{"id":1110,"date":"2007-03-21T10:07:47","date_gmt":"2007-03-21T10:07:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comevedonoidaltonici.com\/wordpress\/?p=1110"},"modified":"2007-03-21T10:07:47","modified_gmt":"2007-03-21T10:07:47","slug":"questione-giustizia-perche-se-ne-vanno-colombo-e-turone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=1110","title":{"rendered":"<em>Questione giustizia<\/em> &#8211; Perch\u00e9 se ne vanno Colombo e Turone"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8, per la giustizia, la fine di una stagione. Il fatto, da tempo sotto gli occhi dei critici pi\u00f9 attenti, \u00e8, ora, svelato da una immagine nitida e univoca: mentre Corrado Carnevale viene reintegrato nella Suprema Corte, lasciano la magistratura Giuliano Turone e Gherardo Colombo. [&#8230;]<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nNella storia del nostro Paese si sono contrapposti, come noto, due modi di intendere la giurisdizione. L&#8217;approccio tradizionale \u00e8 stato quello di una magistratura attenta soprattutto alle logiche e agli equilibri di potere, estranea ai valori costituzionali di uguaglianza ed emancipazione, ancorata a una &#8220;scelta di campo&#8221; in favore dello status quo, garante del pi\u00f9 cieco formalismo interpretativo: un approccio mirabilmente descritto da Italo Calvino con la descrizione di giudici &#8220;appartenenti alla razza delle persone ammodo, una razza che sa fare le leggi e applicarle e farle rispettare nella misura che gli fa comodo&#8221;. A questo modello si \u00e8 contrapposta una concezione della magistratura soggetta &#8220;soltanto alla legge&#8221; e dunque &#8211; per usare le parole di Giuseppe Borr\u00e8 &#8211; &#8220;disobbediente a ci\u00f2 che legge non \u00e8, a cominciare dal pasoliniano &#8220;palazzo&#8221; e dai potentati economici&#8221;, tesa alla attuazione della Costituzione (e, in particolare, dell&#8217;articolo 3), gelosa custode dei diritt i dei cittadini e, per garantirli in modo adeguato, della propria autonomia e indipendenza. Nell&#8217;ultimo decennio del secolo scorso \u00e8 parsa prevalere la seconda opzione. Oggi molti sono i segnali di inversione di tendenza e i diversi destini da un lato di Carnevale e, dall&#8217;altro, di Colombo e Turone (interpreti, pur con gli inevitabili schematismi dei simboli) sembrano dimostrarlo. N\u00e9 tali opposti destini sono casuali.<br \/>\nCarnevale viene reintegrato non per necessit\u00e0, ma per scelta (della maggioranza parlamentare della scorsa legislatura, che ha confezionato per lui l&#8217;ennesima legge ad personam, e, poi, della giustizia amministrativa e della maggioranza del Consiglio superiore, che di quella legge hanno dato una interpretazione assai discutibile) e Turone e Colombo non lasciano la magistratura per raggiunti limiti di et\u00e0 ma, nella pienezza della loro vita professionale, per continuare altrove, in modo ritenuto pi\u00f9 utile, il loro impegno in favore della legalit\u00e0.<br \/>\nTutto ci\u00f2 &#8211; inutile nasconderlo o tacerlo &#8211; \u00e8 la spia di una crisi ampia e profonda: della giurisdizione, efficiente e talvolta feroce nelle direttissime e nei processi per i reati di strada e ridotta all&#8217;impotenza nei confronti delle bancarotte, delle corruzioni, delle concussioni, della intera criminalit\u00e0 dei potenti; dell&#8217;immagine della giustizia, vista dai pi\u00f9, dopo anni di polemiche strumentali e mirate, come &#8220;campo di battaglia&#8221; di interessi contrapposti anzich\u00e9 come luogo di tutela dei diritti in base a regole prestabilite; dei giudici, che sempre pi\u00f9 si percepiscono come funzionari preposti a una funzione burocratica e a un servizio inevitabilmente inefficiente e cercano conseguentemente rifugio in un controproducente isolamento corporativo.<br \/>\nTutto ci\u00f2 non \u00e8 accaduto per caso. Ma, se \u00e8 finita una stagione, non sono venute meno una prospettiva e una consapevolezza. La stagione alta della giurisdizione degli ultimi decenni &#8211; in qualche modo rappresentata da Tangentopoli e dal sogno dell&#8217;uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge (che ne ha costituito il nucleo forte) &#8211; non \u00e8 nata per caso. Ad essa ha concorso in maniera decisiva l&#8217;incrinarsi della omogeneit\u00e0 di molta parte della magistratura con il sistema politico corrotto, quella omogeneit\u00e0 di cui \u00e8 stata per lustri simbolo la Procura della Repubblica di Roma. \u00c8 storia nota; ma quel che spesso viene dimenticato o taciuto \u00e8 che quella omogeneit\u00e0 si \u00e8 incrinata gradualmente e non per caso. La rottura \u00e8 avvenuta a seguito di un conflitto duro tra chi ha (quantomeno) burocraticamente accettato lo status quo e chi ha tenuto aperta la prospettiva della indipendenza reale della giurisdizione e della eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. \u00c8 questa la vic enda storica che sta dietro alla crescita del controllo di legalit\u00e0 da parte della magistratura. [&#8230;] Se \u00e8 finita una stagione, non deve tramontare la prospettiva che l&#8217;ha guidata.<br \/>\n<em>(Dall&#8217;editoriale del n. 1\/2007 di &#8220;Questione giustizia&#8221;, bimestrale di Magistratura democratica) <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8, per la giustizia, la fine di una stagione. Il fatto, da tempo sotto gli occhi dei critici pi\u00f9 attenti, \u00e8, ora, svelato da una immagine nitida e univoca: mentre Corrado Carnevale viene reintegrato nella Suprema Corte, lasciano la magistratura Giuliano Turone e Gherardo Colombo. 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