’esistenza di un Organo di Vigilanza non si manifesta come un deterrente alla riduzione dei rischi.  Valuta infatti improbabile che proprio da lui, nella sua impresa, possa avvenire un controllo.<br />
Ma poniamo che per un miracolo dei numeri primi ciò avvenga. Il Ministro Sacconi, con le modifiche che ha apportato al Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro, il D.Lgs. 81/08, ha di fatto ridotto talmente le sanzioni a carico di chi non rispetti le regole da rendere tutto sommato un affare il non rispettarle. Ha drasticamente ridotto sia le figure oggetto delle sanzioni (preposti, dirigenti, datori stessi),  che la dimensione delle stesse.<br />
Quindi un ipotetico datore di lavoro scorretto di una piccola impresa potrà valute come sicuramente improbabile che si manifesti proprio da lui un infortunio, estremamente improbabile che qualcuno venga a controllarlo e che comunque, qualora un controllo avvenga, di limitatissimo impegno economico l’eventuale sanzione a lui comminabile.<br />
Salvo ricevere finanziamenti a pioggia da vari Enti Nazionali o di categoria per, ipocritamente, elevare la sicurezza in azienda e fare cassa.<br />
La carenza di offerta di lavoro, la cassa integrazione a livelli superiori alla memoria storica, quindi la scarsissima od inesistente capacità contrattuale per la salvaguardia del posto di lavoro stesso, fanno sì che oggettivamente la qualità del lavoro, la sicurezza e l’igiene, la prevenzione di infortuni e malattie professionali, siano considerati, anche se non scentemente,  come obiettivi secondari dai lavoratori stessi, ciò soprattutto nelle piccole imprese. Scelta ineluttabile, ma vista come sconsiderata soprattutto da chi non ne è parte.<br />
Facile parlare di “percezione del rischio”, di atteggiamenti di “machismo”, di comportamenti abitudinari pericolosi, senza considerare che ciò avviene spesso da parte di lavoratori soggetti a pressioni a volte esplicitamente ricattatorie, ( o così o te ne vai, perché sei atipico, a termine, senza contratto, extracomunitario, non hai l’articolo 18), tipiche di ambienti di lavoro nei quali il posto stesso è legato a filo doppio con l’esposizione a rischi.   Posti di lavoro nei quali il budget è fortemente indirizzato ad una riduzione dei costi per la sicurezza, spesso a favore semplicemente del restare sul mercato.     Ambienti di lavoro nei quali poco o niente è dato a sapere e tutto viene minimizzato, banalizzato.        E spesso in concorrenza con altri disperati di piccole imprese dello stesso tipo.<br />
Ma in questa logica l’Ente Pubblico non è da meno. Pensiamo alle strutture dello stato, alle scuole spesso fatiscenti, alla loro improbabile asismicità, alle uscite di sicurezza chiuse con lucchetti, alla riduzione di personale ed al turn-over inesistente ovunque, anche laddove le persone che mancano dovrebbero occuparsi non solo della propria ma anche della altrui salvaguardia, come Organi di Vigilanza,  Polizia di Stato, gli Enti di controllo tutti.<br />
Torniamo ai numeri ed alle probabilità: in Italia nel corso del 2010 tutti i lavoratori nel loro insieme avranno circa una probabilità su seimila di avere un incidente,  poco meno di un migliaio di loro morirà di infortunio, più di duecentomila manifesteranno una grave invalidità, poco meno di trentamila una invalidità molto grave e in migliaia avranno un risultato probabilmente di una gravità devastante ed assoluta. </p>

<p>E’ una scommessa, sono numeri che sembrano lontani dalla nostra realtà soggettiva, ma se giochiamo al Super Enalotto scommettiamo su probabilità molto minori: un 6 è atteso contro 622 milioni di probabilità, ma due o tre volte l’anno esce lo stesso,  un cinque contro 1.200.000, chi gioca al Win for Life, gioca, sperando in una sorta di buona pensione anticipata, punta contro 3.700.000 probabilità.  <br />
Se giochiamo contro una morte sul lavoro ci attestiamo, è evidente, su percentuali molto più basse. <br />
Infatti vincono circa mille lavoratori ogni anno.<br />
<em>(Aris Capra - Resp.   Sportello Sicurezza CDLM CGIL Genova)</em></p>]]>
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<title>Città - Il rimpianto dei poveri per un mercatino controverso </title>
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<summary type="text/plain">Ore 8,15, Caricamento, sull’autobus n.1 in attesa di partenza. Dietro a me, due pensionati chiacchierano, brusio di sottofondo per me che sto leggendo il giornale. Poi, all’improvviso, alcune parole suscitano la mia attenzione e mi metto ad ascoltare. I due...</summary>
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<![CDATA[<p>Ore 8,15, Caricamento, sull’autobus n.1 in attesa di partenza.<br />
Dietro a me, due pensionati chiacchierano, brusio di sottofondo per me che sto leggendo il giornale. Poi, all’improvviso, alcune parole suscitano la mia attenzione e mi metto ad ascoltare.<br />
I due parlano del controverso mercatino abusivo dell’usato che da ormai qualche anno occupa i portici di Sottoripa e la terra di nessuno di fronte all’expo, nelle ore clandestine della mattina prima che i negozi aprano o la domenica pomeriggio, tra le auto parcheggiate. <br />
Un mercatino di povere cose, che alcuni dicono rubate, ma che più probabilmente sono state sottratte ai depositi “Staccapanni” della Caritas o alle isole ecologiche dove naufragano i relitti del consumismo e dell’obsolescenza precoce. <br />
Un mercatino gestito e frequentato soprattutto da immigrati, che da anni è nel mirino dei fautori del “decoro urbano” i quali, alla fine, hanno avuto la meglio.</p>]]>
<![CDATA[<p>Il mercatino, infatti, da qualche giorno è sparito.<br />
Drizzo dunque le orecchie, aspettandomi di sentire la solita sparata contro gli immigrati nullafacenti, delinquenti e ladri e per di più occupatori abusivi di suolo pubblico ai danni degli onesti commercianti, ma la sorpresa è grande quando, invece, scopro che i due ne lamentano proprio la scomparsa. Ci si comprava bene, sospira uno.<br />
Eh già, conviene l’altro, guarda queste scarpe, quasi nuove e le ho pagate cinque euri. Si poteva vivere e lasciar vivere, no? Per gente come noi, era una cosa utile.<br />
Meglio che andare alla parrocchia, comunque. Almeno così non sembrava di chiedere la carità. Poi il discorso cambia, si passa a parlare di sport e io riprendo a leggere il giornale.<br />
Non senza qualche riflessione, però.<br />
La povertà, signori e signori, esiste. E’ invisibile, mimetizzata, ma esiste. E non è solo la povertà estrema dei senza fissa dimora, ma è anche quella vissuta con la dignità di chi non si rassegna a chiedere la carità e trova risposte fai da te, incontrandosi con altre povertà, diverse ma altrettanto dignitose e invisibili. In tempi in cui è difficile perfino criticare la pratica del consumismo sfrenato senza passare per sognatori un po’ ingenui e fuori dal mondo, forse il mercatino sparito di sottoripa potrebbe essere un esempio di come offrire una vita nuova a oggetti ancora utilizzabili e uno spazio di incontro e di civiltà a coloro che la società opulenta lascia al margine, migranti o nativi che essi siano. Alla faccia, se mi permettete, del decoro urbano. <br />
<em>(Paola Repetto)</em> </p>]]>
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<title>Migranti - Via Padova arriva da lontano  </title>
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<summary type="text/plain">Via Padova a Milano del 2010 mi ricorda il centro storico di Genova del luglio 1993. Quei problemi Genova li ha superati aprendo ai migranti, ai loro diritti ed alla loro integrazione. Le giunte Sansa e Pericu operarono con intelligenza...</summary>
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<![CDATA[<p>Via Padova a Milano del 2010 mi ricorda il centro storico di Genova del luglio 1993. Quei problemi Genova li ha superati aprendo ai migranti, ai loro diritti ed alla loro integrazione. Le giunte Sansa e Pericu operarono con intelligenza e determinazione fortemente sostenuti dall’allora arcivescovo di Genova Tettamanzi, dal sindacato confederale e dalle associazioni laiche e religiose. Sulle politiche abitative, ad esempio, il Comune di Genova ha dato il diritto all’iscrizione nelle graduatorie agli immigrati regolari molto prima della legge nazionale. Sul diritto al voto amministrativo la delibera del consiglio comunale di Genova è stata cancellata dal governo nazionale. I migranti si sentivano riconosciuti e rispettati, Genova iniziava ad essere anche la loro città. Milano è stata governata da un sindaco leghista Formentini, dal 1993 al 1997, da un sindaco di Forza Italia Albertini, fino al 2006, da un sindaco di Forza Italia, Letizia Moratti, fino ad oggi. La Regione Lombardia, dal 1995 ad oggi, è governata da Formigoni, Forza Italia. Dal 1993, il paese è stato governato per circa il 70% del tempo da Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega.</p>]]>
<![CDATA[<p>Le leggi nazionali che hanno governato l’immigrazione in Italia dal 1995 ad oggi, a partire dal decreto Dini, sono leggi basate sulla repressione e sulle espulsioni, non sull’integrazione. La Lega Nord, allora considerata una “costola della sinistra”, fece fare al centro sinistra una radicale svolta a “destra” sulle politiche migratorie in cambio dell’uscita dal primo governo Berlusconi e del sostegno al governo Dini. Il decreto Dini reiterato più volte senza essere convertito in legge, venne incluso quasi interamente nella legge Turco – Napolitano del 1998. Nel 2002 la legge Bossi-Fini ha peggiorato la Turco – Napolitano pur mantenendone la parte maggiore. E come se non bastasse nel 2009 arriva ancora il decreto sicurezza.<br />
Ha dunque tutte le ragioni il segretario del Partito democratico, Pierluigi Bersani a dire che: “Fa impressione sentire le alte grida della destra e della Lega. Governano loro il Paese, la Regione, la città. Si facciano carico del fatto che è fallita una politica di integrazione e di sicurezza e non scarichino le responsabilità. Coltivare questi problemi per fare consenso e non risolverli mai non è più accettabile”. Ma per risolvere seriamente i problemi del governo dell’immigrazione occorre una svolta sulle politiche migratorie del partito democratico e del centro sinistra pari e contraria a quella del decreto Dini (della legge Turco – Napolitano) verso l’integrazione, l’uguaglianza ed i diritti di cittadinanza. <br />
<em>(s.z.)</em></p>]]>
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<title>Lettere - Cercando una via di fuga</title>
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<summary type="text/plain">Mah! A leggere i giornali e a guardare la poca televisione indipendente viene voglia di cercare una ponziopilatesca via di fuga. Casi su casi di poliziotti che ricattano politici, di politici a dir poco censurabili, di funzionari corruttibili e corrotti...</summary>
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<![CDATA[<p>Mah! A leggere i giornali e a guardare la poca televisione indipendente viene voglia di cercare una ponziopilatesca via di fuga. Casi su casi di poliziotti che ricattano politici, di politici a dir poco censurabili, di funzionari corruttibili e corrotti dagli imprenditori nei settori più delicati (sanità, bonifiche, ricostruzioni, smaltimento rifiuti), di business sempre più illeciti; a contorno di una funzione pubblica massacrata, servizi inefficaci, stretta sui contratti e le pensioni, degrado quotidiano, machismo sempre più apertamente praticato, conservatorume fariseo dilagante, inettitudine trionfante, menefreghismo generalizzato, populismo vincente: sembra una poesia del fu Accademico d’Italia F.T. Marinetti (oppure assomiglia tanto all’Italia “passatista” di allora quella di oggi). Io il mio piano di fuga non l’ho trovato; anche perché non c’è, come mi sono accorto!</p>]]>
<![CDATA[<p>Come mi giro non trovo niente che mi soddisfi, inclusi i miei concittadini e i politici che ci governano localmente, regionalmente. Capita che le strategie regionali mi risultino inspiegabili, come il famigerato piano di accorpamento scolastico, ad esempio, che ha distrutto realtà consolidate: una gran bella “mossa” pensata dai vertici e condivisa da tutti i partiti.<br />
C’è gente che l’anno scorso lavorava e quest’anno non lavora più. In tutti i settori a cominciare da quello della scuola. E’ un bel affare; da non dormirci la notte. Altro che città e regione proiettate nel futuro.<br />
Il risveglio artistico ad esempio. Nella notte sono stato tirato giù dal letto da un gruppo di buontemponi, tutti ragazzetti in gamba che hanno passato le ore piccole ad inneggiare alla Sampdoria, la grande Samp di Pazzini e Cassano, quando ritornerà. I baldi giovanotti si sono sgolati a cantare mica sul disagio esistenziale, giovanile, maschile, femminile o generazionale. Sull’impossibilità di schiodarsi da casa, di fare arte, di emanciparsi. Non protestavano per il lavoro, la democrazia, la libertà di stampa, la mancanza di legalità, una scuola migliore. No! no! proprio per il riconoscimento della loro amata squadra. Adesso la lotta non è più politica, di idee, ma affidata ai giri di un pallone: muri imbrattati di slogan pro Genoa (l’anno scorso) riverniciati a gloria della Samp (quest’anno), scalinate rosse e blu, cancellate e muri blucerchiati. Nel maggio scorso i paladini delle due società si sono pure incontrati casualmente nello stesso posto (nottetempo lungo scalinata Montaldo) per appropriarsene con i colori sociali: ovviamente botte da orbi e tutte le latte di vernice rovesciate. Tanto chi se ne frega,siamo gli eroi del tifo rossoblucerchiato! Per inciso nessuno ha ripulito un bel niente.<br />
Mah mi sa tanto che una via di fuga non ce l’ho! E se cominciassi a pensare di adeguarmi al contesto... <br />
<em>(Elio Rosati) </em></p>]]>
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<title>Versante Ligure</title>
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<summary type="text/plain"><![CDATA[ Ministro della Finzione Pubblica Vespa, “Vita in diretta”, se ci fosse, da Zurlì: di sé riempie ogni scaletta, schiuma in video tutto il dì. Presto gusterai Brunetta pure al Meteo ed in 3D. &nbsp;&nbsp;Enzo&nbsp;Costa&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;email:&nbsp;enzo@enzocosta.net;&nbsp;&nbsp;http://lanterninoenzocosta.blogspot.com&nbsp;&nbsp;Illustrazione&nbsp;di&nbsp;Aglaja&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;email:&nbsp;aglaja@fastwebnet.it;&nbsp;&nbsp;http://proveaglaja.blogspot.com...]]></summary>
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<email>itzcovich@unige.it</email>
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<![CDATA[<hr>
<div style="background:#F0F0F0">
<center>
<strong><em>Ministro della Finzione Pubblica</em></strong>
<br><br>
<strong>
Vespa, “Vita in diretta”,<br>
se ci fosse, da Zurlì:<br>
di sé riempie ogni scaletta,<br>
schiuma in video tutto il dì.<br>
Presto gusterai Brunetta<br>
pure al Meteo ed in 3D. <br>
<br>
</strong>
<br>
<img src="http://www.olinews.it/mt/images/oli248versante.jpg" border="1" WIDTH="380" HEIGHT="421"><br>
</center>
<hr>
	<div style="text-align:left;font-size:10px;">
	<span class="posted">&nbsp;&nbsp;<B>Enzo&nbsp;Costa</B>&nbsp;&nbsp;<br>&nbsp;&nbsp;<a href="mailto:enzo@enzocosta.net">email:&nbsp;enzo@enzocosta.net;</a>&nbsp;&nbsp;<a href="http://lanterninoenzocosta.blogspot.com">http://lanterninoenzocosta.blogspot.com</a><BR>&nbsp;&nbsp;<B>Illustrazione&nbsp;di&nbsp;Aglaja</B>&nbsp;&nbsp;<br>&nbsp;&nbsp;<a href="mailto:aglaja@fastwebnet.it">email:&nbsp;aglaja@fastwebnet.it;</a>&nbsp;&nbsp;<a href="http://proveaglaja.blogspot.com">http://proveaglaja.blogspot.com</a><br>
	</span>]]>

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<title> Una proposta</title>
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<modified>2010-02-10T10:20:39Z</modified>
<issued>2010-02-10T10:20:13Z</issued>
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<summary type="text/plain">Giorgio Bergami collabora da diversi mesi con OLI. Qualche tempo fa ci disse che per la newsletter, più che creare la galleria di un solo fotografo sarebbe stato interessante sollecitare i contributi fotografici dei lettori, moltiplicando così le possibilità di...</summary>
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<![CDATA[<p>Giorgio Bergami collabora da diversi mesi con OLI. Qualche tempo fa ci disse che per la newsletter, più che creare la galleria di un solo fotografo sarebbe stato interessante sollecitare i contributi fotografici dei lettori, moltiplicando così le possibilità di sguardo sulla realtà che ci circonda.<br />
Il sentiero da seguire è quello tracciato dalle stesse fotografie di Bergami: qualunque cosa è “fotografabile”, anche una pagina di giornale, ma una immagine deve saper raccontare qualcosa, mentre la “bella” foto che insegue una estetica fine a se stessa spesso non ha nulla da dire.<br />
Giorgio Bergami, oltre ad inviare le sue immagini, visionerà le fotografie che i lettori di OLI ci invieranno e ne curerà la pubblicazione.<br />
Qualche indicazione per chi vorrà collaborare:<br />
- formato: risoluzione 72 dpi. Larghezza: 450 pixel<br />
- didascalia: indispensabile mettere la data della immagine, la situazione o l’evento a cui si riferisce. E’ possibile un breve commento.<br />
- invio: spedire le foto a <a href="mailto:newsletter-oli@olinews.it ">newsletter-oli@olinews.it </a></p>]]>

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<title>Informazione - Le dighe crollano in silenzio</title>
<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.olinews.it/mt/archives/2010/02/informazione_le_1.html" />
<modified>2010-02-10T10:20:01Z</modified>
<issued>2010-02-10T10:18:00Z</issued>
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<summary type="text/plain">“Gilgel Gibe, chi era costui?”. E’ un fiume in Etiopia, le cui acque sono sfruttate per la produzione di elettricità. E’ anche il nome di un progetto internazionale, il Gilgel Gibe II, al quale ha preso parte l’Italia con la...</summary>
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<![CDATA[<p>“Gilgel Gibe, chi era costui?”. E’ un fiume in Etiopia, le cui acque sono sfruttate per la produzione di elettricità. E’ anche il nome di un progetto internazionale, il Gilgel Gibe II, al quale ha preso parte l’Italia con la realizzazione di un tunnel di 26 km per sfruttare una seconda volta le acque del bacino di scarico della diga e produrre altra energia elettrica più a valle, una buona idea di base dal punto di vista fisico, meno per l’impatto ambientale derivante. E’ anche il nome di una serie di attività oscure, come spesso lo sono quelle che muovono milioni di euro. Ed è ancora il nome di un fiore all’occhiello della cooperazione italiana, con il ministro Fratti</p>]]>
<![CDATA[<p>ni a raccogliere standing ovations il giorno dell’inaugurazione (1*), il 13 gennaio 2010.<br />
Infine, è il nome di una mancanza sui giornali, di un articolo mai pubblicato, se non da Peacereporter (2*): il tunnel si è rotto dopo appena 2 settimane dalla sua inaugurazione, un vero record. Ma è un fatto che non deve fare notizia. Il risultato della ricerca in internet espone solo gli scandali, i comunicati stampa, il sito della Cooperazione Italiana dove si leggono i numeri: 220 milioni di euro sui 373 totali del costo, affidati alla società italiana Salini (3*).<br />
Sul sito del costruttore (4*) si trova una spiegazione tecnica che cerca in qualche modo di informare che è stato per colpa di un “fornello”, ovvero una rottura a forma di pozzo inclinato, la causa dell’intasamento del tunnel per 15 km su 26 totali. Il tunnel era in fase di test. In test? Ma non era stato inaugurato?<br />
Non è possibile dare un giudizio di merito sull’evento ma i numerosi scandali intorno a questo progetto (5*) lasciano spazio a spiegazioni politiche che ricadono poi inevitabilmente sulle scelte tecniche e progettuali, oltre che costruttive. Ad esempio, il sito del costruttore parla di una consegna avvenuta con 6 mesi di anticipo, mentre quello della cooperazione riporta che avrebbe dovuto essere operativo già nel 2008<br />
. Di certo in questa faccenda resta solo il fornello della stampa italiana su questo avvenimento.</p>

<p>1* <a href="http://www.salini.it/index.php/italian/content/show_news/21">http://www.salini.it/index.php/italian/content/show_news/21</a></p>

<p>2* <a href="http://it.peacereporter.net/articolo/20052/220+milioni+di+euro+in+fumo">http://it.peacereporter.net/articolo/20052/220+milioni+di+euro+in+fumo</a></p>

<p>3* <a href="http://www.itacaddis.org/italy/index.cfm?fuseaction=basic_pages.lang&page_name=70&lang=fr">http://www.itacaddis.org/italy/index.cfm?fuseaction=basic_pages.lang&page_name=70&lang=fr</a></p>

<p>4* <a href="http://www.salini.it/index.php/italian/content/show_news/22">http://www.salini.it/index.php/italian/content/show_news/22</a></p>

<p>5* <a href="http://assets.survival-international.org/documents/76/L_Affare_Gilgel_Gibe_CRBM_It_2.pdf">http://assets.survival-international.org/documents/76/L_Affare_Gilgel_Gibe_CRBM_It_2.pdf</a></p>

<p>- <a href="http://vids.myspace.com/index.cfm?fuseaction=vids.individual&videoid=102217547">http://vids.myspace.com/index.cfm?fuseaction=vids.individual&videoid=102217547</a></p>

<p><a href="http://www.ethiopianreview.com/content">- http://www.ethiopianreview.com/content/12529</a></p>]]>
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<title>Salute mentale - Bisogna parlare</title>
<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.olinews.it/mt/archives/2010/02/salute_mentale.html" />
<modified>2010-02-10T10:17:49Z</modified>
<issued>2010-02-10T10:17:03Z</issued>
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<created>2010-02-10T10:17:03Z</created>
<summary type="text/plain">E&apos; una questione troppo grande, quella della salute mentale, perché venga affidata soltanto ai poteri e ai saperi, costituiti per promuoverla e valutarla, prenderla in cura o in custodia, parlarne, studiarla. E’ questione vitale, come la salute corporea, come l&apos;aria...</summary>
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<![CDATA[<p>E' una questione troppo grande, quella della salute mentale, perché venga affidata soltanto ai poteri e ai saperi, costituiti per promuoverla e valutarla, prenderla in cura o in custodia, parlarne, studiarla. E’ questione vitale, come la salute corporea, come l'aria che respiriamo, come l'acqua, come il pane.<br />
Insomma una questione di vita e di morte. Anche di morte. Perché la salute mentale è anche il suo lato oscuro, la malattia mentale, il dolore dell'anima, il male di vivere, l'incapacità di stare con gli altri, lo svuotamento energetico, l'impossibilità di essere sé stessi. Insomma la tragedia che è anche la vita e la dimensione tragica che ha l'esistenza, e tutto questo riguarda tutti, è la condizione umana. “Siamo tutti coinvolti”, come diceva il grande poeta e cantante genovese.</p>]]>
<![CDATA[<p>E allora bisogna che di tutto questo si parli: che gli esperti della psiche ne parlino, che i giornalisti ne parlino, che i filosofi ne parlino, che i politici ne parlino, che i cittadini tutti ne parlino. Bisogna che ci sia informazione sui fatti della salute mentale, che ci sia scambio, curiosità, comunicazione. Che ci siano luoghi dove se ne possa parlare e dove le parole sulla salute e sulla sofferenza possano diventare azioni, pratiche di aiuto e di cura.<br />
Anche delle cose che fanno clamore si deve parlare, ma non per alimentare scandalismo, paure e morbosità, ma per cercare di capire fin dove si può, ricostruire storie, tacere se non si può dire e accettare il silenzio per pensare, interrogarsi.<br />
Tre recenti eventi di cronaca, tre suicidi avvenuti a Genova, hanno in qualche modo rilanciato il problema dell’informazione nel campo della salute mentale. Una informazione che ha mostrato partecipazione e sensibilità, ma nell’insieme del racconto e nel rapporto con gli esperti si sono ripresentati i dubbi legati all’uso di un formulario tecnico che oggettivizza l’altro, rende sterile lo spazio dell’agire, lascia sconosciuta la persona, con il suo dramma estremo, con la responsabilità del suo atto, e con lo sconforto arrecato ai suoi cari.<br />
Quando Basaglia ha voluto chiudere i manicomi, battendosi perché si creasse la rete dei servizi per la salute mentale, ha infranto il paradigma dell’incurabilità, dell’inguaribilità e della pericolosità della malattia mentale. E ha posto le basi perché si instaurassero i luoghi dell’accoglienza, della cura e del prendersi cura, dell’accompagnamento e della prossimità verso le persone portatrici di dolore mentale, anche il più grave. Vi fu all’inizio una grande effervescenza scientifica, culturale, comunicativa e partecipativa attorno a questa impresa autenticamente rivoluzionaria. E molti nemici, e molti conflitti. Ora l’effervescenza si è attenuata e i nemici sono più subdoli.<br />
Il passaggio che stavamo attraversando era troppo importante perche tacessimo sulle nostre convinzioni. Abbiamo avuto fortuna. Abbiamo incontrato giornalisti che cercavano di capire e che ci hanno dato una mano. Che riportavano alla fine, come sempre fanno - e l’ho imparato a mie spese, quello che dicevamo.<br />
Parlare ci sembrava necessario per realizzare i processi di liberazione e di cura e l’opera di grande prossimità con la malattia mentale, spesso accompagnata dalla più buia miseria, che Basaglia, “il grande soccorritore” come lo ha chiamato Alda Merini, ci aveva insegnato.<br />
Sono passati trenta anni dalla sua morte e tanta acqua sotto i ponti. Ma dove sono oggi i “grandi soccorritori”?<br />
<em>(Angelo Guarnieri)</em><br />
</p>]]>
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<title>Politica - Colori senza bandiere</title>
<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.olinews.it/mt/archives/2010/02/politica_colori.html" />
<modified>2010-02-10T10:16:53Z</modified>
<issued>2010-02-10T10:14:54Z</issued>
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<summary type="text/plain">Il 4 dicembre su Repubblica Matteo Tonelli nel suo articolo titolato “Quando i colori diventano bandiere” prende spunto dal popolo viola per compiere un excursus sulle “Tonalità che hanno segnato e segnano la lotta politica”. La simbologia del colore non...</summary>
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<![CDATA[<p>Il 4 dicembre su <em>Repubblica </em>Matteo Tonelli nel suo articolo titolato “Quando i colori diventano bandiere” prende spunto dal popolo viola per compiere un excursus sulle “Tonalità che hanno segnato e segnano la lotta politica”.<br />
La simbologia del colore non è certo una novità. Il fatto è che ora, almeno in Italia, i colori non suggeriscono più una retrostante bandiera.<br />
Le persone che riempiono le piazze sempre più si convocano attraverso la rete, e scelgono il colore che li farà sentire gruppo, che li renderà riconoscibili quando dal web scenderanno nel mondo fisico delle città. Dopo il viola del NoBday, ora sta emergendo il giallo dello sciopero dei lavoratori stranieri del 1 marzo. </p>]]>
<![CDATA[<p>In entrambi i casi, girando per i rispettivi siti, risulta evidente che il primo requisito della tinta identitaria è quello “di non essere di nessun partito, di nessuna storia, di nessuna tradizione … colore libero … casella non occupata … simbolo di nessuna identità pregressa … un colore che non rimanda a nessuno schieramento politico”.<br />
Nelle manifestazioni delle ere politiche precedenti l’unità era simboleggiata non dalla assenza, ma dalla compresenza di molte bandiere: di Cgil, Cisl, Uil nelle manifestazioni sindacali; di tutte le bandiere del sindacato, più quelle dei partiti, più gli striscioni di associazioni e gruppi nelle manifestazioni più grandi, più politiche. Molte bandiere, una identità sotto ciascuna bandiera, uno scopo comune tra tutte le identità. Nessuno si sognava di prendere le distanze dalle “identità pregresse”: ognuno sentiva che la battaglia del momento era la figlia, lo sviluppo, la possibilità aperta da quel che aveva preceduto e che ancora viveva. C’erano i padri, c’erano le madri e c’erano i figli. Litigavano ma si riconoscevano.<br />
Ora sotto i colori inventati sulla rete ci sono i figli poco amati di genitori lontani, molto presi di se stessi e singolarmente sordi rispetto a quel che avviene loro intorno.<br />
A volte dai padri e dalle madri lontane vengono anche parole di buon senso. Ad esempio Pietro Soldini della Cgil nazionale, intervistato da L’Unità (7 gennaio 2010) a proposito dello sciopero dei lavoratori stranieri del 1 marzo (vedi la pagina su Facebook: <a href="http://www.facebook.com/home.php#!/group.php?gid=237442792026&ref=ts">http://www.facebook.com/home.php#!/group.php?gid=237442792026&ref=ts</a>) osserva: “Che gli immigrati un giorno si fermino tutti e facciano pesare la loro utilità è una bella suggestione, ma difficilmente realizzabile … lavorano in condizioni di assoggettamento, soggezione, neo schiavismo in alcuni casi. Subiscono una forte ricattabilità e questo rende arduo che possano mettersi d’accordo e, anche solo per un giorno, alzare la testa … Un flop sarebbe un problema molto serio … occorre trovare insieme la forma di mobilitazione più idonea”. Idee assennate, ma la saggezza e la prudenza non bastano: resta il fatto che senza l’iniziativa di qua ttro donne che hanno lanciato la proposta su Facebook, oggi non sarebbe all’ordine del giorno la proposta di una mobilitazione nazionale contro la condizione sempre più vergognosa in cui sono costretti a vivere gli immigrati in Italia.<br />
Proposte, controproposte, mediazioni sono in corso. Lo “sciopero degli immigrati” è diventato “la giornata senza gli immigrati”. Il 1 marzo una manifestazione ci sarà. (<a href="http://www.reset-italia.net/2010/01/09/1-marzo-2010-la-giornata-senza-immigrati/">http://www.reset-italia.net/2010/01/09/1-marzo-2010-la-giornata-senza-immigrati/</a>) .<br />
<em>(Paola Pierantoni)</em></p>]]>
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<title>Migranti - La legge era buona: cancelliamola</title>
<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.olinews.it/mt/archives/2010/02/migranti_la_leg.html" />
<modified>2010-02-10T10:14:41Z</modified>
<issued>2010-02-10T10:13:36Z</issued>
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<created>2010-02-10T10:13:36Z</created>
<summary type="text/plain"> Erano importanti le misure contenute nell’art. 48 del disegno di legge recante &quot;Disposizioni per l&apos;adempimento di obblighi derivanti dall&apos;appartenenza dell&apos;Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2009&quot;, in discussione la settimana scorsa in Aula al Senato (OLI 247). Garantivano...</summary>
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<![CDATA[<p><br />
Erano importanti le misure contenute nell’art. 48 del disegno di legge recante "Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2009", in discussione la settimana scorsa in Aula al Senato (OLI 247).<br />
Garantivano retribuzioni e contributi previdenziali anche ai lavoratori immigrati privi di permesso di soggiorno assunti irregolarmente ed il diritto del sindacato a difenderli, prevedevano il rilascio di permesso di soggiorno temporaneo per ricerca lavoro per i lavoratori irregolari che denunciano lo sfruttamento lavorativo o le condizioni di illegalità del loro rapporto di lavoro e soprattutto prevedevano la non applicazione delle sanzioni a carico di quei datori di lavoro che scegliessero di autodenunciarsi e fossero disposti a regolarizzare la posizione dei lavoratori impiegati clandestinamente.</p>]]>
<![CDATA[<p>Queste disposizioni erano necessarie per l'attuazione della Direttiva 2009/52/CE, relativa a sanzioni e provvedimenti nei confronti di chi impieghi alle proprie dipendenze cittadini stranieri in condizioni di soggiorno illegale. Approvandole il Senato della Repubblica avrebbe completato il lavoro del Parlamento europeo sancendo che il lavoro nero e lo sfruttamento dei lavoratori migranti irregolari si combatte attraverso la lotta alla clandestinità, prevedendo meccanismi permanenti di regolarizzazione.<br />
Ma dato che erano disposizioni davvero importanti di cui il paese ha urgente bisogno, come dimostrano i fatti di Rosarno, la maggioranza, al Senato, ha deciso di stralciare l'art. 48 dal disegno di legge con la motivazione ufficiale che il Governo sta elaborando un provvedimento articolato in materia. Molto probabilmente il governo continua a credere nella logica sbagliata e fallimentare della legge Bossi-Fini secondo la quale l’immigrazione clandestina si combatte attraverso la lotta ai lavoratori migranti irregolari costretti a lavorare in nero imprigionandoli nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione), espellendoli e prevedendo per loro il reato di clandestinità. Mai sperato così tanto di sbagliare giudizio.<br />
<em>(Saleh Zaghloul)</em></p>]]>
</content>
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<title>Società - Piccole veline crescono</title>
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<modified>2010-02-10T10:13:11Z</modified>
<issued>2010-02-10T10:12:23Z</issued>
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<created>2010-02-10T10:12:23Z</created>
<summary type="text/plain">Ondeggiano le balze della gonnellina candida, luccica la coroncina tra i capelli neri che accarezzano le spalle, mentre ancheggia sinuoso quel corpicino ambrato, esile, dalle lunghe gambe magre. E&apos; Julia Lira, sette anni, due dentoni di sorriso alla ronaldhino, reginetta...</summary>
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<![CDATA[<p>Ondeggiano le balze della gonnellina candida, luccica la coroncina tra i capelli neri che accarezzano le spalle, mentre ancheggia sinuoso quel corpicino ambrato, esile, dalle lunghe gambe magre. E' Julia Lira, sette anni, due dentoni di sorriso alla ronaldhino, reginetta della percussione, come l'ha presentata il padre, direttore della scuola di samba, che la vorrebbe designata quest'anno dea del carnevale a Rio. Molte proteste si sono levate per l'inusuale incoronazione dalle associazioni dei diritti per l'infanzia: favelas e storie di bambini violati forse preoccupano il Brasile, nuova potenza globale.</p>]]>
<![CDATA[<p><br />
Danno d'immagine vedere sfilare e ballare la bimba, tra corpi succinti in un mix di pathos emozionante, ma pure trasgressivo e sensuale, oltre l'idea di un popolo che della danza ne ha fatto espressione di gioia di vivere. Benché, turismo sessuale e meravigliosa musica a parte, si esportino per ora idoli della domenica, i calciatori che in Europa hanno trovato l'America e malinconici trans, che sovente trovano qui l'inferno.<br />
Chissà se traccia di sentimenti simili attraversano l'Italia, che il sabato sera è alla tv per “Io canto”, programma che vorrebbe rifarsi allo Zecchino d'oro: quante canzoni fischiettate, le si insegnavano pure a scuola. Come allora stupiscono splendide voci di bambini, che sotto la regia del sornione e confidenziale presentatore Gerry, si accompagnano a vecchie glorie patinate in formato buonista-piacione.E' un programma per famiglie, e così in platea mamme, papà e nonni dagli occhi umidi s'impegnano in applausi forsennati.<br />
Non manca neppure la veste multietnica: sabato scorso ha partecipato una giovanissima cinese, conquistando il televoto, tra le lacrime di due compostissimi genitori.<br />
Nulla di male nelle emozioni di babbo e mamma, i figli sono pezz'e core. Tanto meno nel divertimento e nella felicità delle star in erba: cantare e ballare sono meravigliose espressioni dell'essere umano. Ma la gara canora inventata da un amatissimo mago Zurlì, adesso ha di contorno sul palcoscenico bimbette che ammiccano in gonnelle sfavillanti, scatenate nel ballo con goffi maschietti seriosissimi. Così la mente corre a quel film in bianco e nero, con Anna Magnani che trascinava sul set la “Bellissima” figlia, bruttina perché ispida brunetta e non boccoli d'oro.<br />
Non c'è nulla di nuovo dunque e lungi dall'invocare acqua e sapone autentici. O forse sì, perché adesso il modello veline sembra imperante presso giovani e giovanissimi, lo dimostra Amici, targata De Filippi, nona edizione: negli occhi dei concorrenti, ventenni o dodicenni, lo stesso sguardo di spasmodica ansia, il desiderio di vincere, di essere accettati in quel mondo di plastica. Senza nessun disprezzo verso lo star system s'intende, sembra proprio che oggi per le nuove generazioni appaia spesso il percorso migliore per realizzare se stessi con l'appoggio incondizionato dei genitori. Sarà la disoccupazione.<br />
<em>(Bianca Vergati)</em><br />
</p>]]>
</content>
</entry>
<entry>
<title>Informazione - La strana pratica di edulcorare la realtà</title>
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<modified>2010-02-10T10:12:14Z</modified>
<issued>2010-02-10T10:11:01Z</issued>
<id>tag:www.olinews.it,2010:/mt//1.2131</id>
<created>2010-02-10T10:11:01Z</created>
<summary type="text/plain">Secolo XIX, 4 febbraio: articolo a firma di Giuliana Manganelli dal titolo “Ellroy e Maggiani cantano &apos;Volare&apos;”. Grassetto: “Pubblico divertito per l’esibizione che accompagna l’uscita del nuovo libro: &apos;Il più grande artista di sempre? Il vostro Paganini&apos;”. La cronaca offre...</summary>
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<name>Admin</name>

<email>itzcovich@unige.it</email>
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<![CDATA[<p>Secolo XIX, 4 febbraio: articolo a firma di Giuliana Manganelli dal titolo “Ellroy e Maggiani cantano 'Volare'”. Grassetto: “Pubblico divertito per l’esibizione che accompagna l’uscita del nuovo libro: 'Il più grande artista di sempre? Il vostro Paganini'”.<br />
La cronaca offre un quadro della serata del 2 febbraio nella quale due romanzieri, entrambi di successo si incontrano e “tocca a Maurizio Maggiani di armarsi di tutto il coraggio del pettirosso per presentare temerariamente l’americano James Ellroy, il più grande scrittore del crimine, detto anche il Cane del Diavolo”. </p>]]>
<![CDATA[<p>Nell’articolo viene riportato “l’amore” di Maggiani per l’autore accompagnato da “invidia quasi patologica per la grandezza della Storia che sa raccontare” e un Ellroy che “anche se gongola non lo dà a vedere, per tutta la serata supplica il collega di tagliare il discorso, mima lo sgozzamento, sollecita domande brevi e dirette, come il suo inimitabile stile telegrafico.” Poi l’articolo riporta fedelmente frasi dell’autore americano che ammette di non aver mai letto Maggiani, di non conoscere Dante Alighieri e che per lui “il più grande arista di tutti i tempi è Nicolò Paganini”. Viene descritto un pubblico esaltato quando i due scrittori accennano a Volare. Ed ancora un Ellroy “paterno come un John Wayne”, che mettendosi nei panni dello “strizzacervelli”, ad un Maggiani stremato dice: “fai finta di essere felice, e scrivi di più, starai meglio. Sennò ti restano sempre droga e rock’n’roll”.<br />
Il clima che trasmette il pezzo è ironico e lieve. La serata appare riuscita. Chi era presente è portato a confrontare la situazione ai propri stati d’animo ed ai commenti dei vicini.<br />
Infatti le frasi di Ellroy, riportate fedelmente, vanno contrapposte con l’umore che al Teatro della Gioventù emergeva, soprattutto col mormorio che seguiva le domande di Maggiani. Il pubblico non pareva “divertito”, piuttosto sembrava attonito per quanto stava andando in scena. La prima domanda di Maggiani era una riflessione ridondante sul suo desiderio di fare il “buon presentatore”, sul fatto che in Italia si scrive “romanzo” sulla copertina, ma non capita quasi mai che di romanzo si tratti, sulla sua condivisione dei libri di Ellroy con un amico, per terminare con un confronto tra Ellroy e Dante, scrittore “cacciato, inseguito, bollato, minacciato”. L’autore dopo la prima domanda richiedeva seriamente a Maggiani sintesi, e gongolava forse, nel vedere il presentatore in difficoltà. Più l’ammirazione di Maggiani mista ad inadeguatezza emergeva, più l’autore americano rispondeva cinico. Il culmine è stato raggiunto quando Maggiani ha paragonato Ellroy ad un fratello maggior e, ricordando il Jimmy Hendrix adorato da ragazzo ed ha numerato i libri da lui pubblicati, dieci, confrontandoli con quelli pubblicati da Ellroy, diciassette. Poco dopo Ellroy ha sbottato, esclamando: “Mi sembra di essere il tuo analista!”. Volare, cantata per la seconda volta, appariva la via di fuga per alleggerire la tensione. Tutt’altro che un paterno John Wayne, l’americano sembrava più simile al sadico Antony Perkins del notissimo Psycho. Alcuni hanno definito la serata “inquietante”.<br />
<em>(Giovanna Profumo)</em></p>]]>
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<title>Parole degli occhi - Treno della memoria 2010: i binari del trasporto ceneri</title>
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<summary type="text/plain">a cura di Giorgio BergamiTreno della memoria 2010: i binari del trasporto ceneriNella primavera del 2004 nasceva il progetto Treno della Memoria, nella convinzione che tutti i giovani dovessero, almeno una volta nella vita, essere testimoni diretti dell’orrore dell’Olocausto di...</summary>
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<![CDATA[<p><br></font></span><span class="text5i">a cura di Giorgio Bergami<br></span></td></tr><tr><td align="center" span class="text5"><br><b><align="center">Treno della memoria 2010: i binari del trasporto ceneri</"align"></B><BR><BR></SPAN><img src="http://www.olinews.it/mt/images/oli247treno.jpg" height="337" alt="" hspace="0" width="450" align="center"><BR>Nella primavera del 2004 nasceva il progetto Treno della Memoria, nella convinzione che tutti i giovani dovessero, almeno una volta nella vita, essere testimoni diretti dell’orrore dell’Olocausto di Auschwitz.<br />
Dopo cinque edizioni, oltre 9000 ragazzi da tutta Italia hanno partecipato al progetto e si è formata una solida rete di ragazzi che, una volta partecipato al treno, hanno preso coscienza del mondo in cui vivono regalando all'associazione lavoro volontario e rendendosi costruttori del treno della memoria successivo.<BR>© foto: Giulia Deidda<BR><BR><BR><SPAN class=text5></i><br><br></p>]]>

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<title>Lettere - Una cattiva strada</title>
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<![CDATA[<p>Hanno firmato in 1500.<br />
Hanno spedito le loro mail da tutt’Italia ma anche da New York o dall’Australia.<br />
Hanno fatto sentire il loro dissenso e, passando parola, hanno reso visibile una petizione nata a Genova con l’intento di dare voce a chi non accetta che una riabilitazione pubblica, concordata fra politici, tolga valore a due condanne definitive per corruzione e per finanziamento illecito dei partiti.<br />
Condanne che non sono state scontate perché il colpevole è sfuggito alla pena dandosi alla latitanza.</p>]]>
<![CDATA[<p><br />
Che a Bettino Craxi si intitolino strade, piazze o giardini al suono di una grancassa mediatica che, da settimane, insiste nel chiedere agli italiani di dimenticare le colpe che sono seguite alle “grandi cose che ha saputo realizzare da statista illuminato”, non sembra piacere a tutti.<br />
Le firme che continuano ad arrivare chiedono rispetto per chi non intende vedere sminuite le responsabilità politiche e legali di Craxi e per chi intravvede dietro a questo circo le intenzioni di chi cerca di legittimare i propri comportamenti passati e attuali.<br />
La petizione si chiama “Craxi: una cattiva strada” e chi desidera firmarla può ancora farlo sul sito:<br />
<a href="http://www.bruick.it/nostradacraxi/">http://www.bruick.it/nostradacraxi/</a><br />
Le firme saranno consegnate al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al sindaco di Milano Letizia Moratti.<br />
<em>(Ginni Gibboni)</em></p>]]>
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<title>Versante Ligure</title>
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<summary type="text/plain"><![CDATA[ Dio, Padania e Famiglia Cassare la Moschea di dialogo ogni idea (mors tua, electio mea): per la Region si allea, per la Sragione Dea, la ligure Vandea. &nbsp;&nbsp;Enzo&nbsp;Costa&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;email:&nbsp;enzo@enzocosta.net;&nbsp;&nbsp;http://lanterninoenzocosta.blogspot.com&nbsp;&nbsp;Illustrazione&nbsp;di&nbsp;Aglaja&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;email:&nbsp;aglaja@fastwebnet.it;&nbsp;&nbsp;http://proveaglaja.blogspot.com...]]></summary>
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<![CDATA[<hr>
<div style="background:#F0F0F0">
<center>
<strong><em>Dio, Padania e Famiglia</em></strong>
<br><br>
<strong>
Cassare la Moschea<br>
di dialogo ogni idea<br>
(mors tua, electio mea):<br>
per la Region si allea,<br>
per la Sragione Dea,<br>
la ligure Vandea.<br>
<br>
</strong>
<br>
<img src="http://www.olinews.it/mt/images/oli247versantepadano.jpg" border="1" WIDTH="350" HEIGHT="500"><br>
</center>
<hr>
	<div style="text-align:left;font-size:10px;">
	<span class="posted">&nbsp;&nbsp;<B>Enzo&nbsp;Costa</B>&nbsp;&nbsp;<br>&nbsp;&nbsp;<a href="mailto:enzo@enzocosta.net">email:&nbsp;enzo@enzocosta.net;</a>&nbsp;&nbsp;<a href="http://lanterninoenzocosta.blogspot.com">http://lanterninoenzocosta.blogspot.com</a><BR>&nbsp;&nbsp;<B>Illustrazione&nbsp;di&nbsp;Aglaja</B>&nbsp;&nbsp;<br>&nbsp;&nbsp;<a href="mailto:aglaja@fastwebnet.it">email:&nbsp;aglaja@fastwebnet.it;</a>&nbsp;&nbsp;<a href="http://proveaglaja.blogspot.com">http://proveaglaja.blogspot.com</a><br>
	</span>
	</div>]]>

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