{"id":1142,"date":"2007-04-18T09:43:19","date_gmt":"2007-04-18T09:43:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comevedonoidaltonici.com\/wordpress\/?p=1142"},"modified":"2007-04-18T09:43:19","modified_gmt":"2007-04-18T09:43:19","slug":"informazione-braccianti-delle-news-due-giornalisti-su-tre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=1142","title":{"rendered":"<em>Informazione <\/em>&#8211; Braccianti delle news due giornalisti su tre"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.olinews.it\/mt\/images\/informaziones.jpg\" alt=\"\" height=\"150\" width=\"150\" align=\"left\" hspace=\"5\">Lo sapevate? In Italia sono 30.000, uno pi\u00f9 uno meno, coloro che fanno, bene o male, i giornalisti; e 20.000 di loro, ossia due su tre, sono precari, senza tutele n\u00e9 diritti, sottopagati, sfruttati. Vivono in condizioni che un magistrato del lavoro, Mario Fiorella, ha paragonato ai &#8220;peggiori settori dell&#8217;edilizia e dell&#8217;agricoltura&#8221;, manovali e braccianti, pagati pochi euro lordi ad articolo per riempire pagine di giornali, riviste, spazi radiotelevisivi. Se aggiungiamo che questa &#8220;forza lavoro&#8221; \u00e8 formata in gran parte di giovani, ne esce un quadro abbastanza inquietante anche per il futuro della categoria quindi dell&#8217;informazione.<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nIl presente \u00e8 gi\u00e0 sotto gli occhi di vuol vedere. Che grado di autonomia, diciamo pure di dignit\u00e0 professionale, pu\u00f2 avere un poveraccio costretto a scrivere pezzi e pizzini a cottimo per sbarcare il lunario? Con quale forza il tapino pu\u00f2 cercare di resistere a una linea che ha bisogno di prodotti sempre pi\u00f9 adatti a un pubblico infantile se non idiota?<br \/>\nContiene storie di violazioni e soprusi, ma anche di scelte miopi del potere editoriale, il &#8220;Libro bianco sul lavoro nero&#8221; di recente pubblicato dalla Federazione nazionale della stampa (sindacato unitario dei giornalisti). Si tratta di un documento che aiuta a capire varie cose: compreso il rifiuto aprioristico che da mesi e mesi gli editori oppongono alla trattativa per rinnovare il contratto di lavoro, con l&#8217;obiettivo del ritorno alla deregulation di un passato da giungla che si credeva sepolto.<br \/>\nA tanto oltranzismo non sono estranei neppure certi scenari prossimi venturi. Anche l&#8217;Italietta provinciale ha scoperto che il New York Times punta a diventare un giornale on line, non pi\u00f9 di carta; e se gli USA tracciano il solco, non c&#8217;\u00e8 da stare molto allegri. Il futuro prevede, in alto, giornali nazionali sempre pi\u00f9 in rete, e in basso fogli locali monopolizzati, ancor pi\u00f9 che adesso, da nera e sport. Ora, si d\u00e0 il caso che proprio la cronaca minuta, insieme a portali e siti Internet, siano il terreno di coltura dove maggiormente prospera il fenomeno dell&#8217;abusivato; c&#8217;\u00e8 da aspettarsi insomma che i braccianti delle notizie crescano, anzich\u00e9 diminuire.<br \/>\n<strong><em>(Camillo Arcuri)<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo sapevate? In Italia sono 30.000, uno pi\u00f9 uno meno, coloro che fanno, bene o male, i giornalisti; e 20.000 di loro, ossia due su tre, sono precari, senza tutele n\u00e9 diritti, sottopagati, sfruttati. 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