{"id":1021,"date":"2006-12-28T09:45:32","date_gmt":"2006-12-28T09:45:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comevedonoidaltonici.com\/wordpress\/?p=1021"},"modified":"2006-12-28T09:45:32","modified_gmt":"2006-12-28T09:45:32","slug":"welby1-un-giudice-dimezzato-non-puo-decidere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=1021","title":{"rendered":"<em>Welby\/1 <\/em>&#8211; Un giudice-dimezzato non pu\u00f2 decidere"},"content":{"rendered":"<p>Prigioniero del suo corpo, tenuto in vita da un ventilatore polmonare, Piergiorgio Welby chiedeva che venisse interrotta la respirazione automatica, dopo una sedazione che gli evitasse un&#8217;ultima, atroce sofferenza: quella di morire soffocato. In un mondo civile, in cui le scoperte tecnologiche fossero accompagnate dal maturare della coscienza sociale, una simile domanda sarebbe stata rivolta da Welby a chi lo aveva in cura. Nel nostro mondo \u00e8 stato costretto a rivolgerla al giudice. Il medico e la struttura che lo tenevano in vita ritenevano, infatti, che s\u00ec, si poteva sedarlo e poi &#8220;staccare la spina&#8221;, ma una volta che, sedato, non fosse pi\u00f9 stato in grado di decidere consapevolmente, quella spina era loro dovere riattaccarla.<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nIl Tribunale di Roma il 15 dicembre ha risposto a Welby, riconoscendo il suo diritto a decidere se accettava o meno la cura (nel suo caso rappresentata esclusivamente dalla respirazione automatica). Nel provvedimento si ricorda che l&#8217;art. 32 della Costituzione dice che siamo padroni del nostro corpo, con il solo limite rappresentato dal bene altrui. Questo dice la Costituzione e lo dice anche il codice di deontologia medica, che &#8220;prescrive al medico di desistere dalla terapia quando il paziente consapevolmente la rifiuti&#8221;.<br \/>\nPur con questa premessa, il Tribunale non ha accolto la richiesta di Welby. Ha infatti ritenuto che il diritto del malato (questo particolare diritto, fatto valere da Welby) richiama concetti &#8220;che sono indeterminati e appartengono a un campo non ancora regolato dal diritto e non suscettibile di essere riempito dall&#8217;intervento del giudice&#8221;, in quanto entrano in gioco interpretazioni soggettive dei fatti e delle situazioni e le concezioni &#8220;etiche, religiose e professionali del medico&#8221;.<br \/>\nLa decisione del Tribunale \u00e8 stata impugnata il 19 dicembre dalla Procura. Il PM condivide l&#8217;affermazione del diritto di Welby (e di ogni persona) di decidere in ordine alla terapia. Ma afferma anche che, una volta riconosciuto, tale diritto pu\u00f2 e deve ottenere la tutela dal giudice, senza che occorra un intervento legislativo. Ancora il PM sottolinea che tocca alla giurisprudenza l&#8217;applicazione concreta del diritto, &#8220;soprattutto con riguardo alla protezione di beni soggetti a cambiamenti dipendenti da fattori esterni&#8221; per la capacit\u00e0 della giurisprudenza di adattare al caso concreto i principi costituzionali.<br \/>\nIl Tribunale di Roma non dovr\u00e0 decidere sul reclamo della Procura: il 20 dicembre un medico si \u00e8 assunto la responsabilit\u00e0 di rendere concreto il diritto di Welby ad una morte dignitosa, consapevolmente accettata.<br \/>\nLa battaglia civile di Welby, svolta davvero fino all&#8217;estremo, ci lascia anche questa eredit\u00e0 importante, quella di richiamare i giudici ad essere &#8220;il luogo istituzionale dove le nuove domande di diritti trovano immediate risposte sulla base dei principi gi\u00e0 esistenti nel sistema giuridico&#8221; (Stefano Rodot\u00e0, Repubblica, 18 dicembre).<br \/>\nUn compito che deriva dal dettato Costituzionale. Ma che \u00e8 difficilmente conciliabile con la figura di giudice-funzionario delineata dalla riforma Castelli, riforma che \u00e8 gi\u00e0 in buona parte entrata in vigore, nonostante il mutamento della maggioranza di governo.<br \/>\n<em>(Anna Ivaldi, magistrato) <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prigioniero del suo corpo, tenuto in vita da un ventilatore polmonare, Piergiorgio Welby chiedeva che venisse interrotta la respirazione automatica, dopo una sedazione che gli evitasse un&#8217;ultima, atroce sofferenza: quella di morire soffocato. 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