{"id":1018,"date":"2006-12-28T09:29:30","date_gmt":"2006-12-28T09:29:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comevedonoidaltonici.com\/wordpress\/?p=1018"},"modified":"2006-12-28T09:29:30","modified_gmt":"2006-12-28T09:29:30","slug":"informazione2-leditore-democratico-che-rifiuta-il-dialogo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=1018","title":{"rendered":"<em>Informazione\/2<\/em> &#8211; L&#8217;editore democratico che rifiuta il dialogo"},"content":{"rendered":"<p>Gli scioperi dei giornalisti sempre pi\u00f9 ravvicinati e prolungati, sono il segno di una durissima battaglia in corso. Gli innumerevoli comunicati che li accompagnano tuttavia poco informano. Se vuoi sapere qualcosa sulle ragioni che da circa due anni tengono i giornalisti della Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana) sul piede di guerra contro la Fieg (Federazione italiana editori di giornali) \u00e8 inutile leggere giornali e settimanali. Con l&#8217;unica eccezione, salvo errori, di <em>Diario <\/em>(10 novembre 2006) che con l&#8217;eloquente titolo di copertina &#8220;Chi se ne frega dei giornalisti&#8221; pubblica una inchiesta &#8220;vecchio stile&#8221; di Oreste Pivetta.<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nUn tempo, ricorda O. Pivetta, un giornale era fatto da piombo e telescriventi. &#8220;Un articolo lo si scriveva, un caposervizio lo correggeva, un tipografo lo componeva, un correttore lo correggeva, un compositore lo metteva in pagina, un correttore riscontrava le correzione avvenute. Non succede pi\u00f9&#8221;. Dal dispaccio di agenzia con il copia e incolla oggi si passa direttamente dal produttore al consumatore. Cosa ci vuole quindi per fare un giornale? Pochi giornalisti, molti precari e moltissimi collaboratori esterni. Ma non solo si tratta di evoluzione tecnologica. C&#8217;\u00e8 anche il mercato. Non tanto quello dei lettori, quanto quello della pubblicit\u00e0. Mercati strettamente correlati, ma a dettare le regole \u00e8 ovviamente quello della pubblicit\u00e0.<br \/>\nLa stampa \u00e8 da anni in crisi perch\u00e9 la principale quota del mercato pubblicitario \u00e8 riservata alla Tv e quella che era riservata alla stampa tradizionale si assottiglia sempre di pi\u00f9 con la comparsa della <em>free press<\/em>. La <em>free press<\/em> ha il vantaggio della notizia gratuita in poche righe e poco importa se sommersa da inserzioni pubblicitarie. Anche nella stampa tradizionale, osserva sempre O. Pivetta, il lavoro giornalistico \u00e8 soffocato tra la crema antirughe e l&#8217;ultimo Rolex. Insomma, come scrive <em>il Manifesto<\/em> (8 giugno 2006), &#8220;non \u00e8 pi\u00f9 il giornale l&#8217;elemento chiave, ma il prodotto multimediale, \u2026quindi s\u00ec il giornale, ma anche i supplementi, gli inserti, l&#8217;online, i gadget, i libri, il dvd e quant&#8217;altro&#8221;. La trasformazione \u00e8 talmente profonda, che la Federazione degli editori &#8220;vuole trasformare la figura dei capiredattori \u2026 in quadri dirigenti con un mix di funzioni giornalistiche e amministrative\/manageriali&#8221;. Una tendenza che in realt\u00e0 \u00e8 in atto da tempo, da quando qualche direttore di giornale &#8211; a scapito delle sue responsabilit\u00e0 di decidere che notizie pubblicare e con quale taglio &#8211; ha cominciato a sedere nei consigli di amministrazione per assicurare come meglio venderlo.<br \/>\nEditori e giornalisti sono consapevoli della posta in gioco. L&#8217;iniziativa dei tre giorni di sciopero ha registrato un&#8217;adesione del 90% dei giornalisti. I giornali del centrodestra sono stati, invece, regolarmente in edicola. Ma sarebbe semplicistico ridurre il tutto a una questione di schieramenti. Tanto \u00e8 vero che il Consiglio di redazione di <em>Repubblica <\/em>ha dovuto denunciare il proprio Gruppo Editoriale &#8211; &#8220;che pretende di avere nella sua cultura la difesa dei diritti delle persone e della dignit\u00e0 del lavoro&#8221; &#8211; per non aver sentito l&#8217;urgenza di &#8220;sottolineare la propria distanza culturale dall&#8217;ala oltranzista e reazionaria della Fieg&#8221; (comunicato del 20 dicembre 2006).<br \/>\n<em>(Oscar Itzcovich)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli scioperi dei giornalisti sempre pi\u00f9 ravvicinati e prolungati, sono il segno di una durissima battaglia in corso. Gli innumerevoli comunicati che li accompagnano tuttavia poco informano. 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